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Sunday, April 30

ILGIOCO DELLE STELLETTE.STELLA PERDE.STELLA PRENDE.

Mario Sechi "Il gioco delle nomine:Servizi Segreti e Stellette". C’è un pianeta visibile e c’è una galassia invisibile. C’è la fiamma e ci sono le stellette. C’è il mondo di sopra e quello di sotto. E per fortuna è tutta roba che non si twitta, sfugge alla breve esistenza del social, è materia di concretezza assoluta. Siamo nel campo della Legge e dell’Ordine, della Sicurezza e dell’Intelligence. 

Qui il governo Renzi si sta muovendo silenziosamente (e per ora bene). Carabinieri e Servizi Segreti sono il fulcro di questo mondo. Il 16 gennaio scorso il governo ha affidato il Comando dell’Arma alle mani esperte di Tullio Del Sette. E’ il 59° Comandante Generale della storia dei Carabinieri, viene da Bevagna, Accademia militare a Modena, tre lauree, tre encomi solenni, un elogio, è stato il primo carabiniere capo di Gabinetto del ministero della Difesa, chiamato a quel ruolo dal ministro Roberta Pinotti. 

In precedenza è stato capo dell’ufficio legislativo di Antonio Martino, Arturo Parisi e Ignazio La Russa. E’ un profilo diverso da quello del precedente comandante, Leonardo Gallitelli, è più distaccato nel carattere, come deve essere un uomo chiamato a cambiare la Benemerita. Del Sette con grande rapidità sta costruendo la sua squadra di Comando. Il 21 marzo Vincenzo Giuliani è diventato vice-Comandante e ormai appare prossima un’altra nomina fondamentale: il Comandante dei ROS. 

Il candidato favorito alla guida è il generale Giuseppe Governale, palermitano, da due anni comandante della Legione Sicilia. Il Raggruppamento operativo speciale è figlio dell’evoluzione della struttura anticrimine dell’Arma e i suoi uomini sono il fulcro di qualsiasi indagine riguardante la criminalità organizzata e il terrorismo interno e internazionale. Qualche settimana fa veniva dato in corsa anche il generale Aloisio Mariggiò, Comandante della Legione Calabria, ma Governale – secondo i rumor di Palazzo – è l’asso nel mazzo di carte di Del Sette.

Il ROS è una struttura che ha sempre avuto grande autonomia e ha una storia legata alle grandi inchieste sulla mafia. Articolato in 6 Reparti, ha un’organizzazione periferica composta da Reparti nelle principali città (Roma, Milano, Torino, Napoli, Reggio Calabria e Palermo), venti sezioni e due nuclei anticrimine. Il ROS ha una storia di gloria (la cattura di Totò Riina) e di contrasti con l’Autorità Giudiziaria (il caso del Generale Mario Mori). 

Oltre al Comandante, cambierà anche fisionomia? Di certo il generale Del Sette ha inaugurato una linea di discontinuità e punta a dare all’Arma un profilo ancor più operativo. Nel bilancio della Difesa i Carabinieri sono sotto la voce “Sicurezza del Territorio”, costano circa 5,6 miliardi di euro e rappresentano il 27,5 per cento (dato del 2013) dello stanziamento totale, pari a 19,7 miliardi di euro per il 2015. E’ una spesa in diminuzione che ha bisogno di essere riqualificata. Gli obiettivi? Maggior coordinamento, fine delle duplicazioni, ringiovanimento – problema comune a tutte le Forze Armate – recupero di efficienza e risparmi molto forti.

L’Arma è il mondo visibile. E quello invisibile? Sono i Servizi Segreti, galassia di sigle, funzioni, missioni, operazioni. Il sistema italiano è un ibrido dove ai due Servizi classici di spionaggio (AISI) e controspionaggio (AISE) è stato aggiunto una sorta di zar dell’Intelligence, il DIS che – come vedremo – proprio zar non è. Le funzioni di coordinamento politico sono affidate a quella che burocraticamente viene chiamata Autorità delegata. Chi è? Un sottosegretario o un ministro senza portafoglio che esercita funzioni di “uomo ovunque”. 

Al di sopra di questi organismi, c’è il Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica, composto dal premier, i ministri della Difesa, degli Esteri, dell’Interno, della Giustizia, dello Sviluppo economico, dell’Economia, l’Autorità delegata, e il direttore del DIS che ha funzioni di Segretario del comitato. E’ un’altra sigla (CISR) che aumenta il gioco delle complicazioni. Nell’aprile del 2014 il governo Renzi ha messo a capo del controspionaggio il generale Alberto Manenti, uomo dell’Esercito, dal 1980 al Sismi, già numero due dell’AISE, una soluzione di continuità.

Il vertice dell’AISE è occupato dal giugno del 2012 dal generale dei carabinieri Arturo Esposito, e il suo mandato è in scadenza. Al vertice del DIS dal maggio del 2012 c’è l’Ambasciatore Giampiero Massolo, esperienze a Mosca e a Bruxelles, Consigliere diplomatico del governo Ciampi, Segretario Generale della Farnesina, sherpa per il G8, un diplomatico di lungo corso. Anche il suo mandato è in scadenza, ma a differenza di quello dei vertici di AISE e AISI, l’incarico di Massolo può essere rinnovato, una sola volta.

C’è ancora tempo per le nomine, ma il governo Renzi ha cominciato a muovere le pedine. Il 19 maggio scorso la prima mossa: Palazzo Chigi nomina tre nuovi vicedirettori e “libera” la casella del comando del ROS. Alla vicedirezione dell’AISI vanno il Generale della Guardia di Finanza Vincenzo Delle Femmine e il Generale dei carabinieri Mario Parente (Comandante del ROS), mentre alla vicedirezione dell’Aise si sposta il generale della Guardia di Finanza Paolo Poletti che aveva il ruolo di vicedirettore dell’AISI. Renzi di fatto libera la poltrona del ROS (dove Del Sette dovrebbe proporre il nome di Governale) e prepara il terreno per la successione a Esposito (AISI) e Massolo (DIS). 

Quest’ultimo ha un ruolo schiacciato dalla barocca organizzazione di Palazzo Chigi, è tra l’incudine della naturale autonomia esercitata dai Capi dei Servizi e il martello del ruolo politico dell’Autorità delegata che oggi ha il nome, il cognome e l’intraprendenza del Sottosegretario Marco Minniti, calabrese coriaceo, cultore (e tutore) della delicata materia chiamata "Intelligence". Lo zar, insomma, non coordina nulla. O poco.

E’ l’architettura, l’organizzazione dei Servizi che non è snella e funzionale, il problema viene fuori con un semplice colpo d’occhio all’organigramma. Minniti è il vero dominus, si muove con i poteri di fatto di un consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, solo che questa figura nell’ordinamento italiano non esiste e così Minniti finisce per entrare (a gamba tesa o meno) sui dossier che riguardano i ministri della Difesa, dell’Interno, degli Esteri e della Giustizia. 

Vedere alla voce Marò, per esempio. Il DIS a sua volta ne esce fuori depotenziato e la sua autorità di conseguenza non riconosciuta, i direttori dei servizi mettono il pilota automatico, il presidente del Consiglio finisce per avere informazioni discontinue, parziali e qualche volta illusorie. Siamo ben lontani, come si vede, dal collegamento diretto che ha la Casa Bianca con la CIA – che realizza un brief quotidiano per il presidente – mentre il ruolo del COPASIR (il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica) è lontano anni luce dal controllo che esercitano i Select Committee on Intelligence della Camera e del Senato degli Stati Uniti. 

E’ un tema aperto da molte legislature, il Parlamento ha una cronica mancanza di strumenti, preparazione e cultura della Sicurezza. Fare le nomine dunque a Renzi non basterà. Il presidente del Consiglio avrà prima o poi davanti a sé il tema del ruolo, della forza e del controllo dei nostri Servizi. In uno scenario che sta cambiando velocemente, con l’avanzare di nuove minacce, di fronte a riforme importanti dei Servizi Segreti e dei loro poteri già fatte in altri paesi, si porrà la questione di aggiornare la riforma che volle Prodi nel 2007. 

Quella riforma attese trent’anni. E per vederne una terza non si può attendere altrettanto. Sono passati otto anni, ma viviamo in un altro mondo. Visibile e invisibile.

Sunday, February 21

SCO: Un 'altra mazzata per i boss: presi due latitanti in un giorno

Gli uomini dello Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia, lo pedinavano da giorni. Seguivano lui e la sua famiglia, perché a Santo Domingo Saverio Loconsolo, 31 anni, ricercato da un anno, si era costruito una vita nell'ombra, lontano dall'Italia, dove il Viminale l'aveva inserito tra i cento latitanti più pericolosi. L'hanno arrestato mentre prendeva il sole sulla spiaggia, l'ultimo latitante, su cui pendeva un mandato internazionale di cattura per associazione maliosa, estorsione e usura.

È ritenuto dagli investigatori capo del clan di Cassetta di Melfi di Potenza. Quasi contemporaneamente, a Giugliano, vicino Napoli, i Carabinieri del Nucleo Operativo di Castello di Cisterna facevano irruzione in un appartamento all'interno di un parco. In quella casa si trovava Pasquale Vargas, 44 anni, anch'egli nella lista dei più pericolosi ricercati della giustizia italiana. Vargas è ritenuto il braccio destro del boss Francesco Bidognetti, uno dei capi storici del clan dei casalesi.

Quasi un record, l'arresto di due dei latitanti più pericolosi in un solo giorno. Forse una coincidenza, ma solo nei tempi perché risultato dell'«alta professionalità e dello straordinario impegno nella lotta alla criminalità organizzata», è stato il primo commento del ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Silvio Berlusconi ha voluto subito esprimere «a nome del Governo e degli italiani i più vivi complimenti ai Carabinieri di Castello di Cisterna, al Servizio centrale operativo della Polizia, all'Interpol e alla Squadra mobile di Potenza per la brilÌante operazione che ha condotto all'arresto di altri due tra i cento più pericolosi latitanti».

«Nessun governo della storia della Repubblica - ha sottolineato il premier - ha mai condotto una lotta così decisa ed efficace nei confronti della criminalità organizzata». L'eccezionale circostanza del doppio arresto ha inorgoglito Aliano, Maroni, La Russa, Schifani: tutti hanno lodato le eccezionali operazioni contro la mafia portate atermine da Polizia e Carabinieri, in Italia e in Centro America. Dal Viminale Maroni ha quindi ringraziato insieme il capo della polizia, Antonio Manganelli, e il comandante generale dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli: «Con gli arresti di oggi è stato inferto un altro durissimo colpo ai clan manosi, risultato dellavoro incessante delle forze di polizia, della magistratura e del governo, che sta facendo della lotta alla criminalità organizzata la sua priorità».

Dall'opposizione invece nessun commento: solo quello di Massimo Donadi (Italia dei valori), ma contro il govemo: «Gli arresti di oggi - ha polemizzato - non sono certo merito dell'azione incisiva del governo ma di quella delle Forze dell'ordine e dei magistrati che non abbassano mai la guardia nella lotta alla criminalità».

Pasquale Giovanni Vargas era latitante dal 2005, imputato nel maxiprocesso Spartacus. Secondo gli investigatori, ha ricoperto a lungo il ruolo di killer ed estorsore per conto dei Casalesi. La sua area di competenza copriva CastelVoltumo, Mondragone e Casal di Principe. I Carabinieri hanno fatto ingresso nell'appartamento che divideva con una donna alle sei meno un quarto del mattino. Nascondeva una pistola calibro 7.65 con tre caricatori all'interno di una stufa. All'arrivo dei carabinieri non ha opposto resistenza. In casa c'erano molti libri religiosi e la statua di una Madonna. Ha tentato la fuga invece Saverio Loconsolo. Il suo arresto è stato per circostanze non volute più spettacolare. Si trovava in spiaggia, aprendere il sole . A Santo Domingo, dove da anni vive la madre, era riuscito a portare moglie e figli, dopo essersi rifugiato per alcuni mesi in Venezuela. Gli uomini dello SCO, con gli agenti dell'Interpol e gli uomini della Squadra mobile di Potenza che da un anno gli davano la caccia, lo hanno inseguito e arrestato tra i bagnanti. Secondo gli inquirenti Loconsolo teneva i contatti con la 'ndrangheta calabrese.

Saturday, December 5

Poliziotti & coca: cena e sniffo per l’ex capo della Mobile. Il sindacato di polizia: «Ispezione e nuovo Questore».

Il Silp Cgil al Questore: difenda l’onore della maggioranza degli onesti

Tutelare la maggioranza degli onesti. E serve subito, a fronte del mancato intervento, nonché richiesto, del Questore Salvatore Presenti, un deciso intervento istituzionale. Cioè del ministro e del capo della polizia. Così il Silp Cgil, sindacato di polizia con il suo segretario Roberto Traverso che, da mesi dopo l’esplosione del caso poliziotti-droga chiede interventi risolutivi.
«Le notizie di stampa apparse oggi sulle pagine nazionali del Secolo XIX in merito alla inchiesta che sta coinvolgendo alcuni poliziotti genovesi - spiega Roberto Traverso - costituiscono l’ennesima pillola amara che il personale della polizia di stato deve inghiottire. Tutto ciò accade mentre il Questore di Genova non assume alcun provvedimento a tutela della categoria. Il Silp Cgil ha chiesto un immediato intervento Istituzionale, per fare finalmente chiarezza su situazioni gravi e infamanti avvolte da uno stato d’incertezza che fa male a chi lavora, consapevole dell’importanza del ruolo sociale e democratico svolto dalla Polizia di Stato».
Il timore è che si diffonda sempre più lo stato di sfiducia nella polizia con conseguenze sgradevoli come testimoniano molte scritte comparse in città e come spesso, alcuni fermati si rivolgano agli agenti “invitandoli” ad andare ad arrestare i propri colleghi che sniffano.
«Le difficoltà incontrate quotidianamente dal personale della polizia - aggiunge Traverso - in ordine alla scarsità di risorse, rendono i colleghi già abbastanza avviliti: è necessario spazzare via le mele marce che ledono l’immagine di una Polizia che crede e sostiene valori democratici e istituzionali. E’ necessario che si faccia chiarezza e pulizia su questioni che sono in sospeso da troppo tempo, per evitare che si continui a dare la possibilità di pescare nel torbido confondendo, attraverso strumentalizzazioni, questioni completamente diverse che hanno coinvolto la polizia genovese. A pochi mesi dal pensionamento del Questore di Genova, il Silp Cgil ribadisce l’esigenza di un intervento del Capo della Polizia finalizzato ad individuare da subito un nuovo timoniere per la Questura di Genova».
LA VICENDA
Sul Secolo XIX in edicola tutti i retroscena e i verbali choc. La testimonianza, sulla quale indaga la Procura, di un ristoratore che ha raccontato di una cena nel corso della quale l’ex capo della Mobile Claudio Sanfilippo, sniffò cocaina. Sanfilippo nega. Al ministero l’indagine amministrativa e la lista di chi sniffava e aveva contatti con spacciatori e organizzatori di feste
L’ultimo colpo di scena nell’inchiesta scandalo sulla cocaina in polizia non è un’indiscrezione o il racconto fumoso di una cena sopra le righe fra anonimi commensali. È invece una nuova inchiesta della Procura di Genova, al momento senza indagati, su un fatto che risale all’autunno del 2006, già definito dagli inquirenti nei dettagli e raccontato in tre verbali, quindici pagine in tutto, con riferimenti, nomi e anche le foto usate per il riconoscimento dei protagonisti. È una serata in un ristorante di Nervi in cui si mangiò e, si sospetta, si sniffò cocaina in quantità.

Claudio Sanfilippo ex capo della Mobile di Genova poi trasferito a Parma
Tra i commensali, insieme a due vice questori, forse il poliziotto più in vista della polizia ligure di allora, l’ex capo della squadra mobile di Genova, il primo dirigente Claudio Sanfilippo. Lui, Claudio Sanfilippo, trasferito a Parma ascolta le domande e risponde: Sono accuse assurde, sono sorpreso e non ho mai fatto uso di droga. È l’investigatore che contribuì in passato, nella questura di Palermo al fianco dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, all’arresto di mafiosi del calibro di Giovanni Brusca. E che, nel capoluogo ligure in cui era arrivato dopo il G8 2001, con l’allora nuovo Questore Oscar Fioriolli. Sanfilippo condusse diverse indagini. Tra questequelle sul maniaco dell’ascensore, Edgar Bianchi, terrore delle ragazzine. Proprio nei giorni in cui il violentatore fu fermato e assicurato alla giustizia, dopo due anni e mezzo di aggressioni, un gruppo di poliziotti si ritrovò a cena, forse per festeggiare la fine di quell’incubo, forse per una normale serata tra amici in un ristorante del levante genovese. Ma è anche l’ex capo della Mobile di Genova entrato in rotta di collisione con alcuni pm della Procura genovese, all’epoca del G8 e sull’inchiesta per l’omicidio Biggi per il quale proprio ieri è stato mandato a giudizio Luca Delfino): Durissimo in questo caso lo scontro con il pm Zucca sulle indagini e sulla rivelazione di alcuni file di indagine (audio di interrogatori) finiti poi in una trasmissione Mediaset. Scontri e tensioni con altri pm per il mancato rispetto di disposizioni investigative con “arresti di iniziativa” senza attendere i provvedimenti del pm.
Lui, Claudio Sanfilippo, trasferito a Parma ascolta le domande postegli dal Secolo XIX e non risponde a taccuino aperto. Dice ufficialmente una sola cosa: «Sono accuse assurde, sono sorpreso e non ho mai fatto uso di droga.
LA “SPORCA DOZZINA E LE PROTESTE DEI SINDACATI”



La vicenda provocò le proteste degli agenti che invocarono al Questore la difesa della maggioranza degli onesti. I sindacati autonomi e quello confederale Silp Cgil denunciarono la mancata prevenzione e l’esigenza di un repulisti, Arrivarono gli ispettori ministeriali. La polemica Questore-sindacati è proseguita.Oggi arriva la conferma di una lista di appartenenti alla polizia - indagati e no, in quanto “semplici” assuntori” - sulla quale dovrà decidere il ministero con i provvedimenti disciplinari alcuni dei quali, in via cautelare, sonogià stati assunti.
Ma non erano solo «quella sporca dozzina», come si vantavano al telefono preparando il coca-party nel quale avrebbero rischiato di farsi «girare gli occhi»: così diceva Stefano Picasso, il poliziotto genovese arrestato a febbraio per spaccio, al suo amico e collega Paolo P., il supertestimone capace di scatenare un terremoto che imbarazza le questure di mezza Italia. Non erano una «sporca dozzina» ma 32, gli agenti abituati a consumare droga e alcol. E i loro nomi, con le città in cui hanno prestato servizio e gli exploit che li hanno trasformati in un caso giudiziario, viene trasmesso in queste ore dalla Procura di Genova ai massimi dirigenti della polizia. Ogni identità è contenuta nel carteggio enorme (oltre dodicimila pagine) depositato nei giorni scorsi con la chiusura dell’inchiesta sul giro di coca che nove mesi fa aveva fatto finire in carcere oltre a Picasso il suo collega Morgan Mele.



Il Secolo XIX ha visionato tutti i documenti ed è oggi in grado di circoscrivere il fenomeno, evidenziandone gli aspetti più inquietanti. Che hanno finito per delegittimare il lavoro della stragrande maggioranza di poliziotti onesti. Ma c’è chi, per almeno un paio d’anni e in almeno dieci questure diverse, con la divisa e la pistola appresso, ha fatto cose inimmaginabili. Quasi sempre lontano da Genova dove tuttavia, si dicono al cellulare, «non c’è troppo controllo». La “lista” esiste quindi davvero ed è frutto dell’incrocio di quattro interrogatori-chiave, andati in scena nel febbraio di quest’anno.


L’agente Stefano Picasso il giorno dell’arresto
C’è chi la droga la rivende e, a detta degli inquirenti, pure ci guadagna, come appunto Morgan Mele (in servizio a Lodi al momento dell’arresto) e Stefano Picasso (che all’epoca lavorava ad Asti). Sono loro, Mele in particolare, i protagonisti delle intercettazioni che avevano destato tanto scalpore nei mesi scorsi: «Ho la scimmia», «sono in astinenza», «siamo proprio dei tossici», «venererò quello spacciatore finché vivrà», «stasera voglio fare una rissa della madonna, ammazzo tutti», in procinto di preparare un festino «che potrebbe durare quattordici ore e non vorrei che qualcuno ci morisse». Questi sono due. Ma ce ne sono altri trenta, sui quali la polizia dovrà prendere provvedimenti.
C’è Christian C. (mai indagato per spaccio) «che – si legge sui verbali – era soprannominato “cervello fuso” per l’eccessivo consumo di ecstasy». Il suo nome ricorre più volte, nei racconti dei colleghi che, messi alle strette, hanno deciso di parlare. Christian C. ha in comune con (quasi) tutti gli agenti tirati in ballo in questa storia un corso di perfezionamento alla scuola di polizia di Piacenza, nel 2006. Lo stesso cui ha partecipato Massimiliano S. (origini romane e in servizio a Firenze fino a poco tempo fa) «noto per l’assunzione di smodate quantità di alcol».

Morgan Mele
«I rilievi sul suo conto - insistono poliziotti e finanzieri - danno esiti sconfortanti». Basti pensare a una conversazione fra il grande accusatore Paolo P. (prima che si decidesse a vuotare il sacco) e il collega Salvatore P. (finito a Vercelli e indicato come “semplice” consumatore di hashish). Parlando di Massimiliano, il 24 agosto del 2007, lo deridono senza pietà: «Ha perso pistola, tesserino e manette all’autogrill… sarà stato imbottito di Ceres al massimo». Massimiliano quel giorno dichiarò d’essere stato derubato mentre era in sosta con la mamma sull’autostrada. Qualche anno prima era stato denunciato per guida in stato di ebbrezza. Dettagliato è il capitolo sul genovese Fabrizio B: già destituito perché ritenuto una “talpa” di alcuni pusher coinvolti in un’inchiesta di sette anni fa, viene citato quale consumatore. Nel frattempo il Tar gli aveva restituito la divisa.
A “condire” il dossier su cui dovranno ora scornarsi i vertici della polizia, gli inquirenti aggiungono infine due dettagli che fanno riflettere. Del “solito” Morgan Mele «si apprende che in passato aveva organizzato furti nel supermercato in cui lavorava». Lo dice lui stesso, lamentandosi del fatto – siamo ancora nell’estate 2007 – che gli è arrivata da poco una denuncia per problemi del 2001: lavorava come commesso alla Coop di Carasco. Poi c’è un colloquio del 10 ottobre 2008 (intercettazione finora inedita) in cui Mele dal cellulare di servizio chiama un collega: «Ho visto uno della questura di Milano – afferma – che sembrava un tossico» chiedendo come potrebbe diventare come lui. L’altro gli dice che potrà farlo quando cambierà lavoro e Mele a questo punto salta su con una proposta: «Anche tu… hai il fratello ma non è in polizia, sennò si poteva fare di nuovo la Uno Bianca». L’interlocutore ride: «Si troverà il modo, magari con la Smart Grigia». E Mele: «Sì, facciamo la banda della Smart Grigia».
Ecco, questo materiale, ora ufficialmente depositato, sarà nelle mani del ministero degli Interni.

Monday, November 16

E I POLIZIOTTI GIOCANO CON LA SQUADRA CHE PIANGE IL BOSS

All'ultimo minuto, come nei film. È già recupero, già quasi buio, già quasi uno a uno e tutti a casa: e già dall'Aspromonte scende una brezzolina omicida lì, sul campo di Gioiosa Jonica, quando in una mischia feroce Fosco Frammartino, numero undici, cannoniere ufficiale della squadra con cinque gol in otto partite, incoccia una palla sporca tra denti e naso, e brucia Bmzzese, il portierino di riserva dell'A.S.D. Gioiosa. Dalla panchina del San Luca si leva un bestemmione collettivo di giubilo, e poi s'alzano tutti, compreso don Pino Sfrangio, che della squadra è il presidente, il confessore e, in questa domenica pomeriggio così bizzarra, anche l'accompagnatore, l'allenatore e l'addetto alle pubbliche relazioni. Si stringono a centrocampo, ridono, ululano «ci siamo levati la vergogna dalla faccia!». In quel momento, sono le quattro e trentadue, Giuseppe Trimboli, il vicepresidente, sta scendendo in macchina dagli uliveti sopra San Luca dove s'è rifugiato dalla mattina con in tasca il suo Daspo, la diffida per un anno ad andare allo stadio: sente la notizia alla radio locale e comincia a piangere piano, piano. Perché è una storia di lacrime e sangue, una specie di infinita ballata popolare calabrese questa del San Luca Calcio e della 'ndrangheta. Cose mischiate, anche se non dovrebbero, partite della vita, da vincere ad ogni costo. Perché San Luca, da noi come in Germania (dove ancora sono sotto choc per la strage in trasferta di Duisburg, scaturita dalla faida paesana tra i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari), è per tutti la capitale mondiale della mafia calabrese. E perché qui è morto il 4 novembre Antonio Pelle, detto «Gambaz- za» il naririnn rhp rnì sur» nrpsticnn avpvn provato a fermare la faida per salvare gli affari delle cosche. A San Luca volevano funerali solenni per «Gambazza», la questura ha costretto i clan a esequie quasi invisibili, all'alba. D giorno dopo, domenica 8, alla partita contro il Bianco, i ragazzi del pallone sono scesi col lutto al braccio per il padrino, l'arbitro ha fatto finta di niente. La contromossa l'ha trovata il questore di Reg,gio, Carmelo Casabona: «La squadra del San Luca è un piccolo fuoco acceso nell'oceano, va salvata». E in effetti è una via per strappare i ragazzi alla strada e alle tentazioni in un paese che non ha cinema ne teatri e nemmeno l'oratorio ú «prima o poi se non me lo danno, lo chiedo alla 'ndrangheta, ma non scriverlo», dice don Pino Sfrangio, ridendo, nella canonica della parrocchia che guida da 29 anni filati. Dunque, tutti d'accordo stavolta, i poliziotti del commissariato sfideranno in settimana i calciatori del paese che, per l'occasione, non avranno nastrini neri per i padrini ma una maglia verde con uno slogan sulla legalità. Alla partita dei buoni e dei redenti, nello stadio del San Luca, assisteranno anche i bambini delle elementari e delle medie. La notizia, «embargata» dalla questura, vola di bocca in bocca nella domenica del paese, come una novella clamorosa. E, in effetti, per una volta, lo Stato vincerà comunque finisca, una partita così non s'è mai vista in terre di picciotti. Chi non la vedrà nemmeno stavolta è Trimboli, l'unico rimasto col cerino acceso nella storia del lutto al braccio. Era il solo dirigente in campo domenica 8. Casabona non voleva perdere i ragazzi con una bastonata collettiva, ma qualcuno lo doveva pur punire. Ora l'ex vicepresidente (s'è appena dimesso) se ne va con la moglie Maria, una leonessa che lo difende con le unghie e coi denti, all'ipermercato di Sidemo mentre la squadra se ne va a festeggiare la vittoria sul Gioiosa alla pizzeria «Poldo» di Locri senza di lui (che non ha nemmeno l'amata Tuve da guardare alla tv): «Io l'ho detto ai carabinieri, se facevo sei omicidi non finivo così sui giornali». Si commuove di nuovo e non sembra esattamente Totò Riina questo idraulico della Forestale rotondetto e affranto che dice «i ragazzi non hanno vinto jghj^^ La morte del padrino II 4 novembre scorso, a San Luca, muore Antonio Pelle, «Gambazza» (nella foto). E il più autorevole tra i padrini delle cosche locali: è stato lui a tentare di fermare la faida che il 15 agosto 2007 lasciò 6 morti sul selciato di Duisburg, in Germania La decisione della squadra II 7 novembre si tengono i funerali, la questura impone che si facciano all'alba. L'8, la squadra di calcio locale gioca col lutto al braccio, per l'unico dirigente presente scatta il Daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per un anno per me ma per San Luca, la 'ndrangheta c'è ma con il calcio non c'entra niente». Questo è un po' meno vero, forse. Perché a San Luca (4700 anime e quaranta matrimoni l'anno) tutto si mischia, tutti sono parenti. Pino Sfrangio è anche priore di Madonna dei Polsi, il santuario in mezzo all'Aspromonte dove la leggenda colloca tutti i più importanti summit delle 'ndrine. Ama parlare per paradossi: «Lassù fa freddo, un piatto di minestra calda non si nega a nessuno, che sia 'ndranghetista o poliziotto». Don Pino è una pila d'energia e può suscitare qualche perplessità: «La 'ndrangheta? Uno stato di vita, un'opzione fondamentale dell'uomo... Sono contro la mafia, ma non sono un prete antimafia, io. Se non sto con questi ragazzi, se sono giustizialista, li perdo tutti». In realtà gli hanno fatto saltare la macchina dieci anni fa, le minacce sono pane quotidiano. L'accompagnatore del San Luca Calcio è Domenico, il figlio di «Gambazza», ex sorvegliato speciale dai carabinieri: «Solo un collaboratore esterno», sostiene don Pino. Due ragazzi della squadra gli sono parenti. Sicché, la spiegazione è questa, alle due del pomeriggio, nelle macchine che portano verso la sfida poi vinta col Gioiosa: «Quei nastri a lutto erano un conforto per i nostri compagni», dice Antonio, centrocampista. Ma cos'è la 'ndrangheta? «Noi non ci pensiamo», risponde il capitano, Paolo Filasi, sguardo subito smarrito nel nulla. Ci pensano, invece, con gran prudenza, i tifosi allo stadio. Nemmeno una volta dalle tribune infuocate di un campacelo da dilettanti com'è quello del Gioiosa, si alza una battuta sulle disavventure giudiziarie degli ospiti. Solo durante una mischia furibonda un tifoso temerario grida «disonesto!» al numero dieci del San Luca, Carbone, che forse tende a cascare un po' troppo. Dalla gradinata accanto lo rimbeccano: «Disonesto? A chi? Vi risulta a vvuiì Attenzione cu' i pparoli...». Cala il silenzio. Poi, segna Frammartino.

IL SINDACATO DI POLIZIA: CENTO MILIONI NON BASTANO

I cento milioni di euro per la sicurezza previsti nella Finanziaria «sono insufficienti», dice il segretario del Sap, sindacato autonomo di Polizia, NicolaTanzi. «Non bastano perché ii governo non ha fornito risposte su due temi imprescindibili: il riordino delle camere, con ulteriori risorse, e i tavoli per la previdenza complementare, necessaria per le pensioni dei colleghi più giovani».

Sunday, November 15

MARONI: UNICA FORZA DI POLIZIA

 Un'unica Forza di polizia sotto un'unica guida. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni torna a ribadire la sua volontà di unificare carabinieri e polizia ammettendo però che «non sarà un percorso facile e bisognerà superare e vincere tante resistenze». «Noi - ha spiegato il ministro - vogliamo mettere mano alla legge 121, per adeguarla ai tempi visto che è una legge che ha 30 anni. E io sono favorevole ad un modello di Forze di polizia unificate, sotto un'unica guida». Si tratta di un modello, ha aggiunto il ministro «adottato da molte democrazie europee tra cui la Francia e la Spagna e che garantisce economia ed efficienza». Nessuno, ha concluso, «vuole cancellare i presidi di carabinieri e polizia, vogliamo solo rendere il servizio meno costoso e più efficiente. Spero che il Parlamento ci sostenga».

Sunday, November 8

IGNAZIO LA RUSSA

Maggiori risorse alle Forze Armate e alle forze di polizia: è questa la richiesta ribadita dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che si trova «d'accordo con il ministro dell'Interno Roberto Maroni». Parlando a a margine delle celebrazioni per la festa dell'Unità Nazionale a Milano, il ministro, alla domanda se, come Maroni, avrebbe votato un disegno di legge in tal senso con l'opposizione, ha replicato: «È l'opposizione che deve votare con noi». «Le Forze Armate hanno dato il loro contributo in tutte le emergenze, così come le forze di polizia - ha sottolineato La Russa -. L'appello che io faccio al governo e al ministro Tremonti è di affrontare il problema nella sua specificità di comparto. Aiutare il comparto della iani».

Saturday, October 17

TUTTI IN PENSIONE...TRANNE I CRIMINALI.

Gli appartenenti alle forze dell'ordine che andranno in pensione sono così numerosi che non possono essere sostituiti completamente. Lo ha detto, ad un convegno a Sacile il ministro dell'interno, Roberto Maroni. «Nei prossimi anni, tantissimi appartenenti alle forze dell'ordine andranno in pensione.A questo si potrà ovviare riassumendo tanti poliziotti e carabinieri. È la richiesta che ho fatto al governo, proprio in considerazione del fatto che nei prossimi 4-5 anni andranno in pensione/contingenti corposi di uomini e donne assunti negli anni '70, sotto l'onda del terrorismo, senza vincoli di bilancio. Però non possiamo sostituirli completamente, ma progressivamente». Sul pacchetto sicurezza ha detto che «è una legge approvata, ora si tratta di darle completa attuazione, in particolare per quanto riguarda i poteri dei sindaci». E ha aggiunto che «c'è un confronto aperto tra il Ministero dell'Interno e i firmatari della proposta di legge sulla Polizia Locale, che va avanti da tempo. Ho dato disposizioni che nell'ultimo incontro, il 26 ottobre, anche se dovessimo fare mattina, si deve chiudere per poter consentire al Parlamento, con l'appoggio del Ministero dell interno di approvare finalmente questa grande riforma».

Tuesday, October 6

CARABINIERI: MENO MALE CHE CI SONO E CHE CI SI POSSA CONTARE!


In contemporanea con altre città italiane gli agenti della Polizia di Stato di Cagliari sono scesi in piazza per manifestare il loro dissenso contro la politica del Governo in materia di sicurezza e denunciare i tagli, circa un miliardo di euro per il 2010, operati nel bilancio della Polizia. Davanti alla Questura circa un centinaio di poliziotti hanno consegnato ai passanti ed ai conducenti delle auto un volantino con le ragioni della protesta. Il documento è stato siglato dal Siulp, Sap, Siap, Silp, Ugl e Coisp che manifestano, dopo la protesta di dicembre scorso, "contro la politica degli annunci del Governo Berlusconi sulla sicurezza". "L'attuale Governo ha vinto facendo campagna elettorale sulla sicurezza - ha detto Massimo Zucconi Martelli del Siap - ma dopo le promesse ci sono stati tagli, il mancato rinnovo contrattuale e non ci sono soldi nè per nuove assunzioni di agenti nè per i mezzi, per non parlare dell'organizzazione delle Questure che devono sopravvivere con poche Volanti in strada e con l'attività investigativa ridotta al minimo".  
Dopo il sit-in di oggi gli agenti torneranno in piazza a protestare il prossimo 18 ottobre davanti al Viminale e quindi il 25 a Roma per una manifestazione nazionale. (FONTE: ITALIANEWS)

Sunday, October 4

POLIZIA EUROPEA: PRIMI PASSI


Sulle colline di Longare, che ai tempi della Guerra fredda nascosero le batterie di missili italiani puntati verso Est, ora si vedono jeep con tutte le targhe. Su quella c'è la scritta "Policija", in sloveno; su quell'altra c'è scritto "Politsei", in estone. Stanno l'una accanto all'altra, a fare un posto di blocco. Più su ci sono auto della Polizia e della Guardia di Finanza italiane, e ancora blindati dei Carabinieri e della Gendarmerie francese. Siamo capitati nel bel mezzo di un'esercitazione di Polizia internazionale, anzi di Polizie europee; ancora meglio: nel bel mezzo della più grande esercitazione di Polizie europee che sia mai stata fatta in Italia. Sono 623 le persone che si addestrano, appartengono a 24 Forze di Polizia di 19 Paesi d'Europa.

Mimano uno scenario da Paese balcanico o da Paese africano: assalti alle carceri, sommosse di strada, finanche atti terroristici; tutto deve essere controllato e ricondotto a ragione. I registi di quest'operazione sono i nostri Carabinieri, cioè la Forza di Polizia che ha di gran lunga l'esperienza maggiore su queste questioni. Tanto che si è scelto di allestire il Quartier Generale dell'esercitazione all'interno della caserma "Chinotto", sede del Coespu, che è la scuola internazionale dell'Arma per la formazione di "Polizia di stabilità". Ora il paragone sarà pure ardito, ma viene di pensare che qui, in mezzo ai boschi di castagni di queste colline, c'erano un tempo arsenali di distruzione pura come i missili, mentre invece ora ci sono contingenti di "Polizia di stabilità" che si adoperano per sedare i conflitti.

E' il cambio di passo della storia, a cui la dottrina militare si adegua. "Fino verso la fine degli anni 90 - ci dice il colonnello Bruzzese - le missioni di Polizia internazionale erano unicamente di monitoraggio. Ci si doveva limitare a osservare e riportare. Poi, con il Kosovo e con Timor Est le missioni hanno cominciato a diventare esecutive. Il poliziotto ha smesso allora di occuparsi soltanto di segnare con le bandierine i caduti nei conflitti e ha partecipato direttamente alle operazioni". Ciò che prima era stato solo e interamente appannaggio dell'Esercito, nel corso degli anni 90 si diversifica e si specializza. Nei teatri di crisi cominciano a comparire gli agenti di Polizia internazionale, nascono le MSU (Multinational Specialized Unit). Scende in campo, come attore della sicurezza, anche l'Unione europea: la prima missione di Polizia europea, nel 2003, è in Bosnia. Ma il concetto fa presto ad affermarsi: l'anno scorso il conflitto tra Georgia e Russia fu bloccato grazie all'invio di un contingente di Polizia europea.

Eserciti e missili non sarebbero stati bene accetti ne dall'una ne dall'altra parte. Dunque le Forze di Polizia internazionali si addestrano, abituandosi ad andare a braccetto e a parlare la stessa lingua della sicurezza: estoni e maltesi, spagnoli e lituani, francesi e portoghesi, sloveni e tedeschi, italiani e lituani. I Carabinieri fanno i registi perché sono i più esperti: d'altronde è dalla guerra di Crimea del 1854 che vanno prestando in giro per il mondo le loro competenze. E il generale Umberto Rocca, che oggi dirige il COESPU, fu colui che guidò nel 1992 in Cambogia la prima partecipazione dell'Arma a una missione di polizia civile dell'Onu. "Questa esercitazione si ispira alla missione Eulex in Kosovo - dice il generale Silvio Ghiselli, comandante della Seconda Brigata mobile dell'Arma. Lì operiamo sia con compiti di addestramento che con compiti di sostituzione della polizia locale".

E noi stiamo proprio assistendo alle "prove generali" della funzione vicaria di questa Task-Force di Polizia europea: un gruppo di agenti del NOCS e un K-commando estone assaltano insieme un casamento dove quattro terroristi tengono in ostaggio due persone, riuscendo ad uccidere i terroristi e a liberare gli ostaggi; un nucleo di investigatori scientifici, italiani, francesi e portoghesi, lavora insieme per ricostruire la trama di un delitto e si scambia preziose informazioni di metodo. La collaborazione su scala europea delle polizie scientifiche è l'ultima arrivata nei training intemazionali, perciò è la ben venuta. E doppiamente benvenuta, se si considera che in genere i team di indagine sono molto gelosi delle proprie acquisizioni e non amano scambiarsi informazioni.

Dice il maggiore Davide Zavattaro, del Racis di Roma: "I portoghesi ci hanno mostrato il materiale che usano per fare i calchi. E' leggerissimo, meraviglioso. Da risultati sorprendenti. D'ora in poi lo useremo anche noi". Se l'Europa, almeno quella della sicurezza, comincia ad allenarsi a parlare una sola lingua, è già gran cosa.

Wednesday, September 2

LA SFIDA DEL GEN. MARIO MORI.

Rendere operativa la sala Sistema Sicurezza Roma e la convocazione di un tavolo bisettimanale in Comune per pianificare e coordinare le strategie di breve periodo sulla Sicurezza. Questi i due obiettivi principali che occuperanno il sindaco Gianni Alemanno nel mese di settembre. Dopo un lungo periodo di rodaggio e dopo la firma del Patto per Roma Sicura del 2008, gli enti interessati sono in procinto di rendere attuativa la messa in rete tutti gli attori della sicurezza sul territorio della Capitale. Da un documento interno agli uffici del Comune si evince che la sede operativa della Sala Sistema Roma sarà, dopo varie ipotesi vagliate e poi scartate, in via Guido Baccelli, lo stesso luogo dove aveva sede la Sala Situazione Giubileo nel 2000.

La struttura avrà, fra i suoi compiti, quello di "coordinamento ed indirizzo del patrimonio informativo delle strutture coinvolte; analisi statica e dinamica dei fenomeni anomaly; centralizzazione dei sistemi informative e ricezione delle segnalazioni perenute al numero verde SOS degrado e sicurezza". Fra gli obiettivi, invece, la SSR dovrà "controllare il territorio; ottimizzarele risorse, costruire una dettagliata mappatura dei rischi e funzionare da Sala di regia in occasione di grandi eventi". Nello schema della Sala Sistema sono evidenziati gli scambi di informazioni che avverranno fra i vari attori.

Ed ecco che, inseme al gruppo di tutte le forze dell'ordine, anche i gestori del trasporto pubblico locale (Atac, Metro, Trambus, Tevere Tpl e Ferrovie dello Stato) saranno soggetti attivi nella trasmissione di informazioni utili, insieme alle installazioni di videosorveglianza e alle colonnine Sos presenti nei luoghi sensibili della Capitale. Inoltre sarà compito della Sala anche fare una mappatura del degrado, utilizzando i feedback dell'Ama che, tramite le informazioni date dai proprio operatori, darà modo di creare una dettagliata mappa del degrado sul territorio. Il direttore dell'Ufficio è Mario Redditi; Luciano Lorenzini è il titolare dell'ufficio Ricerca, informazioni e analisi. Il responsabile del coordinamento per le azioni sulla sicurezza è Antonio Mascioli, mentre per la realizzazione del Patto per Roma Sicura - Degrado sòcio-economico e decoro urbano, il responsabile è Giuseppe Italia.

Il problema più grande riscontrato finora nella gestione del coordinamento sembra essere stata la mancanza di comunicazione fra gli uffici extra-dipartimentali e la Polizia municipale di Roma, soprattutto per quanto riguarda il passaggio di informazioni. Per dare nuovo slancio all'attività dell'extra-dipartimento della Sicurezza guidato dal generale Mario Mori, per rendere omogenea l'attività di prevenzione del Comune di Roma e sulla scia dell'opera di coordinamento delle politiche per la sicurezza, a settembre partirà anche un tavolo in Campidoglio, convocato ogni due settimane, che riunisca tutte le persone con incarichi riguardanti la Sicurezza e che precederà la convocazione del Comitato provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza. Dopo la richiesta inviata dal presidente della Commissione sicurezza, Fabrizio Santori, il sindaco ha dato avvio alla costituzione del tavolo. "Visto che a volte il Comune è arrivato al Comitato provinciale senza un chiaro piano di azione nel breve periodo", ha spiegato Santori, "ho ritenuto di dover chiedere di riunirci tutti intomo ad un tavolo per pianificare le politiche della prevenzione". Al-tavolo prenderanno parte il sindaco, il comandante della Polizia municipale, il delegato del sindaco alla sicurezza, il capo delTextradipartimento Sicurezza e il presidente della Commissione sicurezza.

Friday, August 28

GUERRA SENZA RISPARMIO.

Da qualche mese il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, insiste sulla ritorma della Pubblica Sicurezza, una revisione completa della legge 121 del 1981 che smilitarizzò la Polizia e che tuttora regola il coordinamento delle Forze dell'Ordine.

«Attualizzarla, non Stravolgerla» dice Maroni.

Il suo sogno, mai espresso apertamente ma neanche smentito, è trasferire in futuro i Carabinieri, dalla Difesa al Viminale, da cui già oggi dipendono per le funzioni di Ordine Pubblico. L'obiettivo raggiungibile concretamente. Per ora, è un coordinamento che eviti sprechi e garantisca più sicurezza alla cittadinanza. Comunque vada, sarà una rivoluzione. E Maroni ha anche indicato i tempi della riforma: due anni, cioè entro il trentennale della legge 121 che ricorrerà nel 2011.

Un impegno che non sarà facile realizzare. Il Capo della Polizia. Antonio Manganelli, sta già lavorando a un progetto che rimoduli «le articolazioni territoriali delle forze di polizia a carattere generale», Ps e Carabinieri, come lo stesso Maroni annunciò il 13 gennaio in Senato.

Un lavoro lungo e diplomatico che al momento non prevede lo spostamento dell'Arma sotto il Viminale ma cerca di individuare il modo migliore per razionalizzare quanto esiste. Certo non fu per caso che in gennaio Maroni inviò in Francia due dirigenti del suo ministero per studiare la «rivoluzione francese» attuata da Nicolas Sarkozy: lo spostamento della Gendarmeria, equivalente all'Arma dei carabinieri, alle dipendenze del Ministero dell'Interno. Il gendarme resta militare pur prendendo ordini dal prefetto.

Oltralpe, però, le sovrapposizioni italiane non ci sono, perché ai gendarmi sono affidati i centri minori e alla polizia le grandi città: proprio uno degli obiettivi del progetto redatto nel 1997 dall'allora sottosegretario all'Interno Giannicola Sinisi. Idea irrealizzabile secondo Marco Minniti, responsabile del dipartimento Sicurezza del Pd ed ex viceministro dell'Interno: «La divisione territoriale non è praticabile, sconvolgerebbe l'Italia» dice a Panorama. «Invece una rivisitazione profonda della legge 121 è indispensabile.

Abbiamo cinque forze di polizia più quelle regionali, provinciali e locali. Cosi come nella legislatura guidata dal centrosinistra varammo con il centrodestra una riforma che pareva impossibile come quella dei servizi segreti, oggi possiamo arrivare a im risultato condiviso». Nell'audizione dinanzi alla commissione Antimafia del 2 aprile Maroni espose con chiarezza le sue preoccupazioni. Nei prossimi cinque anni diverse migliaia di poliziotti e carabinieri andranno in pensione e già oggi tutte le forze dell'ordine lamentano una carenza complessiva di circa 23 mila uomini. Anche se nel 2009 saranno arruolati 2.800 poliziotti e carabinieri, secondo il ministro sarà impossibile assumerne altri 20 mila nei prossimi 4 o 5 anni. E dunque va rivisto «il modello organizzativo che vede una sola competizione sul territorio» tra PS e Arma, spesso causa di «diseconomie che devono essere superate».

Impresa complicata, se solo si pensa che l'Italia è da tempo sottoposta a una procedura d'infrazione da parte dell'Ue per non avere ancora organizzato il 112 come numero unico per le emergenze: resta uno dei cinque centralini esistenti. mentre da anni è il numero unico d'emergenza in tutta Europa. E sembra altrettanto difficile unificare le sale operative, nonostante gli esperimenti positivi di centrali interconnesse come quelle di Trieste (dove una richiesta d'aiuto viene girata a chi è più vicino, compresi i vigili urbani) e di Rovigo.

Maroni sa che dovrà scontrarsi con interessi e abitudini consolidati, tuttavia non nasconde di avere studiato i modelli organizzativi di tutti i Paesi europei che «vanno nel senso di una concentrazione delle forze di polizia, di un coordinamento stretto, dell'eliminazione di corpi esistenti per prevedere un sistema omogeneo e che funzioni».
Lo disse in maggio al forum delle polizie locali a Riva del Garda. Proprio la riforma delle polizie locali è considerata dal governo il passo successivo al decreto sicurezza già approvato, e su di essa concordano rutti, dal PD al PdL.

Nella maggioranza l'anima di AN, storicamente vicina ai carabinieri, alza le antenne quando teme qualcosa di simile a un ridimensionamento dei loro poteri. A cominciare dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che nel difendere i «suoi» carabinieri insiste, anche lui, sull'abbattimento dei costi e sul migliore coordinamento. «Le funzioni dell'Arma, che compirà 200 anni nel 2014, non si toccano» premette Filippo Ascierto, deputato di lungo corso, membro della commissione Difesa e maresciallo dei carabinieri, però «tra i ministri dell'Interno Maroni (a sinistra) e della Difesa La Russa, razionalizzare ed eliminare le sovrapposizioni è indispensabile». Recupero di efficienza e risparmi sono possibili perché secondo il ministro dell Interno «non è più possibile avere presidi sul territorio che alle 8 di sera chiudono per carenza di personale». Non è casuale il riferimento alle Stazioni dei carabinieri.

Struttura decisiva nel controllo del territorio che va rafforzata anche secondo Filippo Saltamartini (PDL), vicequestore aggiunto della Polizia di Stato e oggi senatore membro dell Antimafia. Il primo passo sarà evitare sprechi e doppioni nel controllo del territorio tra Arma, Polizia e Finanza. Raggiungere un migliore coordinamento significa anche definire un punto di mediazione. Ci sono zone con Polizia, Carabinieri e Finanza e altre prive di controllo: in molte aree toccherà probabilmente all'Arma riorganizzarsi, quasi come una doverosa disponibilità dopo avere ottenuto l'autonomia dall'Esercito diventando la quarta forza armata.

Nello stesso tempo gli ufficiali dei Carabinieri porrebbero essere destinati agli stessi incarichi dei prefetti senza per questo rinunciare alla carriera militare. «Un loro maggiore coinvolgimento ai vertici dell'Ordine Pubblico potrebbe essere un giusto riconoscimento» riflette ancora Minniti. «Perché non pensare in futuro a un carabiniere capo della Criminalpol?». Ipotesi, naturalmente.

Dal centrosinistra arrivano messaggi che incoraggiano Maroni ad andare avanti, tanto da far proporre a Minniti «un piano straordinario di controllo del territorio anche per decreto legge».
Come ha detto Maroni, ci sono tante idee e proposte diverse. Tra non molto arriverà il momento della sintesi. (Fonte: Panorama - Stefano Vespa)

Tuesday, August 25

SIAMO UN PAESE DI SANTI, NAVIGATORI, SCIENZIATI, INFORMATICI, ECC. ECC.

FONTE: LIBERO.

Ogni criminale che si rispetti ha il proprio stile di colpire e perfino il proprio odore. In Questura si usa la locuzione latina e più raffinata: "modus operandi", ma sempre si tratta di indicare la modalità d'azione del delinquente seriale. Un elemento -lostiledel malvivente - fondamentale nella tecnica investigativa moderna, perché può assicurare la cattura. Soprattutto se è un rapinatore. Agli investigatori del terzo millennio basta inserire nel computer le caratteristiche del ladro, per sapere in pochi secondi dove e quando colpirà. Tutto grazie a uno speciale software che, una volta acquisiti i dati necessari, si mette a ragionare come un detective. Il geniale sistema informatico, elaborato da due poliziotti dell'Ufficio prevenzione e soccorso della questura di Milano, è in grado di anticipare le mosse del bandito. Indica ora e luogo del colpo, prima che venga messo a segno. Fantascienza?

No, soltanto scienza. Matematica. Spiegai! dottor Francesco Mes- sina, attualmente alla guida della squadra mobile di Milano e dal primo settembre di quella di Bergamo: «Questa nuova tecnologia permette di raccogliere i dati degli episodi criminosi, di confrontarli tra loro per riscontrare analogie e individuare il colpevole. Idati utili all'analisi, oltre alla connotazione geografica, sono le testimonianze a caldo della vittima di una rapina e dei testimoni; ma anche i filmati, le foto, la descrizione fisica e l'abbigliamento di chi compie il reato. Ancora: leviedifùgadelbandito, il modo di camminare e di travisarsi, ma anche le frasi pronunciate e le risposte che i testimoni meno coinvoltinelfatto danno agli investigatori a distanza di 12-24 ore dall'accaduto. Tutti i particolari, anche quelli apparentemente senza importanza, come l'odore del malvivente, possono risultare molto utili per la ricostruzione di un crimine, fino a prevederlo». B ladro, soprattutto se coliau-. dato, è dunque sempre più a rischio di arresto?

Dice Messina: «Non è preveggenza, ma una elaborazione di indicazioni sui crimini seriali. Key crune è in uso dal 2008 è oggi sono circa undici mila le informazioni codificate. A ogni informazione (esempio il colore rosso di un'auto) viene attribuito un numero. Bastano tré secondi di filmato per riempire circa sessanta campi della banca dati e ottenere altrettanti indizi. Le analogie riscontrate dal sistema, assegnano un codice alfanumerico al reato. È la traccia del Dna di uno specifico crimine. In pratica lafirma del malvivente in azione: essa consente di prevedere il colpo successivo». Tragli ultimi arrestati a Milano, c'è un romano di 35 anni: pregiudicato per truffa, stupefacenti e pendolare assiduo della rapina. È accusato di avere messo a segno quattordici colpi in banche milanesi. Key crune aveva in memoria la sua faccia e ha elaborato le sue mosse. Cosi lo ha incastrato portando gli agenti sul luogo del delitto, in via Plinio. Su 665 rapine messe a segno nel 2008 a Milano, 301 sono state risolte da Key crune.

Sunday, August 16

MARONI: CON IL GOVERNO BERLUSCONI IN CALO TUTTI I REATI.

"Nei 14 mesi del governo Berlusconi, risulta che tutti i reati sono in calo rispetto ai 14 mesi precedenti: un dato senza precedenti nella storia del contrasto al crimine". Lo ha detto il ministro dell'interno, Roberto Maroni, in una conferenza stampa al Viminale al termine del comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica. I numeri, ha illustrato Maroni, indicano un calo del 3,7% per gli omicidi, del 7,7% per le violenze sessuali, del 18,6% per i furti, del 20,4% per le rapine.

"Questi 14 mesi di governo Berlusconi rappresentano la migliore stagione di contrasto alla mafia che sia stato vissuta in Italia. Ad indicarlo - ha spiegato Maroni - sono in numeri: in questi 14 mesi sono state svolte 309 operazioni di polizia giudiziaria contro i clan (+35% rispetto ai 14 mesi precedenti), sono state arrestate 3315 persone (+32%) e 235 latitanti (+78%)". Dati positivi anche per i beni sequestrati, che ammontano a 4,5 miliardi di euro (+31%) e per quelli confiscati, pari a un miliardo di euro (+179%)

Maroni e' poi intervenuto sui disordini nei centri di identificazione ed espulsioni (Cie). Le proteste - ha detto - sono conseguenza dell'allungamento dei tempi di trattenimento nelle strutture previsto dalla legge sulla sicurezza appena entrata in vigore: "siamo comunque in grado di gestire la situazione, non ci sono preoccupazioni".

Il ministro ha poi puntualizzato che" non è vero che i Cie sono strapieni: i dati aggiornati a ieri indicano infatti una disponibilità di 582 posti liberi nei centri". Maroni ha anche informato che "il programma per la realizzazione di nuovi Cie prosegue: sono in corso di individuazione le strutture nelle regioni che per ora ne sono sprovviste".

Commento: in questi dati, quanto incide l'Arma dei Carabinieri?

SBUGIARDATA LA DIREZIONE LOGISTICA ED I SINDACATI DAL MINISTRO MARONI.

"Si è parlato di restituzione alla mafia o alla magistratura delle auto di grossa cilindrata confiscate ai mafiosi e assegnate alla Polizia, ma non è così". Lo ha detto il Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, nel corso della conferenza stampa al Viminale al termine della riunione del Comitato per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica. "In questo periodo -. ha spiegato Maroni - abbiamo sequestrato 850 auto alla criminalità organizzata e le abbiamo assegnate alla Polizia di Stato. Di queste, 700 con cilindrate inferiori a 2000 cc e 150 con cilindrata superiore. Di queste ultime 29 sono state lasciate a disposizione dell'"Autorità Giudiziaria " perché non usate in servizi investigativi contro la mafia".

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Commento di fuoco:"qualcuno della " direzione logistica del MINISTERO DELL'INTERNO, sinistrode oppure stalinista", in un Paese serio, si dimetterebbe.
Un Sindacato
che non combatte lealmente i suoi diritti con lo Stato di Diritto, dovrebbe essere, almeno, coerente da far sventolare sul proprio sito web, la bandiera di appartenenza politica:

Saturday, August 15

Disposizione del Ministro dell'Interno:"tutte le autovetture sequestrate alla criminalità, vengono destinate all'attività degli Organi investigativi".

Invece..............

........... monta la polemica sulle auto sequestrate ai mafiosi e assegnate alla Polizia di Stato. Ora le stesse - secondo la circolare della "Direzione Tecnico Logistica del Dipartimento di Pubblica Sicurezza" vanno restituite (violando un'Ordinanza del Ministro!!!), perché costa troppo la loro manutenzione.

Allo scopo di ottimizzare le risorse «sono state date indicazioni agli uffici competenti, di utilizzare, in attività non investigative (logistiche o di trasporto), esclusivamente veicoli di cilindrata non superiori a 2.500 cc., invece, le auto di grossa cilindrata non sono state utilizzate per attività d'indagine, ma piuttosto per il trasporto di qualche dirigente "coperto dal Capo".

La circolare della Direzione Tecnico Logistica del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, infatti, nasce proprio per questo motivo: costi molto elevati per la manutenzione di grandi autovetture, utilizzate, tra l'altro, non proprio esattamente per la lotta alla criminalità.

Commento di fuoco:
"RISPETTABILISSIMA DIREZIONE TECNICO LOGISTICA DEL DIPARTIMENTO DI PUBBLICA SICUREZZA: "FATE I NOMI DI QUEI DIRIGENTI CHE HANNO USUFRUITO -ARBITRARIAMENTE- DELL'USO DI TALI AUTOVETTURE". E DENUNCIATELI ALLA CORTE DEI CONTI (COME LA LEGGE PRETENDE DA VOI: "PUBBLICI UFFICIALI") . ALTRIMENTI ZITTI. SIAMO STANCHI DI ASSISTERE AGLI SCONTRI TRA I STESSI SINDACATI DI POLIZIA PER POI VEDERLI RI-UNITI, CONTRO IL MINISTRO. EPPOI DICIAMOLO: "GUAI SE QUESTE NOTIZIE FOSSERO STATE MONTATE AD ARTE. LE CONOSCIAMO BENE QUESTE "COGLIONATE".

Saturday, August 8

MARONI AFFONDA LA POLIZIA

Per consentire a qualche Sindaco padano di mandare in giro, a gruppi di tré, alcuni nullafacenti, le forze di polizia dovranno caricarsi di polizia.

II ministro Maroni dice al "Corriere della Sera ": «I criticoni di turno sbagliano quando dicono che bisogna lasciare tutto come adesso. Il decreto non crea le ronde, le regolamenta».

C'era un sistema migliore: proibirle!!! Se leggiamo le disposizioni del Ministero capiamo perché i sindacati di polizia sono fieramente contrari alle ronde. Bisogna far osservare i seguenti divieti: le ronde non potranno ricevere denaro da partiti, movimenti politici e sindacati.
Le stesse ronde non devono essere espressione di partiti e di movimenti politici ne far parte di tifoserie organizzate, i loro membri dovranno avere certificati di buona salute mentale e devono aver frequentato corsi appositi. Sembra perfetto, solo che a questo punto nasce il problema dei controlli. Come si fa a stabilire se un appartenente alle ronde militi in un partito senza esserne ufficialmente tesserato? Come si accerta che le ronde non siano finanziate dai partiti o da associazioni politiche ovvero che non facciano parte di una tifoseria perché in apparenza non appartengono a un club? Oppure chi controllerà i certificati di buona salute mentale? Tutti questi compiti ricadranno sulla testa dei funzionari di polizia che oltre a dovere occuparsi di Ordine pubblico dovranno tenere sotto sorveglianza le ronde volute dalla Lega.