Saturday, August 23

PEGGIO DI COSI LA CIA NON POTEVA FARE. FORZA UKRAINA

Era la notte fra il 3 e il 4 luglio. Obama avrebbe voluto portare a casa Foley e gli altri nel giorno dell’indipendenza americana. La Casa Bianca dice genericamente che il raid è avvenuto “quest’estate”, ma sovrapponendo una notizia diffusa dalla propaganda del regime siriano all’inizio di luglio si può arrivare alla data esatta. 

Un comunicato ufficioso riconducibile al regime spiega che le forze speciali siriane hanno fatto un’incursione con gli elicotteri in una base dei Sunniti di Abu Bakr al Baghdad vicino a Raqqa, uccidendo 300 miliziani, fra cui almeno quattro comandanti di alto livello. Dove sarà la verita? In ogni caso VERO O NON VERO è stato un fallimento. 

Il capo dei consiglieri sul Terrorismo di Obama, Lisa Monaco, ha detto che il governo “aveva quelle che credevamo essere informazioni sufficienti”, ma quando il commando di venticinque uomini del Delta Force è arrivato nella base indicata dalla CIA, i prigionieri americani erano da tutt'altra parte. L’operazione con cui l’America ha tentato invano di salvare il giornalista James Foley e altri prigionieri americani dai carcerieri è stato un disastro tattico e militare. 

Tanto è vero che i militari sono finiti sotto il fuoco dei terroristi, che li aspettavano. Comunque, nel giro di pochi minuti sono riusciti a rientrare sugli elicotteri e a ripartire verso la base turca da cui è partita la missione. La CIA in questi anni si è dedicata più alla gestione di programmi paramilitari che al dispiegamento di agenti sul campo in grado di reclutare e raccogliere informazioni. Soprattutto, per creare quei contatti "ad visum" che permettono, di localizzare anche gli spostamenti di un prigioniero, dove e quando. Al diavolo Echelon e fratelli vari. 

 Questa circostanza è complicata da un conflitto interno agli apparati della NSA e della CIA, in quanto Barack Obama decise di spostare la guerra al terrorismo dalla terra polverosa al cielo dei droni. Duro a capire. Nonostante la Siria, la Libia, l'Iraq e l'Afghanistan. I network dei ribelli siriani dicono che gli aerei e i droni americani hanno bombardato l’artiglieria attorno alla base per aprire una via agli uomini delle forze speciali. 

I mezzi americani hanno invaso lo spazio aereo siriano difeso da un sistema antiaereo che il Pentagono ha definito “altamente pericoloso”. Ai rischi per le forze speciali si aggiungeva quindi il rischio politico di entrare in conflitto con il regime di Bashar el Assad, cosa che Obama ha fin qui evitato in tutti i modi.

Il commando ha fatto irruzione in una raffineria petrolifera della Siria trasformata in una base. Non è difficile riconoscere nella descrizione l’impianto di al Akershi, una ventina di chilometri a est di Raqqa, la roccaforte dei ribelli sunniti. 

Un report di Amnesty International basato su interviste a prigionieri che sono transitati per al Akershi descrive la base come un enorme campo di addestramento dove continuamente si sentono “spari degli addestramenti” e “canti di centinaia di persone che s’inginocchiano per la preghiera”. Il consiglio della Sicurezza Nazionale ha detto che “non avrebbe voluto rivelare l’operazione”, ma è stato costretto a farlo quando ha scoperto che alcuni giornali si stavano preparando a raccontare la storia. 

La Casa Bianca ha però anche un altro motivo per rendere pubblico il tentativo di salvare il reporter che è stato poi decapitato: mostrare che ha fatto tutto quello che era in suo potere. Contrariamente a molti governi europei, l’America non tratta con i terroristi e non paga riscatti.