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Wednesday, May 6

AVVOCATO DI UN POPOLO ITALIANO INCAZZATO NERO

Questo (g)overno non sottovaluti l'importanza dell'Intelligence. È inspiegabile perché Giuseppi trattenga le deleghe per sé, invece di affidarle a un collaboratore politico o istituzionale di sua fiducia, che possa esercitarle a tempo pieno.

L’attacco al premier è uno sport nazionale al quale mi associerò, anche perché convinto che nessuno oggi nemmeno lui possa maneggiare i dossier di un’emergenza imperscrutabile e dei suoi riflessi a livello domestico ed internazionale. 

E tuttavia sarebbe ancora più colpevole omissione far mancare un costruttivo apporto critico a quelli che sembrano inequivocabili o almeno inspiegabili errori, sopratutto quando questi riguardino materie poco conosciute perché poco coperte dai media o perché poco familiari.

È il caso dell’Intelligence e della Sicurezza Nazionale, settori tanto delicati e vitali quanto esposti - e già occorso, nel passato anche recente - a provvedimenti poco meditati. E gravi nelle conseguenze, perché incidono direttamente sugli interessi e sulla Sicurezza.

Nel concreto, resta ancora inspiegabile come Giuseppi, l'avvocato del popolo italiano, trattenga per sé le deleghe per i Servizi di Informazione e Sicurezza e non si decida ad affidarle a un collaboratore politico o istituzionale di sua fiducia, che possa esercitarle.

Come poco logico appare al contempo che lo stesso Giuseppi si sia messo nelle condizioni di avvicendare il Direttore dell’AISE nel pieno di una “GUERRA BIOLOGICA”, non trovando nessun altro se non il Direttore in carica dell’AISE per la presidenza di LEONARDO HOLDING, società questa che tra l’altro non aveva bisogno di un nuovo presidente in quanto è "profumo di per se".

Quella della sottostima di via XX Settembre pare lo scotto che la collettività sia costretta a pagare ogni qualvolta il timone del governo venga preso da un neofita -pericoloso- della politica.

Vi è infatti più di una evidenza che nel passato le funzioni e le potenzialità dei Servizi quale supporto alle decisioni di governo, non siano state colte subito e appieno dal presidente appena insediato: Mario Monti è il caso più recente; anche lui tenace nel trattenere le deleghe, si è fatto cogliere in tale condizione dalla vicenda dei Fucilieri di Marina gestita anche per questo in maniera scoordinata e dilettantesca. 

Ben altra cosa se egli si fosse deciso subito a porre al suo fianco Gianni De Gennaro, preso a bordo quando i buoi erano già TUTTI scappati. 

Ben altra cosa anche la pandemia rispetto ai Marò o a qualsiasi altro scenario emergenziale: mai come ora le antenne di una corretta informazione debbono essere protese all’ascolto, mai come ora l’evolvere degli eventi deve essere correttamente interpretato, elaborato e tramutato in proposte operative al decisore istituzionale.

Mi permetterò quindi, pur non richiesto, di evidenziare all'avvocato del popolo italiano, presidente Giuseppi, la necessità che si faccia affiancare in plancia di comando da un collaboratore di fiducia -un profilo alla Marco Minniti tanto per intenderci- e gli ceda tutti i dossier che altrimenti non so come egli, in queste condizioni, potrebbe studiare e approfondire.

Tenga presente poi che nel settore dell’Intelligence non ci sono “Papa neri”, per ogni modifica di management (quale quella prossima al vertice dell’AISE), deve poter attingere da un basket di professionalità consolidate, la discontinuità in certi organismi è un rischio troppo alto di cui non ci si rende conto neanche a cose fatte, un infedele o un incapace in strutture istituzionali aperte lo si può individuare a posteriori e intervenire, nei Servizi si rischia di non accorgersene mai o quando è troppo tardi. Che Dio ci salvi!

Saturday, April 11

ITALIANI IGNORANTI O COMPLICI? QUESTO E' IL M.E.S.!

Il MES oppure ESM, sostituisce il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), nati per salvare dall'insolvenza gli stati di Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria.[8] Il MES è attivo da luglio 2012 con una capacità di oltre 650 miliardi di euro, compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi.

Il MES è regolato dalla legislazione internazionale e ha sede in Lussemburgo presso un ufficio bancario privato. Il fondo emette prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà e acquista titoli sul mercato primario (contestualmente all'attivazione del programma Outright Monetary Transaction), ma a condizioni molto severe. Queste condizioni rigorose "possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite" (art. 12). 

Potranno essere attuati, inoltre, interventi sanzionatori per gli stati che non dovessero rispettare le scadenze di restituzione i cui proventi andranno ad aggiungersi allo stesso MES. È previsto, tra le altre cose, che "in caso di mancato pagamento, da parte di un membro dell'ESM, di una qualsiasi parte dell'importo da esso dovuto a titolo degli obblighi contratti in relazione a quote da versare [...] detto membro dell'ESM non potrà esercitare i propri diritti di voto per l'intera durata di tale inadempienza" 

Il fondo è gestito dal Consiglio dei governatori formato dai ministri finanziari dell'area euro, da un Consiglio di amministrazione (nominato dal Consiglio dei governatori) e da un direttore generale, con diritto di voto, nonché dal commissario UE agli affari economico-monetari e dal presidente della BCE nel ruolo di osservatori. Le decisioni del Consiglio devono essere prese a maggioranza qualificata o a maggioranza semplice (art. 4, c. 2).
Partecipanti al Consiglio Europeo del 24-25 marzo 2011, che ha provveduto alla revisione dell'art.136 del TFUE 
Il MES emette strumenti finanziari e titoli, simili a quelli che il FESF emise per erogare gli aiuti a Irlanda, Portogallo e Grecia (con la garanzia dei paesi dell'area euro, in proporzione alle rispettive quote di capitale nella BCE), e potrà acquistare titoli di stati dell'euro zona sul mercato primario e secondario. Il fondo potrà concludere intese o accordi finanziari anche con istituzioni finanziarie e istituti privati. È previsto l'appoggio anche delle banche private nel fornire aiuto agli stati in difficoltà. In caso di insolvenza di uno Stato finanziato dallo MES, quest'ultimo avrà diritto a essere rimborsato prima dei creditori privati.

L'operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell'immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell'interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni e godono dell'inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35).

Tuttavia, un collegio di cinque revisori esterni (art. 30, comma 1 e 2), indipendente e nominato dai governatori del fondo, ha accesso ai libri contabili e alle singole transazioni del MES. La composizione del collegio è così ripartita: un membro proviene dalla Corte dei Conti Europea, e altri due a rotazione dagli organi supremi di controllo degli Stati membri.


La Corte Costituzionale tedesca ha posto un limite al contributo tedesco al salvataggio dei Paesi in difficoltà, evitando comunque di vincolare ogni singola azione dell'ESM al giudizio del Parlamento.

I diritti di voto di ogni Stato membro non sono capitari (voto personale), ma in proporzione al valore delle quote versate nel fondo. Le quote di capitale autorizzato e richiamabili sono emesse alla pari (prezzo uguale al valore nominale), senza essere in alcun modo gravate da oneri, mentre pegni e ipoteche non sono trasferibili. In caso di mancato pagamento, lo stato membro perde il diritto di voto finché non risolve la posizione debitoria, e il numero dei diritti di voto è ricalcolato fra gli altri stati. Ciascuno stato mantiene invece l'obbligo ("irrevocabile e incondizionato", art. 8, c. 4) di contribuire al capitale autorizzato, anche se diviene beneficiario o riceve assistenza finanziaria dal MES. Per tutte le decisioni è necessaria la presenza della maggioranza relativa di due terzi dei membri aventi diritto di voto, che rappresentino almeno i due terzi dei diritti di voto.

Nel concedere un sostegno alla stabilità, il MES inoltre persegue la completa copertura dei costi operativi e di finanziamento e vi include un margine adeguato. Il tasso di interesse oltre alla copertura dei costi deve garantire un profitto al fondo dal ricevimento della richiesta (art. 9, comma 3).

La responsabilità di ciascun membro del MES è in ogni caso limitata alla sua quota di capitale autorizzato al prezzo di emissione determinato. Nessun membro del MES può essere considerato responsabile, in virtù della sua appartenenza al MES, degli obblighi da questi contratti.

Monday, April 6

UNITED EUROPE WILL LOSING ITALIANS PEOPLE

Oil markets are facing a perfect storm. The scissors of supply and demand are moving against one another, generating increasing pain on the oil industry and the political and financial stability of oil-producing countries.

Global oil demand is dropping due to the recession induced by the COVID-19 shut down of economic activity and transport in the most industrialized countries. Goldman Sachs predicts that global demand could drop from 100 million barrels per day (mdb) in 2019 to nearly 80 mdb in 2020.[1] If confirmed, this would be single biggest demand shock since petroleum started its race to become the most important energy source in the world.

Meanwhile, global supply is increasing due to the “oil price war” triggered by the Saudi decision on 7 March to offer discounts and maximize production, increasing output to a record high of 12.3 mbd. The Saudi government had reacted to the refusal by Russia to contribute to a coordinated OPEC production cut of 1.5 mbd, thus shelving, for the moment, the OPEC Plus alliance than had been forged in 2016 precisely to prevent a continuous drop in oil prices

Figure 1 OPEC oil production and supply adjustments


Most analysts explain the ongoing Saudi-Russian oil war with their willingness to increase their respective market share to the detriment of US shale producers. A different, but authoritative interpretation of the Saudi strategy, comes from Bernard Haykel, a professor at Princeton University who is personally acquainted with Saudi crown-prince Mohammed bin Salman.

Professor Haykel maintains that the Saudi decision might actually be motivated by the long-term goal of maximizing oil rents while there still is a market for Saudi oil “because climate change has fueled a global push toward de-carbonization and renewable energy”.[2]

In the short-term, the Saudi leadership is probably seeking to bring Russia back in line with OPEC while at the same time punishing US shale producers which rely on higher oil prices for commercial viability. Yet, Riyadh is also pursuing a longer-term goal, which entails producing as much oil as possible for a world that will be less reliant on petroleum in the medium term.

There is an inherent contradiction between the two goals stated above and the need for Saudi Arabia to preserve a relatively high oil price in order to guarantee fiscal income for the state, thus providing adequate welfare to its citizens.

As a result of the twin supply and demand shocks, the price of US oil (West Texas Intermediate – WTI) has dropped below 20 dollars a barrel followed by wild oscillations. At this price, most US shale companies will not be profitable, (only 3 US shale companies have an average breakeven cost at 30 dollars), while certain qualities of US crude have been sold at negative prices.

The world’s most important crude benchmark (Brent), is below 30 dollars per barrel. With these prices, the political, social and economic turmoil already experienced by OPEC countries such as Venezuela, Libya, Algeria, Nigeria and Iran before the present crisis will become unbearable; while both Saudi Arabia (with a fiscal breakeven at 84 US dollars per barrel) and Russia (with its lower fiscal breakeven price at 48 US dollars) will face tremendous pressures.[3]

The present crisis holds numerous similarities with the oil “counter-shock” of 1985/86 (Figure 2).[4] At the time, global oil demand was declining due to the economic recession of the early 1980s, as well as to the introduction of efficiency measures and the shift to “alternative” energy sources (nuclear and natural gas) put in place by most OECD governments. Similarly to today, there was a problem of over-supply, due to the advent of new oil production, particularly from the British and Norwegian North Sea. Today, a large portion of new supply instead comes from the US shale industry, especially in the Permian Basin, that has increased US production from 5 mbd in 2008 to more than 12 mbd in 2019, giving rise to the so-called “shale revolution”.


Like today, Saudi Arabia was fed up of being forced to continuously cut production to defend the OPEC price and, in the Autumn of 1985, decided to discipline non-OPEC producers by offering discounts and maximizing production. Oil prices fell to nearly 10 dollars a barrel as a result, having a terrible impact on oil producers. US “independent” producers faced bankruptcy, and the cycle of oil industry “mega-mergers” began. OPEC countries entered a phase of political and economic turmoil: Saddam Hussein’s ill-conceived gamble to revive a bankrupted Iraq by invading neighbouring Kuwait in 1990 was only the most evident consequence of the “counter-shock”.


The first novelty is that we might now have reached “peak oil demand” due to a combination of cultural, financial and political shifts in the largest industrialized countries, combined with the ever-increasing pressures for “deglobalization”, heightened by the recent shock from the global pandemic.[5] While the price “counter-shock” of 1985/86 led to a massive expansion of global oil consumption that fuelled the neoliberal globalization of the 1990 and 2000s (global oil consumption increased from 60 mbd in 1985 to 100 mbd in 2019), it is unlikely that the price shock of 2020 will bring global oil demand back beyond the peak of 100 mbd. This will be especially true if state investment plans to counteract the COVID-19 induced recession will be also oriented toward boosting “green” technologies and infrastructures.

The other novelty is that most OPEC countries, and crucially the two countries that played a key role for the creation of OPEC, Venezuela and Saudi Arabia, are for different reasons shifting from a “political approach” to oil production, to a prevailingly “commercial approach”. The Venezuelan government has essentially lost control over its oil industry – which has been effectively privatized and controlled by foreign, mostly Russian, companies. Saudi Arabia has taken the unprecedented step to market 1.5 per cent of its national oil company Saudi Aramco, and as a result now needs to consistently produce dividends for its shareholders, even if at the expense of Saudi state finances.

The spread of this “commercial approach” by OPEC national oil companies will not allow for significant structural production cuts in a competitive environment. Nor will it allow for strong international cooperation with a focus on preserving oil rents for OPEC governments and protecting the availability of the natural resources for future generations. National companies will be struggling to defend their market share, and will thus offer discounts to their customers and demand fiscal incentives from their governments.

The combined pressures from the new “peak demand” scenario, together with the weakening of OPEC due to the commercial orientation of national oil companies, will basically wipe out whatever was left of a “structure” of the oil market that has become increasingly unstable since the 1970s. The race to the bottom of oil prices will wreak economic havoc on most oil-producing countries and regions of the world, including on US states such as Texas (where the oil industry represents 10 per cent of the GDP and directly employs 360,000 workers), and on high-cost OECD oil producers such as Canada.

Since the 1970s, OPEC has been the only international organization that, with moderate success, has attempted to control production and stabilize prices. It cannot, and will not, continue doing so any longer. It will not accept to rein in production while the rest of the world simply strives to pump out as much oil and gas as possible, be this from shale formations, from tar sands or from below the Arctic, with utter lack of environmental concerns. Oil production cuts will either be shared and coordinated with other world producers, or they will simply not happen.

John Maynard Keynes had repeatedly warned about the need for global management to stabilize the price of commodities.[6] The only precedent for global negotiations on energy prices has been the Conference for International Economic Cooperation (CIEC) held in Paris from 1975 to 1977. At the time, a select group of 27 participants from the OECD, OPEC and the “less developed countries” tried to discuss energy prices and development issues in parallel. The danger stemmed from soaring oil prices and the widespread fear of “running out of oil”. The exercise ended in failure because of the unwillingness of OPEC, then at the peak of its power, to discuss prices without relevant concessions by industrialized countries.

This time is different. The risk and instability derive from peak oil demand, low prices and the need for stable prices in order to plan a speedy transition away from fossil fuels, while avoiding the political and economic collapse of oil-producing countries. A new “pro-rationing” effort must be undertaken at a global level, involving the US and other OECD members, OPEC and non-OPEC states such as Russia, Mexico and Brazil. Significantly, the “pro-rationing” conducted by the Texas Railroad Commission in the 1930s already served as the model for the founders of OPEC.

Whatever its format and however difficult it may be to change a “neoliberal” ideology that rules out state-led regulation of production, the time for a global dialogue on production levels and oil prices (and possibly on environments standards) has come. Deregulation of the energy market has to give way to a new era of regulation of the oil industry at both national and international levels.

The alternative will leave commercially-oriented oil companies, both national and international, free to engage in a destructive price war that will maximize environmental degradation and the squandering of natural resources. A destructive price-war will ultimately endanger decarbonization efforts (car-markers are already pressing governments to relax emissions standards), and will increase political and economic instability in OPEC countries, such as Saudi Arabia and Iran, that are key regional actors.

Giuliano Garavini teaches International History at Roma Tre University. He is the author of “The Rise and Fall of OPEC in the Twentieth Century” (Oxford University Press, 2019).

[1] Tsvetana Paraskova, “Goldman Sachs: Prepare for a Massive Oil Demand Shock”, in OilPrice.com, 26 March 2020, https://oilprice.com/Energy/Energy-General/Goldman-Sachs-Prepare-For-A-Massive-Oil-Demand-Shock.html.

[2] Bernard Haykel, “Saudi Arabia’s Radical New Oil Strategy”, in Project Syndicate, 23 March 2020, https://prosyn.org/LmBSCnq.

[3] Jack Farchy and Paul Wallace, “Petrostates Hammered by Oil Price Plunge and Pandemic’s Spread”, in Bloomberg, 28 March 2020, https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-03-28/petrostates-hammered-by-oil-price-plunge-and-pandemic-s-spread.

[4] Duccio Basosi, Giuliano Garavini and Massimiliano Trentin (eds), Counter-Shock. The Oil Counter-Revolution of the 1980s, London/New York, IB Tauris, 2018.

[5] The debate on “peak demand” has been raging since 2018. See Spencer Dale and Bassam Fattouh, “Peak Oil Demand and Long-Run Oil Prices”, in OIES Energy Insights, No. 25 (January 2018), https://www.oxfordenergy.org/?p=30822.

[6] See Robert W. Dimand and Mary Ann Dimand, “J.M. Keynes on Buffer Stocks and Commodity Price Stabilization”, in John Cunningham Wood (ed.), John Maynard Keynes. Critical Assessments, Second Series, Vol. VIII, London/New York, Routledge, 1994, p. 87.

Friday, March 27

2007 SUL CORONA VIRUS GIA' SI SAPEVA LA VIRULENZA

Influenza aviaria e pandemia: arriverà mai un'altra "spagnola"? Se lo domandavano i "cervelloni dell'ISS" nel 2006: leggi a pag 03

Tuesday, March 24

ESM, EC, ECB, OMT, BLA, BLA, BLA, BLA, BLA, BLA...

By Stefan Vlahovich - ESM and the European troika is a term used, especially in the media, to refer to the decision group formed by the European Commission (EC), the European Central Bank (ECB) and the International Monetary Fund (IMF). The usage arose in the context of the "bailouts" of Cyprus, Greece, Ireland and Portugal necessitated by their prospective insolvency caused by the world financial crisis of 2007–2008.

To launch EU bonds with a common guarantee, like the Coronabonds, not even. There are even those who propose a "donation of 20 billion from Germany to Italy, as long as no automatisms are inserted at European level". The ideas of Berlin's economic gotha ​​on how to support the countries most affected by the Coronavirus epidemic are first of all a corollary of the concept of solidarity of a certain German elite, unshakable even at the dawn of a potentially catastrophic global recession.

At the Eurogroup, the economic ministers of the euro area will discuss how to deal with the crisis that is now all coming and with a disastrous impact. In a nutshell, there are two orientations in the field: a debt instrument with some form of common guarantee, such as the Coronabonds (euro area bonds sponsored by southern countries and opposed by Northern Europe contrary to any form of risk sharing) or the use of credit lines in the Mes, where necessary to be accompanied by a Eurobond but in any case linked to "conditionality", more or less stringent constraints for the countries that access financial support instruments. 

The Ministry of Finance of the Netherlands has confirmed it, another country which together with Germany and Finland is part of the so-called "rigorists", reiterating that they will undertake to "guarantee the respect of an adequate form of conditionality for each instrument as required by the current ESM Treaty ". In other words, I'll give you the money as long as I can control how you spend it, perhaps by sending the notorious troika.

Anyone who advises the German Federal Government or has done so in the past is on the Dutch line. The gift of honesty should be recognized for the former president of the prestigious IFO Hans-Werner Sinn. What the ECB is doing with the measures announced last week is to "first and foremost" help the "French and German" banks, he said on DLF radio a few days ago. 

Of course, added Sinn, help is also needed by Italy but it is clear that the interests to be protected are first and foremost German, from his point of view: “I am thinking of the huge Target debt contracted by the Italians of 400 billion euros: if Italy were not to pay, one third would be paid by Germany ". 

For this reason the economist has proposed a donation of 20 billion euros to Italy, because “we must help our Italian friends, but openly and honestly and not pretend that the EU is doing it, but if we do, they are the our money and our free choice. " The border between solidarity and charity here is blurred, what worries us most "are these automatisms that are gradually redistributing large amounts of money through the ECB, which is not authorized to do what it is doing".

A few days ago Italy, through Prime Minister Giuseppe Conte, made official the request by Rome through the Financial Times to resort to the State-Saving Fund but, specifying, without any form of conditionality. The resources should be used exclusively for the health and economic emergency. It would therefore be a new tool, since there is nothing in the ESM "toolkit" that does not provide for more or less stringent forms of conditionality. 
According to the Council of Wise Men of the German Government (today made up of only three out of five members: Isabel Schnabel was also part of it until 2019, today on the ECB Executive Committee), however, there are no alternatives to resorting to the Mes with its constraints.

"The countries currently affected by the crisis should submit a request for assistance to the European stability mechanism" which could grant credit lines to countries that request it "but would be tied to conditionalities," he said a few days ago to the German financial newspaper Handelsblatt Volker Wieland, member of the Expert Council. "This would then allow the European Central Bank to purchase government bonds from individual countries through the OMT." 

An unused program which, as is well known, allows Eurotower to purchase unlimited government bonds from a country that is no longer able to finance itself on the markets. And, as is well known, it is subject to the signature by the State concerned of a Memorandum with the fund led by the German Klaus Regling, the ESM precisely.

Even the President of the Council of Wise Men Lars Feld believes that the Mes is the most appropriate tool: interviewed by the FAZ a week ago, referring to the possibility for Italy to no longer be able to finance itself, said that "there is aid from the ESM and the Frankfurt Omt program. If Italy were to get into trouble, it would have to request a State-Savings Fund program linked to conditions and reforms. "

Berlin, for its part, today approved a "historic" package of measures. Finance Minister Scholz expects "at least 5%" GDP contraction for 2020. According to the Bundesbank, the German Central Bank, there is "unprecedented uncertainty" and it is "inevitable" that Germany will sink into a severe recession. For this reason, Angela Merkel's cabinet has given the go-ahead to the "fund for the stabilization of the economy", consisting of 600 billion euros and with 400 billion credit guarantees. 
Another 100 billion are made available to guarantee liquidity to companies overwhelmed by the coronavirus crisis. A further 100 billion are allocated to the credit fund for reconstruction (KfW). For the first time, the government plan foresees a deficit of 156 billion euros. Thus the "debt brake", anchored to the German Constitution, is suspended: since 2014 the government was able to pass budget laws without debt.

The response to the Coronavirus emergency was considered, and with good reason, "historic" for the size of the intervention. It is clear to everyone that it was possible to prepare it in record time because of a public debt of less than 60% of GDP. For this reason, it is not surprising that the German measures are on a different scale than those announced by Italy, France and Spain. 

EU governments immediately moved to prepare for the arrival of the recession announced in an isolated and uncoordinated manner, postponing talks on a common eurozone response to this week. Because, as never hidden by Eurotower, it is clear that this time the ECB's weapons (among those currently available) are likely not to suffice.

According to the German economic gotha, the existing instruments are already sufficient to face an economic crisis and possibly even sovereign debt, should it move to government bonds: "The SSF can be used," said Clemens Fuest, current IFO president. "It is a tool to be carefully evaluated", but at present "its use can be justified by the situation". 
How it works has already been said: "If a country requests the assistance of the Mes, the ECB can buy government bonds from that country in unlimited quantities". But only under certain conditions. It is admitted and not granted that the ESM can be enough to counteract a crisis of which nobody has understood the real extent.

Saturday, March 21

COVID19- ROTTURA DI COGLIONI:" MEDIA, PROF E POLITICI"


La "pandemia" del COVID-19 è principalmente progettata per potenziare l'élite al potere MONDIALE e promuovere la sua portata AUTORITARIA-REPRESSIVA. Lo strumento principale è l'innata paura umana della morte e di questa paura è  notevolmente strumentalizzata e amplificata dai media di propaganda corporativa bancaria.


Il tasso di mortalità del COVID-19 finora è RIDICOLO RISPETTO ALLE MORTI PRECEDENTI DELLE PANDEMIE DELL'ULTIMO SECOLO, anche se il governo e i suoi media-vassalli, promettono che il numero dei morti aumenterà precipitosamente e che l'unica opzione sia quella di "appiattire la curva" imponendo mandati mega-autoritari, inclusa l'imposizione della legge marziale, come è ora -UNICO CASO IN EUROPA!
Lo stato ha il monopolio della coercizione. Prossimamente, della violenza. Fino ad ora ha dimostrato -come sempre e ripetutamente nel corso della storia- che il suo primo riflesso durante qualsiasi crisi, vuoi virale o inventata, è quella di richiedere l'obbedienza delle masse oppure ne subiranno le conseguenze: arresto, multe, incarcerazione, persino, la morte per ISOLAMENTO CHIUSI IN CASA PER MESI ANCORA A VENIRE


Per il governo di peones, è inammissibile andare in giro e vivere la nostra vita normalmente ma con profonde precauzioni prodotte dalla intelligenza. Paure che in questi giorni circolano anche nel resto del mondo. Persino in alcuni Stati dell' Europa Occidentale, altri bastioni della mentalità liberale che presto cadrà!

Oltre a promuovere il governo autoritario, lo stato italiano e i suoi VERI PROPRIETARI, i banchieri e le società transnazionali e multiproduttive, sono determinati a abbattere un'economia già malata dagli anni "80 grazie a Carlo Azeglio Ciampi e al divorzio tra Banca d'Italia e Ministero del Tesoro, perdendo 30.000 miliardi di lire in Borsa -in un giorno-. 


Infine, IL DISTRUTTORE DELLA SANITA' PUBBLICA ITALIANA con cui l’Osservatorio Gimbe ha calcolato in 37 i miliardi di de-finanziamento al Sistema Sanitario Nazionale. Responsabilità che hanno nomi e cognomi: dalla lettera di Draghi-Trichet all’avvento del famigerato Andrea Monti (Goldman und Sachs) e poi altri governi d'incapaci -fino a questo surreale governo Frankstein; nessuno CAPACE DI INVERTIRE LA TENDENZA DEL SUICIDIO DELLA SANITA' PUBBLICA ITALIANA.  

In questo modo, ora, I BANCHIERI E I LORO PULCINI possono riconfigurare le economie MONDIALI e infine stabilire un piano "globalista" per un governo mondiale centralizzato (ricerca di  "governance globale"). 

Questo piano dall'alto verso il basso viene venduto dai media come uno sforzo del governiccolo di terroni affinchè per realizzare sistemi di pace, sicurezza, giustizia, economia, debiti e mediazione globale, CI INDUCONO A CREDERE CHE STANNO SALVANDO L'ITALIA  DAL COVIN-19. AL CONTRARIO, SIAMO NOI CHE DOVREMMO SALVARCI DA LORO E, COSI I NOSTRI FIGLI, I NOSTRI NIPOTI.... DALLE ZANNE MILLENARIE DI BANCHE DI USURAI! 

Ricordo le osservazioni di Henry Kissinger a seguito delle precedenti epidemie/pandemie in CINA. Questo criminale di guerra davanti ai suoi Bancari sionisti FACENTI PARTE delle famiglie Rothschild, Rockefeller, Goldman, Saacks, SAI Agnelli, Metzler, Morgan, Paul Singer et cetera et cetera; dichiarò che: in caso di una bella crisi appropriata, il popolo correrà dallo stato e gli chiederà urlando di esserne protetto. Sempre più spesso, come bambini indifesi, si aspettano e chiedono allo stato non solo di proteggerli, ma anche di donargli ogni sorta di prelibatezze gratuite a spese degli altri coglioni.

Questo è il modo REALE con cui alcuni milioni di italiani guardano unicamente al loro governo di peones transfughi del fu M5S e del fu PD, Giuseppi come un papà benefico e magnificente nei congiuntivi si prenderà cura di tutti i loro bisogni -senza più fare un cazzo e aspettando istruzioni da Macron e Merkel.


Quello Strauss che credeva che il mondo avesse bisogno di una classe illuminata di sovrani modellata sulla Repubblica di Platone. 

Shadia Drury, professore di teoria politica all'Università della Regina nel Saskatchewan, scrisse durante il regno dei neo-con dei Bush: Gli antichi filosofi che Strauss amava di più credevano che le masse non lavate non fossero le più adatte a non conoscere la verità né la libertà, e che dare loro un benessere piccolo o sublime; sarebbe come lanciare perle davanti ai maiali. 

Contrariamente ai moderni pensatori politici, gli antichi negavano l'esistenza di un diritto naturale alla libertà. Gli esseri umani non sono nati né per essere liberi, né per essere uguali. La condizione umana naturale, sostenevano, NON E' QUELLA DELLA LIBERTA', MA QUELLA DELLA SUBORDINAZIONE!! Credo, proprio, vedendo quest'Italia ferita, che Strauss avesse proprio ragione nel pensarlo.

QUESTO E' IL FINE DELLA CRISI MONDIALE CHIAMATA "PANDEMIA DEL COVIN-19"; CIOE', COME SUBORDINARSI AGLI STATI-BANCHIERI, DA PARTE DI UNO O PIU' POPOLI PER FARSI PERSEGUIRE DA NUOVI DIKTAT AUTORITARI, SENZA PIU' DOMANDE, LAMENTELE O RESISTENZE DEL CAZZO!!



Fonti:
.-Soros Plays Both Ends in Syria Refugee Chaos - 31 December 2015
.-About That ISIS Plan to Attack Munich… - 4 January 2016
.-Do We Need the Fed? - 21 December 2015
.-Obama Administration Fights To Withhold Over 2,000 Photos Of Alleged US Torture and Abuse - 18 December 2015
.-Enough Already! It’s Time To Send The Despicable House Of Saud To The Dustbin Of History - 6 January 2016

Wednesday, March 11

PANDEMIA CAPIAMOLA VERAMENTE E SENZA BUGIE!

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in modo specifico per l’influenza, ha individuato una serie di requisiti necessari perché si verifichi una pandemia. In primo luogo deve emergere un virus geneticamente diverso in modo significativo dai virus che circolano nella popolazione umana e per il quale, quindi, la maggior parte della popolazione non ha immunità. 


Da sempre (?) l’OMS tiene sotto controllo l’emergere di epidemie nel mondo: già nel 1947 (un anno dopo la sua fondazione) aveva creato un servizio di informazione epidemiologica via telex. Tuttavia, negli ultimi anni le cose sono cambiate. In particolare, le International health regulations (IHR) del 2005, entrate in vigore nel 2007, hanno radicalmente modificato i requisiti per le notifiche internazionali. 

A questo scopo l’OMS ogni giorno raccoglie informazioni da fonti diverse: servizi sanitari nazionali, uffici regionali, organizzazioni non governative, università, ospedali, ma anche stampa, radio, televisione, Internet. Quindi non solo informazioni ufficiali, ma anche quelli che gli anglosassoni chiamano rumours, ovvero chiacchiere

Mentre in precedenza gli Stati membri avevano l’obbligo di notificare all’OMS in modo automatico i casi di colera, peste e febbre gialla, da quel momento in poi la notifica parte quando nel territorio di uno Stato viene identificato un evento che può costituire un’emergenza per la salute pubblica di rilevanza internazionale, chiamato anche PHEIC (Public Health Emergency of International Concern). 


A questo punto comincia un processo di verifica al termine del quale parte la diffusione dell’informazione e l’organizzazione della risposta: l’OMS offre un sostegno alle autorità sanitarie della nazione colpita attraverso il GOARN (Global Outbreak Alert and Response Network), una rete alla quale aderiscono le maggiori istituzioni scientifiche e sanitarie del mondo. 

Le capacità di intervento del GOARN vanno dall’invio di team per le indagini epidemiologiche e l’assistenza medica alla fornitura di strutture per le diagnosi di laboratorio o la raccolta dei campioni biologici.

Le malattie epidemiche e pandemiche emergenti e riemergenti costituiscono una seria minaccia alla salute, tanto che il 12° programma generale di lavoro dell’OMS (2014-19) pone come uno dei cinque obiettivi strategici la riduzione di mortalità, morbidità e disagi sociali dovuti alle epidemie attraverso la prevenzione, la preparazione, la risposta e le attività di recupero. 

Prendiamo ora in esame alcuni dei principali eventi di questo inizio secolo che costituiscono o potrebbero costituire potenziali emergenze per la salute pubblica mondiale:




L’influenza s. fu causata dal virus a RNA H1N1.
L'influenza spagnola, altrimenti conosciuta come virus dell'influenza H1N1, questa tragica epidemia, fu una pandemia influenzale, insolitamente mortale, deflagrò tra il 1918 e il 1920 uccise un minimo di 50 milioni di persone: Prima delle tre pandemie che coinvolsero la maggior parte del mondo durante l'ultimo secolo.

Questa epidemia fu portata dai soldati che ritornavano dal fronte del 15-18. Molti di essi, scampati alle granate nemiche, morirono di influenza già al fronte, a guerra quasi finita. Oltre cinquanta milioni di morti "dimenticati".

All’inizio l’influenza virale H1N1 non sembrava destare molta preoccupazione: «Cette maladie a fait son apparition aussi chez-nous, mais sous une forme assez bénigne et peu allarmante. Quelques jours de fièvre et voilà tout» scriveva l’11 ottobre Le Pays d’Aoste e si augurava che «les premiers froids en balayeront les derniers vestiges». Invece la epidemia colpiva solo e soprattutto giovani adulti precedentemente sani. 


 Si stima che un terzo della popolazione mondiale fu colpito dall’infezione durante la pandemia del 1918–1919. La malattia fu eccezionalmente severa, con una letalità maggiore del 2,5% e circa 50 milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100 milioni.

Tre focolai di influenza (pandemia) in tutto il mondo si sono verificati nel 20 ° secolo: nel 1918, 1957 e 1968. Questi ultimi 2 erano nell'era della virologia moderna e caratterizzati in modo più completo. Tutti e 3 sono stati identificati in modo informale dai loro presunti siti di origine rispettivamente come influenza spagnola, asiatica e di Hong Kong. Ora sono noti per rappresentare 3 diversi sottotipi antigenici del virus dell'influenza A: H1N1, H2N2 e H3N2, rispettivamente. 

Non classificate come vere pandemie sono 3 notevoli epidemie: una pseudo-pandemia nel 1947 con bassi tassi di mortalità, un'epidemia nel 1977 che fu una pandemia nei bambini e un'epidemia abortiva di influenza suina nel 1976 che si temeva avesse un potenziale pandemico. 

Le principali epidemie di influenza non mostrano periodicità o pattern prevedibili e differiscono tutte l'una dall'altra. Le prove suggeriscono che le vere pandemie con cambiamenti nei sottotipi di emoagglutinina derivano dal riassortimento genetico con i virus dell'influenza A animale.I morti furono più di 200 milioni.Negli anni trenta furono isolati virus influenzali dai maiali e dagli uomini che, attraverso studi siero-epidemiologici furono messi in relazione con il virus della pandemia del 1918. 

Si è visto che i discendenti di questo virus circolano ancora oggi nei maiali.

Forse hanno continuato a circolare anche tra gli esseri umani, causando epidemie stagionali fino agli anni ’50, quando si fece strada il nuovo ceppo pandemico A/H2N2 che diede luogo all’Asiatica del 1957.

Da allora virus simili all’ A/H1N1 continuarono a circolare in modo endemico o epidemico negli uomini e nei maiali, ma senza avere la stessa patogenicità del virus del 1918.

Dal 1995, a partire da materiale autoptico conservato, furono isolati e sequenziati frammenti di RNA virale del virus della pandemia del 1918, fino ad arrivare a descrivere la completa sequenza genomica di un virus e quella parziale di altri 4. Il virus del 1918 è probabilmente l’antenato dei 4 ceppi umani e suini A/H1N1 e A/H3N2, e del virus A/H2N2 estinto.

Questi dati suggeriscono che il virus del 1918 era interamente nuovo per l’umanità e quindi, non era frutto di un processo di riassortimento a partire da ceppi già circolanti, come successe poi nel 1957 e nel 1968. Era un virus simile a quelli dell’influenza aviaria, originatosi da un ospite rimasto sconosciuto.


La curva della mortalità per età dell’influenza, che conosciamo per un arco di tempo di circa 150 anni. ha sempre avuto una forma ad U, con mortalità più elevata tra i molto giovani e gli anziani. Invece la curva della mortalità del 1918 è stata a W incompleta, simile cioè alla forma ad U, ma con in più un picco di mortalità nelle età centrali tra gli adulti tra 25 e 44 anni.

I tassi di mortalità per influenza e polmonite tra 15 e 44 anni, ad esempio furono più di 20 volte maggiori di quelli degli anni precedenti e quasi metà delle morti furono tra i giovani adulti di 20–40 anni, un fenomeno unico nella storia conosciuta. Il 99% dei decessi furono a carico delle persone con meno di 65 anni, cosa che non si è più ripetuta, né nel 1957 e neppure nel 1968. I fattori demografici non sono in grado di spiegare questo andamento.


I virus imparentati a quello del 1918 non diedero più segnali di sé fino al 1977, quando il virus del sottotipo H1N1 riemerse negli Stati Uniti causando un’epidemia importante nell’uomo.

Dopo aver causato un primo focolaio in America Settentrionale ad aprile 2009, un nuovo virus influenzale ha cominciato a diffondersi rapidamente nel mondo, finché a giugno dello stesso anno l’OMS ha dichiarato che si trattava di una p. influenzale. 

L’evento non si era più verificato dal 1968, anno dell’influenza di Hong Kong. 

Nel 2009 la p. di influenza H1N1 è stata dichiarata un PHEIC, così come il riemergere di casi di poliomielite in alcuni Paesi asiatici, del Medio Oriente e dell’Africa centrale nel 2014 e, nello stesso anno, l’epidemia di Ebola in Africa occidentale.

Il virus del 2009 (A/H1N1pdm09) non era mai stato identificato come causa di infezioni negli esseri umani. Le analisi genetiche hanno mostrato che ha la sua origine nei virus influenzali che colpiscono gli animali e che non ha relazioni con altri virus H1N1 che circolavano in precedenza.

La p. del 2009 si è mostrata meno pericolosa delle antecedenti. 

Tuttavia, le prime stime sulla mortalità diffuse dall’OMS nel 2010, contando i casi confermati dai laboratori (circa 16.000 morti), si sono rivelate troppo ottimistiche. 

Uno studio del 2013 valuta che la mortalità per problemi respiratori dovuta alla p. influenzale del 2009 sia stata circa 10 volte più alta: un numero di morti che va da 123.000 a 203.000

Inoltre, benché la mortalità sia simile a quella dell’influenza stagionale, è decisamente più alta tra le persone al di sotto dei 65 anni: tra il 62 e l’85% delle morti ha riguardato persone al di sotto di quella età, contro il 19% dell’influenza stagionale. Questo vuol dire che si sono persi molti più anni di vita (Simonsen, Spreeuwenberg, Lustig et al. 2013).

MERS-CoV. – Nel 2012 in Arabia Saudita è stata identificata una nuova malattia virale che colpisce le vie respiratorie e che può essere anche molto grave. Poiché i casi sono tutti collegati ai Paesi della penisola arabica, la malattia è stata battezzata MERS (Middle East Respiratory Syndrome) e il coronavirus che ne è la causa è il MERS-CoV. I coronavirus sono abbastanza comuni e normalmente causano malattie piuttosto lievi delle alte vie respiratorie, come il raffreddore, ma nel 2002 in Cina è apparso un nuovo coronavirus dalle caratteristiche particolari: causa una malattia molto grave chiamata SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) che, tra il 2002 e il 2003, ha colpito 8.098 persone in 25 Paesi uccidendone 774.

Anche il MERS-CoV è degno di attenzione: la malattia che causa, i cui sintomi sono tosse, febbre e respiro affannoso, fino a metà gennaio 2015 ha colpito 955 persone e ne ha uccise 351, circa il 30%. I dati disponibili suggeriscono che i dromedari rappresentino la fonte d’infezione (diretta o indiretta) di molti casi umani (Al-Tawfiq, Memish 2014).

La trasmissione interumana appare invece limitata. Il passaggio del virus avviene prevalentemente attraverso goccioline di saliva o per contato diretto; sembra tuttavia plausibile anche la trasmissione per via aerea in quanto tracce di RNA (RiboNucleic Acid) virale sono state rilevate nell’aria di una stalla di dromedari colpiti dal virus. Le misure di prevenzione e controllo sono difficili da mettere in atto perché spesso non è possibile identificare i pazienti in modo precoce: infatti, i sintomi iniziali di questa malattia si possono confondere con quelli di altre patologie respiratorie.

Influenza H7N9 e H5N1. – Un’altra malattia che deve essere tenuta sotto controllo è l’influenza aviaria. Ci sono due virus rischiosi per l’uomo: H7N9 e H5N1. Il primo nel 2013 in Cina è stato individuato per la prima volta negli esseri umani, in pazienti che avevano avuto contatti con i polli. Da allora e fino a gennaio 2015 sono stati riportati 347 casi con un tasso di mortalità del 21%. 

Fino al 2015 non è stata confermata una trasmissione da persona a persona che possa considerarsi efficiente. L’altro virus, H5N1, è apparso per la prima volta nel 1997 e ha un tasso di mortalità ancora più alto: 59% (Bartlett 2014). La differenza principale tra i due virus è che mentre l’infezione causata da H5N1 risulta fatale in tempi rapidi negli uccelli, quella causata da H7N9 è normalmente asintomatica in questi animali. Questo vuol dire che H7N9 ha un reservoir (serbatoio) stabile e silente che è molto difficile da trovare ed eliminare.

Media e pandemie. – Le epidemie e le p. più recenti hanno messo in evidenza il ruolo determinante dei media nella comunicazione e nella gestione del rischio. Da un lato, come abbiamo visto, grazie ai rumours i media sono una delle fonti che contribuiscono a identificare un evento rischioso per la salute pubblica. Dall’altro lato, sono anche il canale di diffusione delle notizie alla popolazione quando c’è un’emergenza per la salute pubblica.

Oggi i social media e le informazioni scambiate su Internet si stanno sostituendo ai media tradizionali e si sta pensando di utilizzarli come opportunità per migliorare la sorveglianza degli eventi epidemici (Velasco, Tumacha, Denecke et al., 2014). 

In particolare, sta nascendo un nuovo settore di ricerca chiamato digital epidemiology che è un approccio interdisciplinare tra scienza, tecnologia e salute pubblica. Già esistono esempi di cosa può produrre questo approccio: un sistema per identificare le comunità con un maggior rischio di alta incidenza di influenza basato sull’analisi delle attitudini nei confronti della vaccinazione rilevate da Twitter (Costello 2015).

Nella percezione del pubblico, tuttavia, non sempre i media svolgono il loro ruolo in modo ineccepibile. Uno studio pubblicato in Svizzera ha analizzato come il pubblico dei non esperti ha recepito il comportamento di quanti, a vario titolo, sono stati coinvolti nella p. influenzale del 2009. 

Ne è uscito un quadro drammatizzato dove si muovono eroi (medici, ricercatori) e vittime (i Paesi poveri), mentre i media sono i cattivi che generano allarme o che sono marionette al servizio di interessi forti e industrie farmaceutiche (Wagner-Egger, Bangerter, Gilles et al. 2011). Infatti, un’accusa che spesso viene mossa ai media è quella di esagerare il rischio di un’epidemia contribuendo così a creare malintesi. Ma si è visto che spesso i media hanno avuto un’influenza positiva sulla percezione della malattia da parte della popolazione, facilitando gli interventi di prevenzione (Riva, Benedetti, Cesana 2014).

Un problema da tenere presente è che il termine epidemia viene utilizzato in due accezioni diverse dagli esperti e dai non esperti. Per i secondi il termine di solito implica un pericolo per la popolazione e un grande numero di vittime, non così per gli epidemiologi, come abbiamo visto. Questa discrepanza contribuisce a creare confusione e può diventare un problema nella comunicazione del rischio. 

L’obiettivo fondamentale infatti è evitare la paura, ma non sempre la comunicazione degli esperti riesce a raggiungerlo: il «New York Times», inondato negli ultimi mesi del 2014 da domande dei lettori su come ci si contagia con Ebola, sostiene che gli esperti spesso sono poco chiari e usano termini ambigui, come per es. l’espressione fluidi corporei, utilizzata senza specificare a quali fluidi è legato il rischio di contagio (Altman 2014).

C’è poi un problema di fondo: ogni nuova minaccia alla salute è accompagnata da incertezze che riguardano in particolare la comprensione di che cos’è la malattia e di quali sono i rischi di trasmissione. L’ammissione dell’incertezza però spesso dà luogo alla sensazione terrorizzante che le autorità sanitarie non sappiano quello che stanno facendo (Rosenbaum 2015). L’equilibrio tra la necessità di essere trasparenti anche su ciò che si ignora e la necessità di trasmettere indicazioni con autorevolezza è difficile da raggiungere e le strategie per ottenerlo meritano un’attenta riflessione da parte dei diversi attori coinvolti.

Bibliografia: Pubblicato da Treccani- P. Wagner-Egger, A. Bangerter, I. Gilles et al., Lay perceptions of collectives at the outbreak of the H1N1 epidemic: heroes, villains and victims, «Public understanding of science», 2011, 20, 4, pp. 461-76; L. Simonsen, P. Spreeuwenberg, R. Lustig et al., Global mortality estimates for the 2009 influenza pandemic from the GLaMOR project: a modeling study, «PLoS medicine», 2013, 10, 11:e1001558; J.A. Al-Tawfiq, Z.A. Memish, Middle East respiratory syndrome coronavirus: epidemiology and disease control measures, «Infection and drug resistance», 2014, 7, pp. 281-87; T.R. Frieden, I. Damon, B.P. Bell et al., Ebola 2014. New challenges, new global response and responsibility, «The New England journal of medicine», 2014, 371, 13, pp. 1177-80; E.C. Hayden, The Ebola questions, «Nature», 2014, 514, 7524, pp. 554-57; M.L. McNairy, W.M. El-Sadr, Antiretroviral therapy for the prevention of HIV transmission: what will it take?«Clinical infectious diseases», 2014, 58, 7, pp. 1003-1111; M.A. Riva, M. Benedetti, G. Cesana, Pandemic fear and literature: observations from Jack London’s The scarlet plague, «Emerging infectious diseases», 2014, 20, 10, pp. 1753-57; UNAIDS (United Nations AIDS), The gap report, Genève 2014; E. Velasco, A.T. Tumacha, K. Denecke et al., Social media and Internet-based data in global systems for public health surveillance: a systematic review, «The Milbank quarterly», 2014, 92, 1, pp. 7-33; L. Rosenbaum, Communicating uncertainty. Ebola, public health, and the scientific process, «The New England journal of medicine», 2015, 372, 1, pp. 7-9. Webgrafia: L.K. Altman, Epidemic of confusion. Like AIDS before it, Ebola isn’t explained clearly by officials, «The New York Times», 10 nov. 2014, http://www.nytimes. com/2014/11/11/health/ likeaids-before-it-ebola-isnt-explained-clearly-byofficials. html?_r=0; J.G. Bartlett, An epidemic of epidemics, «Medscape infectious diseases», 2014, http://www.medscape.com/viewarticle/821073;Graphic: as Ebola’s death toll rises, remembering history’s worst epidemics, «National geographic», 25 ott.2014, http://news. nationalgeographic.com/news/2014/10/ 141025-ebola-epidemic-perspective-historypandemic/; V. Costello, Researchers changing the way we respond to epidemics with Wikipedia and Twitter, «PLoS blogs», 29 genn. 2015, http://blogs.plos.org/blog/2015/01/29/researchers-changing-wayrespond-epidemics-wikipedia-twitt/. Tutte le pagine web si intendono visitate per l’ultima volta il 6 agosto 2015.

Saturday, February 29

POLITICIANS, INTELLIGENCE AGENCY & HIGH FINANCE CONTROL EUROPE MASS MEDIA



Udo Ulfkotte (Lippstadt, 20 January 1960 - 13 January 2017) was a German journalist. He worked as a publisher for the Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) newspaper.

Udo Ulfkotte became famous in 2014 with the publication of the book Gekaufte Journalisten, "Journalists bought" in which he revealed that he had been in the pay of the CIA and therefore of the USA for 17 years and as the CIA itself and other Secret Service Agencies 
(between CIA , MI6, DB, DSE, to which the Bundesnachrichtendienst BND, German Intelligence) pay money to Western journalists to put some news in a light favorable to them, when not openly propaganda or pro-NATO, suggesting to these journalists that they could easily lose their job in the media if they did not respect the "pro-western agenda".

Having confessed to being sick and near death, he would have decided to unravel the intrigues and agreements currently existing and hidden on which world and European society is based.


Ulfkotte was on the staff of the Konrad Adenauer Foundation from 1999 to 2003. He won the civic prize of the Annette Barthelt Foundation in 2003. Ulfkotte published a magazine called Whistleblower, reporting on topics not covered by the German media.



The BDB merged with Ulfkotte's Pax Europa organisation to form Bürgerbewegung Pax Europa, but Ulfkotte left this in 2008 after an internal dispute. Pax Europa was affiliated to the anti-Muslim Stop Islamisation of Europe (SIOE) alliance and approached the far-right Belgian party Vlaams Belang (VB) for their assistance.
It worked with them to organise an anti-Islamic 9/11 anniversary march in Brussels in 2007, but mayor Freddy Thielemans refused to licence it and it was eventually cancelled, leading to a split between Ulfkotte and SIOE.[14]

Ulfkotte had planned to run for the Hamburg local elections in 2008, as number two on the Centre Party's list,[15] but later withdrew in June/July 2007. In July 2007, Ulfkotte announced he would found a new national party,[13] but this effort failed.

Ulfkotte was a speaker at rallies of the right-wing anti-Islam Pegida movement  and the right-wing party AfD.

In 2014, Ulfkotte published the book Gekaufte Journalisten (German Bought Journalists: How Politicians, Intelligence Agencies and High Finance Control Germany’s Mass Media), in which he stated that the CIA and other secret services pay money to journalists to report stories in a certain light. 

According to Ulfkotte, the CIA and German intelligence (BND) bribe journalists in Germany to write pro-NATO propaganda articles, and it is well understood that one may lose their media job if they fail to comply with the pro-Western agenda. This is part of a larger pattern of media corruption he describes in the book. The first English edition of the book, "Journalists for Hire," was never published, leading to speculation the book had been suppressed or "privished." 

A new translation was finally released under the title "Presstitutes" Der Spiegel noted that "Ulfkotte's book was published by Kopp, a melting pot for conspiracy theorists. Kopp publishes works by ufologists, and by authors who claim the Americans destroyed the Twin Towers of the World Trade Center themselves in 2001. 

Ulfkotte's book was on the bestseller lists for months. "Bought Journalists" is the bible of all those who have renounced their faith in the German media. Ulfkotte's critics see the book as a vendetta against the FAZ, which he left on bad terms."

Ulfkotte died from a heart attack on 13 January 2017 at the age of 56. In April 2017, Jonas Schneider published an e-book which alleges that Ulfkotte's death was a concealed murder.