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Saturday, March 7

COVID19 CI AMMALA! I POLITICI CI PRENDONO PER IL CULO!


Quelle due SARS (Severe acute respiratory syndrome) di cui sopra, furono quei CORONA VIRUS che causarono una serie di polmoniti virali altamente contagiose che misero in serio pericolo di vita coloro che avevano una età oltre i 75 anni. 

Come il nuovo COVIN19 CORONAVIRUS DEL 2020 -che si sta diffondendo in questi giorni- è quasi identico a quello che ha avuto origine in Cina a fine 2002 (a Foshan, città della provincia di Guandong) e si ritiene che abbia avuto una origine animale (piccoli mammiferi, pipistrelli, procioni, furetti, civetta delle palme).

Middle East respiratory syndrome coronavirus (MERS-CoV)

L’OMS fu informata dell’epidemia Solo nel febbraio del 2003 causando gravi ritardi nei controlli internazionali. 

Peraltro fu il medico italiano Carlo Urbani a identificare per la prima volta questa influenza. Lo stesso Urbani ne morì per gli effetti nel marzo del 2003.


Secondo il calcolo dell’OMS, tra il 2002 e il 2003, la SARS ha causato 813 decessi. Le persone contagiate sono state 8.437 (la mortalità del virus è stata dunque di circa il 10 per cento), sparse in una trentina di Paesi. 

Il numero maggiore di decessi si è avuto in Cina (348), seguita da Hong Kong (298), Taiwan (84), Canada (38) e Singapore (32). 

E ancora a tutti i Paesi dell’Asia orientale, tranne il Canada. In Canada il virus è arrivato a febbraio 2003, in particolare a Toronto, tramite una turista che aveva contratto il virus in un hotel di Hong Kong, dove risiedeva un medico che aveva a sua volta contratto il virus in Cina. Anche in Italia si sono registrati, tra aprile e luglio 2003, quattro casi, tutti ricoverati e nessuno terminato con il decesso del paziente.

A luglio 2003 l’OMS ha dichiarato che i focolai di SARS erano stati contenuti, e dunque il rischio di ulteriori contagi era stato eliminato. Il virus è tornato nel suo habitat naturale, fra gli animali, era ormai da anni che non si registravano casi umani.

Difatti, nel ventesimo secolo si sono verificate solo TRE PANDEMIE influenzali di notevole tragicità: nel 1918, 1957, e 1968, e sono identificate comunemente in base alla loro, presunta, area di origine: CINA ! 

Proprio in quest'anno infausto, il 2020, ricorre il centenario dell’influenza più letale della storia recente la "PANDEMIA SPAGNOLA RNA H1N1" (chiamata "Spagnola" solo perchè pubblicata dai giornali spagnoli; invece era una pandemia Asiatica-Cinese!) che tra il 1918 e il 1920, uccise secondo le stime -ufficiali- oltre 100 milioni di persone: all’epoca erano il 5 per cento degli abitanti del pianeta

Che cosa accadde quella volta? Il virus dell’influenza cambia leggermente ogni anno, e le piccole mutazioni nelle proteine sulla sua superficie non vengono riconosciute dai nostri anticorpi: questo è il solo motivo per cui l’influenza colpisce più volte nel corso della vita. 

Ma, ogni tanto, capita che le mutazioni cui va incontro il virus siano più importanti, oppure che un nuovo virus emerga dall’ibridazione di due diversi ceppi che hanno infettato uno stesso ospite.

Si sa che fino ad oggi epidedemie e pandemie sono state causate da tre sottotipi antigenici differenti del virus dell’influenza; sono rispettivamente: A/H1N1, A/H2N2, e A/H3N2. In questo caso, il sistema immunitario delle persone è impreparato: i contagi si diffondono molto più rapidamente e capita che a morire di influenza siano anche persone giovani e sane. 

Chi sopravvive acquista immunità contro quel virus, che a sua volta diventa uno di quelli “normali” in circolazione con l’influenza stagionale. Fino a quando di nuovo non capita che ne emerga un altro così diverso da poter scatenare una pandemia. Oltre che con la Spagnola, è successo altre volte in passato.

Sebbene alcune non siano classificate come pandemie, le più importanti epidemie/pandemie si verificarono nel 1889 1920 1947 1976 1977 1968 2009 2017 e ora il COVIN19 H1N1 presente in Europa già dall'autunno del 1889.

LA MAGGIOR PARTE DI QUESTI VIRUS, INCLUDONO LA "SINDRONE RESPIRATORIA ACUTA GRAVE" S.A.R.S. (Severe Acute Respiratory Syndrome). Così come includono:l'A/H1N1 l'influenza suina e il virus Ebola.

Le epidemie maggiori non mostrano una periodicità o caratteri prevedibili e differiscono, solo leggermente, l’una dall’altra. Esistono prove scientifiche a favore dell’ipotesi che le vere pandemie, con modifiche dell’emagglutinina, originino da riassortimento genetico con virus dell’influenza A degli animali.

Negli anni trenta furono isolati virus influenzali dai maiali e dagli uomini che, attraverso studi siero-epidemiologici furono messi in relazione con il virus della pandemia del 1889 e del 1918 (vedi Spagnola).

Si è visto che i discendenti di questo virus circolano ancora oggi nei maiali. Forse hanno continuato a circolare anche tra gli esseri umani, causando epidemie stagionali fino agli anni ’50, quando si fece strada il nuovo ceppo pandemico A/H2N2 che diede luogo all’Asiatica del 1957. 
I virus imparentati a quello del 1918 non diedero più segnali di sé fino al 1977, quando il virus del sottotipo A/H1N1 riemerse negli Stati Uniti causando un’epidemia importante nell’uomo.. Da allora virus simili all’ A/H1N1 continuarono a circolare in modo endemico o epidemico negli uomini e nei maiali, ma senza avere la stessa patogenicità del virus del 1918.

Dal 1995, a partire da materiale autoptico conservato, furono isolati e sequenziati frammenti di RNA virale del virus della pandemia del 1918, fino ad arrivare a descrivere la completa sequenza genomica di un virus e quella parziale di altri 4. Il virus del 1918 è probabilmente l’antenato dei 4 ceppi umani e suini A/H1N1 e A/H3N2, e del virus A/H2N2 estinto.

Questi dati suggeriscono che il virus del 1918 era interamente nuovo per l’umanità e quindi, non era frutto di un processo di riassortimento a partire da ceppi già circolanti, come successe poi nel 1957 e nel 1968. Era un virus simile a quelli dell’influenza aviaria, originatosi da un ospite rimasto sconosciuto.

La curva della mortalità per età dell’influenza, che conosciamo per un arco di tempo di circa 150 anni. ha sempre avuto una forma ad U, con mortalità più elevata tra gli anziani. Invece la curva della mortalità del 1918 è stata a W incompleta, simile cioè alla forma ad U, ma con in più un picco di mortalità nelle età centrali tra gli adulti tra 25 e 44 anni.

I tassi di mortalità per influenza e polmonite tra 15 e 44 anni, ad esempio furono più di 20 volte maggiori di quelli degli anni precedenti e quasi metà delle morti furono tra i giovani adulti di 20–40 anni, un fenomeno unico nella storia conosciuta. 

Il 99% dei decessi furono a carico delle persone con meno di 65 anni, cosa che non si è più ripetuta, né nel 1947, nè 1957, e neppure nel 1968. I fattori demografici non sono in grado di spiegare questo andamento.

1947: Pseudo pandemia (H1N1)- Alla fine del 1946, un’epidemia di influenza si diffuse in estremo oriente, in Giappone e Corea, tra le truppe americane, e successivamente, nel 1947, ad altre basi militari negli USA dove fu isolato un ceppo virale che sembrò molto differente dal virus dell’influenza A, sotto il profilo antigenico, per cui fu chiamato: “Influenza A prime”. Si ritiene che questa epidemia possa essere considerata una pandemia lieve, perché si diffuse a livello globale, ma causò relativamente pochi morti.

Si verificò il completo fallimento del vaccino nel proteggere un gran numero di militari americani vaccinati.

Il vaccino conteneva un ceppo H1N1 che era risultato efficace nelle stagioni 1943–1944 e 1944–1945. Negli anni successivi, quando furono caratterizzati sia il virus del 1943, da cui era stato derivato il vaccino, che quello del 1947 si osservò che le sequenze di RNA virale erano marcatamente diverse in quanto a composizione.

1957: l’Asiatica (H2N2). Dopo la pandemia del 1918, l’influenza ritornò al suo andamento abituale per tutti gli anni trenta, quaranta e cinquanta, fino al 1957, quando si sviluppò la nuova pandemia. All’epoca del Fascismo, il virus era stato isolato nell’uomo nel 1933 e poteva essere studiato ed elaborato in laboratorio.

Tranne le persone con più di 70 anni, la popolazione non aveva difese contro il virus (questo nel 1957 ancora attuale oggi nel 2020).

Nonostante non esistesse una sorveglianza epidemiologica o di laboratorio, come quelle che abbiamo oggi, nel 1957 il virus fu studiato nei laboratori di Melbourne, Londra e Washington, dopo il riconoscimento che un’importante epidemia era in corso. Il New York Times in un articolo descrisse l’epidemia che aveva coinvolto circa 250.000 persone in un breve periodo ad Hong Kong.

Il virus fu rapidamente riconosciuto con i test di fissazione del complemento, mentre lo studio dell’emagglutinina virale mostrò che si trattava di un virus differente da quelli fino ad allora isolati negli uomini. Ciò fu confermato anche dalla neuraminidasi. Il sottotipo del virus dell’Asiatica del 1957 fu più tardi identificato come un virus A/H2N2. Il virus aveva diversi caratteri immunochimici che differivano marcatamente dagli altri ceppi conosciuti.
1968: Influenza Hong Kong (H3N2)- Come nel 1957, la nuova pandemia provenne dal Sud Est Asiatico e anche questa volta fu la stampa a dare l’allarme con la notizia di una grande epidemia in Hong Kong data dal Times di Londra. Nel 1968, come nel ’57 le comunicazioni con la Cina continentale erano poco efficienti. 

Poiché l’epidemia si trasmise inizialmente in Asia, ci furono importanti differenze con quella precedente: in Giappone le epidemie furono saltuarie, sparse e di limitate dimensioni fino alla fine del 1968.

Il virus fu poi introdotto nella costa occidentale degli USA con elevati tassi di mortalità, contrariamente all’esperienza dell’Europa dove l’epidemia, nel 1968–1969, non si associò ad elevati tassi di mortalità. In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi.

Poiché il virus Hong Kong differiva dal suo antecedente dell’Asiatica del 1957 per l’antigene emagglutinina, ma aveva lo stesso antigene neuraminidasi, si pensò che l’impatto variabile nelle diverse regioni fosse imputabile a differenze nell’immunità acquisita nei confronti dell’antigene neuraminidasi.

Si sapeva che nell’influenza le infezioni batteriche polmonari secondarie o concomitanti erano frequenti, e ad esse erano dovuti molti dei casi fatali. A volte però la sovrapposizione batterica non poteva essere dimostrata, per cui si parlava occasionalmente di polmonite abatterica. Ma, con l’Asiatica del 1957, fu molto diffuso ed evidente il fenomeno di polmoniti primariamente virali.

Il virus dell’Asiatica (H2N2) era destinato ad una breve permanenza tra gli esseri umani e scomparve dopo soli 11 anni, soppiantato dal sottotipo A/H3N2 Hong Kong.

1977: Epidemia dell’Influenza Russa-Cinese (H1N1).Questa epidemia si era diffusa già nel maggio 1977 nel nord est della Cina, ma fu denominata “Russa”. Essa si diffuse rapidamente ma soprattutto o quasi unicamente tra i giovani con meno di 25 anni, con manifestazioni cliniche lievi, anche se tipicamente influenzali. 

Si ritiene, di fatto, che i giovani non fossero stati esposti al virus H1N1, che non aveva più circolato più dal 1957, quando erano diventati dominanti prima ceppi A/H2N2 e poi A/H3N2. In effetti, la caratterizzazione antigenica e molecolare ha dimostrato che questo virus era molto simile a quelli circolanti negli anni ’50.

Ebbene, il Coronavirus COVID19 sta seminando psicosi e sfacelo economico (voluto?) a livello mondiale.

Ma è l’”Asiatica”, la più mortale degli ultimi 100 anni  (si stima tra 1 e 1.5 milioni nel mondo, mentre, in questi ultimi decenni, non siamo arrivati nemmeno a 10 mila),  ma questa CORONA VIRUS non seminò  tanto terrore e, soprattutto, l’economia mondiale non si fermò!!! (Oppure fare finta!).

Ripeto sempre agli amici: ma sapete a quante "asiatiche" ho sopravvisuto con allegria e spensieratezza? Tante, anzi confermo che quando prendemmo le diverse "Asiatiche Cinesi” mai nessuno si spaventò, anzi, il piacere che avemmo era quello di stare a riposo a letto era -assolutamente- immenso. 

Salvatevi, oggi, DAI MASS-MEDIA, I QUALI SONO PIU' PERICOLOSOI DELLA STESSA VIROLOGIA DEL COVIN19!! Usate la Cultura per abbattere TUTTE le paure.

Friday, October 15

HITLER EXIBITION: 'Germany's Good Fortune!'

The portrait is rather pretentious -- oil on canvas, and a whopping156 by 120 centimeters (5 feet 1 inch by 3 feet 11 inches). It shows Adolf Hitler the way his Nazis and favorite artists most liked to see him -- posing as the visionary ruler against a backdrop of an imagined German landscape. "We likely could have had it," says Hans-Ulrich Thamer. The US Army, which has held the painting since 1939, would certainly have been open to loaning out the painting. But Thamer, a curator for the German Historical Museum (DHM), didn't want it. The rationale, it appears, was that German eyes shouldn't be dazzled a second time by this sort of monumental state-sponsored art from the Third Reich. Thamer prefers, instead, to display smaller reproductions of the Führer. "That detracts from his impact," the curator says.
An extensive exhibition about the dictator opens this Friday at the German History Museum in Berlin, the first in Germany's post-war history to focus exclusively on Hitler's life. The exhibition is not without risks: Organizers fear that the show could be showered with unwanted praise from right-wing extremists -- and with bitter protest from the rest of the country. Indeed, out of a lack of trust in those who will visit the exhibition, the show will omit anything that might glorify Hitler as a hero. "We cannot provide any opportunity to identify with him," has been the watchword for Thamer, who developed the show. To be sure, there have been countless exhibitions in Germany addressing the Third Reich, covering topics including the Holocaust, crimes committed by the German military, the Nazi justice system, medicine in the Third Reich, forced labor, concentration camps and other horrors. Until now, though, museum directors and politicians responsible for cultural affairs have shied away from dealing directly with the man who presided over those horrors. The exhibition comes following years in which the public image of Hitler has changed drastically. Recently, he has been portrayed as a nervous wreck during his last days in his Berlin bunker in the film "Downfall;" then as a laughingstock played by German comedian Helge Schneider in "Mein Führer." Hitler is even in Madame Tussauds in Berlin. Each new realistic portrayal of Hitler has been accompanied by a debate as to the wisdom, for example, of installing a wax Hitler as a tourist attraction next to Heidi Klum in a wax museum. But the discussion has tended to quickly subside (apart from the incident which saw the Hitler wax figure decapitated by a protester. The figure has since been repaired by the museum and is now displayed behind bulletproof glass). Nevertheless, there are plenty of taboos the museum curators didn't dare touch, starting with the exhibition's title. The idea of calling the show simply "Hitler" was quickly nixed by an expert committee of prominent historians convened in 2004, when the museum first raised the idea for the show. For both conservative historian Michael Stürmer and more leftist colleagues such as Reinhard Rürup, such a name was not permissible. Above all, the organizers wanted to avoid breathing new life into the old excuses from the postwar period that painted Hitler as the evil seducer of an unknowing and innocent general population. In the end, the exhibition on this sensitive topic was given the title "Hitler and the Germans: Nation and Crime." Today, of course, it is no longer a matter of dispute that Hitler represented the view of the vast majority of Germans, of the Volksgemeinschaft, at least until 1941 -- that Germans saw themselves in their "Führer." Thamer, who teaches history at Münster University, says "our picture of German society grows bleaker and bleaker," in reference to the current state of research. Still, an exhibition held in the center of the former Nazi capital follows different rules than the ones that govern academic discourse, and the curators exercised great caution in choosing items for the show. Many of Hitler's uniforms and other personal items have been preserved, in storage in Moscow, but there are no plans to display them. "Using relics like those would cross the line into making this an homage to a hero," Thamer says. The intention is always to create a critical distance between the viewer and the 20th century's greatest criminal. Visitors to the exhibition are first greeted with three photographic portraits -- Hitler as a party agitator, as a statesman and -- in a photomontage -- as a death's head. Behind these images, which are projected onto a transparent screen, other photographs light up -- of unemployed people, of cheering supporters and of soldiers marching past a burning house. The dictator is never shown alone -- he is always embedded in the social, political and military context in which he acted. As an additional precaution, an accompanying catalog provides an enormous amount of context, with historians presenting their views on "the Nazi Party's breakthrough," "the iconography of the nation," "women in the wartime community" and various other subjects related to Hitler. Typifying the entire exhibition is an essay by Ian Kershaw, the British biographer of Hitler, who describes Hitler supporters' quasi-religious relationship to their messiah. "It's a miracle of our times that you have found me," the dictator declared to 140,000 excited supporters in Nuremberg in 1936, "that you have found me among so many millions! And that I have found you, that is Germany's good fortune!" Kershaw takes a sentence uttered by a Nazi state secretary -- that every German should "work toward the Führer to fulfill his goals" -- as a good explanation of the inner logic of the Nazi dictatorship and of the crimes committed by a population that sometimes acted on its own initiative. The German History Museum exhibition includes evidence supporting this thesis. There is a tapestry, for example, embroidered by members of two women's groups in the town of Rotenburg an der Fulda. It shows Hitler Youth, SA and League of German Girls formations arranged in the shape of a cross, marching toward a church. The embroiderers further embellished the work with the text of the Lord's Prayer in half cross-stitch. Thamer, who was born in Rotenburg, came across the tapestry by chance during a visit. The exhibition's items of Hitler memorabilia are rather hidden in a small display case. There's a photo book called "The Hitler No One Knows," by Hitler's favorite photographer Heinrich Hoffmann, and a deck of Führer playing cards that also includes resplendent pictures of Rudolf Hess and other Nazi leaders. These objects are treated almost like pornography, obscene material meant to lose its potential to excite in this solemn museum setting. A chest of drawers from Hitler's New Reich Chancellery is hung crooked, instead of simply being placed on the floor, and an oil painting glamorizing the nation at war likewise hangs askew. The central insight and most important message for visitors to the exhibition is that "we won't be finished with Hitler for a long time yet," says Simone Erpel, who prepared the show together with Thamer. "Every generation has to find its own answers." The show's last room presents 46 SPIEGEL covers on Hitler and National Socialism -- along with the fake Hitler diaries published by Stern magazine. From the earliest title ("Anatomy of a Dictator" from 1964) to the most recent ("The Accomplices" in 2009), these articles also reflect changing perceptions of history. The one aspect that remains oddly underrepresented in all this is information about the museum's own location in the historical Zeughaus, a former arsenal on Unter den Linden in Berlin. Diagonally opposite the building, on a square next to the State Opera, is the site of the infamous May 1933 book burning. The nearby Lustgarten was decked out with swastika flags during ceremonial occasions. "Hitler and the Germans" makes no mention of these connections, not even of the day when the Zeughaus itself made history. Hitler had come to view an exhibition of captured Soviet weapons in the building on "Heroes' Commemoration Day," a Nazi holiday, on March 21, 1943. An officer named Rudolf-Christoph von Gersdorff attended as well, carrying two explosive devices and intending to assassinate Hitler. Gersdorff had already triggered the time-delayed fuses when Hitler sped through the exhibition and left the building earlier than expected. Escaping notice but dripping with sweat, the officer ducked into a bathroom and was just able to defuse the devices before they detonated.

Monday, March 8

PAKISTAN: FLOP DELLA CIA SUL CATTURATO AL QAEDISTA. ALTRO "SCHERZETTO DEI SERVIZI PAKISTANI".

Le autorità del Pakistan hanno negato oggi di aver arrestato Adam Gadahn, un cittadino americano considerato il portavoce di al Qaida e ricercato negli Usa per alto tradimento. Lo riferisce Dawn News Tv. Il presunto arresto di Gadahn, che ha 31 anni, era stato considerato ieri dal quotidiano Washington Post come "il risultato di maggior rilievo dall'inizio della collaborazione, sempre più intensa, tra i Servizi segreti pachistani e gli Stati Uniti nella lotta contro al Qaida". 
Un responsabile della sicurezza che ha chiesto l'anonimato, ha dichiarato oggi che sull'identità dell'arrestato "vi sono state confusioni". In precedenza, fonti pakistane avevano indicato che il portavoce di al Qaida, su cui pende una taglia di un milione di dollari, era stato catturato vicino a Karachi. "All'inizio - ha spiegato l'ufficiale - avevamo avuto l'impressione che si trattasse proprio di Gadahn, ma allo stato La persona che abbiamo arrestato, ha concluso, "sembra pure avere legami con al Qaida", ma "non sappiamo ancora se si tratta di un pesce grosso".

Saturday, February 6

Una patologia del sistema giudiziario e del sistema democratico

La coerenza sarà pure la virtù degli imbecilli. Ma almeno permette di mantenere un minimo di onestà intellettuale e di non turbare eccessivamente la propria coscienza. Per coerenza e per onestà intellettuale, allora, non si può irridere sulle rivelazioni fasulle di Massimo Ciancimino che parla con il morto per infinocchiare i vivi e poi cavalcare la storia altrettanto fantasiosa di Antonio Di Pietro agente della Cia che su ordine del Pentagono smantella la Prima Repubblica. Se è ridicola la vicenda Ciancimino, altrettanto ridicola è quella che riguarda Di Pietro. Con una aggiunta di non poco conto che riguarda la sostanziale diversità dei due casi. Non ci vuole granché per capire le ragioni alla base delle bizzarre rivisitazioni della storia d’Italia degli ultimi quarant’anni del figlio di don Vito: una buona dose di esibizionismo ed il desiderio di compiacere per interesse chi è alla continua ricerca di sempre nuovi avalli ai propri teoremi giudiziari. Appare più difficile, invece, comprendere la ragione per cui la teoria del complotto ordito dalla Cia ed eseguito ai tempi di Mani Pulite da Di Pietro venga cavalcata oggi con tanta foga da alcuni grandi giornali dopo che gli stessi giornali l’avevano bellamente ignorata per oltre quindici anni. Non si tratta di esorcizzare un complotto, quello che riguarda Di Pietro, con un altro complotto ordito ai danni dell’ex Pm dai giornali un tempo con lui compiacenti. Si tratta, al contrario, di essere garantisti sempre e comunque. E, soprattutto, di non perdere mai di vista il significato politico degli avvenimenti. Nel caso di Massimo Ciancimino l’aspetto politico è rappresentato dal solito uso strumentale di rivelazioni privi di riscontri reali fatte da personaggi che non hanno alcuna credibilità. Si tratta di una patologia del sistema giudiziario e del sistema democratico. Ma di una patologia che si ripete da anni e che, proprio per questa continua reiterazione, è facilmente identificabile e denunciabile. Nel caso di Antonio Di Pietro, invece, l’aspetto politico è costituito dall’evidente tentativo di mettere in difficoltà l’ex Pm alla vigilia del congresso dell’Italia dei Valori tirando in ballo vicende antiche e mai chiarite del tutto. Nessuno contesta, ovviamente, che possa essere interessante sapere se, come ha detto Enzo Carra e sospetta Francesco Cossiga, Di Pietro ed il Pool di Milano abbiamo avuto o meno un “aiutino” dai servizi segreti americani decisi a far pagare a Craxi ed Andreotti il loro filoarabismo. Ma questo è un interesse ormai di tipo storico. Da un punto di vista politico è decisamente più intrigante sapere perché mai chi ha cavalcato ieri Di Pietro, oggi lo voglia mettere in difficoltà introducendo all’interno dell’Italia dei Valori una serie di cariche esplosive destinate a spaccare in più pezzi il secondo partito dell’opposizione. L’impressione, in sostanza, è che la teoria del complotto venga cavalcata per portare avanti una operazione tesa a mettere fine alla parabola personale di Di Pietro ed a creare le condizioni per la progressiva polverizzazione dell’Italia dei Valori. Una volta, giunti a questo punto, si sarebbe posto il fatidico interrogativo del “cui prodest”. E giù una serie di ipotesi più o meno credibili. Da quella dei poteri forti che si rimangiano l’errore compiuto nel passato a quella del gruppo dirigente del Pd dalemiano consapevole che la propria sopravvivenza passa attraverso l’eliminazione del “nemico a sinistra” e che manovra di conseguenza. Ma, proprio perché garantisti e non complottisti, lasciamo da parte il cui prodest. E ricordiamo che il fenomeno del giustizialismo non si combatte con i metodi giustizialisti dei teoremi campati per aria e delle gogne mediatiche. Per combattere Di Pietro ci vuole molto meno. Basta una vera, seria e grande riforma della giustizia. Tanto i giustizialisti si liquidano tra di loro!          (Arturo Diaconale)

Tuesday, December 22

TURISTI PER CASO: MORTI PER DAVVERO.

Per l'ennesima volta cittadini italiani sono ostaggi all'estero. La coppia dovrà essere recuperata, al solito, dallo sforzo congiunto tra Farnesina e Intelligence. La nostra diplomazia è assai apprezzata nell'Africa occidentale. Da una parte l'azione moderata di grande dialogo avviata da tempo dal Ministro Frattini è vista in maniera decisivamente positiva, rappresentando una cosiddetta "terza via" rispetto alle consolidate presenze britanniche e francesi. Dall'altra anche la nostra Intelligence, che frequenta quei luoghi da molti anni, ha eccellenti rapporti con i Decisori locali, potendo usufruire di accessi ben superiori a quelli che le nostre, magre risorse permetterebbero. Ma vogliamo sfruttare questa occasione per fare un breve punto, non sullo stato di salute dei nostri Servizi, che ci auguriamo buono, ma piuttosto dei loro rapporti con il livello decisionale. La nuova legge ha comportato alcuni importanti cambiamenti. Legge che non ci stancheremo mai di sottolineare è migliorabile, pur rappresentando un importante passaggio in una nuova era di responsabilità e coordinamento. Innanzitutto andrebbero chiarite alcune ambiguità di fondo del nostro sistema, in particolare sul fronte interno. L'AISI, l'ex SISDE, deve costantemente lottare per trovare adeguati spazi in un ambito dove tra ROS dei Carabinieri, DCPP-UCIGOS della Polizia di Stato e GICO della Guardia di Finanza, tutti con la voglia di fare Intelligence, vi sono difficoltà oggettive a veder riconosciuta la propria leadership. Non parliamo poi dei contesti operativi dove un'idonea ridefinizione degli ambiti di interesse e delle sfere di influenza territoriali potrebbero anche migliorare i rapporti con i Servizi amici e Collegati. Il COPASIR poi, ora vera realtà non passiva del contesto, dovrebbe implementare il proprio ruolo anche nei confronti dei Parlamentari che, con sempre maggiore assiduita, chiedono lumi in materia di sicurezza e Intelligence.. Un ulteriore punto di particolare attualità è sapere cosa il RIS, strumento di Intelligence a disposizione dello Stato Maggiore della Difesa, farà da grande. Insomma sono molte le tematiche sulle quali la nostra Intelligence Community dovrà confrontarsi nei prossimi anni, ma il lato debole rimane sempre e comunque il rapporto con il livello poltico. Fortunatamente la classe politica attuale, di ogni schieramento, ha da tempo abbandonato il vecchio refrain dei Servizi ladri e deviati. Oggi i parlamentari sanno di avere a disposizione uno strumento che funziona, ma la cultura dell'Intelligence stenta ancora ad affermarsi pienamente. Primo per una concezione "Hollywoodiana" di onnipotenza dei Servizi, tutto sanno e tutto vedono. Per questo a volte si disperdono le poche risorse a disposizione per dare la caccia alle ombre. Risorse che un Paese serio non può . lesinare, altrimenti si accettano i rischi della propria negligenza. In ultimo,-sempre nella mera ipotesi di volersi considerare un Paese normale, occorre ascoltare le valutazioni prima, valutazioni che spesso vengono lette dopo. Basta solo avere la voglia di farlo, avendo cognizione che non ascoltando le "Cassandre", le notizie certamente non migliorano. Concludiamo con un breve accenno al Dott. Letta, che Dio ce lo conservi...
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Sugli italiani rapiti in Mauritania

Un articolo del WaPo (gentilmente segnalatomi dallo Sciacallo) sulla penetrazione fondamentalista in Africa occidentale.
Guido Olimpio sul Corriere della Sera e Fausto Biloslavo sul Giornale. 


postato da: Silendo alle ore 15:41 | link | commenti (2)
categorie: italia, terrorismo, al qaeda

Saturday, November 28

CARO FINI, TORNA LO STRONZO DI UNA VOLTA !

Caro Fini, Torna Lo Stronzo Di Una Volta                                                                                                                                                

Saturday, November 21

Fini: 'C'e' qualche stronzo che dice qualche parola di troppo?'

Niente mezzi termini sulla questione immigrati

Roma - Non usa mezzi termini Gianfranco Fini per definire chi usa "qualche parola di troppo" nei confronti degli immigrati, che il presidente della Camera non esista a definire degli "stronzi". Nel corso di un incontro nel centro 'Semina' con i ragazzini, per la maggioranza stranieri tra gli 8 e i 18 anni di età, della associazione 'Nessun luogo e' lontano, Fini ha fatto diverse domande ai ragazzini presenti: "Qualche volta vi pesa essere qui? C'é qualcuno che ve lo fa pesare? O qualche volta c'é qualche stronzo che dice qualche parola di troppo?".

I ragazzini ridono e il presidente della Camera prosegue: "Uso questa parola perché se qualcuno dice che siete diversi la parolaccia se la merita: voi la pensate io la dico".(FONTE: LA VOCE)

Friday, October 2

CLOWN ED ESCORT...ICATE


(ANSA) Gianfranco Fini rinuncia al Lodo Alfano nel procedimento che lo vede coinvolto per una querela di John Woodcock, ex pm di Potenza. Il suo legale, Giulia Bongiorno, ha dichiarato di avere depositato l'istanza di rinuncia. Sarebbe già arrivata alla giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera la richiesta della procura competente. Appresa l'intenzione di Fini, Woodcock ha rimesso la querela, apprezzando la "sensibilità istituzionale"
La Bongiorno, deputata Pdl e avvocato dell'ex leader di An, spiega che "Fini chiede di essere giudicato da cittadino comune". Fini chiederà inoltre alla Camera di votare contro l'insindacabilità del provvedimento.

Dopo aver appreso la decisione di Fini, lo stesso Woodcock ha deciso di rimettere la querela nei confronti del presidente della Camera. ''La sensibilità istituzionale mostrata dal Fini - ha detto il pm Woodcock, tramite una dichiarazione diffusa dal suo legale, Bruno Larosa - compensa la pur grave offesa arrecatami dalle sue dichiarazioni dell'epoca''.

''Da magistrato e da uomo dello Stato - ha aggiunto il pm Woodcock - in questo momento ritengo doveroso rimettere una querela nei confronti di chi ha mostrato leale collaborazione tra le istituzioni e, soprattutto, fiducia nell'azione della magistratura''

Tuesday, September 29

USA: SEMBRA L'ITALIA ALL'INVERSO!

Contro il presidente Barack Obama c'è in atto «un complotto di destra». Lo ha detto l'ex capo della Casa Bianca Bill Clinton in un'intervista rilasciata alla Nbc, evocando un'accusa fatta nel 1998 da sua moglie Hillary al tempo del Sexgate. A chi gli chiedeva se "un complotto di destra" stesse giocando un ruolo negli attacchi contro Obama, Clinton ha risposto: «Oh, puoi scommetterci». L'ex presidente ha poi aggiunto che «la congiura della destra non è stavolta forte come allora perché è cambiata la composizione demografica dell'America». Clinton ha suggerito che la destra sta "architettando storie" per danneggiare l'agenda della Casa Bianca: «Vogliono che Obama faccia fiasco e questa non è una buona ricetta per l'America».


Ma l'ex presidente si è detto convinto che le elezioni del 2010 non saranno una replica del 1994, quando i democratici, azzoppati dal fallimento della riforma sanitaria, finirono per perdere il controllo del Congresso nel voto di metà mandato. Primo punto, ha spiegato Clinton, il Paese è cambiato ed è più interessato ad un'azione che sia positiva. Poi, ha aggiunto l'ex capo della Casa Bianca, gli americani «hanno già visto questo film» e sanno cosa è successo con i repubblicani dopo otto anni di George W. Bush.

COMMENTO: ANCHE LA"POMPA NEGATA" (LEWINSKI) E' STATO UN "COMPLOTTO DI DESTRA"? AVERE MENTITO AL PROPRIO PAESE DI NON AVERE AVUTO RAPPORTI SESSUALI CON LA LEWINSKI, ALTRO "ATTACCO DELLA DESTRA?".

Saturday, August 29

BASTA!

E' l'ora di dire basta agli attacchi virulenti e incattiviti che da ieri si susseguono contro Vittorio Feltri. E' evidente che qualcuno, abituato alle campagne aggressive di Repubblica o di altre testate, teme un quotidiano forte e combattivo come Il Giornale".

Wednesday, August 26

Saturday, August 22

Gheddafi trionfa, Berna e Londra si inchinano. A tutti Muammar Gheddafi risponde, come tradizione, con un atteggiamento di sfida.



Guanto di sfida a Barack Obama, che aveva definito un errore liberare il terrorista (malato di cancro) e che aveva comunque auspicato un’accoglienza sobria e senza onori, e al primo ministro britannico Gordon Brown, che in una lettera a Gheddafi aveva chiesto di «agire con sensibilità» al rientro dell’uomo.

Diplomazie occidentali in ginocchio davanti al podio del Colonnello «vincitore»: la Svizzera costretta a chiedere scusa a Tripoli per l’arresto «ingiusto» di Hannibal Gheddafi l’anno scorso; la Scozia, che libera l’ex ufficiale dei sevizi libici, Abdelbaset Al Megrahi, unico responsabile conosciuto della strage di Lockerbie per «motivi umanitari». Entrambi gli episodi si stanno trascinando dietro una lunga scia di polemiche, nonché lo sdegno della Casa Bianca e il crescere di tensioni tra Cancellerie.

In Svizzera, dopo quella che i media locali hanno definito una «capitolazione» il presidente Hans-Rudolf Merz ha dovuto difendersi: «Non c’era altra scelta, per questo ho deciso di chiedere scusa».

A Kabul hanno vinto tutti. Sembra l’Italia!


La matematica in politica è un’opinione. Ma quella di Karzai e Abdullah appare una mossa particolarmente azzardata, visto che le procedure di lettura e registrazione delle schede elettorali, in un Paese come l’Afghanistan, sono lentissime. Per i risultati definitivi c’è chi sostiene che bisognerà attendere il 17 settembre.

Thursday, August 13

LE PAROLE DI GIORGIO BOCCA SUI CARABINIERI OLTRE AD ESSERE CALUNNIOSE, SONO PERICOLOSE.

'Le parole di Giorgio Bocca, con deliranti accuse di collusione in Sicilia tra Carabinieri e mafia, meritano un seguito in tribunale. Me ne faro' promotore con tutti i carabinieri ed ex carabinieri che si vorranno associare alla denuncia''.
''Bocca - prosegue Gasparri - ha offeso tutti i carabinieri di ieri e di oggi, i trentatre appartenenti all'Arma uccisi dalla mafia, la memoria del generale Dalla Chiesa, che fu a Corleone giovane capitano e a Palermo Prefetto martirizzato da Cosa nostra. Bocca - sottolinea il capogruppo del Popolo della Liberta' a Palazzo Madama - da molti anni dimostra cosa sia l'usura del tempo. Ogni suo articolo e' una serie di insulti, in genere diretti a Berlusconi e a tutti noi del Pdl. Ora ha scelto i Carabinieri''.


Wednesday, August 12

DISINFORMAZIONE SOVIETICA ("Дезинформация СОВЕТСКОЙ"). TIPO ANNI "50.


(Iosif Vissarionovič Džugašvili detto "Stalin")

La lettura della sottostante pagina web è consentita solo a trucidi e veri, stalinisti-marxisti-leninisti-maoisti.

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