Wednesday, August 31

'NATO used UN resolution as chewing gum'

NATO says it has no immediate plans to leave Libya as there is still a danger to civilians despite the rebels now controlling most of the country. However, Russia's envoy to NATO says the alliance’s arguments are hard to take seriously.

­“We have to be very careful with regards to what official NATO representatives say today, because statements of tens of thousands of bombs and other ammunition being dropped on Libya having no adverse effect on civilians – that’s what NATO has been claiming – that’s very hard to believe,” Dmitry Rogozin told RT. “That defines that we should be careful with regard to official statements from Brussels.”

Russia’s ambassador to the alliance also noted that NATO deliberately and openly went beyond UN resolution 1973 that allowed for maintenance of a “no-fly zone” over Libya.

“The 1973 resolution was used by NATO as a chewing gum, so to say. I think that NATO might be deliberately demonstrating its disregard for the UN Security Council, to demonstrate that NATO is equal to the United Nations nowadays and will be getting even more significant and powerful in the future,” he said.

According to Rogozin, the conclusions that can be drawn from NATO’s actions in Libya are much more significant than the situation in Libya itself.

“NATO is turning into a global policeman now, using any resolutions taken by the UN Security Council to serve its own interests, without looking at the interests of other groups, even the interests of those they are claiming to be liberating in Libya,” he said.

“Knowing NATO, I doubt very seriously that NATO was actually concerned about the security of ordinary Libyans when they were interfering in this conflict,” Russia’s ambassador to the alliance added.

Moreover, Dmitry Rogozin believes that the post-conflict state of affairs in Libya, with the possibility of different rebel groups disputing or even turning against each other sooner or later, will be a chance for certain Western countries to secure a permanent presence in Libya in order to control its vast oil resources.

“The 21st century has already introduced itself as the era of wars for resources. The resources are running short, the consumption in Western countries is not going to go down any time soon,” he said. “This means that there will be wars for new regions and new resources, and the actions of specific Western countries, as well as the entire coalition, such as NATO, will be gaining momentum in the future.”

NATO: L'ultimo canto del cigno

Dopo dieci anni di conflitto afghano, dal quale l'Alleanza altlantica conta di sfilarsi entro il 2014, la guerra libica ha messo in luce tutte le debolezze e le contraddizioni di un'alleanza militare incapace perfino di chiamare la guerra con il suo nome. Nelle note di linguaggio dei Comandi alleati l'operazione Unified Protector è definita "operazione a protezione dei civili". Oltre 20 mila sortite aeree delle quali più di 8 mila di attacco con più di 500 missili da crociera e alcune migliaia di bombe sganciate sulla Libia ( poco più di 500 delle quali lanciate dai jet italiani ) rappresentano uno sforzo non irresistibile per le potenzialità ( almeno non quelle sulla carta ) della NATO ma di certo sufficiente a fare rientrare l'intervento nella definizione di guerra come dimostrano oltre un migliaio di civili uccisi secondo fonti lealiste. La campagna libica ha già richiesto oltre 5 mesi di incursioni, ben di più di quanto preventivato dai Comandi alleati tenendo conto della capacità non certo formidabili dell'Armata di Gheddafi.

Sul piano politico e strategico il conflitto nel mediterraneo ha ribadito, ingigantendoli i problemi già evidenziati dai partner europei della NATO nella campagna afghana. L'ex Segretario alla Difesa statunitense Robert Gates aveva sottolineato nell'ottobre 2007 di non essere soddisfatto del fatto che una Alleanza con membri che hanno "oltre 2 milioni di militari non riesca a trovare le modeste risorse aggiuntive promesse per l'Afghanistan". Se a Kabul il ruolo preminente degli USA ha coperto i vuoti lasciati dagli europei, in Libia il basso profilo assunto da Washington nelle operazioni aeree ha evidenziato i limiti militari della componente europea. Le 300 sortite aeree quotidiane pianificate in marzo si sono ridotte in pratica a 120/150 per la carenza di aereoplani. In media 5 veivoli messi in campo da Olanda, Belgio, Norvegia, Canada, Spagna, Svezia, Danimarca, Qatar ed Emirati Arabi Uniti oltre ai 12 dell'Italia. Francia e Gran Bretagna con una cinquantina di caccia-bombardieri e una ventina di elicotteri d'attacco hanno fornito più della metà dei veivoli da combattimento. Svezia e Norvegia hanno già ritirato i loro jet e se a fine settembre le operazioni non saranno ancora concluse si ritireranno altri Paesi, inclusa probabilmente l'Italia. Di fatto non sono più di un centinaio di jet da combattimento schierati dagli alleati inclusi i caccia destinato a pattugliare lo spazio aereo libico. Una missione marginale già in aprile quando era evidente che Gheddafi non disponeva più di Forze aeree mentre lo sforzo maggiore si concentrava nelle operazioni contro gli obiettivi terrestri.

DICK CHENEY: IL REGISTA TRUFFATORE DELLA GUERRA IRAQENA

Come le memorie del perfido Donald RUMSFELD, anche quelle che Dick CHENEY ha scritto procedono in equilibrio fra le congiure di palazzo e i drammi familiari, fra le decisioni avventate e i tormenti più intimi, fino a quel cuore delicatissimo. Da quando nel 1969 il giovane Dick è entrato nell'ufficio di Rumsfeld (allora direttore dell'Office of Economic Opportunity) e si fece notare per un report di dieci pagine, la loro vita si è intrecciata in un tutto indistinguibile. Da una parte c'é il Segretario "cingolato" del Pentagono che abbraccia in lacrime il Presidente Bush  nello studio ovale dopo un breve dialogo sulla tossico-dipendenza del figlio; dall'altra c'é la durissima fragilità di un vice-Presidente che ha avuto il primo infarto a 37 anni. Ne ha avuti altri quattro, l'ultimo nel 2010, mentre era indaffarato a completare "In my time", testamento umano e politico di un Darth Vader troppo spesso appiattito dalle parole d'ordine del programma accusatorio.

Dick Cheney è il capo dei grandi "falchi" della grande "GUERRA-TRUFFA iraqena. L'architetto oscuro delle dannazioni dell'eccezionalismo americano. L'inventore della prigione di Guantanamo. L'uomo che avrebbe fatto "waterboarding al gatto" per rimanere in allenamento, come recitava una leggendaria parodìa creata all'inizio della stesura di "In my time"; nel libro si scopre che nel 2007 aveva proposto di bombardare un sospetto impianto nucleare siriano: nessuno a Washington ha accettato la sua proposta. Per realizzarla ci sono voluti gli arei dell'aviazione israeliana e ora che la Siria è nel mezzo di un'esplosione a catena, l'idea cheneyana non sembra tanto peregrina.

E' il Cheney della guerra urticante al "TERRORE". Quello che tiene il muso a Bush per non aver concesso il perdono presidenziale a Scooter LIBBY, il capo dello staff del vice-Presidente. l'uomo chiave nella rivelazione dell'identità di Valerie PLAME. E' da quell'ingorgo di spie, uranio nel Niger e armi di distruzione di massa iraqene che nasce una specie di rottura con Bush che soltanto il tempo ha saputo ricucire. Per una legge non scritta in vigore a Washington in quegli anni, la colpa ricadde su Colin POWELL, il Segretario di Stato che ha tenuto nascoste al Presidente le responsabilità dei suoi uomini nel caso Plame: "Una delle poche persone al mondo che avrebbe potuto dire al Presidente la verità era seduta a fianco a lui".

Non sono necessarie scuse per le sedici parole con cui Bush ha spiegato al Congresso le ragioni dell'intervento in Iraq: " Assurdo, ma quelle parole erano vere!".

Saturday, August 27

Main global cocaine flows, 2010

In 2009 and 2010, cocaine was used by some 16 to 17 million people worldwide, similar to the number of global opiate users. North America accounted for more than 40 per cent of global cocaine consumption (the total was estimated at around 470 tons), while the 27 European Union and four European Free Trade Association countries accounted for more than a quarter of total consumption. These two regions account for more than 80 per cent of the total value of the global cocaine market, which was estimated at $88 billion in 2008.

For the North American market, cocaine is typically transported from Colombia to Mexico or Central America by sea and then onwards by land to the United States and Canada. Cocaine is trafficked to Europe mostly by sea, often in container shipments. Colombia remains the main source of the cocaine found in Europe, but direct shipments from Peru and the Plurinational State of Bolivia are far more common than in the United States market.

SERBIAN MERCENARY IN LIBYA ?

 

There are unofficial speculations that the captured Serbs are possibly from an agency which was securing people and objects in Libya. Those speculations further indicate that those were people from a group of mercenaries from all ex Yugoslav republics with war experience acquired in this region.
 
It is estimated that there are about 120 our citizens in Tripoli who stayed there after first waves of evacuation. Among them there is a group of seven medical doctors, technicians and nurses working at the Subrate Hospital. They did not plan to return. It is not known if some construction workers with Serbian passport have stayed in Libya.
 
As we learn presently in Libya there are about a hundred of Serbs working mainly on the jobs of infrastructure, water supply and energy. It is believed that more than 1,000 of our citizens have been left jobless due to events in Libya.

Friday, August 26

MONTENEGRINIAN "POLAR" SHIP IN NAVIGATION TO....


COME DIMENTICARE TRIPOLI ?

L'ho definita "GUERRA STUPIDA", perchè senza capi nè code di comete a tracciare una prospettiva nel cielo delle strategie occidentali: ovvero "guerra profumata", perchè spruzzata di conformismo umanitario anlo-francese per coprire il fondo limaccioso degli interessi elettorali e petroliferi coltivati dai volenterosi europei (quel profumo era talmente adulterato) che non ha convinto nemmeno un principe delle guerre profumate come Barak Obama). Si può parlare anche di circo mediatico-militare, come ha scritto IL FOGLIO settimane fà, e bensì di "favolosa guerra dei media" secondo la formula usata sul Manifesto di ieri da Alessandro Dal Lago, intelletuale di una sinistra troppo avveduta per bersi "una guerra televisiva che ha ben poco a che fare con quello che realmente succede".

Tanto per rendere l'idea, é quel Dal Lago che ha dedicato alla banalità del robertosavianismo un pamphlet pressochè definitivo. Ora l'intellò del Manifesto denuda il ruolo anti veritativo della narrazione libica proveniente da Al-Jazeera e da Sky, vale a dire gli arabi miliardari del Qatar infeudati con i Servizi Segreti di mezzo mondo e gli australo-britannici protettori di David Cameron. Si aggiungano le prefìche dell'Elisèo sempre in assetto di guerra umanitaria (Bernard Henry-Lèvy e dintorni) e si otterrà il ritratto di una confraternita di contrabbandieri. Di che cosa? Anzitutto di una epica immaginaria alimentata dai fotogrammi sulle finte fosse comuni d'inizio rivolta (vecchi cimiteri nemmeno disordinati), dai proclami sulle sorti di Gheddafi (morto, ferito, circondato, fuggito, spacciato, disciolto nell'acido, da ultimo acquattato in una buca come Saddam Hussein prima dell'epilogo) e dei suoi figli, dal censimento delle città e dei quartieri nemici conquistati dai ribelli (e spesso invece in mano dei lealisti).

Per non dire della reale qualità ideologica e militare delle Tribù insorte nella Cirenaica, tanto magnificate quanto dipendenti dalla NATO e dalle Forze Speciali europee per unità d'intenti e consistenza bellìca, o dei loro fratricidi dal curriculum specchiatamente gheddafiano. E in effetti questa meccanìca informativa è parsa subìto limpidamente speculare alla disinformazione del regìme di Tripoli. Ma allora dov'é il sovrappiù morale della comunicazione democratica??

Dal Lago rafforza la sua analisi volgendo lo sguardo ai leftist inglesi del Guardian: " se i mezzi sono sbagliati, questo alla fine influisce sul risultato". Poi rivolge un quesito retorico al mondo che gli é consanguineo, come cioé "tutto questo sia fatto passare, anche a sinistra, per una mèra lotta di liberazione o un risultato della primavera araba si spiega solo, anche da noi, con la confusione che regna in Europa traballante e guidata da un paio di leader ossessionati dalla rielezione (Sarkozy) o che hanno le loro gatte da pelare (Cameron)".

E non è ancora chiaro come si potrà colmare, senza prima cederci dentro, il dislivello tra la guerra percepita e lo smarrimento per gli effetti del conflitto reale. Anche l'Ammiraglio Giampaolo Di Paola, presidente del Comitato militare della NATO, ieri si è lasciato sfuggire il segreto di Pulcinella. Intervistato dal Coriiere.it, ha rivelato che l'Alleanza è stata aiutata "soprattutto da agenti segreti italiani presenti in Libia: "L'Italia non solo è stata generosa nel mettere a disposizione le sue basi militari, ma ha anche fornito un prezioso apporto cone le sue "fonti d'Intelligence".