Wednesday, June 24

KOSOVO: BELGRADO CHIEDE A SOFIA DI ESTRADARE CEKU

(ANSA) - BELGRADO, 24 GIU - La Serbia ha chiesto alla Bulgaria di estradare l'ex primo ministro kosovaro Agim Ceku, che vuole processare per crimini di guerra. Lo ha reso noto l'agenzia di stampa Beta citando il vice ministro della giustizia serbo Slobodan Homen. Ceku e' stato arrestato ieri in Bulgaria, al confine con la Macedonia, sulla base di un mandato dell'Interpol emesso dalla Serbia. Belgrado accusa Ceku per crimini commessi in Croazia nel conflitto del 1991-95 e in Kosovo nella guerra del 1998-99, quale comandante della guerriglia albanese. Il ministero ha chiesto l' estradizione di Agim Ceku ''per poter organizzare un processo per genocidio dinanzi al tribunale della citta' di Nis (Serbia centrale), conformemente alla legge serba''. Il Kosovo dopo la proclamazione dell'indipendenza, che la Serbia non riconosce, per Belgrado e' appunto nella giurisdizione della citta' di Nis. Ceku e' stato premier del Kosovo dall'aprile 2006 al novembre 2007, poco prima che Pristina proclamasse l'indipendenza dalla Serbia. Non e' la prima volta che viene arrestato sulla base del mandato serbo. La Colombia lo aveva espulso a inizio maggio, mentre nel 2003 era stato brevemente fermato all' aeroporto di Lubiana e nel 2004 era stato interrogato brevemente in Ungheria. (ANSA) Y1Y-DG
24/06/2009 15:57

Saturday, June 6

STORMO ANTI-TERRORISMO DELL' A.M.

CASO CONTRADA: CASSAZIONE, SPIRAGLI PER IL DIFFERIMENTO DELLA PENA

(Adnkronos) Spiragli concreti per il differimento della pena di Bruno Contrada, l'ex dirigente del Sisde che sta scontando ai domiciliari, a Palermo, la condanna a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. La prima sezione penale della Cassazione, infatti, accogliendo il ricorso di Contrada, che chiedeva appunto il differimento della pena, ha stabilito che ci dovra' essere un nuovo esame davanti al Tribunale del riesame di Palermo per stabilire se effettivamente a questo punto Bruno Contrada, 78enne, possa tornare libero.


Favorevole al differimento della pena era stata anche la pubblica accusa di piazza Cavour che stamane aveva appunto chiesto di accogliere il ricorso della difesa di Contrada ritenendo che non fosse motivata la "pericolosita' sociale" dell'ex poliziotto.


nota:
Giustizia è fatta. Bruno Contrada, l’ex numero tre del Sisde, ha infine avuto la sua assoluzione con formula piena dopo nove anni di corsi e ricorsi in tribunale, e udienze, e lunghe ore di deposizione per dimostrare la propria innocenza, e una condanna alle spalle: dieci anni da scontare in carcere per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Ora può finalmente attendere alla sua prossima mossa contro «gli uomini in divisa» che lo hanno accusato, contro il capo della polizia Gianni De Gennaro e contro la Direzione investigativa antimafia.

(26 agosto 1993) - Corriere della Sera

"Abbiano il coraggio di dire che i leghisti non li vogliono piu' al Gala degli italo americani che si terra' a Washington. Cio' che francamente non sopporto e' che si dicano delle bugie. Questo Frank Stella o e' un pinocchietto di seconda categoria o ha bisogno di una cura di fosforo perche' non ricorda quello che ha fatto il segretario un mese fa". Roberto Maroni, capo dei deputati del Carroccio e ambasciatore itinerante di Bossi, reagisce con sarcasmo alle dichiarazioni del presidente del Niaf, Frank Stella, che ha detto al "Corriere" di non avere mai invitato Bossi al Gala ne' di sapere com' e' fatto; se dunque il leader lumbard partecipera' all' happening di Washington, ha aggiunto Stella, non sara' certo l' ospite d' onore. "Abbiamo le prove . incalza Maroni .: c' e' la lettera ufficiale su carta intestata di Stella, a firma del suo segretario, ci sono gli inviti alla cena per me, Bossi, Formentini, Moretti e Balocchi. Ci sono poi le foto che ritraggono Stella con Rocchetta e Balocchi in Italia quando e' venuto a incontrarci". Le reazioni di Maroni vanno a segno tanto che in serata, Frank Stella corre ai ripari e tenta di cambiare le carte in tavola rettificando la prima dichiarazione, il cui testo pubblichiamo a fianco. All' Ansa di New York il presidente della Niaf conferma l' incontro con alcuni "esponenti della Lega Nord, tra cui il sindaco di Milano Marco Formentini". E aggiunge: "Ho detto loro che mi avrebbe fatto piacere una partecipazione loro e del senatore Bossi al Gala. A tutti sono stati spediti gli inviti". Anche senza l' ultima mossa del presidente del Niaf i leghisti non avrebbero mutato di una virgola il programma gia' messo a punto. Maroni garantisce che "noi andremo lo stesso in America. A noi preme incontrare il popolo italo americano, quello autentico, non coloro che si definiscono i rappresentanti di quella comunita' ". Ma secondo molti in USA non avete alcuna prospettiva elettorale. "La cosa . risponde Maroni . non mi fa ne' caldo ne' freddo perche' io gli italo americani li ho incontrati e ho potuto constatare che essi hanno mostrato un grande interesse per i programmi del nostro movimento".



Frank Stella e Gina Lollobrigida


Dietro questa specie di sollevazione non ci sarebbe insomma il popolo delle Little Italy ma i "terminali dei partiti romani". Qualcuno, spiega il capo dei deputati del Carroccio, si e' spaventato per la nostra missione "ha mosso i fili e i burattini di New York si sono messi a correre. E' evidente che il comunicato di Frank Stella e' nato da una sollecitazione italiana. Non c' e' altra plausibile spiegazione, a meno che Stella non sia impazzito. In ogni caso, se quelle dichiarazioni sono vere, uno come lui e' indegno di guidare un organismo che rappresenta gli italiani in USA perche' col suo comportamento alimenta il pregiudizio secondo cui gli italiani sarebbero dei bugiardi". Se Maroni non se ne cura gli altri esponenti leghisti, al contrario, danno segni di esser rimasti colpiti dalle parole di Stella. Il segretario amministrativo Maurizio Balocchi punta il dito contro le intemperanze verbali del senatore Giafranco Miglio che avrebbero causato il "voltafaccia della Niaf". "Se gli americani fanno marcia indietro . si sfoga Balocchi . sono dei pagliacci. Nessun problema per noi: non stringeremo la mano a dei pagliacci". Franco Rocchetta, che della Lega e' il ministro degli Esteri, forse nella precipitazione di offrire un commento, contraddice Maroni e Balocchi: "Non c' e' stato alcun accordo con il signor Stella e con la Niaf". La Lega, al contrario, ha raggiunto intese "con le persone serie e generose che si trovano nella nostra emigrazione", non con gente che magari "ha collegamenti con la mafia" o si e' scelto "come padrino Frank Sinatra". Dello stesso avviso di Rocchetta il capo dei senatori leghisti Francesco Enrico Speroni: "Se l' invito della Niaf c' e' o no lo sapra' Bossi, comunque noi se andiamo negli Stati uniti andiamo per incontrare chi conta in America, non un' organizzazione privata". Ma dagli USA intanto giungono nuovi attacchi alla Lega. Gli epiteti di "pagliacci" e di "meridionali legati alla vecchia e corrotta Dc" usati da Balocchi non piacciono al Consiglio generale degli italiani all' estero (Cgie) di New York che reagisce risentito. "La presenza di Bossi al Gala della Niaf . spiega Silvana Mangione della presidenza del Cgie . non ci avrebbe dato fastidio se, nel suo discorso a Ponte di Legno non avesse definito "un imbroglio il voto agli italiani all' estero", e se Gianfranco Miglio non fosse tornato nei giorni scorsi a chiamare "parassiti" i meridionali". Lorenzo Fuccaro

La Repubblica — 26 agosto 1993 pagina 11

FRANK STELLA:HO INVITATO BOSSI IN USA MA IL BIGLIETTO LO PAGA LUI.
Cossiga: "Obama nero e idealista? 
Macché: caffelatte e cinico".



D.-Che ne dice del viaggio di Obama nel medio-oriente e in Europa?
R.-«Già sapevo che Barack è un grande retore, di quel tipo di retorica capace in 18 minuti di dire di tutto, senza dire nulla».
D.-Eppure certe suggestioni...
R.-«Suggestioni, appunto. Dice di essere Lincoln, e Luther King...».
D.-La retorica vive di licenza.
R.-«Anche di decenza. Martin Luther King era afro-americano».
D.-Obama pure.
R.-«Macché! Lui imbroglia gli afro-americani... È figlio di una ricca americana che si è presa uno sfizio con un ricco nero, che l’ha abbandonata. Questa la storia».
D.-Resta simbolo di riscatto, «tutto è possibile, ognuno ce la può fare».
R.-«Si fa credere povero, ed è stato allevato nelle scuole up dell’Illinois, nei college di lusso. E la villa comprata a poco prezzo nella miglior zona di Chicago... In Italia...».





D.-Di Pietro gli salterebbe al collo?
R.-«Starebbe zitto, perché è un potente vero. Ha dietro l’establishment finanziario e industriale».
D.-Ma il Pd è in festa.
R.-«Perché lo credono negro e di sinistra, proveniente da un ceto disagiato. Guai se sapessero la verità. Non è neppure nero, se lo guarda bene: è color caffelatte».
D.-Ma allora chi è il vero Obama?
R.-«Un cinico vero: credo non creda in nulla. Ma il più grande cinico è colui che riesce a far credere nei valori nei quali lui stesso non crede. È un arabo-americano, che non dimenticherà mai la religione d’origine, l’islam. Un accanito nemico di Israele, che cercherà di accontentare soprattutto i suoi amici finanzieri e industriali, facendo pagare la crisi all’Europa. E che se non si metterà d’accordo con Hamas finirà con il deludere tutti. Gli dò un consiglio: ricordi che nella storia chi si è messo contro gli ebrei e Israele è finito male».
D.-Detto proprio da lei, l’«amerikano» con il cappa.
R.-«Adesso mi capisce! Lo sono stato per tutta la vita, e sono senza patria... Spero solo che l’Europa, abbandonata la Gran Bretagna al destino della sua colonia, diventi potenza militare e stringa alleanza d’acciaio con la Russia di Putin».
D.-Lo scenario di Otto von Bismarck: guardare a Oriente.
R.-«Di Bismarck e di Berlusconi, naturalmente. Mai frescaccia fu peggiore del “burro e cannoni”: ci vogliono prima i cannoni, per poter prendere agli altri il burro».
D.-Guerrafondaio e cinico.
R.-«E invece ho votato no alla guerra in Iraq e in Afghanistan, e se riprovano a mandare altre truppe farò da solo il filibustering».
D.-Non le piaceva neppure Bush jr.
R.-«Con lui non sono mai stato tenero. Una volta in Senato dissi che “è junior e si vede“, poi me lo fecero togliere dai resoconti... Altra cosa da suo papà, il più signore di tutti».
D.-Dei presidenti che ha conosciuto, chi altro metterebbe tra i «buoni»?
«Reagan era un grande presidente e dimostrava meno di quello che era. Lo ospitai anche a Castelporziano. Clinton il più determinato».
D.-Tra i presidenti «cattivi»?
«Jimmy Carter, cui rifiutai il boicottaggio alle Olimpiadi di Mosca nell’80. Non la prese bene».
Presidente che farà Franceschini in futuro?
«Non so, non lo sa neppure lui».
D.-Ci risiamo... Ne ha notizie.
R.-«Un amico del Pd, un vero ex comunista, l’ha visto salterellare da una tv all’altra. Ha coniato già lo slogan: non vinceremo le Europee, però abbiamo la Casa Bianca».
D.-Cattiverie. Lui lavora al Pd.
R.-«Mi dicono che era sotto la lampada Uva, fabbricazione napoletana, quando s’è scottato. Quindi ha messo su la crema autoabbronzante e ha telefonato con il groppo in gola: “Barack vai avanti tu - gli ha detto - io non sono disponibile, per ora. Tutta colpa di Tonino Di Pietro e Rosetta Bindi”».

AIRFRANCE 447! ASSENTE!


Altri 12 voli sono scomparsi, sulla stessa tratta. Perchè la CNN è la sola a scriverlo? Perche'........?

Friday, June 5

ITALIA-SERBIA: ARMANDO VARRICCHIO NUOVO AMBASCIATORE BELGRADO

(ANSA) - ROMA, 4 GIU - Armando Varricchio e' il nuovo ambasciatore d'Italia a Belgrado. La nomina recentemente deliberata dal Consiglio dei Ministri e' stata resa nota dalla Farnesina a seguito del gradimento del Governo interessato. Nato a Venezia nel 1961, Varricchio entra in carriera diplomatica nel 1986. Tra gli incarichi ricoperti nel corso della carriera, dopo un periodo presso la Direzione Generale Personale e Amministrazione della Farnesina, dal 1988 e' a Budapest e dal 1992 e' alla Rappresentanza permanente d'Italia presso la Cee a Bruxelles. Rientrato a Roma, dal 1996 e' alla Direzione Generale Personale e Amministrazione del ministero degli Esteri per poi prestare servizio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel 1998 diventa Capo di Gabinetto del Ministro senza portafoglio per le Politiche Comunitarie e, dal 1999, presta servizio presso il Gabinetto del Presidente della Commissione Europea, in qualita' di Consigliere per gli Affari Internazionali e di Rappresentante personale dello stesso Presidente ai vertici dei Paesi piu' industrializzati. Dal 2002 e' a Washington in qualita' di Primo consigliere commerciale. Rientrato a Roma, dal 2006 presta servizio presso il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica quale Consigliere Diplomatico Aggiunto del Presidente della Repubblica. Nominato Ministro Plenipotenziario nel 2007, nello stesso anno e' insignito dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica. (ANSA) RED

Source: Pirates repel sailors attempting to reach captain.

SWEDEN EMBASSY TO ITCP


UE: BOSNIA; AMB.FALLAVOLLITA, OBIETTIVO INTEGRAZIONE


(ANSA)- ROMA, 5 GIUG- ''Non vi sono alternative alla prospettiva dell'integrazione europea non soltanto della Bosnia Erzegovina ma di tutti i Paesi dei Balcani Occidentali. Naturalmente occorrera' trattare ciascun Paese secondo i propri specifici meriti, ma il denominatore comune resta l'accelerazione del loro percorso verso l'Europa''. Lo afferma l'ambasciatore italiano in Bosnia, Alessandro Fallavollita, con riferimento al piano in 8 punti presentato dal ministro degli Esteri Franco Frattini, ad aprile, al vertice di Praga Ue-Usa. Fallavollita che spiega, in un'intervista al portale della Farnesina www.esteri.it, il ruolo prioritario dell'Europa ma anche l'importanza del sostegno degli Stati Uniti nel percorso dell'integrazione euro-atlantica dei Balcani occidentali, fa riferimento in particolare alla Bosnia Erzegovina, dove, nonostante significativi progressi come la riforma della difesa e la firma dell'Accordo di Associazione con l'Ue, molto resta ancora da fare per completare il processo di riforme, ''soprattutto a causa dell'assetto istituzionale macchinoso e complesso uscito dagli accordi di Dayton che hanno posto fine al conflitto del 1995''. L'ambasciatore sottolinea il valore di tappa importantissima nel percorso di integrazione europea del primo punto del piano presentato dal Ministro Frattini, ossia la liberalizzazione dei visti: ''Se riuscissimo nei prossimi mesi a completare il percorso della liberalizzazione dei visti per i Paesi del Balcani Occidentali, lanceremmo finalmente a tutti i cittadini della regione un segnale concreto e decisivo del processo di integrazione''. In tale processo - afferma l'ambasciatore Fallavollita - '' il ruolo di primo piano spettera' naturalmente all'Unione europea, ma e' importante mantenere coinvolti gli Stati Uniti e per quanto riguarda la Bosnia anche la Russia. Non va dimenticato che attualmente sia Stati Uniti sia Russia fanno parte dello Steering Board del Pic (Peace Implementation Council), il Gruppo che presiede al lavoro dell'Alto Rappresentante della Comunita' Internazionale ''. ''Quando in Bosnia-Erzegovina sara' presente solo il Rappresentante Speciale dell'Ue - ha spiegato - sara' opportuno trovare dei meccanismi che in qualche modo consentano anche ad importanti partners non dell'Ue, come Stati Uniti, Russia e Turchia, di poter continuare a svolgere un ruolo propulsivo in Bosnia Erzegovina, perche' e' nell'interesse di tutti, non solo dell'Unione europea, garantire stabilita' e sviluppo in questa regione''.

SERBIA: ARRESTATO ZELJKO MILOVANOVIC PRESUNTO KILLER DEL GIORNALISTA CROATO PUKANIC.

BALCANI: SUMMIT DEI PAESI DEL SUD-EST EUROPEO IN MONTENEGRO





(ANSA) - BELGRADO, 5 GIU - Il presidente del Montenegro, Filip Vujanovic, in apertura del incontro dei presidenti degli stati della regione Balcanica a Cetinje, vecchia capitale montenegrina, ha dichiarato che i conflitti sul territorio dell'ex Jugoslava rappresentano ''una sciagura che rappresentera' sempre un monito ma che sottolinea l'importanza del comune futuro europeo della regione''. Secondo Vujanovic, collaborazione culturale e turistica sono un'opportunita' e anche un obbligo nel processo di collegamento regionale fra Paesi balcanici.





Alla conferenza dal titolo Diversita' del patrimonio culturale - gestione e promozione turistica, di cui da' conto l'agenzia Tanjug, ha parlato anche il presidente serbo, Boris Tadic. ''Ci siamo riuniti a Cetinje per rafforzare e allargare i ponti che abbiamo gia' costruito a vantaggio delle generazioni che stanno arrivando'', ha detto Tadic. Alla conferenza hanno partecipato anche i presidenti di Albania, Bamir Topi, Bulgaria, Georgi Prvanov, Croazia, Stjepan Mesic, Macedonia, Djordje Ivanov, Slovenia, Danilo Tirk, il presiedente di turno della Bosnia, Nebojssa Radmanovic, il direttore generale dell'Unesco, Kocihiro Matsura, e il segretario generale del Consiglio d'Europa, Terry Davis. Matsura ha valutato oggi che il dialogo costante ad alto livello aveva contributo alla creazione di una nuova immagine dell'Europa del sud-est. Alla fine della conferenza e' stato approvato un documento in cui si sottolinea l'obbiettivo comune di promuovere lo sviluppo sostenibile e il ruolo che in ogni strategia di sviluppo deve ricoprire il patrimonio culturale, soprattutto nel quadro dello sviluppo turistico. A margine del vertice si sono incontrati Mesic e Tirk che hanno discusso del problema delle frontiere fra Slovenia e Croazia, concludendo che le questioni aperte si possono risolvere. Infine ha suscitato le proteste di Pristina il mancato invito al vertice del presidente del Kosovo, Fatmir Sjdiju, che l'Unesco, uno fra gli organizzatori, ha giustificato ricordando di essere un'agenzia dell'Onu, organizzazione di cui il Kosovo non fa parte.

05/06/2009 10:07

KARADZIC E MLADIC

(ANSA) - BELGRADO, 5 GIU - ''Siamo ottimisti sul fatto che i dirigenti serbi rispetteranno i loro impegni presso il Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi)''. Lo ha detto l'ambasciatore americano in Serbia, Cameron Munter, in un comunicato trasmesso dal agenzia Tanjug. Il diplomatico si e' espresso poco prima della presentazione al Consiglio di sicurezza dell'Onu, da parte del procuratore del Tpi Serge Brammertz, del suo rapporto sullo stato della cooperazione tra il tribunale e Belgrado.





Il Tpi chiede l' arresto dell'ex capo militare dei serbi di Bosnia, Ratko Mladic, e di un ex leader politico dei serbi della Croazia, Goran Hadzic. Belgrado vuole convincere la comunita' internazionale che sta facendo di tutto per trovare i due latitanti. Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ''ha certificato che il governo serbo collabora con il Tpi e ha riconosciuto che la Serbia si sta sforzando di adempiere ai suoi obblighi internazionali'' - ha detto l'ambasciatore americano. Munter ha aggiunto che Washington ha deciso di assegnare alla Serbia 5 milioni di dollari (2,8 milioni di euro) di aiuti come complemento di 44 milioni di dollari (31 milioni di euro) gia' dati a Belgrado questo anno.

Ivo Pukanic, giornalista e proprietario del settimanale Nacional, e' stato ucciso!

(ANSAmed) - BELGRADO, 5 GIU - Zeljko Milovanovic, il presunto assassino del giornalista croato Ivo Pukanic, e' stato arrestato ieri sera a Belgrado. Lo ha detto il ministro dell'interno serbo Ivica Dacic all'agenzia Tanjug. Secondo quanto detto dal ministro, Milovanovic, detto Gavra, era armato al momento dell'arresto, avvenuto ieri sera nel centro di Belgrado. Le polizie di Croazia, Bosnia e Serbia hanno collaborato nella ricerca di Milovanovic.


Ivo Pukanic, giornalista e proprietario del settimanale Nacional, e' stato ucciso il 23 ottobre 2008 nel centro di Zagabria, nell'esplosione di una bomba piazzata sotto la sua macchina.

Thursday, June 4

 


Italian Command GIS

Rafforzamento pattugliamento nelle acque del Corno


Il rafforzamento delle operazioni di pattugliamento delle acque del Corno d’Africa, a cui partecipano già una settantina di fregate, cacciatorpediniere e navi da sbarco di Stati Uniti, NATO, UE, Cina, Russia, Iran e paesi africane e mediorientali, non è però considerata la scelta più opportuna ed appropriata dagli analisti militari occidentali. Per Peter Pham, direttore dell’Istituto di studi internazionali della “James Madison University” di Harrisonburg, Virginia, la fitta presenza navale nel Golfo di Aden sta accrescendo la possibilità che si verifichino gravi d’incidenti. “Penso innanzitutto ai rischi o d’incidenti navali che coinvolgano una parte delle unità e delle flotte che operano in un’area relativamente stretta e dove si concentra la maggior parte dei pattugliatori, ognuno dei quali segue regole di ingaggio differenti e spesso contraddittorie”, spiega Peter Pham. Per il docente è sempre più probabile che le numerose unità militari diventino facile bersaglio di azioni terroristiche da parte di gruppi dei sequestratori.





Lo scarso coordinamento tra le flotte che operano in Corno d’Africa, in particolare quelle battenti bandiera NATO e dell’Unione europea, preoccupa particolarmente anche Bjoern H. Seibert, ricercatore del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra. “Le due missioni non cooperano come dovrebbero”, afferma Seibert. “Ciò duplica gli sforzi e il disordine che ne deriva può favorire i pirati. Ogni istituzione spera di provare la propria superiorità, la rivalità UE-NATO è inutile e forse anche contro produttiva. Per coprire rapidamente e in modo efficace un’area operativa vasta e sconosciuta e dove non si può contare sull’appoggio della nazione ospitante, è vitale il coordinamento tra le forze militari. Con strutture di comando separate, le duplicazioni e le contraddizioni sono inevitabili”. Per il ricercatore del RUSI non sono poi giustificabili i costi finanziari raggiunti dalle due missioni UE e NATO, specie adesso che “i budget per la difesa negli Stati Uniti e in Europa sono colpiti dalla crisi economica”.

“Escalation negli ultimi mesi” degli attacchi dei pirati.




Il capo della diplomazia italiana ha rilevato “l’escalation degli ultimi mesi” negli attacchi dei pirati, che al momento tengono sotto sequestro “30 navi e 300 persone“.
Per affrontare la situazione, reagire non basta: bisogna “intervenire su un territorio dimenticato dalla comunità internazionale dove è in atto una devastazione delle risorse marittime e uno sfruttamento delle coste che ha messo in ginocchio una economia poverissima“.
Tuttavia le risposte della comunità internazionale, secondo il presidente del Copasir Francesco Rutelli, non sono state solo “scoordinate” ma anche “discordanti e inadeguate”.


E' così che ci si para il culo! Bravi!!! Ma la coscienza?

The Buccaneer

(CNN)  An Italian tugboat sent a distress call to a NATO ship Saturday before it was hijacked by pirates in the Gulf of Aden, the tug's owner told CNN.


Claudio Bartolotti owns Micoperi Marine Contractors, based in the Italian city of Ravenna. He said he spoke with the captain of the Buccaneer at 11 a.m., and all was well.


An hour later, Micoperi received an e-mail from the captain saying the boat had been seized by pirates, Bartolotti said. He has heard nothing since.





The Buccaneer, which flies an Italian flag, has 16 crew members 10 Italians, five Romanians and one Croatian. It was pulling two barges.


The Gulf of Aden is off the East African nations of Eritrea, Djibouti and Somalia.


Earlier Saturday, Cmdr. Chris Davies from the Northwood Maritime Command center in the United Kingdom, said a NATO ship about 100 miles away from the tug picked up its distress call, but was too far away to help.

Wednesday, June 3


In questi ultimi giorni, 6 dei 16 ostaggi del Buccaneer sono stati sbarcati. Gli italiani sono a bordo. Gli altri 6 sono stati trasferiti e scambiati o venduti.


Purtroppo -in queste ore- si è creata una differenza di vedute e quindi di modi di affrontare la vicenda che hanno portato alla fine anche a far assumere, alle parti coinvolte, posizioni di intransigenza che ora giocano a sfavore degli ostaggi.


Fallita ogni mediazione con i pirati somali. Ora sembra che tutti i pavoni brancolino nel buio. Se ne è parlato per giorni, per settimane. Si è 'scomodato' un sottosegretario di Stato che si è recato in missione in Somalia per incontrare le autorità della regione semiautonoma del Puntland. Però poi, ad un certo punto, sulla sorte degli uomini del Buccaneer è calato il silenzio. Un silenzio assordante! Perchè?


Cosa ha fatto la Boniver? Niente. Frattini? Niente. Il Governo tutto? Niente. Ma in compenso sappiamo tutto su Noemi Letizia e famiglia.


Sembra addirittura che di recente sia entrato in 'gioco' anche l'intelligence americana che è più presente sul territorio avendo rapporti diretti con il governo di Mogadiscio. Purtroppo l'Italia oggi sta pagando il fatto che per anni si è disinteressata della Somalia, nonostante i forti legami coloniali tra i due Paesi, ed ora si ritrova a non avere punti di riferimento concreti sul territorio. Un motivo questo che spiega anche perchè a trattare per il rilascio degli ostaggi italiani non sarebbero in maniera diretta le autorità italiane ma gli USA.


Perchè questo governicchio ci umilia così profondamente? Per non parlare delle zecche catto-comuniste che hanno già venduto la nostra bandiera più volte! Povera Bandiera italiana!

OFFICE OF FOREIGN ASSETS CONTROL

Abshir Boyah è un capo pirata.

Abshir Boyah è un capo pirata. Ammette tranquillamente di aver catturato oltre 25 navi e di essere membro di un'assemblea segreta denominata "The Corporation". E dice di essere pronto a un accordo. A fronte delle pressioni navali sempre più forti e delle gravi ripercussioni a terra, ha fatto la spola tra gli anziani e gli sceicchi religiosi stufi dei pirati e dei problemi che comportano, promettendo che abbandonerà l'attività di bucaniere se alcune sue richieste saranno accolte. "Gli islamici vogliono tagliarmi le mani" si lamenta mentre mangia carne di cammello e spaghetti. "Forse è arrivato il momento di cambiare".

AIR FRANCE 447 SCOMPARSO

di Domenico Quirico da La Stampa

Piccoli relitti di colore bianco, un salvagente arancione, un recipiente, macchie di combustibile a 650 chilometri dall'isola brasiliana Fernando de Norohna, ultimo passaggio riconosciuto del volo 447 di Air France prima di affondare nel buio dell'Atlantico: sono a questi poveri stracci di un disastro avvistati nell'immensità dell'oceano che si appigliano le famiglie dei 228 morti, e la Francia, per sapere, capire, svelare il mistero.


Solo una spiegazione può assopire l'angoscia dei parenti che Air France porta e custodisce, via via che arrivano da tutto il mondo, in un albergo di Roissy: perché il loro dolore non sia fatto di grida, di pubbliche lacrimazioni. E' un dolore dunque che si rifugia negli angoli, ha pudore, preferisce non farsi vedere; ma che oggi esploderà, senza un briciolo di verità, nella messa solenne fissata a Notre Dame.


I relitti sono stati trovati in una zona larga 5 chilometri, a mille chilometri dal Brasile e duemila dal Senegal. La loro posizione indica che l'aereo stava allontanandosi dalla rotta tracciata in linea retta tra Rio e Parigi, come se avesse cercato di sfuggire a un pericolo, di tornare indietro. Ma Air France si affanna a dire che «le indagini saranno lunghe», le possibilità di ritrovare le scatole nere, la guaina che custodisce probabilmente la verità, sono scarse: affondate come sono nella profondità dell'Oceano.


Per il ministero della Difesa francese, comunque, gli oggetti avvistati sono «elementi importanti» e alcune navi si stanno dirigendo verso il luogo dell'avvistamento: segno che, due giorni dopo, qualcosa sta emergendo da un orribile, e per molti versi inspiegabile, vuoto.


Perché con il passare delle ore la spiegazione che Air France ha fornito finora come ipotesi, ovvero un fulmine che in una zona di terribile tempesta avrebbe annientato i sistemi di controllo facendo precipitare l'Airbus 300, appare sempre meno credibile; persino in un Paese che è abituato nelle tragedie nazionali a fare mucchio patriottico.


Da lunedì pomeriggio però gli esperti, i tecnici dell'aviazione, gli ingegneri fanno staffetta per rammentare che un aereo non può essere ucciso da un fulmine, che ci devono essere altre cause che quanto meno hanno accompagnato i guasti del temporale e provocato la panne fatale. Anche la descrizione delle tempeste sull'oceano del Tropico del Capricorno non convince: decine di aerei hanno attraversato la zona senza danni, e anche la meteorologia delle ore in cui presumibilmente si è svolta la tragedia non appare così letale.


E' soprattutto l'assenza di segnali di soccorso che solleva domande: spiegabile solo con un evento di tale enormità da aver tolto qualsiasi possibilità di reazione ai piloti. Un'esplosione della cabina: è il pensiero di tutti. Il ministro dei Trasporti Borloo e il premier Fillon ieri sono stati circospetti affrontando la parola «attentato». «Nessuna pista in questo momento può essere esclusa, compresa quella terroristica, anche se non ci sono per ora elementi. L'unica cosa certa - ha detto Fillon - è che non c'è stato nessun appello di soccorso inviato dall'aereo, ma solo allerta automatici raccolti per tre minuti che annunciavano che erano fuori servizio i sistemi dell'aereo».


D'altra parte, nelle stesse ore, un esperto italiano che preferisce l'anonimato avvalora l'ipotesi dell'esplosione: se si cade da 12 mila metri - sostiene - ci vogliono almeno sette minuti, durante i quali i piloti avrebbero avuto il tempo di comunicare la propria posizione.
Anche se nessuna osa pronunciarla la parola orribile scivola, si annida come un tintinnio in ogni ipotesi: e se fossimo di fronte a un attentato «muto», di quelli in cui gli autori non hanno come scopo di moltiplicare con la rivendicazione l'effetto di paura e la prova della propria potenza assassina?


I destinatari sono in questo caso lo Stato o i servizi segreti a cui si vuole lanciare un terribile avvertimento o una richiesta perentoria. E che hanno tutto l'interesse, a loro volta, sulla base della logica della ragion di Stato a non rivelare quanto è successo. Uno scenario delle guerre sporche di cui non è difficile trovare precedenti terribili.


Come non ricordare che i servizi segreti francesi hanno moltiplicato gli avvertimenti sulle minacce che pendevano sulla Francia? C'è un riferimento: l'Afghanistan, dove Sarkozy ha impegnato i soldati nella battaglia per fermare i talebani. Parigi è stata dunque minacciata: lasciate l'Afghanistan o la pagherete. Anche la creazione di una base militare negli Emirati ha immerso la Francia nei pericolosi scompigli del vicino oriente. I relitti dell'Atlantico dovranno rispondere a terribili domande. In fretta.

Tuesday, June 2

D’un tratto, una que­stione tecnica è diventata d’interesse nazionale e generale per la magistratura.


La decisione del pro­curatore della Re­pubblica di Napoli di intervenire pub­blicamente, attraverso una lettera inviata alla stampa, su un’indagine penale non ancora definita (quella che coinvolge il capo della Pro­tezione civile Guido Berto­laso e il Prefetto di Napoli Alessandro Pansa), merita una riflessione. E questa ri­flessione non può non par­tire dalla considerazione che l’iniziativa di Giovando­menico Lepore ha una va­lenza giudiziaria politica, anziché tecnica. La vicenda, così come s’è svolta, è storia nota: due pubblici ministeri (Giusep­pe Noviello e Paolo Sirleo) e il loro coordinatore (Aldo De Chiara) volevano appli­care misure cautelari e/o chiedere il rinvio a giudizio di Bertolaso e Pansa, il ca­po dell’ufficio ha invece successivamente deciso di stralciare la posizione degli indagati per «ulteriori ap­profondimenti investigati­vi »; i sostituti si sono rivol­ti prima al Consiglio giudi­ziario e poi al Csm, che ha dato loro ragione ritenen­do che la decisione di Lepo­re non costituisse un sem­plice stralcio, bensì una re­voca — non motivata — dell’indagine. Letti così i fatti, dunque, non ci trove­remmo altro che di fronte a una questione di natura prettamente tecnica, ad una normale e fisiologica dialettica interna a un uffi­cio.


E allora perché il caso Napoli continua? Perché, tutto d’un tratto, una que­stione tecnica è diventata d’interesse nazionale per la magistratura? Comprenderlo, significa comprendere che la Procu­ra di Napoli è il terreno do­ve si sta giocando una più ampia (e decisiva) partita. E quella partita è la discus­sione in atto al Csm sulla circolare per la riorganizza­zione delle procure, docu­mento che dovrà stabilire i poteri (e i doveri) dei capi degli uffici inquirenti. Per­ché sia comprensibile an­che ai non addetti ai lavori, la questione di fondo si può riassumere così. C’è chi, da un lato, vuole un procuratore i cui poteri sia­no temperati dai sostituti, un po’ come accadeva ai tempi in cui la discussione dell’organizzazione dell’uf­ficio doveva ricevere pare­ri, assensi, valutazioni. E chi, al contrario, ritiene che sia necessario disegna­re la figura di un procurato­re davvero capo, le cui deci­sioni organizzative siano «indiscutibili» all’interno dell’ufficio, ma rimesse al­la valutazione delle varie ar­ticolazioni del Csm (disci­plinare; prima, quinta e set­tima commissione referen­te) cui spetta il compito di tutelare autonomia e indi­pendenza dei singoli pm. Un’interpretazione, que­st’ultima, che vede nella «compressione» del pote­re del capo dell’ufficio il ri­schio di «consegnare» il procuratore nelle mani dei suoi sostituti, e dunque del­le correnti (i cui esponenti, di volta in volta, vengono eletti anche con i voti di quei sostituti).


Un pericolo denunciato dallo stesso ex vicepresidente del CSM Gio­vanni Verde, che in un edi­toriale pubblicato sul Cor­riere del Mezzogiorno ha ri­levato come la situazione sia «destinata ad esplode­re, se i singoli magistrati addetti alle procure rivendi­cano posizioni garantite, e soprattutto se non tollera­no che l’esercizio dell’azio­ne penale — il quale impli­ca delicatissimi e non facili problemi di scelta in ordi­ne alle indagini che lo pre­suppongono — trovi il suo punto di equilibrio nella va­lutazione di chi è responsa­bile dell’intero ufficio». (Corrieredelmezzogiorno.it)
BERLUSCONI: PDL SENATO, COSSIGA DOCET

(AGI) - Roma, 02 giu. - In riferimento alla polemica tra il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, ed il quotidiano “Repubblica”, l’ufficio stampa del Pdl al Senato in una nota precisa che “per il senatore Gasparri sara’ facilissimo dimostrare che ‘Repubblica’ in numerose occasioni ha violato elementari regole deontologiche del giornalismo. Tra notizie false, giornalisti copia-libri e scoop alle vongole, la vergogna sommerge editore e redazione. Per il resto, Cossiga docet”. (AGI)
 
Il Presidente Emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha ripetuto la sua verità sul caso Ustica, nel corso di una telefonata arrivata durante il Galà per la consegna del premio 'Agave di Cristallo' per il miglior linguaggio documentaristico consegnato ieri in tarda sera a Lerici a Giampiero Marrazzo per 'Sopra e Sotto il tavolo', una cine-inchiesta sul disastro aereo del Dc9 Itavia avvenuto la notte del 27 giugno 1980 e costato la vita a 81 persone.

Gruppo di Intervento Speciale


GIS Il Gruppo di Intervento Speciale è stato istituito il 6 febbraio 1978, in piena emergenza terrorismo, per idea, impulso e direttiva dell'allora Ministro dell'Interno, On. Francesco Cossiga, che aveva visitato numerosi Paesi europei al fine di acquisire un'approfondita conoscenza dei rispettivi reparti speciali. 31 anni portati benissimo.

Israeli military spokeswoman Major Avital Liebovich sits at her office in Jerusalem on May 7, 2009. Israel has taken a battering in the global propaganda battle over its war with Hamas, despite deploying all the latest weaponry from Youtube videos to Twitter blogs and an overworked spokeswoman, experts said. Liebovich has become an international media celebrity as she parries tough questions about the Israeli attacks and the hundreds of Palestinians killed.


TAMPA, Fla. (June. 2, 2009) – The University of South Florida’s University Lecture Series features former CIA operative Valerie Plame-Wilson Feb. 12, 7 p.m. at the USF Sun Dome Corral. Her talk is titled “Fair Game” taken from her recent book, Fair Game: My Life as a Spy, My Betrayal by the White House. When her employment as a covert CIA agent was revealed in a syndicated newspaper column she moved to the center of a major political scandal. This event offers an opportunity to find out her side of the story.

Monday, June 1

Cossiga: "Silvio pesta i piedi agli USA, ecco perché lo vogliono far fuori"



Il Presidente emerito parla a tutto campo: "Berlusconi è un istintivo, un ingenuo. Non dovrebbe replicare alle accuse e invece s'è inventato piccole balle. All'America non piacciono la sua sintonia con Putin e con la Libia"


PRESIDENTE Cossiga, solo lei può svelare l’arcano: c’è un complotto per disarcionare Berlusconi o no?
«Un po’ sì, un po’ no».


Risposta ambigua.
«Caro mio, a essere ambigua è la realtà! E gli arcana imperii non vanno mai svelati del tutto. L’ho anche detto a Berlusconi...».


Cos’ha detto a Berlusconi?
«Diverse cose. La prima, fondamentale, è di tacere».


In che senso?
«Tacere, non replicare alle accuse per non aizzare nuovi attacchi».


Berlusconi, invece...
«Berlusconi è un istintivo, non s’è tenuto. Bastava dicesse ‘io mi occupo di politica e non di gossip’, invece è andato a Porta a Porta, ha gridato al complotto, s’è inventato una serie di piccole balle...».


E i media ne hanno approfittato.
«Ovviamente, più elementi dai più elementi troveranno».


E’ la regola del giornalismo d’inchiesta.
«Ma quale giornalismo? Ma quale inchiesta?».


Quella di Repubblica, no?
«Sarebbe meglio parlare dell’editore di Repubblica, De Benedetti».


Perché?
«Come perché? De Benedetti, come tutti gli imprenditori, punta a far quattrini, e con Berlusconi è rimasto fuori dalle fusioni bancarie, dall’affare Alitalia, dalla ricostruzione dell’Aquila e pare non intenda infilarlo neanche nella holding di Telecom in via di costituzione».


De Benedetti, dunque...
«S’è incazzato e, secondo me, grazie a una gola profonda nell’entourage del premier ha messo su lo ‘scoop’ sulla festa di Casoria».


Era prevedibile?
«Largamente. Ma Berlusconi non ha capito che un presidente del Consiglio deve aspettarsi che ogni dettaglio della sua vita privata venga passato al microscopio».


C’è chi parla di «delirio di onnipotenza».
«Posto che quando uno comincia come cantante sulle navi da crociera e poi entra nella lista degli uomini più ricchi del mondo un certo senso di onnipotenza ci può anche stare...».


Posto ciò?
«La verità è che Berlusconi è un giocherellone; se lo invitano a una festa a Casoria, lui ci va».


E ora, che dovrebbe fare?
«Tre cose: far avere la cittadinanza italiana allo ‘svizzero’ De Benedetti, farlo entrare nell’affare Telecom, affidare a una società presieduta dal direttore di Repubblica, Ezio Mauro, una parte della ricostruzione dell’Aquila».


Potrebbe non bastare, c’è chi sospetta che l’intrigo abbia ormai dimensioni internazionali.
«La questione è seria, ma di un’operazione del genere sarebbero capaci solo pochi Stati. Vediamo: la Francia non può essere stata perché ha bisogno dell’Italia per contrapporsi agli Stati Uniti; la Federazione russa neanche, perché Putin ha un eccellente rapporto con Berlusconi; Israele non ne avrebbe interesse, e comunque non fa operazioni di disinformazione ma solo omicidi mirati...».


Dunque, non resta che...
«Non resta che l’America. E’ infatti noto che Obama non ama l’Italia e non mi meraviglierei che disertasse pure il G8».


Non amare l’Italia le pare un motivo sufficiente?
«Se ha ragioni concrete, sì. La principale riguarda l’evidente asse politico che lega Berlusconi a Putin e l’accordo miliardario appena sottoscritto dall’Eni con Gazprom per la costruzione di un colossale gasdotto che approvvigionerà l’Italia e l’Europa».


Iniziativa che intacca gli interessi americani?
«Sì, perché rafforza Putin e penalizza fortemente il gasdotto che passa per l’Ucraina, sul quale gli Stati Uniti hanno una sorta di egemonia di fatto».


Altre ragioni di inimicizia?
«Ci sono, e sono sempre legate alla politica estera ed energetica. Ne dico due: Berlusconi è amico di Gheddafi ed ha firmato un trattato in base al quale l’Italia non concederà le proprie basi militari in caso di attacco alla Libia; l’Italia, a differenza degli Stati Uniti, è interessata a mantenere buoni rapporti con l’Iran».


Insomma, abbiamo individuato il burattinaio?
«Ma nooo, affatto. L’avremmo individuato se non fosse che Obama è un noto pacifista e se non avesse ordinato agli agenti della Cia di sospendere l’attività di intelligence per dedicarsi unicamente al gioco del golf e del baseball».


Capito. Secondo lei, ora, cosa dovrebbe fare Berlusconi?
«Stare calmo, dare per scontato che l’affare Noemi non gli toglierà voti e semmai gliene procurerà di nuovi e dimettersi subito dopo le europee per stravincere le elezioni anticipate. Capisco, teme che le Camere non verrebbero sciolte e l’incarico sia dato a Fini, ma sbaglia: Fini ha ormai dalla sua solo il ministro Ronchi».


di ANDREA CANGINI

Grande attesa per il Presidente Emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, che partecipera' con un collegamento telefonico alla serata conclusiva del premio ''Agave di Cristallo'' edizione 2009, che si terra' a Lerici (La Spezia) questa sera. Il senatore a vita commentera' la premiazione del giovane giornalista Giampiero Marrazzo, a cui e' andato il riconoscimento per il miglior linguaggio documentaristico del 2009 con la sua inchiesta sulla tragedia di Ustica dal titolo ''Sopra e sotto il tavolo''.


L'ex Presidente Cossiga e' infatti uno dei protagonisti del docu-film di Marrazzo, realizzato con il collega Gianluca Cerasola e con la regia di Enrico Salimbeni, insieme al senatore a vita Giulio Andreotti, a Gianni De Michelis e al giudice che ha seguito il caso Rosario Priore. Da qui la scelta di chiamarlo a partecipare alla manifestazione, seppur con un collegamento telefonico, che arricchira' la serata a cui saranno presenti altre grandi personalita' del mondo della cinematografia italiana, quali i registi Pappi Corsicato, Alessandro D'Alatri e Lina Wertmuller.


La direzione artistica del Premio e' stata affidata dal patron della manifestazione Stefano De Martino al regista di Radio Rai