Friday, May 26

TAORMINA HOLYDAY FOR EVERYBODY

Finalmente potremo vedere la family photo dei leaders nella suggestiva cornice del Teatro greco, degna location per l’incontro tra le personalità più influenti del pianeta. Eppure, siamo proprio sicuri che il G7 sia ancora una rappresentazione fedele dei rapporti di forza mondiali a livello geopolitico ed economico? 

Il formato “a sette” (seppur con l’inclusione dell’Unione europea come ottavo membro de facto, e al netto dell’espulsione della Russia dopo i noti fatti del 2014) appare dopo tanti anni assai logoro, superato dall’emergere di nuove potenze e dalla nascita di nuovi forum multilaterali come il G20. Un’irrilevanza che sembra avere subìto un brusco aggravamento negli ultimi mesi con l’irruzione sulla scena internazionale di un presidente come Donald Trump, estraneo alle liturgie dei grandi incontri a livello mondiale. 

Al netto di alcune incertezze, cambiamenti repentini di opinione, e alcuni errori diplomatici, stiamo assistendo alla nascita – seppur a livello ancora embrionale – di un “G3 informale”, che si sviluppa intorno a Stati Uniti, Russia e Cina. Fino a oggi, il più importante incontro bilaterale di Trump è stato con Xi Jinping nella sua residenza di villeggiatura a Mar-a-Lago, ed è stato un vertice che ha preso atto della coabitazione e cogestione della regione del Pacifico tra Washington e Pechino. 

La tenuta di questa convergenza di interessi potrebbe essere messa a dura prova nei prossimi mesi dalla questione nordcoreana, che nei fatti rappresenta una spina nel fianco della Cina, tradizionale protettore del regime stalinista di Pyong-yang; eppure l’individuazione di un asse con gli Stati Uniti rappresenta potenzialmente un architrave fondamentale dell’architettura geopolitica dei prossimi anni.
   
Lo stesso si può dire di una ritrovata intesa, sulla base di un pragmatico realismo, tra Washington e la Russia: nonostante un vero e proprio “disgelo” non sia ancora avvenuto a causa delle numerose polemiche che si sono diffuse di recente in patria, da parte di Trump rimane il desiderio di ammorbidire i rapporti con Putin, di cui sembra subirne il fascino dell’“uomo forte”.
   
L’assenza di Europa e Onu. Per quattro dei sette capi di Stato e di governo riuniti oggi venerdì 16 maggio e domani sabato 27 a Taormina, in Sicilia, questo vertice del G7 è una "prima volta": questo vale, scrivono gli inviati del quotidiano "Le Monde" Marc Semo e Bastien Bonnefous, sia per il presidente USA Donald Trump che per il neo eletto presidente francese Emmanuel Macron, come pure per il Primo ministro britannico Theresa May e per Paolo Gentiloni, il presidente del Consiglio dell’Italia che è il paese organizzatore dell'incontro. I temi che verranno trattati sono invece in larga parte simili a quelli affrontati ieri giovedì 25 a Bruxelles al vertice dell'Alleanza atlantica (NATO): la giornata di oggi sarà dominata dalle questioni della sicurezza e della difesa, e poi da quelli dell'economia. 

Gentiloni ha annunciato che dal vertice uscirà un messaggio "di impegno comune ed eccezionale contro il terrorismo" da parte dei sette paesi più industrializzati del mondo occidentale (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e Canada). Domani invece sarà avviato un dialogo allargato, centrato in particolare sull'Africa e sullo sviluppo, a cui sono stati invitati i leader di cinque paesi africani (Etiopia, Kenya, Niger, Nigeria e Tunisia). 

L’essenziale della dichiarazione finale del vertice è già stato messo a punto da diversi giorni, preparato in anticipo dagli "sherpa" delle diverse diplomazie; ma la politica della nuova amministrazione Usa sta provocando incertezza su due questioni-chiave: la Casa Bianca infatti mostra apertamente la sua opposizione all’accordo di Parigi sul clima, e minaccia di non applicarlo o addirittura di ritirarsi dal trattato; inoltre ha espresso volontà protezioniste, presentate come una "lotta contro le pratiche commerciali sleali in materia di scambi internazionali". 

"Le discussioni andranno avanti per tutta la notte", dicono al "Monde" fonti dell’Eliseo, secondo cui non si può escludere che il vertice alla fine partorisca una dichiarazione finale "minima", svuotata di significato. La responsabilità di trovare un compromesso ricade sul paese ospite, l'Italia, ed al ministero degli Esteri italiano sanno come conciliare l'inconciliabile. "L’approccio resta quello della massima apertura", hanno detto al "Monde" fonti della Farnesina: "Quel che vogliamo evitare è di dare l’impressione che sei paesi fanno blocco contro un settimo".

Di fronte a un simile riassetto dei rapporti di forza globali, che potrebbe esautorare l’Unione europea e i suoi principali stati membri, il G7 rischia dunque di essere derubricato a una semplice riunione tra soci di un vecchio circolo elitario. In questo scenario c’è il rischio che Donald Trump venga in Italia con l’obiettivo primario di godere delle straordinarie bellezze siciliane e di battere cassa con il suo omologo Gentiloni e con gli altri partner europei sul dossier relativo all’aumento dei contributi al budget NATO. 

La congiuntura attuale, con il Regno Unito ormai sempre più lanciato verso una Hard Brexit, una Francia il cui nuovo assetto politico è ancora in via di definizione, e un Canada con un peso specifico troppo piccolo per poter spostare gli equilibri, sembra destinata a condannare il G7 all’irrilevanza, schiacciato tra il G20 che è ormai divenuto il forum principale per la gestione della governance economica e un inedito G3 con una sostanziale suddivisione delle aree di influenza cruciali sul pianeta: Atlantico, Pacifico e Mediterraneo.

Come se non bastasse, accanto al G3 della “geopolitica” si sta affiancando quello delle grandi società multilaterali della comunicazione. Apple, Google e Facebook sono i tre giganti che controllano ormai la gran parte dei flussi informativi globali, contribuendo a veicolare istantaneamente ogni giorno notizie vere o false o costruite ad arte per dare fiato ai movimenti populisti che in molti paesi occidentali stanno provocando una destabilizzazione dell’ordine mondiale. Non è esagerato immaginare un G3 dell’Ict e dei media che avrà un’influenza diretta sulla vita dei cittadini in molti casi molto più pesante rispetto alle decisioni prese dai singoli stati nazionali o anche da gruppi di essi. 

In questo contesto, a perderci siamo soprattutto noi europei e le organizzazioni internazionali “strutturate” facenti parte del sistema delle Nazioni Unite. Unione europea e Onu sono i grandi assenti di questo processo di ridistribuzione del potere globale, con effetti che potrebbero essere molto negativi nel medio periodo, riducendo i paesi europei e il resto del mondo – India compresa – alla sostanziale irrilevanza nella gestione dei grandi affari multilaterali. Il compito che attende Gentiloni a Taormina è dunque arduo, anche se cela delle opportunità interessanti per l’Italia per quanto riguarda ad esempio la soluzione dell’emergenza migratoria e umanitaria nel Mediterraneo e dei focolai di crisi in Medio oriente.