Sunday, March 20

DA USTICA A... SABRATA. BUGIE DOPO BUGIE.


Il bilancio, invece -dicono gli yankee - è di "30 jihadisti del Daesh uccisi". Noi aggiungiamo che, in più, vi sono oltre 45 vittime civili (uomini, donne e bambini).

Ma, intorno a questi morti, ve ne sono altri quattro due cittadini serbi: Sladjiana Stankovic e Jovica Stepic e due italiani: Fausto Piano e Salvatore Failla (motivo per cui i loro cadaveri saranno resi irriconoscibili?). 

Comunque sia, in tutto questo sfacelo, sembrerebbe che Nouredinnd Chouchane NON sia rimasto ucciso.

Incredibile, che le truppe libiche-tripolitane, dopo mesi e mesi nei quali hanno sempre negato la presenza dello Stato Islamico sulla sabbia libica  da quel drone dello scorso febbraio diciannove.

Dopo giorni e giorni di silenzio e inattivi, avvezzi a effluvi soporiferi, tout court, hanno mostrato tutta la loro capacità di fuoco contrattaccando l'ISIS (!).

Quindi, si presume, che i nostri a Tripoli e Sabrata, abbiano compiuto svariati blitz in edifici e strade in cui si sarebbero trovati/nascosti/trasportati, cammellati,  gli uomini di Abu Bakr al Baghdadi

Meno male, però,  che la gente ricordi, anche perchè loro lì ci vivono sul serio, quindi, si ricordano bene di non essersi mai imbattuti con l'IS e, tantomeno non li abbiano mai visti in giro.

A furia di dire cazzate i libici tripolitani, hanno dato in dieci giorni, ventisei versioni differenti dei tragici fatti. Una di queste cazzate, come giustamente conferma la FoxTv e il New York Time, per la quale l’IS ha mantenuto, volutamente, da lungo tempo un profilo basso, basso. Quasi non ci fosse.

In realtà, sembrerebbe che ad oggi, dopo la pioggia di circa cento milioni di euro italiani, i libici, ricchi,  rinneghino persino il profeta. Per questa ragione hanno rilasciato i due ostaggi italiani, sopravvissuti.

Naturalmente, dopo la lobotizzazione fatta dai Servizi segreti italiani.

LA REALTA'

I fatti vogliono che la situazione prodotta in Libia, dai nostri "operatori", dal gennaio a marzo del 2016, sotto l'egida del ministero della Difesa italiano, siano stai da dicembre 2015 e che siano, si presume, Corpi Speciali militari, italiani, inviati con l’incarico di raccogliere informazioni in Libia.

Dunque, qui non si parla di uno schieramento di “truppe”: piuttosto della presenza di "gruppi" di operatori con un background militare di livello molto alto, specializzati in reconnaissance (ricognizione), hard arrest (cattura di terroristi), hostage rescue (salvataggio di ostaggi).

Questo profilo corrisponde a poche unità, come il 9° Reggimento d’assalto “Col Moschin”, il Comando subacqueo incursori (Comsubin) e il Gis dei carabinieri.  A Sabratha confermano e testimoniano la collaborazione di alcuni contatti locali con i nostri "operatori" italiani.

A febbraio e marzo di quest’anno il governo ha parlato della possibilità di “interventi di contenimento del terrorismo” libico (il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in un’intervista del 20 marzo), perché “non possiamo accettare che a poche ore di navigazione dall’Italia ci sia una minaccia terroristica attiva” (Gentiloni, il 14 febbraio).

Il 20 febbraio una fonte della Farnesina descrisse queste azioni di contenimento: bombardamenti aerei mirati e possibili raid di incursori, da decidere in un quadro di legalità internazionale. Questo tipo di prontezza operativa richiede un lavoro preliminare che dura come minimo mesi.

La presenza degli incursori è apprezzata nel settore dell’Intelligence per l’esperienza e per i contatti sul campo. Un distaccamento del “Col Moschin” di circa 12-15 uomini ha lavorato a Bengasi nel 2011 e per quasi tutto il 2012, ed era in città anche l’11 settembre, quando gli islamisti hanno dato l’assalto al consolato americano.

La loro rete di relazioni è attiva ancora oggi che la città è quasi inaccessibile. L’importanza di questa collaborazione è stata confermata a metà novembre dall’approvazione alla Camera di un emendamento alla legge del 3 agosto 2007 numero 124 che permetterà ai militari dei Corpi Speciali, quando sarà approvato in via definitiva, di operare all’estero e in via temporanea sotto il comando dei Servizi segreti (AISE).