lunedì, gennaio 30
È una chance storica che l'Europa e l'Italia.
La visita in Libia del presidente Monti e la missione in Egitto del ministro Terzi hanno riacceso per un attimo i riflettori su quanto sta accadendo a sud dell'Europa in crisi, riportando in agenda i rapporti con i Paesi del Mediterraneo e il loro risveglio democratico minacciato da interessi e forze reazionarie. È ancora sotto i nostri occhi lo sgretolamento di poteri oligarchici consolidati che ha stravolto l'equilibrio geo-politico di una delle aree più complesse del pianeta, dove lo sfruttamento di immense risorse naturali determina una profonda conflittualità ed un eterno squilibrio sociale. È fondamentale che l'Italia, per la sua posizione geografica e per la sua storia, recuperi un ruolo internazionale più incisivo, oltre che a Bruxelles, nei rapporti con i partner di quest'area. Questo sforzo, tuttavia, non può limitarsi a tutelare la continuità delle nostre relazioni economiche col Nord-Africa. Serve invece una profonda rottura col passato, soprattutto sul piano politico e culturale, che ci porti a guardare con più coraggio e attenzione ai Paesi in cammino verso una maggiore apertura democratica e a cogliere nuove opportunità di cooperazione in settori decisivi come la sostenibilità, la sicurezza, la tutela dell'ambiente, la ricerca. Bisogna mettere in campo le necessarie risorse e una nuova capacità di relazione e di collaborazione. E questo l'impegno che oggi porterà a Bari decine di presidenti di regione, sindaci e amministratori provenienti dai Paesi europei ed extraeuropei che si affacciano sul Mediterraneo, per la sessione plenaria dell'Assemblea Euro-Mediterranea delle amministrazioni locali e regionali (Arlem), inserita nell'ambito di Mediterre, il cantiere Euromediterraneo della sostenibilità promosso dalla Regione Puglia, e realizzata in sinergia con il Comitato delle Regioni dell'Unione Europea. Siamo convinti che mentre affrontiamo la crisi dell'Euro e cerchiamo una strada comune per tornare a crescere, non possiamo chiudere gli occhi sulle opportunità e sui doveri connessi al ruolo dell'Ue e dell'Italia in un'area strategica come questa. E il successo dell'Arlem mostra che possiamo contare su un importante patrimonio di esperienze. Per anni regioni e città mediterranee hanno collaborato intensamente in progetti finanziati con fondi europei. L'Arlem è nata a valle di questo percorso, come spazio di cooperazione istituzionale e amministrativa in cui condividere impegni comuni, promuovere reti di buone pratiche e costruire una dimensione di sviluppo Euromediterranea. La priorità di quest'anno è il contrasto alla mutazione climatica e alla desertificazione che accentua l'esodo di grandi masse di migranti (gli "ecoprofughi") verso le periferie urbane. In agenda la gestione delle risorse idriche, il sostegno alle piccole e medie imprese e la valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale. Un patrimonio che, a 20 anni dalla prima Conferenza mondiale sul Clima di Rio, intendiamo tutelare e promuovere in una direzione sempre più sostenibile, puntando sugli elementi che accumunano i nostri Paesi come la centralità della risorsa mare e la biodiversità eco sistemica. La delicata situazione attuale richiede, però, la mobilitazione di tutte le energie istituzionali, da Bruxelles ai governi nazionali, agli enti territoriali, per attivare nuovi investimenti e accordi di cooperazione capaci di sostenere lo sviluppo di società più aperte e democratich. È una chance storica che l'Europa e l'Italia devono assolutamente cogliere, per ragioni più che mai evidenti sul piano politico, civile, culturale ed economico


































