Sunday, February 28

IRAQ 1991: I CAPT. COCCIOLONE E BELLINI.

BOSNIA E ERZEGOVINA: ECCO DOVE SI ANNIDA AL-QAEDA

Plan Rusenja Islama i Unistenja Muslimana                                                            

Pakistan’s Secret service


This story reports that Pakistan’s Secret service, the ISI, puts different terrorist groups into different categories:

American officials said that the S Wing provided direct support to three major groups carrying out attacks in Afghanistan: the Taliban based in Quetta, Pakistan, commanded by Mullah Muhammad Omar; the militant network run by Gulbuddin Hekmatyar; and a different group run by the guerrilla leader Jalaluddin Haqqani.  Dennis C. Blair, the director of National Intelligence, recently told senators that the Pakistanis “draw distinctions” among different militant groups.

“There are some they believe have to be hit and that we should cooperate on hitting, and there are others they think don’t constitute as much of a threat to them and that they think are best left alone,” Mr. Blair said. The Haqqani network, which focuses its attacks on Afghanistan, is considered a strategic asset to Pakistan, according to American and Pakistani officials, in contrast to the militant network run by Baitullah Mehsud, which has the goal of overthrowing Pakistan’s government. Adriaticus

TIZIANO TERZANI: UN UOMO MITE E RISPETTOSO DELLA VITA. SPECIALMENTE QUELLA ALTRUI.

PIETRO ANTONIO COLAZZO E I SUOI SICARI

L’attacco ultimo di Kabul non è stato ideato dai talebani, ma dai Servizi segreti del Pakistan, (compromessi nelle stragi più cruente di militari e cittadini stranieri). Lo scopo: quello di inviare un pesante avvertimento all’India. 

Per il nostro concittadino il dott. Pietro Antonio Colazzo, funzionario del Ministero degli Esteri italiano, non fa alcuna differenza. Nè per i suoi familiari. Né per tutte le altre vittime.

I pachistani, sono nemici dell’India. Sono sempre  i loro Servizi segreti   a  progettare e portare a termine, insieme ad uno specifico clan di talebani del Baluchistan , gli attacchi all’ambasciata indiana di Kabul, costato più di 60 morti, ed un altro attentato, nell’ottobre scorso, con altri 17 morti. A   Adriaticus

PINO ARLACCHI: July 1999 - Yāsser ʿArafāt e Afghanistan ياسر عرفات



PINO ARLACCHI 1999 d.c. IPSE DIXIT : «En Afghanistan, l'opium est cultivé pas plus"
PINO ARLACCHI 2000 d.c. IPSE DIXIT : «Gli americani, tre mesi dopo di noi, hanno effettuato con i loro sistemi satellitari tutti i loro controlli e hanno confermato che le piantagioni non ci sono. Noi ci scambiamo informazioni con il Dipartimento di Stato tutti i giorni. Tra le altre cose adesso non ci possono essere coltivazioni perché è periodo di semina».

INVECE

Dal: "World Drug Report 2000" - Highlights of the United Nations Office for Drug Control and Crime Prevention

"(...)Production is increasingly concentrated in an ever smaller number of countries. Afghanistan and Myanmar together accounted for about 90 per cent of global illicit opium production in recent years (almost 95 per cent in 1999); Afghanistan alone was responsible for more than three-quarters of global opium production in 1999.

"The Annual Opium Poppy Survey for the year 2000 has shown that there were 82,172 hectares of opium poppy under cultivation in the 2000 season. This represents a reduction in total poppy area of just under 10% compared with the 1999 estimate of 90,983 hectares. The province of Helmand has retained its position as the major cultivating province, accounting for 52% of the total national poppy area. This is little changed from its share of 49% as reported by the 1999 survey.

The estimate of national production of fresh opium is 3,275.9 metric tons. This is substantially reduced from the 1999 reported figure of 4,581 metric tons. The protracted drought throughout Afghanistan has had significant impact on the yield of the 2000 harvest.

The survey shows that alternative development programmes, coupled with commitment by authorities to eliminate cultivation of illicit crops, can have a significant impact on poppy reduction. The poppy crop reduction in UNDCP target districts of Qandahar is evidence of this. A major sustainable development initiative, the Integrated Inter-Agency Development Programme for Helmand Province, has included drug control objectives in conventional development projects in Afghanistan. The 2000 survey reveals that poppy cultivation is not evenly distributed across all villages surveyed, but that it is concentrated in a small proportion of the villages. Data from the survey can assist in targeting this programme to areas of high poppy cultivation.

Latest post harvest reports from Afghanistan indicate that the continuation of drought conditions may lead farmers to decide to cultivate wheat in the next season. However, this is far from certain. Some farmers may be unable to pay back their pre-season loans due to the poor harvest this year. There is a likelihood they may gamble on the drought breaking and sow the higher income generating poppy.

There is an opportunity now for the Afghan authorities and the international community to influence the decision that farmers will make in October and November about what to grow (poppy or wheat) for the next season.
Research by UNDCP has shown that multiple factors lead to poppy cultivation at the micro level. These include the price of opium, access to credit, access to water, access to labour, the cost of labour, on-farm and off-farm opportunities, and the risk of exposure to punitive measures. Well-targeted interventions need to address all these factors in the most cost effective manner. Truly sustainable outcomes need long term engagement by the international community, the promotion of economic security, and the development of legal frameworks that also eliminate the demand side of illicit crop cultivation."

Reprinted from UNDCP
http://www.odccp.org/pakistan/report_2000-12-31_1.pdf
MEGABIOGRAFIA DILATATA E SENZA COMMENTI (L'ha forse scritta lui?): Giuseppe Arlacchi detto Pino (Gioia Tauro, 21 febbraio 1951) è un sociologo e politico italiano, considerato una delle massime autorità mondiali in tema di sicurezza umana ed attuale deputato europeo per Italia dei valori. Tra il 2006 e il 2008 ha fatto parte del comitato internazionale di tre esperti costituito dalla Repubblica popolare cinese sul tema della sicurezza dei Giochi Olimpici del 2008. Nel 2004, su incarico della Commissione europea, ha redatto il progetto della agenzia antiriciclaggio del Kosovo.

È stato Presidente della Associazione mondiale per lo studio della criminalità organizzata. Amico dei giudici Falcone e Borsellino, è stato presidente onorario della Fondazione Falcone e tra gli architetti della strategia antimafia italiana negli anni novanta del XX secolo. Come consigliere del Ministro degli Interni, ha redatto il progetto esecutivo della DIA, la Direzione Investigativa Antimafia, agenzia interforze coordinata a livello centrale. La DIA venne istituita nel 1991 assieme alla sua interfaccia giudiziaria, la Direzione Nazionale Antimafia, progettata da Giovanni Falcone. La DIA e la Procura Nazionale sono oggi i due pilastri del contrasto della grande criminalità in Italia e a livello mondiale.

Parlamentare del Partito Democratico della Sinistra per due legislature, prima alla Camera e poi al Senato, Pino Arlacchi è stato dal 1997 al 2002 sottosegretario generale della Nazioni Unite, direttore dell'UNDCCP (ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine e direttore generale dell'ufficio delle Nazioni Unite a Vienna.


Nel 2009 è stato eletto al Parlamento Europeo nelle file dell'Italia dei Valori!!!

CICALA: APPELLO A NAPOLITANO E BERLUSCONI!

Italiani rapiti, tramite online il loro appello: «Napolitano e Berlusconi aiutino me e mia moglie»

LE RISPOSTE DI NAPOLITANO E BERLUSCONI AI SIGG. CICALA:

КОНФИДЕНЦИАЛЬНО ОТВЕТ  DEL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO ИТАЛЬЯНСКОЙ РЕСПУБЛИКИ
Мои дорогие друзья, с большим сожалением сообщаю Вам, что к сожалению, вы не французский .... но и итальянцев. Вы отличаться от заключенных, освобожденных от Саркози, вы должны подождать, пока AISE решает, если загородный клуб или разведывательных служб. С большим оценка качества.


Il Presidente Giorgio Napolitano. 
(DELLA SERIE: пользуются для)

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CONFIDENTIEL REPONSE DE LE CHEVALIER

Mes chers amis, avec beaucoup de regret que je vous informe que vous, malheureusement vous ne sont pas français .... mais aussi des Italiens. Vous différent des prisonniers libérés par Sarkozy, vous devez attendre jusqu'à ce que l'AISE décide s'il s'agit d'un country club ou d'un service de Intelligence. Avec beaucoup d'estimation, aussi par le général Santini. 

Il Presidentisssimo Silvio Berlusconi a signé  

(DELLA SERIE: pour jouer un peu)

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Traduzione per gli ignoranti (la maggior parte degli italiani -dixit C.O.B.-)del Cardinale Orazio Bagnasco.

Inizio testo

Miei cari amici, è con grande rammarico che Vi informo che, purtroppo, cioè, ehm, non siete francesi .... ma italiani! Ragion per cui siete completamente differenti dal prigioniero -lui sì francese- rilasciato, personalmente, a Sarkozy. Voi due, dovete necessariamente attendere che l'AISE, con calma, decida se è un Country Club oppure un'Agenzia d'Intelligence (grave  mancanza d'identità e di totale autostima). Saluti anche da parte del, fresco, generale Santini. 

Firmato: Il presidente Giorgio Napolitano e quel Giuda del Cavaliere.

(Della Serie: tanto per giocare)

Testo est

EUROPA UNITA E DISUNITA: SIAMO SEMPRE STATI BUGIARDI E TRADITORI

Noi Europei? Ma và là? Ma se non siamo capaci di essere nemmeno dei veri italiani?(Lega Nord)! Firenze contro Pisa. Modena contro Reggio Emilia. Piacenza contro Parma. E così via. Ma quale Unione d'Italia! Non ci é da meravigliarsi se dal tempo dell'Augusto Cesare, abbiamo sempre tradito qualcosa o qualcuno.   Con gli -contemporanei- alleati,  all'estero -sotto qualunque sigla (ONU, NATO, Forze Multinazionali) ci odiamo, reciprocamente, cordialmente. Per non parlare poi, tra gli italiani stessi. Non parve vera la "demilitarizzazione" apparsa in Europa verso la fine dello scorso secolo con la "sconfitta dell'Impero del Male" (coniata da Ronnie Reagan), riferendosi alla putrefatta "Old Soviet Union". C'é -addirittura- chi gridò al miracolo per questo futuro di pace e colombe bianche (Il Santo Padre Giovanni Paolo II). Era bene tutto. Grande ebrezza, cerebro-politica-alcolica, dilatata all'inverosimile dai media mondiali (pompati con i soldi delle Lobby economiche-massoniche di Londra e Washignton). Vogliamoci tanto bene. Facciamo una grande famiglia europea (ma se ci ci siamo scannati a sangue per millenni e millenni sino a ieri sera??). Lituani con Estoni. Croati con serbi e kosovari. Francia con Inghilterra. Spagna con Italia. Turchi e greci. Ecc.ecc. Amiamoci! "Legatum est quod legis modo, id est imperative, testamento relinquitur!" Veniamo ora, senza vagare senilmente, ad un problema che sta bussando forte alle porte delle Cancellerie europee (ognuna piena di se stessa; alla ricerca di un'Europa già perduta): Robert Gates Segretario Generale della Difesa US dice: la demilitarizzazione della vostra Europa è stata una cosa tanto bella e romantica dal 1989 al 2000 ma si sta trasformando in un merdoso boomerang che vi stordirà dalla nuca non facendovi "realizzare" che amando e sognando un mondo migliore, troppo tardi vi accorgerete dell'implosione terroristica-religiosa nelle vostre città, nelle vostre case e nei bar sotto casa.
L'opinione pubblica popolina e ignorante (come ci vedono le Cancellerie  e i Palazzi), agita glutei e qualche neurone (ovviamente sopravvissuto alla lobotizzazione LCD da 32 a 75 pollici della "fattoria, Tetris, Amici miei, Uno Mattina, Anno Zero, Il milionario, Porta a porta, ecc. ecc.) per poter meglio capire cosa Santo Cazzo sta accadendo nei teatri militari dove sono i nostri pulcini mimetizzati al Gore-Tex e attrezzati con Teflon e laser visti con  micro-video-camere che combattono nemici incazzati -quelli veri-  che non sono quelli delle sale giochi virtuali di ieri. DAVIDE E GOLIA. Ma questa é un'altra storia. Torniamo al popolino di prima: vuole -anzi pretende- di capire quale sia la situazione odierna in Afghanistan!

Sicuramente Robert Gates si riferiva a noi popolino europeo perchè certamente aveva a mente il governo olandese, appena caduto proprio per la missione in Afghanistan (a proposito: "ma  lo sapevate -popolino ignorante- che ci sono anche dei soldatini serbi (NATO) dopo che D'Alema li ha bombardati nel 1999 e che oggi muoiono con noi in quel di Kabul?) così contestata da portare a elezioni anticipate (9 giugno 2010)  ed alla "concreta possibilità" del ritiro del contigente, poco meno di duemila soldati, tanto preparato quanto indispensabile per la stategia della NATO e di Washington. E se accadesse un effetto domino con gli altri membri della UUEE? E' tutta questa destabilizzante "stanchezza" europea a preoccupare il Capo del Pentagono. Ora che si sta -finalmente- arrivando al dunque, con il "surge" avviato da Barak Obama (premio Nobel per la pace sic!) e una serie (letteralmente  mirata!) di uccisioni (compresa quella del Dubai). Specialmente sul territorio Pachistano, dove non si era mai vista in più di otto anni di guerra,  soldati (Reparti Speciali) che vanno casa per casa a stanare qualsiasi "bestia talebana nera" ci sia dentro. Così facendo, ultimi mesi, si stanno riprendendo metro quadrato per metro quadrato il territorio tante volte perso e perduto. E proprio ora, nel pieno di questo "phatos - militare" che cosa di bello si stanno "inventando" le nostre (care in soldoni) Cancellerie europee? NON VOGLIONO PIU' INTERVENIRE E DEBELLARE LA MINACCIA DEL TERRORISMO MONDIALE!!
E anche quando c'è una risposta italica che ha annunciato l'invio di ulteriori mille soldati -con sempre un ma, una richiesta, una data di ritiro da stabilire, perchè -dice il "Vanesio" degli Esteri: "la piazza  italiana dell'opposizione preme grida!! Sapete cosa? "troviamo un accordo con i talebani che paiono sempre più buoni e collaborativi e torniamocene subito a casetta nostra. (Pino Arlacchi, dov'è??).  Gli americani a questo punto si sono proprio incazzati. Dicono -e fanno benissimo- che l'Europa non può pensare che arrivi sempre qualcuno a difenderla! Non può demilitarizzarsi proprio ora che stiamo combattendo nel pieno di una guerra sporca contro un nemico stragista e nebuloso. Se poi le Cancellerie europee vedono una qualsiasi "eccezione" da cavalcare si ricaricano, perché un modo per tenere unito il Fronte Alleato c'è: "seguire ,diligentemente, il bell'esempio infame dell'Olanda e della Danimarca.".
Adriaticus

ROMANO PRODI: LECTIO MAGISTRALIS. MA QUANTO S'INCAZZARONO GLI AMERICANI DEL "DELTA FORCE"!


« Era mio dovere assoluto di salvargli la vita. Anche se fosse esistita una norma per cui non si deve trattare, io, di fronte alla moglie e al fratello, credo che avrei trattato. »
   
(Romano Prodi, presidente del Consiglio dei ministri italiano, a Radio 24, 14 aprile 2007)


Piccola nota:Rientrato in Patria il giornalista, si accendevano, in Italia, da parte dell'opposizione di centrodestra ma anche del ministro della Difesa Parisi, le polemiche per il modo con il quale si era addivenuti alla conclusione, mentre i governi di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Olanda rendevano esplicito, in varie forme, il loro grave disappunto. (ma come si cambia...)

INGIUSTIZIA : DOPO LA CIA E IL SISMI ATTACCANO "GOOGLE"!!!

I giudici di Milano (ma no!?!?) hanno condannato per "violazione della Privacy" (da che pulpito!!!), tre dirigenti della Google: David Carl Drumond, ex-presidente del CdA di Google Italy, George del Los Reyes, ex membro del CdA di Google Italy e Peter Flescher, responsabile delle strategie per la Privacu per l'Europa di Google Inc. USA.

La società di Montan View é stata ACCUSATA per NON AVER IMPEDITO (tra circa 180 milioni di video al giorno) nel 2006, la pubblicazione di un video che ritraeva un minorenne affetto da sindrome down mentre veniva insultato e picchiato da quattro schifosi e infami suoi coetanei.
Il commento più inaspettato e lapidario è giunto ieri dall'Ambasciatore USA a Roma: "Siamo negativamente colpiti dalla odierna decisione di condanna di alcuni dirigenti di Google. Il pricipio fondamentale della libertà di Internet è "assolutamente vitale" per le democrazie di tutto il mondo.

Sarà bene che che gli americani comincino, oltre che all'Afghanistan, l'intercettazione di qualche talebano barbuto e/o baffuto, anche qui tra noi.
Adriaticus

Saturday, February 27

MILANO: COME PREVENIRE LA GUERRIGLIA URBANA

Repressione a breve termine, educazione a medio termine. Sarà questa in sintesi la conclusione della prima indagine sociologica sulle banlieue italiane che il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha affidato un anno fa a un gruppo di studiosi, quasi tutti docenti dell'Università Cattolica di Milano. Verrà presentata agli inizi di maggio. Un tomo di 500 pagine, diviso per aree tematiche: dalla sicurezza urbana, alle politiche per le famiglie e i giovani, fino all'urbanistica e agli interventi normativi. Uno studio voluto dal titolare del Viminale, consapevole che telecamere e forze dell'ordine non sono sufficienti ad affrontare la vexata quaestio dell'integrazione degli immigrati, ma bisogna anche studiare e ridurre il disagio sociale nei quartieri multietnici. Come in via Padova, dove la violenza (inter) etnica è diventata un'emergenza, visto che due giorni fa è stato accoltellato un altro immigrato. Un marocchino, aggredito a pochi passi dal luogo dove due settimane fa è stato ucciso un giovane egiziano. La ricerca è stata affidata» un gruppo di esperti che non appartengono alle note scuole di pensiero sull'immigrazione che hanno puntato sul multiculturalismo, l'assimilazione, o l'accoglienza tout court, ma si definiscono "realisti" perché hanno un approccio più problematico. Soprattutto ora che è emerso un nuovo aspetto: la conflittualità interetnica. La parte dedicata alla sicurezza urbana è stata affidata a Marco Lombardi, docente di Sociologia della Cattolica. La sua tesi è la seguente: l'immigrazione non può essere fermata, ma governata. "Il modello assimilazionista francese delle banlieue è fallito", spiega il professor Lombardi al Foglio. "Quello dei ghetti multiculturali inglesi è naufragato sotto le bombe del 7 luglio del 2005, mentre quello aperturista olandese ha portato all'omicidio di Teo van Gogh. L'Italia deve trovare un'altra strada: coniugare il controllo del territorio alla riduzione del disagio sociale". 

Oltre a Lombardi, nel team voluto da Maroni ci sono Vincenzo Cesareo, sociologo e coordinatore della ricerca, Gian Carlo Blangiardo, demografo dell'Università Bicocca, Emesto Savona, criminologo, Giovanni Giulio Valtolina, docente di Psicologia. L'indagine non si limita a fare un affresco sociologico del degrado nelle periferie urbane, ma proporrà anche degli strumenti operativi. E una parte dedicata al "profiling", con una serie di parametri per individuare i militanti dell'isiam radicale all'intemo di un gruppo. "Oltre alla sorveglianza, agli strumenti repressivi per ridurre la microcriminalità, si deve puntare su altri rimedi", aggiunge ancora Lombardi. "A cominciare da una maggiore collaborazione fra istituzioni e cittadini, che non possono limitarsi a delegare la richiesta di sicurezza alle forze dell'ordine. Lo studio del Viminale ha uno scopo: presentare linee guida per ridurre il disagio e promuovere l'integrazione nelle periferie multietniche. Cercando di intervenire sull'educazione degli immigrati di seconda generazione che si sono arroccati all'interno di bande di strada, che scatenano la conflittualità nelle banlieue italiane. E adottando politiche di sostegno alle famiglie. "L'integrazione non è un valore in sé, ma un processo, così come il dialogo non deve essere vogliamoci tutti bene, ma diventare strategico", conclude Lombardi. "Sul fronte dell'integrazione, siamo passati da un rapporto dualistico italiani-immigrati a un sistema di relazioni interetniche pericolose. Via Padova si è trasformata in una bomba che va disinnescata, ma il ministro Maroni sa che telecamere e polizia non bastano". Gli esperti non possono rivelare i quartieri monitorati fino al giorno della presentazione della ricerca, ma molti scommettono che il centro dell'indagine sarà proprio via Padova. Cristina Giudici

SYRIA AND THE WEST

Syria                                                            

YEMEN AND THE WEST

Ye Men                                                            

ISLAMIC TERRORISM AND BALKANS

Islamic Terrorism                                                            

ODNI

DNI - Threat Qfr                                                            

SENATORE DI GIROLAMO: ECCO DOVE HA MESSO LE MANI!

INTERCETTAZIONI: SENATO

Afghanistan is the hub of a global network of detention centres

Kabul was a grim, monastic place in the days of the Taliban; today it's a chaotic gathering point for every kind of prospector and carpetbagger. Foreign bidders vying for billions of dollars of telecoms, irrigation and construction contracts have sparked a property boom that has forced up rental prices in the Afghan capital to match those in London, Tokyo and Manhattan. Four years ago, the Ministry of Vice and Virtue in Kabul was a tool of the Taliban inquisition, a drab office building where heretics were locked up for such crimes as humming a popular love song. Now it's owned by an American entrepreneur who hopes its bitter associations won't scare away his new friends. More...

1 Relazione annuale della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare

Relazione Parlamentare Antimafia sulla Ndrangheta

Barak Obama al Cairo (TRADUZIONE IN ITALIANO)

Discorso Obama al Cairo

AL QAEDA IN BOSNIA

Torture Memo: Interrogation of an al Qaeda Operative

STORIA DELL'EUROPA ORIENTALE

Appunti di storia dell'Europa orientale

Russia and Libya have signed a 1.3 billion euro arms agreement, according to Russian Prime Minister Vladimir Putin.


        "A total of 1.3 billion euros worth of contracts were signed yesterday. And these are not only firearms,” the Russian PM said during a meeting with Vladimir Gorodetsky, the general director of the Izhevsk machine building factory.

Gorodetsky said that the contract signed is very important for the factory and will keep one of its enterprises busy for at least two years, RIA Novosti news agency reported.

On Friday, Prime Minister Putin held talks with Libyan Defense Minister Lieutenant-General Abu-Bakr Yunis Jabr.

Earlier, the Libyan official met Russian Defense Minister Anatoly Serdyukov to discuss bilateral cooperation in the sphere of military and military–technical cooperation.

Russia, India to sign 5th-generation fighter deal in March


Russia and India will sign the first contract on the manufacturing of a fifth-generation jet fighter in late February-early March, a Russian defense industry official said Monday.

"We expect a contract on the first stage of design, specifically the development of a technical design concept, to be signed in late February-early March," Alexander Fomin, first deputy head of the Federal Service for Military and Technical Cooperation, said.

He added that Russia and India were currently "at an active phase of negotiations" on manufacturing fifth-generation fighters.

It was not entirely clear whether Fomin was referring to Russia's prototype fifth-generation fighter, which has already made two test flights, or a new project. Nor did he indicate exactly what role India would play.

Russia has been developing its newest fighter since the 1990s. The current prototype, known as the T-50, was designed by the Sukhoi design bureau and built at a plant in Komsomolsk-on-Amur, in Russia's Far East.

It will be delivered to the Russian Air Force from 2015 onwards.

Russian officials have already hailed the fighter as "a unique warplane" that combines the capabilities of an air superiority fighter and attack aircraft.

FONDAZIONE ICSA: nell’Afghanistan di oggi.

Friday, February 26

GINO STRADA VS PAOLO GUZZANTI: atto di citazione del dottor Luigi Strada detto Gino

INTERO guzzanti                                                            

Italy says dismantling PKK recruitment network

Police said they were arresting 11 people in northern Italy on Friday to break up a network that recruited and trained Kurds for Turkey's rebel Kurdistan Workers' Party (PKK).

The arrest warrants, being carried out in Venice and other northern towns, were issued against 10 Turkish citizens and one Italian, who have been charged with links to acts of international terrorism, police said in a statement.

The investigation, carried out in Italy and France, had discovered a "recruitment district" tasked with finding resources and people to fight against Turkish interests along the country's border with Iraq, police said.

The PKK, which launched an armed campaign against the Turkish state in 1984 for a Kurdish homeland in southeastern Turkey, is branded a terrorist organization by Ankara, the European Union and the United States.

(Reporting by Deepa Babington; Editing by Janet Lawrence)

AFGHANISTAN: Guesthouses Used by Foreigners in Kabul Hit in Deadly Attacks

At least 18 people, including French, Italian, Afghan and many Indian nationals, were killed on Friday in suicide and car bomb attacks on two guesthouses popular with foreigners in the center of Kabul, police officials said.

In a telephone interview, a Taliban spokesman claimed responsibility for the attacks, which coincided with a major offensive by American-led coalition forces against militants in the southern province of Helmand, a central element in President Obama’s strategy in rural Afghanistan.

In one attack, a car bomb exploded outside a guesthouse popular with Indians, while suicide bombers were among a team that stormed another guesthouse frequented by Westerners, starting a firefight with security forces that lasted more than 90 minutes. Read more...

Richard Holbrooke : I destroyed Yugoslavia. Now I'll destroy Georgia.

A potential supply route for NATO troops in Afghanistan was the topic as U.S. special envoy Richard Holbrooke visited Georgia on Feb. 22. But Tbilisi's offer is more closely tied to Georgia's nation...

  1.  
     
     http://www.crisisgroup.org

Pakistan: A Reality Check on the Quetta Shura Arrests


SHAH MARAI/AFP/Getty Images
A billboard advertising a reward for the capture of Afghan Taliban leader Mullah Omar (R) and American-born al Qaeda operative Adam Gadhan
Summary
Reports have come out in recent days that more than half of the Afghan Taliban’s leadership has been arrested. However, most of these reports have come from unverifiable sources in the Pakistani government, making these claims dubious. Islamabad has every reason to want to appear supportive of the United States’ goals in Afghanistan while simultaneously positioning itself for control over the country when U.S. forces withdraw.
Analysis
Seven of the 15 members of the so-called Quetta Shura, the Afghan Taliban’s shadowy apex leadership council based in the Pashtun corridor of Pakistan’s Balochistan province, have been arrested according to a Feb. 24 report in the Christian Science Monitor, a U.S. newspaper, citing unnamed Pakistani intelligence officials. According to this report, in addition to the previously reported arrests of Mullah Abdul Ghani Baradar, Maulavi Abdul Kabir and Mullah Muhammad Younis, Mullah Abdul Qayoum Zakir, who oversees the movement’s military affairs, Mullah Muhammad Hassan, Mullah Ahmed Jan Akhunzada and Mullah Abdul Raouf were also arrested.
Only about half of these arrests have thus far been confirmed in any way. But more importantly, the composition of the Quetta Shura is itself a closely guarded secret. Only Pakistan’s Directorate of Inter-Services Intelligence (ISI) has the sophisticated and nuanced understanding of the Afghan Taliban to even have a good grasp of the council’s members, so reports from unnamed officials are extremely difficult to verify. No one has a master list of the Afghan Taliban leadership with which to check off individuals.
Even if all these men have indeed been arrested, it is difficult to say whether the Quetta Shura has really been reduced significantly, or — in many cases — if the individuals arrested are actually those they are thought to be. Almost all reports on the details of the arrests cite Pakistani security officials, and there is no way to independently verify them. Islamabad has incentive to show that it is cooperating with the United States, while at the same time reshaping the Afghan Taliban leadership landscape to suit its own long-term purposes.
This most recent leak comes as Pakistan has publicized a string of intelligence coups ranging from the arrest of shadow Taliban governors from northern Afghanistan, to the death of the leader of Lashkar e Jhangvi (LeJ), Qari Zafar and a supporting role in the Iranian arrest of Abdolmalek Rigi, the leader of Jundallah. Many aspects of these reports cannot be verified at this time, and given the lack of corroboration and Pakistan’s interests in manipulating perceptions, there is much to suggest that at least some element of Islamabad is feeding the media for its own purposes.
There is little doubt that there are at least partial truths to this series of reports, and that there have been some significant achievements. Baradar, for example, absolutely appears to be in Pakistani custody and may soon be transferred to a detention facility at Bagram Air Base north of Kabul.
But there are a number of moving parts in the attempts to negotiate with the Taliban — or degrade its capabilities. Pakistan is playing a complex game, and one important question is the extent to which Pakistan is indeed cooperating and coordinating with the United States in a meaningful way, rather than simply making temporary or symbolic gestures. The Pakistanis are deeply skeptical of U.S. support in the long run, and they already are thinking about managing Afghanistan when the United States begins to draw down there in coming years.
However, there is an entire chapter of history to be written before that happens, and Pakistan has every intention of being at the center of any negotiations with the Afghan Taliban, including the talks, the reconciliation process and the implementation of a settlement. A spate of arrests like those of the Quetta Shura members — regardless of whether they actually have been taken out of commission — may indicate that some sort of power play is taking place. But such a development cannot be confirmed presently, and Islamabad has no shortage of reasons to manipulate perceptions.

DOSSIER: Mig libico caduto sulla Sila

Iranian authorities have announced the arrest of Abdolmalek Rigi, the leader of Balochi dissident group Jundallah. Analyst Kamran Bokhari explores theories about the circumstances of his arrest, which might have occurred in Pakistan.

Ratko Knežević: Subotić je pretio da će ubiti i mene i Pukanića!

Beograd - Crnogorski biznismen Ratko Knežević ponovio je juče pred Županijskim sudom u Zagrebu da iza ubistva Ive Pukanića, vlasnika nedeljnika „Nacional“, stoji duvanski kartel, odnosno Stanko Subotić Cane i Milo Đukanović, sadašnji premijer Crne Gore, inače njegov kum.

- Takva je mafija. Prvo preti, zatim podmiti, a onda i ubije - rekao je Knežević na suđenju optuženima za ubistvo Pukanića i njegovog saradnika Nike Franjića.

Knežević je svedočio da su pretnje Pukaniću usledile već nakon prvih tekstova 2001. o duvanskoj mafiji, o organizovanom švercu cigareta pod okriljem crnogorske države. Prema njegovim rečima, bilo je nekoliko pokušaja likvidacije njega i Pukanića, koje su sprečile tajne službe evropskih država. Svedočio je da ga je dva puta zvao Subotić.

- Prvi razgovor je bio uljudan. Subotić je tražio da razgovaramo u „šest očiju“, Đukanović, on i ja, na šta nisam pristao. U drugom razgovoru Subotić mi je direktno pretio kada sam mu rekao da ne mogu da utičem na Pukanića. Prestao je da bude uljudan i rekao mi da je ubio mnoge, pa će ubiti i mene i Pukanića - rekao je Knežević.

Naveo je da su mu pretnje prenosili i ljudi koji su bili bliski Đukanoviću, među kojima je bila i Dušanka Jeknić. Knežević je rekao i da mu je Pukanić pričao da su mu nudili novac da prestane da piše o duvanskoj mafiji, prvo dva, a zatim pet miliona evra.

Ratko Knežević je povezao Đukanovićevo saslušanje u Bariju 2008, gde je dao iskaz kao svedok, i prvi atentat na Pukanića, deset dana nakon toga. Ispričao je i da ga je Pukanić nekoliko nedelja pre nego što je ubijen 23. oktobra 2008, pozvao u London, gde on živi, i tražio mu savet oko dobijanja useljeničke vize u SAD, jer je želeo da ode s ćerkom.

Prema Kneževićevim rečima, Pukanić mu je tada ispričao da ga je tog leta pozvao vlasnik Televizije „Pink“ Željko Mitrović i predložio mu da njegovom jahtom odu u Crnu Goru, rekavši mu da će ga on pomiriti sa Subotićem i Đukanovićem, što je Pukanić odbio strahujući za svoj život.

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Karadžić: Rat u BiH je bio rat između Srba


"To je bio rat koji nismo želeli. Nije nam bilo u interesu da budemo neprijatelji. Naši sukobi uvek su tragični po sve narode u BiH i od koristi samo za treću stranu. Da su muslimani u BiH imali drugo rukovodstvo početkom devedesetih godina, rat se mogao izbeći" - rekao je Karadžić novinaru katarske televizijske stanice Radžehu Omaru.  On je objasnio da "nije prisustvovao suđenju, jer mu nije dato adekvatno vreme za pripremu". 
"Ne želim da budem kao biljka izložena snegu i kiši bez ikakve šanse za učešće. Ako bi tako nešto morao da učinim to bi bila sramota kako za mene tako i za tribunal" - objasnio je Karadžić i dodao da se nada će imati fer suđenje. Govoreći o svom životu tokom višegodišnjeg skrivanja i "dr Draganu Dabiću", čiji je identitet preuzeo, Karadžić je naveo da "postoji izreka – "ko umire od straha suočava se sa višestrukom smrću", tako da je on "živeo i nije umro".

Doktor Dabić je bio Radovan Karadžić

Odgovarajući na pitanje koliko je kao ličnost zaista bio "doktor Dabić", Karadžić je odgovorio da "kao doktor Dabić nije činio ništa što ne bi radio Radovan Karadžić". "Dok je Radovan Karadžić bio lekar u naučnoj medicini, doktor Dabić je praktikovao tradicionalnu medicinu, koja je prisutna više hiljada godina. Verujem da su te dve vrste medicine časne i da bi trebalo da budu integrisane. Nema razloga da se odustane od bogatog iskustva starih kultura. U tom smislu, doktor Dabić je bio Radovan Karadžić i obratno" - objasnio je on. Govoreći o sporazumu sa Ričardom Holbrukom, Karadžić je naveo da mu je "Holbruk, koji je radio u ime međunarodne zajednice, uključujući Savet bezbednosti UN, obećao da ukoliko podnese ostavku na svoje funkcije predsednika Republike Srpske i Srpske demokratske stranke, ne učestvuje u izborima i povuče se iz javnog života - neće biti krivično gonjen u Hagu".

"Ja sam svoje obećanje ispunio. Još čekam da to učini i Holbruk" - zaključio je Karadžić.

MARTEDÌ 28 SETTEMBRE 1999 - Audizione del Ministro delle finanze, onorevole Vincenzo Visco, e del Comandante generale della Guardia di finanza, generale Rolando Mosca Moschini

Il salto di qualità più rilevante del sistema del contrabbando è sicuramente collegato alle vicende drammatiche vissute da tutta l’area dei Balcani
nell’ultimo decennio. Il disfacimento della nazione iugoslava, il crollo del regime albanese e la guerra recentissima del Kosovo hanno annientato il sistema economico sul quale quell’area si reggeva, hanno distrutto le risorse produttive e hanno provocato sconvolgimenti politici e sociali e sofferenze indicibili a quelle popolazioni. In quel caos, in quella situazione disperata hanno trovato spazio per crescere ed affermarsi sacche di criminalità spesso collegate ad organizzazioni criminali nate altrove, per esempio in Italia. L’inaridimento delle risorse preesistenti ha attribuito ai proventi della criminalità un ruolo economico assai rilevante, sicché ora essi possono sembrare ad alcuni irrinunciabili. In questo modo si è creato un circolo vizioso di forte pericolosità per il quale l’economia criminale prospera là dove langue l’economia legale, ma quest’ultima non potrà mai svilupparsi là dove è forte quella criminale. Questo è il meccanismo perverso che deve essere spezzato, e l’Italia, insieme ad altri paesi europei, deve assumersene responsabilmente l’onere per quel che le compete, aiutando quelle popolazioni a ricostruire non solo gli edifici distrutti dalle guerre ma anche le strutture economiche giuridicamente attive sulle quali è fondato il vivere civile...........Per quanto riguarda in particolare la Repubblica federale di Iugoslavia, soprattutto il Montenegro, è risultato opportuno sostenere l’Ufficio di coordinamento per la lotta antifrode della Commissione europea, il quale si è fatto promotore di una iniziativa dell’Unione europea volta ad ottenere un
impegno di quello Stato a reprimere i traffici illeciti di prodotti e merci che da lì entrano nel territorio comunitario attraverso le coste e poi le strade italiane. Le proposte del gruppo di lavoro, che saranno esaminate in una conferenza internazionale che si terrà ad Ancona nei prossimi mesi, tendono allo sviluppo della cooperazione tra tutti i paesi rivieraschi dell’Adriatico e delle strategie comuni per la repressione dei traffici illeciti in tale area.

2004-2010 Sicurezza nell’Europa sudorientale e il ruolo del partenariato NATO-UE

Nell’ultimo decennio, le problematiche di sicurezza dell’Europa sudorientale hanno portato la regione al centro della ribalta internazionale. Dopo la fine della Guerra fredda, l’Europa sudorientale è stata teatro di diverse guerre civili, cui la NATO ha risposto con la prima azione “fuori area” della sua storia, in Bosnia e successivamente in Kosovo. La prosperità e la stabilità della regione assumono un’importanza ancora maggiore dopo l’ampliamento della NATO e dell’Unione europea: i conflitti regionali potrebbero avere un effetto destabilizzante diretto sull’Alleanza. È per questo che, dal collasso della Ex Repubblica di Jugoslavia, la NATO e la UE hanno svolto un ruolo significativo a favore della stabilizzazione della regione.

1995 MONTENEGRO: COAGULAZIONE DI ATTIVITA' CRIMINALI

NATO: WHY DID WE BOMB BELGRADE?

Michael Mccgwire Why Did We Bomb Belgrade

NATO can’t be there to solve every European problem - ex-NATO Chief


   
   
Europe needs a new security system to supplement NATO, says former NATO Secretary General, Lord Robertson. He also spoke with RT about NATO’s ambitions eastwards and common ground with Russia.

RT: When you were British Defense Secretary you pursued Tony Blair’s ideal to create European security forces which could react without resorting to the United States. Does Europe still need this kind of system in your opinion?

Lord George Robertson: Absolutely. In fact it needs it more than it needed it then. And I wanted that – we haven’t yet got to that point despite 10-12 years having gone by. But the fact is that the United States is not going to be a global policeman. They are now exhausted militarily, and I think politically, with helping other counties that won’t help themselves. So if there was another emergency in Europe’s backyard like the wars in Bosnia and in Kosovo at the end of the 1990s, then the Europeans will have to do it themselves. And that’s why we created this concept of a European security and defense policy – so it would supplement what NATO does, would create the capabilities but would allow the Europeans to act if it wasn’t appropriate for NATO and the Americans to act. And we’ve lost that sense of urgency and I wish we could get it back again because we don’t know what the future holds, we don’t know what accidents might happen, we don’t know what events might happen – but they could happen, and if they did we might not be ready.


RT: But when you were talking about creation of this European common security system what role did you assign to Russia then and what role would you assign to it today, especially now that Russia is coming out with, and pushing through, a similar idea?

GR: Well at the time we were talking about the ESTP, a European security policy, Russia was not happy with Europe at all. They had been unhappy about Bosnia even though they came into operation. They were very unhappy about Kosovo and were threatening to veto a UN resolution, even although they eventually put troops on the ground in there in order to keep the peace, so you know it was a rocky situation that I inherited when I left London and went to NATO in Brussels. Relations were frozen. It was only the arrival of the new president-elect of Russia that things started to change. I built a very good relationship with Vladimir Putin. We jointly created the NATO-Russia council; we started to talk in terms of common threats, common problems and what we could do on a common basis. You know, I memorized the expression “obsheye ponimaniye” – the common ground in Russian – because that’s what we were trying to find and to explore. Some of that momentum went in the later days of the Bush administration. But I think that climate has now changed, I think we’re getting back to the point where we recognize that much more confronts us in common than actually we disagree on.

RT: What would you say to people who tell you that European common defense system is a substitute to NATO simply?

GR: I say they’re wrong.

RT: Why?

GR: Because NATO exists for certain purposes, and a European force would exist for different purposes. But it would be the same troops, the same ships, the same airplanes – that’s the fact of life. We already have a NATO response force that is supposed to be able to go far, hit hard, stay long in an emergency that might happen in the future. We’ve got a European rapid reaction force, all of it in the idea stage, and all of it hindered, or held back, by the fact that the countries of Europe, despite the number of people in uniform, simply don’t allocate, you know, the forces. So if the European Union countries supplied the component parts of a European rapid reaction force, it would be available to a NATO response force as well, so you actually get double the bargain, and Europeans would then have something that might be useful if the United States, through NATO, said “It’s inappropriate”.

RT: So when Mr. Rasmussen says NATO should be transformed into a global security form do you believe NATO has that capacity?

GR: Well, at the moment NATO is a global think tank of those security policies. In NATO you’ve got the Euro-Atlantic Partnership Council – 46 nations in there. What NATO is trying, it’s not trying to take over the world, it’s trying to enlist the biggest number of thinking people into the idea of common security. And that’s where Russia fits intimately. The threats that face NATO and the NATO countries are all threats that face Russia. Actually, there is no difference between them. Most of the differences between Russia and the NATO countries have to do with perception, with history, and sometimes with prejudice on both sides. And I think what Mr. Rasmussen has rightly said is that we need to start thinking together not only about what the challenges and the threats and the dangers are but what collectively we are going to do about it. And that involves all of the countries I mentioned, and especially Russia.

RT: At a recent meeting in Istanbul where all the defense ministers of NATO member countries met, they discussed a plan to expand a global anti-missile system in Eastern Europe and actually in the Middle East. Was President Obama’s decision to actually give up on the entire missile program a false hope to improve relations between Russia and the US?

GR: No, it wasn’t a false hope. President Obama reflected the fact that perhaps too little consideration had been given to the location of the interceptors and the radars and especially in relation to where the threats were eventually going to come to, and also the expense and the workability of the system. So he was quite right to freeze that at that point. I would hope – and remember I’m out of it, I’m a retired “armchair” Secretary General – which is quite appropriate in this chair here today – you know what I hope comes out of it is we go back to the NATO-Russia council and we talk about a common ballistic missile protection system. We were doing it when I was there. General Marshal Sergeev, the then Defense Minister of Russia presented the plan for what he called European non-strategic missile defense which was to recognize that Russia and Moscow are a lot closer to the failed rogue states than America is. And I think that’s why President Obama is right to say let’s have look at this again. We need protection, there needs to be a defense system somehow, but it may not be for what we were thinking about before. But if we do need it, we’ll actually be facing the same threat that Russia faces. And therefore why not think about it together.

RT: OK, but we’re not there yet. Look what happen now. Decision has been made recently to deploy the Patriot interceptor missiles in Poland closer to Russia’s western frontier; also the Romanian president approved the status of armed forces in his country, and Bulgaria; so now you tell me what’s the new entire missile defense model, how is it different from the older one, where is the flexibility in this one?

GR: Well, the Patriot missile system is a short-range defense system against missiles, and lots of, lots of countries have got it, and Russia’s got many systems that are exactly the same as the Patriot system. So I don’t see it in any way being a substitute for the kind of missile defense system that was being talked about before; and the deployments to Romania and Bulgaria at the moment are purely temporary. The founding act with Russia says there will be no permanent stationing, forward stationing of troops in the new member states, and that’s an obligation that was taken on in the NATO-Russia council founding document as well. But there are temporary sites being adopted in some of those countries because we have to service the troops in Afghanistan, because that’s the major theater of operations against the common threat that is represented by Afghanistan out of control, and Russia and the rest of the world. So there is no breach of faith here. What we need to do is to get back to answering the question – there is a military threat from rogue states with tactical missiles whether they be nuclear or conventional, it’s a threat that faces Russia and it faces the NATO countries. Can we do something together? We started that discussion when I was there, we need to resume it, and find an answer. Is there a military answer to a military threat? Can it be a common military answer? Seems to me a pretty good exercise for talking about.

RT: Let’s talk a little more about NATO? Do you think it still wants to expand eastwards at the expense of Georgia and Ukraine even after the events last August?

GR: Look, NATO doesn’t want to expand or to enlarge. Countries apply for membership of NATO. And if they conform to the standards that NATO lays down, then, you know, their application is considered. But they’ve got to come to these standards. You know, Russia hasn’t applied for membership. It has talked about it, but it has never really prepared for it, and I am not sure that it particularly wants to do it. But any country, you know, can apply for membership. And that drives it. It’s not driven by the center saying “we would like that country, we would like that country, we don’t want this country”, it’s driven by people who say, “We would like to be in a collective security organization and we are prepared to modernize their armed forces, to build sustainable democratic institutions, to have good neighborly relations, to have good internal inter-ethnic relations. All the criteria that are laid down, and if they satisfy that criteria, you know, who is going to say, “No, you cannot come in because we don’t like you, or you happen to be in somebody else’s sphere of influence.” So it’s not a matter of cherry-picking countries, it’s a matter of countries themselves democratically on their own deciding to say that they would like to take on the obligations and responsibilities and conform to be part of that organization.

RT: So, why did you decide to put an end to your tenure so abruptly six years ago?

GR: I served four years. That’s the term that is laid down. After Secretary General Joseph Luns served 13 years, the nations decided that the secretary general of NATO would serve for four years with the option of one more year if it was agreed. As I took up the job I said I was going to serve four years and then I was going to leave. At the end of four years I was exhausted. I was not as fresh and inventive as I was in the very beginning of that and it was right to hand it over to somebody else. My predecessor, Javier Solana, did four years, his predecessor only did two years and the guy before that, Manfred Woerner, died in office just as he was into his fifth year. Lord Carrington served for exactly four years. So, I didn’t leave abruptly, but I left at the right time. One of the great secrets of political life is to quit when you’re ahead.

RT: Lord Robertson, thanks a lot for your time.

GR: Pleasure speaking to you.

Hackers accuse Latvia of selling arms to Somali pirates

An organization of hackers has published online copies of documents, which they claim prove that Latvia supplied arms to Somalia in violation of a UN Security Council resolution.

The Security Council imposed an embargo on supplying arms to the African nation in 1992 due to the lack of stability and ongoing violence in Somalia.

The group 4ATA, or People’s Army of the Fourth Awakening, alleges that the arms have ended up in the hands of the notorious Somali pirates, reports Latvian newspaper Telegraf.

No official comment on the accusations has come so far.

Earlier the same group published other documents, including tax returns of police officers and other officials and detailed accounts of salaries on a big Latvian bank.

4ATA claim to have acquired the data after a hack of the national tax collection agency’s network, although it is not clear whether the perpetrators are members of the organization or just handed over the information to them. Investigators reported that some 7.4 million electronic documents in the database could have been stolen.

The group says they make the information public to expose the corruption and greed of the authorities and have announced that more compromising publications will follow.

Pietro Antonio Colazzo, un appartenente all’AISE, agente del servizio di informazione per la sicurezza esterna.

Colpito un hotel nella capitale dell’Afghanistan: cinque kamikaze, uno si è fatto esplodere davanti alla reception. Diciassette i morti.
L’attentato compiuto dai talebani oggi a Kabul ha preso di mira il Safi Landmark Hotel, «dove sono alloggiati gli stranieri», ha annunciato un portavoce dei ribelli, Zabihullah Mujahid, sostenendo che all’attacco hanno preso parte cinque attentatori suicidi. La polizia ha confermato che uno degli attentatori si è fatto esplodere di fronte all’albergo, mentre altri due sono stati uccisi. Il bilancio è di diciassette morti, tra cui un agente dei servizi segreti italiani. Secondo fonti Ansa si tratterebbe di Pietro Antonio Colazzo, un appartenente all’Aise, il servizio di informazione per la sicurezza esterna.
Il commando è entrato in azione verso le 6.30 (le 3 italiane) quando le strade erano deserte anche per la festività islamica del venerdì. Una prima fortissima esplosione, seguita da una seconda minore, ha fatto scattare l’allarme. Prima le tv, poi le fonti ufficiali, hanno fornito un bilancio di nove morti e 29 feriti.

IRAN E SIRIA: COME SI PRENDE IN GIRO IL MONDO INTERO!

AISE?

Così è stata rigorosamente a ciglio asciutto la cerimonia con cui l'ammiraglio Bruno Branciforte, ha dato nei giorni scorsi l'addio all'AISE, il Servizio segreto militare di cui è stato direttore dal 2006.

Branciforte, che lascia l'intelligence per diventare capo di Stato Maggiore della Marina, ha convocato per il commiato tutti i dirigenti dell'AISE, circa trecento funzionari (numero considerevole, visto che l'intero Mossad ha in tutto non più di 1.300 agenti) alla presenza del suo successore, il generale Adriano Santini.

«Ho trovato un Servizio che si occupava di Sicurezza - ha rivendicato orgogliosamente Branciforte - e che era permanentemente sotto il tiro della stampa, oggi lascio un servizio che si occupa di Intelligence e che ha guadagnato il rispetto di tutti»: un' aperta polemica verso la gestione del generale Pollari.

Intercettazioni e violazione della privacy

Intercettazioni e violazione della privacy (altrimenti detto: sputtanamento pubblico a mezzo stampa e tv di soggetti finiti nel mirino della magistratura nonché di persone che nulla c'entrano coi reati perseguiti). Se è possibile ancora in questo Paese fare un ragionamento mettendo da parte le reciproche convenienze politiche, si propone all'attenzione di chi straparla di «stato di polizia» e di chi controstrepita «impunità» la seguente bozza di soluzione del problema in tre punti.

Il primo è una ripresa di quanto scritto ieri da Luca Ricolfi sulla Stampa. Si intercetta troppo e troppo facilmente, si metta un tetto di budget alle registrazione delle telefonate suddividendolo per distretti giudiziari, i pm saranno necessariamente più attenti nell'ordinare intercettazioni, limitandosi a quelle "utili". Il secondo riguarda la loro pubblicazione. È diffìcile stabilire che un atto di indagine non può diventare di dominio pubblico finché non inizia formalmente il processo (per sua natura erga omnes) che da quell'indagine è scaturito? Finché cioè accusa e difesa non vanno ad armi pari davanti un giudice? E la libertà di stampa? Nessuno chiede il carcere per i giornalisti, ma multe per gli editori sì. Un tot a copia diffusa. Non si sta chiedendo il bavaglio alla stampa, ma un tentato giusto equilibrio tra il diritto di informazione e i diritti di persone fino a prova contraria innocenti. 

O qualcuno pensa che la Gran Bretagna, dove è vietato scrivere anche solo il nome di una qualsiasi persona arrestata fino alla conclusione del processo, sia un Paese liberticida della notizia? Terzo. Non trovate assurdo che in Italia esista la responsabilità oggettiva delle società calcistiche per gli atti commessi dai loro tifosi e non quella di un procuratore capo per la fuga di notizie dalla sua procura? Pensi lui a come tutelarsi, con un armadio, con una cassaforte... ma di ogni atto illecitamente uscito dai suoi uffici risponda di fronte a una commissione disciplinare della magistratura. (Fonte: IL RIFORMISTA)