Sunday, August 31

CONNIVENZE TERRORISTICHE IN TUTTA EUROPA

In poche parole, la NATO (USA ,GB e FR) surrogano la non-politica-estera dell’Unione euro­pea. Ma soprattutto perché c’è l’Alleanza Atlantica che fa politica estera “meglio” e al posto dell’Unione Europea, che resta un simulacro rappresentato solo da una moneta. E niente altro. E ora la Federica Mogherini, dopo il "nulla" rappresentato dalla britannica Catherine Aston, ci metterà, in futuro, la faccia del "vuoto italiano". Cioè: "il niente del niente". Vedi il dramma (presa per il culo!) dei poveri Latorre e Girone. Auguri Latorre!

Durante il calar di bombe droniane su Gaza, non ha fatto nemmeno un accenno di condanna al governo israeliano per le -vergognose- stragi dei civili. Però, comprensiva per il «diritto alla difesa» di Israele. La Mogherini dimentica che Israele occupa militarmente i territori palestinesi e che nonostante le Risoluzioni delle Nazioni Unite  -da 47 anni-  gli impongono di ritirarsi, Israele non l'ha mai fatto. Al contario, Israele allarga ancor più le colonie. Oggi si è annessa 400 ettari a Betlemme. Facendo sì, di boicottare all'inverosimile il tentativo di nascita per uno Stato Palestinese. La verità è che Israele non vuole nessuna pace. Ora chi aiuterà i disperati di Gaza tra le montagne di macerie e cimiteri? 

Inoltre la Mogherini ha sottaciuto sulla richiesta ufficiale di sospendere in Italia le esercitazioni militari con i caccia ­bombardieri israeliani, insieme alla revisione del Trattato militare che lega l'Italia -saldamente- ad Israele; e continua a tacere sulla richiesta dell’ANP, unitaria Fatah-Hamas, di aderire al Tribunale Penale dell’ONU per l'accusa di genocidio del popolo palestinese.

Zero assoluto sulla sanguinosa guerra in Siria. Una tantum la disponibilità a far approdare sulle coste italiane, l’arsenale chimico di Assad. Questo grazie alla mediazione del «nemico» Vladimir Putin che così impedì che l’Europa e il Premio Nobel per la Pace Barak Obama, si impelagassero ulteriormente nella guerra che hanno alimentato voracemente. 

L’Italia -e per essa la Mogherini- avrebbe dovuto chiarire se fa ancora parte della "coalizione scellerata" degli «Amici della Siria» (dalla Gran Bretagna all’Arabia saudita) che ha finanziato e rifornito di armi gli insorti -tagliateste- jihaddisti neri. E ammettere che queste forniture di armi hanno favorito la crescita militare del fronte jihadista iracheno dell' ISIL.

Il governo italiano (telecomandato USA) è uno storico mercante d’armi (quinto al mondo), continua ancora a mostrare -per l’ennesima volta- il suo strabismo chiamato: "aiuti umanitari e nuovi armamenti". Stavolta ai kurdi-iracheni (chissà forse anche i «terroristi» del PKK. Kurdi-turchi.

Nel sanguinolento disastro iracheno, oggi, i mozzatori di colli sunniti avanzano come deriva trasversale a causa dei disastri provocati dalla NATO in Libia, Egitto e Siria. Per non parlare dell'Iraq. Quello che i media non dicono è che nell'ISIL iracheno (e siriano) vi sono libici, egiziani, algerini africani del Mali, yemeniti, afghani, tunisini oltre ai noti europei del Kosovo, dell'Albania, della Bosnia-Erzegovina etc etc. 

Tutto l'Europa somatizza, purché combattano al loro posto chi come i kurdi-iracheni, gli iraniani (sic!), e i droni del Premio Nobel per la Pace Barak Obama, possano "salvare le minoranze" e così,  svuotare arsenali obsoleti di carichi di ferraglia che avrebbe dovuto essere distrutti da tempo. 

La Libia, tanto per fare mente locale,  è divenuta ancor più pericolosa della Somalia, grazie, soprattutto, alla guerra della NATO guidata ad ogni costo dal prode, bastardo, europeo Nicolas Sarkozy che, si scopre ora, voleva disfarsi del testimone Muammar Gheddafi che aveva finanziato la sua campagna presidenziale e, attenzione, ne voleva parlare con la CNN. Dunque, dopo questo "omicidio della NATO", oggi, si continua ad essere bifronti e ipocriti parlando e straparlando sulla/della Ukraina (vedi il bastardo di Rasmussen). 

L’evidenza peggiore è proprio l’Ukraina. Con la Mogherini che ripete le stesse identiche dichiarazioni della NATO.  Ma non dicendo, finora, una sola parola sulla guerra feroce che è stata scatenata ai confini strategici della Russia e da chi e come è sia stata originata.

Che fine hanno fatto le sue promesse di indagare sul ruolo della destra neo­fascista e paramilitare di piazza Majdan (CIA) a Kiev? A che punto sono le indagini sull’uccisione del reporter italiano Andrea Rocchelli (scriveva dei fascisti di Majdan di Kiev) che stava per pubblicare "la verità sulla strage di Odessa", ragione per cui si è innescata la guerra civile in Ukraina? Vuoto assoluto! 

Altrettanto non si è pronunciata la Mogherini su una altra indagine europea, lunga e agghiacciante. Investigazione svolta dalla Commissione d’inchiesta UE-EULEX, compreso il  rapporto di Dick Marty del Consiglio d’Europa. In queste relazioni riservate, si confermano  i massacri e la pulizia etnica dei kosovari dell'UCK, contro serbi e rom. Ma il silenzio è ancora più disgustoso, perché in questa investigazione emergerebbero -quali conniventi nelle stragi- la maggior parte dei leader politici europei nella NATO e, soprattutto, il generale David Petraus e Magdaleine Albright assieme a altri del Dipartimento di Stato americano. Si insabbierà anche questa indagine? Resterà impunita, o no? 

Orrori di crimini contro l'Umanità, commessi in Kosovo da parte di terroristi e criminali dell' UCK; addestrati ed equipaggiati della CIA nel 1995-1999. Come in Bosnia-Erzegovina. Ma questa è un'altra storia.

L'UCK è uno stretto alleato degli USA e della NATO. L'Aviazione militare italiana è stata parte integrante per i bombardamenti nella ex-Jugoslavia. L'UCK indicava i siti da bombardare.  Arrivavano, con spietati raid aerei «umanitari», gli F16 americani e i Tornado italiani (presidente del consiglio Massimo d'Alema). mentre, i media internazionali scrivevano o trasmettevano la notizia che i bombardamenti erano effettuati dalla aviazione militare serba-montenegrina.

Gli Stati Uniti si inventarono un nuovo giochino tipo "risiko" (dalla sera alla mattina): lo "Stato indipendente del Kosovo". Ove vi venne -immediatamente- costruita una delle più grandi basi militari statunitensi all'estero: Bondesteel.

Quella NATO che si avvia a diventare Trattato transatlantico anche economico. Intanto gestisce l’ideologia del "militarismo umanitario", attizza guerre e poi soccorre, cura e accresce i "budget militari dei Paesi alleati" a danno delle spese sociali (vedi gli F-35 in Italia). 

Inoltre, militarizza con basi, scudi anti­missile e nuovi sistemi d’arma i territori del vecchio continente e dei nuovi Stati alleati dell’Est, passati - con un bel salto- dal Patto di Varsavia direttamente alla NATO (con l'aiuto della NSA e della CIA). 

Amati vecchi clienti e nuovi della UE (Ukraina in fundis). In comune clienti della potentissima "lobby" che rappresenta tutte le "industrie di armamenti" dell'occidente. Ove gli yankees repubblicani, la fanno da padrone. " That is job". 

Ma la Mogherini lo sa? E come si collocherà nello scenario attuale, per contrastare questo spaventoso labirinto di stragi e terrorismo? Non chiamatele guerre. La guerra è un'altra cosa.

Saturday, August 30

IRAQ, SIRYA, LIBYA, EGYPT, IRAN: FUCK A DUCK

NATO is the incarnation of the Four Knights of the Apocalypse: "Conquest, War, Famine and Death". 

Nobel Peace Prizewinner Barak Obama
And now for Syria. Just a few months ago that Nobel Peace Prizewinner Barak Obama in the USA was saying that Assad had to go, obediently parroted by Cameron and Mr. 17 per cent popularity ratings, Hollande. Now, they are considering sending military support to fight off ISIL in Syria, after these very same Western/NATO powers armed, trained and aided terrorists to fight the Government of President Assad, which has wide approval across Syrian society.

NATO destroyed Iraq, destroyed the State, destroyed the mechanisms of control in a highly complex society whose many ethnic and religious groups co-existed in peace until the West stepped in, after provoking Iraq by getting Kuwait to steal oil in cross-drilling operations, then demonizing the Iraqi Government, then directly interfering in the internal affairs of a sovereign State by getting the Shiites in the South to rebel, before the uprising was crushed. This criminally irresponsible approach to foreign policy-making seems to be endemic in the corridors of Whitehall, London and Washington DC, one of Whitehall's most fetid and dysfunctional abortions over the years.
Nobel  Peace Prizewinner Drone Predator
There ensued a decade of terrorist activity in Iraq between the First and Second Gulf Wars, in which NATO aircraft strafed fields of cereals and left the country strewn with Depleted Uranium, causing the deaths and malformations of hundreds of thousands of Iraqi children, before the outrage in 2003 when the Government was overthrown in an illegal military invasion which resulted in around one million deaths (murders) and today, the total destabilization of the State by ISIL, a wonderful feather in the cap for Washington and its poodle in chief. 

Yesterday they were full of bravado as they marched across the border knowing Saddam Hussein (who was keeping al-Qaeda out of Iraq) had no Weapons of Mass Destruction (his mistake was not to arm himself to the hilt) and knowing the Iraqi Armed Forces would not fight back (in the event the invasion was staged, with salvoes being fired over the Iraqi's heads as they retreated to negotiated positions). Today Washington and London are quivering in fear and are too scared to fight ISIL, the monster they created.
Iraq: Chaos! Libya: Chaos! Syria: Chaos! Whatever NATO touches, turns putrid, rots and dies. Three interventions by the Anglo-Saxon Alliance (UK and US), two by the FUKUS Axis (add France), three interventions by NATO, three destabilized States crawling with terrorists. The responsibility lies at the feet of Washington and its poodle States and the onus is on them to right the wrongs they willfully committed. You messed up, now... Pay for it!

Are dogs Vegans? Do you feed goldfish chocolate? Common sense says no in both cases. Common sense also dictates that you do not intervene in highly complex societies with thousands of years of tradition and lore intricately mixed up in a myriad of ethnic and religious mosaics cemented together by a Governing body that understands where the point of equilibrium is to be found and which is kept in its position by the players in the society which it governs.

Can women in Saudi Arabia use forks when they eat? No, because it is considered improper for a woman to put four long and hard prongs in her mouth at the same time because when a man sees this, it gives him unclean thoughts. For those western policy-makers chortling in mirth as they read this, let us now come back to the point of this article, the failed Western policy in Iraq, in Libya and in Syria.

NATO Secretary General Anders Fogh Rasmussen
This same criminal irresponsibility was demonstrated in Libya, where they again intervened, this time joined by that sickening wannabe Napoleon, France, this time not only creating but actively using terrorists on their own lists of proscribed groups, which Muammar al-Gaddafy (the first international leader to issue arrest warrants against al-Qaeda) was fighting. Again, military equipment was deployed against civilian structures, civilians were slaughtered by NATO aircraft, the Libyan water supply system was targeted (war crime), the electricity grid was destroyed (war crime) and the result, once again, was the wholesale destruction of a State. Under the Geneva Conventions, any military intervention must leave the area invaded functioning properly attending to the needs of its citizens.

In not managing to guarantee this, the USA and its poodles in Europe have failed miserably in their task and have shirked their responsibilities. They are also responsible for criminal acts breaching every fiber of international law. Their leaders are, in plain English, war criminals and murderers.

If it was not so serious, it would be hilarious. But destroying countries and societies has shocking social implications. What these NATO countries deserve is for their boomerang to come back and smack them square in the face, facing their own jihadis, to get a taste of their own medicine, except for the fact that logic dictates that one cannot attack their approach abroad and then wish the same thing on them at home. What these criminally irresponsible powers must do is man up, accept the responsibility for what they have done, and pay to sort out the problems they created, keeping their unwanted troops at home.

As those in Whitehall and Washington (let's be honest, Paris really doesn't count, does it?) claim that we live in difficult times and attack those who disagree with their criminal modus operandi, they should be reminded that the evils they face are those of their own creation. Instead of arrogantly ploughing ahead like modern-day imperialists, they would do better to respect international law for once, accept the responsibility for their actions, mind their own business and start behaving with goodwill, instead of malevolence.

For those who have been involved in the political and military processes in Iraq, Libya and Syria, they belong behind bars. The mechanisms are already in place, the wheel is turning slowly, and most of them will live long enough to cast looks of fear over their shoulders wherever they may go. Blair already does, Rumsfeld dare not step off an aircraft outside the USA, ditto Powell, Bush, Cheney and Condoleezza Rice. The head of NATO is evil, psychopathic; the hand of NATO is putrid, sociopathic and the finger of NATO is as icy as it is satanic and demonic. It is the finger of death, contaminating everything it touches.

Iraq: chaos! Libya: chaos! Syria: chaos! In all three cases, Western politicians outdid one another in sheer arrogance, claiming (so democratically) that "Saddam must go", "Gaddafy must go," and "Assad must go". What we see in these three countries today is the direct result of the criminal intervention by NATO, its two henchmen, the USA and its poodle in chief, the UK and recently, France, which spends its time subserviently crawling around the legs of its Anglo-Saxon NATO masters across the Channel and across the Ocean, when it isn't obediently obeying Germany's calls for austerity.

SIRIA: NON C'E' MAI FINE ALLE TRAGEDIE

Il diplomatico "dandy" italo-svedese Staffan De Mistura (malauguratamente) è il nuovo inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria. Lo ha annunciato -senza vergogna. al Palazzo di Vetro il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon. De Mistura succede a Lakhdar Brahimi e Kofi Annan. De Mistura, 67 anni, già vice ministro degli esteri italiano, vanta una lunga carriera di insuccessi all’ONU. Specialista e mediatore di conflitti (da lui creati?) in diversi contesti di guerra, come l’Afganistan, l’Iraq, il Rwanda, il Libano, la Somalia, il Sudan e l’ex Jugoslavia.

Tra i suoi ultimi incarichi, quello di inviato del governo italiano per il caso dei due fucilieri di Marina, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, da due anni e mezzo trattenuti in India (grazie a lui?). Dopo il termine del mandato è stato nominato presidente del neo-costituito European Institute of Peace, con sede a Bruxelles, e sovrintendente della Fondazione Axel Munthe-Villa San Michele, a Capri (non ce nesiamo liberati!). Staffan de Mistura, nel suo nuovo ruolo di inviato speciale per la Siria, avrà un vice arabo, una decisione presa d’intesa con la Lega Araba, ha detto Ban Ki-moon. Si tratta di Ramzy Ezzeldin Ramzy, un diplomatico egiziano con una vasta esperienza internazionale.

Come noterete, non vi è una sola missione che non sia finita in genocidi o catastrofi. Adesso è la volta della Siria. Ne vedremo delle belle.

Friday, August 29

LA VOLPE CHE DIFENDE LE GALLINE

Dallo yacht Britannia alla Goldman Sachs: Mario Draghi svelato in Germania
(MoviSol) 

Il secondo canale della televisione pubblica tedesca, ZDF, ha trasmesso un servizio che svela il vero Mario Draghi al pubblico tedesco, finora imbonito dai vari tabloid che attizzavano odio verso l'artefice della politica inflazionistica dell'Euro, vestendolo però nei panni dell'Arlecchino che è arrivato per "lirizzare" o "italianizzare" la moneta unica.

Draghi è un esponente dei circoli finanziari internazionali, ha spiegato la ZDF nel suo servizio, mandato in onda il 6 dicembre nel corso del seguito programma di approfondimento politico Heute Journal, come commento alla riunione del Consiglio e della conferenza stampa della BCE di quel giorno.

Alla conferenza stampa, Draghi ha dovuto rispondere ad un numero insolitamente alto di domande scomode provenienti non solo dal reporter della ZDF, ma anche da altri giornalisti tedeschi, francesi e inglesi che gli hanno chiesto conto dell'intenzione della BCE di assumere poteri assoluti e antidemocratici sul sistema bancario europeo, della disoccupazione record in Europa e della "medicina-killer" applicata in Grecia. Nel suo solito stile sofistico, Draghi ha giustificato ogni devastazione economica e sociale causata dalle ricette della BCE, addossandone la responsabilità ai governi che non avrebbero seguito la disciplina di bilancio prima della crisi, ignorando il fatto che i bilanci pubblici sono saltati a causa dei salvataggi bancari – la cui indisciplina di bilancio era non solo nota, ma favorita dalla BCE!

Il servizio della ZDF è indice che sta cambiando l'aria e il tiro viene aggiustato, precondizione per una via d'uscita costruttiva. "Draghi godeva di relazioni eccellenti nel mondo della finanza quando non era ancora presidente della BCE", esordisce il servizio. "Da tempo egli è membro di un club esclusivo e discreto, il Gruppo dei 30: un gruppo di decisori super-influenti sul denaro e sul potere. Accanto a Mario Draghi si trova un numero sorprendentemente alto di funzionari o ex funzionari della finanziaria americana Goldman Sachs".

Vengono quindi ricostruite le tappe principali della carriera di "Supermario", a partire dalla riunione sul Britannia del 2 giugno 1992 in cui si discusse la strategia delle privatizzazioni con il gotha della finanza londinese. "Sullo yacht della Regina vengono avviati affari miliardari, dai quali anche Goldman guadagna parecchio". Viene intervistato Benito Livigni, ex dirigente ENI, che racconta come successivamente le proprietà immobiliari dell'azienda petrolifera vennero svendute, quasi regalate, alla Goldman Sachs. Draghi "deve la sua carriera alle grandi banche d'affari, alla Goldman Sachs", dice Livigni.

Nel 2002 Draghi passa alla Goldman Sachs a Londra. "Era di nuovo sulla nave a procacciare affari?", si chiedono i reporter della ZDF. Successivamente, quando fu nominato governatore della BCE nel 2011, Draghi dovette difendersi di fronte ad una commissione del Parlamento Europeo dalle accuse di essere stato a conoscenza dei trucchi contabili escogitati da Goldman per permettere l'ingresso della Grecia nell'Euro. Draghi ha sostenuto di essere stato responsabile del settore privato e non di quello pubblico.

Ma l'esperto di Le Monde Marc Roche è scettico. "Goldman Sachs non è il buon samaritano. Non assume Draghi come vicepresidente senza dargli la responsabilità anche del settore pubblico. Draghi non ha mentito ma non ha neanche detto la verità".

Alla conferenza stampa del 6 dicembre, il reporter della ZDF ha chiesto a Draghi se la sua partecipazione al G-30 non comporti un conflitto d'interessi, non solo per la prossimità con i banchieri privati, ma anche perché il G-30 sarebbe co-finanziato da Goldman Sachs.

Draghi ha letto una dichiarazione preparata in anticipo dove si afferma che "la BCE" (e cioè Draghi) "non ritiene che la partecipazione del Presidente nel Gruppo dei Trenta comporti un conflitto d'interessi". Draghi ha aggiunto di non sapere "che il G-30 sia finanziato da Goldman Sachs. Mi è veramente nuovo".

L I B Y A R E P O R T

Tuesday, August 26

RIMPIANGERE LA LIBIA DI GHEDDAFI? CERTO CHE SI!

Proprio da Bengasi è partito il tentativo di golpe dell’ex generale Khalifa Haftar (critico verso Gheddafi) con i miliziani di Zintan, che ha conquistato Bengasi, ma non è riuscito a entrare a Tripoli. Dopo le elezioni scorse del 25 giugno con una vittoria dei laici e la formazione del parlamento pro-Haftar a Tobruk, le milizie jihadi­ste hanno di nuovo conquistato importanti posizioni. A luglio, i gruppi radicali avevano dichiarato la nascita dell’«Emirato di Bengasi», dopo aver preso il controllo delle basi delle forze speciali della seconda città libica.

La Libia è attraversata da un’instabilità politica cronica sin dal 2011. Sono oltre 1700 le milizie presenti nel paese, in cui circolano indisturbate enormi quantità di armi, dopo i sanguinosi attacchi della NATO del 2011 e la morte violenta (omicidio) di Gheddafi. Sin dal suo insediamento, il fragile governo islamista di Ali Zeidan è stato incapace di disarmare i miliziani. Lo scorso ottobre, Zeidan era stato preso in ostaggio per alcune ore. Ma la sfiducia per l’esecutivo, targato Fratelli musulmani, è arrivata lo scorso marzo, quando Zeidan si è dimostrato incapace di impedire l’esportazione di petrolio al cargo Morning Glory da parte dei separatisti della Cirenaica. 

Egitto ed Emirati arabi avrebbero dato l’OK a raid mirati in Libia. L’accusa, mossa dalle milizie jihadiste locali, è stata confermata ieri da alti ufficiali statunitensi al New York Times. L’Egitto avrebbe fornito le basi per i raid, mentre gli Emirati avrebbero concesso piloti, aerei e il rifornimento in volo.

AEROPORTO DI TRIPOLI 26AGOSTO 2014
Mentre si consuma la battaglia istituzionale, si combatte per il controllo di Tripoli. Le milizie islamiste radicali, Scudo di Misurata, hanno conquistato lo scorso sabato l’aeroporto della capitale. Lo scalo è chiuso dal 13 luglio ed è andato completamente distrutto negli scontri. E così, il successo del golpe Haftar è ancora lontano. Sabato aerei dei miliziani di Zintan, vicini a Haftar, avrebbero bombardato l’aeroporto di Tripoli con lo scopo di frenare l’avanzata dell’«Operazione Alba», il cartello di milizie islamiste radicali che ha lanciato la controffensiva al golpe Haftar. 

È guerra anche per il controllo dei media. I miliziani islamisti di Misurata hanno attaccato ieri la sede di una TV locale, al-Asima, vicina ad Haf­tar. Il governo ha invece chiuso due net­work, controllati dagli islamisti. Secondo la Rete araba dei diritti umani (Anhri), la chiusura dei canali costituisce una violazione della libertà di espressione.

Lo scopo degli attacchi sarebbe stato di evitare ai jihadisti di prendere il controllo dell’aeroporto di Tripoli. Tuttavia, il governo egiziano ha negato ogni coinvolgimento. Il presidente Abdel Fattah al Sisi si è mostrato però spesso solidale con l’ex agente CIA generale Khalifa Haftar, autore del tentato golpe «Karama» (Operazione dignità), avviato nel maggio scorso. 

La notizia dei raid è arrivata mentre si teneva al Cairo un summit sulla crisi libica promosso dai paesi confinanti, duramente colpiti dall’instabilità che dilania il Paese. I partecipanti al vertice hanno approvato il piano egiziano per la stabilizzazione della Libia che prevede il disarmo delle milizie e il sostegno al parlamento di Tobruk.

Ma ormai il Paese è dilaniato da un’insanabile crisi politica e militare che vede contrapposti gli islamisti moderati e radicali contro gli ufficiali e i soldati, vicini all’ex agente della CIA il generale Haftar. E così ora la Libia ha due parlamenti: il primo a Tripoli, il secondo a Tobruk. E due premier: il filo-islamista Omar al Hassi, e il filo-Haftar Abdullah al Thinni.

Il primo parlamento, il Congresso nazionale generale (Cng), eletto nel luglio 2012 a maggioranza islamista, non ha riconosciuto il risultato delle elezioni del 25 giugno, boicottate dalla maggioranza dei libici. Da allora i deputati uscenti hanno più volte tentato di riunirsi clandestinamente. Dopo le dimissioni rassegnate in aprile dal premier in pectore Abdullah al Thinni (la cui casa ieri è stata data alle fiamme dopo il sostegno che ha assicurato al golpe Haftar), il Cng ha nominato un nuovo primo ministro, il quarto in pochi mesi, il docente Omar al-Hassi. In precedenza la Corte costituzionale aveva dichiarato nulle le decisioni del Cng.

Non solo, proprio ieri le milizie islamiste hanno lanciato tre razzi Grad sull’aeroporto della città orientale di Beida, non lontano da Tobruk. Qui ha sede il secondo parlamento, la Camera dei rappresentanti libica (Crl), formatasi dopo le elezioni di giugno. Crl è appoggiata dall’ex generale, Khalifa Haftar. Ieri, il parlamento di Tobruk ha nominato un nuovo capo di Stato maggiore, Abdel Razak Nazuri che ha preso il posto di Abdulati al Obeidi.

Chi disse che la Libia di Muhammar Gheddafi destabilizzava il mondo?

Monday, August 25

LE ORIGINI BALCANICHE DEL TERRORISMO SCIITA


Ecco da dove il terrorista Adhan Bilal Bosnic (sopra nel video) arriva e come è stato addestrato. Insieme con Nusret Imamovic, Bakir Halimi e Muhamed Fadil, è uno dei principali reclutatori di giovani musulmani balcanici che indottrina spingendoli alla guerra santa. Sempre in Internet, compaiono invocazioni di Bosnic alla distruzione dell'America e canti in cui inneggia alla guerra proponendo slogan come ''con esplosivi sul nostro petto costruiamo la via verso il paradiso''.

La storia di questi terroristi ha inizio nel 1984 e dura a tutto il 2009, alcune basi per la preparazione dei terroristi mujaheddin, venivano curate e controllate dai diplomatici iraniani sotto la copertura delle varie ONG (organizzazioni umanitarie). Non solo addestravano gli allievi alle operazioni sovversive ma insegnavano anche come fabbricare dispositivi esplosivi sotto forma di giocattoli e di gelati.

Tali “università umanitarie” per i terroristi si trovavano nella località di Bakotiči a soli 80 chilometri da Sarajevo. Vi abitavano duecento volontari armati fino ai denti. Ogni volontario aveva ottimi rapporti con il comando dell'Esercito di Sarajevo.

Per molto tempo il principale collettore di denaro fu il cittadino sudanese Elfatih Hassanein, direttore della società TWRA che lavorò a Vienna dal 1987 al 1995. Questa personaggio partecipò anche all'organizzazione della visita di Osama bin Laden, a Sarajevo nel 1993 . Per questi meriti Alija Izetbegović decorò Hassanein con il massimo ordine bosniaco.

Attraverso i conti di Hassanein verso Izetbegović, dai Paesi islamici passarono 400 milioni di dollari. Un'altra società a Vienna era capeggiata da Salim Sabić, sarto di Zagabria. Per vent'anni Sabić rimase legato a ricchi musulmani e raccolse denaro per la costruzione di una moschea a Zagabria. Muhamed Čatič è un imprenditore di Zagabria che da molti anni vive negli Emirati Arabi da dove raccoglie denaro in Bahrein, Qatar, Oman, Kuwait ed Iran. 

Oltre a loro, del gruppo “esattori delle tasse”, facevano parte Irfan Ljevaković e Salih effendi Čolaković. Un'altra voce di introiti sono i profughi e la diaspora musulmana (bosniaca). Erano costretti a trasferire ogni anno denaro a Sarajevo. Stando ad alcune fonti, ciò portava annualmente ai leader politici e spirituali musulmani di Sarajevo fino a un miliardo di dollari.

Secondo varie stime, dal 1992 al 1995 la Bosnia ed Erzegovina fu visitata da circa 80 mila volontari da Paesi musulmani (Algeria, Afghanistan, Tunisia, Pakistan, Egitto, Sudan, Yemen e Cecenia).  Mujaheddin mercenari parteciparono personalmente allo sterminio di 72 mila serbi. Persino i musulmani locali rimasero all'inizio inorriditi dalle torture raffinate ad opera dei loro correligionari mercenari, dagli stupri di massa, dai cesti pieni di teste tagliate e dai campi di concentramenmto dove venivano martoriati ed uccisi i serbi.

Secondo i dati provenienti da fonti affidabili (membri ufficiali della missione dell'ONU e dell'OSCE a Sarajevo, rappresentanti dei Servizi Segreti occidentali), finora in Bosnia ed Erzegovina si trovano ancora alcune centianaia di mujahedin. Una parte di loro si legalizzò sposando ragazze locali. Altri hanno ricevuto la cittadinanza come regalo dalle autorità di Sarajevo. Adesso tutti loro sono cittadini legittimi della Bosnia. Tutto ciò avveniva sotto il controllo personale e con il sostegno dell'ex ministro dell'Interno, Bakir Alispahić, oggi grande imprenditore. Lo considerano una persona con un passato oscuro. Prima della guerra si occupò con Nasser Kelimedij di traffico di droga e armi e di speculazioni in lingotti d'oro rubati alla banca centrale.

Attualmente i terroristi di ieri, provenienti da tutto il mondo musulmano, sono “cittadini leali” della Bosnia. Abitano prevalentemente in gruppi in piccoli villaggi di montagna nella Bosnia cenrale. All'inizio della guerra dei Balcani portarono, in Bosnia ed Erzegovina, 30-40 tipi di esplosivi di provenienza sconosciuta. 

Questa gente in qualsiasi momento può ricominciare a compiere atti sovversivi e collocare questi esplosivi nei posti più inaspettati. Possono fornire armi verso qualsiasi parte dell'Europa occidentale. Ancora oggi contralla arsenali di armi in più punti dell'Erzegovina verso il mare. Alla fine degli anni '90 i mujaheddin bosniaci venivano addestrati dall'istruttore americano Kevin Rafael Holt venuto direttamente da Langley-Washington. Holt aveva ottenuto una buona preparazione in Afghanistan e poi aveva migliorato la propria qualifica sovversiva in Pakistan. L'ultima volta è stato visto in Ukraina.

Sunday, August 24

LA VOLONTA' E IL DIRITTO DI ESISTERE

Molti esperti hanno recentemente dichiarato che la radice dei "veri" problemi dell'economia mondiale è, soprattutto, il ruolo esclusivo del dollaro statunitense. Se così fosse, bisognerebbe iniziare a parlare di fare affidamento ad un'altra valuta come l'euro, lo yuan cinese e perchè no: il rublo russo in oro.

Finora negli ambienti delle banche centrali internazionali, ci sono state scarse reazioni, in questa direzione. Anche perché, questo alternativo "progetto economico" a mandato fuori di testa le Lobby di Washington e la risposta è stata immediata: destabilizzando la Russia, l'EU, Medio Oriente, Cina e Giappone. Hanno risuscitato dal 1973, persino l'Ebola (antitodo militare con cui salvano solo americani!).

L'entourage del Premio Nobel per la Pace, Barak Obama gioca un ruolo significativo in tutto questo. Il che ha fatto aprire diversi "teatri di crisi". Gioca sporco il Premio Nobel per la Pace. 

Giocherà ancora più sporco nei prossimi mesi: in Siria, Iraq, Ukraina, Libia, Egitto, ex Jugoslavia, Albania e Bulgaria. Il terrorismo sarà la oramai -arcinota- scusante per i loro -arcinoti- illeciti del Diritto Internazionale ed eseguiti maldestramente da para-e-militari, ovviamente, al di fuori dell'egida dell'impotente e masochista: ONU.
KURDISTAN TURCO-IRACHENO

I camerieri di sala (operativa) del Premio Nobel per la Pace, Barak Obama sono: David CameronFrançois Hollande (come lo furono a suo tempo per Clinton, Tony Blair e Nicolas Sarkozy). Ambedue sono pronti a razziare. Condividono la stessa bramosia:appropriarsi del petrolio altrui. Ovunque esso sia. Lavoreranno finché la regione del Kurdistan iracheno non diventi un Stato sotto il loro controllo energetico. 

Chissà se hanno compreso cosa é cambiato pochi giorni fa in Turchia. In Turchia c'é un'altro Erdogan. Non l'Erdogan di prima. E il Kurdistan-turco é uno dei suoi futuri problemi di Sicurezza nazionale.

Corpi Speciali militari e paramilitari americani e inglesi, in realtà non hanno mai abbandonato l'Iraq, mentendo a tutto il pianeta. Erano dal 2011, tutti acquattati (nel silenzio più assoluto) nell'Iraq del nord (Kurdistan iracheno). Potevano pensare i "whatta whatta" in gore-tex-desert-storm, che qualche bischero gli andasse a rompere i coglioni proprio lì dove erano mimetizzati? Addirittura poi sparando? Avranno pensato: e i nostri satelliti? E la nostra NSA? E la nostra CIA a Langley? E i nostri droni MQ-1? Nessuno di questi bastardi ci ha avvisato di quello che accadeva proprio qui? Fuck you!

Arrivarono sparando. Sterminando. Subito si disse: sono quelli di bin-Laden! Nel mondo intero, tutte le emittenti televisive. giornali e blogs drogati dalla ignoranza o pagati per esercitarla, cominciarono a fare il loro sporco lavoro. Tre giorni dissero: pardon, correggiamo, sono quelli al-Zawāhirī. Una settimana dopo: altra errata corrige: sono turcomanni. E dopo: No. No. sono quelli di Boko Haram. No, sono Malikiti. No: Sciafiti. No Sciiti. Aridaje, sono Hanifiti. Hai capito o no? Macchè dici sono Hanbaliti. Ah! no sono dell'ISIS (?). ISIS? Davvero? Cazzo, ma chi l'ha inventato è un genio (come Usama bin Laden 2). 

E pensare che nei millenni, in Iraq mai fu toccata una sinagoga ebrea. Mai fu toccata una chiesta cristiana. Mai torto un capello ad uno straniero, sotto Saddam Hussein.

L'ironia volle che i sunniti ingaggiarono i primissimi,  feroci, combattimenti per la liberazione dalla loro terra dallo straniero infedele che li avevano invasi. Cioè proprio contro quegli americani mimetizzati e impegnati a giocare con play-station e navigare sui siti porno di internet. Contro questi ultimi, paradosso dei paradossi, utilizzarono addirittura le migliori armi americane fornite, presubilmente, dal senatore John McCaine -in segreto assieme alla CIA- al line di annientare il presidente siriano Hussein (2012). Fin qui niente di nuovo. Evviva Dio. 

Anche perchè questa é una specialità di tutti i vari Congressi americani -nel tempo-. Difatti, loro sono sempre andati d'accordo su un unico punto: vendere armamenti USA. Iniziarono dal Congresso con Ulysses Simpson Grant Presidente, fornendo montagne di armi (la mitragliatrice Colt). Il tutto a gratis et amore Dei a tutti i mandriani, i banditi, coloni,  dell'Est e del West, con un solo impegno: far fuori un pò di milioni di nativi americani, etc. etc.

Ritengo, che il vincitore del Premio Nobel per la Pace, Barak Obama, non sia assolutamente all'altezza di essere un vero "Chief in command". No. Non lo è. Non potrà mai esserlo. Nè caratterialmente. Né politicamente. 

Questo vuoto di leadership, ha permesso a loschi figuri (presenti e passati) che lo attorniano, di aver attuato e di attuare infami compromessi e cinici giro-spalle, in politica estera, a tragico discapito di intere popolazioni inermi e innocenti, provocando centinaia di migliaia di morti civili. Ma soprattuto, provocando un effetto domino di esodi biblici che devasteranno la cultura e le radici occidentali. Cioè, proprio quello che le "Lobby di Washington" si furono prefisse.

Torniamo quindi ad affermare che l'unica economia che riceve dividendi -ancora nel 2014- (dovuto al dominio incondizionato della sua valuta) è, ovviamente, quella americana, che viene rabboccata con migliaia di miliardi di dollari di carta. Non tralasciando, inoltre,  che tutte, dico tutte le più importanti transazioni e contratti al mondo, avvengono attraverso New York (vedi 10/09/2001). 

Quindi, da questi risultati "contro il terrorismo", la Zecca della Banca Centrale americana  continua a coniare banconote, ininterrottamente. Ecco perché i mercati emergenti si sentono in deficit sul dollaro, il quale crea problemi concreti. È del tutto naturale che l'indebita influenza del sistema finanziario degli Stati Uniti è fonte di crescente preoccupazione bancaria globale. Ma tutto tace.

Nessuno lo dice chiaramente: "il dollaro nel mercato globale é solo un un elemento astratto". I primi a risentirne, in assoluto, sono i grandi mercati emergenti, tra cui i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e il Kazakhstan. Questo crea per ogni Paese in via di sviluppo un sistema di investimento bancario molto difficile.

Voglio ricordare che la Casa Bianca, ha l'esclusività del dollaro, dal fatto che è legata ad un’accordo stipulato nel 1970 con i Paesi OPEC  sul prezzo in dollari dei barili di petrolio. Solo questo era il valore internazionale. Ma le "lobby di Washington" Tuttavia, per uno scambio equo è necessario utilizzare le cose che hanno valore reale, è la legge dell'economia, e non può essere annullata. 

Il caos, col quale un giorno finirà l’esperimento americano durato 35 anni con i soldi di carta mondiali, richiede un ritorno al valore reale del denaro. 

Washington apprenderà presto da ciò che sta accadendo all'estero che quel giorno si sta avvicinando . Sarà un giorno di rinuncia e perdita di prestigio. Il giorno in cui saranno invitati tutti i Paesi produttori di petrolio per il loro oro/petrolio, e non per i dollari di carta finta. La fine di questo status lobbistico che si associa alle pagine più vergognose di storia, a memoria d'uomo.

Il mondo ha bisogno di un approccio di vita e libertà completamente nuovo. Liberarci non sarà facile, ma diventerà possibile. 

Saturday, August 23

PEGGIO DI COSI LA CIA NON POTEVA FARE. FORZA UKRAINA

Era la notte fra il 3 e il 4 luglio. Obama avrebbe voluto portare a casa Foley e gli altri nel giorno dell’indipendenza americana. La Casa Bianca dice genericamente che il raid è avvenuto “quest’estate”, ma sovrapponendo una notizia diffusa dalla propaganda del regime siriano all’inizio di luglio si può arrivare alla data esatta. 

Un comunicato ufficioso riconducibile al regime spiega che le forze speciali siriane hanno fatto un’incursione con gli elicotteri in una base dei Sunniti di Abu Bakr al Baghdad vicino a Raqqa, uccidendo 300 miliziani, fra cui almeno quattro comandanti di alto livello. Dove sarà la verita? In ogni caso VERO O NON VERO è stato un fallimento. 

Il capo dei consiglieri sul Terrorismo di Obama, Lisa Monaco, ha detto che il governo “aveva quelle che credevamo essere informazioni sufficienti”, ma quando il commando di venticinque uomini del Delta Force è arrivato nella base indicata dalla CIA, i prigionieri americani erano da tutt'altra parte. L’operazione con cui l’America ha tentato invano di salvare il giornalista James Foley e altri prigionieri americani dai carcerieri è stato un disastro tattico e militare. 

Tanto è vero che i militari sono finiti sotto il fuoco dei terroristi, che li aspettavano. Comunque, nel giro di pochi minuti sono riusciti a rientrare sugli elicotteri e a ripartire verso la base turca da cui è partita la missione. La CIA in questi anni si è dedicata più alla gestione di programmi paramilitari che al dispiegamento di agenti sul campo in grado di reclutare e raccogliere informazioni. Soprattutto, per creare quei contatti "ad visum" che permettono, di localizzare anche gli spostamenti di un prigioniero, dove e quando. Al diavolo Echelon e fratelli vari. 

 Questa circostanza è complicata da un conflitto interno agli apparati della NSA e della CIA, in quanto Barack Obama decise di spostare la guerra al terrorismo dalla terra polverosa al cielo dei droni. Duro a capire. Nonostante la Siria, la Libia, l'Iraq e l'Afghanistan. I network dei ribelli siriani dicono che gli aerei e i droni americani hanno bombardato l’artiglieria attorno alla base per aprire una via agli uomini delle forze speciali. 

I mezzi americani hanno invaso lo spazio aereo siriano difeso da un sistema antiaereo che il Pentagono ha definito “altamente pericoloso”. Ai rischi per le forze speciali si aggiungeva quindi il rischio politico di entrare in conflitto con il regime di Bashar el Assad, cosa che Obama ha fin qui evitato in tutti i modi.

Il commando ha fatto irruzione in una raffineria petrolifera della Siria trasformata in una base. Non è difficile riconoscere nella descrizione l’impianto di al Akershi, una ventina di chilometri a est di Raqqa, la roccaforte dei ribelli sunniti. 

Un report di Amnesty International basato su interviste a prigionieri che sono transitati per al Akershi descrive la base come un enorme campo di addestramento dove continuamente si sentono “spari degli addestramenti” e “canti di centinaia di persone che s’inginocchiano per la preghiera”. Il consiglio della Sicurezza Nazionale ha detto che “non avrebbe voluto rivelare l’operazione”, ma è stato costretto a farlo quando ha scoperto che alcuni giornali si stavano preparando a raccontare la storia. 

La Casa Bianca ha però anche un altro motivo per rendere pubblico il tentativo di salvare il reporter che è stato poi decapitato: mostrare che ha fatto tutto quello che era in suo potere. Contrariamente a molti governi europei, l’America non tratta con i terroristi e non paga riscatti.

Wednesday, August 20

NO COMMENT

NEW GLOBAL ORDER - NEW GEOMILITARY POWER

CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA

Caitlin Hayden, portavoce del Consiglio nazionale per la Sicurezza USA ha affermato che gli Stati Uniti sono "sconvolti dal brutale assassinio di un giornalista americano innocente ed esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia e agli amici". Prima dell'esecuzione le scritte in sovra impressione minacciavano l'America, intimandola a terminare i raid aerei contro l'avanzata del Califfato che l'hanno portata "su una superficie scivolosa verso un nuovo fronte di guerra contro i musulmani. Qualsiasi tuo tentativo, Obama, di negare le libertà e la sicurezza ai musulmani sotto il califfato islamico porterà alla carneficina della tua gente".

"Messaggio all'America". Questo il titolo del video che mostra la decapitazione davanti alle telecamere del giornalista freelance americano James Foley rapito in Siria nel 2012. Lo hanno diffuso ieri i terroristi siriani dello Stato islamico minacciando Obama di uccidere anche l'altro giornalista in loro possesso, il corrispondente del Time Steven Joel Sotloff qualora il presidente americano continui con gli attacchi aerei in Iraq: "Dipende dalle decisioni degli americani", hanno ammonito.

L'autenticità del video è stata dimostrata dall'FBI. Tuttavia non è possibile risalire a quando il filmato sia stato girato. Le immagini mostrano Foley con camicia e pantaloni arancioni, simili alle tute indossate dai detenuti di Guantanamo, in ginocchio, su un terreno desertico, accanto ad un uomo armato e vestito di nero. Non ci sono punti di riferimento né spaziali, né temporali. Il militante con il volto coperto, parla con un accento britannico, probabilmente del sud di Londra, e si identifica come un membro dello Stato islamico.

"Quello che mi sta accadendo è solo colpa degli Stati Uniti criminali", ha detto Foley prima dell'esecuzione per poi rivolgersi al fratello John, pilota delle forze armate americane. "Sono morto nel momento in cui i tuoi colleghi hanno bombardato l'Iraq", ha continuato il giornalista inginocchiato. Poi, le ultime parole: "Vorrei non essere americano".

MERCATI FINANZIARI E GUERRE PIANIFICATE

Negli Stati Uniti si ha ripresa, ma i prezzi delle obbligazioni non scendono, anzi salgono. All’inizio del 2014 i rendimenti a dieci anni erano intorno al 3 per cento, a un certo punto del 2013 erano al 4 per cento, ora sono intorno al 2,5. In Europa si ha stagnazione, ma i prezzi delle azioni sono saliti dalla metà del 2012 – quando il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, esternò il “whatever it takes” – fino a quest’anno. Vere le relazioni storiche, negli Stati Uniti dovremmo avere il prezzo delle obbligazioni in discesa, mentre in Europa dovremmo avere un mercato delle azioni in difficoltà, ma così non è.

A ciò si aggiunga l’anomalia dei rendimenti. E’ possibile che l’Europa sia in stagnazione, ma i rendimenti sono inferiori a quanto ci si potrebbe aspettare. Un rendimento intorno all’1 per cento sui titoli di stato decennali tedeschi, infatti, come si giustifica? Se l’inflazione si muove verso il 2 per cento – l’obiettivo della Banca centrale –, allora ogni anno chi detiene i titoli del Tesoro germanico perde l’1 per cento, ossia perde il 10 per cento in dieci anni. Si potrebbe però argomentare che chi li ha comprati li vende prima che la situazione si stabilizzi. Ma per venderli deve accettare di perdere.

La tesi, in breve, è questa: le crisi in medio oriente e in Ucraina hanno avuto finora un impatto molto modesto sui mercati finanziari, i quali paiono compatti, mentre – a ben guardare – si contraddicono. Dal che uno può giungere a una conclusione perfida. Le crisi politiche e militari in corso possono diventare una scusa per gli investitori che sono nel mercato “sbagliato”: chi ha le azioni le vende affermando che la crisi può “sfuggire di mano”, e chi ha le obbligazioni le vende affermando che in realtà la crisi non è così grave da giustificare un prezzo anomalo per l'attività finanziaria “di rifugio”.

Insomma le obbligazioni, con i loro rendimenti bassi e qualche volta di fatto nulli, sia negli Stati Uniti sia, soprattutto, in Europa, scontano un mondo che una volta era definito “giapponese”: bassa crescita, bassa inflazione, se non deflazione. Le azioni, invece, scontano un mondo in ripresa. (Il moltiplicatore degli utili – il price to earning ratio – indica quanto ci si aspetta che gli utili possano crescere. Se il moltiplicatore è alto, allora ci si aspetta che gli utili crescano molto, e viceversa). Le azioni statunitensi soprattutto, e quelle europee in misura minore, hanno dei moltiplicatori elevati. Visto che si contraddicono – uno non “vede” la ripresa, l’altro sì – quale dei due mercati ha ragione e quale torto?

Passiamo allora alle dinamiche “interne”. I mercati finanziari sono da qualche tempo “anomali”. Solitamente, quando i prezzi delle azioni salgono, i prezzi delle obbligazioni scendono (la cedola è fissa, perciò, per avere un rendimento maggiore, i prezzi debbono scendere), e viceversa. Le azioni salgono perché si ha l’economia in ripresa (i fatturati salgono, salgono i margini operativi lordi e, alla fine, i profitti). Le obbligazioni, invece, scendono, perché si ha ripresa (la Banca centrale alza i tassi per raffreddare l’economia. I maggiori tassi si “scaricano” sulle diverse scadenze delle obbligazioni, i cui prezzi scendono). Vale il contrario, ossia senza ripresa le azioni scendono o si indeboliscono, mentre le obbligazioni salgono, perché la Banca centrale taglia i tassi di interesse.

Partiamo dalle pressioni “esterne”. Le tensioni militari hanno peso se danno origine a un evento economico negativo. Per esempio, un prezzo del petrolio maggiore per le tensioni in medio oriente, oppure una forte caduta della domanda russa di beni esteri e una forte riduzione dell’offerta di materie prime sempre da parte russa. Nel primo caso, l’evento negativo si manifesta attraverso una riduzione dell’offerta di petrolio non bilanciata dall’uso delle riserve strategiche e dalla maggior produzione saudita. (L’Arabia Saudita è, infatti, lo “swing producer” in grado di stabilizzare il prezzo del petrolio incrementandone o riducendone l’offerta). Finora l’evento negativo non si è prodotto. Tanto che, nonostante le tensioni in medio oriente, il prezzo del petrolio è rimasto fra lo stabile e il leggermente flettente.

Nel secondo caso, la compressione della domanda di beni esteri da parte russa deve essere significativa. A livello aggregato la domanda russa di beni europei è però modesta. Meglio, essa è significativa in alcuni comparti, ma nel complesso è modesta, perché l’economia russa è pari a meno di un settimo di quella dell’Unione europea. Dal lato dell’offerta di beni russi, è difficile che vengano ridotte le esportazioni di gas, perché è grazie ai ricavi della vendita di materie prime che i russi pagano le proprie importazioni. Si ha così una spiegazione del perché, nonostante la crisi in medio oriente e nell’Europa orientale, nulla di significativo sia finora accaduto nei mercati finanziari.

Tuesday, August 19

EUTANASIA DELL'EUROPA

Sul campo, continua la battaglia casa per casa nell'est dell'Ucraina. "Un distretto di Lugansk è stato liberato e ora la battaglia è nelle strade del centro città", ha affermato il portavoce dell'esercito ucraino, Andriy Lysenko, che ha anche annunciato il ritrovamento di 15 cadaveri di civili del convoglio in fuga da Lugansk colpito ieri. 

Nel frettempo, per parlare con il presidente ucraino a Kiev ci va Angela Merkel, capo di un governo tedesco il cui ruolo si è rivelato cruciale nel tenere insieme la fermezza verso Mosca da un lato e la ricerca di una soluzione diplomatica dall'altro. La Merkel sarà nella capitale ucraina sabato prossimo e oltre a Porosohenko, probabilmente, vedrà il primo ministro, Arseniy Yatsenyuk.  

I separatisti, nonostante le perdite subite, non rinunciano a dettare le condizioni di un possibile cessate il fuoco. I negoziati devono avvenire su un "piano di completa parità" e dopo il riconoscimento dell'indipendenza della Repubblica popolare di Donetsk, ha sottolineato il suo premier autoproclamato, il russo Aleksandr Zakharchenko. 

Di recente, il ministro degli Esteri ucraino, Pavel Klimkin, aveva dettato le tre condizioni per il cessate il fuoco bilaterale nelle regioni dove da mesi imperversa il conflitto: la completa sicurezza della frontiera, la possibilità per gli osservatori OSCE di monitorare la tregua ovunque e il rilascio di tutti i prigionieri. Ieri, il suo omologo russo, Serghei Lavrov, dopo i colloqui a quattro di Berlino, aveva però precisato che il cessate il fuoco "deve essere senza condizioni". 

I negoziati "sono condotti in modo attivo, su vari livelli" per cui si nutre un "cauto ottimismo".  Però, il portavoce di Vladimir Putin, Valentin Peskov, ha precisato che è prematuro rispondere alla domanda su un possibile incontro tra i presidenti Vladimir Putin e Petro Poroshenko. "Colloqui ad alto livello si terranno, solo dopo che verranno ben preparati".

"E' una cosa buona, una circostanza confortante", ha aggiunto Peskov, senza però voler commentare il tipo di formato in cui proseguiranno i colloqui, partiti domenica sera a Berlino, dove i ministri degli Esteri russo e ucraino si sono incontrati alla presenza dei colleghi francese e tedesco.

Un portavoce della presidenza ucraina ha affermato che a rappresentare l'UE ci sarà la responsabile della diplomazia, Catherine Ashton. All'incontro parteciperanno anche i presidenti di Kazakistan e Bielorussia, che fanno parte dell'Unione doganale guidata dalla Russia.

La Russia, intanto,  sta lavorando a nuove misure di ritorsione da adottare se l'Occidente deciderà ulteriori sanzioni. "Lavoriamo a diverse opzioni e abbiamo ripetutamente detto che la Russia non è per le sanzioni e non ha iniziato a farle. Ma nel caso che i nostri partner continuino con pratiche non costruttive e distruttive , allora noi prepariamo dure nuove misure".

THINKING ABOUT THAT AND YOU WILL FOUND THE TRUE

(From: AP) Armed robbers ambushed a car in a Saudi prince's diplomatic convoy on its way to a Paris airport commonly used for private jets, raiding the Mercedes for valuables then torching and abandoning the vehicle, police and prosecutors said Monday. Five to eight assailants flashed handguns but fired no shots in the Sunday night attack, the Paris prosecutor's office said. No injuries or arrests were reported. 

Rocco Contento of the SGP Paris police union said on BFM television that the car had 250,000 euros in cash and official embassy documents, and that the assailants were well-informed about the car's itinerary. The Paris prosecutor's office said the Mercedes carried "things of value," but would not confirm the theft of cash or documents. The car, with a driver and two passengers, was heading for Paris' Le Bourget airport to handle paperwork for the departing prince, according to the prosecutor's office. Le Bourget is often used for high-level visitors.

The Saudi Embassy in France said in a statement that the hijacked vehicle had German license plates and had been rented by a Saudi national who had his belongings in the car and was on his way to the airport. The driver was forced to pull over, and the car was stolen with the luggage inside, said the statement, carried by the official Saudi Press Agency. French officials refused to name those in the car or the prince, who has since left the country for an unidentified destination. Members of the Saudi royal family often come to Paris for diplomatic or business visits.

The burned shell of the stolen car was later found near the attack site in northern Paris along with another car, apparently belonging to the assailants, according to the prosecutor's office. The French Foreign Ministry called the attack, coming at the height of tourist season in the French capital, "unacceptable." An investigation was opened for armed robbery in an organized gang.

Aya Batrawy in Dubai contributed to this report.