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Saturday, April 11

ITALIANI IGNORANTI O COMPLICI? QUESTO E' IL M.E.S.!

Il MES oppure ESM, sostituisce il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), nati per salvare dall'insolvenza gli stati di Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria.[8] Il MES è attivo da luglio 2012 con una capacità di oltre 650 miliardi di euro, compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi.

Il MES è regolato dalla legislazione internazionale e ha sede in Lussemburgo presso un ufficio bancario privato. Il fondo emette prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà e acquista titoli sul mercato primario (contestualmente all'attivazione del programma Outright Monetary Transaction), ma a condizioni molto severe. Queste condizioni rigorose "possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite" (art. 12). 

Potranno essere attuati, inoltre, interventi sanzionatori per gli stati che non dovessero rispettare le scadenze di restituzione i cui proventi andranno ad aggiungersi allo stesso MES. È previsto, tra le altre cose, che "in caso di mancato pagamento, da parte di un membro dell'ESM, di una qualsiasi parte dell'importo da esso dovuto a titolo degli obblighi contratti in relazione a quote da versare [...] detto membro dell'ESM non potrà esercitare i propri diritti di voto per l'intera durata di tale inadempienza" 

Il fondo è gestito dal Consiglio dei governatori formato dai ministri finanziari dell'area euro, da un Consiglio di amministrazione (nominato dal Consiglio dei governatori) e da un direttore generale, con diritto di voto, nonché dal commissario UE agli affari economico-monetari e dal presidente della BCE nel ruolo di osservatori. Le decisioni del Consiglio devono essere prese a maggioranza qualificata o a maggioranza semplice (art. 4, c. 2).
Partecipanti al Consiglio Europeo del 24-25 marzo 2011, che ha provveduto alla revisione dell'art.136 del TFUE 
Il MES emette strumenti finanziari e titoli, simili a quelli che il FESF emise per erogare gli aiuti a Irlanda, Portogallo e Grecia (con la garanzia dei paesi dell'area euro, in proporzione alle rispettive quote di capitale nella BCE), e potrà acquistare titoli di stati dell'euro zona sul mercato primario e secondario. Il fondo potrà concludere intese o accordi finanziari anche con istituzioni finanziarie e istituti privati. È previsto l'appoggio anche delle banche private nel fornire aiuto agli stati in difficoltà. In caso di insolvenza di uno Stato finanziato dallo MES, quest'ultimo avrà diritto a essere rimborsato prima dei creditori privati.

L'operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell'immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell'interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni e godono dell'inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35).

Tuttavia, un collegio di cinque revisori esterni (art. 30, comma 1 e 2), indipendente e nominato dai governatori del fondo, ha accesso ai libri contabili e alle singole transazioni del MES. La composizione del collegio è così ripartita: un membro proviene dalla Corte dei Conti Europea, e altri due a rotazione dagli organi supremi di controllo degli Stati membri.


La Corte Costituzionale tedesca ha posto un limite al contributo tedesco al salvataggio dei Paesi in difficoltà, evitando comunque di vincolare ogni singola azione dell'ESM al giudizio del Parlamento.

I diritti di voto di ogni Stato membro non sono capitari (voto personale), ma in proporzione al valore delle quote versate nel fondo. Le quote di capitale autorizzato e richiamabili sono emesse alla pari (prezzo uguale al valore nominale), senza essere in alcun modo gravate da oneri, mentre pegni e ipoteche non sono trasferibili. In caso di mancato pagamento, lo stato membro perde il diritto di voto finché non risolve la posizione debitoria, e il numero dei diritti di voto è ricalcolato fra gli altri stati. Ciascuno stato mantiene invece l'obbligo ("irrevocabile e incondizionato", art. 8, c. 4) di contribuire al capitale autorizzato, anche se diviene beneficiario o riceve assistenza finanziaria dal MES. Per tutte le decisioni è necessaria la presenza della maggioranza relativa di due terzi dei membri aventi diritto di voto, che rappresentino almeno i due terzi dei diritti di voto.

Nel concedere un sostegno alla stabilità, il MES inoltre persegue la completa copertura dei costi operativi e di finanziamento e vi include un margine adeguato. Il tasso di interesse oltre alla copertura dei costi deve garantire un profitto al fondo dal ricevimento della richiesta (art. 9, comma 3).

La responsabilità di ciascun membro del MES è in ogni caso limitata alla sua quota di capitale autorizzato al prezzo di emissione determinato. Nessun membro del MES può essere considerato responsabile, in virtù della sua appartenenza al MES, degli obblighi da questi contratti.

Tuesday, March 31

COVIN 19 - 50.000 MORTI, E PIU', IN ITALIA,GRIDERANNO GIUSTIZIA

 
Le strade di Bergamo sono vuote. Come in tutt’Italia, le persone possono lasciare le proprie case solo per comprare cibo e medicine, o per andare al lavoro. Fabbriche, negozi e scuole sono chiusi. Non si sente più chiacchierare agli angoli delle strade o ai tavolini dei caffè. Ciò che si sente di continuo, senza sosta, sono le sirene.
 
Mentre l’attenzione dei vari Paesi del mondo si sposta sui propri centri di contagio, le sirene continuano a suonare. Come quelle che segnalavano i bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, molti sopravvissuti a questo conflitto ne ricorderanno le sirene. Risuonano più forte mentre si avvicinano, venute a raccogliere genitori e nonni, i custodi della memoria italiana.
 
I nipoti salutano dalle terrazze, mariti e mogli si siedono agli angoli di letti ormai vuoti. E poi le sirene ricominciano a suonare, affievolendosi quando le ambulanze si allontanano, dirette verso ospedali stipati di malati di coronavirus. “Ormai a Bergamo si sentono solo le sirene”, ha osservato Michela Travelli.
 
Il 7 marzo, suo padre, Claudio Travelli, 60 anni, guidava un camioncino che consegnava generi alimentari in tutto il Nord Italia. Il giorno seguente, ha iniziato ad avere febbre e sintomi influenzali. Sua moglie aveva avuto la febbre nei giorni precedenti, quindi ha chiamato il medico di base, che le ha detto di prendere una tachipirina e di riposare. Per gran parte del mese precedente, la classe dirigente italiana aveva mandato messaggi contraddittori sul virus.
 
 
Ma a Travelli la febbre non si è abbassata e le sue condizioni si sono fatte più preoccupanti. Venerdì 13 marzo ha sentito una pressione insopportabile al petto e ha iniziato ad avere conati di vomito. La febbre era altissima e la sua famiglia ha chiamato un’ambulanza. I soccorritori hanno rilevato bassi livelli di ossigeno nel suo sangue ma, seguendo le raccomandazioni degli ospedali di Bergamo, gli hanno consigliato di stare a casa. “Hanno detto: ‘abbiamo visto di peggio e gli ospedali sono come le trincee in una guerra’”, ha riferito la signora Travelli.
 
Un altro giorno in casa ha portato a un’altra notte di attacchi di tosse e febbre. Domenica, Travelli si è svegliato in lacrime, dicendo “Sono malato, non ce la faccio più”, ha ricordato sua figlia. Ha preso un’altra tachipirina, ma la febbre è salita a più di 39 e la sua pelle ha assunto un colore giallastro.
 
Questa volta, quando è arrivata l’ambulanza, le sue due figlie, entrambe indossando guanti e mascherina, hanno preparato una borsa con due pigiami, una bottiglia d’acqua, un caricabatterie e un cellulare. I livelli di ossigeno nel sangue del padre erano crollati.
 
I volontari della Croce Rossa si sono chinati su di lui mentre stava steso sul letto, sotto a un dipinto della Vergine Maria. L’hanno portato in ambulanza. Le sue nipoti, di tre e sei anni, l’hanno salutato dalla terrazza. Lui ha alzato lo sguardo verso di loro, verso i balconi da cui sventolavano bandiere italiane. Poi l’ambulanza se ne è andata e non si è sentito più nulla. “Solo la polizia e le sirene”, ha detto sua figlia. I soccorritori che si erano occupati di Travelli avevano iniziato presto quella mattina.
“Non possiamo essere noi gli untori”, ha detto Nadia Vallati, 41 anni, una volontaria della Croce Rossa che di giorno lavora all’ufficio delle imposte, riferendosi a coloro che venivano accusati di diffondere la peste nel diciassettesimo secolo. Dopo essersi disinfettati, Vallati e i suoi colleghi aspettano che suoni l’allarme nella loro sede. Non ci mette mai molto.
 
Indistinguibili l’uno dall’altro nei camici medici che indossano sopra alle loro tute rosse, i volontari sono entrati in casa di Travelli il 15 marzo trasportando delle bombole d’ossigeno. “Sempre con l’ossigeno”, ha detto Vallati.
 
Uno dei rischi principali per i malati di coronavirus è l’ipossiemia, il basso livello di ossigeno nel sangue. I livelli medi a condizioni normali sono di 95-100 e i medici si preoccupano quando il valore scende sotto i 90.
 
Vallati ha detto che le è già capitato di riscontrare in malati di coronavirus anche livelli intorno ai 50. Hanno le labbra blu. La punta delle loro dita diventa viola. Fanno respiri rapidi e superficiali e usano i muscoli dello stomaco per inspirare. I loro polmoni sono troppo deboli.
 
In molti degli appartamenti che gli operatori visitano, i pazienti sono aggrappati a piccole bombole di ossigeno, grandi circa come quelle per gasare l'acqua, che i familiari hanno procurato loro su ricetta del medico. Stanno nel letto accanto a loro. Mangiano con loro al tavolo della cucina. Guardano con loro, sul divano, i bollettini serali dei morti e dei contagiati italiani.
 
Il 15 marzo, Vallati ha messo la sua mano, avvolta da due strati di lattice blu, sul petto di Teresina Coria, 88 anni, mentre le veniva misurato il livello di ossigeno nel sangue. Il giorno seguente Antonio Amato, nonostante i suoi 40 anni, stava seduto sulla sua poltrona e stringeva la sua bombola di ossigeno mentre i suoi bambini, che non poteva stringere per paura di contagiarli, lo salutavano dall’altro lato della stanza.

Un sabato, Vallati si è trovata nella stanza di un uomo di 90 anni. Ha chiesto alle sue nipoti se il nonno avesse avuto contatti con qualcuno positivo al coronavirus. Sì, hanno detto, con suo figlio, loro padre, che era morto il mercoledì. La loro nonna, le hanno detto, era stata portata via venerdì ed era in condizioni critiche.
 
Non piangevano, ha detto, perché “non avevano più lacrime”. Durante un altro turno in Val Seriana, duramente colpita dall’infezione, Vallati ha raccontato di aver portato via una donna di circa 80 anni. Suo marito, con cui era sposata da decenni, ha chiesto di darle un bacio per salutarla. Ma Vallati gliel’ha negato, perché il rischio di contagio era troppo alto. La donna ha raccontato che mentre i volontari portavano via sua moglie, l’uomo è entrato in un’altra stanza e ha chiuso la porta dietro di sé.
 
I casi sospetti vengono portati in ospedale, ma gli ospedali stessi non sono più luoghi sicuri. A Bergamo il primo caso di coronavirus è stato diagnosticato nell’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo.
 
 
Il sindaco Gori ha spiegato come i contagi abbiano devastato la sua città e portato al limite uno dei sistemi sanitari più ricchi e sofisticati in Europa. I medici stimano che 70.000 persone nella provincia abbiano il virus. Bergamo ha dovuto far trasportare 400 corpi in altre province, regioni e Paesi perché i posti erano esauriti. “Se devo identificare una scintilla,” ha detto, “è l’ospedale”.
 
Quando arriva un’ambulanza, i soccorritori procedono con estrema cautela. Solo uno dei tre, il responsabile della squadra, accompagna il paziente all’interno. Se il paziente è pesante, qualcun altro lo aiuta. Lo scorso fine settimana, un gruppo di dottori dell’ospedale di Bergamo ha scritto in una rivista di medicina associata con il New England Journal of Medicine, “stiamo apprendendo che gli ospedali possono essere i primi vettori di Covid-19”, visto che “sono così densamente popolati da pazienti infetti e facilitano la trasmissione a pazienti non infetti”.
 
Le ambulanze e il personale addetto vengono infettati, hanno scritto, ma questi possono non mostrare sintomi e diffondere ulteriormente il virus. Per questo i medici hanno chiesto di evitare di portare i pazienti in ospedale salvo in casi di estrema necessità.
 
Ma Vallati ha detto che per i casi più gravi non hanno avuto scelta. Gli autori dell’articolo lavorano all’ospedale Papa Giovanni XXIII a Bergamo, dove la squadra di Vallati ha trasportato molti dei malati.
 
Il Dottor Ivano Riva, un anestesista, ha spiegato che l’ospedale accoglieva circa 60 nuovi malati di coronavirus al giorno. Ha detto che vengono sottoposti a un test, ma a questo punto l’evidenza clinica - la tosse, i bassi livelli di ossigeno, la febbre - è un indicatore migliore, soprattutto perché il 30% dei test ha prodotto dei falsi negativi.
 
 
Il Dottor Riva ha spiegato che delle 101 persone che compongono lo staff medico del suo ospedale, 26 erano a casa con il virus. “È una situazione che nessuno ha mai visto, penso in nessun altro Paese al mondo”, ha detto.
 
Se le persone non stanno a casa, ha detto, “il sistema cederà”.
 
I suoi colleghi hanno scritto nell'articolo che i letti in terapia intensiva sono riservati ai malati di coronavirus con “una possibilità ragionevole di sopravvivere”. I pazienti più anziani, hanno scritto, “non vengono rianimati e muoiono da soli”.
 
Travelli è finito al vicino ospedale Humanitas Gavazzeni, dove, dopo un falso negativo, è risultato positivo al virus. È ancora vivo.
 
“Papi sei stato fortunato perché hai trovato un letto - ora devi combattere, combattere, combattere”, gli ha detto sua figlia Michela in una telefonata, l’ultima prima che gli mettessero un casco per aiutarlo a respirare. “Era spaventato”, ha detto. “Credeva di essere sul punto di morire”.

Intanto, la signora Travelli ha aggiunto di essere stata messa in quarantena e che aveva perso il senso del gusto, un disturbo frequente tra le persone che pur non mostrando sintomi sono state a stretto contatto con il virus. Così tante persone stanno morendo, così velocemente, che le camere mortuarie dell’ospedale e gli addetti delle pompe funebri non riescono a reggere il ritmo. “Trasportiamo i morti dalla mattina alla sera, uno dopo l’altro, costantemente,” ha detto Vanda Piccioli, che dirige una delle ultime agenzie di pompe funebri rimaste aperte. Altre hanno chiuso dopo che i loro direttori si sono ammalati, alcuni finendo anche in terapia intensiva. “In genere onoriamo i defunti. Ora è come una guerra e noi ne raccogliamo le vittime”.
 
 
Ha spiegato che il suo staff trasporta 60 corpi infetti al giorno, dall’ospedale Papa Giovanni e quello di Alzano, dalle cliniche, dalle case di riposo e dagli appartamenti. “È difficile per noi trovare guanti e maschere”, ha detto. “Siamo una categoria nell’ombra”.
 
Piccioli ha aggiunto che all’inizio cercavano di restituire gli effetti personali dei defunti, raccolti in sacchetti di plastica, ai loro cari. Una scatola di biscotti. Una tazza. Un pigiama. Delle ciabatte. Ma adesso semplicemente non hanno tempo. Le chiamate alla Croce Rossa non si sono ancora fermate.
 
Il 19 marzo, Vallati e i suoi colleghi sono entrati nell'appartamento di Maddalena Peracchi, 74 anni, a Gazzaniga. Aveva finito l’ossigeno. Sua figlia Cinzia Cagnoni, 43 anni, che vive nell’appartamento di sotto, aveva ordinato una nuova bombola che sarebbe arrivata lunedì, ma i volontari della Croce Rossa le hanno detto che non avrebbe resistito così a lungo.
 
“Eravamo un po’ agitati perché sapevano che quella potrebbe essere stata l’ultima volta che ci vedevamo”, ha detto Cagnoni. “È come mandare qualcuno a morire da solo”.
 
Lei, sua sorella e suo padre nascondevano un’espressione coraggiosa sotto le mascherine, ha raccontato. “Ce la puoi fare”, hanno rassicurato la madre. “Ti aspetteremo, ci sono ancora così tante cose che dobbiamo fare con te. Combatti”.
 
I volontari hanno portato Peracchi all’ambulanza. Una delle sue figlie ha suggerito ai nipoti sconvolti di salutarla a voce più alta. “Ho pensato a un migliaio di cose”, ha ricordato Cagnoni. “Non abbandonarmi. Signore aiutaci. Signore salva mia madre”. La porta dell’ambulanza si è chiusa. Le sirene hanno iniziato a suonare, come fanno “a tutte le ore del giorno”, ha detto Cagnoni.
 
L’ambulanza è arrivata al Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo, dove a Peracchi è stato diagnosticato il coronavirus e una polmonite a entrambi i polmoni. Il giovedì sera, sua figlia ha riferito che stava “appesa a un filo.”
 
La signora Peracchi è una donna di profonda fede cattolica, ha spiegato sua figlia, che ha avuto anche lei la febbre la notte in cui l’ambulanza ha portato via sua madre e da allora è in quarantena.
 
La figlia ha raccontato che a sua mamma faceva soffrire l’idea che, se le cose fossero andate male, “non potremo fare un funerale”.
 
Per contenere il virus, tutte le celebrazioni civili e religiose, tra cui i funerali, sono state vietate in Italia. Il cimitero di Bergamo è chiuso. Le bare accumulate attendono in una sorta di ingorgo di essere portate ai crematori del nord-Italia.
 
Le autorità hanno vietato alle famiglie di cambiare gli abiti dei morti e hanno chiesto che i corpi vengano cremati con il pigiama o i camici che le vittime indossavano al momento del decesso. I cadaveri devono essere avvolti in un ulteriore involucro o coperti con un tessuto disinfettante. I coperchi delle bare, che in genere devono rimanere aperti fino alla consegna di un formale certificato di morte, ora possono essere chiusi, ma devono comunque attendere prima di essere sigillati. Spesso i corpi rimangono per giorni nelle case, dato che le scale e le stanze soffocanti sono diventate particolarmente pericolose per lo staff delle imprese funebri.
 
“Cerchiamo di evitarlo”, ha detto Piccioli, la direttrice dell’agenzia di pompe funebri, riguardo le visite a casa. Nelle case di riposo è molto più facile perché si può arrivare con cinque o sei bare, riempirle e caricarle direttamente nelle macchine. “So che è terribile da dire”, ha detto.
 
Attraverso una rete di sacerdoti locali, Piccioli aiuta a organizzare veloci preghiere, invece che veri e propri funerali, per i defunti e per le famiglie che non sono in quarantena.
 
È stato il caso di Teresina Gregis, seppellita al cimitero di Alzano Lombardo il 21 marzo dopo che era morta a casa. I soccorritori avevano detto alla sua famiglia che non c’era spazio negli ospedali. Solo un piccolo gruppo ha potuto piangerla, a causa delle restrizioni.
 
Hanno detto alla famiglia “Tutti i letti sono pieni”, ha raccontato la nuora della donna, Romina Mologni, 34. Dato che lei aveva 75 anni, “hanno dato la priorità ad altri che erano più giovani”.
 
Nelle sue ultime settimane a casa, la sua famiglia ha fatto di tutto per trovarle delle bombole di ossigeno, cercandole in tutta la provincia mentre la donna stava seduta di fronte al suo giardino e alle girandole che adorava.
 
Quando è morta, tutti i negozi di fiori erano chiusi a causa dell’ordinanza. Mologni allora ha portato al cimitero una delle girandole che sua figlia aveva regalato alla nonna. “Le piaceva quella”.

Saturday, March 7

COVID19 CI AMMALA! I POLITICI CI PRENDONO PER IL CULO!


Quelle due SARS (Severe acute respiratory syndrome) di cui sopra, furono quei CORONA VIRUS che causarono una serie di polmoniti virali altamente contagiose che misero in serio pericolo di vita coloro che avevano una età oltre i 75 anni. 

Come il nuovo COVIN19 CORONAVIRUS DEL 2020 -che si sta diffondendo in questi giorni- è quasi identico a quello che ha avuto origine in Cina a fine 2002 (a Foshan, città della provincia di Guandong) e si ritiene che abbia avuto una origine animale (piccoli mammiferi, pipistrelli, procioni, furetti, civetta delle palme).

Middle East respiratory syndrome coronavirus (MERS-CoV)

L’OMS fu informata dell’epidemia Solo nel febbraio del 2003 causando gravi ritardi nei controlli internazionali. 

Peraltro fu il medico italiano Carlo Urbani a identificare per la prima volta questa influenza. Lo stesso Urbani ne morì per gli effetti nel marzo del 2003.


Secondo il calcolo dell’OMS, tra il 2002 e il 2003, la SARS ha causato 813 decessi. Le persone contagiate sono state 8.437 (la mortalità del virus è stata dunque di circa il 10 per cento), sparse in una trentina di Paesi. 

Il numero maggiore di decessi si è avuto in Cina (348), seguita da Hong Kong (298), Taiwan (84), Canada (38) e Singapore (32). 

E ancora a tutti i Paesi dell’Asia orientale, tranne il Canada. In Canada il virus è arrivato a febbraio 2003, in particolare a Toronto, tramite una turista che aveva contratto il virus in un hotel di Hong Kong, dove risiedeva un medico che aveva a sua volta contratto il virus in Cina. Anche in Italia si sono registrati, tra aprile e luglio 2003, quattro casi, tutti ricoverati e nessuno terminato con il decesso del paziente.

A luglio 2003 l’OMS ha dichiarato che i focolai di SARS erano stati contenuti, e dunque il rischio di ulteriori contagi era stato eliminato. Il virus è tornato nel suo habitat naturale, fra gli animali, era ormai da anni che non si registravano casi umani.

Difatti, nel ventesimo secolo si sono verificate solo TRE PANDEMIE influenzali di notevole tragicità: nel 1918, 1957, e 1968, e sono identificate comunemente in base alla loro, presunta, area di origine: CINA ! 

Proprio in quest'anno infausto, il 2020, ricorre il centenario dell’influenza più letale della storia recente la "PANDEMIA SPAGNOLA RNA H1N1" (chiamata "Spagnola" solo perchè pubblicata dai giornali spagnoli; invece era una pandemia Asiatica-Cinese!) che tra il 1918 e il 1920, uccise secondo le stime -ufficiali- oltre 100 milioni di persone: all’epoca erano il 5 per cento degli abitanti del pianeta

Che cosa accadde quella volta? Il virus dell’influenza cambia leggermente ogni anno, e le piccole mutazioni nelle proteine sulla sua superficie non vengono riconosciute dai nostri anticorpi: questo è il solo motivo per cui l’influenza colpisce più volte nel corso della vita. 

Ma, ogni tanto, capita che le mutazioni cui va incontro il virus siano più importanti, oppure che un nuovo virus emerga dall’ibridazione di due diversi ceppi che hanno infettato uno stesso ospite.

Si sa che fino ad oggi epidedemie e pandemie sono state causate da tre sottotipi antigenici differenti del virus dell’influenza; sono rispettivamente: A/H1N1, A/H2N2, e A/H3N2. In questo caso, il sistema immunitario delle persone è impreparato: i contagi si diffondono molto più rapidamente e capita che a morire di influenza siano anche persone giovani e sane. 

Chi sopravvive acquista immunità contro quel virus, che a sua volta diventa uno di quelli “normali” in circolazione con l’influenza stagionale. Fino a quando di nuovo non capita che ne emerga un altro così diverso da poter scatenare una pandemia. Oltre che con la Spagnola, è successo altre volte in passato.

Sebbene alcune non siano classificate come pandemie, le più importanti epidemie/pandemie si verificarono nel 1889 1920 1947 1976 1977 1968 2009 2017 e ora il COVIN19 H1N1 presente in Europa già dall'autunno del 1889.

LA MAGGIOR PARTE DI QUESTI VIRUS, INCLUDONO LA "SINDRONE RESPIRATORIA ACUTA GRAVE" S.A.R.S. (Severe Acute Respiratory Syndrome). Così come includono:l'A/H1N1 l'influenza suina e il virus Ebola.

Le epidemie maggiori non mostrano una periodicità o caratteri prevedibili e differiscono, solo leggermente, l’una dall’altra. Esistono prove scientifiche a favore dell’ipotesi che le vere pandemie, con modifiche dell’emagglutinina, originino da riassortimento genetico con virus dell’influenza A degli animali.

Negli anni trenta furono isolati virus influenzali dai maiali e dagli uomini che, attraverso studi siero-epidemiologici furono messi in relazione con il virus della pandemia del 1889 e del 1918 (vedi Spagnola).

Si è visto che i discendenti di questo virus circolano ancora oggi nei maiali. Forse hanno continuato a circolare anche tra gli esseri umani, causando epidemie stagionali fino agli anni ’50, quando si fece strada il nuovo ceppo pandemico A/H2N2 che diede luogo all’Asiatica del 1957. 
I virus imparentati a quello del 1918 non diedero più segnali di sé fino al 1977, quando il virus del sottotipo A/H1N1 riemerse negli Stati Uniti causando un’epidemia importante nell’uomo.. Da allora virus simili all’ A/H1N1 continuarono a circolare in modo endemico o epidemico negli uomini e nei maiali, ma senza avere la stessa patogenicità del virus del 1918.

Dal 1995, a partire da materiale autoptico conservato, furono isolati e sequenziati frammenti di RNA virale del virus della pandemia del 1918, fino ad arrivare a descrivere la completa sequenza genomica di un virus e quella parziale di altri 4. Il virus del 1918 è probabilmente l’antenato dei 4 ceppi umani e suini A/H1N1 e A/H3N2, e del virus A/H2N2 estinto.

Questi dati suggeriscono che il virus del 1918 era interamente nuovo per l’umanità e quindi, non era frutto di un processo di riassortimento a partire da ceppi già circolanti, come successe poi nel 1957 e nel 1968. Era un virus simile a quelli dell’influenza aviaria, originatosi da un ospite rimasto sconosciuto.

La curva della mortalità per età dell’influenza, che conosciamo per un arco di tempo di circa 150 anni. ha sempre avuto una forma ad U, con mortalità più elevata tra gli anziani. Invece la curva della mortalità del 1918 è stata a W incompleta, simile cioè alla forma ad U, ma con in più un picco di mortalità nelle età centrali tra gli adulti tra 25 e 44 anni.

I tassi di mortalità per influenza e polmonite tra 15 e 44 anni, ad esempio furono più di 20 volte maggiori di quelli degli anni precedenti e quasi metà delle morti furono tra i giovani adulti di 20–40 anni, un fenomeno unico nella storia conosciuta. 

Il 99% dei decessi furono a carico delle persone con meno di 65 anni, cosa che non si è più ripetuta, né nel 1947, nè 1957, e neppure nel 1968. I fattori demografici non sono in grado di spiegare questo andamento.

1947: Pseudo pandemia (H1N1)- Alla fine del 1946, un’epidemia di influenza si diffuse in estremo oriente, in Giappone e Corea, tra le truppe americane, e successivamente, nel 1947, ad altre basi militari negli USA dove fu isolato un ceppo virale che sembrò molto differente dal virus dell’influenza A, sotto il profilo antigenico, per cui fu chiamato: “Influenza A prime”. Si ritiene che questa epidemia possa essere considerata una pandemia lieve, perché si diffuse a livello globale, ma causò relativamente pochi morti.

Si verificò il completo fallimento del vaccino nel proteggere un gran numero di militari americani vaccinati.

Il vaccino conteneva un ceppo H1N1 che era risultato efficace nelle stagioni 1943–1944 e 1944–1945. Negli anni successivi, quando furono caratterizzati sia il virus del 1943, da cui era stato derivato il vaccino, che quello del 1947 si osservò che le sequenze di RNA virale erano marcatamente diverse in quanto a composizione.

1957: l’Asiatica (H2N2). Dopo la pandemia del 1918, l’influenza ritornò al suo andamento abituale per tutti gli anni trenta, quaranta e cinquanta, fino al 1957, quando si sviluppò la nuova pandemia. All’epoca del Fascismo, il virus era stato isolato nell’uomo nel 1933 e poteva essere studiato ed elaborato in laboratorio.

Tranne le persone con più di 70 anni, la popolazione non aveva difese contro il virus (questo nel 1957 ancora attuale oggi nel 2020).

Nonostante non esistesse una sorveglianza epidemiologica o di laboratorio, come quelle che abbiamo oggi, nel 1957 il virus fu studiato nei laboratori di Melbourne, Londra e Washington, dopo il riconoscimento che un’importante epidemia era in corso. Il New York Times in un articolo descrisse l’epidemia che aveva coinvolto circa 250.000 persone in un breve periodo ad Hong Kong.

Il virus fu rapidamente riconosciuto con i test di fissazione del complemento, mentre lo studio dell’emagglutinina virale mostrò che si trattava di un virus differente da quelli fino ad allora isolati negli uomini. Ciò fu confermato anche dalla neuraminidasi. Il sottotipo del virus dell’Asiatica del 1957 fu più tardi identificato come un virus A/H2N2. Il virus aveva diversi caratteri immunochimici che differivano marcatamente dagli altri ceppi conosciuti.
1968: Influenza Hong Kong (H3N2)- Come nel 1957, la nuova pandemia provenne dal Sud Est Asiatico e anche questa volta fu la stampa a dare l’allarme con la notizia di una grande epidemia in Hong Kong data dal Times di Londra. Nel 1968, come nel ’57 le comunicazioni con la Cina continentale erano poco efficienti. 

Poiché l’epidemia si trasmise inizialmente in Asia, ci furono importanti differenze con quella precedente: in Giappone le epidemie furono saltuarie, sparse e di limitate dimensioni fino alla fine del 1968.

Il virus fu poi introdotto nella costa occidentale degli USA con elevati tassi di mortalità, contrariamente all’esperienza dell’Europa dove l’epidemia, nel 1968–1969, non si associò ad elevati tassi di mortalità. In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi.

Poiché il virus Hong Kong differiva dal suo antecedente dell’Asiatica del 1957 per l’antigene emagglutinina, ma aveva lo stesso antigene neuraminidasi, si pensò che l’impatto variabile nelle diverse regioni fosse imputabile a differenze nell’immunità acquisita nei confronti dell’antigene neuraminidasi.

Si sapeva che nell’influenza le infezioni batteriche polmonari secondarie o concomitanti erano frequenti, e ad esse erano dovuti molti dei casi fatali. A volte però la sovrapposizione batterica non poteva essere dimostrata, per cui si parlava occasionalmente di polmonite abatterica. Ma, con l’Asiatica del 1957, fu molto diffuso ed evidente il fenomeno di polmoniti primariamente virali.

Il virus dell’Asiatica (H2N2) era destinato ad una breve permanenza tra gli esseri umani e scomparve dopo soli 11 anni, soppiantato dal sottotipo A/H3N2 Hong Kong.

1977: Epidemia dell’Influenza Russa-Cinese (H1N1).Questa epidemia si era diffusa già nel maggio 1977 nel nord est della Cina, ma fu denominata “Russa”. Essa si diffuse rapidamente ma soprattutto o quasi unicamente tra i giovani con meno di 25 anni, con manifestazioni cliniche lievi, anche se tipicamente influenzali. 

Si ritiene, di fatto, che i giovani non fossero stati esposti al virus H1N1, che non aveva più circolato più dal 1957, quando erano diventati dominanti prima ceppi A/H2N2 e poi A/H3N2. In effetti, la caratterizzazione antigenica e molecolare ha dimostrato che questo virus era molto simile a quelli circolanti negli anni ’50.

Ebbene, il Coronavirus COVID19 sta seminando psicosi e sfacelo economico (voluto?) a livello mondiale.

Ma è l’”Asiatica”, la più mortale degli ultimi 100 anni  (si stima tra 1 e 1.5 milioni nel mondo, mentre, in questi ultimi decenni, non siamo arrivati nemmeno a 10 mila),  ma questa CORONA VIRUS non seminò  tanto terrore e, soprattutto, l’economia mondiale non si fermò!!! (Oppure fare finta!).

Ripeto sempre agli amici: ma sapete a quante "asiatiche" ho sopravvisuto con allegria e spensieratezza? Tante, anzi confermo che quando prendemmo le diverse "Asiatiche Cinesi” mai nessuno si spaventò, anzi, il piacere che avemmo era quello di stare a riposo a letto era -assolutamente- immenso. 

Salvatevi, oggi, DAI MASS-MEDIA, I QUALI SONO PIU' PERICOLOSOI DELLA STESSA VIROLOGIA DEL COVIN19!! Usate la Cultura per abbattere TUTTE le paure.

Tuesday, January 31

Antibiotics were once the wonder drug.

The pathogens thrive in warm, moist environments. They feel comfortable in people's armpits, in the genital area and in the nasal mucous membranes. Their hunting grounds are in the locker rooms of schools and universities, as well as in the communal showers of prisons and health clubs.

The bacteria are transmitted via the skin, through towels, clothing or direct body contact. All it takes is a small abrasion to provide them with access to a victim's bloodstream. Festering pustules develop at the infection site, at which point the pathogens are also capable of corroding the lungs. If doctors wait too long, patients can die very quickly.

This is precisely what happened to Ashton Bonds, a 17-year-old student at Staunton River High School in Bedford County, in the US state of Virginia. Ashton spent a week fighting for his life -- and lost. This is probably what also happened to Omar Rivera, a 12-year-old in New York, who doctors sent home because they thought he was exhibiting allergy symptoms. He died that same night.

The same thing almost happened at a high school in the town of Belen, New Mexico. Less than two weeks ago, a cheerleader at the school was hospitalized after complaining about an abscess. Twelve other female students had been afflicted with suspicious rashes. All the students tested positive for a bacterium that the US media has dubbed the "superbug."

The school administration in Belen believes that the bacterium was spread on mats in the school's fitness and wrestling rooms. The facility was thoroughly disinfected 40 times, and yet the fear remains.

Fears of a Pandemic

Microbiologists refer to this bacterium as community-acquired methicillin-resistant Staphylococcus aureus, or ca-MRSA. The terrifying thing about it is its resistance to almost all common antibiotics, which complicates treatment. And, in contrast to the highly drug-resistant hospital-acquired MRSA (ha-MRSA) strains, which primarily affect the elderly and people in hospitals and nursing homes, ca-MRSA affects healthy young people. The bacterium has become a serious health threat in the United States. Doctors have already discovered it in Germany, although no deaths have been attributed to it yet in the country.

The two bacteria, ha-MRSA and ca-MRSA, are only two strains from an entire arsenal of pathogens that are now resistant to almost all available antibiotics. Less than a century after the discovery of penicillin, one of the most powerful miracle weapons ever produced by modern medicine threatens to become ineffective.

The British medical journal The Lancet warns that the drug-resistant bacteria could spark a "pandemic." And, in Germany, the dangerous pathogens are no longer only feared "hospital bugs" found in intensive care units (ICUs). Instead, they have become ubiquitous.

About two weeks ago, consumers were alarmed by the results of an analysis of chicken meat by the environmentalist group Friends of the Earth Germany (BUND), which found multidrug-resistant bacteria on more than half of the chicken parts purchased in supermarkets.

The dangerous bacteria have even been detected on one of Germany's high-speed ICE trains. Likewise, more than 10 percent of the residents of German retirement homes have been colonized by MRSA bacteria. In their case, every open wound is potentially deadly. The pathogens have also been found on beef, pork and vegetables.

Another alarming finding is that about 3 to 5 percent of the population carries so-called ESBL-forming bacteria in the intestine without knowing it. Even modern antibiotics are completely ineffective against these highly resistant bacteria.

Diminishing Defenses

When the neonatal ICU at a hospital in the northern German city of Bremen was infested with an ESBL-forming bacterium last fall, three prematurely born babies died. Infestation with multidrug-resistant bacteria is normally harmless to healthy individuals because their immune systems can keep the pathogens under control. Problems arise when an individual becomes seriously ill.

"Take, for example, a person who is having surgery and requires artificial respiration and receives a venous or urinary catheter," explains Petra Gastmeier, director of the Institute of Hygiene and Environmental Medicine at Berlin's Charité Hospital. "In such a case, the resistant intestinal bacteria can enter the lungs, the bloodstream and the bladder."

This results in urinary tract infections, pneumonia or sepsis, which are increasingly only treatable with so-called reserve antibiotics, that is, drugs for emergencies that should only be administered when common antibiotics are no longer effective.

The Spread of Killer Bugs

Recently, an even greater threat has arisen. With the spread of ESBL-forming bacteria, reserve antibiotics have to be used more and more frequently, thereby allowing new resistances to develop. In fact, there are already some pathogens that not even the drugs of last resort in the medical arsenal can combat.

In India, where poor hygiene and the availability of over-the-counter antibiotics encourage the development of resistance, an estimated 100 to 200 million people are reportedly already carriers of these virtually unbeatable killer bacteria. There is only one antibiotic left -- a drug that is normally not even used anymore owing to its potentially fatal side effects -- that is still effective against these killer bacteria. In serious cases, people who become infected with these types of pathogens die of urinary tract infections, wound infections or pneumonia.

The killer bugs have also reached England, presumably through medical tourists who traveled to India for cosmetic surgery, and they have reportedly already infected several hundred people. A few cases have also turned up in Germany. Israel even experienced a nationwide outbreak a few years ago. Within a few months, about 1,300 people were afflicted by an extremely dangerous bacterium that killed 40 percent of infected patients. Even today, the same bacterium still sickens some 300 people a year.

The Post Antibiotic Era

This rapid spread has caused many to wonder whether more and more people in Germany will soon die of infectious diseases that were supposedly treatable, as happened in centuries past. Unfortunately, there are many indications that this might ultimately be the case. "We are moving toward a post-antibiotic era," predicts Yehuda Carmeli of the Tel Aviv Sourasky Medical Center. "But it won't happen on one day or at the same time in every part of the world. And that's the tragedy, because this means that it is not perceived as a serious problem."

The World Health Organization (WHO) recently warned against an impending medical catastrophe. And, in The Lancet, leading healthcare experts published an urgent appeal: "We have watched too passively as the treasury of drugs that has served us well has been stripped of its value. We urge our colleagues worldwide to take responsibility for the protection of this precious resource. There is no longer time for silence and complacency."

In fact, the carelessness with which doctors and farmers are jeopardizing the effectiveness of one of the most important groups of drugs borders on lunacy. Some 900 metric tons of antibiotics are administered to livestock each year in Germany alone. Instead of treating only those animals that are truly sick, farmers routinely feed the medications to all of their animals. Likewise, some 300 metric tons of antibiotics are used to treat humans each year, far too often for those merely suffering from a common cold.

A Foe We Helped Become More Flexible

This large-scale use inevitably leads to the spread of resistant bugs. Indeed, antibiotics offer ideal growth conditions to individual bacteria that have naturally become resistant through a small change in their genetic makeup. Simply put, they benefit from the fact that the antibiotics still kill off their competitors, the non-resistant bacteria.

In many cases, a genetic mutation isn't even necessary to allow a resistant bacterium to develop. Bacteria can incorporate bits of genetic material from other pathogens. For example, for millions of years, the gene for ESBL resistance lay dormant in the ground, where it was part of a complicated ecosystem of bacteria, penicillin-producing fungi and plant roots. Again and again, the gene was incorporated by human intestinal bacteria -- as useless ballast. It was only the large-scale use of antibiotics that provided the ESBL-forming bacteria with the opportunity to proliferate.

Recent studies show that quantities of antibiotics much smaller than previously thought can lead to the development of resistance. In retrospect, the uncontrolled dispensing of antibiotics has proven to be a huge mistake. "In the last 30 years, we have contaminated our entire environment with antibiotics and resistant bacteria," says Jan Kluytmans, a microbiologist at Amphia Hospital, in the southern Dutch city of Breda. "The question is whether this is even reversible anymore. Perhaps we can prevent only the worst things from happening now."

Shocking Levels of Antibiotic Abuse on Farms

Since a large share of resistant bacteria come from barns, it will be critical to drastically reduce the use of antibiotics in agriculture. Remarkably often, farmers, feedlot operators and veterinarians are themselves carriers of multidrug-resistant bacteria. Kluytmans has even demonstrated that the pathogens found in humans are very often genetically identical with the bacteria detected on meat.

It's virtually impossible to become infected by eating such meat, at least as long as it's well-cooked. The risk arises when raw meat comes into contact with small wounds. What's more, even vegetable crops can become contaminated when liquid manure is spread onto fields.

The exhaust gases emitted by giant feedlots for pigs and chickens could also pose a danger greater than previously thought. These meat factories blow bacteria, viruses and fungi into the air. The government of the western German state of North Rhine-Westphalia has commissioned a study to determine whether feedlots are discharging multidrug-resistant bacteria, thereby endangering people in the surrounding areas.

Last year, North Rhine-Westphalia was also the first German state to systematically investigate the use of antibiotics in chicken farms. The horrifying conclusion was that more than 96 percent of all animals had received these drugs -- sometimes up to eight different agents -- in their short lives of only a few weeks. "That was the proof that the exception -- namely, treating disease -- had become the rule," says Johannes Remmel, a Green Party member and the state's consumer protection minister.

Abysmal Feedlot Conditions

As the results of the investigation suggest, factory farming is to blame. The bigger an operation, the more antibiotics are administered to individual animals. Investigators also noted that the duration of antibiotic use was usually very short shorter than specified in the licensing requirements. This saves money, but it also promotes the formation of resistance.

The fact that livestock farmers mix antibiotics into feed has to do with production conditions in feedlots:

To produce veal, animals from different sources that are too weak for milk and beef production and likewise more susceptible to infectious diseases are often jammed into enclosures. Pigs are usually kept in very small spaces, making them very aggressive and causing them to fight. Their wounds have to be treated with antibiotics. In the past, it took 80 days until a chicken was ready for slaughter. Today it's only 37 days. Chicken farmers have a profit margin of only a few cents per animal. To minimize losses through disease, poultry producers and their veterinarian helpers use antibiotics as a preventive tool.

However, factory farming is also possible without the uncontrolled use of antibiotics. Dairy cows, for example, are usually not given these drugs since antibiotics would interfere with the production of cheese and yogurt. Nevertheless, there are still plenty of inexpensive milk products on supermarket shelves.

"In the Netherlands," says Kluytmans, "the use of antibiotics in feedlots was even reduced by about 30 percent within two years -- partly as a result of stricter regulations for veterinarians. That's more than we administer to humans." Unfortunately, he adds, the use of antibiotics in feedlots is practically a matter of religious belief.

Efforts to Combat Antibiotics Abuse

In early January, Ilse Aigner, Germany's minister of food, agriculture and consumer protection, unveiled a package of measures aimed at curbing the use of antibiotics in farm animals. The measures include stricter controls that would make it more difficult to add antibiotics urgently needed in human medicine to animal feed. Germany's federal government is also considering suspending veterinarians' right to dispense medicine. In contrast to doctors practicing medicine on humans, who prescribe drugs to be purchased at pharmacies, veterinarians can even directly sell drugs to farmers and feedlot owners, which means they stand to profit handsomely from the large-scale use of antibiotics.

However, Remmel, the consumer protection minister of North Rhine-Westphalia, believes that Aigner's proposals are "deceptively packaged," and he is calling for exact specifications on the amounts of antibiotics that can be used. Similarly, there is also little control over the use of antibiotics in human medicine. In Germany, in particular, doctors prescribe antibiotics as they see fit, whereas in the Netherlands doctors must first consult with a microbiologist.

"Just as in pain therapy, there really ought to be experts for treatment with antibiotics," says Gastmeier, the director of the Institute of Hygiene and Environmental Medicine at Berlin's Charité Hospital "But young doctors, in particular, are often relatively uninformed." Indeed, in medical school, they learn very little about the proper use of antibiotics.

Little Research into New Antibiotics

Still, even more responsible prescribing practices will hardly be able to stop the advance of resistant bacteria in the long term. What's more, no new antibiotics can be seen on the horizon. Only four pharmaceutical companies worldwide are still working on developing new agents. "Antibiotics have a serious problem," says Wolfgang Wohlleben of the Institute of Microbiology at the University of Tübingen, in southwestern Germany: "They actually work." Indeed, the drugs can get the better of an infection within a few hours or days, and then they are no longer needed. By contrast, patients taking drugs to fight high blood pressure or diabetes often have to take them for the rest of their lives. Which translates into steady, reliable profits for pharmaceutical companies.

Yet another factor making antibiotic-related R&D unattractive is the fact that doctors can only prescribe a new antibiotic in the most extreme of emergencies lest it lose its efficacy within a short amount of time. Given these circumstances, major pharmaceutical companies stopped searching for new antibiotics years ago. Nowadays, only small start-ups or university-based researchers are interested in the field.

Abandoned by Big Pharma

In reality, the search for new drugs should be getting easier rather than more difficult. In the 1990s, the large pharmaceutical companies spent several million euros searching for weaknesses in the genetic makeup of bacteria. But although the researchers were actually successful, the subsequently developed drugs never made the final leap into clinical use. "In the end, the risks of antibiotic research were simply too great for companies," says pharmacist Julia Bandow, who went into academia to continue studying antibiotics after working for the US-based pharmaceutical giant Pfizer for six years.

But without the large pharmaceutical companies, there can be little hope of progress. After all, testing a drug in human subjects takes years and costs millions. And, as Bandow says of her fellow academics, "We can't do it alone." If pharmaceutical companies refuse to invest in the necessary studies, it's critical for the government to step in. At the least, politicians could make the development of antibiotics more attractive, for example, by extending the time before patents expire so as to allow companies to earn returns on their investments for longer. But, so far, these are all nothing but ideas.

"At some point in the coming years," says microbiologist Kluytmans, "there will be a disaster involving resistant pathogens with many casualties. Only then will something change."

Sunday, November 29

A-H1N1: STRATEGIC FORCE ANALISYS

Stratfor on H1N1                                                                                                                                                

Saturday, November 28

A/H1N1: Vakcina još nije izazvala opasne reakcije

Autor: Sonja Todorović | Foto:AFP | 28.11.2009. - 05:00
„Novartisova“ vakcina protiv novog gripa je dobra i do sada nijedna zemlja u kojoj se koristi nije prijavila Svetskoj zdravstvenoj organizaciji (SZO) nijednu neželjenu reakciju, kaže za „Blic“ dr Branislav Tiodorović, član Radne grupe za pandemiju gripa.

Prvi kontigent od 140.000 doza vakcina u Srbiju stiže za vikend, dok će ostalih 500.000 doza biti dostavljeno do 8. decembra, kako je ugovorom predviđeno.

Institutu „Torlak“, kako je ranije za „Blic“ objasnio direktor dr Ranko Dakić, biće potrebno maksimalno pet dana da vakcinu dostavi svim vakcinalnim punktovima u zemlji. Po toj računici, vakcinacija građana mogla bi da počne oko 20. decembra.
Prva zemlja koja je vakcinisala građane „Novartisovom“ vakcinom je SAD, ali je za njih cepivo malo drugačije napravljeno.
- Proizvodnja vakcine je ista, kao i sastav, samo što je stavljen drugačiji adjuvans (pojačivač delovanja) nego kod vakcine koja je namenjena evropskom tržištu - objašnjava dr Tiodorović.
Prve zemlje u kojima je počelo korišćenje vakcine su Italija i Švajcarska, a kupile su je i Švedska, Slovenija, Hrvatska i neke zemlje u Aziji.
- Do sada niko zvanično nije prijavio SZO postvakcinalne, neočekivane ili neke neželjene reakcije. Pomno pratimo šta se događa u zemljama koje ovu vakcinu koriste. Niko od kolega iz tih zemalja nam nije napomenuo ili ukazao na neku neželjenu mogućnost - ističe dr Tiodorović.
Njegovo mišljenje je da je da vakcina koju je Srbija kupila veoma dobra i da građani nemaju čega da se plaše, pogotovu što će njeni kvalitet i bezbednost još jednom biti provereni u našoj Nacionalnoj laboratoriji.
- Vakcina je napravljena od delova virusa, što je velika prednost u odnosu na vakcine koje se prave od celog virusa. Takva cepiva daju velike reakcije. Između split vakcina i subjunit, kakva je „Novartisova“, razlika je jedino što split vakcina nema adjuvans. Reč je o lipidnom delu, koji sadrži subjunit vakcina i to daje reakcije u smislu jačeg crvenila, otoka i bola na mestu uboda, povećane temperature i malaksalosti - kaže dr Tiodorović.
Kada su deca u pitanju ova vakcina kod njih može da izazove gubitak apetita na dan ili dva, mogu biti malaksala, plačljiva i neraspoložena.

Wednesday, November 25

A-H1N1: „Торлак” открива H1N1 за пет сати

Домаћа вакцина против новог грипа у августу 2010. године
У овлашћену лабораторију за грип стижу узорци из целе Србије 

Око 11 часова јуче на Торлак, где се налази истоимени Институт за имунологију и вирусологију и у њему Референтна лабораторија за грип, стиже екипа Завода за јавно здравље из Ваљева. Види се није им први пут. Техничар предаје транспортну торбу, величине најмањег фрижидера за пикник, у којој се налази тек један брис и једна епрувета са крвљу.
Нема панике, уходана процедура. Младе сестре прихватају материјал, који ће се за неколико минута наћи у посебним уређајима, чији је главни циљ да потврде или одбаце сумњу да је особа од које је узет узорак инфицирана новим сојем вируса грипа H1N1.

Национална Референтна лабораторија за инфлуенцу, као и референтне лабораторије за ентеровирусе и дечју парализу, наше су велико благо у данима епидемије. Налазе се у систему Светске здравствене организације, па Србија, за разлику од неких суседних земаља, не мора да шаље узорке у иностранство да бисмо сазнали од чега је неко болестан. Овде стижу узорци узети од пацијената из целе Србије, а лабораторија ради као драгстор – дан и ноћ.

Директор Института „Торлак”, др Ранко Дакић, објашњава како је за утврђивање да ли је реч о H1N1 вируса потребно најмање пет сати.
– Не може брже од пет сати. Брис гуше и носа стиже у транспортној подлози, а онда га по секвенцама прегледају техничари и лекар. Највећи посао одради машина. Грешке су сведене на минимум. Гужви сада нема као првих дана када је почела епидемија, али наше екипе раде 24 часа, јер када клиничар напише „хитно”, нема одлагања. Све време следимо препоруке СЗО, па после доказаних 100 изолата – испитују се нејасни и узорци узети од пацијената који су у критичном стању– објашњава др Дакић.

Хладне собе спремне за вакцине против новог грипа

На „Торлаку” треба да буду смештене и наручене вакцине, за које је најављено да стижу после 8. децембра. Завирујемо у две највеће, такозване хладне собе, у којима је унутрашња, прописана температура од два до осам степени, а собе су повезане са контролном собом. У случају да се из било којих разлога температура спусти или повиси оглашава се звучни и светлосни аларм. Упад новинарске екипе и фотографисање простора у који треба да буду смештене вакцине, били су  довољан  разлог да се огласи „Торлакова шизела”. Вакцине ће бити на сигурном. – Сада да стигне три милиона вакцина одједном – неће напунити магацине. Две хладне собе спремили смо још пре месец дана – каже др Дакић.

Постављамо питање директору зашто уместо што чекамо туђе, увозне вакцине, нисмо могли да имамо своју вакцину против грипа.
– Нисмо могли да направимо вакцину, јер реконструкција погона за производњу вакцине против грипа траје четири године, и то темпом који је одређивао новац који смо добијали. Део новца смо добили од Светске банке, већи део из буџета, значи од Министарства здравља, нешто из сопствених средстава, поклон од СЗО… Ни динар нисмо добили из Националног инвестиционог плана за реконструкцију погона за производњу вакцине. Међутим, 21. децембра отворићемо погон за производњу вакцина против грипа, а потом крећемо у пробну производњу – најављује др Дакић.
Како објашњава наш саговорник, пробна производња подразумева да три мини-серије узастопно добију позитивна мишљења контрола квалитета и обезбеђења квалитета, тела унутар самог института.
– Као апсолутни оптимиста очекујем да у августу идуће године Србија заврши све и државној контроли понуди своју вакцину против новог грипа – убеђен је др Дакић.
Др Ранко Дакић за „Политику” каже како не жели никога да прозива и оптужује, али сматра да је Србија могла да има сопствене вакцине много раније од предвиђеног рока. Међутим, како додаје, сада је важно да се што већи број људи вакцинише цепивом које смо успели да набавимо и то у што краћем року.
– Мора да се зна да земље у којима се вакцине производе и које имају пуно новца имају приоритет у обезбеђивању вакцине. Ми смо се пристојно изборили да уђемо у други круг. Важно је да вакцинишемо најугроженије категорије грађана, а то су младе особе, јер код њих не постоји имунитет на нови сој вируса. За њихов организам овај вирус је непознат, нису раније никада долазили у додир са њим, а нису били ни вакцинисани против сезонског грипа. Моја поруке грађанима је да вакцину треба примити. Адјуванси који збуњују и плаше људе су састојци вакцина у развијеним земљама већ 15 година – каже др Дакић.
Оливера Поповић
[објављено: 25/11/2009]

Tuesday, November 24

H1N1 : na hadž ide 2,5 milijuna ljudi unatoč gripi

Hodočasnici u Meki. Za skrb hodočasnika angažirano je više od 100.000 policajaca i 20.000 zdravstvenih radnika, a najveće godišnje hodočašće kulminirat će u četvrtak okupljanjem vjernika na brdu Arafat blizu Meke

JEDDAH - Unatoč pandemiji gripe H1N1 i mogućim prosvjedima iranskih hodočasnika, više od 2,5 milijuna muslimanskih vjernika priprema se za hadž u Meku i Medinu, sveta mjesta u Saudijskoj Arabiji. Za skrb hodočasnika angažirano je više od 100.000 policajaca i 20.000 zdravstvenih radnika, a najveće godišnje hodočašće kulminirat će u četvrtak okupljanjem vjernika na brdu Arafat blizu Meke. Vlasti su uložile velike napore protiv širenja zaraze, no u subotu su objavljeni prvi smrtni slučajevi hodočasnika, povezani s gripom H1N1. Vlasti, međutim, strahuju da bi brojka mogla biti veća od 20 objavljenih slučajeva. [AFP/Hina]

Monday, November 23

H1N1: Anti-virus authorities warn of new computer worm virus

TIANJIN: China's anti-virus authorities on Sunday warned computer users to guard against new mutation of worm virus, which could infect various documents in system.

The virus, Worm_Piloyd.B, could infect documents like exe, html and asp and prevent the system from restoring the affected documents, according to the Tianjin-based National Computer Virus Emergency Response Center.

The virus could force the system to download other viruses from designated websites, according to the center.

Experts suggested computer users update their anti-virus software and use the real-time computer virus monitoring function whenever they surf the Internet.

A/ H1N1: Sve o novom gripu - 50 pitanja i odgovora

Autor: J. Stojković, I. Bajrić/panorama | Foto: A. Stanković | 23.11.2009. - 08:00
Sve o novom gripu - 50 pitanja i odgovora
Virus
1. Da li je H1N1 opasniji od drugih virusa gripa?
- Do sada se pokazao manje agresivnim od ostalih virusa gripa, osim u retkim slučajevima, ali je vrlo zarazan.
2. Zašto je zarazniji od sezonskog gripa?
- Reč je o novom virusu, što znači da pronalazi osobe bez antitela koja bi ga prepoznala. Starije osobe su manje pogođene jer su u prošlosti cirkulisali slični virusi, pa imaju delimičan imunitet.
3. H1N1 je rođak virusa španskog gripa?
- Virus kruži među ljudima preko 90 godina. Pojavljivao se između 1957. i 1976, ali je nastavio da kruži među svinjama, a zatim je 1977. prešao na čoveka. Potom je proizveo hibridne sojeve na genetskom planu, sa delovima svinjskog, ptičjeg i humanog porekla.
4. Da li je zbog te mešavine ovaj virus toliko opasan?
- Virusi postaju opasni zato što menjaju svoj antigenski profil, koji naš imunitet ne prepoznaje. Najopasniji su ako steknu sposobnost da izazovu upalni proces u organizmu. Ovaj virus izgleda nema takve sposobnosti zbog kojih su španski i ptičji grip tako smrtonosni.
5. Da li činjenica da H1N1 nije sasvim nov predstavlja prednost za imuni sistem?
- To bi značilo da postoji diskretan nivo prirodnog imuniteta; simptomi, koji su uglavnom blagi, to i potvrđuju.
6. Koje je moguće poreklo ovog virusa?
- Virolozi ukazuju na rizik od neprirodnog ubrzanog evolutivnog nastanka virusa, zbog uslova uzgajanja stoke i upotrebe vakcine kod životinja.
7. Zašto H1N1 napada više mlade nego slabe osobe?
- Mnogi virusi često napadaju mlade i jake osobe. Pokazalo se da novi virusi gripa mogu da ubiju pre svega zato što izazivaju prekomerne upalne reakcije.
8. Šta se može zaključiti iz dosadašnje pandemije?
- Od vremena španskog gripa, a ptičji grip je to potvrdio, da mlade osobe na novi virus reaguju vrlo burno i da mladi plaćaju najveću cenu
9. Kolika je smrtnost u zemljama gde je H1N1 raširen?
- Niska: 1-2 na hiljadu, a širenje bolesti je od 5 do 7 procenata populacije.
10. Kada će epidemija doživeti vrhunac?
- Nemoguće je reći da li će biti još talasa i kada.
11. Kako se prenosi virus?
- Osnovni način zaraze je kapljičnim putem, preko kašljanja i kijanja. Može se preneti i poljupcem.

Zaraza
12. Na kojim mestima se možemo zaraziti?
- Svuda gde ima puno ljudi - javni skupovi, gradski prevoz, bioskopi… Pre svega u toplim i vlažnim prostorijama - teretanama ili bazenima.
13. Koje higijenske mere možemo preduzeti?
- Pored čestog pranja ruku vodom i sapunom, dobro je koristiti maske i rukavice; treba pokrivati nos i usta kada kašljemo ili kijamo, i posle toga oprati ruke; usta i nos treba brisati papirnatom maramicom; treba da izbegavamo da diramo oči, nos i usta.
14. Koliko vremena protekne od trenutka zaraze do prvih simptoma?
- Od jednog do četiri dana, u proseku dva dana.
15. Koliko dana je inficirana osoba zarazna?

- Iskustva pokazuju da treba ostati kod kuće sedam dana od početka pojave simptoma kako ne bismo dalje širili virus.
16. Da li napadi groznice ili temperature, tipične prehlade, povećavaju rizik od obolevanja?
- Temperaturni skokovi pogoduju virusu jer blokiraju kontinuirano spiranje sekreta u respiratornim organima. Znači, ipak je bolje utopliti se, ali ne previše.
17. Kako da se zaštitim od osoba koje kijaju i kašlju?
- Treba da smo udaljeni najmanje jedan metar od takvih osoba, da ne diramo oči, nos i usta i da često peremo ruke.
18. Da li je rukovanje sa zaraženom osobom opasno?
Posle poljupca, rukovanje je najrizičnije za prenošenje virusa. Treba često prati ruke.
19. Da li ima smisla nositi masku?
- Hirurška maska dovoljno štiti, dok maske sa filterom izazivaju nelagodnost, komplikovane su i mogu izazvati alergiju.

Deca
20. Kako školska deca da izbegnu zarazu?
- Objasnite im da moraju često i temeljno da peru ruke vodom i sapunom. Treba poštovati osnovna higijenska pravila, pokrivati nos i usta kada se kašlje ili kija. Ne stavljati u usta gumice, olovke, lenjire…
21. Da li prirodni lekovi, kao što je ceđena pomorandža, mogu zaštiti od infekcije, posebno decu?
- Pravilna ishrana je uvek korisna. S približavanjem zime uvek treba posebnu pažnju posvetiti ishrani: uzimati puno voća i povrća.
22. Da li treba vakcinisati zdravu decu, i od koje dobi?
- Kod dece mlađe od dve godine vakcine su se pokazale neefikasnim.
23. Koju decu treba vakcinisati?
- Vakcinu treba da prime deca sa hroničnim oboljenjima, pre svega neurološkog i neuromuskularnog tipa koja mogu dovesti do komplikacija.
24. Da li je kod dece veća smrtnost?
- Kod ovog gripa smrtnost je zabeležena kod mlađe populacije i zato što su mladi i deca ti koji se više razbolevaju, posebno ako već imaju zdravstvenih problema. Teško je odrediti tačnu smrtnost i zbog činjenice da su rašireni oblici gripa koji imaju malo simptoma ili ih uopšte nemaju.

Simptomi
25. Postoje li simptomi koji odmah ukazuju na virus H1N1?
- Ne. Ovaj virus daje identične simptome koje ima i sezonski grip, a to su temperatura, groznica, kašalj, malaksalost, bolovi u mišićima, ili gastroenterološki poremećaji kao što su povraćanje, dijareja.
26. Koji simptomi govore da odmah treba da odemo u bolnicu?
- Teško disanje praćeno visokom temperaturom i kašljem predstavljaju kliničku sliku koja ukazuje na moguću upalu pluća.
27. Kako se postavlja tačna dijagnoza?
- Dijagnoza se postavlja analizom brisa iz nosa ili grla.

Ako se razbolim
28. Šta raditi ako dobijemo temperaturu?
- Možemo uzeti antipiretik, kao što su na primer “paracetamol” ili “febricet”, da bi temperatura donekle spala i da bismo se bolje osećali.
29. Koji lekovi se uzimaju protiv H1N1?
- Antivirusni lekovi kao što su “oseltamivir” (“tamiflu”) i “zanamivir” (“relenca”), koje mroa prepisati lekar.
30. Kada ih treba uzeti?
- Efikasni su ukoliko se uzmu u prvih 48 sati od pojave simptoma. U većini slučajeva grip teče svojim tokom i nije potrebno uzimati antivirusne lekove. Lekove treba uzeti ako je reč o teškim simptomima i osobama s rizičnim bolestima.
31. Koje su posledice nesavesnog uzimanja lekova?
- Mogu da postanu nedelotvorni.
32. A antibiotici?
- Antibiotici ne pomažu protiv virusa jer deluju protiv bakterija. Mogu se uzeti ako se posumnja na bakterijsku infekciju.
33. Zašto su neke osobe zaražene novim virusom bile u teškom stanju, dok su neke ozdravile?
- Bilo je samo nekoliko slučajeva da pacijent, bez vidljivih rizičnih faktora, zbog novog virusa dobije primarnu virusnu upalu pluća . Nema odgovarajućeg objašnjenja.
34. Da li oboleli moraju da uzimaju više tečnosti?
- To važi za svaki grip, i kad je prisutna temperatura treba piti dosta tečnosti. A još i više kad je reč o respiratornim problemima.
35. Šta zdrava osoba rizikuje sa ovim gripom?
- U velikoj većini slučajeva, ništa. Mala je verovatnoća da će doći do komplikacija, da će se plućne alveole ispuniti sekretom.
36. Ako se razbolimo od novog gripa, da li je moguće da ga ponovo dobijemo?
- Ne. U najgorem slučaju može se dobiti sezonski grip.
37. Šta možemo da preduzmemo kod kuće ako se razbolimo?
- Prostorija treba da bude topla i dobro provetrena.


Vakcina
38. Da li se vakcina daje jednom ili iz dva puta?
- U većini slučajeva dovoljna je jedna doza.
39. Da li postoje slučajevi kada se vakcina ne sme primiti?
- Kod osoba koje imaju autoimune bolesti razmatraće se svaki slučaj pojedinačno. Sigurno je kontraindikovana kod osoba koje su alergične na supstance sadržane u vakcini. Ne smeju da je prime trudnice u prvom trimestru.
40. Koji su neželjeni efekti vakcine?
- Kod svake desete osobe, starosti od šest do 36 meseci, može doći do nervoze, plakanja, pospanosti i dijareje. Kod starije dece mogući su glavobolje i umor, a kod adolescenata malaksalost, bolovi u mišićima, glavobolja, znojenje, mučnina, jeza.
41. Koliko je vremena potrebno da vakcina postane efikasna?
- Deset do petnaest dana.
42. Ako se dobije vakcina protiv novog gripa posle vakcine za sezonstki grip, da li joj to povećava delotvornost?
- Sa imunološke tačke gledišta, to je nemoguće reći.
43. Da li vakcina protiv običnog gripa može da odbrani i od virusa H1N1?
- Istraživanje sprovedeno tokom epidemije u proteklim mesecima u Australiji pokazuje da ni kod jedne starosne grupe sezonska vakcina ne štiti od novog virusa.
44. Koliko su sigurne vakcine protiv H1N1?
- To danas niko ne može da zna. Evropska agencija za lekove naglašava potrebu za pažljivim praćenjem procesa vakcinacije kako bi se stekla slika o neželjenim dejstvima.
45. Da li se možemo vakcinisati i protiv sezonskog gripa i protiv novog?
- Da, iako bi bilo dobro da sačekamo 15 dana između jedne i druge vakcine, ali ako se daju zajedno, onda je bolje ne dati ih u istu ruku.
46. Kako bi mogao reagovati imunološki sistem na dve vakcinacije?
Može se dogoditi da, ako se prime zajedno, organizam odreaguje jače protiv sezonskog gripa, ali se pokaže slab u odnosu na H1N1.

Trudnice
47. Da li trudnice treba da se vakcinišu?
- Nema specijalizovanih ispitivanja na trudnicama. Što se tiče virusa H1N1, nisu rađena klinička ispitivanja koja bi preporučila vakcinu.
48. Ako se majka razboli, da li treba da doji?
- Može da nastavi da doji. Može da stavi masku dok doji. Najbolji način da se beba zaštiti jeste da pije majčino mleko jer ono sadrži osnovnu imunološku odbranu.

Na putovanju
49. Ako odlazimo u inostranstvo, koje su mere predostrožnosti?
- Treba se informisati preko interneta o situaciji u dotičnoj zemlji i saznati telefonske brojeve na koje se možete obratiti u slučaju potrebe.
50. Da li treba poneti lekove sa sobom?
- Dobro bi bilo poneti sa sobom tablete za obaranje temperature, a ako baš hoćete da budete sigurni, i antivirusni lek. Obezbedite i zdravstveno osiguranje.