Saturday, July 28

1991-2011 FASCISMO-ECONOMICO OVVERO BUGIE E SANGUE

Guai se la denuncia del nazi-fascismo, risuonata nel 70° anniversario della liberazione di Auschwitz, servisse a depistare l’opinione pubblica dall’altro più pericoloso FASCISCMO quello ECONOMICO, fondato, principalmente, sulla menzogna che giustifica i peggiori atti, terminando in sistematiche aggressioni a POPOLI E CULTURE, AUTOCTONE, DEL MONDO INTERO

Per esempio la Jugoslavia, rasa al suolo dopo la decisione della Germania, assieme al Vaticano (1991) di riconoscere i separatisti, cattolici, sloveni e croati: inaccettabile, per la nascente EUROZONA, la sopravvivenza di un grande Stato, multi-etnico, come la JUGOSLAVIA  e, con l’economia interamente in mani pubbliche. 

Per esempio la Libia, di Muhamar Gheddafi, travolta dopo una sua  decisione di costituire una Banca Centrale africana con  un'unica moneta in oro, alternativa al dollaro. 

E avanti così, dalla Siria all’Ucraina, fino alle contorsioni terrificanti del cosiddetto ISIS, fondato sulle unità di guerriglia addestrate dall’Occidente in Libia contro Gheddafi, poi smistate in Siria contro Assad e quindi dirottate in Iraq. Possiamo chiamarlo come vogliamo, dice John Pilger, ma è sempre fascismo-economico


«Se gli Stati Uniti e i loro vassalli non avessero iniziato la loro guerra di aggressione in Iraq nel 2003, quasi un milione di persone oggi sarebbero vive, e lo Stato Islamico non ci avrebbe fatto assistere alle sue atrocità», scrive Pilger in una riflessione ripresa dal “Come Don Chisciotte”. 


Se gli USA avessero esitato, disse Obama, la città di Bengasi «avrebbe potuto subire un massacro che avrebbe macchiato la coscienza del mondo». Peccato che Bengasi non sia mai stata minacciata da nessuno: «Era un’invenzione delle milizie SCIITE-islamiche che stavano per essere sconfitte dalle forze governative libiche».

I nuovi “mostri” sono «la progenie del fascismo-economico moderno, svezzato dalle bombe, dai bagni di sangue e dalle menzogne, che sono il teatro surreale conosciuto col nome di “informazione”». Infatti, «come durante il fascismo-economico degli anni ‘30 e ‘40, le grandi menzogne vengono trasmesse con la precisione di un metronomo grazie agli onnipresenti, ripetitivi media e la loro velenosa censura per omissione». 

In Libia, nel 2011 la NATO ha effettuato 9.700 attacchi aerei, più di un terzo dei quali mirato ad obiettivi civili, con strage di bambini. Bombe all’uranio impoverito, sganciate su Misurata e Sirte, bombardate a tappeto. Il massacro di Ghedaffi in diretta mondiale, da parte degli uomini del DGSE, mischiati tra la folla, «è stato giustificato con la solita grande menzogna: Ghedaffi stava progettando il “genocidio” del suo popolo». Al posto della verità: Ghedaffi stava denunciando Nicholas Sarkozy per corruzione

L'insignificante Barak Obama, premio Nobel per la pace disse che se gli USA, non fossere intervenuti immadiatamente, la città di Bengasi «avrebbe potuto subire un massacro che avrebbe macchiato la coscienza del mondo» 

Paradossalmente, avvene un ALTRO tragico fatto:" il, prevedibile, massacro dell'ambasciatore statunitense Chris Stevens e della sua scorta a Bengazi sotto la totale INERZIA della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato. 

Peccato per il povero Stevens, ma Bengasi non è mai stata minacciata da nessuno: «Era una INFAME invenzione delle milizie islamiche sciite libiche che stavano per essere sopraffatte e sconfitte dalle forze governative tripolitane». Le milizie, aggiunge Pilger, dissero alla “Reuters” che ci sarebbe stato «un vero e proprio bagno di sangue, un massacro come quello accaduto in Ruanda». 

La menzogna, segnalata il 14 marzo 2011, ha fornito la prima scintilla all’inferno della NATO, definito da David Cameron come «intervento umanitario». Molti dei “ribelli” sciiti, segretamente armati e addestrati dalle SAS britanniche, sarebbero poi diventati ISIS, decapitatori di “infedeli”. 

In realtà, per Obama, Cameron e Sarkozy – scrive Pilger – il vero crimine di Gheddafi, come prima anticipato, fù l'imminente indipendenza economica della Libia dal franco francese e dal dollaro USA e la sua dichiarata intenzione di smettere di vendere in dollari USA le più grandi riserve di petrolio dell’Africa, minacciando così il petrodollaro, che è «un pilastro del potere imperiale MONDIALE DO CONTROLLO americano». 

«Era l’idea stessa ad essere intollerabile per gli Stati Uniti, che si preparavano ad “entrare” in Africa -gia nel 1999, corrompendo i governi africani con offerte di Clinton e Blair-collaborazione-militare».

Così, “liberata” la Libia, Obama «ha confiscato 30 miliardi di dollari dalla banca centrale libica, che Gheddafi aveva stanziato per la creazione di una banca centrale africana e per il dinaro africano, valuta basata sull’oro».

La “guerra umanitaria” contro la Libia aveva un modello vicino ai cuori liberali occidentali, soprattutto nei media, continua Pilger, ricordando che, nel 1999, Bill Clinton e Tony Blair inviarono la Nato a bombardare la Serbia, «perché, mentirono, affermando che i serbi stavano commettendo un “genocidio” contro l’etnia albanese della provincia secessionista del Kosovo»


Finiti i bombardamenti della NATO, con gran parte delle infrastrutture della Serbia in rovina – insieme a scuole, ospedali, monasteri e la televisione nazionale – le squadre internazionali di polizia scientifica scesero sul Kosovo per riesumare le prove del cosiddetto “olocausto”. L’FBI non riuscì a trovare una singola fossa comune e tornò a casa.

Il team spagnolo fece lo stesso, e chi li guidava dichiarò con rabbia che ci fu «una piroetta semantica delle macchine di propaganda di guerra». Un anno dopo, un tribunale delle Nazioni Unite sulla Jugoslavia svelò il conteggio finale dei morti: 2.788, cioè i combattenti su entrambi i lati, nonché i serbi e i rom uccisi dall'UCK. «Non c’era stato alcun genocidio.

L' "olocausto” jugoslavo è stato una menzogna».

L’attacco NATO era stato fraudolento, insiste Pilger, spiegando che «dietro la menzogna, c’era una seria motivazione: la Jugoslavia era un’indipendente federazione multietnica, unica nel suo genere, che fungeva da ponte politico ed economico durante la guerra fredda».

Attenzione: «La maggior parte dei suoi servizi e della sua grande produzione era di proprietà pubblica. Questo non era accettabile in una Comunità Europea in piena espansione, in particolare per la nuova Germania unita, che aveva iniziato a spingersi ad Est per accaparrarsi il suo “mercato naturale” nelle province jugoslave di Croazia e Slovenia». 

Sicché, «prima che  gli europei si riunissero a Maastricht nel 1991 a presentare i loro piani per la disastrosa Euro-Zona, un accordo segreto era stato approvato: la Germania avrebbe riconosciuto la Croazia». Quindi, «il destino della Jugoslavia era segnato».

La solita macchina stritolatrice: «A Washington, gli Stati Uniti si assicurarono che alla sofferente Pilger-economia jugoslava fossero negati prestiti dalla Banca Mondiale, mentre la NATO, allora una quasi defunta reliquia della guerra fredda, fu reinventata, CON PRONTEZZAcome tutore dell’ordine imperiale».

Nel 1999, durante una conferenza sulla “pace” in Kosovo a Rambouillet, in Francia, i serbi furono sottoposti alle tattiche ipocrite dei sopracitati tutori. «L’accordo di Rambouillet comprendeva un allegato B segreto, che la delegazione statunitense inserì all’ultimo momento».

La clausola esigeva che tutta la Jugoslavia – un paese con ricordi amari dell’occupazione nazista – fosse messa sotto occupazione militare, e che fosse attuata una “economia di libero mercato” con la privatizzazione di tutti i beni appartenenti al governo.

«Nessuno Stato sovrano avrebbe potuto firmare una cosa del genere», osserva Pilger. «La punizione fu rapida; le bombe della Nato caddero su di un paese indifeso. La pietra miliare delle catastrofi era stata posata

Seguirono le catastrofi dell’Afghanistan, poi dell’Iraq, della Libia, della Siria, e adesso dell’Ucraina. Dal 1945, più di un terzo dei membri delle Nazioni Unite – 69 paesi – hanno subito alcune o tutte le seguenti situazioni per mano del moderno fascismo-economico

Sono stati invasi decine e decine di governi, i loro legali rappresentanti rovesciati, i loro movimenti popolari soppressi, i risultati delle elezioni sovvertiti, la loro gente bombardata e le loro economie spogliate di ogni protezione, le loro società sottoposte a un assedio paralizzante noto come “sanzioni”. Lo storico britannico Mark Curtis stima il numero di morti in milioni

«Come giustificazione, in ogni singolo caso una grande, immensa, sporca menzogna è stata raccontata dalla centrale del fascismo-economico-mondiale.»