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Monday, April 24

Shannon's Meeting With Albanian Foreign Minister Bushati

Media Note
Office of the Spokesperson
Washington, DC
April 24, 2017


Ambassador Thomas A. Shannon, Under Secretary for Political Affairs, met today with Albanian Foreign Minister Ditmir Bushati to address common interests in our bilateral relationship and the region. The Under Secretary reaffirmed the close partnership between the United States and Albania, our strong support for Albania’s judicial reform efforts, and our shared commitment to democratic values, the rule of law, and respect for human rights. Ambassador Shannon also emphasized the importance of all political parties in Albania participating in the upcoming parliamentary elections.


Wednesday, August 26

GERMANIA E FRANCIA NON VOGLIONO IL MONTENEGRO

Eliseo Bertolasi scrive che "Il controllo della NATO sull’Europa orientale è quasi completo. Fuori dall’Alleanza sono rimasti solo pochi paesi, tra questi: la Serbia, il Montenegro, la Macedonia.

Tutti tre questi paesi sono accumunati dal fatto: d’essere slavi, ortodossi, e di provare forti simpatie per la Russia. Mentre Montenegro e Macedonia hanno da tempo espresso il loro desiderio di diventare membri della NATO, la Serbia ha dimostrato di essere più refrattaria.

I serbi non hanno dimenticato la guerra con la NATO del 1999 che provocò la morte di tanti civili innocenti. L’opinione pubblica non ha mai mostrato simpatie per la NATO, pertanto Belgrado in passato ha dichiarato la sua neutralità e il rifiuto d’aderire ad alleanze militari. 

Ora in Serbia le posizioni non sono così univoche e chiare e l’orientamento di una parte considerevole della sua classe politica non sembra coincidere con una fetta importante dell’opinione pubblica.

Del resto l’Occidente, con Stati Uniti in testa, ambisce a “strappare” il Paese dall’influenza russa esercitando pressioni molto forti. Washington, fiduciosa che il Paese entrerà nella NATO, sottolinea costantemente che per la Serbia le porte dell’Alleanza Atlantica sono già aperte.

Specie dopo l’avvicinamento progressivo alla UE che rafforza la tendenza a perseguire aspirazioni euro-atlantiche.

L’attuale leadership serba sembra mantenersi in un difficile equilibrio tra il desiderio di compiacere l’Occidente e gli umori dell’opinione pubblica del Paese non senza il rischio di ambiguità.  

Se la situazione in Serbia appare però ancora incerta, non è altrettanto incerta in Montenegro. La NATO, definendolo “candidato perfetto” è già pronta a includere il Montenegro al suo interno.

Podgorica ha intrapreso il cammino di adesione verso la NATO già dal 2010, per ottenere subito dopo lo status di “paese candidato” ed è probabile che riceverà l’invito ufficiale d’adesione nel mese di dicembre 2015 alla riunione dei ministri degli Esteri dell’UE.

Tuttavia, non va dimenticato che solo l’anno scorso il Montenegro declinò l’invito d’entrare nell’Alleanza: innanzi tutto non aveva ancora terminato la riforma del settore difesa, in secondo luogo, nell’opinione pubblica prevalevano ancora gli oppositori verso l’adesione. 

Le autorità montenegrine sperano che l’eventuale entrata nell’Alleanza non influenzerà le loro relazioni con la Russia. 

Mosca, a tal proposito, invece, si è già pronunciata esprimendo il proprio dissenso; il rappresentante permanente della Russia presso la NATO Alexander Gruško nel corso di una videoconferenza organizzata da “Rossija Segodnja” ha dichiarato: “In modo univoco questo è un passo negativo per la Sicurezza europea e per le nostre relazioni con il Montenegro, perché, palesemente, si tratta di un Paese a noi strettamente legato da legami storici, comunanza spirituale, relazioni umane… che aderisce a un’organizzazione, per usare un eufemismo, ostile nei rapporti con la Russia”.

La questione principale rimane però aperta, ossia, la possibilità che il territorio montenegrino arrivi presto a ospitare basi militari NATO.

In Russia su questo tema i pareri sono discordanti. Il vice direttore dell’Istituto di analisi politica e militare Aleksandr Chramčichin, senza destare allarmismo, sostiene:  “Se anche queste basi dovessero mai comparire, saranno comunque abbastanza lontane”.

Altri esperti ritengono che l’entrata del Montenegro nella NATO rappresenti persino una condizione favorevole per la Russia, dal momento che nell’Alleanza ci sarà un Paese di più, in buoni rapporti con Mosca.

Non tutti però in Russia sono d’accordo con queste posizioni ottimistiche. Il vice direttore della commissione per gli affari internazionali della Duma Leonid Kalašnikov ritiene che tale mossa sia invece finalizzata a isolare la forte influenza della Serbia su Podgorica


Secondo questa prospettiva che giustifica un certo allarmismo, il Montenegro potrebbe presto trasformarsi in un’importante testa di ponte per gli americani in una zona geopoliticamente delicata come lo scacchiere mediterraneo

Al di là delle varie prospettive è indiscutibile che l’adesione del Montenegro all’Alleanza influenzerà gli equilibri tra NATO e Russia. Ma cosa dovrà aspettarsi la Russia da questo passo? Ci saranno minacce nei suoi confronti? 

A queste domande Konstantin Sivkov , membro-corrispondente dell’Accademia russa delle scienze missilistiche e d’artiglieria, abbozza una risposta: “Per valutare il significato dell’entrata del Montenegro nella NATO, è sufficiente dare un’occhiata a una mappa: il Paese ha uno sbocco sul Mar Adriatico, in altre parole, potrà ospitare una base militare navale. Oggi la NATO è più indispensabile agli Stati Uniti di quanto non lo sia per l’Europa”.


Tuttavia, in Europa esiste anche un’opposizione patriottica, ci sono diversi partiti e movimenti che si muovono a favore del ripristino della sovranità dei Paesi europei. 

Germania e Francia, in molti casi, non hanno approvato la strategia di Washington sulla scena internazionale.

È stato evidente nel 2003 con la guerra in Iraq. Nonostante questi Paesi siano ormai delle palesi marionette americane, ci sono comunque buone probabilità che altre forze politiche arriveranno al potere

Queste non seguiranno la corrente della politica americana in modo univoco, ma, soprattutto, porteranno avanti una propria linea, in forte contrasto con gli interessi statunitensi.

Gli Stati Uniti all’interno della NATO hanno rafforzato la propria influenza nei Paesi dell’Europa orientale guidati da governi decisamente filo-americani, pronti ad accettare la presenza di truppe americane e tra questi vi è il Montenegro

Tutte le operazioni militari nel teatro del Mediterraneo occupano una posizione sicuramente importante. Per gli Stati Uniti, il Montenegro potrebbe fungere questo da  “aeroporto di riserva” qualora ci fossero tensioni con l’Italia.

Il Montenegro non è mai stato un partner cruciale per la Russia e di reali legami economici, fatta eccezione per il turismo, c’è ne sono sempre stati pochi. La sua adesione alla NATO non condizionerà il turismo e sotto l’aspetto economico l’adesione è irrilevante.

Ma se in Serbia e in altri Paesi balcanici prenderà corpo un sentimento anti-americano, allora in questo caso il Montenegro diventerà un importante punto d’appoggio, dal quale gli Stati Uniti potranno reprimere questi dissensi con la loro forza militare”.

Sempre Sivkov è del parere che siano stati gli ultimi eventi in Grecia a determinare la spinta definitiva per la convergenza del Montenegro verso la NATO, sostiene infatti: “se la Grecia dovesse lasciare la zona euro sarebbe elevato anche il rischio di una sua uscita dall’UE". 

Rifiutando il diktat dei funzionari di Bruxelles per il suo sviluppo economico, ad Atene non rimarrà altro che orientarsi verso Mosca e Pechino, poiché non avrà più senso contare sull’aiuto da parte di Washington e Bruxelles (creditori). 

La Grecia diventerà un anello debole nella NATO, quindi, in prospettiva, si può ipotizzare una sua possibile uscita dall’Alleanza. In tal caso verrebbe danneggiato il fianco sud della NATO, con la Turchia in isolamento geopolitico.

È per tal ragione che gli americani hanno ora bisogno di un nuovo punto d’appoggio in Montenegro, in particolare per rafforzare il blocco della NATO nel sud. 

Tuesday, May 26

SEECP TODAY IN TIRANA

Il primo ministro della Romania, Victor Ponta, partecipa oggi a Tirana al vertice dei capi di Stato e di governo del Processo di cooperazione nell'Europa sud-orientale (SEECP). 

Dall'organizzazione fanno parte Albania, Bulgaria, Grecia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Romania, Serbia, Turchia, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Moldova, Montenegro e Slovenia.


Lo riferisce l'ufficio stampa del governo in un comunicato. Nella capitale albanese il primo ministro sarà accompagnato dal ministro degli Esteri, Bogdan Aurescu. 

Secondo il programma Ponta sarà accolto dal presidente dell'Albania, Bujar Nishani e terrà un discorso durante la riunione “nel quale sottolineerà l'importanza che la Romania attribuisce al rafforzamento del processo di cooperazione regionale, che è cruciale nel contesto degli sviluppi politici del vicinato e riaffermerà il sostegno per la continuazione del processo di allargamento dell'Unione europea, sulla base dei criteri di adesione”.

Alla fine del vertice è prevista una conferenza stampa congiunta dei rappresentanti di Bulgaria, Romania e Albania. Il SEECP fondato nel 1996 su iniziativa della Bulgaria, mira stabilire nuove forme di cooperazione tra gli stati membri. 

Gli obiettivi della cooperazione regionale sono: il miglioramento della sicurezza e della situazione politica, l'intensificazione delle relazioni economiche e la cooperazione nel settore delle risorse umane, della democrazia, della giustizia e la lotta alle attività illegali. 

Monday, May 11

TOM DOSHI:"STORIA SEGRETA DI UN PICCOLO GIGANTE".

Il caso Tom Doshi, che tiene tutt’ora in ostaggio  la politica albanese, è l’emblema di come l’asse atlantico Washington-Bruxelles cerchi di influenzare e allineare le decisioni dei Governi balcanici. 

L’Albania, come la Bosnia e il Montenegro, sono oggi soggetti a forti pressioni da parte della Comunità Internazionale, affinché non muovono un solo passo senza il benestare dell’ambasciata americana. 

Quel che è accaduto al deputato socialista e uomo vicino al Primo Ministro Rama ( espulso dal partito socialista perché dissidente rispetto alla linea del leader, per poi denunciare un tentativo di omicidio nei suoi confronti, su mandato del Presidente del Parlamento Ilir Meta ) sembrava una banale cronaca a carattere locale, ma si è trasformato ben presto in un complicato rompicapo, nonché un terreno di scontro che ha fatto cadere le più radicate convinzioni di chi diceva “di capire tutto dei Balcani”.

Ed infatti, quando tutti pensavano di avere in pugno “la pelle dell’orso” e di aver blindato il Governo Rama – che piace così tanto ai Blair, all’ambasciata americana e ai tecnocrati  ‘made from George Soros’ – il piccolo gigante si rialza e comincia la sua rimonta, riscattando la verità. 

A capovolgere la storia già scritta dagli americani è l’Osservatorio Italiano, che entra in gioco per fermare la macchina del fango già pronta per nascondere la cospirazione costruita da “Meta-Rama&Company”. 



L’Osservatorio ricostruisce l’intera vicenda, facendo riflettere gli albanesi sul fatto che il Governo abbia voluto far passare per “de-criminalizzazione” del Parlamento, un’operazione di epurazione politica di un avversario all’interno del partito socialista, ottenendo il pieno sostegno dell’ambasciata americana e della delegazione europea.

Tutti avevano creduto alla versione di Rama, ma qualcosa cambia: analisti, giornalisti e persino la gente nelle strade, cambia il suo modo di parlare, comincia ad usare le stesse parole dell’Osservatorio, mentre gli uomini di Rama impazziscono e non riescono ad arginare l’ondata mediatica che si è creata. 

A questo punto l’Osservatorio dà il colpo di grazia, e interroga la Commissione Europea, a cui chiede il motivo per cui si è pronunciata su un caso di “politica interna” prendendo una posizione a favore del Primo Ministro, violando così l’etica di neutralità dell’Unione Europea. 

L’evidenza dei fatti è tale che la CE, ed in particolare l’Ufficio dell’Alto Rappresentante, fa una dovuta precisazione (vedi sotto), ritrattando in parte “l’interpretazione del comunicato” che era stato trasmesso subito dopo l’espulsione di Doshi

Spiazzati dalla capacità di penetrazione e dalla sua velocità operativa, l’Osservatorio Italiano entra nei monitor come fonte accreditata : un efficace colpo mediatico con un solo articolo.

Corrispondenza intercorsa:

A l'attention de Juri Laas, contact de Presse du Conseil européen ‐ sommets UE‑pays tiers, A l'attention de Maja Kocijancic,   porte‐parole du Haute Représentante Federica Mogherini

On envoie l'article publié de notre portail‐web Observatoire Italien (Osservatorio Italiano), sur le communiqué de presse publié par le bureau de la Délégation Européenne de Tirana, sur le conflit entre le député Tom Doshi et le Premier Ministre Edi Rama (on vois: https://eudelegationalbania.wordpress.com/2015/02/10/statement‐of‐the‐eu‐delegation‐to‐albania/  )
Dans l'article suivant, on pourra lire des points significatifs su les incohérences du
communiqué, avec le déroulement des actualité en Albanie:
http://osservatorioitaliano.org/read/135047/albania‐caso‐doshi‐necessari‐chiarimenti‐sucomunicato‐della‐delegazione‐europea  
1. La Délégation a publié le communiqué après l'annonce d'enlèvement du député Tom Doshi du partit socialiste, à cause de problèmes politiques au sein du parti même, et non pour une question de "de‐criminalisation". C'est à dire, le député a accusé le Premier Ministre Edi Rama de népotisme et corruption, après l'attribution de fonctions de direction (Douane, Administration, Ports, etc.) en faveur de certains personnages, sur la base de liens familières. En réponse, il a été éloigné du parti. De toute façon, le cas suivant constitue un problème de politique intérieure, dont la délégation européenne ne devrait pas se prononcer.
2. Le procès de "de‐criminalisation" est une proposition du Partit Démocratique (PD), contre le Partit socialiste (PS), commencée après l’agression physique d'un député du PD. Celui a dénoncé le PS pour avoir des "criminels" entre ses membres, qui violent les députés sans aucun respect des institutions. Toutefois, il y a été aucune accusation ou dénonce pénale contre le député Tom Doshi, qui pourrai justifier cet enlèvement. Donc, vers lui, il n'y a pas été un procès de decriminalisation, mais une épuration politique.
3. Le député Doshi a été éloigné du groupe parlementaire socialiste, mais il reste un membre du Parlement. Donc, il n'y a pas été un procès de "de‐criminalisation" du Parlement Albanais. Avec cette exposition, nous espérons de contribuer à la transparence des activités de la délégation européenne, dans l'intérêt des citoyens albanais et européens. En tout le cas, nous voudrions connaitre (et publier) la position des hautes Institutions Européennes sur le cas exposé, et sur les prochaines actions de la Délégation Européenne à ce propos.
La Rédaction ‐
Osservatorio Italiano

Dear colleagues,
The EU is aware of the importance of the issue of MPs/public office holders with a criminal record in Albania. EU DEL Tirana   expressed a general line in that context on 2 March. The EU has not expressed itself about a concrete case, but is following developments closely.
Best,

Maja KOCIJANČIČ