Monday, September 8

ADDESTRATI DALLA CIA SPARARONO SULLA FOLLA A KIEV

Aleksandr Yakimenko
Dirompenti le dichiarazioni di Aleksandr Yakimenko, capo dell’Intelligence ucraina con Yanukovic, ora riparato in Russia. Secondo Yakimenko, sarebbe stata la CIA a manovrare i cecchini che il 20 febbraio hanno fatto strage di dimostranti in piazza Maidan per poi poter accusare il regime. A dirigere l’operazione, uomini coordinati dall’ambasciata USA di Kiev. Complici, il rappresentante dell’Unione Europea nella capitale ucraina ed emissari polacchi come Jan Tombinsky.

Altra conferma, la famosa telefonata del ministro degli esteri estone Urmas Paet alla signora Catherine Ashton, capo della diplomazia europea: il ministro dell’Estonia disse che a sparare «anche» contro i dimostranti non fu la polizia ucraina, bensì i cecchini «assoldati dalle opposizioni. Le accuse sono una più grave dell’altra, una più infamante dell’altra. 

Ukraina, Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania: sarebbero le “pedine” utilizzate da Washington per destabilizzare sanguinosamente l’Est europeo, confinante con la Russia. Fino alla caduta del regime di Yanukovich. «L’Europa, in quanto tale, sprofonda più che nella vergogna, nel ridicolo, trovandosi guidata da quattro repubbliche ex satelliti o ex sovietiche (anche se con l’autorevole copertura di Washington, Berlino, Londra, e Parigi) in un’avventura che non era stata nemmeno discussa. E che non è europea, ma americana.

Cecchino con arma russa
Yakimenko ha chiamato in causa l’ex presidente ucraino Viktor Yushenko, il vincitore – con Julia Tymoshenko – della ormai sfiorita rivoluzione arancione. Sarebbe stato lui a «lasciar moltiplicare i campi paramilitari in cui si sono allenati al golpe i nazisti e gli estremisti nazionalisti seguaci di Stepan Bandera», l’uomo che nella Seconda Guerra Mondiale collaborò con Hitler, e la cui effigie è tornata – dopo tanti anni – sulla piazza Maidan. 

Quando arrivò Yanukovic, sempre secondo Yakimenko, i “campi paramilitari” non furono chiusi, ma spostati – in Polonia, Lettonia e Lituania. Neppure Yanukovic decise di chiuderli: «Continuava il doppio gioco, un colpo al cerchio e uno alla botte, per tenere buoni russi e americani», perché l’influenza degli Stati Uniti e dell’Europa erano già troppo forti per poter essere contrastate».

Insomma, l’ex capo del Servizio segreto ucraino, sostiene che l’eversione nel suo Paese abbia origini lontane: non è stata né spontanea, né improvvisata. «Ha fatto parte di un piano strategico nato negli Stati Uniti e che ha avuto come esecutori materiali un gruppo di Paesi dell’Unione Europea». 
Paramilitari "Made in USA" in Ukraina 2014
A guidare e a imprimere una svolta eversiva sono stati "uomini armati e bene addestrati da tempo", scatenati da una serie di comandi molto precisi. Fino alla tremenda sceneggiata, costata quasi un centinaio di morti e oltre 800 feriti, che servì a coprire di infamia il presidente Yanukovic, lordato di un sangue che non aveva voluto e saputo provocare, ma la cui fuga fu applaudita da tutto il “mondo libero”, indignato per la sua ferocia.

Yakimenko sostiene che quei cecchini furono individuati: sparavano dal palazzo della Filarmonica, erano una ventina, «bene armati, bene equipaggiati, con fucili di precisione dotati di cannocchiale». Gli uomini della sicurezza ucraina erano nella piazza, mescolati alla folla e – dice Yakimenko – videro tutto e riferirono. Ma «non furono gli unici a vedere»: anche i leader di alcuni gruppi estremisti videro che quei cecchini sparavano sulla folla, e si allarmarono al punto da contattare lo stesso Yakimenko, «chiedendogli di porre fine alla mattanza facendo intervenire la sue “teste di cuoio”, il famoso o famigerato “Gruppo Alfa”». 

Yakimenko, ovviamente, parla dunque di una trattativa che si svolse tra lui e i rappresentanti di “Svoboda” e di “Settore Destro”. Forse – dice – lo fecero per «crearsi un alibi». O forse perché non erano loro, ma altri, ad avere organizzato la mostruosa operazione diversiva. E nel frattempo un gruppo di persone, tutte decisive nel controllo delle forze di sicurezza, visitavano l’ambasciata Usa «tutti i santi giorni». Sono gli stessi uomini che oggi incarnano il nuovo potere di Kiev. 

Questi paramilitari sono fuori dal controllo di Kiev. Sono questi gli "attizzatori" per una nuova guerra nel fronte est ucraino. Con lo scopo di far fallire la recente tregua armata.