Il numero due del Consiglio di transizione libico, Abdel Hafiz Ghoga si dimette. Lo ha annunciato egli stesso ad al Jazira. «Non voglio influenzare il Consiglio e mi dimetto nell'interesse della nazione», ha detto. Vice capo e portavoce del Cnt, Ghoga era entrato nel mirino delle proteste che sabato erano esplose a Bengasi di fronte alla sede dell'organismo che guida la Libia verso un nuovo sistema istituzionale e avevano sfiorato anche il capo del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, colpito da diverse bottiglie di plastica. Ghoga, contestato anche ieri da circa 4.000 studenti della Università di Ghar Yunis, è considerato da loro un opportunista, una volta legato al regime di Muammar Gheddafi e poi riciclatosi in un ruolo di altissimo profilo nella nuova Libia.
È diventato bersaglio della rabbia studentesca dopo l'arresto di undici giovani che lo avevano contestato duramente la scorsa settimana. Il Consiglio è evidentemente intimorito dalla misura della protesta, che potrebbe, ha detto ieri Abdel Jalil, condurre il Paese in un «pozzo senza fondo». «Dietro queste proteste, si nasconde qualcosa di non buono. La gente non ci ha dato abbastanza tempo e il governo non ha sufficiente denaro. Io dico loro: dateci una chance, dateci almeno un paio di mesi», ha sottolineato Jalil, che ha accettato le dimissioni di Saleh El-Ghazal, sindaco nominato della città che fu l'epicentro della rivolta contro Gheddafi. Anch El-GHazal, che proprio da Jalil fu messo su quella poltrona, è stato duramente contestato ieri. Intanto è stata rinviata alla prossima settimana l'adozione della legge che dovrà disciplinare a giugno l'elezione dell'assemblea costituente, mentre l'adozione di un 10% di quote rosa sarà abbandonata.
«La legge elettorale doveva essere annunciata oggi, ma alcuni articoli devono essere rivisti. La legge sarà adottata il 28 gennaio», ha affermato Abderrazak al-Aradi, membro del Consiglio nazionale di transizione. Un altro membro del Cnt, Fathi Baja, ha indicato da parte sua che il rinvio sarebbe di «qualche giorno». L'adozione della legge slitta per valutare i consigli e i suggerimenti delle organizzazioni della società civile e di esperti, dopo che alcuni articoli del progetto di legge pubblicati online sono stati contestati, come quello che riservava il 10% dei seggi dell'assemblea alle donne.





























