Friday, October 26

UNIONE EUROPEA: "INVENZIONE SIONISTA DEL XX SECOLO"

Il B'NAI B'RITH: usa Bruxelles come un tassello del nuovo ordine mondiale. Oggi si puntella l'euro sul baratro del collasso fomentando la guerra in Ucraina e richiamando all'ordine una riottosa Germania. In Europa l'impero americano gioca il tutto per tutto. Il B'NAI B'RITH epicentro del Sionismo, NEMICO del popolo ebraico, poi, creò il Progetto degli Stati Uniti d'Europa: origine anglo-americana dell'integrazione continentale e della moneta unica. 

Oggi i suoi discendenti nel B'nai B'Rith hanno progettato e creato l'Unione Europea, come testa di ponte statunitense sul continente euroasiatico. La necessità di salvare l'euro ad ogni costo: guerra in Ucraina compresa. L'aspirazione all'unità del continente ricorre ciclicamente dalla dissoluzione dell'impero romano, ma l'attuale piano di integrazione europea è eterodiretto sin dall'origine dall'E'lite delle FAMIGLIE finanaziarie del fine XX Secolo, successivamente, gli eredi banchieri, piazzarono a Bruxelles, cuore dell'Europa persa con Hitler, un tassello del nuovo ordine mondiale. Oggi si puntella l'euro sul baratro del collasso fomentando la guerra in Ucraina e richiamando all'ordine una riottosa Germania. In Europa l'impero americano gioca il tutto per tutto. Kalergi Plan

CITAZIONI BIBLICHE CELEBRI 

Prendere tu non l'usura di lui, o di aumento ma temi il tuo Dio; che tuo fratello possa vivere presso di te. Tu non lo darai il tuo denaro a interesse, né gli prestano tuoi viveri per ricavarne.
(Levitico 25: 36-37)
E questo [è] la modalità di emissione: Ogni creditore che dà in prestito [dovrebbero] al suo prossimo svincola [it]; egli non esigere [it] del suo vicino, o di suo fratello; perché è chiamato liberazione dell'Eterno.
(Deuteronomio 15: 2)
Tu non prestare a interesse al tuo fratello;l'usura di denaro, l'usura di viveri, l'usura di qualsiasi cosa che si presta a interesse:
(Deuteronomio 23:19)
Poi ho consultato con me stesso, e mi sgridò i nobili, i magistrati, e dissi loro: Voi l'usura esatto, ognuno di suo fratello. E ho impostato una grande assemblea contro di loro.
(Neemia 5: 7)
Parimenti, [e] i miei fratelli ei miei servi, abbiamo dato loro in denaro e mais: ti prego, lasciamo fuori questo usura.
(Neemia 5:10)
[Chi] mi metterà non per il suo denaro a usura e non accetta contro gli innocenti. Chi fa queste cose [] non vacilli.
(Salmi 15: 5)
Il ricco signoreggia sui poveri, e il servo mutuatario [è] per il creditore.
(Proverbi 22: 7)
Meglio [è] il povero che cammina nella sua rettitudine, di [chi è] perverso [sue] vie, anche se [sia] ricco. Chi osserva la legge [è] un figlio saggio: ma chi è un compagno di riottosi [uomini] shameth suo padre. Colui che per l'usura e guadagno ingiusto accresce i suoi beni, lo accumula per chi ha pietà dei poveri.Se uno volge altrove gli orecchi per non ascoltare la legge, anche la sua preghiera [sarà] abominio.
(Proverbi 28: 6-9)
Guai a me, mia madre, che mi hai partorito un uomo di lotta e un uomo di contesa per tutta la terra! Ho né prestato a interesse, né gli uomini hanno prestato a me in materia di usura; [Ancora] ogni uno di lo punisca me maledizione.
(Geremia 15:10)
Egli [che] non ha dato via a interesse, né ha tolto ogni aumento, [che] s'è ritirato la mano, iniquità, s'è realizzato vero giudizio tra uomo e uomo, s'è seguito le stature, e ha tenuto i miei giudizi, per affrontare veramente; egli [è] semplicemente, egli vivrà, dice il Signore Iddio.
(Ezechiele 18: 8-9)
[Chi] hath dato via a interesse, e s'è preso aumento: vivrà egli? Egli non vivrà: egli ha commesso tutte queste abominazioni; perché deve morire; il suo sangue ricadrà su di lui.
(Ezechiele 18:13)
[Chi] ha tolto la mano dal povero, [che] non s'è ricevuto interesse né usura, s'è eseguito i miei giudizi, s'è camminato secondo le mie leggi; egli non morirà per l'iniquità del padre, egli vivrà.
(Ezechiele 18:17)
In te si ricevono doni per spargere il sangue;tu hai presa usura e aumentare, e tu hai trai guadagno prossimo con la violenza, e dimentichi me, dice il Signore Iddio.
(Ezechiele 22:12)
DAL NUOVO TESTAMENTO
E Gesù entrò nel tempio di Dio, e cacciò fuori tutti coloro che vendevano e comperavano nel tempio, e rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie de 'venditori di colombi,
(Matteo 21:12)
E vengono a Gerusalemme: e Gesù entrò nel tempio, e hanno cominciato a scacciare coloro che vendevano e comperavano nel tempio, e rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie de 'venditori di colombi;
(Marco 11:15)
 DALLA LETTERATURA
- “…io credo sinceramente, come voi, che le istituzioni bancarie siano più pericolose di un esercito in campo…” (Thomas Jefferson – lettera a John Adams )

- “Da queste due, se tu ti rechi a mente | lo Genesì dal principio, convene | prender sua vita e avanzar la gente | e perché l'usuriere altra via tene, | per sé natura e per la sua seguace | dispregia, poi ch'in altro pon la spene". (Dante Alighieri, Divina Commedia)

- “Dallo stato caotico dell’economia il genio SIONISTA sviluppò il sistema del capitalismo organizzato, grazie allo strumento più efficace: il sistema bancario.” ( "Henry Ford – L’Ebreo Americano” ) del 10 Settembre 1920.

 - “La razza, nel sionismo, è lungi dall’essere un puro dato biologico e antropologico. La razza è la Legge. Questa, intesa come una forza formatrice dall’interno e in un certo senso perfino dall’alto, nel sionista, fa tutt’uno con quella.” ( Giovanni Preziosi – “Dieci punti fondamentali del problema ebraico” – 15 Agosto 1937 – da “Come il Giudaismo ha preparato la prima guerra mondiale” – ediz. “Tumminelli – Roma 1939 )


E’ sufficiente sostituire il termine “guerra” con “usura bancaria” o “deflazione programmata” e la frase è facilmente riconducibile alla situazione italiana attuale. Invece questa affermazione è stata concepita nel 1944. 

Bruciava e brucia, ancora, sulla pelle degli europei la catastrofe dalla Seconda Guerra mondiale. Ma c’è chi, senza salire sul carro del vincitore, riesce ad analizzare il conflitto, lontano da retorica e ipocrisia. Uno di questi, uno dei pochi è stato: "Ezra Pound".

Ezra Weston Loomis Pound nasce ad Hailey nel 1885, compie i suoi studi alla Cheltenham High School, allo Hamilton College di Clinton e all’Università di Pennsylvania. Nel 1908 lascia gli Stati Uniti per raggiungere l’Europa e frequenta i circoli degli intellettuali di Gibilterra, Venezia, Londra. 

Nel 1920 abbandona la conservatrice Londra per raggiungere Parigi, palcoscenico per i movimenti di avanguardia culturale dove frequenta personalità del calibro di Francis Picabia, Ernest Hemingway, Pablo Picasso, Erik Satie e James Joyce. Nel 1924 si stabilisce definitivamente a Rapallo, in Italia, stanco dell’atmosfera urbana parigina

Ed è proprio in Italia che inizia la storia dolorosa e turbinosa del poeta americano. Negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, a Londra, Ezra Pound aveva maturato una personale e complessa visione del mondo e della società, riconoscendo le forti criticità del sistema e della dottrina capitalista, così come quella marxista. 

Fu proprio questa sua convinzione che lo spinse a esprimere apprezzamento per i provvedimenti sociali del regime fascista di Mussolini in favore dei lavoratori, le opere pubbliche e la ricerca di una politica alternativa al liberismo, in cui Pound riconosceva la principale causa delle diseguaglianze sociali.

E proprio in Italia approfondisce lo studio di una nuova dottrina economica e sociale sintetizzata in saggi pubblicati sia in lingua italiana che inglese, come ‘Abc of Economics’; ‘What is Money for?’; ‘Lavoro e Usura’. Questi testi sottolineano lo spirito poliedrico di Ezra Pound, poeta, sociologo e attento osservatore della società. 

Lavoro e Usura’, pubblicato nel 1954, viene scritto verso la fine della Seconda Guerra Mondiale e rappresenta una lucida analisi delle cause e dello svolgimento di uno dei conflitti più sanguinari della storia dell’uomo. E questa onestà costerà cara a Ezra Pound, come vedremo. ‘Oro e Lavoro’, primo dei tre saggi di ‘Lavoro e Usura’, si apre con la visione onirica della Repubblica dell’Utopia, raggiunta per caso da Pound nel corso di una passeggiata lungo la Via Salaria a Roma. 

E’ una Repubblica ridente, equilibrata e onesta grazie alle leggi vigenti e all’istruzione ricevuta sin dai primi anni di scuola. Gli abitanti di Utopia attribuiscono la propria prosperità ad un singolare modo di riscuotere l’unica tassa che hanno, che ricade sulla moneta stessa: su ogni biglietto del valore di cento il primo giorno di ogni mese viene imposta una marca del valore di uno e “il governo, pagando le sue spese con moneta nuova, non ha mai bisogno di imporre imposte, e nessuno può tesorizzare questa moneta perché dopo cento mesi essa non avrebbe alcun valore. E così è risolto il problema della circolazione”.

Nella Repubblica dell’Utopia, i cittadini “non adorano la moneta come un dio, e non leccano le scarpe dei panciuti della borsa e dei sifilitici del mercato” perché la moneta viene riconosciuta come mero mezzo di scambio, senza cadere nell’erronea distorsione di riconoscerla come merce. Pensando alla situazione europea attuale è evidente il perenne errore della dottrina economica neoclassica (o neofeudale?) con cui non si riesce a instaurare un sistema economico funzionale all’economia reale. 

Secondo Ezra Pound la Repubblica dell’Utopia è un paese sano, libero dall’attività criminale dell’usura e dalle iniquità di borsa e finanza; i cittadini hanno creato una propria economia, funzionale ai propri bisogni e in cui è difficile rimanere abbindolati dalle distorsioni della finanza. 

Segue all’arguta metafora la descrizione della “Precisione del reato” in atto, Ezra Pound, parte addirittura dal 1694: viene fondato il Banco d’Inghilterra e lo stesso fondatore Paterson dichiarò chiaramente il vantaggio della sua trovata: la banca trae beneficio dell’interesse su tutto il denaro che crea dal niente. Ezra Pound chiama questa istituzione un’ “associazione a delinquere”. Paradossalmente è proprio nell’ultimo anno che la Banca d’Inghilterra ha ammesso che la moneta viene creata dal nulla. Così come allora, ciò succede oggi.

L’intellettuale americano ovviamente riconosce la funzione potenzialmente utile di banche e banchieri, essi forniscono una misura dei prezzi sul mercato e allo stesso tempo un mezzo di scambio utile alla nazione, “ma chi falsifica questa misura e questo mezzo: è reo.” 

Quindi è proprio il concetto di sovranità popolare e nazionale che viene sottolineato, evidenziando l’importanza di avere diretto controllo sul proprio credito e su una Banca Centrale nazionale e pubblica per scongiurare i rischi che derivano dal lasciare il proprio portafoglio ad un istituzione straniera non controllabile. 

Si può trovare facilmente un parallelismo con la situazione attuale: l’Italia, come gli altri stati federati europei, non ha gli strumenti per controllare un organo come la Banca Centrale Europea, di fatto una banca privata che eroga prestiti a debito.

Ezra Pound arriva quindi a delineare l’immenso potere dato in mano all’USUROCRAZIA. 

E proprio a questo punto che il poeta arriva a parlare della guerra. Le guerre vengono scatenate dall’Usurocrazia per mettere sotto il giogo del debito le nazioni sotto attacco finanziario. 

L’obbiettivo della finanza è costringere i debitori a rilasciare le proprietà attraverso la contrazione della circolazione monetaria. Questo è ciò che successe nel 1750 in Pennsylvania dove la Corona Inglese soppresse la carta moneta per stroncare un’economia che poteva diventare pericolosa per gli interessi del Regno Unito.

Ezra Pound nel programma radiofonico «Europe calling, Ezra Pound speaking», durante la guerra, sostenne che le colpe dello scoppio del conflitto non erano da imputare solamente a Mussolini e a Hitler ma anche agli speculatori della grande finanza che aveva interesse a far indebitare Italia e Germania. 

Ezra Pound, che nel 1933 viene ricevuto da Mussolini per esporre il proprio pensiero economico, afferma che la finanza internazionale si è infuriata venendo a conoscenza della mire italiane di raggiungere la sovranità economica, l’autarchia e di volersi sottrarre al grande ricatto del debito. Il poeta scrive a chiare lettere che “una nazione che non vuole indebitarsi fa rabbia agli usurai”.

Ma cosa è necessario affinché il ricatto dell’Usurocrazia vada in porto? Pound risponde che la colpa è da identificare nella nostra ignoranza. Un’ignoranza che deriva dalla disinformazione e dalla velleità della stampa, che è fondamentalmente controllata dalla stessa Usurocrazia. 

Viene citato l’odioso esempio degli advertisers, le grandi ditte e istituti finanziari che comprano pagine “pubblicitarie” nei giornali americani: “è idiota lasciare le fonti d’informazione della nazione nelle mani di privati irresponsabili, talvolta stranieri”. 

E quindi l’ignoranza e la velleità che permette la pratica dell’usura che altro non è che una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività e all’effettiva possibilità di produrre. Riguardo la pratica dell’usura Pound consiglia, ispirandosi al De Re Rustica di Catone, di avere la stessa opinione che potrebbe avere una vittima del suo assassino.

“L’usurocrazia (potere degli usurai, ndr) fa le guerre a serie. Le fa secondo un sistema prestabilito, con l’intenzione di creare debiti”. E’ sufficiente sostituire il termine “guerra” con “speculazione” o “deflazione programmata” e la frase è facilmente riconducibile alla situazione italiana attuale. 

Invece questa affermazione è stata concepita nel 1944. Bruciava ancora sulla pelle degli europei la catastrofe dalla Seconda Guerra mondiale e l’orrore nazifascista. Ma c’è chi, senza salire sul carro del vincitore, riesce ad analizzare il conflitto, lontano da retorica e ipocrisia. Uno dei pochi è Ezra Pound.

Per sottolineare il carattere di libero pensatore del poeta americano, egli si espresse anche duramente circa l’antisemitismo che caratterizzava il regime fascista e nazista. Egli dichiarava fosse inutile e ingenuo far ricadere le colpe sul popolo ebraico, e che si dovesse invece indirizzare la lotta contro l’USURUCRAZIA SIONISTA E LA SUA FINANZA, LORO, IL VERO NEMICO, CHE NON HA MAI AVUTO RAZZA.

Ma Ezra Pound pagò cara questa sua onestà intellettuale da uomo e pensatore radicalmente libero. Il poeta fu prelevato dalla sua casa a Rapallo da un commando partigiano e consegnato agli Alleati.

La notte tra il 15 e 16 novembre 1945, all’uscita del campo di concentramento del Disciplinary Training Camp di Pisa, in una jeep scoperta americana veniva trasportato Ezra Pound, anziano e malconcio prigioniero ammanettato. 

Indebolito e stordito dai molti mesi di carcere duro, rinchiuso in una gabbia all’aperto, esposto al sole e alla pioggia, il poeta era atteso a Roma da un volo speciale che, dopo trenta ore di volo e un paio di scali, giunse a Washington. Qui l’aspettavano un processo per alto tradimento, il rischio della condanna a morte, la diffamazione, infine 13 lunghi anni di internamento nel manicomio criminale di St. Elisabeth.

Così finisce il sogno della Repubblica dell’Utopia di Ezra Pound; diffamato allora da chi per convenienza salì sul carro del vincitore e oggi da chi rimane accecato dall’ipocrisia ideologica.

Oggi le sue parole a noi suonano come la profezia del disastro a cui stiamo assistendo: “Con usura nessuno ha una solida casa di pietra squadrata e liscia”; lascia la sua pesante eredità intellettuale a noi, incapaci di scrivere sopra il portone del nostro Campidoglio “il tesoro di una nazione è la sua onestà”.

(Fonti: “Lavoro ed Usura”, Ezra Pound (1953) e “Canti Pisani”, Ezra Pound consultabili all’archivio Nello Quilici e alla Biblioteca Ariostea)

THE ZIONISM AFTER 70 YEARS OF ABUSE AND RACISM

What is the matter with the Palestine solidarity movement? Since 1948 (and before that, even) the Palestinians have been viciously abused and dispossessed while the perpetrators and their supporters, including unprincipled politicians of the Western powers, have continually played the anti-Semitism card.

Lately, bemused spectators were bored witless by the long and ludicrous propaganda campaign to vilify Jeremy Corbyn, bully the Labour Party into making the International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) definition of anti-Semitism a cornerstone of their code of conduct and stifle discussion of Israel’s crimes against the Palestinian people. The expected riposte never came.

Jewish Voice For Labour, of all people, have now stepped in and struck back with a useful looking definition of anti-Palestinian racism which they describe as “hatred towards or prejudice against Palestinians as Palestinians”. In a document faintly mocking the pronouncements on anti-Semitism, they suggest that manifestations of anti-Palestinian racism might include the denial of Palestinian rights to a state of Palestine as recognised by over 130 member countries of the United Nations and blaming Palestinians themselves for their plight under brutal military occupation and lock-down. Here’s how they put it:

Contemporary examples of anti-Palestinian racism in public life, the media, schools, the workplace, and in the religious sphere could, taking into account the overall context, include, but are not limited to:

1. Denying the Palestinian people their right to self-determination and nationhood, or actively conspiring to prevent the exercise of this right.

2. Denial that Israel is in breach of international law in its continued occupation of Gaza, the West Bank and East Jerusalem.

3. Denial that Israel is an apartheid state according to the definition of the International Convention on Apartheid.

4. Denial of the expulsion of 750,000 Palestinians during the 1948 Nakba and of their right, and the right of their descendants, to return to their homeland.

5. Denial that Palestinians have lived in what is now the land of Israel for hundreds of years and have their own distinctive national identity and culture.

6. Denial that the laws and policies which discriminate against Palestinian citizens of Israel (such as the recently passed Nation-State Law) are inherently racist.

7. Denial that there is widespread discrimination against Palestinians in Israel and the occupied territories in matters of employment, housing, justice, education, water supply, etc, etc.

8. Tolerating the killing or harming of Palestinians by violent settlers in the name of an extremist view of religion.

9. Making mendacious, dehumanising, demonising, or stereotypical allegations about Palestinians – such as, especially but not exclusively, the myth of a Palestinian conspiracy to wipe Israel off the map.

10. Justifying the collective punishment of Palestinians (prohibited under the Geneva Convention) in response to the acts of individuals or groups.

11. Accusing the Palestinians as a people of encouraging the holocaust.

I am not sure how Palestinians, as genuine Semites living there for thousands of years, will react to No.5 which claims their homeland is “now the land of Israel”. Despite being illegally occupied by an apartheid entity most of whose members have no ancestral links to the ancient “land of Israel”, it is still Palestine.

For decades activists have been telling the Israel lobby to look in the mirror and address their own racial hatred towards the Palestinians. You must truly hate people to deny them their freedom and even their right to return to their homes and livelihoods. Why has it taken so long for such a simple and obvious weapon to be produced? Doesn’t it make you wonder about the true agenda of those in charge of Palestine solidarity? And why is it left to a group of Jews (bless ’em) to do it?

The question now is how best to deliver this somewhat delayed riposte. It might have been most effective while the iron was hot, at the height of the anti-Semitism witch-hunt and media onslaught. Many activists wanted Corbyn to turn on his tormentors and tell them to mend their own vile attitude towards Palestinian Arabs before daring to smear others with accusations of anti-Semitism.

On the other hand, it will benefit from careful honing, cool planning and the massing of pro-Palestinian support to make the hit really count.

For reasons we know only too well, our politicians won’t adopt it as eagerly as they embraced the IHRA’s definition of anti-Semitism. But it is at least a starting point in the fight-back, especially if deployed by a coalition of genuine pro-Palestine groups and the BDS movement as the centrepiece of a new, high-octane strategy.

Lies, damned lies…
Meanwhile, I hope all those who allowed themselves to be suckered by the ZIONIST U.S.LOBBY will hang their heads in shame when they read this report by the Media Reform Coalition: Labour, Antisemitism and the News – A disinformation paradigm. The Executive summary says that an analysis of over 250 articles and news segments from the largest UK news providers (online and television) showed:

 29 examples of false statements or claims, several of them made by anchors or correspondents themselves, six of them surfacing on BBC television news programmes, and eight on The Guardian.com

A further 66 clear instances of misleading or distorted coverage including misquotations, reliance on single source accounts, omission of essential facts or right of reply, and repeated assumptions made by broadcasters without evidence or qualification. In total, a quarter of the sample contained at least one documented inaccuracy or distortion.
Overwhelming source imbalance, especially on television news where voices critical of Labour’s code of conduct were regularly given an unchallenged and exclusive platform, outnumbering those defending Labour by nearly 4 to 1.

In all, there were 95 clear-cut examples of misleading or inaccurate reporting on mainstream television and online news platforms, with a quarter of the total sample containing at least one such example. On TV two thirds of the news segments contained at least one reporting error or substantive distortion.

The report points to “a persistent subversion of conventional news values”. Furthermore, coverage of Labour’s revised code of conduct during the summer of 2018 often omitted critical discussion of the “working definition” of anti-Semitism promoted by the IHRA and wrongly described it as universally adopted. It says:

We established through background case research that although the IHRA is an international body with representatives from 31 countries, only six of those countries have, to date, formally adopted the definition themselves.

In spite of a call for local authorities to adopt the definition by the UK’s central government in early 2017, less than a third of councils have responded and several of those have chosen not to include any of the controversial examples contained within the working definition.

Several high-profile bodies have rejected or distanced themselves from the working definition, including the EU’s Fundamental Rights Agency (a successor to the body that drafted the original wording on which the definition is based) and academic institutions, including the London School of Economics and the School of Oriental and African Studies.

Mainstream academic and legal opinion has been overwhelmingly critical of the IHRA definition, including formal opinions produced by three senior UK barristers and one former appeals court judge. Virtually none of this essential context found its way into news reports of the controversy. Instead, the Labour Party was routinely portrayed by both sources and correspondents as beyond the pale of conventional thinking on the IHRA definition.”

Which all goes to show that Britain’s mainstream media has a hill to climb to get back its self-respect.

By Stuart Littlewood