Monday, May 17

SIONISMO: FLUSSI E RIFLUSSI DI MENZOGNE TRAGICHE

 PRIMO CAPITOLO

Non è solo per quello che facciamo che siamo ritenuti responsabili; ma anche per quello che non facciamo. (Moliere)

Nel loro tentativo di ripulire l'Europa appena inventata da tutto ciò che era non cristiano e quindi non occidentale, gli europei illuminati inventarono alla fine del XVIII secolo quella che chiamavano "la questione orientale" e la sua sussidiaria "la questione ebraica". Entrambe le questioni sarebbero diventate centrali per gli obiettivi imperiali europei di frantumare l '"Impero Ottomano" e di impossessarsi della sua area.

All'inizio del XX secolo, mentre la prima guerra mondiale stava volgendo al termine, questi europei illuminati decisero di risolvere le due questioni trasmutandole attraverso il colonialismo dei coloni in quella che chiamavano la "questione palestinese".

La questione orientale

La questione orientale era la questione dell'est invadendo l'Occidente, che era la questione dell'Impero Ottomano che doveva essere sconfitto. La sua sconfitta era finalmente prossima alla fine della prima guerra mondiale, e con essa l'Occidente risolse la questione orientale. Quanto alla "questione ebraica", era collegata alla persistenza dell'Oriente all'interno dell'Occidente, che i cristiani europei illuminati e non illuminati trovavano intollerabile.

È vero che sia il giudaismo che il cristianesimo sono religioni palestinesi. È anche un fatto storico accertato che gli abitanti di quella che in seguito sarebbe stata chiamata "Europa", cristiani o ebrei, si erano convertiti a queste religioni palestinesi secoli dopo che i palestinesi l'avevano.

È anche vero che questi nuovi cristiani di quella che sarebbe diventata l'Europa non hanno mai pensato a se stessi come discendenti diretti degli antichi cristiani palestinesi che parlavano aramaico, ma si consideravano correttamente convertiti più recenti a questa religione palestinese. Eppure questi stessi cristiani convertiti spesso insistevano sul fatto che i convertiti al giudaismo in quella che sarebbe diventata l'Europa erano in qualche modo discendenti degli antichi ebrei palestinesi che parlavano anche aramaico al tempo della cosiddetta espulsione romana del primo secolo.

Questo era importante perché questi convertiti al cristianesimo accusavano i convertiti al giudaismo di aver ucciso il Cristo palestinese. Ancora più tardi, né i cristiani ortodossi né quelli cattolici pensarono mai di espellere questi ebrei in Palestina. Né questi convertiti al giudaismo hanno mai cercato di emigrare in massa dai loro paesi in Palestina. Mentre i convertiti al cristianesimo meditavano sulla geografia da cui aveva avuto origine la fede a cui si erano convertiti, decisero che doveva rientrare nella loro giurisdizione. Questa fu l'origine del primo sionismo cristiano europeo che divenne noto come le Crociate.

I protestanti, i fondamentalisti cristiani del Rinascimento, divennero ossessionati dagli ebrei europei, vedendoli di nuovo non come convertiti locali al giudaismo, ma come in qualche modo ancora collegati all'antica Palestina, e iniziarono a chiedere il loro cosiddetto "ritorno" al Santo Terra come parte del Progetto Millenarian per accelerare la seconda venuta di Cristo. Gli ebrei europei hanno resistito e, insieme ai loro correligionari americani, resistono ancora a queste richieste di autoespulsione di massa dall'Europa e dagli Stati Uniti verso una lontana terra asiatica.

La questione ebraica

È in questo contesto che gli europei illuminati posero quella che alla fine del XVIII secolo chiamarono "la questione ebraica", come una questione di asiatici orientali stranieri che vivevano nell'Europa occidentale. Napoleone chiese agli ebrei francesi di assicurarsi che non praticassero ancora il giudaismo orientale, che consentiva agli uomini di sposare più di una moglie, prima di accettarli come cittadini alla pari nella Francia post-rivoluzionaria. Una delegazione di ebrei francesi gli assicurò che gli ebrei ashkenaziti europei avevano vietato tali eresie non cristiane nel XII secolo e che quindi erano praticamente cristiani.

Folle di ebrei dell'Europa occidentale si precipitarono a convertirsi formalmente al cristianesimo nel 19 ° secolo o per creare un nuovo tipo di giudaismo che chiamarono giudaismo riformato, un giudaismo che assomigliava così tanto al cristianesimo che si poteva quasi scambiarli l'uno per l'altro - quasi!

Ma quello non era abbastanza; entro la metà del XIX secolo, con l'ascesa delle Scienze Biologiche e razziali, la questione ebraica non riguardava più una popolazione che era stata deuropeizzata e asianizzata alle sue origini, ma una questione di estraneità e di inferiorità razziale.

Ciò si è svolto nell'era dei nazionalismi europei che spesso si basavano su un linguaggio e su un territorio comuni, ma sempre più sulla fantasia di una razza comune. Articolata per la prima volta dai filologi europei alla fine del XVIII secolo, la differenza tra quelle che chiamavano lingue indoeuropee o ariane e lingue semitiche fu trasformata a metà del XIX secolo in una questione razziale biologica.

Non importa che gli ebrei europei non parlassero affatto una lingua semitica; la falsa affermazione che erano discendenti degli antichi ebrei era sufficiente. Il fatto che gli antichi cristiani palestinesi come gli antichi ebrei palestinesi parlassero aramaico, che ora era designato come lingua semitica, non rendeva, tuttavia, i cristiani europei "semiti". Erano decisamente indoeuropei e, i fortunati tra loro, ariani puri.

La risposta ebraica

La risposta degli ebrei europei a questi sviluppi variava e prendeva la forma di quattro risposte organizzate che gareggiavano tra loro per il sostegno sia degli ebrei che dei cristiani. Il gruppo meno potente, che si opponeva alla maggioranza degli ebrei, era quello dei sionisti. Fondato in un congresso nell'agosto 1897, questo gruppo decise di allearsi consapevolmente con antisemiti, millenari protestanti e imperialisti e adottò un nazionalismo ebraico razzializzato che si unì ai nazionalismi razzializzati europei nella loro missione coloniale.

Il suo fondatore, Theodor Herzl, non ha usato parole quando ha dichiarato che "gli antisemiti diventeranno i nostri amici più affidabili, i paesi antisemiti nostri alleati". I sionisti credevano che gli ebrei fossero una razza e una nazione separate e che tutti gli ebrei dovessero aderire al progetto dei coloni coloniali nazionali sionisti. Il secondo gruppo era impegnato nel socialismo e comprendeva ebrei che aderivano ai partiti socialisti e all'Unione generale dei lavoratori ebrei in Lituania, Polonia e Russia, nota come Bund.

Il Bund fu fondato poche settimane dopo il primo Congresso sionista, nell'ottobre 1897. A differenza dei sionisti, i bundisti e tutti gli altri ebrei socialisti si allearono con i nemici dell'antisemitismo e con i nemici dell'imperialismo e del nazionalismo razzializzato. Vedevano i sionisti come nemici di destra degli ebrei e del comunismo.

Il terzo gruppo era composto principalmente da ebrei assimilati dell'Europa occidentale e degli Stati Uniti, i quali credevano che la loro assimilazione e il loro giudaismo riformato li rendessero inseparabili dalle nazioni specifiche del paese in cui risiedevano e dai loro nazionalismi. Così gli ebrei tedeschi, gli ebrei britannici, gli ebrei francesi e gli ebrei americani si consideravano tedeschi, britannici, francesi e americani, come la maggior parte di loro fa ancora oggi. Hanno anche combattuto i sionisti perché mettevano in pericolo il loro status nei loro paesi.

Il quarto gruppo erano gli ebrei ortodossi che, nella loro maggioranza, si opponevano al sionismo per motivi religiosi e lo consideravano una pericolosa eresia antiebraica.

Primo congresso sionista a Monaco e lo costrinse a trasferirlo nella vicina città svizzera di Basilea.

I sionisti cercarono di trovare alleati tra gli ebrei assimilati durante la prima guerra mondiale (con più successo negli Stati Uniti che in Europa) e con gli ortodossi (nel caso di questi ultimi riuscirono a ottenere solo un gruppo di ebrei ashkenaziti ortodossi, che si chiamavano movimento Mizrachi, per unirsi a loro).

Tuttavia, è occupando il manto dell'anticomunismo e sposando idee antisemite sull'estraneità degli ebrei e la loro fase razziale, nonché il loro sostegno all'imperialismo, che sono stati in grado di trovare alleati molto più potenti tra i cristiani europei. poteri coloniali.

Teodor Herzl si assicurò di avvicinarsi a tutti i governi europei che avevano colonie e territori asiatici e africani o che probabilmente li avrebbero acquisiti presto (tra cui Italia, Germania, Belgio, Portogallo, Gran Bretagna, Russia) e gli Ottomani per ottenerli come alleati e sostenitori del suo piano per inviare ebrei europei in Palestina. La sua strategia ha richiesto del tempo, ma sarebbero stati i suoi colleghi dell'Organizzazione Sionista mondiale a raccogliere i frutti di questi legami. I successori di Herzl sarebbero stati in grado di assicurarsi uno sponsor coloniale in occasione della prima catastrofe globale del XX secolo, vale a dire durante la prima guerra mondiale.

La preistoria della Dichiarazione Balfour

Ma la storia inizia all'inizio del secolo. Fu l'alleato imperialista britannico di Teodor Herzl a preparare il terreno per la Dichiarazione Balfour, vale a dire il segretario coloniale Joseph Chamberlain. Come spiega Regina Sharif nel suo importante libro del 1983 Non-Jewish Sionism, Chamberlain era un imperialista, un protestante sionista e uno dei primi entusiasti del sionismo ebraico. Come noto antisemita, non era solo motivato dal suo protestantesimo, ma anche da finanze e denaro che potevano aiutare l'imperialismo britannico, che, in linea con le opinioni antisemite comuni, pensava possedessero gli "ebrei".

Durante il quarto congresso sionista, tenutosi a Londra nel 1900, Herzl aveva già ipotizzato che la Gran Bretagna sarebbe stata la chiave del Movimento Sionista. Ha dichiarato che "Da questo luogo il movimento sionista prenderà un volo sempre più alto ... l'Inghilterra la grande ... con i suoi occhi sui sette mari ci capirà".

Mentre gli ebrei dell'Europa orientale stavano fuggendo dai pogrom antiebraici verso l'Europa occidentale, inclusa la Gran Bretagna, e negli Stati Uniti, i funzionari britannici, che si opponevano all'ammissione in Gran Bretagna, istituirono una commissione per affrontare il problema. Teodor Herzl fu invitato nel 1902 a testimoniare davanti alla Commissione reale sull'immigrazione straniera.

Dei 175 testimoni della commissione, ha offerto una soluzione al problema, vale a dire, “una deviazione del flusso migratorio… dall'Europa orientale. Gli ebrei dell'Europa orientale non possono restare dove sono - dove devono andare? Se scopri che non sono desiderati qui, allora devi trovare un posto in cui possono migrare senza che la migrazione sollevi i problemi che devono affrontare qui. Quei problemi non sorgeranno se viene trovata una casa per loro che sarà legalmente riconosciuta come ebrea ".

È questa testimonianza che ha colpito Nathaniel Rothschild, il primo Lord Rothschild, che era un membro della Commissione Reale come rappresentante ebraico, e che fino ad allora era stato antagonista nei confronti di Herzl e del sionismo. (Sarebbe stato suo figlio, secondo Lord Lionel Walter Rothschild, a cui sarebbe stata indirizzata la Dichiarazione Balfour.) La colonizzazione sionista della Palestina eliminerebbe il dover trattare con gli immigrati ebrei in Gran Bretagna. L'antisemita e cristiano sionista Chamberlain si sarebbe presto incontrato con


Theodor Herzl per organizzare come l'imperialismo britannico e il sionismo protestante avrebbero potuto aiutare il sionismo ebraico a sbarazzarsi del problema ebraico britannico.

L'antisemitismo sionista di Balfour

È in vista di questo obiettivo comune che Chamberlain offrì la penisola del Sinai egiziana e El-Arish, che la Gran Bretagna controllava, a Teodor Herzl come patria per gli ebrei già nel 1902, e subito dopo offrì anche l'Africa orientale britannica, o l'Uganda, per gli ebrei. colonizzazione e creazione di una patria ebraica. Chamberlain si aspettava che si opponeva all'immigrazione ebraica in Gran Bretagna e, insieme ai sionisti, aveva altre possibili destinazioni per gli ebrei dell'Europa orientale in fuga dai pogrom russi. Questo non era solo basato sul suo sionismo protestante, ma anche sui disegni imperiali britannici nel Sinai e sulla protezione del Canale di Suez.

Quando il primo ministro britannico Arthur Balfour, un ardente sionista protestante, guidò l'Aliens Act del 1905 attraverso la Camera dei Comuni per vietare l'immigrazione ebraica dell'Europa orientale, la preoccupazione di Balfour era di salvare il paese da quelli che lui chiamava gli "indubbi mali" di "un'immigrazione". che era in gran parte ebraica. " Come Chamberlain, il sionista cristiano e antisemita Balfour aveva in mente un'altra destinazione coloniale per gli immigrati ebrei.

Mentre il Sesto Congresso Sionista ha respinto l'offerta dell'Uganda, sarebbe stato il Congresso Sionistico di Basilea del 1905 a metterla da parte per sempre. A causa della legge sugli stranieri, il settimo Congresso ha condannato Arthur Balfour come un "antisemita" e ha dichiarato che le sue opinioni equivalevano a "antisemitismo aperto contro l'intero popolo ebraico". Ma allo stesso tempo, il Congresso ha ringraziato il governo britannico guidato da Balfour per la sua offerta filo-sionista dell'Uganda.

Il Congresso ha registrato, inoltre, il riconoscimento accordato dal governo britannico all'organizzazione Sionista nel suo desiderio di realizzare e portare a termine, una soluzione del problema ebraico, ed esprime una sincera speranza che gli possano essere accordati gli ulteriori buoni uffici del governo britannico ove disponibili. qualunque cosa possa intraprendere secondo il programma di Basilea con ”la colonizzazione della Palestina".

Chamberlain e Balfour credevano entrambi nella superiorità e nelle virtù uniche della razza anglosassone. Anche Balfour, come i sionisti ebrei, credeva che gli ebrei fossero "un popolo a parte, e non si limitassero a possedere una religione diversa dalla stragrande maggioranza dei loro connazionali".

Ancora nel 1914, disse al suo amico Chaim Weizmann che condivideva molte delle opinioni antisemite sugli ebrei tedeschi sostenute da Cosima Wagner, moglie del compositore notoriamente antisemita Richard Wagner. A quel tempo, Weizmann era impegnato a vendere l'idea del sionista ebraico al primo ministro sionista protestante Lloyd George.

Dal 1914 in poi, i sionisti, nella persona del politico ebreo britannico Herbert Samuel, sostenevano che una volta risolta la questione orientale con la fine dell'Impero ottomano, i coloni ebrei avrebbero riempito il vuoto in Palestina nell'interesse degli obiettivi imperiali britannici, proteggere il paese dall'essere conquistato dai rivali imperialisti britannici, i francesi o, peggio, i tedeschi. Samuel, i cui sforzi erano fondamentali per garantire il sostegno britannico al sionismo ebraico, sarebbe diventato il primo Alto Commissario britannico della Palestina nel luglio 1920.

La questione comunista

Mentre la questione orientale veniva risolta, tuttavia, una nuova questione stava rapidamente prendendo il suo posto come minaccia agli interessi imperialisti europei, vale a dire quella del comunismo. Lo spettro del comunismo, come aveva predetto Karl Marx, aveva perseguitato l'Europa per mezzo secolo e l'assalto alla Comune di Parigi nel 1871, per quanto riuscito, non eliminò la crescente minaccia. Ma il termine "antisemitismo", che fu inventato nel 1879 per distinguere gli ebrei dagli ariani razzialmente, non religiosamente, fu presto accoppiato con l'anticomunismo. Mentre i sionisti erano collusi con gli antisemiti sul luogo in cui gli ebrei europei dovevano essere trasferiti in Asia, Africa o America Latina, i socialisti dell'Europa orientale - ebrei e cristiani allo stesso modo - stavano lavorando per porre fine ai regimi tirannici e antisemiti e liberare le persone dal loro giogo.

Era prevista l'associazione degli ebrei al comunismo da parte degli antisemiti. Cominciando con Karl Marx e Lenin (in russo: Ленин), pseudonimo di Vladimir Il'ič Ul'janov, nato a Simbirsk il 22 aprile 1870, da una famiglia ebrea, il complotto sionista voleva il comunismo in tutta Europa, e in particolare che il bolscevismo, facessero parte integrante nella cospirazione per porre fine alla "Civiltà occidentale."

Mentre i comunisti russi (incluso il Bund ebraico) guadagnavano sempre più terreno dopo la rivoluzione del febbraio 1917 che portò al potere Alexander Kerensky, e mentre le truppe britanniche si avvicinavano alla Palestina, Balfour fece la sua famigerata dichiarazione.

Che il sionismo protestante di Lloyd George e Balfour, tornati come ministro degli esteri dal 1916 al 1919, fosse pienamente compatibile con l'imperialismo britannico era più che casuale. La tempistica della Dichiarazione Balfour, contenente la promessa britannica a Lord Rothschild e ai sionisti, emanata solo cinque giorni prima del trionfo della Rivoluzione d'Ottobre in Russia, non fu affatto casuale.

Il trionfo dei comunisti russi, ebrei allo stesso modo, nemici dell'antisemitismo e del sionismo, significava che gli ebrei dell'Europa orientale non avevano più motivo di emigrare, mettendo a repentaglio i piani imperiali e sionisti britannici per la Palestina. Promettendo di aiutare a garantire una "casa nazionale" per il popolo ebraico in Palestina, gli inglesi offrivano un altro luogo per gli ebrei dell'Europa orientale e li incoraggiavano a non sostenere i comunisti.

L'antisemitismo sionista di Churchill

Mentre l'affermazione antisemita che comunismo e bolscevismo fossero "cospirazioni ebraiche" è spesso attribuita ai nazisti che li importarono dalla propaganda dei russi bianchi, nell'Europa occidentale, fu nientemeno che Winston Churchill a articolare chiaramente la posta in gioco di il comunismo come "cospirazione ebraica" per conquistare il mondo, contro il sionismo come colluso con l'imperialismo, e che offriva una soluzione imperiale al "problema ebraico".

In un articolo pubblicato sul Sunday Herald nel febbraio 1920, Churchill espresse sostegno agli ebrei assimilati che si identificavano con il loro paese di cittadinanza, ma li considerava al di fuori dell'equazione di potere che voleva spiegare, vale a dire quella tra sionismo e comunismo.

Iniziò disprezzando quelli che definì "ebrei internazionali" e identificò il comunismo come una "cospirazione mondiale per il rovesciamento della civiltà" ebraica: il fatto che in molti casi gli interessi ebraici e i luoghi di culto ebraici sono esclusi dai bolscevichi di la loro ostilità universale ha teso sempre di più ad associare la razza ebraica in Russia con i malvagi che ora vengono perpetrati ...

Diventa, quindi, particolarmente importante promuovere e sviluppare qualsiasi movimento ebraico fortemente marcato che si allontani direttamente da queste associazioni fatali. Ed è qui che il sionismo ha un significato così profondo per il mondo intero in questo momento . Il sionismo offre la terza sfera alle concezioni politiche della razza ebraica.

In violento contrasto con il comunismo internazionale, presenta all'ebreo un'idea nazionale di carattere dominante. È toccato al governo britannico, come risultato della conquista della Palestina, avere l'opportunità e la responsabilità di assicurare alla razza ebraica in tutto il mondo una casa e un centro di vita nazionale. L'arte politica e il senso storico del signor Balfour furono pronti a cogliere questa opportunità. Sono state fatte dichiarazioni che hanno deciso irrevocabilmente la politica della Gran Bretagna.

Churchill conclude infine che:

il sionismo è già diventato un fattore nelle convulsioni politiche della Russia, in quanto potente influenza in competizione nei circoli bolscevichi con il sistema comunista internazionale. Niente potrebbe essere più significativo della furia con cui Lev Trotsky ha attaccato i sionisti in generale, e il dottor [Weizmann] in particolare.

La crudele penetrazione della sua mente non lo lascia dubbi sul fatto che i suoi schemi di uno stato comunista mondiale sotto il dominio ebraico sono direttamente contrastati e ostacolati da questo nuovo ideale, che dirige le energie e le speranze degli ebrei in ogni paese verso un più semplice, un obiettivo più vero e molto più raggiungibile. La lotta che sta ora iniziando tra gli ebrei sionisti e bolscevichi è poco meno che una lotta per l'anima del popolo ebraico.

L'inimicizia del sionismo verso gli ebrei comunisti sarebbe diventata una tradizione di vecchia data.

 Quando l'antisemitismo americano ufficiale prese di mira i comunisti ebrei come spie sovietiche, e nel 1953 processò e giustiziò Giulio ed Ethel Rosenberg su prove inconsistenti, Israele non pronunciò una parola di protesta. (I rabbini israeliani, escluso il rabbino capo ashkenazita di Israele, hanno inviato un appello al presidente Truman chiedendo clemenza per i Rosenberg, anche se alcuni di loro in seguito hanno espresso il pubblico rammarico di averlo firmato).

Quando i fascisti ungheresi e gli hitleriani furono introdotti clandestinamente a Budapest dal confine austriaco dall' O.S.S. durante il regime di Imre Nagy e iniziò a massacrare ebrei comunisti ungheresi ed ebrei ungheresi come "comunisti" nel 1956, Israele e altri ebrei sionisti rimasero in silenzio e lo sono ancora oggi. Anche quando gli ebrei di sinistra furono presi di mira dai generali antisemiti argentini alla fine degli anni '70, gli ebrei argentini sionisti e Israele li rinnegarono, e Israele mantenne la sua stretta alleanza con il regime militare.

La spiegazione di Churchill chiarisce le connessioni tra il sionismo protestante e quello ebraico, tra il nazionalismo razzista e il comunismo antirazzista e tra il colonialismo sionista e l'antimperialismo comunista. Il razzismo imperiale condiviso dal movimento britannico e sionista verso i palestinesi e altri asiatici e africani ha reso la loro presenza sulle loro terre, per non parlare della loro opposizione e resistenza al colonialismo dei coloni, di nessuna importanza.

Lo stesso Balfour ha insistito sul fatto che "il sionismo, giusto o sbagliato, buono o cattivo, è radicato in tradizioni secolari, nei bisogni presenti, nelle speranze future, di importanza molto più profonda dei desideri e dei pregiudizi dei 700.000 arabi che ora abitano quella città. terra antica. " Toccava a Lord Sydenham, un membro del parlamento conservatore britannico, identificarsi con i palestinesi contro il sionismo: "gli ebrei", ha detto, "non avevano più diritto alla Palestina di quanto ne avevano i discendenti degli antichi romani in questo paese".

La storia dell'ultimo secolo del colonialismo sionista e della colonizzazione della Palestina che gli inglesi hanno sponsorizzato e continuano a sponsorizzare e la resistenza palestinese che ha promosso rimangono con noi oggi. Le prime proteste palestinesi e l'opposizione al furto del loro paese e delle loro terre da parte dei convertiti europei al giudaismo, facilitato dai convertiti europei al cristianesimo, furono liquidate come infondate.

Nei suoi incontri con il governo britannico nel 1923, Herbert Samuel ha insistito sul fatto che l'opposizione araba al sionismo era basata su un malinteso dei suoi obiettivi e che i leader sionisti responsabili non intendevano confiscare terre arabe o inondare il paese di immigrati ebrei. Tutto ciò che i palestinesi temevano e si aspettavano si è avverato, ma tutto ciò che i sionisti cristiani ed ebrei si aspettavano no. I palestinesi non si sono arresi e continuano a lottare contro l'ultra colonialismo e razzismo sionisti.

Israele ha ucciso più di 100.000 palestinesi e arabi dal 1948, altre migliaia sono stati uccisi da britannici e sionisti tra il 1917 e il 1948. Israele ha espulso metà della popolazione della Palestina storica che continua a vivere in esilio mentre l'altra metà vive sotto diversi razzisti e leggi e regolamenti coloniali in Israele, in Cisgiordania e Gaza.

La maggior parte degli ebrei del mondo oggi vive nei loro paesi di origine e si rifiuta di andare in Israele. Questi includono la maggior parte degli ebrei statunitensi, ebrei latinoamericani, ebrei francesi, ebrei russi ed ebrei britannici, tra gli altri.

Quando la Dichiarazione Balfour fu emanata nel 1917, la maggioranza di eminenti ebrei britannici vi si oppose. Quando il governo degli Stati Uniti lo ha approvato subito dopo la sua emissione, 300 importanti personalità ebree americane pubbliche, inclusi membri del Congresso, rabbini e uomini d'affari, hanno firmato petizioni contro di essa.

Questa opposizione ebraica rimase forte fino alla fine della seconda guerra mondiale. Mentre il movimento sionista e Israele sono stati in grado dopo l'olocausto nazista e il 1948 di influenzare gli ebrei del mondo dalla loro precedente opposizione al sionismo, non è riuscito a convincere la maggioranza di loro a lasciare i loro paesi e trasferirsi in esso.

La maggior parte degli ebrei che sono andati in Israele non è andata lì per impegno ideologico, ma in fuga dall'oppressione e ha negato qualsiasi altra destinazione (nel caso degli ebrei arabi, Israele ha organizzato attacchi contro di loro, come ha fatto il Mossad in Iraq, per stimolare la loro emigrazione). Eppure l'oppressione coloniale israeliana del popolo palestinese e il furto delle loro terre procedono a ritmo sostenuto.

Nel frattempo, la questione orientale, la questione ebraica e la minaccia comunista sono state tutte trasmutate nella questione palestinese, che persiste contro ogni previsione sotto forma di colonialismo sionista. Tutti gli sforzi per sconfiggere il popolo palestinese da parte di Gran Bretagna, Israele, Francia, Germania e Stati Uniti (per non parlare dei paesi arabi) sono falliti nell'ultimo secolo.

La celebrazione del centenario della Dichiarazione Balfour da parte del governo britannico è infatti un'espressione di orgoglio per l'eredità coloniale antisemita, anticomunista e razzista della Gran Bretagna, che il governo britannico insiste nel perpetuare nella terra dei palestinesi e sul Popolo palestinese.

Il primo ministro Theresa May ha recentemente dichiarato: "Siamo orgogliosi del ruolo che abbiamo svolto nella creazione dello Stato di Israele, e sicuramente celebreremo il centenario con orgoglio". Come Balfour prima di lei, May si è rifiutata persino di nominare i palestinesi. Se la Dichiarazione Balfour si riferiva ai palestinesi come "le comunità non ebraiche in Palestina", May ha ammesso solo che "Dobbiamo anche essere consapevoli della sensibilità che alcune persone hanno riguardo alla Dichiarazione Balfour e riconosciamo che c'è più lavoro da fare per essere fatto "(enfasi aggiunta).

L'Autorità Palestinese collaborazionista ha minacciato di citare in giudizio la Gran Bretagna per la sua celebrazione del centenario a meno che quest'ultima non offra una mera “scusa” al popolo palestinese per aver emesso la Dichiarazione Balfour in primo luogo. Ci si può aspettare tale ossequiosità da un'autorità il cui unico ruolo è stato quello di sopprimere la resistenza palestinese al colonialismo israeliano e che ha lavorato assiduamente nell'ultimo quarto di secolo per reprimere i diritti politici e nazionali del popolo palestinese.

Ma un secolo dopo, il colonialismo sionista non è più sicuro che mai e manca di un senso di permanenza oggi tanto quanto lo era nel 1917. Quella Gran Bretagna ufficiale, come dimostra l' "orgoglio" di Teresa May, è stato e rimane un implacabile nemico del POPOLO PALESTINESE. Cosa non in discussione. 

Per quanto riguarda "più lavoro da fare", è urgente che la Gran Bretagna sia processata, non solo per aver rilasciato la famigerata dichiarazione "BALFOUR", ma anche per tutti i suoi SECOLARI CRIMINI PASSATI E PRESENTI CONTRO IL POPOLO PALESTINESE.

FINE DEL PRIMO CAPITOLO

Joseph Massad  - Professore di Politica Araba Moderna e Storia Intellettuale alla Columbia University. Autore del recente libro "Islam nel Liberalismo". Università di Chigago U.S.A. 

Международный институт востоковедения 

"OPUS ALUMNI" - Россия

Sunday, May 16

ZIONISM: INTELLIGENCE-FINANCIAL-MILITARY WORLD

FIRST CHAPTER


In their attempt to cleanse the newly invented Europe from everything that was Un-Christian and therefore un-Western, Enlightened Europeans invented in the late 18th century what they called “the Eastern Question” and its subsidiary “the Jewish Question.” Both questions were to become central to European Imperial Aims of splintering the "Ottoman Empire" and taking over its area. 

By the early 20th century, as World War I was coming to a close, these Enlightened Europeans opted to resolve the two Questions by transmuting them through settler-colonialism into what they called the “Palestine Question.”

The Eastern Question

The Eastern Question was the question of the East encroaching on the West, which was the question of the Ottoman Empire that had to be defeated. Its defeat was finally at hand by the close of World War I, and with it, the West resolved the Eastern Question. As for the "Jewish Question", it was related to the persistence of the East within the West, which Enlightened and un-Enlightened European Christians found intolerable. 

It is true that both Judaism and Christianity are Palestinian religions. It is also an established historical fact that the inhabitants of what came to be called “Europe” later, whether Christians or Jews, had converted to these Palestinian religions centuries after the Palestinians had.

It is also true that these new Christians of what would become Europe never thought of themselves as direct descendants of the ancient Palestinian Christians who spoke Aramaic, but saw themselves correctly as more recent converts to this Palestinian religion. 

Yet these same Christian converts often insisted that converts to Judaism in what would become Europe were somehow descendants of the ancient Palestinian Hebrews who also spoke Aramaic at the time of the so-called Roman expulsion of the first century.

This was important because these converts to Christianity accused the converts to Judaism of killing the Palestinian Christ. Still later, neither Orthodox nor Catholic Christianities ever thought of expelling these Jews to Palestine. Nor did these converts to Judaism ever seek to emigrate en masse from their countries to Palestine either. As converts to Christianity pondered the geography from which the faith to which they converted had originated, they decided that it must come under their jurisdiction. This was the origin of the first European Christian Zionism that came to be known as the Crusades. 

The Protestants, the fundamentalist Christians of the Renaissance, became obsessed with European Jews, again seeing them not as local converts to Judaism, but as somehow still connected to ancient Palestine, and began to call for their so-called “return” to the Holy Land as part of the Millenarian project to expedite the second coming of Christ. European Jews resisted and, along with their American co-religionists, still resist these calls for mass self-expulsion from Europe and the United States to a distant Asian land.

The Jewish Question

It is in this context that Enlightened Europeans posed what they called in the late 18th century “the Jewish Question,” as a question of foreign Oriental Asiatics living in Occidental Europe. Napoleon called on French Jews to make sure they did not still practice Oriental Judaism, which allowed men to marry more than one wife, before he accepted them as equal citizens in post-revolutionary France. A delegation of French Jews assured him that European Ashkenazi Jews banned such un-Christian heresies in the 12th century and that they were thus practically Christian. 

Droves of West European Jews rushed to convert formally to Christianity in the 19th century or to create a new kind of Judaism that they called Reform Judaism, a Judaism that so resembled Christianity, one could almost mistake them for one another – almost!

But that was not enough; by the middle of the 19th century, with the rise of the biological and racial sciences, the Jewish Question was no longer about a population that had been de-Europeanized and Asianized in its origins, but one about racial foreignness and inferiority. 

This unfolded in the age of European nationalisms that often based themselves on common language and territory but increasingly on the fantasy of a common race. First articulated by European philologists in the late 18th century, the difference between what they called Indo-European or Aryan languages and Semitic languages was transformed in the middle of the 19th century into a biological racial question.

Never mind that European Jews did not speak a Semitic language at all; the false claim that they were descendants of the ancient Hebrews was sufficient. That the ancient Palestinian Christians like ancient Palestinian Jews spoke Aramaic, which was now designated a Semitic language, did not, however, render European Christians “Semites.” They were decidedly Indo-European, and the lucky amongst them, pure Aryans.

The Jewish response

The response of European Jews to these developments varied and took the shape of four organized responses that vied with one another for the support of Jews as well as Christians. The least powerful group, which antagonized the majority of Jews, was the Zionists. Founded at a congress in August 1897, this group decided to ally itself consciously with anti-Semites, Protestant millenarians, and imperialists and adopted a racialized Jewish nationalism that joined European racialized nationalisms in their colonial mission.

Its founder, Theodor Herzl, minced no words when he declared that “the anti-Semites will become our most dependable friends, the anti-Semitic countries our allies.” Zionists believed that the Jews were a separate race and nation and that all Jews must join the Zionist national colonial settler projectThe second group was committed to socialism, and included Jews who joined socialist parties and the General Union of Jewish Workers in Lithuania, Poland and Russia, known as the Bund. 

The Bund was founded a few weeks after the first Zionist Congress, in October 1897. Unlike the Zionists, the Bundists, and all the other socialist Jews, allied themselves with the enemies of anti-Semitism, and the enemies of imperialism and racialized nationalism. They saw the Zionists as right-wing enemies of the Jews and of communism.

The third group was mostly composed of assimilated Jews of Western Europe and the United States, who believed that their assimilation and their Reform Judaism made them inseparable from the country-specific nations where they resided and from their nationalisms. Thus German Jews, British Jews, French Jews and American Jews saw themselves as German, British, French and American, as most of them still do today. They also fought the Zionists as endangering their status in their own countries.

The fourth group was the Orthodox Jews who, in their majority, objected to Zionism on religious grounds, and saw it as a dangerous anti-Jewish heresy. 

First Zionist Congress in Munich and forced him to move it to the neighboring Swiss town of Basel.

The Zionists tried to find allies among the assimilated Jews during World War I (with more success in the United States than in Europe) and with the Orthodox (in the case of the latter, they only managed to get one group of Orthodox Ashkenazi Jews, who called themselves the Mizrachi movement, to join them).

It is in occupying the mantle of anti-communism, however, and in espousing anti-Semitic ideas about the foreignness of Jews and their racialization, as well as their support for imperialism, that they were able to find much more powerful allies among European Christian colonial powers.

Teodor Herzl made sure to approach all European governments that had Asian and African colonies and territories or were likely to acquire them soon (including Italy, Germany, Belgium, Portugal, Britain, Russia) as well as the Ottomans to gain them as allies and supporters of his scheme to send European Jews to Palestine. His strategy took some time, but it would be his colleagues in the World Zionist Organization who would reap the benefits of these ties. Herzl’s successors would be able to secure a colonial sponsor on the occasion of the first global catastrophe of the 20th century, namely during World War I.

The pre-History of the Balfour Declaration

But the story begins at the turn of the century. It was Herzl’s then British imperialist ally who would set the stage for the Balfour Declaration, namely Colonial Secretary Joseph Chamberlain. As Regina Sharif explains in her important 1983 book Non-Jewish Zionism, Chamberlain was an imperialist, a Protestant Zionist, and an early enthusiast supporting Jewish Zionism. As a known anti-Semite, he was not solely motivated by his Protestantism, but also by finances and money that could aid British imperialism, which, in line with common anti-Semitic views, he thought “the Jews” possessed.

During the Fourth Zionist Congress, held in London in 1900, Herzl had already postulated that Britain would be key to the Zionist movement. He declared that “From this place the Zionist movement will take a higher and higher flight … England the great … with her eyes on the seven seas will understand us.” 

As East European Jews were fleeing anti-Jewish pogroms to Western Europe, including Britain, and to the United States, British officials, who opposed admitting them into Britain, set up a commission to deal with the problem. Herzl was invited in 1902 to testify before the Royal Commission on Alien Immigration.

Of the 175 witnesses to the commission, he offered a solution to the problem, namely, “a diverting of the stream of migration … from Eastern Europe. The Jews of Eastern Europe cannot stay where they are – where are they to go? If you find that they are not wanted here, then some place must be found to which they can migrate without that migration raising the problems that confront them here. Those problems will not arise if a home is found for them which will be legally recognized as Jewish.”

It is this testimony that impressed Nathaniel Rothschild, the first Lord Rothschild, who was a member of the Royal Commission as the Jewish representative, and who had been until then antagonistic toward Herzl and Zionism. (It would be his son Lionel, the second Lord Rothschild, to whom the Balfour Declaration would be addressed.) Zionist colonization of Palestine would do away with having to deal with Jewish immigrants to Britain. The anti-Semitic and Christian Zionist Chamberlain would soon meet with Herzl to organize how British imperialism and Protestant Zionism could help Jewish Zionism get rid of Britain’s Jewish problem.

Balfour’s Zionist anti-Semitism

It is in view of this common goal that Chamberlain offered Egypt’s Sinai Peninsula and El-Arish, which Britain controlled, to Herzl as a homeland for the Jews as early as 1902, and soon after also offered British East Africa, or Uganda, for Jewish colonization and the establishment of a Jewish homelandChamberlain expectedly opposed Jewish immigration to Britain, and along with the Zionists had other possible destinations for East European Jews fleeing Russian pogroms. This was not only based on his Protestant Zionism but also on British imperial designs in the Sinai and the protection of the Suez Canal.

When British Prime Minister Arthur Balfour, an ardent Protestant Zionist, shepherded the Aliens Act of 1905 through the House of Commons to ban East European Jewish immigration, Balfour’s concern was to save the country from what he called the “undoubted evils” of “an immigration which was largely Jewish.” Like Chamberlain, the anti-Semitic and Christian Zionist Balfour had in mind another colonial destination for Jewish immigrants.

Whereas the Sixth Zionist Congress rejected the Uganda offer, it would be the Seventh Zionist Congress meeting in Basel in 1905 that set it aside for good. On account of the Aliens Act, the Seventh Congress condemned Balfour as an “anti-Semite,” and declared that his views amounted to “open anti-Semitism against the whole Jewish people.” But at the same time, the Congress thanked the British government headed by Balfour for its pro-Zionist Uganda offer

The Congress registered “with satisfaction the recognition accorded by the British government to the Zionist organization in its desire to bring about a solution of the Jewish problem, and expresses a sincere hope that it may be accorded the further good offices of the British government where available in any matter it may undertake in accordance with the Basel program” of colonizing Palestine.

Chamberlain and Balfour both believed in the superiority and unique virtues of the Anglo-Saxon race. Balfour, also, like the Jewish Zionists, believed that the Jews were “a people apart, and not merely held a religion differing from the vast majority of their fellow-countrymen.” 

As late as 1914, he told his friend Chaim Weizmann that he shared many of the anti-Semitic views of German Jews held by Cosima Wagner, wife of the notoriously anti-Semitic composer Richard Wagner. At the time, Weizmann was busy selling the Protestant Zionist Prime Minister Lloyd George on the Jewish Zionist idea.

From 1914 onwards, the Zionists, in the person of the British Jewish politician Herbert Samuel, argued that once the Eastern Question was resolved with the demise of the Ottoman Empire, Jewish colonists would fill the vacuum in Palestine in the interest of British imperial aims, protecting the country from being taken over by Britain’s imperialist rivals, the French, or worse, by the Germans. Samuel, whose efforts were central to secure British support for Jewish Zionism, would become the first British High Commissioner of Palestine in July 1920.

The Communist Question

As the Eastern Question was being resolved, however, a new question was quickly taking its place as a threat to European imperialist interests, namely that of communism. The specter of communism, as Karl Marx had predicted, had been haunting Europe for half a century, and the assault on the Paris Commune in 1871, successful as it was, did not do away with the growing threat. But the term “anti-Semitism,” which was invented in 1879 to distinguish Jews from Aryans racially, not religiously, was soon coupled with anti-communism. While the Zionists were colluding with anti-Semites as to which location European Jews should be relocated in Asia, Africa or Latin America, East European socialists – Jews and Christians alike – were working to end tyrannical and anti-Semitic regimes and free people from their yoke.

The association of Jews with communism by anti-Semites was expected. Beginning with MARX and LENIN (in russo: Ленин),  pseudonym of Vladimir Il'ič Ul'janov, born in Simbirsk on April 22, 1870, from a bourgeois family (Jewish), the conspiracy theory would have it that communism across Europe, and Bolshevism specifically, were part of a Jewish conspiracy to end “Western civilization.” 

As the Russian communists (including the Jewish Bund) were gaining ground increasingly after the February 1917 revolution which brought Alexander Kerensky to power, and as British troops were approaching Palestine, Balfour would make his infamous declaration.

That the Protestant Zionism of Lloyd George and Balfour, who returned as foreign secretary from 1916 to 1919, was fully compatible with British imperialism was more than fortuitous. The timing of the Balfour Declaration, containing the British pledge to Lord Rothschild and the Zionists, being issued only five days before the triumph of the October Revolution in Russia, was hardly coincidental. 

The triumph of Russian communists, Jewish alike, who were the enemy of anti-Semitism and Zionism, meant that East European Jews had no more reason to emigrate, putting in jeopardy the British imperial and Zionist plans for Palestine. By making the pledge to help secure a “national home” for the Jewish people in Palestine, the British were offering another venue for East European Jews and egging them not to support the communists.

Churchill’s Zionist anti-Semitism

Whereas the anti-Semitic claim that communism and Bolshevism were “Jewish conspiracies” are often attributed to the Nazis who imported them from the propaganda of the White Russians, into Western Europe, it was none other than Winston Churchill who first articulated clearly the stakes of communism as a “Jewish conspiracy” to take over the world, versus Zionism as a colluder with imperialism, and which offered an imperial solution to “the Jewish problem.”

In an article he published in the Sunday Herald in February 1920, Churchill expressed support for assimilated Jews who identified with their country of citizenship, but thought of them as outside the power equation that he wanted to explicate, namely the one between Zionism and communism

He started by heaping scorn on what he termed “international Jews” and identified communism as a Jewish “world-wide conspiracy for the overthrow of civilization”: The fact that in many cases Jewish interests and Jewish places of worship are excepted by the Bolsheviks from their universal hostility has tended more and more to associate the Jewish race in Russia with the villainies which are now being perpetrated … 

It becomes, therefore, specially important to foster and develop any strongly marked Jewish movement which leads directly away from these fatal associations. And it is here that Zionism has such a deep significance for the whole world at the present time … Zionism offers the third sphere to the political conceptions of the Jewish race. 

In violent contrast to international communism, it presents to the Jew a national idea of a commanding character. It has fallen to the British Government, as the result of the conquest of Palestine, to have the opportunity and the responsibility of securing for the Jewish race all over the world a home and a center of national life. The statesmanship and historic sense of Mr. Balfour were prompt to seize this opportunity. Declarations have been made which have irrevocably decided the policy of Great Britain.

Churchill finally concludes that:

Zionism has already become a factor in the political convulsions of Russia, as a powerful competing influence in Bolshevik circles with the international communistic system. Nothing could be more significant than the fury with which Lev Trotsky has attacked the Zionists generally, and Dr. [Weizmann] in particular

The cruel penetration of his mind leaves him in no doubt that his schemes of a world-wide communistic state under Jewish domination are directly thwarted and hindered by this new ideal, which directs the energies and the hopes of Jews in every land towards a simpler, a truer and a far more attainable goal. The struggle which is now beginning between the Zionist and Bolshevik Jews is little less than a struggle for the soul of the Jewish people.

Zionism’s enmity toward communist Jews would become a longstanding tradition.

 When official American anti-Semitism targeted Jewish communists as Soviet spies, and tried and executed Julius and Ethel Rosenberg in 1953 on flimsy evidence, Israel did not utter a word in protest. (Israeli rabbis, excluding the Ashkenazi Chief Rabbi of Israel, sent a plea to President Truman appealing for clemency for the Rosenbergs, though some of them later expressed public regret that they had signed it.)

When Hungarian fascists and Hitlerites were smuggled into Budapest from the Austrian border by the O.S.S. during the regime of Imre Nagy and began slaughtering Hungarian communist Jews and Hungarian Jews as “communists” in 1956, Israel and other Zionist Jews remained silent and remain so today. Even when leftist Jews were targeted by the anti-Semitic Argentinian generals in the late 1970s, Zionist Argentinian Jews and Israel disavowed them, and Israel maintained its close alliance with the military regime.

Churchill’s explanation clarifies the connections between Protestant and Jewish Zionism, between racialist nationalism and anti-racialist communism, and between Zionist settler-colonialism and communist anti-imperialism. The imperial racism shared by the British and the Zionist movement toward the Palestinians and other Asians and Africans rendered their presence on their lands, let alone their opposition and resistance to settler-colonialism, of no import.

Balfour himself insisted that “Zionism, be it right or wrong, good or bad, is rooted in age-long traditions, in present needs, in future hopes, of far profounder import than the desires and prejudices of the 700,000 Arabs who now inhabit that ancient land.” It was left to Lord Sydenham, a British conservative member of parliament, to identify with the Palestinians against Zionism: “the Jews,” he said, “had no more right to Palestine than the descendants of the ancient Romans had to this country.”

The story of the last century of Zionist colonialism and colonization of Palestine that the British sponsored and continue to sponsor and the Palestinian resistance it fostered remain with us today. Early Palestinian protests and opposition to the theft of their country and lands by European converts to Judaism, facilitated by European converts to Christianity, were dismissed as baseless.

In his meetings with the British government in 1923, Herbert Samuel insisted that Arab opposition to Zionism was based on a misunderstanding of its goals and that responsible Zionist leaders did not intend to confiscate Arab lands or flood the country with Jewish immigrants. All that the Palestinians feared and expected came true, but all that Christian and Jewish Zionists expected did not. The Palestinians did not surrender and they continue to fight against Zionist colonialism and racism today.

Israel has killed more than 100,000 Palestinians and Arabs since 1948, thousands more were killed by the British and the Zionists between 1917 and 1948. Israel has expelled half the population of historic Palestine who continue to live in exile while the other half lives under different racist and colonial laws and regulations in Israel and the West Bank and Gaza.

The majority of the world’s Jews today live in their countries of origin and refuse to go to Israel. These include the majority of US Jews, Latin American Jews, French Jews, Russian Jews and British Jews, among others.

When the Balfour Declaration was issued in 1917, a majority of prominent British Jews opposed it. When the US government endorsed it soon after its issuance, 300 prominent public American Jewish figures, including congressmen, rabbis and businessmen, signed petitions against it. 

This Jewish opposition remained strong until the end of World War II. While the Zionist movement and Israel were able after the Nazi holocaust and 1948 to sway world Jewry from their former opposition to Zionism, it has failed to convince a majority of them to leave their countries and move to it. 

The majority of Jews who did go to Israel went there not out of ideological commitment, but fleeing oppression and denied any other destination (in the case of Arab Jews, Israel organized attacks on them, as the Mossad did in Iraq, to spur their emigration). Yet Israel’s colonial oppression of the Palestinian people and the theft of their lands proceed apace.

Meanwhile, the Eastern Question, the Jewish Question and the communist threat have all been transmuted into the Palestine Question, which persists against all odds in the form of Zionist settler-colonialism. All the efforts to defeat the Palestinian people by Britain, Israel, France, Germany and the United States (not to mention the Arab countries) have failed over the last century.

The British government’s celebration of the centenary of the Balfour Declaration is in fact an expression of pride in the anti-Semitic, anti-communist and racist colonial legacy of Britain, which the British government insists on perpetuating in the land of the Palestinians and on the Palestinian people.

Prime Minister Theresa May recently declared: “We are proud of the role that we played in the creation of the State of Israel, and we will certainly mark the centenary with pride.” Like Balfour before her, May refused to even name the Palestinians. If the Balfour Declaration referred to the Palestinians as “the non-Jewish communities in Palestine,” May conceded only that “We also must be conscious of the sensitivities that some people do have about the Balfour Declaration and we recognize that there is more work to be done” (emphasis added).

The collaborationist Palestinian Authority has threatened to sue Britain over its celebration of the centennial unless the latter offers a mere “apology” to the Palestinian people for having issued the Balfour Declaration in the first place. Such obsequiousness is to be expected from an authority whose sole role has been to suppress Palestinian resistance to Israeli colonialism and which has worked assiduously in the last quarter century to repress the political and national rights of the Palestinian people.

But a century on, Zionist colonialism is no more secure than it ever was and lacks a sense of permanence today as much as it did in 1917. That official Britain, as May’s “pride” demonstrates, has been and remains an implacable enemy of the Palestinian people is not in dispute. As for the “more work to be done,” it is an urgent necessity that Britain should be put on trial, not only for issuing the infamous declaration, but also for all its past and present crimes against the Palestinian people.

END OF FIRST CHAPTER

- INSTITUTE OPUS ALUMNI RUSSIA 

Joseph Massad  - Professor of Modern Arab Politics and Intellectual History at Columbia University. He is the author most recently of Islam in Liberalism (University of Chicago).


Friday, April 2

"EN HEDU ANA: THE FIRST POETES AND PRIESTESS"

It can therefore be said of: "Enḫed Hu Ana ( sumero : 𒂗𒃶𒌌𒀭𒈾 ) that she was a multifaceted and fascinating figure and who, from such a remote past, with Her poetic inspiration and Her Holy Light, has gone beyond many and many millennia.

Her most famous work is written in the Sumerian language and has as its title (as "incipit") Nin-me-šar-ra (Lady of all "ME"), work more commonly known by the modern title of "The Exaltation of Inanna ".She Who Wrote: "Enḫed Hu Anaand Women of Mesopotamia. She Who Wrote: "Enḫed Hu Ana: the first Poetess and Priestess in Human History: Enḫed Hu Ana".

The first testimony of one of the most ancient poems of humanity is that of a Sumerian woman of the 24th century byC.-

Enḫed-Hu-Ana was the Daughter of Sargon First King of the Akkadians, who lived in the 24th Century by C. in the city of UR in Mesopotamia. Poetess and Priestess of the: "GOD NANA", the Moon God of Babylonian Mythology, She wrote the Poem that has come down to us with over fifty alabaster plates; all engraved with the cuneiform script of the early Sumerians. The title by which the 153-line composition are known as:"THE EXALTATION OF INA-NA'', the Goddess of Love, Fertility and War. The narrative tells of how Enḫed-Hu-Ana had to flee Ur following the revolt unleashed by one of King Sargon's Sumerian subjects, and the consequent exile in arid places in the steppes. 

The invocation addressed to the Gods in the central part of the Poem, with which  Enḫed Hu Ana, asks for help in defeating the enemy LUGAL-ANE-MUNDU, is followed by the conclusion with the victorious return of the Priestess and the Goddess Innana in the temple of Ur.

The most famous part of the Poem are the first lines:

"Lady of all ME, resplendent with Pure Light, clothed in the divine splendor of Lightning, beloved Daughter of Heaven and Earth, admired by the GOD AN, with the great diadem, of She who loves the TIARA consonant with the Great Priestess whose hand it holds ALL SEVEN ME. O my Lady, you are the Guardian of all THE GREAT ME. You have gathered the ME. You have tied the ME to Your Hands. You have gathered the ME. You have tightened the ME to Your chest. Like a dragon, you launched Fire Poison on enemy territories. When you roar to Earth like the God of the Storm, the vegetation cannot resist you. Like a flood you descend from your mountain. O mighty one of Heaven and Earth, You Are Inanna ".

To understand the text, it must be borne in mind that in the Mesopotamian tradition the ME were seals, also known as the TABLETS OF DESTINY, which contained the spells, or rather all the knowledge of the Gods, to favor abundant harvests, rains and a favorable climate, and all the things necessary to give birth and prosper an entire civilization. 

In particular, the Goddess Inanna, quoted by the poetess En Hedu Ana, in the myth had taken possession of the ME of the GOD ENKI, with the cunning of making him drink the delicious wine, until the intoxication would make him fall asleep.

Returning to Enḫeduana, the importance of the Priestess, in addition to the Poem that has come down to us, also lies in the incredible archaeological findings that have been found on her, and which confirm with tangible proofs that she was a truly existed woman, and that these information that we have received is true.

On the back of the Enḫeduanna alabaster disk found in 1928 are collected most of this information, which reveals that she lived around 2.300 by C, that She was a princess of the most important Mesopotamian Dynasty and that She exercised considerable political, religious, and cultural, in the vast Empire of King Sargon the First, Her Father.

It can therefore be said of Enḫeduana that she was a multifaceted and fascinating figure and that, from such a remote past, with her poetic inspiration and her PURE LIGHT, she has gone -UP AND DOWN- beyond the different millennia.

In “The Exaltation of Inanna,” Enheduanna included astonishing autobiographical details such as her struggle against a certain Lugalanne, most likely the historically attested king of Ur, who attempted to forcefully remove her from her office:

"Yes, I took up my place in the sanctuary dwelling,

I was high priestess, I, Enheduanna.

Though I bore the offering basket, though I chanted the hymns,

A death offering was ready, was I no longer living?

I went towards light, it felt scorching to me,

I went towards shade, it shrouded me in swirling dust.

A slobbered hand was laid across my honeyed mouth,

What was fairest in my nature was turned to dirt.

O Moon-god Suen, is this Lugalanne my destiny?

Tell heaven to set me free of it!

Just say it to heaven! Heaven will set me free!

[…]

"When Lugalanne stood paramount, he expelled me from the temple,

He made me fly out the window like a swallow, I had had my taste of life,

He made me walk a land of thorns.

He took away the noble diadem of my holy office,

He gave me a dagger: ‘This is just right for you,’ he said. 

Enheduanna turned to Inanna for help, as the moon god Nanna, whom she served, remained indifferent to her pleas. Fortunately, Inanna accepted her prayers, and Enheduanna was restored to her Sacred Spirit or Holy LightThe almighty Queen, who presides over the Priestly Congregation,

She accepted her prayer.

Inanna’s sublime will was for her Restoration.

It was a sweet moment for her [Inanna], she was arrayed in her finest, she was beautiful beyond compare, She was lovely as a moonbeam streaming down. 1

Nanna stepped forward to admire Her.

Her divine mother, Ningal, joined him with her blessing,

The very doorway gave its greeting too.

What she commanded for her consecrated woman prevailed.

To you, who can destroy countries, whose cosmic powers are bestowed by Heaven.

To my queen arrayed in beauty, to Inanna be praise! 2

This poem was the culmination of her struggle, a cry that she no longer could keep inside. In fact, she added a remarkable line about her own creative process, stating that she has “given birth” to this poem:

One has heaped up the coals (in the censer), prepared the lustration.

The nuptial chamber awaits you, let your heart be appeased!

With "it is enough for me, it is too much for me!" I have given Birth, oh Exalted Lady, (to this song) for You.

That which I recited to you at (Mid)night

May the singer repeat it to you at noon! 3

Enheduanna also compiled short temple hymns that praised various Mesopotamian sanctuaries. There she articulated a unified religious landscape by connecting the temples of southern Mesopotamia with those in the north, perhaps in line with the broader political aspirations of her father. The postscript to the last hymn attributes its compilation to Enheduanna:

The compiler of this tablet is Enheduanna.

My King, something has been produced that no person had produced before. 

In addition to these Extraordinary Literary compositions, a number of artworks referencing her name or image come down to us. On a notable disk-shaped alabaster plaque, dedicated to a temple in commemoration of a construction, her powerful gaze meets ours (Figure 1). A clay sealing and two seals belong to individuals in Enheduanna’s entourage, identify her by name, and testify to her eminent position overseeing many institutions (Figure 2). These seals feature “contest scenes,” a popular theme in Mesopotamian glyptic, showing battling animals, heroes, and hybrid beings. Their struggle is interpreted as one between the wild and the domesticated, the chaotic and the orderly. Although Akkadian-period seals generally isolate the contesting pairs, as exemplified by the spectacular banded chalcedony seal of Shaggullum (Figure 3), seals owned by Enheduanna’s servants retain the friezelike, continuous compositions of earlier periods. This visual continuity with the Sumerian past accords with Enheduanna’s role in Her Father’s ambition to unify Sumer and Akkad.

Empire of Ishtar

Enheduanna’s writings were also essential for the aforementioned fusion between Inanna and Ishtar and the latter’s eventual eclipsing of the former. Ishtar became the foundation of the Akkadian Empire, which is referred to as the “dynasty of Ishtar” in later historical sources. An inscription from the time of the king Naram-Sin, Enheduanna’s nephew and Sargon’s grandson, states that it is through Ishtar’s love that Naram-Sin rules the land. Moreover, Enheduanna’s temple hymns culminate with Ishtar’s temple at Agade, indicating its primacy, and in “The Exaltation of Inanna,” it is Ishtar who helps the high priestess restore order. Enheduanna’s characterization of the goddess—her propensity for violence, associations with fertility, and superiority within the Mesopotamian pantheon—may even have influenced contemporary visual portrayals. In scenes carved on cylinder seals from the Akkadian period, Ishtar is often shown dominating formidable lions and gods while turning toward the viewer. Maces and sickle axes are seen around her shoulders as well as branches bearing fruit. Such images and Enheduanna’s texts worked together to form a powerful and threatening representation of the goddess.

Motherhood: Birth, Creation, and Nurturing

As mentioned earlier, Enheduanna described herself as a mother to her poem “The Exaltation of Inanna.” The concept of motherhood in her day extended beyond biology to recognize the nurturing provided by wet nurses, midwives, and mothers both human and divine. According to ancient texts, the quintessential Mesopotamian mother goddess, Ninhursag, embodied these various types of motherhood by giving form to kings’ bodies, assisting in their births, and serving as their wet nurse. King Eannatum of Lagash (ca. 2450 BC) claimed to have been nourished with Ninhursag’s holy milk, and he felt honored by the long-lasting bond formed between him and his divine wet nurse. Glyptic imagery from both Sumer and Akkad attests to the many maternal figures that could exist in a child’s life, often demonstrating the pride these figures took in the nurturing they provided.

Women Who Came After

The office of the high priestess not only existed prior to Enheduanna’s time, as reflected in a wall plaque featuring a frontally-depicted high priestess overseeing a libation ritual, but also remained intact for centuries to come. Many later high priestesses were, like Enheduanna, daughters of rulers and heads of major temples, wielding religious, political, and economic power. They are generally distinguished by their flounced robes, long and loose hairstyles, and characteristic headdresses. Such iconographic features help us identify other figures as high priestesses, such as a female head with deeply cut, piercing eyes found in the sacred precinct at Ur, or an exquisite statuette with a tablet in her lap encapsulating one of the main threads of the exhibition: women and authorship. Other women of high rank, including members of the royal family, were often depicted wearing fringed garments and having their hair tied in chignons or other intricate coiffures. The exhibition concludes with a selection of such images from the end of the third millennium BC.