Saturday, March 30

IL FANGO SU PIERO GRASSO


Per evidenziare le cose non vere dette da Marco Travaglio (se usassi il suo linguaggio direi che sono “balle”) devo ricordare molto sommariamente gli eventi di allora. Il 12 luglio 2005 la commissione referente del CSM incaricata di valutare le candidature per la nomina a Procuratore nazionale antimafia divise le sue preferenze tra due candidati: tre dei suoi 6 componenti proposero al Plenum del Consiglio di nominare Piero Grasso e tre Giancarlo Caselli. Perché il Plenum del CSM potesse decidere era tuttavia necessario che le motivazione a favore di entrambi fossero sottoposte alla sua valutazione. La motivazione a favore di Grasso fu depositata con sollecitudine ma non quella a favore di Caselli. Il 20 luglio 13 consiglieri chiesero al Vice Presidente di accelerare il procedimento non solo per dare con rapidità un direttore alla DNA (Direzione Nazionale Antimafia)  ma anche per evitare che la scelta del CSM tra i due candidati potesse essere stravolta da una esecrabile norma, allora in via di approvazione, che era specificamente intesa ad escludere dalla competizione uno dei due candidati e cioè Caselli (prevedeva limiti di età per la nomina che lo avrebbero escluso).

(Piero Grasso da Formigli)

Con lettera del 21 luglio il Vice Presidente del CSM trasmise al relatore del parere favorevole a Caselli, il consigliere Francesco Menditto, copia della richiesta dei 13 consiglieri sollecitandolo a depositare anche la sua proposta. Questi rispose lo stesso 21 luglio di aver già predisposto la relazione ma di non volerla depositare adducendo motivi di scarsa consistenza, con ciò stesso impedendo che il Consiglio scegliesse tra Caselli e Grasso prima dell’entrata in vigore della legge che avrebbe impedito la partecipazione al concorso da parte di Caselli. Risulta chiaro da queste indicazioni (tutte comprovate da documenti ufficiali del CSM) che le affermazioni contenute nell’articolo di Travaglio non corrispondono al vero sotto vari profili. In primo luogo non è vero che il Vice presidente del CSM considerò la lettera dei 13 consiglieri “irricevibile”, che anzi diede ad essa corso il giorno dopo sollecitando Menditto a depositare la sua relazione con una comunicazione del 21 luglio. In secondo luogo non è vero che il ritardo nella decisione del Csm dipendeva dal fatto che Menditto doveva “ancora stendere le sue motivazioni” perché lo stesso Menditto lo smentisce nella sua lettera del 21 luglio dicendo che erano già pronte. Sono due le principali implicazioni di questi eventi che smentiscono altre affermazioni di Travaglio.

La maggioranza del Consiglio fece di tutto per decidere tra le candidature di Caselli e Grasso prima che entrasse in vigore la legge che impediva la nomina di Caselli. Con la conseguenza che Caselli, se soccombente, avrebbe anche potuto fare ricorso al giudice amministrativo. Contrariamente a quanto dice Travaglio ha quindi ragione Grasso quando afferma che Caselli «se la deve prendere con i colleghi che impedirono la decisione». Rimane ovviamente da capire perché la decisione fu impedita proprio dai consiglieri che erano favorevoli alla nomina di Caselli. Invece di dirvelo con parole mie preferisco farlo citando le recenti dichiarazioni di un magistrato componente del CSM di allora, Giuseppe Fici, che era favorevole alla nomina di Caselli, dichiarazioni che sono citate in un articolo de “La Repubblica” del 25 marzo scorso dal titolo «Caso Grasso, è scontro dentro La 7». Il consigliere Fici ricorda che nel caso si fosse allora votato nel Plenum del CSM «Grasso avrebbe comunque prevalso su Caselli con una prospettiva di almeno 14 voti sicuri».

Poiché Caselli non poteva comunque vincere era, quindi, politicamente conveniente rinviare la decisione a quando la legge che lo escludeva per ragioni di età sarebbe entrata in vigore e far quindi dipendere formalmente la sua esclusione non da un voto del CSM, ma da una iniqua norma di legge che, per bocca dei suoi stessi proponenti, era intesa a discriminarlo. Operazione riuscita in pieno. A tutt’oggi è quella la versione più accreditata e sono sicuro che nessuna prova, come quelle da me date in questo articolo, potranno modificare il messaggio che i consiglieri della corrente di Magistratura Democratica vollero allora trasmettere.


Tre postille: 
- La prima è che la documentazione ufficiale a supporto delle cose che ho qui ricordato è molto più ampia di quella che potevo citare ora; 
-La seconda: la norma intesa ad escludere Caselli dalla competizione per la DNA è ripugnante. Almeno su questo sono d’accordo con Travaglio; 
- La terza: quella norma, oltre ad essere iniqua, era anche inutile perché gli orientamenti della maggioranza dei magistrati eletti in quel Consiglio (cioè quelli delle correnti di Unicost e Magistratura Indipendente) erano irremovibilmente favorevoli a Grasso.

Friday, March 29

ITC TRIAL CHAMBER

Self-Defensive Force against cyber attacks: legal, strategic and political dimensions


When does a cyber attack (or threat of cyber attack) give rise to a right of self-defense—including armed self-defense—and when should it? By “cyber attack” I mean the use of malicious computer code or electronic signals to alter, disrupt, degrade or destroy computer systems or networks or the information or programs on them. It is widely believed that sophisti-cated cyber attacks could cause massive harm—whether to military capabil-ities, economic and financial systems, or social functioning—because of modern reliance on system interconnectivity, though it is highly contested how vulnerable the United States and its allies are to such attacks.

 Legal, Strategic and Political Dimensions
by MEDSEV

Wednesday, March 27

GIULIO MARIA TERZI DI SANT'AGATA E IL DISONORE


Noi abbiamo già fatto l’inventario degli errori governativi, in modo speciale quelli della fatua, pavida e lasca Farnesina guidata da un ministro, Terzi di Sant’Agata e dal sotto-segretario Staffan de Mistura (sic), con più cognomi nel passaporto che coraggio nel petto.

Con questo motto tatuato sulla coscienza, il governo italiano ha deciso di restituire all’India i due Marò che erano stati arrestati e tenuti sotto processo in Kerala con l’accusa d’aver ucciso due pescatori locali.

L’ultimo capolavoro di Giulio Maria Terzi di Sant’Agata sono le sue dimissioni fuori tempo, fuori luogo e fuori misura. Poteva fare decentemente questo suo passo, ma un mese fa, forse prima, quando a tutti gli osservatori – e alle sue prime vittime, i due Marò appena rispediti in India – era ormai chiara la sua incapacità di gestire con fermezza e coraggio un difficilissimo dossier internazionale.

Terzi non ha saputo difendere i Marò dalle intemperanze giudiziarie di Nuova Delhi, non ha mai dato l’impressione di voler agire con forza nelle sedi opportune per sbloccare lo stallo, non si è vergognato d’aver preso (anzi fatto prendere al nostro ambasciatore in India, Daniele Mancini) un impegno scritto sulla restituzione dei fucilieri al termine della licenza elettorale; poi ha tradito in modo spettacolare quella parola, ma si è subito spaventato quando gli indiani hanno costretto alla libertà vigilata Mancini, per ritorsione.

Risultato: umiliazione planetaria per l’Italia, sofferenza e solitudine per i Marò reclusi in India, la Farnesina ridotta al rango di una bottega levantina.

Ieri, infine, Terzi s’è dimesso davanti al Parlamento. La sua è stata l’ennesima dimostrazione disonorevole, in omaggio alla peggiore iconografia dell’italiano che fugge da se stesso, dalla propria responsabilità, e nel suo caso anche dal larvale governo Monti (senza preavviso e con tanto di occhiolino strizzato in Aula al centrodestra, con cui non erano mancati contatti maliziosi nei mesi scorsi).

Terzi non ha detto: ho sbagliato, me ne vado, scusate se lo faccio in ritardo.

No, ora esprime la sua “riserva per la decisione” sui Marò, lamenta che la sua voce “è rimasta inascoltata” e prova a scaricare la colpa sul premier e sul suo collega Giampaolo Di Paola, ministro della Difesa, che almeno alla corrività in questa turpe vicenda non ha voluto aggiungere l’ipocrisia.

Tutti a casa, era il nostro auspicio: Terzi, Di Paola e il goffo De Mistura. L’ex inquilino della Farnesina, invece, ha scelto la via più meschina.

Come più volte scritto su questo blog:
1)    si doveva impedire all’imbarcazione scortata dai Marò di uscire dalle acque internazionali e farsi abbordare dalle autorità indiane; oppure si poteva intervenire con i Corpi Speciali italiani per ottenerne il rilascio;
2)    si doveva coinvolgere la Nato da subito, e a maggior ragione dopo aver scelto di trattenere i nostri soldati contravvenendo alla parola data, una volta registrata la reazione esulcerante degli indiani che hanno tecnicamente arrestato il nostro capo diplomatico a Nuova Delhi.

Il governo poteva fare molto, ha fatto poco e quel poco tutto sbagliato. In una nazione sovrana e dotata d’amor proprio, il capo delle Forze armate (Giorgio Napolitano) “imporrebbe” adesso a quel che rimane di un governo larvale l’immediata espulsione, con disdoro, di Terzi e De Mistura, nonché del titolare della Difesa Giampaolo Di Paola.

“La parola data da un italiano è sacra: noi avevamo sospeso il rientro dei soldati in attesa che Nuova Delhi escludesse il rischio della pena di morte”, ha detto De Mistura. Possiamo solo sperare che queste parole siano state imposte all’imbelle Farnesina dai due Marò: la loro è la sola parola di cui fidarsi in questa penosa, penosissima, storia.

Monday, March 25

CASO MARO': CHI NON COMANDA IN ITALIA

Stefano Silvestri direttore di Affari Internazionali.


[...] Benché il Presidente del Consiglio abbia la responsabilità di assicurare la linea politica del Governo, egli non è un Primo Ministro come in Gran Bretagna né ha i poteri del Cancelliere in Germania. La sua preminenza sui singoli ministri (le cui competenze sono definite e garantite per legge) è assicurata solo quando si esprime a nome del Consiglio. Nello stesso tempo, giorno per giorno, i singoli atti governativi, vengono in realtà preparati e decisi autonomamente dai singoli ministri, e dipende solo da loro decidere chi consultare e quando.

Il ruolo della Presidenza del Consiglio si è leggermente rafforzato nel tempo, sia con atti legislativi, sia (più sostanzialmente) per il ruolo crescente che il Presidente gioca in campo internazionale e all’interno dell’Unione Europea (come si desume anche dalle competenze che vengono man mano attribuite a cosiddetti ministri senza Portafoglio, cioè direttamente collegati alla Presidenza stessa). Ma il sistema resta farraginoso ed esposto ad errori e contraddizioni, in particolare quando (come in questo caso) il Presidente non è il leader indiscusso della maggioranza di governo (e non può quindi compensare la sua debolezza istituzionale con la sua forza politica).

Esistono metodi e procedure che potrebbero ovviare in larga parte a questa debolezza strutturale del Governo, ma essi non sono mai stati realmente adottati (salvo un paio di parziali tentativi rapidamente dimenticati, come accadde ad esempio durante un ormai lontano Governo Spadolini).

Si tratta di creare un sistema continuo di circolazione delle informazioni all’interno del Governo attraverso lo snodo istituzionale della Presidenza del Consiglio, in modo che il Presidente sia sempre informato in tempo reale dei comportamenti e delle scelte dei singoli Ministri e allo stesso tempo abbia a sua disposizione una struttura in grado di analizzarne le conseguenze, presentare eventuali ipotesi alternative o correttive e capace di intervenire subito per indirizzare le scelte stesse e controllarne l’attuazione.

Una tale struttura equivale in qualche misura al Consiglio per la Sicurezza Nazionale esistente negli Usa, ma presente sotto varie forme e con diverse competenze in molti altri Paesi, è situata presso la Presidenza e si avvale di strutture tecniche adeguate, quali una Sala Situazione e una Sala Operativa che, nel nostro caso, dovrebbero coincidere con il segretariato del Consiglio dei Ministri.

Non è chiaro perché una simile struttura non sia mai stata creata in Italia, al di là della volontà dei singoli dicasteri di garantirsi il margine massimo di autonomia di decisione e della sottovalutazione che quasi tutti i Presidenti del Consiglio hanno dimostrato dei benefici di un corretto e funzionante sistema informativo e decisionale. Il risultato però può a volte essere veramente deprimente, ed umiliante per il Paese.


Sunday, March 24

GIULIO TERZI HA DISONORATO L'ITALIA - LA NOSTRA SOLIDARIETA' A LATORRE E GIRONE-


Un diplomatico che conosce bene Giulio Terzi di Sant'Agatuccia mi disse che “quello che è successo è perfettamente in linea con la sua personalità”: un accentratore con qualche punta di nervosismo non proprio diplomatico. Nel 2011, in qualità di ambasciatore a Washington, ha fatto una scenata iraconda ai suoi collaboratori in un corridoio del dipartimento di stato durante la visita di Napolitano. I serafici americani non hanno gradito l’esternazione. A Washington Terzi è arrivato con una triangolazione gestita dal suo ex protettore, Gianfranco Fini, e da allora si divide fra la coltivazione delle ambizioni politiche e l’occupazione del territorio diplomatico. 

L’approdo al governo tecnico è stato il frutto di un compromesso offerto da Fini e recepito da Angelino Alfano, il cui consigliere diplomatico aveva lavorato con Terzi. Nell’ultima campagna ha fatto di tutto per ottenere un posto e se l’opzione della lista Monti era esclusa, vista la qualità dei rapporti fra i due, l’unico approdo rimaneva il PdL. E’ durante un pranzo al circolo della caccia che il presidente Berlusconi gli ha negato un posto in lista e anche la candidatura a sindaco di Bergamo, l’ultima spiaggia. Forse per questo Terzi è uscito dalla cabina elettorale del seggio di Brembate di Sopra chiedendo una nuova scheda: “Ho sbagliato a votare”; disse.

Quella che Terzi presenta come una scaltra manovra per evitare ai soldati il patibolo è un’operazione di cosmesi postuma per imbellettare l’errore. La strategia non è nuova. Se è vero che c’è chi chiede le sue dimissioni da quando, su indicazione della Farnesina, la nave Enrica Lexie è attraccata nel porto di Kochi, all’interno del governo la sua posizione si è aggravata in modo definitivo quando qualcuno ha consegnato a Monti una nota scritta dal predecessore di Terzi, Franco Frattini, nella quale si sconsigliava l’impiego di nostri soldati sulle navi al largo dell’India, perché un eventuale scontro a fuoco avrebbe creato problemi di giurisdizione. 

E’ stata la decisione di disattendere le indicazioni del precedente governo a innescare il meccanismo dei negoziati trasversali e dei colpi di mano. Da quel momento i già freddi rapporti fra Monti e Terzi si sono congelati. Non ha favorito il disgelo lo scontro sul voto per il riconoscimento della Palestina all’ONU: Terzi voleva l’astensione, Monti – in accordo con Napolitano e in linea con la posizione europea – ha deciso per il voto favorevole. Non ha aiutato nemmeno quella che un diplomatico definisce “l’idiosincrasia antieuropea” del ministro, che ha costretto in più occasioni l’ufficio di Catherine Ashton a richiedere a Palazzo Chigi manovre di contenimento degli eccessi del ministro. 

Mentre Mario Monti e Giorgio Napolitano sfiduciavano di fatto il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ribaltando la decisione di trattenere i nostri Marò in Italia, questi certificava su Facebook la sua estraneità al processo decisionale. A chi domandava conferme sulla notizia, appena uscita, del ritorno in India dei fucilieri, Terzi ha risposto sprezzante: “E’ strano che il ministro degli Esteri della Repubblica italiana non ne sappia nulla…”. Pochi minuti dopo è arrivata la conferma della restituzione all’insaputa del ministro, logica conseguenza della decisione precedente, quella di procedere allo strappo diplomatico e trattenere i militari in Italia.  

Fonti della Farnesina dicono che Terzi da dicembre ha in testa il piano e, approfittando anche della distrazione elettorale, ha convinto il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, a unirsi al colpo di mano, realizzato mentre Monti era a Bruxelles. Napolitano aveva già messo in chiaro la sua posizione (“la parola va rispettata”) ma questo non ha impedito al ministro degli Esteri di coronare il disonorevole pasticcio diplomatico. L’ultimo araldo del fallimento terziano è stato Corrado Passera, il ministro dello Sviluppo economico, invitato da Monti a quantificare, durante la tesa riunione del Cisr (il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica) le enormi conseguenze economiche dello sgarbo agli indiani. E’ stato soltanto il segno finale di un isolamento costruito nel tempo – e ora avvolto nella bufera politica – che alle telecamere di Sky il ministro ha nascosto dietro il dito della “scelta collegiale”. 

In un’intervista a Repubblica Terzi ha detto che “senza lo strappo non avremmo potuto contrattare con il Governo indiano le condizioni attuali, che prevedono per loro condizioni di vivibilità quotidiana nel paese e la garanzia che non verrà applicata la pena massima prevista per il reato di cui sono accusati”; la “conquista” è stata smentita da una nota del ministero degli Esteri indiano, in cui si dice che non c’è stato alcun cambiamento di posizione: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone tornano a Nuova Delhi “alle condizioni stabilite dalla Corte il 18 gennaio 2013; e secondo la consolidata giurisprudenza indiana, il caso non rientra nella categoria di reati che comportano la pena di morte, il più raro fra i casi rari”. 

Sul fronte interno, quello della gestione della macchina ministeriale, Terzi non ha attirato più simpatie. Ha favorito il passaggio del segretario generale, Giampiero Massolo, al DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) i due erano originariamente alleati, ma le strade si sono poi divise e quando si è trattato di nominare un successore è intervenuto – ancora una volta – il presidente Napolitano, che durante un viaggio a Tunisi nel maggio del 2012 ha “suggerito” il nome di Michele Valensise, sgradito a Terzi. 

In poco più di un anno ha riempito le caselle del ministero di suoi "pretoriani" e ha incontrato il veto del Quirinale quando ha proposto la promozione di Placido Vigo a Buenos Aires, lui che a Panama si era invischiato in "affari tutti da chiarire". Un ambasciatore di grado dice che ora la segreteria generale dovrebbe avere “il coraggio di sfiduciarlo” e i maggiorenti dovrebbero organizzare un “ammutinamento” per non disonorare, ancor più,  la diplomazia italiana.


Tuesday, March 19

CYBERTERRORISM PROJECT

The Cyberterrorism Project was established at Swansea University, UK in 2011 by academics working in the School of Law, College of Engineering, and Department of Political and Cultural Studies. The project has the following objectives:
(1) To further understanding amongst the scientific community by engaging in original research on the concept, threat and possible responses to cyberterrorism.
(2) To facilitate global networking activities around this research theme.
(3) To engage with policymakers, opinion formers, citizens and other stakeholders at all stages of the research process, from data collection to dissemination.
(4) To do the above within a multidisciplinary and pluralist context that draws on expertise from the physical and social sciences.
Further information on the project, its members, and current research activities is available via the project website.

 March 2013
by MEDSEV

Monday, March 18

CIPRO: "PRECIPITERANNO I MERCATI"





Il presidente conservatore Nicos Anastasiades ha esortato ieri sera il Parlamento ad approvare il piano, trattandosi a suo giudizio dell’opzione “meno dolorosa”. Il voto, inizialmente previsto per oggi pomeriggio, potrebbe slittare di due giorni. Una decisione che sarebbe stata presa per far sì che i 56 parlamentari, fra i quali molti sono contrari all’accordo, trovino un’intesa che porti all’approvazione del piano. In cambio di aiuti da parte dell’Eurozona per 10 miliardi di euro, il governo di Nicosia si è impegnato ad applicare una tassa ’una tantum’ sui depositi (del 6,75% per somme fino a 100.000 euro e del 9,9% oltre questa cifra). 

Si stima che circa metà dei correntisti siano non residenti di nazionalità serba, russa, croata, montenegrina, bulgara etc. etc..

Quindi è corsa contro il tempo per il Parlamento cipriota, che si riunisce oggi per approvare il piano di aiuti dell’Eurozona per salvare Cipro dalla bancarotta, prima della riapertura delle banche di domani. Oggi a Cipro è festa. Si celebra il Lunedì Verde, che segna l’inizio della Quaresima (50 giorni prima della Pasqua greco-ortodossa). Il timore infatti è che in caso di mancata approvazione del piano - che prevede una tassazione su tutti i depositi bancari - i correntisti possano riversarsi in massa agli sportelli per ritirare i loro risparmi. Per questo il governo di Cipro ha pensato di chiudere le banche anche domani e dopodomani.


INDIA 2 ITALIA 0 - L'UE: non prendiamo posizione.


(Mancanti: il "genio diplomatico" Giulio Terzi  di Sant'Agatuccia e il soporoso Staffan De Mistura noto nel mondo come specialista in "scienze confuse") 


Nell'incontro convocato a New Delhi per oggi, rinviato al 2 aprile, L'Alta Corte ha spiegato che il permesso elettorale è stato concesso a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dopo che il governo italiano e il suo ambasciatore si erano sottoposti alla sua giurisdizione e che Mancini si era impegnato per il ritorno dei due a tempo debito nel Paese asiatico. 

L'ambasciatore italiano, in ogni caso, oggi «non era presente» in aula. La Corte gli aveva ordinato giovedì scorso di non lasciare il Paese. Quando il legale del diplomatico ha detto alla Corte di potersi fidare «che il diplomatico non lascerà l'India», il presidente della Corte Altamas Kabir ha detto di aver perso ogni fiducia nell'inviato italiano, precisando che è inaccettabile rivendicare l'immunità diplomatica dopo essere volontariamente sottoposto alla giurisdizione della Corte. 

 Praticamente Latorre e Girone «non hanno ancora violato le nostre direttive», ha detto il presidente della Corte, affermando appunto che bisogna attendere il 22 marzo per esprimersi ascoltando anche l'opinione del governo centrale che è parte di questa vicenda». La corte non si esprimerà comunque sul mancato ritorno dei marò, sino alla scadenza del 22 marzo entro la quale i due fucilieri di marina dovrebbero far ritorno in India.

Sunday, March 17

Montenegro’s independence referendum of 2006.


According to two former senior US diplomats who served in the Balkans, Davis and his lobbying firm, Davis Manafort, received several million dollars to help run Montenegro’s independence referendum campaign of 2006. The terms of the agreement were never disclosed to the public, but top Montenegrin officials told the US diplomats that Davis’s work was underwritten by powerful Russian business interests connected to the Kremlin and operating in Montenegro. Neither Davis nor the John McCain campaign responded to repeated requests for comment. (Davis’s extensive lobbying work, especially on behalf of collapsed mortgage giants Fannie Mae and Freddie Mac, has already attracted critical media scrutiny.)



At the time, Putin wanted to establish a Russian outpost in the Mediterranean, and Montenegro–a coastal republic across the Adriatic from Italy–was seen as his best hope. McCain also lobbied for Montenegro’s independence from Serbia, calling it “the greatest European democracy project since the end of the cold war.” For John McCain, the simplistic notion of “independence” from a country America had gone to war with in the late 1990s was all that mattered. What Montenegro looked like after independence seemed not to interest him. This suited Putin just fine. Russia had generally sided with Serbia against the West during the Balkan wars of the 1990s, but for the Kremlin, cutting Montenegro free from Serbia meant dealing with a Montenegro that could be more easily controlled.


Indeed, today, after its “independence,” Montenegro is nicknamed “Moscow by the Mediterranean.” Russian oligarchs control huge chunks of the country’s industry and prized coastline–and Russians exert a powerful influence over the country’s political culture. “Montenegro is almost a new Russian colony, as rubles flow in to buy property and business in the tiny state,” Denis MacShane, Tony Blair’s former Europe minister, wrote in Newsweek in June 2006. The takeover of  Montenegro has been a Russian geostrategic victoryquietly accomplished, paradoxically enough, with the help of McCain and his top aides.

Saturday, March 16

IL CASO AGUSTA E... DERIVATI


Il ministero degli Esteri indiano ieri ha disposto un abbassamento di grado delle relazioni diplomatiche con l’Italia, trattenendo in patria il nuovo ambasciatore indiano, Basant Kumar Gupta, che sarebbe dovuto arrivare a Roma venerdì prossimo. Nuova Delhi cerca qualcosa da gettare in pasto all’opinione pubblica furiosa, che guarda con rancore all’italianità di Sonia Gandhi, nume politico del partito di governo e che osserva con sospetto come i giudici indiani abbiano bisogno delle carte italiane per andare avanti con le indagini sullo scandalo degli elicotteri Agusta. La rottura dei patti decisa dal governo italiano (in scadenza) è finita al centro della tempesta perfetta del revanscismo indiano.

Nitin Pai, direttore della National Interest Review, rivista di affari strategici indiani, saluta con soddisfazione la decisione di limitare gli spostamenti di Mancini: “Buone mosse. Serve di più”. “L’India non dovrebbe prendere di mira i rapporti economici con l’Italia – dice Pai al Foglio – dovrebbe portare la questione all’Unione europea. L’India dovrebbe dire chiaramente che il comportamento dell’Italia avrà ripecussioni sulla sua capacità di ottenere aiuti dall’Unione europea”. Pai è rassegnato all’idea che i due marò non saranno restituiti, ma sostiene che per l’India è essenziale mantenere intatta la sua capacità di deterrenza: “Chi non rispetta i patti con l’India deve temerne la reazione”.

L’ambasciatore Mancini ha dato alla Corte suprema la sua garanzia che i due marò detenuti in India con l’imputazione di duplice omicidio – avvenuto in mare il 15 febbraio dell’anno scorso – avrebbero fatto rientro al termine del periodo di un mese concesso per le elezioni in Italia. Il governo italiano ha però annunciato che non restituirà i due militari, perché non ha ricevuto risposta all’offerta di soluzione diplomatica fatta all’India. Un discreto apparato di sorveglianza starebbe ora tenendo d’occhio l’ambasciatore italiano, secondo fonti a Nuova Delhi. Lui ha fatto sapere di non avere intenzioni di muoversi a breve termine – ma gli indiani non sono evidentemente nella disposizione d’animo per fidarsi.

Non è consentito neanche in tempo di guerra prendere in ostaggio l’ambasciatore di un altro paese, secondo l’articolo 44 della Convenzione di Vienna del 1965, ratificata sia dall’Italia sia dall’India. Eppure è quello a cui stanno andando pericolosamente vicini la Corte suprema dell’India, che ha chiesto all’ambasciatore italiano Daniele Mancini di non abbandonare il Paese, e il governo di Nuova Delhi, che ha messo in allerta tutti gli aeroporti per evitare che Mancini possa salire su un aereo. Il diplomatico evita di creare ulteriori situazioni di conflitto con gli indiani, in raccordo con la Farnesina. Ma sarebbe curioso verificare cosa succederebbe se acquistasse un biglietto e si presentasse al gate d’imbarco. Sarebbe trattenuto?

Friday, March 15

FINMECCANICA IDUS MARTII: « Curiam, in qua occisus est obstrui placuit Idusque Martias Parricidium nominari, ac ne umquam eo die senatus ageretur. »

Analysis India’s latest procurement scandal with Italian defence firm Finmeccanica carries serious political and economic ramifications for New Delhi. Apart from stalling Indian defence modernisation, the scandal could also spell electoral defeat for the Congress-led coalition government. Congress government has been hit with yet another corruption scandal, this time in defence procurement. Last month, bribery allegations in a €556 million/US$743 million deal with a subsidiary of Italian defence firm, Finmeccanica, have surfaced at the most inopportune moment, politically as well as economically, for both India and Italy. 

 The Indian government issued a show cause notice on 15 February 2013 to Finmeccanica and its UK-based subsidiary, AgustaWestland. It demanded a probe into the alleged kickbacks involved in the sales contract of 12 AW101s – AgustaWestland’s Medium/Heavy multi-role helicopter – that were meant to be used as civilian transport aircraft for VVIPs. The Defence Ministry suspended the payment for the remaining delivery of nine choppers, threatened to suspend the contract and blacklist Finmeccanica if the firm did not respond to the notice within a week. 

 Defence relationship revisited – scandal exposé India’s relationship with Finmeccanica is more than four decades old. It started with AgustaWestland’s delivery of 41 Sea King helicopters to the Indian Navy. The Italian defence giant increased its presence in India by developing crucial partnerships with Indian defence firms like Bharat Heavy Electronics Ltd (BHEL), Bharat Dynamics Ltd, Bharat Electronics Ltd (BEL), Hindustan Aeronautics Ltd (HAL) and the Tata Sons group. 

For India, Finmeccanica provides a wide range of defence products like helicopters, civil/military electronics such as radars, avionics and UAS, training, transport and combat aircrafts, space technologies as well as artillery systems. According to IHS Jane’s Defence Weekly, Finmeccanica’s investment portfolio in India is valued at more than US$12 billion for 2013 alone. If the company is found guilty of financial malpractice in the AW101 deal, it could be blacklisted from operating in India for five to 10 years. 

The scandal surfaced when the CEO of Finmeccanica, Giuseppe Orsi, was arrested in January after an Italian court had ordered investigations into the company’s affairs of procuring contracts from various countries, including India. Italian police report filed after his arrest indicated that a Swiss middleman was appointed specifically by Orsi to bag the Indian contract for AgustaWestland. The middleman’s close relationship with a former Indian air chief was used to set up a meeting for Orsi in early 2009 after which AgustaWestland signed its first contract. 

The details of the meeting were discovered by the Italian police during a raid from documents found in the middleman’s hard drive. Finmeccanica á la Bofors The Finmeccanica case brought back memories of the Bofors corruption scandal in 1987 that dealt a major blow to the Congress government in the 1989 elections. In 1986, New Delhi had signed an agreement with AB Bofors of Sweden to purchase 410 155-mm howitzers for the Indian Army to replace the military’s ageing artillery. The deal also included an option to license-produce 1000 more guns, with a total value of $285 million. By the end of 1987, Swedish police reports indicated that Bofors had paid $12 million in kickbacks to key Indian politicians and defence officials, implicating the then-Prime Minister of India, Rajiv Gandhi. 

In complete denial of any wrongdoing, the government was forced to set up a Joint Parliamentary Committee that laid blame on Italian business tycoon, Ottavio Quatrrocchi, who had brokered the deal between Bofors and the Indian government. Owing to several years of legal wrangling and blame games, the case lost steam. Quattrocchi fled India in the early 1990s. As of March 2011, the Argentinian Supreme Court refused to extradite him citing sloppy paperwork by the Indian government. The Delhi High Court, sensing futility, allowed the CBI to drop all charges against the Italian and close the case. 

 Future ramifications The scandal carries strong political and economic ramifications for both Italy and India. The Italian public – quite wary of its government’s performance over economic stagnation and misuse of public funds – has gotten yet another grouse. Critics retorted that the arrest of Giuseppe Orsi was harming Italy’s struggling economy and putting the country at a competitive disadvantage. Finmeccanica is also the country’s second largest employer, and if blacklisted by India, it puts $12 billion investment at risk. As for India, corruption scandals are becoming commonplace for the Manmohan Singh-government. 

The current scandal has managed to stall India’s much-needed defence modernisation process, with the imminent blacklisting of Finmeccanica. As each defence purchase already takes up to a decade to come to fruition, the scandal will further slow down acquisitions decision-making, with officials becoming overcautious about paperwork, so as to avoid culpability. Furthermore, with national elections looming in early 2014 and opposition parties clamouring for the government’s answer to the high-profile graft cases, the Congress party would be wise to remember its defeat in the 1989 general election that came on the heels of the Bofors scandal.

Wednesday, March 13

Tuesday, March 12

US Senate Select Committee on Intelligence

US INTELLIGENCE COMMUNITY WORLDWIDE THREAT ASSESSMENT STATEMENT FOR THE RECORD March 12, 2013

US Strategy and Reality Gap

CBO’s 2/2013 Estimates show there is a real Federal spending, deficit, and debt crisis

ITALY: "THE DAY OF THE SHAME"


Prime Minister Manmohan Singh has said Italy's refusal to send back two naval guards facing trial in India is "unacceptable". The Prime Minister has said that he will look into the matter.

Manmohan Singh told the Left MPs that he will ask external affairs minister Salman Khurshid to take up the issue with Italy.

Italian naval guards Massimiliano Latorre and Salvatore Girone, accused of killing two Indian fishermen, were being tried in India.

The naval guards were permitted by the Supreme Court to go to Italy for four weeks for voting in last month's election. Earlier they were allowed to go home for Christmas holidays after which they returned to India on expiry of their leave.

On January 18, the apex court had turned down the Italian government's plea that the Indian courts had no jurisdiction in the case and had held that the two marines should be tried by the Centre by constituting a special court to conduct their trial.

Meanwhile, Kerala chief minister Oommen Chandy will convey the state government's "serious" concern over Italy's decision on the two naval guards charged with shooting dead two fishermen off Kerala coast in February last.

According to the Chief Minister's office, Chandy would write to Prime Minister Manmohan Singh expressing the state's disappointment over the new twist in the case.

Chandy, who is scheduled to leave for Delhi on Tuesday, would also try to meet Singh and other central leaders to convey the state's resentment, sources said.

Opposition parties including CPM and BJP blamed the Centre and the state government for the development, saying it amounted to denial of justice to the victims' families.

CPM Politburo member and former Kerala home minister Kodiyeri Balakrishnan alleged that some foul play from behind the curtains by the state and central governments sabotaged the case.

BJP leader PS Sreedharan Pillai said the Centre should take a strong stand on the issue to protect the country's sovereignity.

Dora, wife of Jelastine, one of the two fishermen killed when the marines opened fire from the ship Enrica Lexie, said there was a "conspiracy" to save the accused which should be exposed.

The Italian government had on Monday night said the naval guards, Massimiliano Lattore and Salvatore Girone, will not return to India.

The Italian foreign ministry accused Indian authorities of violating international rights by detaining the naval guards and said it was "open" to let an international arbitrator to assess the case, according to an official statement.