Monday, November 23

IPSE DIXIT NOCTEM XXX IANUARI MMXX ANIMAE IRRIVERENTI

VIRUS RNA-H1N1 1915-1920 AL COVID-19 -100 ANNI DI MORTE -


100 ANNI FA LA POPOLAZIONE MONDIALE ERA UN TERZO DI QUELLI CHE SIAMO OGGI. NONOSTANTE QUESTO, I NUMERI CHE VEDREMO SONO TERRIFICANTI, RISPETTO A QUELLI PROPINATICI - OGGI A OGNI ORA, DA UN ANNO - SPACCIANDO UNA PANDEMIA PLANETARIA NEL 2020 CHE PANDEMIA NON E'. SI CHIAMA SOLO " 2020 GREAT RESET"!


Provate a indovinare quale è stata la pestilenza che ha flagellato di più l’umanità. Qualcuno ricorderà subito la famosa Morte nera del Trecento, che in cinque anni, tra il 1347 e il 1352, stravolse la storia europea, riducendo di un terzo la popolazione del Vecchio continente. 

A qualcun altro verrà in mente la più recente tragedia dell’AIDS, prontamente ribattezzata “la peste del secolo”, che dall’inizio degli anni Ottanta si diffuse a macchia d’olio in tutto il mondo, sconvolgendo gli stili di vita occidentali e falcidiando in alcuni Paesi africani intere generazioni. 

Pochi penseranno invece alla cosiddetta Spagnola del 1918, la pandemia influenzale di cui ricorre quest’anno il centenario, che forse si sarebbe meritata più propriamente l’epiteto attribuito all’immunodeficienza acquisita provocata dall’HIV.

La giornalista scientifica britannica Laura Spinney, con un’espressione tipica dell’inglese, ma facilmente comprensibile anche in italiano, definisce la pandemia del 1918 “l’elefante nella stanza”: un evento enorme, ingombrante, se vogliamo, di cui però nessuno pare voglia parlare. 

Lo fa nel suo bel libro edito in Italia nel 2017 da Marsilio “1918. L’influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo”, che tuttavia nella traduzione del titolo in italiano finisce col mettersi nella stessa linea, attenuando il carico drammatico dell’originale “Pale rider”, “Il cavaliere pallido”, che fa esplicito riferimento al quarto cavaliere dell’Apocalisse, simbolo della morte.

La definizione non è esagerata, e ogni tentativo di ridimensionarne la gravità è una sorta di condanna. La pandemia del 1918 spazzò davvero il pianeta come una piaga biblica. Nel giro di pochi mesi, infatti, la Grande Influenza provocò molte più vittime di tutte le altre malattie virali o batteriche che nella storia si sono abbattute sull’umanità. 

Si parla di un numero di morti difficile da calcolare con certezza, dal momento che il virus raggiunse il cuore dell’Africa, le isole del Pacifico e le lande più desolate dell’Alaska, in un’epoca in cui la denuncia dei casi non era ancora obbligatoria nemmeno nei Paesi più avanzati. Se ne vedono però i segni in un altissimo picco della mortalità concentrato soprattutto nell’autunno del 1918, una brusca variazione verso l’alto anche rispetto all’effetto della Prima guerra mondiale che già da diversi anni mieteva le sue vittime. Si parla di 50, forse 100 milioni di morti, per lo più nel giro di poche settimane, in ogni parte del mondo. Più di quelli causati da una Guerra che per la sua estensione e letalità prese l’appellativo di “Grande”, a segnare una differenza rispetto ai conflitti del passato.

La pandemia sarebbe dovuta essere un evento altrettanto, se non più memorabile, si direbbe. Una catastrofe che si sarebbe dovuta imprimere nella memoria di tutta l’umanità. Invece è stata subito dimenticata, quasi rimossa. Capire come e perché questo sia accaduto ci può aiutare a interpretare meglio i fenomeni dell’informazione di oggi, e delle sue distorsioni (a partire dalla questione delle fake news), la nostra percezione del rischio, spesso alterata rispetto alla realtà, i pericoli costituiti ancora oggi dalle malattie infettive, l’impatto che il modo di raccontarle può avere sulla loro diffusione.
Tolto forse un famoso quadro di Egon Schiele, il pittore che, prima di soccombervi a sua volta, l’ha rappresentata nelle fattezze sofferenti della moglie Edith, incinta, che ne morì, l’arte ha completamente ignorato questa tragedia. 

Questione di prospettiva, si dice. I fenomeni si osservano meglio a distanza. Eppure la peste del Trecento lasciò il segno subito, nel contemporaneo Decamerone di Boccaccio e poi nei secoli successivi in Shakespeare e Manzoni, rappresentata in centinaia di quadri e Danze macabre in tutta Europa. 

I libri di storia ne sottolineano l’impatto sulla politica, la società, l’economia. Nella storia medievale segna una cesura, tra un prima e un dopo.


I primi libri che hanno cominciato a parlarne sono usciti a distanza di decenni, verso la fine del secolo scorso e poi in prossimità dell’anniversario che ricorre in questi mesi. Si tratta per lo più di saggi scritti da storici della medicina o di resoconti da parte di giornalisti scientifici, soprattutto in ambito anglosassone. 

Riccardo Chiaberge, nel 2016, per UTET, ne ha raccontato alcune storie (1918. La grande epidemia. Quindici storie della febbre spagnola). È strano. Un evento così sconvolgente, famiglie e città falcidiate nel giro di poche settimane e nemmeno una traccia di rilievo nella narrativa, nella poesia, nella memoria collettiva. Un’epidemia dimenticata, è stata chiamata. 


Questa malattia, infatti, sebbene abbia fatto globalmente molte più vittime della temutissima peste, sembra essere condannata a un’eterna sottovalutazione. L’aggettivo che più le si addice sembra “banale”. 

Attribuita agli influssi degli astri (da qui l’origine cinquecentesca del suo nome) e poi agli effetti del freddo (un tipico “malanno di stagione”), l’influenza paga il prezzo di un’eccessiva familiarità, anche quando si presenta con intenzioni tutt’altro che benevole. 

Ce lo spiegano gli esperti di percezione e comunicazione del rischio: più siamo abituati ad averci a che fare, meno un potenziale pericolo ci spaventa. L’influenza arriva tutti gli anni, nella stragrande maggioranza dei casi passa da sola, si accompagna a immagini di coccole domestiche, bevande calde, riposo forzato. 

Niente a che vedere con le proiezioni di spaventose epidemie di origine esotica, come quella provocata dal virus di ebola. Se è influenza, non può far paura. Se uccide, non può essere influenza. E infatti su quella del 1918 si affollarono le ipotesi, le teorie, i nomi. Chiamarla “influenza” sembrava poco.

All’oblio contribuì probabilmente anche la scarsa comprensione di quel che era accaduto: da parte della popolazione, come si è detto, soprattutto a causa della censura; da parte del mondo accademico, in una forse inconscia rimozione di un’inattesa Caporetto venuta a interrompere una lunga serie di successi che la medicina aveva riportato nei decenni precedenti, anche e soprattutto nel campo delle malattie infettive.

Di questa malattia, invece, si capiva poco. Attribuita a Haemophilus influenzae, un batterio isolato alla fine dell’Ottocento da Richard Pfeiffer, un biologo tedesco (“un caso? Non credo” si dicevano anche allora, in piena propaganda di guerra, i complottisti del tempo), solo nel 1930 sarebbe stata giustamente associata a un virus. 

Soprattutto non esistevano cure, se non quelle sintomatiche e improvvisate. Anche le misure preventive, a base di disinfettanti riversati sui marciapiedi, non si rivelarono molto efficaci.

A diffonderla contribuirono probabilmente i grandi spostamenti di popolazioni e di truppe legati alla guerra, mentre è meno certo che la sua gravità sia stata accentuata dal fatto di essere piombata su popolazioni malnutrite e già provate dal conflitto. 

Non si spiegherebbe altrimenti perché la malattia si sia diffusa ovunque, anche nei Paesi neutrali o che erano del tutto estranei alla guerra, lontanissimi dai campi di battaglia, senza mostrarsi lì meno grave. 


Le vittime però non mancavano nemmeno lì. Anzi, in assenza di quelle attribuibili al conflitto, spiccavano di più, contribuendo a confermare la fake news che l’epidemia si fosse sviluppata, e particolarmente diffusa, in quel Paese, mentre in silenzio uccideva ovunque molto più delle granate.

Origini ed eredità

Sulle effettive origini dell’influenza esistono teorie discordanti. I virus influenzali si trasformano continuamente, rimescolando le caratteristiche dei loro geni, così da sfuggire al sistema immunitario degli ospiti che vanno a infettare. 

Di anno in anno ci sono piccole variazioni che rendono necessaria la creazione di nuovi vaccini; di tanto in tanto il cambiamento è più radicale, e rende il virus totalmente irriconoscibile, tanto da prendere del tutto di sorpresa le difese dell’organismo. 


Nel caso di cui parliamo è possibile che il nuovo virus sia emerso da una roulette russa genetica avvenuta in Francia o negli Stati Uniti, ma alcuni studi suggeriscono che anche in questo caso, come per la maggior parte dei virus influenzali, l’evento iniziale sia avvenuto in Cina, dove l’anno precedente già si segnalavano possibili focolai della malattia.

Il nuovo virus colpiva i soldati in combattimento, influendo sulle scelte strategiche dei generali, che si trovavano da un giorno all’altro con le truppe decimate dalla febbre, ma non risparmiava chi viveva in condizioni di benessere: uno fra tutti, il re di Spagna Alfonso XIII, di certo non provato dalle privazioni della guerra.

Anzi, un’altra caratteristica di questa pandemia da virus A-H1N1, che poi si ripresentò nel 2009, era di colpire le diverse età con un andamento detto a W: ai due picchi di età tipicamente più suscettibili (bambini e anziani), si aggiungeva, ancora più rilevante, quello dei giovani adulti in piena salute. 


A produrli, in Germania, la Bayer, la stessa azienda che aveva lanciato la famosissima aspirina. Il complottismo, come terreno fertile su cui germogliano le bufale, non è nato con Facebook. 

Soprattutto negli Stati Uniti si diffuse il sospetto che i germi responsabili dell’epidemia fossero stati nascosti nelle compresse dal nemico per indebolire il fronte alleato. 


Come spesso accade, alcune bufale possono a loro volta nascondere un nucleo di verità: in questo caso gli esperti non escludono che il farmaco, tra i pochi rimedi allora a disposizione per contrastare la febbre alta e il mal di testa tipici della malattia, possa aver contribuito ad aumentare in alcuni contesti il carico di vittime, soprattutto favorendo i fenomeni emorragici descritti dalle cronache dell’epoca, e inusuali con la comune influenza. 

Mentre infatti oggi si consiglia di non superare i 3-4 grammi al giorno, le autorità statunitensi raccomandavano dosaggi fino a 30 grammi al giorno. Oltre ai sanguinamenti, oggi sappiamo che anche un sovradosaggio inferiore a questo può provocare un edema polmonare, una condizione compatibile con molti dei sintomi e dei segni che caratterizzavano le vittime della malattia.

Il farmaco, però, era a disposizione di pochi, e la mortalità non inferiore laddove non c’erano medicinali: non si può certamente quindi attribuire ai tentativi dei medici la colpa di una simile strage.

Altre fake news circolarono, riguardo all’ipotesi che la malattia non fosse altro che un’arma biologica messa in circolo dal nemico: dal porto di Boston, dove si riteneva che la piaga si fosse diffusa negli Stati Uniti, una donna giurava di aver visto alzarsi una nube tossica da una nave tedesca camuffata, mentre altri sospettavano che agenti nemici fossero sbarcati da U-boot, introdottisi nottetempo in rada, e avessero sparso il contenuto di fiale contenenti il germe in cinema, teatri e altri luoghi frequentati.

Non c’era internet, non c’erano i social network, ma il bisogno di trovare una spiegazione a un evento che ci affligge era la stessa, allora come oggi. 

Era la stessa la volontà di attribuire i nostri mali a un nemico, reale o immaginario, facendo fatica ad accettare che vengano invece da quella natura che ci ostiniamo a considerare sempre benigna, ignorandone le insidie. 

Censura di guerra o no, interpretiamo le notizie così come le vogliamo interpretare, a conferma di quel che ci vogliamo sentir dire, cioé:" che il banale virus che si cura con latte e miele possa essere peggio della peste, o che possa ripresentarsi, e trovarci impreparati, questo poi no, non ce lo vogliamo proprio sentir dire ".

Saturday, November 21

"THE GREAT RESET": LAST TERRIFYING GLOBALITY CONSPIRACY - ZIONISM TRIUMPH L' APOCALISSE BIBLICA PERPRETATA NEI TRE SECOLI DAI "NERI ROTHSCHILD"

Since it made its entry on to the world stage, COVID-19 2019 has torn up the existing script of how to govern countries, live with others, and take part in the global economy in a dramatic way. Professor Klaus Schwab and CEO and Founder of the Monthly Barometer and



Thierry Malleret explore these disruptions in their new book, COVID-19: The Great Reset.






Il rapporto è firmato da Klaus Schwab, 82 anni, da sempre grande regista del club di Davos, e da un suo collaboratore: Thierry Malleret  direttore del Global Risk Network, che opera all'interno del WEF

Un libro scritto e preparato nel 2017 in vista del prossimo meeting di Davos, che solitamente si tiene a gennaio, rinviato però a metà maggio 2021 (dal 18 al 21) a causa della pandemia, con sede non più a Davos, ma a Burgenstock, cittadina vicino a Lucerna.

Questa nuova bibbia dei supermiliardari non cela affatto il cinismo, ma usa un linguaggio chiaro, perfino spietato: «Molti si chiedono quando torneremo alla normalità. La risposta è concisa: mai. 

Ci sarà per sempre un'epoca di 'prima del Coronavirus' e 'dopo il Coronavirus'. 

Il peggio della pandemia deve ancora venire». Ancora: «Affronteremo le sue ricadute per anni e molte cose cambieranno per sempre. 

Ha provocato sconvolgimento economici di proporzioni monumentali, e continuerà a farlo. Nessuna azienda sarà in grado di evitare l'impatto dei cambiamenti futuri. 

O tutti si adatteranno all'Agenda del Great Reset, o non sopravviveranno. Milioni di aziende rischiano di scomparire, soprattutto quelle di dimensioni piccole. Soltanto poche saranno abbastanza forti da sopportare il disastro».

Grazie alla blogger francese, Virginie Février, che ha fatto una sintesi del rapporto citando i passaggi più incisivi, è possibile capire che cosa Schwab e Malleret intendono per grande riassetto: «Alcuni industriali e alcuni quadri superiori rischiano di confondere il reset con un reinizio. 

Ma non sarà un reinizio, non può succedere. 

Le misure di distanziamento sociale e fisico rischiano di persistere ben al di là della scomparsa della pandemia. E questo servirà per giustificare la decisione di numerose aziende nei più svariati settori di accelerare l'automatizzazione. Non è affatto sicuro che la crisi del Covid-19 faccia pendere la bilancia a favore del lavoro contro il capitale. Politicamente e socialmente sarebbe possibile, ma il dato tecnologico cambia tutto».

Così, ecco qualche squarcio illuminante sui cambiamenti attesi per il futuro: «Fino all'86% dei posti di lavoro nella ristorazione, il 75% dei posti di lavoro nel commercio al dettaglio e il 59% dei posti di lavoro nei giochi e divertimenti potrebbero essere automatizzati entro il 2035. Fino al 75% dei ristoranti indipendenti potrebbero non sopravvivere al confinamento e alle misure di distanziamento sociale ulteriori. Nessuna industria o azienda sarà risparmiata».

Le ricadute sul modo di governare l'economia investiranno tutti i paesi, costringendo i governi a prenderne atto, fermo restando un principio cardine per il club di Davos: «La governance mondiale è al cuore di tutte le altre questioni». 

È facile prevedere che una frase simile scatenerà i cosiddetti «complottisti», che da anni vedono nel World economic forum il fautore di un Nuovo ordine mondiale, dove a comandare saranno, più di oggi, le élites del potere finanziario. 

Ma il rapporto di Schwab e Malleret se ne infischia dei complottisti, e va giù piatto: «La tirannia della crescita del PIL finirà. La fiscalità aumenterà. Come nel passato, la logica sociale e la giustificazione politica alla base degli aumenti delle imposte saranno basati sulla narrativa dei 'paesi in guerra' (ma questa volta contro un nemico invisibile)». Risultato: la classe media sarà spolpata, mentre aumenteranno i redditi di cittadinanza.

Confermando quanto è già accaduto con i primi lockdown, il rapporto del WEF vede lo statalismo in crescita: «Il controllo pubblico delle aziende private aumenterà. Le aziende non aderiranno a queste misure perché le considerano 'buone', ma piuttosto perché il prezzo da pagare per non sottomettersi sarà troppo alto in termini di collera dei militanti». Quali militanti? 

Ovvio: i giovani che, come Greta Thunberg, scendono in piazza per il clima, o quelli che lo fanno per i diritti sessuali. È su di loro che i supermiliardari di Davos contano per fare passare la loro nuova dottrina: «L'attivismo dei giovani aumenta nel mondo, essendo rivoluzionato dalle reti sociali che accentuano la mobilitazione a un livello che sarebbe stato impossibile precedentemente

Assume diverse forme, dalla partecipazione politica non istituzionale alle manifestazioni e proteste, e affronta questioni diverse, come il cambiamento climatico, le riforme economiche, la parità dei sessi e i diritti LGBT

La nuova generazione è fermamente all'avanguardia del cambiamento sociale. Non ci sono dubbi che sarà il catalizzatore del cambiamento sociale e una fonte di slancio critico per il Great Reset».

Gli unici ostacoli, conclude il rapporto, saranno il sovranismo e la religione, «un miscuglio tossico», che è così descritto: «Con il lockdown, il nostro attaccamento ai prossimi si è potenziato con un sentimento rinnovato di apprezzamento per tutti noi che amiamo: la famiglia e gli amici

Ma il lato non considerato, è lo scaturire di sentimenti patriottici e nazionalistici, sempre più forti, con considerazioni religiose ed etniche preoccupanti. 

Thursday, November 19

COVID-19 IN ITALY: “RESOLUTION OF NATIONAL IMPORTANCE”


MAIN INTRODUCTIONS FOR DUMMIES

"The accuser first and the defendant second intervene with a single speech; [...] begin the investigation, with an adequate analysis of the facts exposed. All citizens [...] listen carefully". Plato, The Laws

The publicity of court proceedings protects defendants  against secret justice: does Italian COVID 19 regulation regarding cloud doors respect the rule of Law? 

1. State of emergency: legal framework in Italy

States of emergency pose the most significant challenges to the safeguarding of fundamental rights and civil liberties: strengthening of the executive power to the detriment of judicial authority and parliamentary oversight, absence of effective domestic mechanisms of supervision of the executive power, replacement of the judicial role with police operations represent a symptom of how prolonged emergencies lead to the eclipse of legal certainty and may cause the rapid and irreversible degradation of the rule of law.

The outbreak of the Covid-19 – first detected in China at the end of 2019 and then spread in at least 90 countries – triggered an epidemic (which evolved into a pandemic); the World Health Organisation, on 30 January 2020, declared an international public health emergency

Soon after that, the governments of many Countries in the world issued a declaration of emergency, among them Italy:  on 31 January 2020, the Italian Government formally declared the state of emergency pursuant to Legislative Decree 1/2018 (Civil Protection Code) recognizing that Covid-19 disease has to be considered as “emergency of national importance connected with natural origin or man-made disasters which, by reason of their intensity or extension, must, with immediate intervention, be faced with extraordinary means and powers to be employed during limited and predefined periods of time pursuant to Art. 24.”.

Article 24 of Civil Protection Code (“RESOLUTION ON THE STATE OF EMERGENCY OF NATIONAL IMPORTANCE”), rules that the Council of Ministers can declare the state of national emergency, which has to be limited in its duration (12 + 12 months maximum) and determine  its territorial extension, with reference to the nature and quality of events; the declaration of emergency authorises the issue of civil protection orders, which can be adopted “in derogation to any current provision, within the limits and with the methods indicated in the resolution on the state of emergency and in compliance with the general principles of the legal system and the European Union rules”.

Italian Civil Protection Code legislation does not explicitly empower the Government to limit rights and freedoms. 

Since the Italian Constitution rules that restrictions to (some of the) fundamental freedoms cannot be enacted nor regulated by sources other than laws and acts having the force of law, on 23 February 2020, Decree Law n.6 was issued, containing emergency provisions in order to limit infection due to the Covid-19 Virus, granting the “competent authorities” with the power to order “any appropriate restrictive measure” on those living in affected areas. 

Initially, only 10 municipalities in Lombardy and one in Veneto were declared red areas; rapidly, measures were extended to thewhole Lombardy and 14 provinces of other Regions, and finally  on 9 March 2020,restrictive measures applying to “red areas” have been extended to the entire Italian territory until 3 April 2020 by the head of the Italian Government, the President of the Council of Ministers, through an administrative order called “Decree of the President of the Council of Ministers” (DPCM).

Essentially, as a result of the emergency legislation, the whole Country is in lockdown: citizens are prevented from leaving their homes, except for “well grounded work-related reasons or situations of need or movements for health reasons”.

At the same time, school and university activities as well as public events and sport competitions are suspended nation-wide; the closure of museums, cultural centres and sport facilities has been ordered, as well as any non-essential commercial activity; stores different form pharmacies and supermarkets are closed; trains and public transport are limited, religious ceremonies, including funeral ceremonies, are suspended.

More and more restrictions are being currently applied on a day-by-day basis: the rollout of the new restrictions has been chaotic, as they come from many different sources, including decrees or orders of different Ministers (Minister of Economics and Finance, Minister of Health, Minister of Interior), Head of Government, Presidents of Regions or Autonomous provinces, City Mayors, Civil Protection Department. ..

On 25 March 2020 Decree Law n. 19 has been enacted by the government, trying to put restrictions in order and introducing new sanctions for who does not respect same restrictions.

These measures were described as the largest lockdown in the history of Europe[8]: in fact, they establish unprecedented limitations to individual freedom and rights for a non-authoritarian regime.

Lockdown affects, inter alia, fundamental principles of the Italian democracy, such as liberty, freedom of movement, freedom of assembly, freedom to profess one’s religious belief; free enterprise is strongly impacted as well; the right to education may also be impaired, and the right to privacy may be affected by (announced)  use of surveillance technologies (such as cell-phone location tracking,  advanced video analytics, and biometric surveillance)

 2. Criminal justice and Covid-19 disease: emergency rules and fair trail rights

The Coronavirus pandemic has upended the day-by-day operations of the Italian justice system, raising significant questions regarding the limits of derogatory regulations in emergency situations.

Limiting the present analysis on the impact of the lockdown on criminal justice, it has to be said that, so far,  two Decree Laws and three DPMC have been enacted.

Focusing on the most recent provision, i.e. Decree Law No. 18 of 17 March 2020, it contains – among other provisions - specific rules about procedural criminal justice in the Covid-19 emergency[12]: there are mandatory rules, which apply by law until 15 April 2020, and rules that could be enacted by Courts on a discretional basis in the period between 16 April  and  30 June 2020.

For the emergency period until 15 April 2020, such legislation rules:

.-automatic rescheduling of every hearing and postponement of deadlines in criminal proceedings[13], except specific hearings – which will be held in closed court- such as juvenile criminal justice hearings, habeas corpus hearings in case of arrest by Police forces or hearings with defendants in pre-trial detention if the accused or the defence lawyer file a specific request to held the hearing, urgent evidentiary hearings suspension of the limitation period in criminal proceedings (noting that limitation periods are a part of substantive criminal law in the Italian system);

.-suspension of all procedural time limits, including deadlines for the notification of proceedings before the Court, enforcement and appeal procedures;

.-derogation of personal notification to the defendant of rescheduled hearing;

.-limitation of public access to court offices and courtrooms (see Closed doors, virus infects Italian criminal trial;

.-limitations for inmates regarding family (visits and contact to external world (including parole benefits);

.-limitation to access to the lawyer for inmates;

.-improving home detention for inmate swith less than 18 months to serve in order to relief the overcrowded Italian prisons.

If the existence of emergency situations may require authorities to take measures that normally diverge from the standard human rights protections afforded under the “European system”, it has to be recognized that some of said provisions do impact on fundamental criminal justice rights as well as on fair trial rights, such as reasonable length of proceeding,  access to a lawyer, effective participation in the proceeding, publicity of the hearing, right to be present at the hearing, preparation of the defence, right  to have  lawfulness  of detention  decided  speedily by  a  court (being postponed the duty to deliver the reasons in appeals proceedings about pre-trial detention).

3.Criminal justice and Covid-19 disease: sanctions

The breach of any disease containment measure constituted - in a first period -  a criminal offense: Decree Law of 23 February 2020, n. 6 established that failure to comply with any of the containment measures shall be punished with detention up to 3 months or with a fine up to EUR 206,00  pursuant to Article 650 of the Italian Criminal Code (“non-compliance with the Authority's provisions”). 

Additionally, individuals who have been tested positive to the Coronavirus and defy mandatory quarantine can be prosecuted pursuant to Articles 438 or 452 of the Criminal Code, with penalties up to life imprisonment.

On March, 25, a new Decree Law has been approved by the Council of Ministers, imposing an administrative fine up to €4.000 for who does not respect the emergency contenitive measures. Criminal sanctions have been explicetely excluded, except for who was not respecting "quarantine" for being positive for COVID-19 virus (but the law still does not rule about the reqistrements and guarantees of the imposing order of quarateine: since it is a restriction of personal liberty, Italian Constitution requestes a judiciary order and cases manner has to be provided by law).

The main problem is represented by the overlapping of information / over regulation from different sources and the complexity of prescribed measures: among the regulations provided by the Government (decrees of the President of the Council of Ministers, of Ministry of Health and Ministry of Interior), many other  local authorities have enacted containment measures, such as Presidents of Regions / Autonomous Provinces, or even City Mayors. 

The partition of authority between regional and national officials has not only caused political tensions among the authorities themselves, but it resulted in different regulations, which do not allow legal certainty, a general principle of European Union and Conventional law. The international standard in this regard rules that an individual  must  be able at least to be aware of which acts and/or omissions  will  make him/her  criminally  liable and  what  penalty will  be  applied for  the  act committed and/or  omission.

This confusion may be one of the reasons of the impressive result of police monitoring: from 11 to 23 March 2020 over 2.000.000 people have been questioned by police about the reason of their presence in public and almost 100.000 of them have been investigated.

4. Conclusions

No question about the need for containing emergency measures, since it is crucially urgent to postpone the peak outbreak, in order not to burden healthcare facilities.

But any emergency legislation is always a risk to the rule of law, because it has to be kept in mind that once a precedent to any kind of derogation of a fundamental right has been set, who can rule out the possibility that the same restrictions on fundamental rights will be reactivated again in the future in the name of another supposed emergency?

And: 

someone may remember the metaphor of the boiled frog. If it is put suddenly into boiling water, it will jump out, but if the frog is put in tepid water which is then brought to a boil slowly, it will not perceive the danger and will be cooked to death. Risk is that we get used to ‘temporary’ restrictions on fundamental rights, so that they become dangerously .. permanent.

That’s why we have stay vigilant and defend the right to health as well as the other fundamental rights, preventing that the virus infects the rule of law. 

That’s why we must stay vigilant and protect the right to health as well as the rule of law, and prevent the virus from infecting the rule of law.

and now we speech about:

Tedros Adhanom Ghebreyesus, World Health Organisation (WHO)

The publicity of court proceedings protects defendants  against secret justice, which is beyond the control of the public, and is also a means of preserving trust in judges, thus helping to achieve a fair trial. 

The question is:"Does the Covid19 disease infect the rule of Law in Italy?

Remember that: "Viruses can have more powerful consequences than any terrorist action". As, closed doors, virus infects Italian criminal trial and Criminal proceedings always in Chambers with closed doors: does Italian COVID 19 emergency legislation respect the right to a fair trial?

1. Introduction

As is well known, with the legislative decree of 17 March 2020, n. 18 (so-called "Cura Italia" decree), published in the Official Gazette n. 70 of 17.3.2020, extraordinary edition, and immediately came into force, the Government has returned to regulate, among others, the matter of carrying out judicial activity in the current context of health emergency due to the spread of Covid-19; to this measure has been added the d. l. 8 April 2020, n. 23, in force since 9 April 2020; the decree was converted, with amendments, by Law 24 April 2020 n. 27 on "measures to strengthen the National Health Service and economic support for families, workers and businesses related to the epidemiological emergency by COVID-19. Extension of the deadlines for the adoption of legislative decrees (so-called Care Italy Decree)".

Given the indisputable need to urgently regulate the matter, in order to protect public and individual health and also contain the possible negative effects of the epidemic on the regular course of criminal proceedings, it was noted (1) that the legislation in question does not fail to raise some questions: the underlying theme is of course that of the relationship between the right to health, understood in its dual individual and collective dimension under Art. 32 of Italian Constitution, procedural guarantees and the efficiency of judicial activity, all of which have constitutional status and are called into question by emergency legislation.

Before dealing with the examination of some critical aspects underlying the legislation, with particular reference to the derogation ex lege of the publicity of the trial, it should be remembered that the discipline was initially entrusted to art. 83 of the measure; with specific regard to the effects of the decree law in question on criminal proceeding, it is confirmed the adoption of two different bands of measures, according to a logic already used in the legislative decree of 8 March and for which

1.a) to a first group of general interventions uniformly extended to the whole national territory is added the possibility that the heads of the judicial offices adopt, both until 11 May and afterwards, the individual prescriptions contained in the list contained in paragraph 7 of the article.

With regard to the performance of non-suspended judicial activity, in addition to the possibility of adoption, pursuant to paragraph 5, of certain specific measures by the heads of judicial offices, it should be noted the possibility, established in paragraph 12 and already provided for in Legislative Decree 11/2020, of recourse to remote participation in hearings by persons detained, interned or remanded in custody.

(2.a) Hearings behind closed doors, a problem for democracy

With specific reference to the publicity of the hearing, Article 83/7 (e) provides for "the celebration behind closed doors, pursuant to Article 472, paragraph 3, of the Code of Criminal Procedure, of all public criminal hearings or individual hearings and, pursuant to Article 128 of the Code of Civil Procedure, of public civil hearings".

The letter of the relevant provision provides therefore (as an alternative to the remote procedure, which also raises perplexity with respect to the so-called fair trial) would indicate that the hearing in presence must always be held behind closed doors, almost as if to imply a "superordinate interest of public health and national security"; however, it is allowed here to raise doubts about the constitutional and conventional legitimacy of the emergency provision to the extent that it does not allow the judge to assess the need to proceed behind closed doors case by case (for example, only when there is a danger of assembly in the public).

(2.b) Italian ordinary discipline in internal regulations 

According to the art. 473 c.p.p., headed "order to proceed to closed doors", in the cases previewed from the art. 472, the judge, heard the parties, arranges, with order pronounced in public hearing, that the hearing or some moments of it take place behind  closed doors.

These are, in summary, cases in which the publicity may be harmful to morality or, may involve the dissemination of information to be kept secret in the interest of the State or prejudice to the confidentiality of witnesses or private parties with regard to facts that are not the subject of the criminal charge; the judge also provides that the hearing or some acts of it take place behind closed doors in sexual offenses against minors, when there are public demonstrations that disturb the regular running of hearings, when it is necessary to safeguard the safety of witnesses or defendants or - precisely - when the publicity may harm "public hygiene".


The nature of exceptions to the advertising principle proper to the collective limits set forth in Article 472 of the Italian Criminal Code is reflected in the form of the provision that provides them: the order to proceed behind closed doors is pronounced by order, formal act, extrinsic typical of the decision-making powers of the Judge, which must be motivated under penalty of nullity (Article 125 of the Italian Criminal Code).

The order ordering that the hearing or some acts of it be held behind closed doors is revoked, in the same manner in which it was issued, when the reasons for the order cease to exist (art. 473/1 c.p.c.): the "provisional" nature of the order is therefore a consequence of this, in the sense that the preclusive effectiveness of its own publicity can legitimately be expressed as long as the reasons for secrecy that justified it remain. Once the latter have ceased to exist, it must be revoked, in the same manner in which it was issued, i.e. by order issued in public hearing, then before the public readmitted to the courtroom, after hearing the parties.

On the other hand, an express revocation is not necessary when the order has ordered the doors to be closed for the completion of certain debating acts. In this case the general rule of publicity automatically regains force once the acts for which it was necessary to proceed with closed doors have been concluded.

The violation of the rules governing the adoption of the ordinance ex art. 473/1 c.p.p., determines the nullity of entire trial.

In this regard, however, different hypotheses can be outlined depending on whether the defect is related to the training procedure of the measure, or the substantive assumptions of the same.

From the first point of view, the order is null and void in two cases: when it lacks the motivation (Art. 125/3 of the Criminal Code) and when it was issued without the prior consultation of the parties. While in the first case there is relative nullity (Art. 181 of the Criminal Code), in the second case, since a provision (Art. 473, para. 1) is violated that concerns the intervention of the parties in the proceedings (Art. 178/1, letter b and e of the Criminal Code), there is an intermediate nullity (Art. 180 of the Criminal Code).

The measure that provides for the closure of the doors is then null and void, pursuant to Article 471/1 of the Italian Criminal Code, when it is adopted outside the cases absolutely indicated by Article 472. It was stated, on this point, that in order to avoid nullity, a simple reference to one of the cases referred to in Article 472 is not sufficient, requiring, instead, "the actual existence of the conditions of fact that constitute the substratum of the exceptions provided for", since the discretion of the Judge in the assessment of these conditions cannot extend to "make the measures based on circumstances that clearly do not exist" (so comment on the Code of Criminal Procedure, Wolters Kluwer, sub 372, with doctrinal references).

With regard to the nature of this nullity, the doctrine and a majority jurisprudence are in agreement in considering it to be of a relative nature, as such declarable only if the defendant raises the question and is subject to the terms and limits of deductibility set out in Articles 181 and 182 of the Italian Criminal Code. 

With regard to the appeal against the order ordering the closing of the doors, despite the silence kept on the point by art. 473, the general rule set forth in art. 586 It. criminal procedure code is considered applicable, according to which, when it is not otherwise established by law, the orders issued in the hearing can be appealed only with the appeal against the final judgment.

(2.c) The ordinary discipline in the conventional perspective

The regime of the hearing behind closed doors, applicable only for "questions of a technical nature that can be satisfactorily regulated only on the basis of the file" (judgment of the European Convention of Human Rights  of 10 April 2012, Lorenzetti v. Italy) seems to be incompatible with supranational principles, such as Article 14, paragraph 1, UN Covenant, which provides for the guarantee of publicity of judicial proceedings, also enshrined in Article 6, paragraph 1, of the ECHR, as interpreted by the European Court of Human Rights, and, consequently, with Article 117, first paragraph, Italian Constitution, with respect to which the above mentioned conventional provision is known to have an additional value, as an "interposed norm".

Article 6, paragraph 1, of the ECHR states - for the conferring party - that "every person has the right to have his case examined [...], publicly and within a reasonable time by an independent and impartial tribunal [...]. ]", also ruling that "the judgment must be rendered publicly, but access to the courtroom may be prohibited to the press and the public during all or part of the trial in the interest of morals, public order or national security in a democratic society, when the interests of children or the protection of the privacy of the parties to the proceedings so require, or, to the extent deemed strictly necessary by the court, when in special circumstances publicity might prejudice the interests of justice". Moreover, the European Court of Human Rights itself has already had the opportunity to consider as contrary to the above mentioned conventional guarantee certain judicial procedures which the Italian law provided for hearings in chambers.

This has happened, in particular, with regard to the procedure for the application of preventive measures (judgment of 13 November 2007, Bocellari and Rizza v. Italy, in the wake of which judgment of 26 July 2011, Paleari v. Italy; judgment of 17 May 2011, Capitani and Campanella v. Italy; judgment of 2 February 2010, Leone v. Italy; judgment of 5 January 2010, Bongiorno and others v. Italy; judgment of 8 July 2008, Perre and others v. Italy) and the procedure for the reparation of unjust imprisonment (judgment of 10 April 2012, Lorenzetti v. Italy).

The European Court has reached this conclusion recalling its constant jurisprudence, according to which the publicity of judicial procedures protects persons subject to jurisdiction against secret justice, which is beyond the control of the public, and is also a means to preserve trust in judges, thus contributing to the achievement of the purpose of Article 6, paragraph 1, of the ECHR, the fair trial.

As the exceptions provided for in the second part of the rule testify, this does not prevent, in absolute terms, the judicial authorities from derogating from the principle of publicity of the hearing.

The European Court itself has, on the other hand, held that certain exceptional situations, relating to the nature of the issues to be dealt with - such as, for example, the "highly technical" nature of the litigation - may justify dispensing with a public hearing. In any case, however, the hearing in camera, for all or part of its duration, must be "strictly imposed by the circumstances of the case".

As pointed out by the Italian Constitutional Court with the above mentioned judgments n. 93 of 2010 and n. 135 of 2014, the conventional rule, as interpreted by the European Court, does not conflict with the protections offered by our Constitution (hypothesis in which the rule itself would remain unsuitable to integrate the parameter of art. 117, first paragraph, Cost.), but is, indeed, in substantial agreement with them. The absence of an explicit reference, in fact, does not affect the constitutional value of the principle of publicity of judicial hearings, which is also enshrined in other international charters of fundamental rights.

The publicity of the judgement - especially the criminal one - represents, in fact, a principle inherent in a democratic system (ex plurimis, judgements n. 373 of 1992, n. 69 of 1991 and n. 50 of 1989, It. Constitutional Court). The principle has no absolute value, since it can be surrendered in the presence of particular justifying reasons, provided, however, that they are objective and rational (judgment no. 212 of 1986), and, in the case of criminal proceedings, linked to the need to protect assets of constitutional importance (judgment no. 12 of 1971).

The Strasbourg Court, in turn, recalls that the publicity of the proceedings of the judicial bodies referred to in Article 6 § 1 protects the defendant against a secret justice that is beyond the control of the public (see, Riepan v. Austria, no. 35115/97, § 27, CEDH 2000 XII); it is also one of the means of preserving confidence in the courts and tribunals. With the transparency it confers on the administration of justice, it helps to achieve the aim of article 6 § 1: the fair trial, whose guarantee is included among the principles of every democratic society under the Convention (see, among many others, Tierce and others c. Saint-Marin, nº 24954/94, 24971/94 and 24972/94, §92, CEDH 2000 IX).

Article 6§1 does not, however, pose any obstacle to the judicial authorities deciding, in view of the particularities of the case before them, to derogate from this principle: according to this very provision, "entry into the courtroom may be prohibited to the press and the public for all or part of the trial in the interests of morality, public order or national security in a democratic society, when the interests of minors or the protection of the life of the parties to the proceedings so require, or to the extent deemed strictly necessary by the court, when in special circumstances publicity could harm the interests of justice"; the hearing behind closed doors, with total or partial closure, must then be strictly imposed by the circumstances of the case (see, for example, mutatis mutandis, the Diennet c judgment. France, of 26 September 1995, Series A nº 325-A, §34) .

(3.a) Italian COVID19 emergency regulation. 

The rule that would oblige the national judge to always conduct the hearing behind closed doors clashes with the outlined principles; the protection of the health of the participants in the hearing could, however, easily be achieved through the adoption of measures less restrictive of the closure of the hearing, such as the obligation to adopt safety distances, the obligation to wear facial masks and the containment of the number of spectators/journalists present in the courtroom. 

The total and indiscriminate closure of the courtroom seems to be an excessive, as well as unjustified, restriction of the right of the defendant to a fair trial; it should be noted, however, that in the cases provided for by Article 472/3 of the Italian Criminal Code, when, in other words, proceedings are conducted behind closed doors according to the "ordinary" rules also for reasons of public hygiene, due to public demonstrations that disturb the regular conduct of the hearing or in order to safeguard the safety of witnesses or defendants, the Judge may (must?) allow the presence of journalists, a presence which is excluded by the emergency regulations (which do not even provide for the use of modern technology to ensure the necessary participation of public opinion, e.g. through links to communicate only to accredited journalists or by providing streaming on web platforms). 

Therefore, it will be up to the defense to request that the hearing be held in the form of a public hearing, raising the relative objection of nullity that has to be raised in appeals stage as well; in alternative, defense has to urge teen judge to raise question of constitutional legitimacy of the art. 83/7 (e) DL March 17, 2020, n.18, Measures to strengthen the National Health Service and economic support for families, workers and businesses related to the epidemiological emergency by COVID-19, converted with amendments by Law April 24, 2020, n. 27, with reference to Article 117 of the Constitution as an interposed parameter of Article 6 ECHR.

NOTE: 

(1) Please refer to Giulia Picaro, THE VIRUS IN THE CRIMINAL PROCESS. PROTECTION OF HEALTH, PROCESSUAL GUARANTEES AND EFFICIENCY OF JUDICIAL ACTIVITIES IN DECREE LAW Nos. 18 AND 23 OF 2020, sistema penale17.4.2020.

Tuesday, November 17

UBI MAJOR MINOR CESSAT


 

OPEN LETTER TO DONALD J. TRUMP PRESIDENT OF U.S.A.




        Mr. President,

In recent months we have been witnessing the formation of two opposing sides that I would call Biblical: the children of light and the children of darkness. The children of light constitute the most conspicuous part of humanity, while the children of darkness represent an absolute minority. 

And yet the former are the object of a sort of discrimination which places them in a situation of moral inferiority with respect to their adversaries, who often hold strategic positions in government, in politics, in the economy and in the media. In an apparently inexplicable way, the good are held hostage by the wicked and by those who help them either out of self-interest or fearfulness.

These two sides, which have a Biblical nature, follow the clear separation between the offspring of the Woman and the offspring of the Snake. On the one hand there are those who, although they have a thousand defects and weaknesses, are motivated by the desire to do good, to be honest, to raise a family, to engage in work, to give prosperity to their homeland, to help the needy, and, in obedience to the Law of God, to merit the Kingdom of Heaven. 

On the other hand, there are those who serve themselves, who do not hold any moral principles, who want to demolish the family and the nation, exploit workers to make themselves unduly wealthy, foment internal divisions and wars, and accumulate power and money: for them the fallacious illusion of temporal well-being will one day – if they do not repent – yield to the terrible fate that awaits them, far from God, in eternal damnation.

In society, Mr. President, these two opposing realities co-exist as eternal enemies, just as God and Satan are eternal enemies. And it appears that the children of darkness – whom we may easily identify with the deep state which you wisely oppose and which is fiercely waging war against you in these days – have decided to show their cards, so to speak, by now revealing their plans

They seem to be so certain of already having everything under control that they have laid aside that circumspection that until now had at least partially concealed their true intentions. The investigations already under way will reveal the true responsibility of those who managed the Covid emergency not only in the area of health care but also in politics, the economy, and the media

We will probably find that in this colossal operation of social engineering there are people who have decided the fate of humanity, arrogating to themselves the right to act against the will of citizens and their representatives in the governments of nations.

We will also discover that the riots in these days were provoked by those who, seeing that the virus is inevitably fading and that the social alarm of the pandemic is waning, necessarily have had to provoke civil disturbances, because they would be followed by repression which, although legitimate, could be condemned as an unjustified aggression against the population. 

The same thing is also happening in Europe, in perfect synchrony. It is quite clear that the use of street protests is instrumental to the purposes of those who would like to see someone elected in the upcoming presidential elections who embodies the goals of the deep state and who expresses those goals faithfully and with conviction. 

It will not be surprising if, in a few months, we learn once again that hidden behind these acts of vandalism and violence there are those who hope to profit from the dissolution of the social order so as to build a world without freedom: Solve et Coagula, as the Masonic adage teaches.

Although it may seem disconcerting, the opposing alignments I have described are also found in religious circles. There are faithful Shepherds who care for the flock of Christ, but there are also mercenary infidels who seek to scatter the flock and hand the sheep over to be devoured by ravenous wolves

It is not surprising that these mercenaries are allies of the children of darkness and hate the children of light: just as there is a deep state, there is also a deep church that betrays its duties and forswears its proper commitments before God. Thus the Invisible Enemy, whom good rulers fight against in public affairs, is also fought against by good shepherds in the ecclesiastical sphere. It is a spiritual battle, which I spoke about in my recent Appeal which was published on May 8.

For the first time, the United States has in you a President who courageously defends the right to life, who is not ashamed to denounce the persecution of Christians throughout the world, who speaks of Jesus Christ and the right of citizens to freedom of worship. 

Your participation in the March for Life, and more recently your proclamation of the month of April as National Child Abuse Prevention Month, are actions that confirm which side you wish to fight on. And I dare to believe that both of us are on the same side in this battle, albeit with different weapons.

For this reason, I believe that the attack to which you were subjected after your visit to the National Shrine of Saint John Paul II is part of the orchestrated media narrative which seeks not to fight racism and bring social order, but to aggravate dispositions; not to bring justice, but to legitimize violence and crime; not to serve the truth, but to favor one political faction. 

And it is disconcerting that there are Bishops – such as those whom I recently denounced – who, by their words, prove that they are aligned on the opposing side. They are subservient to the deep state, to globalism, to aligned thought, to the New World Order which they invoke ever more frequently in the name of a universal brotherhood which has nothing Christian about it, but which evokes the Masonic ideals of those want to dominate the world by driving God out of the courts, out of schools, out of families, and perhaps even out of churches.

The American people are mature and have now understood how much the mainstream media does not want to spread the truth but seeks to silence and distort it, spreading the lie that is useful for the purposes of their masters. However, it is important that the good – who are the majority – wake up from their sluggishness and do not accept being deceived by a minority of dishonest people with unequivocal purposes. 

It is necessary that the good, the children of light, come together and make their voices heard. What more effective way is there to do this, Mr. President, than by prayer, asking the Lord to protect you, the United States, and all of humanity from this enormous attack of the Enemy? Before the power of prayer, the deceptions of the children of darkness will collapse, their plots will be revealed, their betrayal will be shown, their frightening power will end in nothing, brought to light and exposed for what it is: an infernal deception.

Mr. President, my prayer is constantly turned to the beloved American nation, where I had the privilege and honor of being sent by Pope Benedict XVI as Apostolic Nuncio. In this dramatic and decisive hour for all of humanity, I am praying for you and also for all those who are at your side in the government of the United States. I trust that the American people are united with me and you in prayer to Almighty God.

United against the Invisible Enemy of all humanity, I bless you and the First Lady, the beloved American nation, and all men and women of good will.

                                                        + Carlo Maria Viganò

Titular Archbishop of Ulpiana

Former Apostolic Nuncio to the United States of America

Sunday, November 15

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DONALD J. TRUMP

 

                                                     LETTERA APERTA

al Presidente degli Stati Uniti d’America

Donald J. Trump

Domenica, 25 Ottobre 2020

Solennità di Cristo Re


Signor Presidente,

mi consenta di rivolgermi a Lei, in quest’ora in cui le sorti del mondo intero sono minacciate da una cospirazione globale contro Dio e contro l’umanità. Le scrivo come Arcivescovo, come Successore degli Apostoli, come ex-Nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America. Le scrivo nel silenzio delle autorità civili e religiose: voglia accogliere queste mie parole come la "VOCE DI UNO CHE GRIDA NEL DESERTO Gv.1,23"

Come ho avuto modo di scriverLe nella mia Lettera dello scorso Giugno, questo momento storico vede schierate le forze del Male in una battaglia senza quartiere contro le forze del Bene; forze del Male che sembrano potenti e organizzate dinanzi ai figli della Luce, disorientati e disorganizzati, abbandonati dai loro capi temporali e spirituali.

Sentiamo moltiplicarsi gli attacchi di chi vuole demolire le basi stesse della società: la famiglia naturale, il rispetto per la vita umana, l’amore per la Patria, la libertà di educazione e di impresa. Vediamo i capi delle Nazioni e i leader religiosi assecondare questo suicidio della cultura occidentale e della sua anima cristiana, mentre ai cittadini e ai credenti sono negati i diritti fondamentali, in nome di un’emergenza sanitaria che sempre più si rivela come strumentale all’instaurazione di una disumana tirannide senza volto.

Un piano globale, denominato Great Reset, è in via di realizzazione. Ne è artefice un’élite che vuole sottomettere l’umanità intera, imponendo misure coercitive con cui limitare drasticamente le libertà delle persone e dei popoli. In alcune nazioni questo progetto è già stato approvato e finanziato; in altre è ancora in uno stadio iniziale. Dietro i leader mondiali, complici ed esecutori di questo progetto infernale, si celano personaggi senza scrupoli che finanziano il World Economic Forum e l’Event 201, promuovendone l’agenda.

Scopo del Great Reset è l’imposizione di una dittatura sanitaria finalizzata all’imposizione di misure liberticide, nascoste dietro allettanti promesse di assicurare un reddito universale e di cancellare il debito dei singoli. Prezzo di queste concessioni del Fondo Monetario Internazionale dovrebbe essere la rinuncia alla proprietà privata e l’adesione ad un programma di vaccinazione Covid-19 e Covid-21 promosso da Bill Gates con la collaborazione dei principali gruppi farmaceutici. Aldilà degli enormi interessi economici che muovono i promotori del Great Reset, l’imposizione della vaccinazione si accompagnerà all’obbligo di un passaporto sanitario e di un ID digitale, con il conseguente tracciamento dei contatti di tutta la popolazione mondiale. Chi non accetterà di sottoporsi a queste misure verrà confinato in campi di detenzione o agli arresti domiciliari, e gli verranno confiscati tutti i beni.

Signor Presidente, immagino che questa notizia Le sia già nota: in alcuni Paesi, il Great Reset dovrebbe essere attivato tra la fine di quest’anno e il primo trimestre del 2021. A tal scopo, sono previsti ulteriori lockdown, ufficialmente giustificati da una presunta seconda e terza ondata della pandemia. Ella sa bene quali mezzi siano stati dispiegati per seminare il panico e legittimare draconiane limitazioni delle libertà individuali, provocando ad arte una crisi economica mondiale. 

Questa crisi serve per rendere irreversibile, nelle intenzioni dei suoi artefici, il ricorso degli Stati al Great Reset, dando il colpo di grazia a un mondo di cui si vuole cancellare completamente l’esistenza e lo stesso ricordo. 

Ma questo mondo, Signor Presidente, porta con sé persone, affetti, istituzioni, fede, cultura, tradizioni, ideali: persone e valori che non agiscono come automi, che non obbediscono come macchine, perché dotate di un’anima e di un cuore, perché legate tra loro da un vincolo spirituale che trae la propria forza dall’alto, da quel Dio che i nostri avversari vogliono sfidare, come all’inizio dei tempi fece Lucifero con il suo «non serviam».

Molti – lo sappiamo bene – considerano con fastidio questo richiamo allo scontro tra Bene e Male, l’uso di toni “apocalittici”, che secondo loro esasperano gli animi e acuiscono le divisioni. Non c’è da stupirsi che il nemico si senta scoperto proprio quando crede di aver raggiunto indisturbato la cittadella da espugnare. C’è da stupirsi invece che non vi sia nessuno a lanciare l’allarme. La reazione del deep state a chi denuncia il suo piano è scomposta e incoerente, ma comprensibile. Proprio quando la complicità dei media mainstream era riuscita a rendere quasi indolore e inosservato il passaggio al Nuovo Ordine Mondiale, vengono alla luce inganni, scandali e crimini.

Fino a qualche mese fa, sminuire come «complottisti» coloro che denunciavano quei piani terribili, che ora vediamo compiersi fin nei minimi dettagli, era cosa facile. Nessuno, fino allo scorso febbraio, avrebbe mai pensato che si sarebbe giunti, in tutte le nostre città, ad arrestare i cittadini per il solo fatto di voler camminare per strada, di respirare, di voler tenere aperto il proprio negozio, di andare a Messa la domenica. 

Eppure avviene in tutto il mondo, anche in quell’Italia da cartolina che molti Americani considerano come un piccolo paese incantato, con i suoi antichi monumenti, le sue chiese, le sue incantevoli città, i suoi caratteristici villaggi. E mentre i politici se ne stanno asserragliati nei loro palazzi a promulgare decreti come dei satrapi persiani, le attività falliscono, chiudono i negozi, si impedisce alla popolazione di vivere, di muoversi, di lavorare, di pregare. Le disastrose conseguenze psicologiche di questa operazione si stanno già vedendo, ad iniziare dai suicidi di imprenditori disperati, e dai nostri figli, segregati dagli amici e dai compagni per seguire le lezioni davanti a un computer.

Nella Sacra Scrittura, San Paolo ci parla di «colui che si oppone» alla manifestazione del mistero dell’iniquità, il kathèkon (2Tess 2, 6-7). In ambito religioso, questo ostacolo è la Chiesa e in particolare il Papato; in ambito politico, è chi impedisce l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale.

Come ormai è evidente, colui che occupa la Sede di Pietro, fin dall’inizio ha tradito il proprio ruolo, per difendere e promuovere l’ideologia globalista, assecondando l’agenda della deep church, che lo ha scelto dal suo grembo.

Signor Presidente, Ella ha chiaramente affermato di voler difendere la Nazione – One Nation under God, le libertà fondamentali, i valori non negoziabili oggi negati e combattuti. È Lei, Caro Presidente, «colui che si oppone» al deep state, all’assalto finale dei figli delle tenebre.

Per questo occorre che tutte le persone di buona volontà si persuadano dell’importanza epocale delle imminenti elezioni: non tanto per questo o quel punto del programma politico, quanto piuttosto perché è l’ispirazione generale della Sua azione che meglio incarna – in questo particolare contesto storico – quel mondo, quel nostro mondo, che si vorrebbe cancellare a colpi di lockdown. Il Suo avversario è anche il nostro: è il Nemico del genere umano, colui che è «omicida sin dal principio» (Gv 8, 44).

Attorno a Lei si riuniscono con fiducia e coraggio coloro che La considerano l’ultimo presidio contro la dittatura mondiale. L’alternativa è votare un personaggio manovrato dal deep state, gravemente compromesso in scandali e corruzione, che farà agli Stati Uniti ciò che Jorge Mario Bergoglio sta facendo alla Chiesa, il Primo Ministro Conte all’Italia, il Presidente Macron alla Francia, il Primo Ministro Sanchez alla Spagna, e via dicendo. 

La ricattabilità di Joe Biden – al pari di quella dei Prelati del “cerchio magico” vaticano – consentirà di usarlo spregiudicatamente, consentendo a poteri illegittimi di interferire nella politica interna e negli equilibri internazionali. È evidente che chi lo manovra ha già pronto uno peggiore di lui con cui sostituirlo non appena se ne presenterà l’occasione.

Eppure, in questo quadro desolante, in questa avanzata apparentemente inesorabile del «Nemico invisibile», emerge un elemento di speranza. L’avversario non sa amare, e non comprende che non basta assicurare un reddito universale o cancellare i mutui per soggiogare le masse e convincerle a farsi marchiare come capi di bestiame.  

 Questo popolo, che per troppo tempo ha sopportato i soprusi di un potere odioso e tirannico, sta riscoprendo di avere un’anima; sta comprendendo di non esser disposto a barattare la propria libertà con l’omologazione e la cancellazione della propria identità; sta iniziando a capire il valore dei legami familiari e sociali, dei vincoli di fede e di cultura che uniscono le persone oneste. 

Questo Great Reset è destinato a fallire perché chi lo ha pianificato non capisce che ci sono persone ancora disposte a scendere nelle strade per difendere i propri diritti, per proteggere i propri cari, per dare un futuro ai propri figli. 

L’inumanità livellatrice del progetto mondialista si infrangerà miseramente dinanzi all’opposizione ferma e coraggiosa dei Figli della Luce. 

Il nemico ha dalla sua parte Satana, che non sa che odiare. Noi abbiamo dalla nostra parte il Signore Onnipotente, il Dio degli Eserciti schierati in battaglia, e la Santissima Vergine, che schiaccerà il capo dell’antico Serpente. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8, 31).

Signor Presidente, Ella sa bene quanto gli Stati Uniti d’America, in quest’ora cruciale, siano considerati l’antemurale contro cui si è scatenata la guerra dichiarata dai fautori del globalismo. Riponga la Sua fiducia nel Signore, forte delle parole dell’Apostolo: «Posso tutto in Colui che mi dà forza» (Fil 4, 13). Essere strumento della divina Provvidenza è una grande responsabilità, alla quale corrisponderanno certamente le grazie di stato necessarie, ardentemente implorate dai tanti che La sostengono con le loro preghiere.

Con questo Celeste Auspicio e l’assicurazione della mia preghiera per Lei, per la First Lady, e per i Suoi collaboratori, di tutto cuore Le giunga la mia Benedizione.

                                                                            +Carlo Maria Viganò

Arcivescovo Titolare di Ulpiana

già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America