Friday, July 31

Copasir si occuperà vicenda stragi '92 e il presunto ruolo dei Servizi segreti.

18:45 - POLITICA- 31 LUG 2009

Copasir si occuperà vicenda stragi '92 e presunto ruolo servizi

Probabile audizione Procuratore Lari e acquisizione informativa
Roma, 31 lug. (Apcom) - Il Copasir, Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, si occuperà delle novità che stanno emergendo dall'inchiesta sulla strage di via d'Amelio avvenuta nel '92, nella quale morirono il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta, e su cui indaga la Procura di Caltanisetta. Il presidente Francesco Rutelli oggi, nel corso della presentazione della Relazione annuale, ha detto di aver già incontrato il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu, per coordinare i lavori. Rutelli ha inoltre annunciato di aver sentito anche il Procuratore di Caltanisetta, Sergio Lari. "Abbiamo concordato - ha spiegato Rutelli - che, una volta che sara' completata l'analisi della documentazione che il procuratore ha presso i suoi uffici, e ci vorranno diverse settimane, tutte le eventuali informazioni riguardanti nel passato funzionari dei servizi segreti saranno oggetto di un'audizione e un'informativa al Comitato".

Bianchini inchiodato dal dna sui pantaloni.

Roma - Tre gli stupri accertati. Ma altri due potrebbero esserlo presto. Luca Bianchini potrebbe aver compiuto altre due violenze sessuali, per cui al momento non è formalmente accusato. Il dato emerge dalla analisi del dna che è stata effettuata su un paio di pantaloni che sono stati sequestrati nell’appartamento del ragioniere di 33 anni, in carcere per i tre stupri avvenuti tra l’aprile e luglio scorsi. Dai riscontri biologici, oltre a quelli di Bianchini, sono stati tracciati con certezza i profili genetici di due donne attualmente non identificate tra quelle che sono state aggredite e che hanno denunciato il fatto negli ultimi mesi.

P.S. Chiedo scusa per aver creduto ad un'altro errore della polizia scientifica.

KOSOVO: INDIPENDENZA, DA DICEMBRE IL CASO A CORTE AJA

La Corte internazionale di Giustizia (Cig) dell'Aja ha fissato per il primo dicembre prossimo l'inizio delle audizioni per valutare la legittimita' della dichiarazione unilaterale d'indipendenza del Kosovo. Il procedimento era stato avviato nell'ottobre del 2008, su mandato dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. I giudici dovranno stabilire se la dichiarazione d'indipendenza del 17 febbraio 2008 e' conforme al diritto internazionale. Il termine ultimo per la presentazione dei dossier da parte dei 36 Paesi membri che hanno chiesto di essere ascoltati e' scaduto il 17 aprile scorso, mentre fino al 17 luglio scorso potevano essere presentati commenti agli stessi dossier. Il parere della Corte dell'Aja non e' vincolante, ma le autorita' di Belgrado sperano di poter sfruttare ''politicamente'' un eventuale pronunciamento negativo rispetto alla dichiarazione d'indipendenza unilaterale. Finora il Kosovo e' stato riconosciuto come stato indipendente da 60 Paesi. Tra questi gli Stati Uniti e 22 dei 27 membri dell'Ue, compresa l'Italia. La Russia continua invece a mantenere la sua posizione filo-serba. (ANSA)

KOSOVO: ANCORA TANTE LE ARMI IN GIRO, RAPPORTO SAFERWORLD .

Il possesso illegale di armi da parte della popolazione resta un problema serio in Kosovo, secondo un rapporto dell'organizzazione Saferworld. Stando ai dati diffusi oggi a Pristina, sono circa 350 mila le armi leggere e di piccolo calibro detenute illegalmente da cittadini privati nel piccolo paese balcanico, che conta circa due milioni di abitanti. E questo nonostante che dal 1999, dopo la fine del conflitto armato con i serbi, sia costantemente aumentato il numero delle armi illegali confiscate. Una situazione particolarmente allarmante si registra a Kosovska Mitrovica, la citta' settentrionale divisa in due tra serbi e albanesi e che e' spesso teatro di incidenti e scontri tra le due comunita' contrapposte. Un sondaggio ha rivelato che il 15,5% della popolazione di Kosovska Mitrovica ritiene che il proprio quartiere sia a rischio, rispetto a una media nazionale del 7,5%. Mitrovica fa registrare anche il numero piu' elevato di sparatorie di tutto il Kosovo: il 28,5% degli intervistati ha detto di aver sentito almeno una volta spari di armi da fuoco, rispetto a una media nazionale del 16,5%. (ANSA).

Obituary for Mr. Vebi Velija, Member of Vienna Economic Forum


With consternation we learnt of the death of Mr. Vebi Velija, President of VeVe Group and Member of Vienna Economic Forum for many years. The funeral ceremony of Mr.Velija was on Saturday at his birthplace in Gradec, Gostivar , Republic of Macedonia.
The Board of Vienna Economic Forum would like to express our deepest sympathy at the loss of Mr. Vebi Velija to his family.

RATKO KNEZEVIC 4

Mesic: non ho dato nessun documento a Tadic
Friday, July 31, 2009
10:10:33 AM


 Il presidente della Croazia Stjepan Mesic ha smentito la notizia di aver dato al presidente della Serbia Boris Tadic i documenti che contengono le prove che dopo l’arresto delle persone che hanno ucciso il giornalista croato Ivo Pukanic la sua vita è in pericolo. Ho detto a Tadic che esiste un gruppo di criminali che sono stati scoperti nelle indagini in Croazia e gli ho consigliato di proporre che anche i Servizi segreti serbi si includano nelle indagini, ha dichiarato Mesic a Vukovar. Egli ha rilevato di aver chiesto una migliore collaborazione tra le Corti, le polizie e le procure dei due Stati.
Il controverso imprenditore montenegino Ratko Knezevic ha dichiarato a un quotidiano belgradese che Mesic aveva dato recentemente a Tadic questi documenti.

E il film continua......

MINACCIATO DI MORTE IL PRESIDENTE SERBO: BORIS TADIC.

Ratko Knezevic dice che di essere certo che "un gruppo di persone, in una villa di Stanko Subotic nell'isola di Sveti Stefan o nel "Grand Café" a Podgorica, Montenegro, ha discusso ultimamente su come "interrompere la discussione" di Slobodan Djurovic Kardinal con i pm croati e la discussione di Sreten Jocic con i pm serbi".

Knezevic sostiene che la criminalità organizzata nei Balcani è diretta dal cartello del tabacco, che, secondo le sue parole , "è guidato da Milo Djukanovic e da Stanko Subotic". Aggiunge, inoltre, che le autorità della Croazia e della Serbia, sia quelle precedenti che attuali, non intendono fare nessun accordo con loro.

A questo punto ci sono dei seri indizi di morte per Boris Tadic, Presidente della Serbia. Un dossier analitico delle minacce gli é stato consegnato da Stjepan Mesic, Presidente della Croazia, in un recente incontro a Sofia.

E il film continua. Staremo a vedere....

Thursday, July 30

MONTENEGRO SMUGGLING.


Corruption and organised crime

Montenegro has an unsavoury reputation as a haven for smuggling and organised crime, and for the corruption of its public officials. Much of this relates to the troubled decade of the 1990s, when the Federal Republic of Yugoslavia (the rump of the old Yugoslavia consisting of Serbia and Montenegro) was under international sanctions. The collapse of Yugoslavia had brought federal subsidies to a sudden end, leaving Montenegro with a cash crisis. The smuggling of fuel and other goods from Albania became part of its survival strategy, bringing with it a range of social ills that have taken many years to bring under control.

To gain hard-currency earnings, Montenegro engaged in a complex, multinational tax-evasion scheme politely termed the "cigarette transit business". International smugglers would bring huge shipments of cigarettes bought in Switzerland, Belgium or other Western countries to Montenegro, often by plane to Podgorica airport. The cigarettes were then shipped to the port of Bar and loaded on speedboats for shipment to Italy, where they could be sold on.

The Montenegrin authorities did not deny the existence of the cigarette transit business, but insisted that the whole process was legal until the point when the cigarettes left Montenegrin territory. The fact that they then entered Italy illegally was, according to the Montenegrin government, not its concern. The smugglers paid their transit duties to the Montenegrin government, providing an important source of revenues for the republican budget. As Milo Djukanovic put it in July 2003: "There is no question of smuggling, just transit business which was done in line with the law. The cigarettes that came into Montenegro's port at Bar had in fact come from the EU, and were re-exported with all the right paperwork." (IWPR, Balkan Crisis Report, Dukanovic Smuggling Claims Perist)

Italian prosecutors have taken a rather different view. Montenegrin officials have been repeatedly mentioned in Italian police reports. In 1999, Branko Perovic, at the time Montenegro's Foreign Minister, was forced to resign after being indicted by an Italian court. In October 2002, Naples prosecutor Giovanni Russo requested an arrest warrant for Milo Djukanovic on smuggling charges. The responsible investigative judge, Anna Di Mauro, however, declined to issue a warrant, citing Djukanovic's sovereign immunity as head of state.

Most recently, in June 2006, two prosecutors from Bari accused Milo Djukanovic and another dozen individuals, of cigarette smuggling and money laundering. They allege that Djukanovic and his associates were much more deeply involved in the smuggling enterprise. Nedjelko Rudovic wrote:

"The prosecutors named Djukanovic as the boss of an enterprise from 1994 to 2002, consisting firstly of mafia members from Puglia, southern Italy, and two Swiss businessmen. A separate investigation has been launched against these two.

The ring allegedly used speedboats to transport cigarettes across the Adriatic from the Montenegrin ports of Bar and Zelenika to Italy. The prosecutors claim the profits were deposited in Swiss bank accounts, and transferred to Montenegro and then Cyprus and Lichtenstein. About 500 million euros allegedly belonging to the group were found in a Cypriot bank account, numbered 03854109703948, ANSA reported. This money was allegedly being laundered through investments in Montenegro."

One of the accused, former Minister of Finance Miroslav Ivanisevic, maintained that:

"There was a cigarette transit through Montenegro and this business, including the collection of revenues from it for the state of Montenegro, was transacted in keeping with the laws and decisions in effect at the time. Everything was registered and all the legally due payments were collected."

The cigarette business declined rapidly after the end of the 1990s. A 2006 Situation Report on Organised and Economic Crime in South-eastern Europe by the Council of Europe states in its Montenegro chapter:

"Smuggling of legal goods (cigarettes, oil and oil derivates) has been significantly diminished since the abolition of sanctions and law enforcement efforts since 2000. The smuggling practices have been changed to adjust to new conditions and still manage to resist law enforcement efforts while integrating into European and global smuggling flows and distributions of illegally and legally produced cigarettes. Smuggling channels from Montenegro were mainly intercepted but new routes have been formed going via Bulgaria, Croatia, Kosovo, Romania and the ‘former Yugoslav Republic of Macedonia'." (p. 96)

The questions of how involved the Montenegrin senior leadership was in the actual smuggling operations remains to be resolved. Another disputed question is how much of the "transit fees" went into private pockets, rather than the republican budget.

Today, the Montenegrin government faces a different set of allegations. Nebojsa Medojevic, along with many other opposition politicians, has repeatedly accused high-ranking government figures of corruption and nepotism. Criticism relates in particular to privatisation deals, the business of Milo Djukanovic's brother Aco Djukanovic, and the origin of the capital that Milo Djukanovic has invested in Prva Crnogorska Banka.

Most recently, on 6 September 2007, Medojevic told the news agency MINA that the Montenegrin state and its society is taken captive "by private connections of the highest government circles and organised criminals". He maintains that

"they should reform the police and clean it of criminal members who possess property worth millions without documentation; to clean the judiciary of judges who make decisions under instruction from the centres of organised crime and protect them from prosecution."

There is little hard evidence available on corruption in Montenegro. Transparency International has not yet included Montenegro in its "Corruption Perception Index". A Council of Europe report maintains that:

"Based on this small and basic data, a comprehensive analysis on characteristics, turnover – particularly affected sectors, impact on society, economy, rule of law, democracy, etc. – could not be provided. In any case, corruption is seen most dangerously in the process of privatisation, urban planning, civil engineering, and public procurement." (p. 97)

Media, most notably the independent weekly Monitor, the independent daily Vijesti and the opposition-leaning Dan, have repeatedly questioned privatisation deals and raised questions of the origins of wealth of government politicians. The watchdog organisation MANS has published a series of critical reports and case studies on privatisation, corruption in spatial planning and the (lack of) freedom of access to information. To this day, there has not been a single court case involving a senior Montenegrin politician.

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RATKO KNEZEVIC 3

Znate li da se u hotelu “Ric” u Parizu već više puta susreću sa Subotićem i Đukanovićem Aleksandar Vučić i Tomislav Nikolić (prvi susret je bio oktobra 2007. godine, prisustvovao mu je novinar iz Beograda Milomir Marić). Zašto? Zato jer Subotić i Đukanović odavno imaju plan zavladati medijskim i političkim prostorom bivše Jugoslavije, a zaradi svojih poslovnih interesa i ilegalnih aktivnosti. Eto, to je bio je taj “pakleni plan”, koji su Pukanić i njegov “Nacional” razotkrili, i zbog kojeg su Pukanić i Franjić poginuli.

ratko knezevicKnežević tvrdi da je u Bariju arhivirana optužnica protiv Đukanovića isključivo, samo i ekskluzivno zato sto se pozvao na imunitet predsjednika Vlade, koji po bilateralnom ugovoru između Italije i Crne Gore uživaju još ministar spoljnjih poslova i predsjednik države. Optužnica je protiv njega podignuta, detaljno obrazložena i – arhivirana. Da li se jednom može rearhivirati, kada gospodin Đukanović ne bude više na funkciji, i da li imunitet važi i za kaznena djela “jače” krivične kategorije, nego što je udruživanje u zločinačku organizaciju, njeno promovisanje, organizovanje u svrhu nelegalnog sticanja materijalne dobiti velikih razmjera, treba pitati stručnjake za italijansko i međunarodno kazneno pravo.

Kada je “malteški vitez” gospodin Tućilo, inače njegov advokat, saopštio Đukanoviću da je član 414 italijanskog Krivičnog zakonika jako opasan po njega i da može donijeti moguću kaznu do 40 godina zatvora, ako se dokažu krivična djela, sam se je Đukanović “sjetio” da treba skinuti jednog poštenog i dobrog čovjeka Željka Šturanovića sa čelnog mjesta Vlade, te time povratiti sebi imunitet, kako bi se spasila ugrožena sloboda. To je jedini pravi razlog povratka Đukanovića na čelnu poziciju u Vladi, jer sreo sam se nešto malo prije toga sa gospodinom Šturanovićem u Zagrebu, djelovao mi je kao čovjek koji je pobijedio tu tešku bolest i koji nije, moj je zaključak, htio odstupiti.

Što se Haga tiče, najbolje bi bilo da sam Đukanović priča o tome nagoveštava Knežević i pita se koliko je novca potrošeno da bi se njegova odgovornost za napade policijskih snaga Crne Gore kojima je on bio izravni pretpostavljeni kao predsjednik vlade, na Dubrovnik “zaboravila”. Veljko Bulajić je mesecima, godinama obilazio nadležne hrvatske institucije ne bi li odustale od progona Đukanovića. On je to “nagradio” sponzoriranjem filma “Libertas” o Marinu Držiću.

"Mi ha tradito un amico"

Strage Borsellino, il processo si rifarà.

Ignasi Guardans Cambó On Terrorism


Ignasi Guardans Cambó On Terrorism -

SCARANTINO FU ISTRUITO E STRUMENTALIZZATO.

Un pentito che è stato preso in considerazione solo dalla procura di Caltanissetta diretta all'epoca da Giovanni Tinebra. E' formato da 52 pagine di trascrizione, questo primo interrogatorio da pentito, a cui viene sottoposto l'uomo che si accusò di aver rubato l'auto imbottita di tritolo e poi fatta esplodere in via d'Amelio 17 anni fa. Un fatto ora smentito dall'ex boss Gaspare Spatuzza, che ha fornito ai pm precisi riscontri, di.struggendo così, definitivamente, l'attendibilità di Scarantino. Un verbale anomalo, su carta intestata del «ministero dell'Interno-Dipartimento della pubblica sicurezza», in cui non vengono citati, come è invece solito fare, i nomi delle persone presenti all'atto, che inizia così: «II giorno 24 del mese di giugno 1994 alle ore 21,00, si procede all'interrogatorio di Scarantino Vincenzo, del presente verbale sarà fatta anche una registrazione sommaria di tutto quello che verrà riferito dall'indagato».

IL GEN. DEI CARABINIERI DAMIANO RISPONDA AL SUO DIRETTO SUPERIORE. QUEST'ULTIMO, A SUA VOLTA , AL COPASIR.

Proviamo a riepilogare con ordine, partendo dalla dichiarazione rilasciata qualche giorno fa dal senatore a vita Francesco Cossiga, secondo il quale i Servizi segreti intercetterebbero anche membri del Governo. La cosa, ci si permetta, è tutt’altro che di poco conto. Soprattutto perché, sempre secondo l’ex Capo dello Stato, agenti dei nostri Servizi segreti, se al termine di intercettazioni e pedinamenti, “trovano qualcosa di interessante, trasmettono a magistrati amici, dico per dire di Milano, Bari e Napoli.

Magari – prosegue Cossiga - parlando da cabine telefoniche situate nelle loro basi e magari non bene agganciate al terreno così da poter essere tolte''. Il riferimento è ad una nota emessa a metà luglio dallo stesso Presidente Emerito della Repubblica nella quale si leggeva tra l’altro che una cabina telefonica situata all’interno di Forte Braschi, sede centrale dell' Agenzia per le Informazioni per la Sicurezza Interna (Aise) era scomparsa. 


Dal quel telefono, sempre secondo Cossiga, il Generale dei Carabinieri Damiano, effettuava “chiamate telefoniche clandestine a un magistrato dell'ufficio del Pubblico Ministero di Milano in modo tale che la sua persona non potesse essere identificata”. Il nome del citato pm ormai lo conoscono anche i sassi, ma nessuno si decide a fare chiarezza sull’inquietante vicenda. E così le cose di non poco conto diventano due.

Le denunce del senatore Cossiga non possono passare sotto silenzio perché, se è grave che agenti dei Servizi “diano un’occhiata” alle attività di membri del governo nazionale, è assai più preoccupante che possano esistere rapporti diretti tra alcuni magistrati e membri dei Servizi segreti e che questi ultimi si trasformino in informatori dei primi.

E bene ha fatto il vice-presidente dei deputati del PdL, Carmelo Briguglio, a dichiarare che siamo di fronte a “fatti così gravemente contrari all'ordinamento che fare piena luce su di essi è un ineludibile dovere istituzionale": ne vale, aggiungiamo noi, il decoro e la credibilità di Stato, Servizi Segreti e della stessa Magistratura.

"Glasa"

Poštovani gospodine,
Pročitao sam tekst lista "Verzija" iz Moskve, ako takav uopšte postoji, koji ste Vi prenijeli i želim da Vašim čitaocima saopštim sledeće:

Poslednji put u Moskvi boravio sam septembra 1993. godine i od tada do danas fizički nisam stupio na tle Ruske Federacije, pa prema tome nisam nikako mogao biti gost bilo kakvog hotela u '95. ili '96. godine, a kamoli da "pobjegnem" iz njega. To, za razliku od inspiratora ovog teksta, nije moja osobina.

Drugo, nikada nikakav biznis nisam radio s gospodinom Hrvojem Petračem, iako čovjeka poznajem.
Treće, nisam pobjegao u Hrvatsku, jer nemam od koga da bježim, od fukare se ne bježi. U Hrvatskoj sam onoliko koliko zahtijeva moj konsultanstki posao za najozbiljnije i najveće svjetske kompanije - američkog, francuskog i engleskog porijekla,

Četvrto, ne trudim se da "srušim" rukovodstvo Crne Gore, ruši ga njihov vlastiti kriminal koji će vrlo brzo biti dokazan, njihova kleptokratija, njihov gubitak političkog i svakog drugog kompasa, jad i bijeda u kojoj danas živi narod Crne Gore. I ovo je još jedan pokušaj da se stvari zamagle i da se spriječi nešto što se ne može spriječiti - njihov silazak s vlasti.

Peto, nikada ne bih dopustio sebi da zovem novine i novinare duvanskog kartela o kojima sam se već više puta javno izjasnio.
Šesto, ako se budem kandidovao na slijedećim izborima u Crnoj Gori, tražiću podršku crnogorskog naroda za moj program - ne treba mi nikakva druga "podrška". Pogotovu ne ideološka.

I naravno na kraju, ali ne manje važno, nadao sam se da vi ne pripadate tam-tam novinarstvu, i da ne prenosite tekstove čija je vjerodostojnost vrlo sumnjive kategorije, čiji rukopis prepoznajem, jer su izašli iz kuhinje Vukašina Maraša, najvećeg udbaškog mraka koji se ikada pojavio u Crnoj Gori. Nešto više o tome gospodin Maraš sigurno će imati šansu da kaže pred sudom u Bariju i Ankoni, gđe se vodi istraga o njegovoj "aktivnosti".

Molim Vas, da uz poštovanje zakonskih i moralnih normi, objavite ovo moje reagovanje kako u Vašim novinama na vidnom mjestu, tako i na vašim internet stranicama.
S najljepšim pozdravima,
Ratko M. Knežević

Wednesday, July 29

SENATO: CALIGIURI, AUGURI A COSSIGA PER VOLERE BENE ALL'ITALIA.

"Pensare oggi a Francesco Cossiga significa volere bene all'Italia, che dopo cento cinquanta anni ancora fatica a diventare una Nazione per tutti". E' quanto ha dichiarato, Mario Caligiuri, in occasione dell'ottantunesimo compleanno del Presidente Emerito della Repubblica.

"Cossiga - ha proseguito Caligiuri - e' un uomo di Stato, categoria oggi in via di estinzione in Italia. Infatti, l'interesse nazionale e' stato sempre il suo obiettivo principale. Le dimissioni dopo l'omicidio di Aldo Moro, le chiare prese di posizione per fare installare i missili Cruise durante la fase finale della guerra fredda, l'attenzione costante verso lo strumento dell'Intelligence come risorsa fondamentale della democrazia, l'intuizione solitaria da Presidente della Repubblica dell'esistenza di un sistema politico in fortissima crisi (caratterizzato da un rapporto tra politica e magistratura tale da mandare in crisi le istituzioni repubblicane), hanno scandito un'esperienza politica di altissimo profilo".

"Al Presidente Cossiga - ha concluso Caligiuri - formulo, anche a nome della Citta' di Soveria Mannelli che lo ha visto sempre vicino nelle iniziative civiche, gli auguri piu' affettuosi, nella speranza di leggere e ascoltare ancora per lungo tempo le sue riflessioni e i suoi giudizi controcorrente e coraggiosi, cosi' come controcorrente e coraggiosi occorre essere oggi se vogliamo bene all'Italia".

RATKO KNEZEVIC 2

Il piano infernale del traffico delle sigarette


La cronaca di oggi, che vede la strenua lotta dell'Unione Europea contro la criminalità organizzata nei Balcani e il coinvolgimento di molti dei personaggi che costituivano i vertici politici della ex Jugoslavia, si unisce e si mescola alla storia recente degli anni '90 dei Balcani, ed in particolare del Montenegro. Protagonista indiscusso di tutti i traffici è il Premier Milo Djukanovic e la sua “scorta” di banchieri, investitori, diplomatici e malavitosi, nonché di tutti coloro che lo hanno aiutato a costruire il suo “regno” , e che ora, da un momento all'altro, possono cadere e lasciare solo fumo, come la memoria di una politica basata sulla criminalità.

L'ex consigliere di Milo Djukanovic, Ratko Knezevic, ha deciso di parlare dopo tanti anni di silenzio, riaprendo la vecchia ferita relativa a coinvolgimenti politici, traffici e assassini, come quello del giornalista croato del Nacional , Ivo Pukanic. Knezevic ritiene che il giornalista che ha scoperto la truffa del traffico di sigarette è stato ucciso dalla più grande “organizzazione mafiosa nei Balcani del XX secolo”, ed ora la sua stessa vita è messa in pericolo da quel cosiddetto “piano infernale”. Ex giornalista per i media croati, sloveni e serbi, per cui lavorava come reporter, Knezevic è poi entrato nella carriera del “business”. Era un grande amico di Djukanovic e, spendendo il suo nome, ha condotto negli anni '90 la missione commerciale montenegrina in America. Dopo che la storia di Djukanovic è finita sul giornale croato Nacional, sono stati pubblicati anche un paio di articoli sul traffico delle sigarette. Molti hanno creduto che dietro quella pubblicazione vi fosse Knezevic, anche in virtù della stretta amicizia che aveva con il giornalista croato Ivo Pukanic. Blagoje Baja Sekulic, stretto amico di Stanko Subotic Cane, ha confermato nella sua ultima intervista che Knezevic, tramite lui, ha chiesto a Subotic 1.6 milioni di euro per fermare gli articoli del Nacional. Un paio di giorni dopo questa intervista Sekulic è stato ucciso.

Documenti contraffati di Orazio Porro ,
nato il 14 Aprile 1956 a Bari,
divenuto Ferdinando Pugliese.
Membro della rete del traffico di sigarette Bar-Bari
.
Source: dossier del Direzione investigativa anti-mafia di Bari

Nella sua intervista lasciata al quotidiano montenegrino Vjesti, Knezevic conferma che durante questi anni ha subito molte minacce da parte degli “amici” di Djukanovic, tra cui anche Stanko Subotic Cane. “Dopo le tantissime minacce di Subotic, mi sono rivolto a Djukanovic scrivendogli una lettera nel 2001, in cui ho spiegato che sono stato minacciato. La lettera è stata inviata e firmata anche dal mio avvocato americano, per poi essere consegnata a Djukanovic durante la sua visita negli Stati Uniti, presso l'hotel Four Seasons di Washington. La copia è stata inoltrata anche all'FBI, e ai servizi di sicurezza dei Paesi in cui io ho la cittadinanza (Gran Bretagna e Croazia). La lettera è stata data anche all'ambasciatore americano William Montgomery durante la sua missione in Serbia-Montenegro. Allo stesso modo, è stata spedita anche ai responsabili ufficiali dei Servizi italiani - dichiara Knezevic continuando - i nostri giornali hanno pubblicato le trascrizioni della telefonata avvenuta tra Dusanka Jeknic e Dusko Marovic, il capo dei Servizi segreti del Montenegro, e Aco Djukanovic, Zoran Jovanovic, che era la scorta di Djukanovic, e lo stesso Milo Djukanovic. In quella telefonata conferma che sono stato seguito e che “gli amici di suo fratello si occupano di me” ", afferma Knezevic. Per proteggersi da queste minacce, afferma di aver chiesto aiuto personalmente, all'ambasciatore William Montgomery, con cui dice di avere delle buone relazioni. È stato anche suo ospite all'interno della prima nave portaerei americana “Dwight Eisenhower”, in occasione del suo attracco nel 2000 a Dubrovnik, come unico cittadino del Montenegro. In questa occasione Montgomery dice: "Vorrei Volontariamente chiamare anche i tuoi amici del Montenegro, ma non posso per motivi del passato. Così tu rappresenti il Montenegro", come affermato da Knezevic, volendo così dimostrare i suoi buoni legami con la diplomazia internazionale, e soprattutto con quella americana. Ora, come dichiara Knezevic, sia lui sia Montgomery (casualmente) lavorano per la stessa azienda croata come consulenti, senza però dire di che azienda si tratti.

Frammenti delle agendine telefoniche sequestrate dalla Procura di Bari





Knezevic ribadisce più di una volta che, se il Nacional di Pukanic non avesse scoperto la "mafia delle sigarette" , i destini di Serbia, Montenegro e Croazia sarebbero stati manovrati tutt'oggi. La vita di Pukanic è una “cronaca della morte annunciata” , come afferma Knezevic, perchè poteva chiudere tutte le strade aperte dei traffici nei Balcani. Come ha fatto Subotic nella sua recente intervista per i giornali croati, anche lui conferma il coinvolgimento dei poteri politici nella criminalità organizzata. Subotic aveva detto che, allora, diede 10 milioni di euro per il Partito Democratico in Serbia (SD), tentando anche di portare al Governo della Macedonia il suo consigliere Srdan Kerim, che è stato poi ostacolato da Gruevski. La ragnatela che ha costruito in questi anni nei Balcani - tra criminali, politici, media, Comunità Internazionale e vari personaggi che circolavano in queste zone - ora sta entrando nell'ombra della lotte contra la criminalità organizzata della UE, per lasciare una possibilità per la liberalizzazione dei visti per Montenegro, Serbia e Macedonia . Tuttavia, l'Europa e la Comunità Internazionale non lasceranno la possibilità di aprire il libero mercato per la merce “illegale” trafficata . Proprio per questo, le rivelazioni di Knezevic dimostrano che è giunto il momento che "i topi abbandonino la nave che sta sprofondando". Lo stesso Knezevic, accusato da molti di loro per traffico di armi anche nel periodo dell'embargo dell'ONU nel corso della sua collaborazione con il generale croato Hrvoje Petrac, nega tutto e conferma che non ha subito nessun processo.

Mentre si dice completamente estraneo da tutti quegli altri attori del palcoscenico del traffico delle sigarette, sostiene che vi siano altre persone che avrebbero dovuto essere arrestate e portate dinanzi al Tribunale dell'Aja o di Bari. Al contrario, Djukanovic è riuscito ad ottenere la sospensione dell'accusa dopo l'archiviazione del caso godendo della immunità parlamentare. Il Premier ha, infatti, avuto la brillante idea di far dimettere da Premier Zeljko Sturanovic per prendere il suo posto, mantenendo così la sua immunità diplomatica. Dopo sono partite due operazioni, una in Italia (la primavera) e una in Serbia (la rete), per fermare il traffico delle sigarette sul territorio di Balcani, e poter dire che la criminalità in questa regione sta giungendo alla fine. Un esempio è anche l`ultima cattura di Stanko Subotic Cane a Mosca, rilasciato subito dopo. Secondo Knezevic, ciò è accaduto grazie a Oleg Deripaska e Zoran Becirevic, "gli amici di Djukanovic", per ottenere poi in Montenegro alcuni favori per il rilascio di licenze e privatizzazioni. E' cosa nota che Subotic ha ricevuto, nell'hotel Ritz Carlton, la visita del suo amico Djukanovic. “Non deve sorprendere che, con i primi segnali di crisi, saranno messi in discussione gli interessi di qualcuno, usciranno le immagini delle feste di Cane con gli effetti speciali inscenati in quell'albergo”, dichiara Knezevic.

Per quanto riguarda Zoran Becirevic, negli ultimi decenni ha avuto una grandissima carriera in Russia, come spiega Knezevic. Nato a Kolasin, in Montenegro, amico stretto di Djukanovic e consigliere in Russia di Milan Rocen, prima era un rappresentante delle aziende montenegrine a Mosca. Stanko Subotic Cane era uno dei suoi clienti, con due aziende, una nel Liechtenstein (CODEX Ltd.) e l'altra a Cipro (Dulwich), e tra il 1999 e 2000 ha trasferito oltre un 1.1 miliardi di euro. Sembrerebbe che quegli effetti speciali avranno un forte impatto, ma solo per ciò che piacerà alla politica internazionale, che non permetterà mai la fuoriuscita di certi scandali. Infatti, nel corso di un incontro tra Djukanovic e Robert Gelbard (inviato speciale nei Balcani dell'Amministrazione Clinton) e Endy Berr (consigliere di Clinton per l'antiterrorismo) e lo stesso Knezevic, avvenuto nel 1999, ossia subito dopo la crisi in Kosovo, il diplomatico americano conferma a Djukanovic: "Signor Presidente, ora avete i vostri abiti, soldi liquidi nei conti correnti e so che avete comprato un nuovo aereo. Ora è giunto il tempo che con il nostro aiuto serva a creare uno Stato democratico, una vetrina delle nostre idee su come devono essere ripianificati i Balcani in un domani. Sappiamo anche che, tramite il vostro calciatore Predrag Mijatovic, avete ottenuto un appuntamento con il proprietario di una Banca a Ginevra, un certo signor Bruce Rapaport, per questo sabato. Sappiamo cosa vi offrirà questo signore, che si trova sulla nostra lista nera per riciclaggio di denaro. Non vi consiglio di andare all'appuntamento, questo non è il posto giusto e nemmeno un giusto contatto per voi…sapete dove è andato sabato? Era a Ginevra con il bancario con il quale è nata l'idea di creare in Montenegro una off -shore, che ha messo in crisi tutte le donazioni che l'America aveva dato al Montenegro”, conferma Knezevic riportando il dialogo di quel colloquio con l'inviato americano.

Sono questi i nuovi dettagli della storia del traffico di sigarette e delle vecchie barriere, che sono sempre mancati per riuscire a mettere le mani sui 'pezzi grossi' , mentre sono in corso le grandi azioni della polizia per prendere solo “i piccoli” attori di una rete organizzata. Come rilevato dal direttore della polizia montenegrina Veselin Veljovic, ci si chiede come mai Stanko Subotic Cane, ricercato dalla Interpol, è stato visto un paio di volte nella città di Pljevlja, mentre villeggiava nell'isola di Sveti Stefan e tranquillamente camminava con il sindaco della città e Zvezdan Terzic, ex Presidente della Nazionale di calcio della Serbia inquisito per truffe. Alla fine, la storia del “traffico” montenegrino è finita, come dimostrato anche il fatto che la mafia italo-polacca ha preso già il controllo dei traffici di sigarette della mafia balcanica. Due boss della Camorra si sono trasferiti in Polonia, e le sigarette dell'Ucraina e di altri paesi dell'Est vengono spedite in Europa con camion polacchi. Il boss di una piccola banda italo- polacca , che negli ultimi tre anni ha controllato 53 traffici e ha guadagnato 1,8 milioni di euro, era una donna di 45 anni. Il mercato si è già trasferito in Polonia, Ucraina e Romania, e nella scatola vuota delle sigarette montenegrine ora c'è posto solo per le accuse di tutti coloro che hanno partecipato in questi anni alla creazione di quella rete. Forse anche per questo Knezevic ha deciso di parlare proprio ora, uno dei più controversi personaggi della vita pubblica in Montenegro. (Etelboro)

GRAVITA' CENTRALE

La Grande Serbia creata dall'Europa

Belgrado emana la legge che concede ad ogni cittadino nato nella ex Jugoslavia la possibilità di fare richiesta del passaporto serbo. Un documento che, all'indomani dell'eliminazione dei visti, diventerà la chiave di ingresso in Europa per tutti i popoli che resteranno indietro con i negoziati di integrazione, come croati, bosniaci e kosovari.(Etelboro)

INTELLIGENTI PAUCA......

Rivisitare tutta l'indagine é un obbligo morale e di Giustizia.

MARONI INSISTE: PUR DI SPODESTARE IL PRIMATO DEI CC SULLA SICUREZZA DEL PAESE, NON VEDE LA NEBBIA AL VIMINALE E NON SOLO.

Maroni: un onesto ma ingenuo uomo.

L'ordine dell'attentato venne da Est. Giovanni Paolo II l'ha sempre saputo.


"Il socialismo reale ha combattuto con ogni arma una guerra segreta contro il cristianesimo".


Lo storico Gian Maria Vian, direttore dell'Osservatore Bomam, ritrova nelle carte il nome del benedettino Eugen Brammertz, traduttore per l'edizione in lingua tedesca del giornale vaticano, indicato nel libro come spia dell'Est: «Ma era solo un collaboratore esterno, benché il libro di Kpehner sembri informato. Il Vaticano è stato sotto attacco per decenni, attraverso ogni forma di minaccia». Vìan ha curato per Einaudi il memoriale del cardinale Casaroli, il protagonista della Ostpolitik vaticana che però «non aveva sentore degli scricchiolii a Oriente, e anzi all'inizio si dichiara affascinato da quell'immane sistema».

Da Benedetto XV, che mandai il nunzio Ratti (il futuro Pio XI) sull'orlo del cratere sovietico in fiamme, alle trattative a Berlino del nunzio Pacelli con gli inviati di Mosca, che iniziano nel 1924 e si prolungano inutilmente per più di tré anni da Giovanni XXIII, che avvia il disgelo, a Wojtyla che appena eletto si dichiara voce della Chiesa del silenzio, lo scontro mortale tra la barca di Pietro e l'«impero del male» arriva ai vescovi cecoslovacchi cattolici di rito greco torturati e uccisi in manicomio fino al 1989, poco prima della caduta del Muro.

«Alla fine il comunismo ha perso contro la Chiesa perché - dice Vian - il sangue dei martiri è il seme dei cristiani, come scrive TertuUiano. Dietro l'attentato del 1981, Giovanni Paolo II, era convinto che il mandante si nascondesse nel blocco sovietico e che, per depistare, si fosse servito di un esecutore di estrema destra come il "lupo grigio" Ali Agca. Non sembra avesse dubbi al riguardo e una conferma viene dalle sue lunghe conversazioni del 1996 con due amici polacchi, a lungo meditate e poi confluite in Memoria e identità, il libro che fece pubblicare nel 2005, poche settimane prima di morire».

NUOVE REGOLE D'INGAGGIO.EXIT STRATEGY

Come scrivevo qualche giorno fa, gli ordigni stradali talebani sono diventati più potenti.

Tuesday, July 28

GIOVANNI FALCONE

Amb. Richard Holbrooke

U.S. Afghanistan/Pakistan envoy Amb. Richard Holbrooke has asked Middle East and Islamic world scholar Vali Nasr, a professor at the Fletcher School, to serve as his senior advisor, Nasr confirms. Though best known perhaps for his scholarship on Iran and the Sunni-Shia divide, Nasr has also written about Pakistan and ethnic violence in South Asia. Asked if the move might signal that Holbrooke intends to take a regional approach that includes Afghanistan's neighbors, among them Iran, Nasr says not necessarily: "I have long running expertise on South Asia as well and was involved in campaigns as advisor on Pakistan." But it does lend that perception.

"This is good," said one Washington South Asia expert about the Nasr hire. "Vali did some work in the past on Pakistan, including a short book on [Jama 'at-i Islami] JI - Islamist party in the region. So in addition to his understanding of the wider middle east and Sunni/shi'a stuff, he has a familiarity with South Asia. Obviously Vali has spent more recent time on Iran, and that could pay off when it comes to Afghanistan regional approaches."

"I don't know about regional," another Washington South Asia expert said, "but it signals that [Holbrooke] has identified a very knowledgeable person."

The "idiot from the U.N." who actually cares about minority rights

The invaluable IntLawGrrls blog features a great guest post from Gay McDougall, who is by no means an idiot, but who does proudly work for the UN, as its Independent Expert on Minority Issues. Her work takes her all over the world, to every country where minority populations face issues of discrimination and disadvantage.

McDougall is an American, and her country should be proud to have one of its own helping to uphold the rights of millions of human beings worldwide. Unfortunately, she has apparently not always had such a warm reception here in the U.S.:

An example: The U.N. Special Rapporteur on Housing and I intervened a while back when the City of New Orleans revealed a post-Hurricane Katrina plan to tear down much of the its remaining public housing. Our assessment was that to do that would violate the right to adequate housing that is guaranteed without discrimination by the Universal Declaration of Human Rights. The local response? New Orleans' daily newspaper, the Times-Picayune, accused me of being a meddling outsider “idiot from the U.N.”

That response is nothing short of despicable. Being part of the UN does not mean we are better than it. Even anti-UN types often (rightly) decry, for example, the abused rights of Uighurs in China; they should respect the part of McDougall's mandate that brings her closer to home as much as they do the part that sends her to more overtly oppressive countries like China. With a little more attention to the rights of the U.S.'s own minority populations, she would not have to do nearly as much of what too many American voices call "meddling."

Bosnia: A Test of Political Maturity in Mostar.

CARLOS LO SMITEX E IL T4 JUGOSLAVO.

CHE NE SARA' DI LORO SE ANCHE QUESTA VOLTA HANNO PRESO UNA "TRANVATA"? BISOGNA PROMUOVERLI!

È questa la «prova regina» contro Bianchini, ha sottolineato il questore di Roma, Giuseppe Caruso, in conferenza stampa. «E’ la fine di incubo» ha aggiunto il questore. Le indagini sono state condotte da Vittorio Rizzi, capo della squadra mobile di Roma, che ha spiegato come il fermato aveva una normale vita sentimentale e affettiva.
E' quanto hanno affermato.
Da un punto di vista dell'indagato Luca Bianchini che sin dall'inizio si é dichiarato "innocente", l'incidente probatorio resta la sua salvezza. Infatti oggi ha dichiarato, nuovamente:"Sarei un folle se, sapendomi colpevole, avessi comunque chiesto di sottopormi di nuovo al test del Dna".. È tranquillo e fiducioso Luca Bianchini subito dopo essere stato sottoposto al prelievo del tampone salivare necessario a dimostrare la sua responsabilità o la sua innocenza nell'inchiesta sugli stupri commessi nella Capitale tra aprile e luglio. L'esame eseguito ieri nel carcere di Regina Coeli lo attendeva da tempo, da quando cioè la Polizia lo ha arrestato con l'accusa di aver violentato tre donne nei quartieri Bufalotta e Ardeatino.
Un'accusa che il ragioniere di 33 anni ha sempre respinto con fermezza, tanto da chiedere appena chiuso in cella di essere sottoposto di nuovo al test del Dna, dal quale «sarà dimostrata la mia totale estraneità alle violenze sessuali». Ieri pomeriggio è stata infatti prelevata la saliva dell'indagato dal consulente della procura, la dottoressa Elisabetta Mei del Dipartimento della polizia scientifica alla presenza dei legali del ragioniere, gli avvocati Bruno Andreozzi e Giorgio Olmi, nonché di fronte al consulente della difesa, la dottoressa Marina Baldi, biologa genista direttrice del consultorio di genetica del laboratorio «Genoma» di Roma.

NON POTETE PIU' FARE "GIUOCHI SPORCHI", TANTO MENO IN QUESTO CASO.

Monday, July 27

RATKO KNEZEVIC: LA LISTA.

RATKO KNEZEVIC

27 luglio 2009

RATKO KNEZEVIC

Da ETELBORO. Il “club di Londra” le sigarette del Montenegro e le Banche svizzere

Ratko Knezevic, ex stretto collaboratore di Milo Djukanovic, rompe il silenzio di anni e decide di raccontare i retroscena del traffico di sigarette in Montenegro e del riciclaggio di denaro in un'intervista per il Vjesti. Sembra conoscere bene gli eventi della "indipendenza del Montenegro", ma dimentica di spiegare molte cose, raccontando la sua personalissima versione che lo vedono "estraneo agli eventi".

Con un'intervista rilasciata al quotidiano Vjesti, Ratko Knezevic, ex stretto collaboratore di Milo Djukanovic, rompe il silenzio di anni e decide di raccontare i retroscena del traffico di sigarette in Montenegro e del riciclaggio di denaro mediante le banche svizzere. Si unisce al coro dei cospirazionisti dell'assassinio del giornalista croato Ivo Pukanic e parla di "cartello delle sigarette" come vecchio impero della Djukanovic-Subotic Cane. Sembra che vi sia come una mano che serpeggia nella crisi di questi Paesi in transizione e orchestra gli eventi con i suoi guanti bianchi, trasformando i criminali di una volta, in pseudo-pentiti, pronti a testimoniare di spontanea volontà. Ex registi delle operazioni di riciclaggio e referenti di quelle strane fondazioni bancarie e servizi segreti, ora cercano di uscire dall'ombra tentando il salto di qualità, con la scusa di aver ricevuto minacce di morte. Non a caso questo accade proprio in un momento in cui Serbia, Montenegro e Italia stanno raggiungendo un accordo nel tentativo di mettere fine ad un'annosa questione irrisolta. Knezevic si veste così da giustiziere, dimenticando di dire molte cose, come per esempio il suo ruolo all'interno della rete del riciclaggio e poi nel Caso Mattei (Podgoricka Banka - UBS Bank) che in questo mosaico è un tassello importante. Ma andiamo per gradi, e facciamo qualche passo indietro.
Knezevic, vive a Londra, e questa è la prima volta dopo cinque anni che rilascia una dichiarazione per i media e sul suo rapporto con Djukanovic, dopo che è stato chiamato a testimoniare proprio dalla procura di Bari, nell'ambito dell'inchiesta sul traffico di sigarette tra Montenegro e Italia (si veda Rapporto inchiesta DIA di Bari su traffico di sigarette e riciclaggio in Montenegro ). Interrogato dal PM Scelsi, Knezevic afferma di aver lavorato per molti anni come consulente finanziario nel Stati Uniti, per poi ritornare in Montenegro come impiegato per una banca inglese che intendeva privatizzare alcune proprietà del Paese, tuttavia controllate da Djukanovic e dalla sua gente. Allora il Montenegro investiva solo nel contrabbando delle sigarette e nell'alluminio, come spiega lo stesso Knezevic, dicendosi estraneo a tali affari condotti esclusivamente da Djukanovic, perchè preferiva interessarsi solo di "privatizzazioni e investimenti". Parla dunque di Djukanovic come un uomo che controlla tutto in Montenegro, e che vuole fare della provincia serba uno Stato indipendente auto-finanziandosi con il traffico di sigarette. Fu allora, nel 1996, che dice di aver incontrato a Roma "una persona di alto livello del Governo Italiano" che gli disse di raccomandare ai suoi collaboratori di fermare il contrabbando di sigarette. Di ritorno in Montenegro, dice di riferire il messaggio a Djukanovic, pianificando un incontro tra Maras (allora uomo cruciale di Djukanovic) e il rappresentante dei Servizi segreti italiani, il quale ha presentò un elenco di mandati di cattura di circa 30 persone con le prove del loro soggiorno in Montenegro, e delle intercettazioni degli italiani con il domicilio a Bar, Budva, Herceg Novi e dei discorsi dei loro "amici" montenegrini, lasciando così ad intendere i Servizi italiani erano attivi in Montenegro, perché, ovviamente, controllava la propria mafia "in emigrazione ".


Si descrive, agli stessi PM di Bari, come una persona integra, che assiste come testimone oculare di quello che definisce "il piano di Djukanovic per l'indipendenza", dopo aver caldamente sconsigliato Milo da questo affare. Nella sua vita di "semplice consigliere e impiegato di banca" incontra molti esponenti della criminalità organizzata balcanica, come Stanko Subotic Cane, capo del traffico di sigarette nei Balcani e poi compagno di affari dello stesso Djukanovic. Stranamente, nella sua posizione di amico-consigliere, viene a conoscenza degli affari dettagliati della creazione della MTT (Montenegrin Transit Tobacco) che gestirà il traffico di sigarette tra Italia e Montenegro, pagando sonanti tangenti per ottenere le licenze di esportazioni delle sigarette dal Montenegro. Knezevic dice di conoscere bene anche "la parte italiana" dell'affare , sia della malavita della Sacra Conora Unita, che degli ambienti finanziari di Milano che hanno gestito il collegamento svizzero, e così il riciclaggio di denaro. Spiega, dunque, che tra il 1999 e il 2000 sono stati riciclati circa 2,3 miliardi di marchi, passando attraverso le società Codex del Lichtenstein e la cipriota Dulwich gestito - come già spiegato dalla procura di Bari - da Djukanovic e Cane Subotic. Tuttavia, il percorso dei soldi non si è fermato lì, in quanto parla dell'esistenza di altri tre conti che sono stati, secondo le loro parole, sotto il controllo Djukanovic. Si tratta di conti in una piccola banca di Chiasso, la Banca Svizzera italiana, nella UBS Bank di Cugy (vicino Zurigo) e di un conto di risparmio presso la UBS di Lugano. Le società di Cipro, come spiega Knezevic, venivano usate come punto di accumulazione del denaro, trasferito in veri e propri sacchi con aerei privati , e lo stesso aereo del governo del Montenegro, con la registrazione N999 CX.
Nella sua intervista lancia così un appello al Dipartimento per la lotta contro il riciclaggio di denaro, il pubblico ministero del Montenegro che facciano un controllo dei conti bancari di queste due società (CODEX srl. e Dulwich), così come i numeri di conto, i nomi delle banche, i nomi di corrieri , le date di partenza e l'atterraggio degli aeromobili, la loro registrazione, i nomi dei capitani. Dice di rivolgersi agli stessi inquirenti italiani, che hanno documentato tutto. A gran voce reclama giustizia per il Montenegro e così la defenestrazione di Djukanovic, "il reggente del Montenegro e il boss della mafia montenegrina". A lui collega anche l'omicidio di Ivo Pukanic, il quale aveva condotto un'inchiesta sul traffico di sigarette in Montenegro, ed in particolare sulle attività di Stanko Subotic Cane. Non dice, però, che lo stesso Subotic era stato costretto più volte a sborsare cospicui "pacchi regalo" al direttore del Nacional dietro i ricatti per il suo silenzio. Conosce altrettanto bene la storia del riciclaggio di denaro e del ponte Italia-Svizzera, ma dimentica di spiegare molte cose, raccontando la sua personalissima versione contornata di tratti di eroismo che non gli appartengono. Innanzitutto dovrebbe spiegare qual era il suo vero ruolo in questa storia, in quanto crediamo poco al fatto che era un impiegato di banche inglesi ed americane, in quanto in realtà era un uomo delle banche, che ha usato Djukanovic per riciclare denaro, per arricchirsi da quel traffico e finanziare altri affari, anch'essi poco ortodossi. In secondo luogo, Knezevic ha affermato per i PM di Bari che un gruppo di italiani "hanno comprato bonds (collaterali) contro somme in garanzia emesse dal Governo Montenegrino presso la Podgorica Banka, per creare dei fondi di sviluppo per il Montenegro" ; spiega anche i conti della Podgorica Banca presso la UBS a Zurigo sono stati bloccati perché quelle garanzie non sono state pagate, considerando che non è stato presentato alcun progetto reale che testimoniasse l'utilizzo di quei soldi.

Però dovrebbe dirci perché si trovava all'Hotel Principe di Savoia di Milano presentandosi come rappresentante ufficiale del Montenegro, accompagnato dall'allora Ministro delle Finanze Predrag Goranovic, per incontrare Oriano Mattei, che aveva curato l'operazione della emissione dei collaterali. In quella occasione lo stesso Knezevic ha minacciato con modi mafiosi ed intimidatori Mattei e la sua famiglia, affinchè mettesse fine ad ogni tentativo di far intervenire le istituzioni e gli inquirenti. Infine, deve spiegare perché, dopo anni silenzio, decide di parlare dall'alto della sua "cittadinanza londinese", come portavoce della lobby anglosassone che fa sentire ancora la sua voce per destabilizzare il Montenegro e il nuovo legame con Serbia e Italia. Knezevic diventa il portavoce-pentito del Club di Londra, di quella lobby bancaria inglese che ha deciso di sferrare un altro attacco all'Italia, cominciando proprio da un affare irrisolto. Nei fatti, Djukanovic è sicuramente colui che ha usato i canali illeciti della criminalità organizzata per finanziare l'indipendenza del Montenegro, e l'intervista di Knezevic non aggiunge nulla di nuovo a quanto scoperto dagli inquirenti di Bari. E' chiaro, invece, che l'obiettivo non è solo Djukanovic, ma tutto ciò che è stato dietro di lui e cosa c'è anche adesso.

FONTE ETELBORO: SENTENZA INDECENTE

Uranio impoverito e Balcani: sentenza tombale

Il Giudice del Tribunale di Bari, Giulia Romanazzi, accoglie la richiesta di archiviazione dell'indagine della procura per lesioni ed omicidi colposi sui militari italiani in missione nei Balcani, ammalatisi e,in alcuni casi,morti dopo essere stati esposti a radiazioni dell'uranio impoverito. Una tale decisione è stata motivata affermando che dagli atti dell'indagine emerge l'insussistenza di fattispecie colpose sotto il profilo della omissione della comunicazione e della precauzione da parte del ministero della Difesa italiano. "Il primo avvertimento sulla pericolosità dell'uranio da parte del Pentagono è del luglio 1999 e la prima direttiva del governo italiano del dicembre 1999", come afferma il Giudice, precisando che il governo italiano si è adeguato alla direttiva del ministero della Difesa statunitense. Inoltre, nella richiesta di archiviazione si scrive che "la prima direttiva tecnico-operativa del ministero risale al dicembre 1999 (...), e' evidente che le omissioni non potevano che essere di data precedente e che trattandosi di reati contravvenzionali prescrivibili al massimo in tre anni, nella migliore ipotesi accusatoria, il reato sarebbe prescritto a partire dal novembre/dicembre 2002". Argomentazioni che possono essere valide per un burocrate, ma inaccettabili per la società civile che aspetta sempre una condanna per gli atti di terrorismo nei confronti della popolazione.

Sentenza tombale. La sentenza emessa lo scorso 22 luglio 2009 dal tribunale di Bari, sulla vicenda delle morti da Uranio Impoverito, rappresenta una vera e propria pietra tombale sul desiderio di giustizia da parte dei familiari dei militari morti e degli ammalati nei Balcani a causa del “metallo del disonore”. Il dispositivo giudiziario, con cui lo Stato italiano, il Ministero della Difesa e l’intera catena di comando escono assolti dal non aver rispettato e messo in atto tutte le misure per cautelare preventivamente i militari italiani operanti in zone bombardate con proiettili ad U238, è degno del miglior dottor Azzeccagarbugli. "I generali italiani non sapevano della pericolosità dell’Uranio impoverito e quindi esso non era inserito nelle norme antinfortunistiche vigenti dal 91", mentre gli americani che invece lo sapevano da tempo, se ne sono ricordati di avvisarci solo nel luglio 1999, quando i soldati italiani operavano già in Kosovo nelle zone contaminate da oltre due mesi. Il Ministero della difesa impiegava solo… pochi mesi per tradurre dall’inglese il documento incriminato e a… dicembre “prontamente” emanava una direttiva cautelatrice verso il personale operante in zone “affette “ da uranio impoverito. Se reato c’è stato in quel ritardo comunque sarebbe prescrivibile secondo le normative vigenti, quindi come in una comune sentenza su una “normale”strage sul posto di lavoro, Dirigenti aziendali e capi reparto vanno tutti assolti!.

Errata Corrige . Dobbiamo dire che la Puglia, nella vicenda uranio, in campo giudiziario e in numero di militari colpiti da sindromi ascrivibili alla permanenza in zone di guerra, può vantare degli ottimi primati. In base al precedente dispositivo giudiziario, dello stesso Tribunale di Bari, si respingeva il nesso tra la casualità U238 e malattie e conseguenti morti e con la sentenza di ieri riteniamo che il Ministero della Difesa italiana potrà inviare una comunicazione di errata corrige al Pentagono, relativamente a quell’allarmistico documento del luglio 1999 e che dovrebbe recitare così: ” In base a sentenze emesse da Tribunale di Bari in aprile 2007 e luglio 2009 e visti i risultati clinici su cavie umane ( militari inviati in zone “concimate” con uranio impoverito) riteniamo inutili e dannose le allarmistiche disposizioni precauzionali da voi inviateci su U238. -STOP-Preghiamo emettere disposizione NATO di rettifica su vostro precedente documento_STOP”. Una volta tanto il diritto romano e la sua millenaria storia potrà dimostrare così la propria superiorità sull’agnostico e materialistico diritto anglosassone! Peccato però che quella sentenza non fa i conti con quanto noi denunciammo sulle pagine del Manifesto il 29 dicembre 2000, sin dai primi giorni in cui scoppiò il caso uranio, in cui parlammo di un muro di silenzio e di complicità NATO.

Tutti sapevano. Noi ribadiamo quanto già affermammo allora, tutti sapevano ma facevano finta di niente,troppe le coincidenze ce lo confermano! Andiamo per ordine: tra il 94 e il 95 vi sono quegli attacchi aerei NATO sulla Bosnia durante i quali vengono utilizzate per la prima volta sul territorio europeo i proiettili all'uranio. Nello stesso territorio, e guarda caso proprio nelle località serbe colpite, sono inviati come contingenti di pace i soldati del contingente italiano. E’ solo un caso quello che porta nello stesso periodo, lo Stato Maggiore Esercito alla richiesta di attrezzare una speciale unità di difesa NBC capace di muoversi su ambienti contaminati , in operazioni di pace "umanitarie"? Teoricamente dal 31 dicembre 95, ma operativamente dal 1998 , questa unità prende il nome di 7° Reggimento Difesa NBC "Cremona".Di questo reggimento la prima compagnia operativa anche se a ranghi ridotti dove muove i primi passi ? In Kosovo, naturalmente, nel luglio del 1999 ed ad onor di cronaca il nome di questa compagnia è veramente indicativo: PESTE. Sono delle operazioni di rilevazione e campionamento che vedono il nostro personale che con mezzi anche se limitati recarsi presso alcuni siti bombardati , in tute ed equipaggiamento protettivo e raccogliere campioni di "materiale contaminato". Lo scopo della prima missione è quello di mettere a frutto ciò che è stato loro insegnato presso la scuola interforze NBC di Rieti, presso il Comprensorio di Santa Lucia, sede del centro Tecnico dello Stabilimento Chimico di Civitavecchia e per alcuni ufficiali presso la NATO SCHOOL (SHAPE) a Oberammergau e presso il Collegio Militare Inglese (Shrivenham). E per caso, tra i manuali NATO, da essi studiati, non vi era anche quel documento sull’Uranio impoverito che giunse “ ufficialmente” sul tavolo del Ministero Difesa italiano con qualche anno di ritardo ? Solo coincidenze ed il muro di silenzio NATO può continuare a fare stragi impunemente.

Antonio Camuso

Sunday, July 26

Kosovo: I sogni di Hashim Thaci

Mentre Russia e Serbia confermano che da parte loro non vi potrà essere alcun riconoscimento, Hashim Tachi sta ancora “sognando” una vera e propria indipendenza, confondendo però i suoi desideri con la realtà. Nella sua intervista al giornale Politika di Belgrado, Thaci non ha perso l'occasione per affermare che “Belgrado riconoscerà il Kosovo come Stato indipendente” e che lo stesso farà la Russia, se non prima.

Dopo un anno di falsa indipendenza del Kosovo che ha spinto i kosovari stessi a non credere più in ciò che è stato loro promesso dalla Comunità Internazionale, è ancora in corso la battaglia legale della Serbia per riprendere il possesso dei territori sottratti loro. Dopo il successo della Serbia nell’ottenere il parere della Corte di Giustizia dell’ONU, il Ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic continua la sua strategia diplomatica tesa a confermare che, sia la missione Eulex sia il piano Ahtisaari, non rispettano la risoluzione 1244 e il volere del Consiglio di Sicurezza Onu. Nel corso della sua ultima visita ad Oxford, Jeremic ha nuovamente sottolineato che “il riconoscimento del Kosovo da parte della Serbia non avverrà a qualsiasi condizione”, e che il Governo serbo ha seguito la giusta condotta diplomatica per il garantire il rispetto della sovranità e dell’integrità del territorio serbo. Il dubbio derivante dal possibile parere favorevole della Corte di Giustizia Internazionale è era una delle ragioni per cui alcuni Stati membri dell’ONU non hanno riconosciuto il Kosovo come Stato indipendente. “Quelli che hanno riconosciuto il Kosovo ci hanno negato la possibilità di risolvere i problemi in maniera accettabile per tutti. Proprio per questo la Serbia ha usato mezzi legislativi, scegliendo di risolvere la questione presso il Tribunale di Giustizia Internazionale, mandando un messaggio di pace ai Balcani Occidentale”, ha sottolineato Jeremic.

Nel corso dell'incontro tra Jeremic e il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon per discutere del piano di riconfigurazione della missione delle Nazioni Unite, quest'ultimo ha confermato la continua collaborazione con Belgrado sulla base del piano in sei punti. Un piano che va a regolare le municipalità a maggioranza serba, la polizia e la giustizia, nonché la gestione dei punti di confine e delle dogane; esso affronta anche i problemi connessi alle tasse doganali, al traffico, alle infrastrutture e alla protezione dei beni culturali serbi. Durante la visita a New York, Jeremic e Ban Ki Moon hanno dunque parlato anche della collaborazione tra la Serbia e la missione UNMIK , chiedendo che il piano divenga operativo il più presto possibile, perché la crisi si potrà ulteriormente aggravare.

E' ovvio che l'azione diplomatica di Vuk Jeremic e la sua solida politica volta a difendere la posizione della Serbia con mezzi legali, sembra non piacere alla Comunità Europea che intende, con la sua missione, riformare il quadro giuridico e dell'ordine pubblico, nella convinzione di riuscire in un'opera in cui altri hanno fallito. L’UE infatti manderà infatti una nota di protesta all’ufficio della missione serba nell’UE a Bruxelles oppure al Ministero degli Esteri a Belgrado, per il comportamento del Ministro Vuk Jeremic nei confronti di Peter Sorensen, rappresentante della UE a Belgrado. L’UE ritiene che Jeremic abbia “umiliato il rappresentante europeo e che si sia comportato in maniera non corretta”. L’”incidente”, si è verificato durante l’incontro a Belgrado, alla presenza dell’ inviato speciale dell’Onu in Kosovo Lamberto Zannier, quando Jeremic ha interrotto Sorensen e l’ha ignorato. Secondo l’UE, l'atto di Jeremic è la dimostrazione che la Serbia vuole parlare solo con l’Onu dei fatti del Kosovo. “La gravità di questo incidente è ancor più grave se si considera il fatto che l’UE ha rispettato la richiesta di Belgrado e non ha aperto a Belgrado la rappresentanza della Eulex, ma solo l’ufficio dell’UE che si occupa anche della Eulex”, ha dichiarato un funzionario europeo. La stessa UE non ha visto positivamente nemmeno l'incontro tra il Governo di Belgrado e l'Assemblea delle municipalità serbe in Kosovo, avvenuta il giorno dell’anniversario di indipendenza, 17 febbraio, a Zvecane, con il quale la Serbia ha supportato la dichiarazione congiunta dei Comuni di Kosovo e Metohija, che sono contrari alla missione della Eulex. “Se continuano così, l’attuale potere politico perderà la sua credibilità la fiducia che godeva presso quegli stati dell’UE che da sempre supportavano la Serbia” , continua Sorensen.

Queste accuse non hanno però fermato Jeremic, che non retrocede dall’idea che la Serbia dovrà continuare sulla strada della legalità dinanzi alla Corte di Giustizia Internazionale. Ci si aspetta che alla riunione del 17 aprile si deciderà l'esito delle trattative, mentre la sentenza definitiva non arriverà prima del 2010. Nel corso della sua visita in Russia e in seguito all’incontro con il Ministro degli Esteri, Jeremic ha avuto la conferma da parte di Sergei Lavrov che la “Russia non ha cambiato idea sul Kosovo, confermando la sua posizione che prevede il supporto per la risoluzione del problema, in conformità della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, negando così le dichiarazioni rilasciate del Primo Ministro del Kosovo Hashim Thaci. Mentre Russia e Serbia confermano che da parte loro non vi potrà essere alcun riconoscimento, Hashim Tachi sta ancora “sognando” una vera e propria indipendenza, confondendo però i suoi desideri con la realtà.

Nella sua intervista al giornale Politika di Belgrado, Thaci non ha perso l'occasione per affermare che “Belgrado riconoscerà il Kosovo come Stato indipendente” e che i due stati guarderanno insieme al loro futuro euro-atlantico . Secondo Tachi, il piano di sei punti non è accettabile."Gli unici documenti che per noi esistono sono il Piano di Ahtisaari e l’Atto Costitutivo del Kosovo”, afferma Thaci sottolineando che questo è un atto internazionale accettato da tutti i Paesi che hanno riconosciuto il Kosovo come Stato ma anche da quelli che ancora non l’hanno riconosciuto. “Anche la Russia ha cominciato a prendere in considerazione il Piano di Ahtisaari - ha dichiarato Tachi - ma non sappiamo in base a quali fatti e fonti”. “La rappresentanza russa a Pristina segue i processi di sviluppo del Kosovo ed è positivamente sorpresa di tutto ciò che sta accadendo a Pristina. Anche Mosca riconoscerà ufficialmente il Kosovo!” dichiarava Tachi. A suo parere, il riconoscimento non avverrà ora ma in futuro, senza escludere la possibilità che la Russia riconoscerà il Kosovo prima della Serbia, in quanto "nessuno a Belgrado è ancora convinto che il Kosovo dovrà rimanere parte integrante della Serbia", afferma. I politici serbi, come confermato da Tachi, potranno constatare questo fatto in qualsiasi parte del mondo, da Washington a Bruxelless, oppure da Podgorica a Skopje. Tachi sostiene inoltre che la Serbia “ha compiuto il genocidio in Kosovo e dovrà chiedere scusa ai cittadini kosovari per tutto ciò che è stato fatto, e anche in questo caso, non potrà cancellare tutte le sofferenze subite dal popolo kosovaro”, confermando che “lui ha combattuto per il suo Paese e ha vinto la Guerra contro la Serbia!”.

A questo punto non sappiamo se è più assurdo il fatto che la Russia riconoscerà il Kosovo, e che la Serbia "ha fatto genocidio”. Infatti i sogni di Tachi a breve diventeranno incubi, perché finalmente la Procura della Serbia ha ottenuto le foto delle persone sospettate del traffico di organi. Bruno Vekaric, portavoce della Procura, ha dichiarato che gli inquirenti sono possesso di foto nelle quali è possibile vedere le persone coinvolte nel traffico di organi dei serbi in Kosovo, deportati in Albania. Egli ha sottolineato che alcune persone sono già note agli organi giuridici, e che accanto alle foto vi sono anche della cartine geografiche con delle date. Le nuove prove verranno inviate dalla Procura della Serbia al Consiglio Europeo, la cui prossima visita dovrebbe avvenire durante il mese di marzo, e ai colleghi dell'Albania per raggiungere un possibile accordo volto alla loro partecipazione su questo caso, dopo che in un primo momento era stata rifiutata la collaborazione. Da parte sua il Ministro degli Esteri Russo Sergei Lavrov ha affermato che "non è mai parlato di riconoscimento del Kosovo. Le decisioni della Russia vengono prese dai nostri ufficiali". "Io stesso ho lasciato delle dichiarazioni a tal proposito, e dunque non vi può essere nessuna ambiguità - continua Lavrov - la Russia conferma che non ha cambiato il suo atteggiamento sulla questione del Kosovo e che tale problema si deve risolvere sulla base della risoluzione 1244 dell'ONU. Noi supportiamo tutte le forze della Serbia per la loro battaglia in difesa della sovranità e dell'integrità del territorio. Il premier kosovaro Tachi dichiara quello che vorrebbe vedere, ma non spetta a lui rilasciare dichiarazioni nel nome della Federazione Russa” , ha risposto con un sorriso il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.

A conclusione della sua intervista, Thaci afferma: “Io non costruisco la mia politica sulla base dell’odio ma con l'ottica della prospettiva euro-atlantica. E' la Serbia che odia me, più di quanto io odi la Serbia! Potete confrontare le dichiarazioni di Belgrado con le mie, che vi confermeranno ciò che dico. Non posso dimenticare i crimini ma non voglio vendetta”.

Biljana Vukicevic



Commento





Saturday, July 25

LA RISPOSTA DELLA FOLGORE AL GEN. MINI: AFGHANISTAN: PARACADUTISTI FOLGORE IN RINFORZO A UNITA' ISAF VITTIMA DI IMBOSCATA.

Kabul, 25 lug. (Adnkronos)- Nella notte del 24 luglio, un plotone del 186esimo reggimento della ''Folgore'', impegnato insieme alle forze di sicurezza afghane e della coalizione in una operazione congiunta volta a contrastare la pericolosa presenza di insorti nell'area a danno della popolazione locale, e' intervenuto in rinforzo ad un'unita' di Isaf rimasta isolata a seguito di un'imboscata nella valle di Musay, nei pressi di Kabul. Non si registrano feriti tra le unita' della coalizione, ne' danni ai mezzi impegnati nell'azione. L'operazione e' ancora in corso. L'attacco ai danni dell'unita' alleata faceva seguito a un primo lancio di razzi sferrato dagli insorti contro la locale stazione di polizia. Il risoluto e pronto intervento dei paracadutisti italiani permetteva la neutralizzazione della minaccia e lo sganciamento dell'unita' alleata. A renderlo noto sono fonti militari del comando di Isaf.

(Sin/Gs/Adnkronos)

25-LUG-09 8:56

Riina tira in ballo i Servizi deviati.

«Per quei fatti ci sono degli innocenti in carcere e colpevoli fuori», sostiene l’avvocato Cianferoni, forte anche delle notizie uscite nei mesi scorsi sulle rivelazioni dell’ultimo «pentito» di mafia che parla delle bombe, Gaspare Spatuzza. Il quale ridisegna lo scenario della strage di via D’Amelio e viene ritenuto attendibile dagli inquirenti nisseni. «C’è una situazione clamorosa, il processo Borsellino va rivisto», insiste il legale.

RITA BORSELLINO SULL'UNITA'.

Non finisce di sorprendere la sua vena "passionaria" di sinistra.

FACCIAMO DIVENTARE I RAGAZZI DELLA "FOLGORE" DELLE MAMMOLE DA GIARDINO. IL CALDO HA DEGLI EFFETTI DEVASTANTI SU ALCUNI CHE SPARLANO A SPROPOSITO.

Il Gen. Mini ha detto che..

VIOLANTE E LA FUGA DI NOTIZIE DA......

Violante si é proprio incazzato!

SERVIZI SEGRETI DEVIATI?

LE POLPETTE AVVELENATE.

"Io unni sacciu nenti di sti cose".

L'avvocato dell'ex capo di Cosa Nostra: "Abbiamo elementi per dire
che ci sono innocenti in carcere e colpevoli fuori. Una montatura il processo per via d'Amelio"

Che fine! Barack Obama si scusa con l'agente James Crowley. La decadenza del mito: "The President of the United States of America.

La sua marcia indietro giunge nel giorno in cui la Polizia di Boston gli ha chiesto di «scusarsi», definendo le sue critiche «sbagliate».

Friday, July 24

DAL BLOG PARENTE

#749 24 Luglio 2009 - 08:06


Però - già che stiamo decidendo - si potrebbero mettere due Ammiragli anche agli altri due "posti"...

:))))))))))))))))

Saluti cari

P.S.: non mi vogliate male, lo sapete che sono di parte ;)

Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente giovanninacc

Blitz dei Carabinieri, 9 arresti.

(ANSA) - ROMA, 24 LUG - Blitz dei carabinieri di S.M.Capua Vetere(Caserta), smantellato un gruppo appartenente al clan dei Casalesi:sono stati eseguiti nove arresti. Sono accusati di associazione per delinquere di tipo camorristico, estorsioni e rapine. Durante le indagini, erano stati eseguiti arresti in flagranza di reato, sequestrato un notevole numero di armi da guerra e sventato un attentato dinamitardo contro i CC di Grazzanise. Fra gli arrestati ci sono anche tre donne, mogli di tre boss detenuti.

O' PAESE E PULCINELLA...

L'ESERCITO DEGLI HOBBIT.

IL CRIMINALE BATTISTI QUANDO SARA' QUI?

ALZATE IL CULO.

GENERALE MARIO MORI.

ATTACCHI DI JENE. LEGGI

NON CI STO. NON CI STIAMO. NON CI STA.

NOI NON CI STIAMO. LEGGI

PROCESSI RAPIDI. PIU' POTERE ALLA POLIZIA.

Thursday, July 23

Knežević povezao Caneta sa devet ubistava.

Blic Online Autor: T. Marković-Subota | 23.07.2009. - 08:00
Knežević povezao  Caneta sa devet ubistava

Ratko Knežević, nekadašnji šef Trgovinske misije Crne Gore u Americi i kum premijera Mila Đukanovića, indirektno je u intervjuu podgoričkim „Vijestima” optužio Stanka Subotića Caneta za devet ubistava počinjenih od 1997. godine u Srbiji, Crnoj Gori, kao i za poslednju likvidaciju - atentat na Ivu Pukanića u oktobru prošle godine u Hrvatskoj.

Knežević tako navodi ubistva Vanje Bokana, Radovana Stojičića Badže, Jusufa Bulića, Gorana Žugića, Darka Raspopovića, Milana Rajkovića, Blagoja Sekulića i Duška Jovanovića.
Iako direktno, kao naručioce i izvršioce ovih zločina Knežević ne navodi nijedno ime, on u intervjuu „Vijestima” vešto otkriva sponu između ubijenih i Subotića, direktno ukazujući na mogući motiv likvidacija.
U priču o ubistvima Knežević ulazi odgovarajući na pitanje kada je i gde uspeo da izbegne pokušaje svoje likvidacije. Pitanje mu je postavljeno na osnovu ranije Kneževićeve tvrdnje da duvanski kartel, koji sada optužuje i za ubistvo Pukanića, ima „vojno krilo i grupu obučenih desperadosa spremnih da ubiju i za malo novca”.
- O ubistvima koja su vezana za duvanski kartel u Crnoj Gori nije dokumentovano pisao samo „Nacional”. Upozorenje je dovoljno čudna koincidencija za svaki normalni ljudski mozak, da su poginuli, a da ubice nikada nisu otkrivene, ovim redom: Vanja Bokan u Atini, začetnik tog posla, prvi partner crnogorske vlade i značajan finansijer DPS-a u to vreme i jedno vreme Subotićev mentor, Radoslav Stojičić zvani Badža, ubijen u Beogradu jer se usudio da reketira gospodina Subotića, Jusuf - Jusa Bulić, ubijen u Beogradu nakon pokušaja da od Subotića „naplati” dug za Bokana, Goran Žugić, ubijen u Podgorici, šef podgoričke policije i najintimniji prijatelj Subotića i „pulen” Đukanovića, Beli Raspopović, drugi čovek po funkciji i prvi po moći tadašnje crnogorske Državne bezbednosti (javna je tajna da je bio u „ratu” sa Žugićem), Milan Rajković, saradnik crnogorske službe, ubijen u Beogradu nakon susreta „bliske vrste” sa Bajom Sekulićem, Subotićevim intimusom i organizatorom, po vlastitom priznanju, od seksi partija do „prljavih” poslova za istog, te sam Sekulić, koji je ubijen 2001. samo dve sedmice nakon izbijanja afere „Nacional”, te Duško Jovanović, vlasnik i urednik „Dana”, potencijalni svedok u Bariju, i Ivo Pukanić, vlasnik i urednik „Nacionala”, ubijen zverski u terorističkom aktu, u centru Zagreba, nakon gomile (dokumentovanih policijskim organima) pretnji koje su stizale iz Crne Gore. Interesantno je, takođe, da su i pokojni Žugić i Sekulić ostavili iza sebe višemilionske iznose u nemačkim markama na računima na Kipru, u istoj banci koju je koristila Subotićeva firma „Dulwich” - ispričao je Knežević.

Ivo Pukanić ubijen 23. oktobra 2008. - Radovan Stojičić likvidiran 11. aprila 1997.


Bokanov krojač
Vanja Bokan, čije je ubistvo Knežević prvo spomenuo, likvidiran je 7. oktobra 2000. godine u Atini. Prema podacima policije Grčke, u kojoj je živeo nekoliko poslednjih godina, Bokan je važio za jednog od najvećih švercera cigareta, povezivan je sa režimima Slobodana Miloševića i Đukanovića. Iz perioda šverca cigareta potekla je i njegova bračna veza sa ćerkom generala Nedeljka Boškovića, čoveka koji je Đukanoviću prvi i predložio ovaj biznis. Pred petooktobarske promene, krijumčarenje cigareta pokušao je da prebaci u legalan biznis, kupovinom preduzeća „Štampa”, u čemu mu je pomogao Marko Milošević. Veza Bokana i Stanka Subotića već je bila poznata. Mediji su prozivali Subotića da je karijeru počeo kod Bokana, kao krojač lažnih farmerica. Subotić je na to odgovarao da je Bokan u stvari kod njega naručivao proizvodnju robe za svoje butike.

Goran Žugić ubijen 31. maja 2000. - Duško Jovanović stradao u maju 2004.


Sumnjala u Caneta

Miodrag Zavišić, nekadašnji načelnik novosadske policije, koji je kao član grupe Stanka Subotića optužen za šverc cigareta, na suđenju pred Specijalnim sudom u maju prošle godine izjavio je da je „moguće da Subotić stoji iza ubistva Badže”.
- Stojičićeva supruga mi je rekla da sumnja da je Subotić učestvovao u njegovom ubistvu - rekao je Zavišić.
Stojičić je ubijen 11. aprila 1997. u restoranu „Mama mia” u Beogradu.

Dogovor sa Stanišićem
Knežević je rekao i kako je šverc cigareta iz Crne Gore iš­ao ka Italiji, ali i prema Srbiji.
- Srpski deo posla, koji je zapanjujuće bio u obimu skoro isti sa italijanskim, po dogovoru Jovice Stanišića i Đukanovića, kontroliše Subotić, do tada nepoznati krojač i trgovac sitnom robom sa Uba, koji za svoje pomoćnike u Crnoj Gori uzima dva Đukanovićeva kućna prijatelja - Duška Bana i Željka Mihailovića. Policijsku zaštitu u oba posla, kako „srpskom” tako i „ italijanskom”, sprovodi Goran Žugić, a nakon njegovog ubistva Vuk Bošković. Svima njima sve vreme samo je jedan „šef” i samo jednom čoveku odgovaraju - Đukanoviću - rekao je Knežević.

Milo na sahrani Raspopovića
Do osnivanja preduzeća „Montenegro tabak tranzit,” preko kog su zvanično obavljane transakcije novca zarađenog u švercu cigareta, Goran Žugić, kao prvi čovek policije Herceg Novi, a zatim Podgorice, prema pisanju crnogorskih medija, bio je „sve i svja u poslu tranzita cigareta”. Osnivanjem MTT Žugić je postao nezadovoljan novom ulogom koja se svela na „policijsku pratnju konvoja”. Ubijen je 31. maja 2000. u Podgorici, a prema pisanju „Nacionala”, iza sebe je ostavio dokumentaciju o Đukanovićevoj i Subotićevoj saradnji. Odlukom Đukanovića, poslove u MTT-u ubrzo je preuzeo Darko Raspopović, tada drugi čovek crnogorske DB-a, koga je zagrebački „Nacional” 2001. optužio za ubistvo Žugića. Raspopović je ubijen 8. januara 2001, a njegovoj sahrani prisustvovali su Milo Đukanović, Filip Vujanović, Vukašin Maraš...

Poslednji Sekulićev intervju
Crnogorski biznismen Milan Rajković ubijen je 30. aprila 2001. ispred zgrade TV „Pink” u Beogradu. Kod ubijenog tada je nađena značka MUP Crne Gore. Tačno mesec dana posle ubistva, u Budvi je sa 20 hitaca izrešetan Blagota - Baja Sekulić. Ubijen je dan nakon što je u „Monitoru” objavljen njegov intervju u kome tvrdi da je Ratko Knežević preko njega od Subotića tražio milion i šesto hiljada maraka da u „Nacionalu” stopira tekstove o švercu cigareta.
- Knežević mi je rekao da on to ne piše, ali da zna ko piše, da piše Ivo Pukanić - rekao je Sekulić.


KOGA JE PROZVAO RATKO KNEŽEVIĆ

Milo Đukanović
Uspeo je ono što do sada nije uspelo nijednom političaru u Evropi - istovremeno je bio predsednik Vlade ili države i šef kartela koji je upravljao jednim od najvećih ilegalnih poslova u posleratnoj istoriji Evrope.

Beba Popović
Subotićev medijski guru koji je smislio da je bivši američki ambasador Vilijam Montgomeri bio motor afere „Nacional”, jer je na Montgomerijev zahtev Popović i uklonjen iz Đinđićevog kabineta.

Filip Cepter
Željko Šelendić navodno je Ivi Pukaniću nudio pet miliona dolara da ne piše o švercu cigareta, tvrdeći da su to spremni da plate prijatelji iz Monaka.
- Prijatelj iz Monaka je bio Filip Cepter.

Peđa Mijatović
Robert Gelbard, Klintonov specijalni izaslanik, upozorio je Đukanovića da znaju za njegov planirani sastanak sa bankarom u Ženevi poznatom po pranju novca. Sastanak je ugovorio Mijatović.

Stanko Subotić
Samo u 1999. i 2000. godini, preko računa firmi „Codex” iz Lihtenštajna i „Dulwich” sa Kipra, oprane su oko 2,3 milijarde nemačkih maraka. Za ove firme istražitelji iz Barija sumnjaju da su ih kontrolisali upravo Đukanović i Subotić... Obratite pažnju na izjavu Subotića kako je svojevremeno dao 10 miliona evra Demokratskoj stranci u Beogradu, na pokušaj da Subotićev savetnik Srđan Kerim postane predsednik Makedonije...

Vuk Hamović i Vojin Lazarević
Kancelarija za ozbiljne prevare Mini­starstva pravde Velike Britanije i danas vodi istragu protiv Vojina Laz­arevića i Vuka Ha­movića, jer su jedan, tvrdi Knežević, tada kao ministar u crnogorskoj vladi, a drugi kao trgovac strujom, američku pomoć Crnoj Gori, koristili da prodaju struju iz Republike Srpske u Crnoj Gori i Kombinatu aluminijuma „po mnogo većim od tržišnih cena”.