Monday, September 30

OPPIO IN AFGHANISTAN: MERDA IN PANETTI DA 15K.

Una notizia della U.S. D.E.A., riferisce che negli ultimi tre anni la Russia, gli USA e l'Afghanistan (sic!!) hanno distrutto, nel territorio afghano, 22 laboratori di droga e 24 tonnellate di OPPIO. Confermato, anche dal dirigente del Dicastero Antidroga della Russia, Viktor Ivanov. La partita di oppio distrutta era destinata per il contrabbando in Russia e in Europa. Secondo le sue valutazioni, nella regione centro-asiatica sono attivi 150 dealers dell'oppio, i quali organizzano il traffico illegale della sostanza stupefacente per poi essere distribuita da circa 2 mila gruppi criminali organizzati con "raffinerie" in Russia e in Europa.

Or dunque, le domande che mi vengono spontanee sono tre, anche se l'ultima domanda delle tre sarà: "a frammentazione", come le bombe lanciate dai loro aerei

La prima: "ma i droni USA MQ-9 Reaper non erano di quelli che spaccano il culo ad un passero da 15,000 mt. di altezza e che che potrebbero, dico potrebbero, in un solo giorno appena, polverizzare tutte le piantagioni di oppio di tutto l'Afghanistan ???".

La seconda: " ma le tonnellate prodotte in Afghanistan -secondo i dati del United Nations Druge and Crime (UNODC)- non erano per il 2012 esattamente 6.547 tonnellate per quell'anno e che averne "confiscate" 24 su 6.547 fa piangere tutti i babbuini ???".

La terza, è la più "spontanea " delle tre, però, a "grappolo" : " ma perchè anche i russi ci vogliono prendere, con forza, per il culo ??? USA e Russia non si erano combattuti in Afghanistan per 10 lunghi dolorosi anni 1979-1989 con decine e decine di migliaia di morti di soli civili, per la maggior parte bambini ??? Mentire non è un offesa, immane, per tutti quelli che ci hanno creduto di morire per qualcosa???". Ed adesso, perchè proprio adesso questi bastardi, si associano a delinquere ???

DOVE LA PRODUCONO:
CHI NE CONTROLLA IL TERRITORIO:
DOCUMENTAZIONE:
Afghanistan - Opium Risk Assessment 2013 by MEDOSEV

KOSOVO: "MADELEINE ALBRIGHT WITHOUT SHAME"

Actions of the U.S. in Kosovo, including the bombing campaign against Serbia launched without a UN approval, she said:"were not legal, but were still right ("13,807 civilian deaths")." These shameful words have been said by Madeleine Albright in 1999 as U.S. Secretary of State .

"I have always believed that we're better off doing something multilaterally than unilaterally. But there are other ways to kind of figure this out and get it out of the "cul-de-sac" of the United Nations Security Council."

She mentioned Kosovo as she was drawing parallels between that crises, and the one unfolding in Syria, and discussing the possibility of her Country (USA) attacking Syria even without a mandate of the UN

ONORE E RISPETTO: "AD MEMORIAM"

 “Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato”. George Orwell

- Colonnello Renzo Rocca. Morì il 27 giugno del 1968, nel suo ufficio a Roma, ufficialmente si è sparato. Nel suo ufficio si precipitarono, prima ancora della Polizia, ufficiali del SID e della Divisione Affari Generali e Riservati del Ministero dell'Interno. Il Magistrato incaricato di indagare, Dr. Pesce, non credeva al suicidio e venne rimosso dall'incarico.

- Maresciallo Vincenzo Li Causi. Comandava il "Centro Scorpione" di Trapani. ucciso da un "proiettile vagante" durante la missione IBIS in Somalia.

- Generale Enrico Mino, Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri. Muore il 31 ottobre del 1977, l'elicottero su cui viaggiava esplode in volo.

- Generale Antonino Anzà. Generale di Corpo d'Armata, in servizio al SID, viene  trovato morto nella sua abitazione, per un colpo al cuore esploso dalla sua pistola. 

- Generale Giogio Manes, Vice-Comandante dell'Arma, beve un caffè in ufficio, muore dieci minuti dopo. 

- Generale Carlo Ciglieri. Aveva ricevuto un rapporto dal Generale Manes sulla fuga di notizie in merito al "Piano Solo".  Esce di strada con la sua macchina, il 27 aprile 1969.

- Colonnello Mario Ferraro. Ufficiale del SISMI, fu trovato impiccato in casa a Roma. Alto 1,85, si impiccò al porta asciugamani del suo bagno...in ginocchio. Era il 16 luglio del 1995. Anche sul luogo della sua morte, prima della Polizia, si precipitano ufficiali del SISMI. La sua compagna e i magistrati non credono al suicidio. I magistrati rubricano l'ipotesi di istigazione al suicidio, contro ignoti,  in quella di omicidio. L'inchiesta si chiude come suicidio.

- Maresciallo Zummarelli, travolto da una Honda 600 nel periodo in cui era impegnato nelle indagini sul MIG libico. Poco tempo prima aveva confidato ad un amico giornalista, Gaetano Sconzo, di temere per la propria vita

- Maresciallo Antonio Muzio, ucciso con tre colpi di pistola nell'addome mentre si trovava nella sua casa di Pizzo Calabro, il quale aveva lavorato all'aeroporto di Lamezia Terme: uno scalo direttamente coinvolto nella vicenda del MIG libico, del suo recupero sulla Sila e della sua restituzione a Gheddafi (dal settimanale Europeo n. 9 del 28 febbraio 1992)

- Colonnello Sandro Marcucci, precipitato col suo Piper il 2 febbraio 1992 sulle Alpi Apuane. L'aereo brucia (Fosforo?). Il colonnello Marcucci aveva duramente attaccato, accusandolo di corruzione, il generale dell'Aeronautica Zeno Tascio, comandante dell'aeroporto di Pisa dal 1976 al 1979, responsabile del SIOS Aeronautica all'epoca del disastro di Ustica, e inquisito nell'inchiesta del DC9.  

- Capitani Ivo Nutarelli e Mario Naldini morti insieme a Giorgio Alessio, capitani della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori nella tragedia di Ramstein (Germania). L'ipotesi della collisione in volo sembra poco fondata: da un filmato risulta la presenza sospetta, su una terrazza, di due persone non identificate che, rimanendo appartate, maneggiano, sembra,  un "disturbatore Jammer". Fatto è, che i capitani Nutarelli e Naldini dovessero comparire davanti al giudice pochi giorni dopo perché erano in possesso di qualche importante informazione circa il disastro di Ustica - i giudici volevano infatti chiedere loro il motivo per cui, la notte del disastro, si erano levati in volo ed erano stati costretti a rientrare. 

- Capitano Maurizio Gari, controllore di volo nel centro radar di Poggio Ballone, stroncato all'età di 32 anni da un misterioso e non verificato infarto.

- Maresciallo Alberto Dettori, dello stesso centro radar, trovato appeso ad un albero.

- Maresciallo Antonio Pagliara morto in un incidente stradale. 

- Colonnello Giorgio Teoldi, Comandante dell'Aeroporto Militare di Grosseto morto in un  incidente stradale.

- Giorgio Furetti, Sindaco di Grosseto, poco tempo dopo aver manifestato l'intenzione di volere raccontare ai giudici una circostanza appresa indirettamente muore anche lui. Investito da un motorino.

- Generale Licio Giorgieri , morto in un attentato terroristico, Comandante del Registro Aeronautico Italiano

- Michele Landi, morto il 4 aprile 2002 - consulente informatico per l'omicidio D'Antona e delle Procure di Roma e Palermo, confessa agli amici di essere a conoscenza di novità su Ustica: suicidio per impiccagione.

NAIROBI: LA GENESI DEL TERRORISMO FAI DA TE

L’attacco al centro commerciale Westgate potrebbe dunque essere il primo, tragico, segnale di una nuova architettura jihadista, come farebbero presagire le prime parole del portavoce militare di al-Shabaab Abu Musab: “questo è l’attacco dei Mujaahidiin”.

La contemporanea presenza sul suo territorio di contingenti militari di tutti i paesi confinanti ha trasformato la Somalia nel principale vettore del jihadismo del Corno d’Africa, consegnando ad al-Shabaab un ruolo inedito. Il movimento può da questo punto di vista diventare un “brand” capace di coagulare e ispirare le operazioni di numerosi gruppi jihadisti presenti nella regione, non solo in Kenya. 

Per farlo, ha estremo bisogno di compiere o patrocinare operazioni volte a spaccare i già precari equilibri sociali dei paesi del Corno d’Africa, ovvero di creare un fronte transnazionale e asimmetrico in una regione dove restano molteplici i casi di esclusione dal potere politico e di marginalizzazione sociale che toccano particolarmente le comunità musulmane.

Sta emergendo una nuova generazione del jihadismo somalo, la cui definitiva affermazione è avvenuta attraverso la marginalizzazione della vecchia scuola della militanza islamista, evidenziata dal graduale e radicale mutamento delle strategie di guerriglia, le cui dinamiche fino a pochi anni fa erano pressoché sconosciute nel pur complicato teatro somalo. 

Non va neanche sottovalutato il parallelo riassestamento di al-Shabaab in concomitanza con quello della rete internazionale qaidista a seguito della scomparsa di Osama bin Laden, una storia forse ancor più complessa e nascosta, ma che potrebbe aver avuto importanti ripercussioni sulle strutture dei gruppi jihadisti presenti in Africa sub-sahariana.

Il riassetto delle linee di potere interno ad al-Shabaab, spesso etichettato semplicisticamente come il risultato di una spaccatura tra i muhajiriin e gli al-Ansar (come sono denominati i leader autoctoni del movimento), è in realtà molto più complesso e stratificato. Il 16 marzo 2012 la stampa somala entra in possesso di un videomessaggio di Omar Hammami, in cui il cittadino americano afferma di essere in serio pericolo a causa di alcune divergenze emerse all’interno degli Shabaab. 

Gli uomini di Godane avviano subito un’inchiesta interna, senza tuttavia rilasciare alcuna dichiarazione. Generalmente identificato come il capo dei muhajirun, come sono comunemente denominati i giovani stranieri giunti in Somalia per unirsi alla guerriglia jihadista, il ruolo di Hammami sarebbe stato per molti aspetti sopravvalutato. Molto legato a Sheikh Mukhtar Robow sin dal 2006, quando il cittadino statunitense giunge in Somalia per unirsi alla guerriglia contro gli etiopici, Hammami viene ucciso in un’imboscata il 12 settembre scorso a Dinsoor, nella regione del Bay.

L’eliminazione di Fazul Abdallah Mohammed, considerato l’amministratore dei finanziamenti della rete qaidista diretti ad alcuni campi di addestramento, si accompagna alla graduale emarginazione di personalità come Sheikh Hassan Dahir Aweys e Sheikh Mukhtar Robow, già portavoce del movimento, che vengono allontanati dalle posizioni di potere. 

La decisione viene probabilmente presa ad Afgooye nell’agosto del 2011, alcuni giorni prima del ripiegamento da Mogadiscio. Il vertice di Afgooye segnerà l’inaugurazione di un fronte dissidente, anche se piuttosto debole, in cui sarà coinvolto Omar Shafik Hammami, conosciuto come Abu Mansur al-Amriki, cittadino statunitense di origine siriana.

Il nuovo governo federale somalo, a più di un anno dal suo insediamento, non è sembrato riservare la giusta attenzione nella lotta contro al-Shabaab, almeno nei fatti. Il governo di Mogadiscio è stato a lungo impegnato in un dispendioso e logorante confronto politico sulla gestione delle sue periferie, in cui spicca l’infinita contesa sulla formazione del Jubaland, durata quasi un anno. 

L’amministrazione delle aree più periferiche del paese, liberate dalle milizie di al-Shabaab, ha fatto emergere diverse competizioni territoriali, alle quali Mogadiscio si è limitata a contribuire nominando nuovi governatori ritenuti più vicini al governo federale della capitale. 

La sostituzione a Baidoa di Abdifatah Ibrahim Gessey, ritenuto troppo vicino agli etiopici, con Abdi Aden Hosow e quella del governatore di Beletweyne, Abdifatah Hassan Afrah, da tempo alla guida di sue milizie personali nel contrasto ad al-Shabaab, sono solo alcuni esempi di un problematico riassestamento che non ha mancato di produrre degli effetti destabilizzanti nelle regioni interessate, permettendo alle forze jihadiste di riorganizzarsi e colpire con maggior vigore.


Friday, September 27

SIRIA: UMAR AL SHISHANI ALIAS UMAR GORGASHVILI

Il primo ad accorgersi di Umar Gorgashvili alias "Umar al Shishani" è stato un giornalista inglese di lingua araba per il Guardian, ad Aleppo, un anno fa. I ceceni e gli altri "muhajirin" si facevano chiamare con vaghezza “i fratelli turchi” e stavano in disparte, senza confondersi con gli altri e anzi disprezzando la disorganizzazione dei ribelli siriani. Così un ex soldato georgiano ha ricevuto da al Qaida il comando dell’esercito di estremisti stranieri che combatte in Siria contro il regime di Bashar el Assad.

Molti altri volontari ceceni arrivano dai Paesi europei dove godono dello status di rifugiati politici e soprattutto dall’Austria, dalla Bosnia, dal Kosovo e dall'Albania,  i quali, dopo la guerra dei Balcani (10 anni) dal 1989 al 1999,  ne accolsero circa 55 mila.

In un video su internet appare per la prima volta un capo dell’opposizione armata con alcuni tratti che lo fanno spiccare fra tutti gli altri. Ha un barbone grande e rossiccio che rende inutile indossare il passamontagna, attaccato sotto un volto pallido, ha un berretto di lana della North Face e parla in russo con la voce di uno che sta riflettendo fra sé e sé piuttosto che che rivolgersi a qualcuno, tutto l’opposto dei proclami in arabo stentoreo degli altri comandanti. Attorno a lui i suoi uomini: un afghano, un egiziano, un turco, un saudita, un libico, un africano del MaliQuel capo non rivela la sua identità e usa invece un "nom de guerre": Omar al Shishani, dove Omar è il nome dei sunniti per eccellenza – il secondo califfo della storia dell’islam – e al Shishani vuol dire “il ceceno” in arabo. Il nome vero è Umar Gorgashvili, georgiano di etnia cecena – in Georgia vive una grande comunità di ceceni espatriati. Ha combattuto in Cecenia contro i russi e ha fatto parte delle forze speciali georgiane durante la guerra del 2008 – sempre contro la Russia.

Quel video con addosso i vestiti invernali serve a Omar il ceceno per presentare al mondo la sua unità, la Katiba al Muhajirin, il battaglione dei migranti, dove muhajirin è il nome che indica chi arriva in Siria dall’estero per combattere contro il governo del presidente Bashar el Assad, ma è anche un richiamo mistico all’Egira fatta da Maometto, la migrazione del primo, sparuto gruppo di fedeli attorno al Profeta. E’ la prova che certifica la presenza dei ceceni in mezzo ai ribelli in Siria. Dall’11 settembre in poi si era parlato di loro su molti campi di battaglia in " Iraq e in Afghanistan!”. Hanno fama di essere combattenti feroci, tignosi, furtivi e sarebbe stata una notizia se avessero davvero abbandonato la guerriglia contro gli Spetsnaz di Putin nelle foreste del Caucaso per quella contro i marine di George W. Bush nei vicoli di Fallujah. 

Invano alcuni analisti avvertivano che in Cecenia c’era già abbastanza da combattere e che quella è una lotta di pochi, non hanno le forze di andare a menare il Jihad in giro per il mondo. Era un’analisi ragionevole ma inascoltata. Questa volta invece eccoli in video, a dire: “Ci siamo anche noi in Siria”. Il messaggio di Omar ha così successo che altre katiba di ribelli decidono di confluire nella sua e continuano ad arrivare volontari stranieri un po’ da ovunque. Il ministro degli Esteri siriano, Walid al Moallem, dice di aver contato 81 nazionalità diverse dentro i gruppi armati dell’opposizione. Esperti esterni stimano che il gruppo del ceceno in particolare ha circa millecinquecento uomini. Arriva un altro video per annunciare il passaggio di grado: il battaglione (katiba) dei migranti-muhajirin di Omar diventa un esercito, un jaysh: Jaysh al Muhajirin.

Omar il ceceno ordina a un altro comandante caucasico e ai suoi uomini di lasciare la Siria, perché considera il loro comportamento dannoso per la causa dei combattenti del Caucaso del nord tra gli arabi. Questo è il poco che si sa: in un villaggio siriano vicino al confine con la Turchia c’è un gruppo di stranieri comandati da un mastodonte con i capelli raccolti in trecce, una figura imponente arrivata dal Daghestan che si fa chiamare “Abu al banat”, il padre delle ragazze. La gente del posto si lamenta perché lui e la banda non vanno a combattere contro le truppe di Assad, ma piuttosto sono concentrati sull’esercitare il loro potere di uomini armati su quella piccola area. 

Un giorno Abu al Banat e i suoi uccidono due siriani accusati di collaborare con il governo; li decapitano con un coltellaccio poco fuori dal villaggio, in mezzo a una folla che riprende la scena con i telefonini. E’ il video che un paio di mesi più tardi, alla fine di giugno, i siti d’informazione italiani spareranno in homepage come “I ribelli decapitano due frati francescani”. Poco dopo il gruppo di Abu al Banat si scioglie e lascia il paese. A settembre Omar ha espulso dal gruppo un altro comandante, l’emiro Seyfullah assieme ai suoi 28 uomini. Sono stati a lungo compagni di guerra, ma Seyfullah teneva per sé soldi e macchine presi in combattimento. Lui ha risposto all’espulsione con un video in pessimo russo in cui tenta di spiegare le sue ragioni e ora vaga ancora sul fronte in Siria, assieme ai suoi ostracizzati.

Omar il ceceno incontra Abu Bakr al-Baghdadi al-Husseini al-Qurashi ad Aleppo. Al Baghdadi è il capo di al Qaida in Siria e Iraq, prima di entrare in clandestinità era un professore universitario a Baghdad e ora ha sulla testa una taglia da dieci milioni di dollari messa dal dipartimento di Stato americano. Al Qaida in quell’area del medio oriente si è data un nome più ambizioso: lo Stato islamico in Iraq e Siria, che dichiara l’obiettivo del gruppo di creare un territorio governato da al Qaida. Omar giura fedeltà a Baghdadi, facendo del suo gruppo una subunità – anche se enorme – di al Qaida. L’iracheno nomina il ceceno comandante – o meglio, Emiro – delle operazioni nel nord della Siria, nelle tre regioni di Aleppo, Idlib e Latakia. Alcune fonti dicono che l’incontro e il giuramento di Aleppo sono avvenuti prima, ad aprile.

In realtà i ceceni di Siria non arrivano direttamente dalla Cecenia, almeno per quanto riguarda i primi due anni di guerra. Appartengono invece alla diaspora cecena sparpagliata per il mondo dalla brutalità di dieci anni di conflitti contro l’esercito russo. I primi a rispondere al richiamo della guerra siriana erano già nei paesi vicini, in Turchia – che ne ospita molti – oppure in Egitto, Giordania e altri paesi arabi, dove alcuni soggiornavano per studiare la lingua del Corano.  

La maggior parte dei combattenti ceceni “europei” proviene da lì, tanto che a Vienna alcuni parlamentari chiesero conto al ministro dell’Interno austriaco dell’esodo verso la Siria. Il viaggio verso le katiba è facile perché a luglio del 2012 l’esercito siriano si è ritirato dal confine con la Turchia e non riesce più a controllarlo. Ai ceceni basta prendere un aereo per Istanbul e viaggiare verso il confine sud del paese fino a raggiungere i valichi di Antakya o di Gaziantep. Questo traffico non sfugge agli occhi del governo russo. Quando nell’ottobre 2012 gli F-16 turchi intercettano e fanno atterrare un aereo che da Mosca va a Damasco passando per lo spazio aereo turco, si scopre che a bordo non ci sono armi o missili come si sospettava, ma un gruppo di agenti dei servizi segreti militari russi (FSB) che vanno a “identificare i 300 combattenti ceceni in Siria”. 

Più tardi cominciano ad arrivare anche i ceceni dal Caucaso, anche se il leader del gruppo, Doku Umarov, è scontento e ricorda ai suoi combattenti che il jihad va prima combattuto in Cecenia e non altrove. La Russia e il governo Kadyrov a Grozny, capitale della Cecenia, non pongono particolari restrizioni, non c’è bisogno di chiedere il visto per andare in Turchia e c’è un volo quotidiano per Istanbul – i voli quotidiani sono tre, se si conta tutto il Caucaso del nord. Ci vanno persino alcune donne e tra loro la figlia ribelle di un membro del governo Kadyrov. Potrebbe essere un’applicazione di quella teoria della carta moschicida saltata fuori ai tempi dell’Iraq che diceva: ogni terrorista combattuto in Iraq è un terrorista in meno da affrontare su campi più pericolosi e più vicini a casa. Lasciate che i ceceni vadano in Siria. 

I ribelli siriani accettano la loro presenza. Il comandante dei ribelli di Aleppo, Abdul Jabbar al Okaidi, che non disdegna di trattare con gli americani, arriva nella base per celebrare la vittoria, elogia anche i muhajirin. Lo spezzone di un video con un combattente che cammina con una bandiera nera del jihad agitata dal vento sopra un’altura dentro la base di Menagh diventa iconica, fa parte di tutti i video estremisti di agosto. I soldati della guarnigione siriana da trecento che erano ormai non sono rimasti in più di cinquanta. Alcuni sono riusciti a fuggire durante l’assalto finale, altri sono stati catturati. Almeno uno, un capitano alawita, è decapitato da un bambino con un colpo di machete. Un mese dopo la base di Menagh “mille uomini” di Omar hanno preso un’altra base (della Brigata 66), questa volta più a sud, in provincia di Hama, con radar e missili.

Thursday, September 26

SERBIA AT U.N. WITH CLEAR AND IRREFUTABLE ARGUMENTS

"Serbia is adjusting its legislation in order to combat terrorism and it supports the UN global strategy against terrorism and all UN General Assembly and Security Council resolutions related to this, the president Tomislav Nikolic stated. As a victim of terrorist attacks, some of which have claimed the lives of children, Serbia understands very well the need for regional and broader cooperation against terrorism". 

Serbia is a signatory of almost all international treaties and initiatives on disarmament, non-proliferation and weapons control and it is fulfilling its obligations to their full. Serbia has never fought an aggressive war, and the weapons it has serve only to protect it, Nikolić said, adding that Serbia had never been a threat to anyone, had not owned weapons of mass destruction and was not planning on introducing them to its arsenal, which was visible and open to inspection. 

President Tomislav Nikolić addressed the UN General Assembly in New York said that that Belgrade "neither de jure nor de facto" recognized Kosovo as independent, and pointed out that the agreement concerned "only the clearly marked questions such as the holding of local elections and the forming of the Community of Serb Municipalities." 

"The EU-mediated agreement reached with Priština in April "in no way means that Belgrade intends to accept Kosovo's accession to the UN and other international organization". Nikolić at the same time said that Serbia wished to, with the reached agreements, protect the Serb community in Kosovo and ensure normal life for all residents of Kosovo. Nikolić addressed the participants of the General Debate of the 68th Session of the United Nations General Assembly by saying that Serbia looked towards the future and EU membership. 

But, he noted, Serbia expected the accession talks with the EU to start no later than January 2014, adding that he "hoped the talks would not take too long or go on forever." The Serbian president said that the country was "turning toward the future" and wished to build good relations with all its neighbors, and cooperate with them "with the goal of improving the living standard in all regional Countries." 

Through the Brussels agreement, Serbia showed that "to wishes to protect the Serb community in Kosovo "as much as is within its power, but also to secure a normal everyday life for all residents in the province". According to him, "Serbia will fully implement the agreement - but that in no way means that Serbia intends to accept Kosovo's membership in the UN and other international organizations, initiatives and forums, that can be joined only by sovereign states." 

"We have faith in the UN which was in 1999 given its mandate in Kosovo and Metohija," he said, and added that the UN mission, UNMIK, had an indispensable role. He appealed for the mandate of UNMIK to remain unchanged, for its size to stay the same and for its activities to be intensified. Serbia supports EULEX, and is asking the EU - "toward which it is irrevocably moving" - to respect its own principles also when it comes to Kosovo and Metohija. "We expect that EULEX will, while maintaining the status-neutral approach, continue to help build democratic institutions in the province and protect the human rights of the Serbs and other non-Albanian residents, because only their rights are threatened". 

He called on the UN members to support Serbia in the efforts to learn the truth about the kidnappings and murders of some Kosovo Serbs whose organs were harvested and sold. "Council of Europe rapporteur Dick Marty proved, and the Parliamentary Assembly of the Council of Europe confirmed, that some of the current ethnic Albanian leaders in Kosovo had organized kidnappings and murders of Serbs whose organs were then taken out and sold". 

Serbia has not been able to conduct its own legal procedure for those crimes, which happened at the end of the 20th and start of the 21st century and the likes of which have not been seen anywhere in the world. Serbia is "still convinced" the UN has to be involved in the investigation. He also commented on the work of the Hague Tribunal (ICTY) and said the court had abused its mandate given by the UN Security Council, undermined the reconciliation process in the former Yugoslavia and compromised the idea of an international criminal justice system

In terms of foreign policy, Serbia is renewing some old and establishing new friendships and strategic partnerships on all sides of the globe, he said. Serbia has been entrusted with the OSCE presidency in 2015 and, along with activities in regional initiatives, it will certainly be a recommendation for a more responsible position in the UN. He had visited almost all of Serbia's neighbors in more than a year since the start of his term and talked with the leaders of all the neighboring countries at international meetings in an effort to show that Serbia wanted regional cooperation and joint efforts with its neighbors in order to resolve common issues. 

Nikolić pointed out he had made gestures indicating that Serbia wanted to reconcile with its neighbors, adding that he was convinced those acts would help significantly towards achieving that reconciliation and righting the wrongs of the past. Serbia turns to the future now and wants to build good relations with all the nations surrounding it. Serbia remains committed to the UN Charter and millennium development goals and participation of its troops and police in UN peace missions, he stressed. 

"Sustainable development goals in Serbia's opinion should be global in their nature, but applicable in all countries regardless of their capabilities, development level, priorities and political agendas", adding that the priorities for setting those sustainable goals should be energy efficiency, renewable energy and climate change. Serbia is willing to increase its involvement in UN peace missions using the units and equipment that are standard for national contingents, but also by using the options in the UN stand-by arrangement. 

In accordance to its policies based on Security Council's resolutions, Serbia will also promote the participation of women in peace operations, adding that involvement in those and other multinational operations was a contribution to Peace and Security in the world. Terrorism is a threat to UN's basic values and it is omnipresent, he emphasized. 

DRONI CHE SI APPROPRIERANNO DELLA NOSTRA VITA

"ScanEagle 40-LB" 

ha un’apertura alare di 10 piedi e la riserva di combustibile per 1,5 galloni. Il drone può volare per 18 ore e trasmettere i video sulla terra o sulla nave. Durante il volo di 36 minuti gli specialisti hanno collaudato il funzionamento dei sensori e del sistema di navigazione del drone. 

Dotato dell'ultima generazione di sensori laser, termici e infrarossi, atti ad individuare falde in totale profondita contenenti gas e petrolio. 

La compagnia petrolifera e gasifera CONOCO-PHILLIP ha eseguito il primo volo di prova del drone commerciale "ScanEagle" di produzione Boeing nel Mare della Chukotka presso il litorale dell’Alaska.

Ovviamente, siamo di fronte ad una nuova e discutibile forzatura d' azione industriale targata U.S.A., questo a totale deperimento di altri Stati produttori petroliferi (nord e centro africa, centro e sud America) privi di tale tecnologia (militare).

Per di più, la nostra futura "privacy" si va definiticamenre a farsi fottere, dopo video-telecamere ad ogni 50 mt., appena questi droni saranno attivi anche in Italia (si sta elaborando un progetto) non da parte dell'ENI ma da parte delle Forze dell'Ordine.

Nel frattempo, al Congresso degli Stati Uniti è stato presentato un disegno di legge che rafforza il controllo dei programmi di Governo sulla sorveglianza elettronica. L'obiettivo della legge è proteggere gli americani dalla violazione della privacy. In particolare il documento vieta la registrazione delle delle telefonate dei cittadini, salvo solo il caso in cui si tratti di presunti terroristi o spie. MA DI QUESTI DRONI GIA' ATTIVI SUL TERRITORIO STATUNITENSE... DA PARTE DELLA N.S.A. , NON UNA SOLA PAROLA!!!

Wednesday, September 25

FINMECCANICA COME L'OTTO VOLANTE

Ipotesi, indiscrezioni, sviluppi di vicende che dureranno ancora molti mesi. Basta poco nella Borsa per muovere i titoli 'made in Italy' e questa volta è toccato a Finmeccanica, che ha ceduto il 5% scendendo sotto i 4 euro (esattamente a quota 3,96) su notizie in arrivo da Belgio, Russia e Corea.

La prima scossa è arrivata da quanto pubblicato dai quotidiani economici 'L'Echò e 'De Tijd', secondo i quali nella nota vicenda di contestazione alla qualità di treni prodotti da AnsaldoBreda, le ferrovie belghe stanno presentando presso il tribunale di Utrecht una richiesta di danni con un importo che dovrebbe oscillare tra 17 e 26 milioni di euro.

Il gruppo italiano non commenta indiscrezioni di stampa, ma la contesa va avanti da tempo e altri mesi durerà. AnsaldoBreda infatti rigetta le accuse delle ferrovie belghe e olandesi, e all'inizio del mese ha presentato ricorso presso la Corte d'appello di Arnhem contro una prima sentenza emessa da Utrecht e chiede una nuova relazione a esperti indipendenti, con udienza che si terrà a fine settembre.

Il punto è che l'Olanda e il Belgio hanno rescisso brutalmente i contratti con il gruppo italiano, cancellando commesse che valevano quasi mezzo miliardo per la fornitura di 19 treni ad alta velocità Fyra V250, destinati a collegare Amsterdam e Bruxelles, che saranno sostituiti da modelli Bombardier costruiti in Germania

Il danno non è tanto economico (i committenti hanno già trattenuto 37 milioni della garanzia per la commessa, e AnsaldoBreda ha accantonato risorse in bilancio per fare fronte a eventuali minori introiti), ma soprattutto d'immagine.

In questo clima già negativo è arrivata dalla Russia la dichiarazione del viceministro della difesa Iuri Borisov, citato dall'agenzia statale Itar-Tass, secondo il quale i 35 elicotteri Aw-139 Agusta Westland che il governo russo vorrebbe acquistare sarebbero "troppo cari"

È chiaramente una tappa di passaggio, in quanto a Mosca la partita è molto più complessa con la società di Finmeccanica che, secondo fonti finanziarie, starebbe trattando l'ingresso fino al 25% in Russia Helicopters, suo partner nella joint venture Helivert.

Infine la Corea, dove le conseguenze per la holding italiana potrebbero essere molto maggiori. La Dapa, l'agenzia di Seul che cura le commesse per la Difesa, avrebbe comunicato che Eurofighter avrebbe abbandonato la gara per la fornitura del nuovo caccia all'aeronautica coreana, una commessa da oltre 5 miliardi. Finmeccanica partecipa al 21% nel consorzio europeo ma la sua 'quota' di lavori nel nuovo caccia sarebbe superiore al 30%, con gli analisti delle banche d'affari che stimano in circa un miliardo il valore della commessa di Seul per il gruppo 'made in Italy'. 

E se son fiori, sfioriranno...

68a ASSEMBLEA DELL'ONU: IL GRANDE "TEATRINO"

"Anche quando gli interessi americani non sono minacciati direttamente siamo pronti a fare la nostra parte per prevenire le atrocità di massa e per proteggere i diritti umani”, ha detto Barack Obama, riecheggiando l’idealismo, fin qui umiliato nei fatti, dei suoi consiglieri più interventisti, a partire dall’ambasciatrice Samantha Power. Obama ha detto che un disimpegno dallo scenario mediorientale potrebbe creare “un vuoto di leadership che nessuna altra nazione è in grado di riempire” e ha risposto alle critiche di Vladimir Putin sull’eccezionalismo americano: “Alcuni potranno dissentire, ma credo che l’America sia eccezionale, perché abbiamo mostrato la volontà di impegnarci non solo per il nostro interesse, ma per gli interessi di tutti”. 

L’America presentata da Obama alla comunità internazionale è il faro dei valori universali e l’argine di difesa dei diritti umani, almeno in linea di principio. Quando si tratta invece di dettagliare la strategia sui dossier più caldi della politica estera, Siria e Iran, il discorso obamiano si fa più circospetto e le vie multilaterali decisamente preferibili: il presidente ha chiesto una risoluzione “forte” del Consiglio di sicurezza per costringere Bashar el Assad a mantenere gli impegni di consegna e smantellamento delle armi chimiche. Sull’Iran ha ricordato che l’America “si oppone allo sviluppo di armi nucleari” e contemporaneamente rispetta “il diritto di produrre energia nucleare”. Quella diplomatica è la via privilegiata per risolvere la questione o smascherare l’eventuale bluff del presidente Hassan Rohani, che si è presentato a New York con fare conciliante e aperturista.

Il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, ha parlato di una “opportunità storica per risolvere la questione nucleare” e il dialogo preliminare avverrà oggi al tavolo del 5+1 combinato da Catherine Ashton. Si proseguirà poi a ottobre sotto la guida del segretario di stato, John Kerry. I diplomatici iraniani hanno ascoltato con estrema attenzione il discorso di Obama. 

L’attivissimo Zarif – ieri ha partecipato a dodici incontri bilaterali – ha seguito il copione della rassicurazione scritto da Rohani a suon di lettere, interviste, editoriali e attivisti liberati. Il presidente iraniano ha incontrato anche il direttore del FMI, Christine Lagarde. 

Il dilemma intorno a un’eventuale stretta di mano simbolica con Obama – mal vista da Israele: del discorso di Obama Benjamin Netanyahu ha apprezzato soltanto la parte in cui chiede che alle parole seguano i fatti e la delegazione ha abbandonato la sala durante il discorso di Rohani – non è stato infine risolto, come ipotizzato, con una convergenza dei leader al pranzo organizzato da Ban Ki-moon. Il presidente iraniano non ha risposto all’invito del segretario generale. Obama ha poi incontrato Abu Mazen e si è diretto alla Clinton Global Initiative. 

La giornata del premier Enrico Letta, che oggi interverrà all’Assemblea, è iniziata con un discorso al Council on Foreign Relations. Lo scopo era innanzitutto rassicurare gli interlocutori americani sulle condizioni economiche dell’Italia e ribadire il suo impegno per la stabilità. Nella platea fitta di imprenditori e player istituzionali c’era anche Massimo D’Alema, a New York per partecipare alla conferenza di Clinton. Questa mattina Letta suonerà la campanella del New York Stock Exchange prima di sedersi per un’intervista con Maria Bartiromo, il termometro di Wall Street. 

Nell’agenda, assai fitta, del ministro degli Esteri, Emma Bonino, l’appuntamento più importante era quello con l’inviato dell’ONU e della Lega araba per la Siria, Lakhdar Brahimi. Fonti diplomatiche dicono che l’inviato ha spiegato che l’accordo fra Russia e America per negoziare a Ginevra non c’è ancora, ma la strada è quella giusta. Rimane il nodo della partecipazione iraniana (il francese François Hollande ha detto ieri che l’Iran potrà sedersi solo dopo aver acconsentito alla dipartita di Assad) e quello dei portavoce dei ribelli, che Brahimi giudica non rappresentativi del popolo siriano. 

Monday, September 23

ITALIA E MONTENEGRO TRA DISINFORMAZIONE E BUSINESS

I contenuti trattati, a nostro parere, rappresentano una lettura di ‘non fatti’ di cui i media locali hanno fatto un’ampia cronaca senza mai fornire elementi  concreti. La strumentalizzazione politica della questione balcanica da parte di alcuni e' evidente, cadendo cosi' nella disinformazione e nel piu' spicciolo complottismo, di cui i Balcani sono pieni.

I rapporti economici tra Italia e Balcani sono sostanzialmente politici, essendo Stati confinanti e rivieraschi, per cui sono spesso dettati da esigenze di equilibrio “euro-atlantico” all’interno del Mediterraneo. Cio' premesso, il problema di fondo non e' la classe politica di turno che siede al potere, bensi' l’approccio del Sistema-Italia che e' volutamente ambiguo e non trasparente, per nascondere le inefficienze della macchina diplomatica e gli sprechi dei "finanziamenti pubblici" devoluti ad una miriade di associazioni per non fare nulla..

Se non esiste un piano industriale, energetico e commerciale e' perche' le istituzioni italiane sono patologicamente disinformate sulla realta' dei Balcani, affidano gli studi di fattibilita' sempre agli stessi personaggi e non controllano l’operato delle ambasciate e delle Camere di commercio.

Quanto scritto da alcuni, non e' qualcosa che ha creato Berlusconi, A2A o Maccaferri, bensi' e' la realta' dell’inadeguatezza dei funzionari diplomatici, dell’ICE e del MAE, che dovrebbero lavorare instancabilmente per difendere gli interessi nazionali. Per oltre 20 anni di caos balcanico non hanno fatto che disinformare, cercando di risolvere il gran pasticcio creando fantomatiche agenzie di stampa auto-celebrative, finanziate da quelle imprese che dovrebbero ricevere i contratti e dalle istituzioni che hanno sottoscritto gli accordi. Se tutti avessero fatto il loro lavoro, il governo italiano sarebbe stato informato che il Montenegro aveva un problema con la societa' elettrica, e dunque con i russi che controllano la KAP (Kombinat Aluminium Podgorica), con le associazioni sindacali e le bollette elettriche mai pagate. 

In primo luogo, abbiamo forti dubbi che la dirigenza A2A sapesse allora dove si trovasse il Montenegro sulla cartina geografica, o che il Primo Ministro Milo Djukanovic (oggi presente a New York alla 68ma assemblea delle Nazioni Unite) avesse una banca e che fosse stato coinvolto in un processo penale (assolto per impunità diplomatica) assieme ad 17 altri imputati (ancora pendenti presso la Procura di Bari).

I tapini, erano convinti che con un semplice avviso di pagamento avrebbero ricevuto il saldo delle bollette, mentre la realta' si e' rivelata ben piu' complessa. Un caso similare – ad onor di cronaca – si e' verificato in Albania, dove la societa' ceca CEZ che ha privatizzato la compagnia di distribuzione, ha tentato di staccare le forniture di corrente ai debitori insolventi (per lo piu' istituzioni, nel dettaglio la societa' degli Acquedotti), ma i dirigenti sono stati arrestati e i tecnici malmenati, mentre il governo albanese ha chiesto la risoluzione del contratto.

L’opera di disinformazione e' stata quindi completata dai giornalisti internazionali, che non hanno studiato questo caso nella sua totalita', e hanno dato prova di essere stati parziali e politicamente motivati nella loro ricerca della verita', con una chirurgica selezione delle fonti. Si sono cosi' fermati al solito racconto - ripreso ormai da tutti i media - dei rappresentanti dei sindacati e dell’opposizione, come il noto Nebojsa Medojevic, foraggiato da gruppi di interesse tedeschi e americani, oppure Miodrag Lekic sostenuto da ambienti lobbistici italiani ma che nella loro battaglia politica non sono riusciti a portare nessuna prova di fatto che dimostri l’esistenza di fantomatici accordi segreti (Servizi), di corruzione o di pratiche illegali nei confronti di Milo 
Djukanovic. 

Non viene invece detto che da oltre 4 anni sulle pagine dei quotidiani montenegrini non si fa che parlare degli ‘italiani’, sino al limite del mobbing e dello stalking, riproponendo, come scoop, il Vijesti, Monitor e Dan gli articoli di giornale, già vecchi, di La Repubblica ed l'Espresso. Dinanzi a queste pressioni, la TERNA ha risposto pubblicando il contratto interstatale per la realizzazione di un elettrodotto tra Tivat e Pescara, e mettendo cosi' a tacere la campagna di diffamazione che era stata montata proprio dalle ONG finanziate da "entita' estere" . 

Sulla questione di Djukanovic e del contrabbando di sigarette, se si vuole speculare su tale argomento bisogna fornire tutti i dettagli: il traffico e l’importazione illegale di sigarette furono alimentati dalle grandi societa' di tabacchi, come la Philip Morris, per mettere fuori mercato il Monopolio di Stato, agevolato anche dalle gravi "omissioni" delle Forze dell’Ordine Pubblico che sorvegliavano i confini marittimi, e questa ormai e' storia vecchia (si veda l’inchiesta della Etleboro: Scacco matto alla cocaina colombiana, la mafia e il gossip).

Per quanto riguarda poi il motivo per cui l’Italia abbia deciso di investire in Montenegro – scegliendo poi A2A – bisogna considerare il fatto che il Montenegro fosse uno Stato giovane, nato solo nel 2006 per volere della Comunita' Internazionale, e anche un Paese molto piccolo, contando solo 600 mila abitanti, di cui solo 278 mila sono montenegrini. Per cui, l’Occidente scelse Milo Djukanovic per sostenere l’equilibrio etnico interno (visto che serbi bosniaci e albanesi, venivano sostenuti rispettivamente da Belgrado, dalla Turchia e dalla diaspora albanese), e anche per evitare che si venisse a creare un bacino di criminalita'.

Si trattava, quindi, di un investimento poco attrattivo per grandi societa' come ENEL, ma necessario, proprio nel tentativo di creare una presenza italiana in un Paese confinante, e mettere in sicurezza i futuri corridoi energetici, perche' non cadessero in mano di speculatori. L’Italia quindi ha fatto una giusta valutazione dal punto di vista strategico, ma nell’attuazione la politica dell’affarismo ha avuto la meglio, e ha creato un clima di mistificazione. 

D’altro canto, quando gli altri competitor hanno capito la possibilita' del business di vendere energia ad Italia ed Europa, hanno cominciato a fare pressioni e a pagare i giornalisti, sollevando la questione delle irregolarita' degli accordi o della mancanza di un tender sul cavo sottomarino.

M.A.

"JIHAD" VERA E NON GIOCHI SPORCHI DELLA CIA

Quello che sta accadendo in questi giorni nel mondo, visto da qui da Sochi, è realmente serio e palpabile. Il problema del notevole "travaso" del terrorismo da un Paese all'altro è molto  serio e reale.

Le bande armate in Siria non sono apparse dal nulla (arrivate dalla Bosnia, dal Kosovo, dal Pakistan, dalla Libia, dall'Egitto, dalla Palestina, dal Sudann, dall'Algeria etc etc).

Non se ne andranno via, ha affermato oggi il presidente russo Vladimir Putin al vertice dell'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) oggi a Sochi

A titolo di esempio Putin ha citato gli avvenimenti in Kenya: "I terroristi sono venuti da un altro Paese, a quanto pare, e stanno compiendo crimini sanguinosi ed orribili

Permettetemi a nome di tutti noi di porre le nostre condoglianze a le famiglie delle vittime di questo massacro. 

Mi auguro che i "veri responsabili" vengano puniti ha detto il presidente della Federazione Russa, durante il suo intervento.

Thursday, September 19

RUSSIA: VLADIMIR PUTIN WILL NOT MEET JOHN McCAINE

Dmitry Peskov told that the Kremlin "will certainly read" McCain's article because "it is well known" that the senator John McCaine "is not a fan of Putin".

When commenting on McCain's article, Peskov advised Americans not to tell Russian citizens whom they should elect as their president. "As far as the question of what Russians deserve is concerned, they are able to answer this question on their own, and they do so when elections are held. I do not think that the opinion of any person who lives overseas can play any role in swaying Russians' preferences".

Vladimir Putin has not yet read Sen.John McCain's editorial in the Pravda. In an editorial headlined "Russians deserve better than Putin", McCain sharply criticized the policies of the Russian leadership. Republican Senator John McCain published a response to the Vladimir Putin’s NYT op-ed on Thursday in the Internet news outlet Pravda.Ru. In his article, McCain, who regularly criticizes Russia and Russian officials, said that he is not an active anti-Russian politician.

"I am not anti-Russian. I am pro-Russian, more pro-Russian than the regime that misrules you today," writes McCain. "I respect your dignity and your right to self-determination," he adds. According to McCain he believes in the greatness of the Russian people and their desire to live in dignity. The Senator explains his criticism towards Russian officials as he wants to see a better Russia, with the government that the Russian people deserved.

"I believe in the greatness of the Russian people, who suffered enormously and fought bravely against terrible adversity to save your nation. I believe in your right to make a civilization worthy of your dreams and sacrifices. When I criticize your government, it is not because I am anti-Russian. It is because I believe you deserve a government that believes in you and answers to you."

After that he, again, criticizes the Russian government, and the Russian President in particular, noting that he is a friend of the "most offensive and threatening tyrannies" in the world. In addition, McCain says that there is no free mass media in Russia, and that all media outlets are under government control.

SIRIA: NATO E RUSSIA GIOCANO ALLA BATTAGLIA NAVALE.


Dal 23 al 27 settembre, nel quadro della cooperazione internazionale tra la Russia e la NATO nella lotta contro il terrorismo, saranno effettuate le esercitazioni "Vigilant Skies-2013", con lo scopo di garantire la coerenza di azione per prevenire gli attentati terroristici sugli aerei civili. Quest'anno le esercitazioni "Vigilant Skies" si svolgeranno in tre aree geografiche di interesse operativo per tutte le parti: nel centro (tra la Russia e la Polonia), nel sud (tra Russia e Turchia) e nel nord (tra la Russia e la Norvegia).

Wednesday, September 18

SERBIA: STRAUSS-KAHN WORKS "PRO BONO"

The French economic expert and former head of the International Monetary Fund (IMF) Dominique Strauss-Kahn revealed that "for the first three months, he will work pro bono," and added that Serbia's economic problems "could be resolved, although the situation is very difficult." He, however, said that at the moment he cannot specify which measures he would take, as he must study the situation in detail, and get fully acquainted with the people. 

"It will take some time, and now I cannot say what my advice would be," Strauss-Kahn said at a press conference after he held a meeting with First Deputy Prime Minister Aleksandar Vucic, Finance Minister Lazar Krstic, and Minister of Economy Sasa Radulovic.  Vucic said he was "glad that Mr. Strauss-Kahn accepted to cooperate with the government, adding that a part of the team will work here, and the other part in Paris," that they will be "in constant contact," and underscored that decisions will be "in the best interest of Serbia." 

“We, as opposed to others, want to resolve problems and work,” Vučić said at the press conference. Noting that many were trying to halt changes and modernization of Serbia: “We continue with full capacity, relying mostly on our energy, knowledge, and we are not ashamed to admit that we want to draw on experiences of the modern world, and hire in our country the people who achieved success there.” 
The government considered the recruitment of foreign experts for quite some time, so the talks were held with many foreign companies and experts as to how they could assist Serbia in resolving the issues related to the fiscal deficit, huge public debt, continuing slump in production. “The fact is that we spent much more than we earned, now it is high time we produced much more, so we are very pleased that one of the greatest economic experts in the world becomes a member of the Serbian government's team". 

In a report on Tuesday, the New York Times writes that Stauss-Kahn, the former head of the International Monetary Fund "whose career has been buffeted by a series of sexual scandals," was reinventing himself again - this time as an economic adviser to the Serbian government. 

Aleksandar Vucic told that Strauss-Kahn’s duties would include "helping to restructure the country’s large foreign debt and to attract foreign investment, and managing relations with the International Monetary Fund."

Big thanks to Vladimir Putin.

"K.L.A." ALBANIAN-KOSOVO WAR CRIMINALS ARE FREE

The ethnic Albanian was charged with committing war crimes, but was set free by the Basic Court in Pristina. Fatmir Limaj, a former commander of the so-called Kosovo Liberation Army (KLA) was accused in the Klecka case. “It is a devastating fact that no one has been found guilty for the killed and tortured Serbs in the village of Klecka. And the remains of the massacred bodies have been exhumed and identified and have names and surnames. Only those who committed the crime remained without a name and surname, as it is always the case when it comes to Serb victims in Kosovo and Metohija". 

The release notes that a mixed panel of judges, which comprised two EULEX judges and one Kosovo judge, also cleared of all charges the other accused in the case- Arben Krasnici, Naser Krasnici, Naser Sala, Nedzmi Krasnici, Behlul Limaj, Sabit Sala, Saban Sala, Besim Surdaj and Refki Mazreku. Taking into account that this is a first-instance ruling, the office "wants to believe" that the EULEX prosecutor will appeal against it, and that the criminals will be brought to justice, the release says. 

The statement underlines that the arrest and condemnation of criminals in this and other cases is a prerequisite for normal life in Kosovo and Metohija. The Basic Court in Priština acquitted Limaj on Tuesday due to a lack of evidence. He had been charged with ordering and partaking in torture of Serb and Albanian civilians and Serbian troops and police officers at a prison camp in Klecka in the municipality of Lipljan. The prosecutor at the Special Prosecution Office of Kosovo can still appeal against the verdict.

Tuesday, September 17

TRAFFICO DI ARMI: VIA BALCANI A NORD AFRICA E SIRIA

La Commissione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per le "sanzioni contro la Libia" ha avvertito l' "effetto destabilizzante" del contrabbando di armi dal Paese africano alla Siria, afflitta dal conflitto." 

Su richiesta della Russia gli esperti del Consiglio di Sicurezza stanno indagando da due mesi su tali forniture di armi. 


E' stato accertato che sui diversi fronti di guerra civile e forte è in questi ultimi tempi, l'aumento del numero di casi di "contrabbando di armi e munizioni dalla Libia verso la Siria per via mare ed aerea", lo ha dichiarato in una riunione del Consiglio il presidente della commissione, il rappresentante permanente del Ruanda presso le Nazioni Unite Eugène-Richard Gasana.

U.S.A. E LA LORO FOLLE POLITICA INTERNAZIONALE.

Il filosofo tedesco-americano Leo Strauss, tra l’altro il maggior ispiratore dei neoconservatori americani, teorizzava che i governanti dovessero, per il bene stesso dei propri concittadini, mentire ed offrire loro delle credenze, false magari ma tali da poter essere accettate e diventare virtuosi valori comuni.

Senza bisogno di rifarsi formalmente a lui, e tantomeno dichiararlo, e’ quello che fanno tutti i governi del mondo. Ogni politico, anche quello piu’ in buona fede, sa che ogni scelta che debba essere accettata dall’opinione pubblica deve giustificarsi con motivazioni il piu’ possibile vicine ai sentimenti morali della gente. Che esse siano solo fittizie non ha alcuna importanza: e’ sufficiente che ottengano lo scopo di soddisfare i “buoni sentimenti”. 

Nessuna guerra in tempi moderni e’ stata dichiarata per ufficialmente “tutelare gli interessi economici” e nemmeno per combattere della “brava gente come noi”. Il nemico di turno, da entrambe le parti, o era il “vile aggressore” o il criminale che voleva distruggerci per scopi malvagi o per pazzia. A volte si e’ talmente buoni che si e’ “costretti” alla guerra per evitare a qualche criminale di compiere atti “contro l’umanita’” o contro qualche “buono” ed “onesto” alleato.
KOSOVO E BOSNIA: Che importa scoprire, dopo, che le fotografie satellitari delle fosse comuni fossero tutte fasulle e che quelle ritrovate contenessero corpi che i medici del Tribunale Penale Internazionale giudicarono essere sia di kossvari che di serbi, per di piu’ morti durante i bombardamenti USA?

Ricordate le ragioni che spinsero i “volonterosi” ad attaccare l’IRAQ di Saddam? Il possesso e l’uso di armi di distruzione di massa. Peccato che, setacciato il territorio alla fine del conflitto, non se ne scopri’ nessuna.

E la guerra in LIBIA? Gheddafi stava massacrando il suo popolo e grazie ai bombardamenti degli alleati cesso’ di farlo. Tuttavia gli stessi bombardamenti ne ammazzarono altri e la guerra civile strisciante che oggi domina il panorama della Tripolitania e della Cirenaica sta promettendo perfino qualche morto in piu’. Ma quel che e’ fatto e’ fatto e noi siamo sempre i buoni!

Anche in SIRIA e’ il sentimento umanitario a spingere i “buoni” contro Al Assad, accusato, non si sa ancora se a torto od a ragione, di aver usato gas contro la sua popolazione.

A dire il vero Obama non voleva e non vuole attaccare la Siria, ma le pressioni degli alleati Sauditi, dei Turchi e di Francia e Gran Bretagna lo avevano costretto a mostrarsi disponibile all’attacco. Da li’, il bluff di un intervento solo se “armi di distruzione di massa” fossero state usate. Certo, il Presidente americano sperava che tale minaccia bastasse ad evitarne l’uso e quindi il non desiderato intervento non si sarebbe reso necessario. 

Purtroppo i gas sono stati lanciati ed e’ forte il sospetto che chi lo abbia fatto intendesse, proprio cosi’, forzare la mano degli americani. Ora Obama e’ nei pasticci: abbandonato anche dagli inglesi, ha la sua pubblica opinione contraria nonostante le “buone” ragioni addotte, il Congresso e’ incerto e, soprattutto, ha tante preoccupazioni. Un non intervento, dopo la minaccia, lo dimostrerebbe debole, uno solo simbolico correrebbe il rischio di mostrarsi insufficiente, uno troppo forte potrebbe aprire uno scenario di anarchia in tutta la regione.

Perche’ e’ oramai chiaro che tutti vogliono indebolire Assad, ma, salvo i sauditi, a turchi, israeliani ed americani conviene l’attuale situazione di stallo tra le forze sul campo piuttosto che la vittoria netta di uno dei due contendenti.

La proposta russa di affidare all’ONU il controllo sulle armi chimiche del regime arriva quindi come soluzione “toccasana” per molti dei protagonisti. Gli esperti sanno che e’ una proposta di impossibile realizzazione: i siti in cui vengono custodite queste armi sono almeno cinquanta e molti di loro sono in zona di conflitto ove il controllo e’ incerto. Inoltre per metterle fuori uso servono molti uomini, materiali, lunghi giorni e, soprattutto, la possibilita’ di operare con calma e sicurezza. Quando mai cio’ si rendera’ possibile nel continuo della guerra civile? E chi potrebbe garantire che veramente TUTTI i siti saranno rivelati?

Eppure questa proposta, se arrivera’ sino in fondo, soddisfa quasi tutte le esigenze. Gli USA potranno vantare che solo la loro determinazione di attaccare ha obbligato Assad a cedere queste armi. Lo stesso Assad, salvo un accordo sotterraneo per sostituirlo pur salvando il regime alawita, puo’ stare piu’ tranquillo e perfino approfittare della presenza dei possibili tecnici ONU per mettere in sicurezza alcune zone in suo controllo. La Turchia non dovrà più temere i problemi provocati da una dissoluzione dello stato siriano dentro i propri confini, o la creazione di un nuovo stato curdo. Israele puo’ fingere di non temere piu’ le armi chimiche in mano ai suoi nemici. 

Il Libano almeno non vede peggiorare la propria incerta stabilita’. Le opinioni pubbliche occidentali stanche di guerre e preda della crisi economica hanno finalmente la soddisfazione che “sarà la diplomazia a trovare una soluzione”. L’Iran non deve piu’ temere la sicura destabilizzazione dell’alleato Assad e puo’ permettersi di uscire come quasi vincitore da questo momento di crisi. 

Non solo: paradossalmente il non attacco consente di riaprire l’ipotesi di negoziazioni con gli Stati Uniti anche sul fronte del nucleare. La Russia, infine, torna ad apparire, al di la’ del suo ruolo vero di potenza regionale, un soggetto primario sull’intera scena internazionale, ponendosi come intermediario risolutore di una crisi che sembrava senza sbocco. Gli unici insoddisfatti restano i Sauditi che speravano, attraverso la caduta del regime siriano di poter infliggere un colpo irrimediabile ai nemici dell’altra sponda del Golfo.

E la guerra civile? Il non attacco (purche’ le negoziazioni arrivino a buon fine) e’ certo uno smacco per i ribelli e potrebbe significare per molti di loro l’inizio della perdita di consenso tra una certa fetta della popolazione. Chi invece continuera’ a rafforzarsi saranno le frange piu’ estremiste tra i combattenti, a spese dei piu’ moderati.

Che la guerra continui, dunque, ma che ci coinvolga il meno possibile. Leo Strauss ne sarebbe soddisfatto.