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Saturday, April 11

ITALIANI IGNORANTI O COMPLICI? QUESTO E' IL M.E.S.!

Il MES oppure ESM, sostituisce il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), nati per salvare dall'insolvenza gli stati di Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria.[8] Il MES è attivo da luglio 2012 con una capacità di oltre 650 miliardi di euro, compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi.

Il MES è regolato dalla legislazione internazionale e ha sede in Lussemburgo presso un ufficio bancario privato. Il fondo emette prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà e acquista titoli sul mercato primario (contestualmente all'attivazione del programma Outright Monetary Transaction), ma a condizioni molto severe. Queste condizioni rigorose "possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite" (art. 12). 

Potranno essere attuati, inoltre, interventi sanzionatori per gli stati che non dovessero rispettare le scadenze di restituzione i cui proventi andranno ad aggiungersi allo stesso MES. È previsto, tra le altre cose, che "in caso di mancato pagamento, da parte di un membro dell'ESM, di una qualsiasi parte dell'importo da esso dovuto a titolo degli obblighi contratti in relazione a quote da versare [...] detto membro dell'ESM non potrà esercitare i propri diritti di voto per l'intera durata di tale inadempienza" 

Il fondo è gestito dal Consiglio dei governatori formato dai ministri finanziari dell'area euro, da un Consiglio di amministrazione (nominato dal Consiglio dei governatori) e da un direttore generale, con diritto di voto, nonché dal commissario UE agli affari economico-monetari e dal presidente della BCE nel ruolo di osservatori. Le decisioni del Consiglio devono essere prese a maggioranza qualificata o a maggioranza semplice (art. 4, c. 2).
Partecipanti al Consiglio Europeo del 24-25 marzo 2011, che ha provveduto alla revisione dell'art.136 del TFUE 
Il MES emette strumenti finanziari e titoli, simili a quelli che il FESF emise per erogare gli aiuti a Irlanda, Portogallo e Grecia (con la garanzia dei paesi dell'area euro, in proporzione alle rispettive quote di capitale nella BCE), e potrà acquistare titoli di stati dell'euro zona sul mercato primario e secondario. Il fondo potrà concludere intese o accordi finanziari anche con istituzioni finanziarie e istituti privati. È previsto l'appoggio anche delle banche private nel fornire aiuto agli stati in difficoltà. In caso di insolvenza di uno Stato finanziato dallo MES, quest'ultimo avrà diritto a essere rimborsato prima dei creditori privati.

L'operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell'immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell'interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni e godono dell'inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35).

Tuttavia, un collegio di cinque revisori esterni (art. 30, comma 1 e 2), indipendente e nominato dai governatori del fondo, ha accesso ai libri contabili e alle singole transazioni del MES. La composizione del collegio è così ripartita: un membro proviene dalla Corte dei Conti Europea, e altri due a rotazione dagli organi supremi di controllo degli Stati membri.


La Corte Costituzionale tedesca ha posto un limite al contributo tedesco al salvataggio dei Paesi in difficoltà, evitando comunque di vincolare ogni singola azione dell'ESM al giudizio del Parlamento.

I diritti di voto di ogni Stato membro non sono capitari (voto personale), ma in proporzione al valore delle quote versate nel fondo. Le quote di capitale autorizzato e richiamabili sono emesse alla pari (prezzo uguale al valore nominale), senza essere in alcun modo gravate da oneri, mentre pegni e ipoteche non sono trasferibili. In caso di mancato pagamento, lo stato membro perde il diritto di voto finché non risolve la posizione debitoria, e il numero dei diritti di voto è ricalcolato fra gli altri stati. Ciascuno stato mantiene invece l'obbligo ("irrevocabile e incondizionato", art. 8, c. 4) di contribuire al capitale autorizzato, anche se diviene beneficiario o riceve assistenza finanziaria dal MES. Per tutte le decisioni è necessaria la presenza della maggioranza relativa di due terzi dei membri aventi diritto di voto, che rappresentino almeno i due terzi dei diritti di voto.

Nel concedere un sostegno alla stabilità, il MES inoltre persegue la completa copertura dei costi operativi e di finanziamento e vi include un margine adeguato. Il tasso di interesse oltre alla copertura dei costi deve garantire un profitto al fondo dal ricevimento della richiesta (art. 9, comma 3).

La responsabilità di ciascun membro del MES è in ogni caso limitata alla sua quota di capitale autorizzato al prezzo di emissione determinato. Nessun membro del MES può essere considerato responsabile, in virtù della sua appartenenza al MES, degli obblighi da questi contratti.

Monday, April 6

UNITED EUROPE WILL LOSING ITALIANS PEOPLE

Oil markets are facing a perfect storm. The scissors of supply and demand are moving against one another, generating increasing pain on the oil industry and the political and financial stability of oil-producing countries.

Global oil demand is dropping due to the recession induced by the COVID-19 shut down of economic activity and transport in the most industrialized countries. Goldman Sachs predicts that global demand could drop from 100 million barrels per day (mdb) in 2019 to nearly 80 mdb in 2020.[1] If confirmed, this would be single biggest demand shock since petroleum started its race to become the most important energy source in the world.

Meanwhile, global supply is increasing due to the “oil price war” triggered by the Saudi decision on 7 March to offer discounts and maximize production, increasing output to a record high of 12.3 mbd. The Saudi government had reacted to the refusal by Russia to contribute to a coordinated OPEC production cut of 1.5 mbd, thus shelving, for the moment, the OPEC Plus alliance than had been forged in 2016 precisely to prevent a continuous drop in oil prices

Figure 1 OPEC oil production and supply adjustments


Most analysts explain the ongoing Saudi-Russian oil war with their willingness to increase their respective market share to the detriment of US shale producers. A different, but authoritative interpretation of the Saudi strategy, comes from Bernard Haykel, a professor at Princeton University who is personally acquainted with Saudi crown-prince Mohammed bin Salman.

Professor Haykel maintains that the Saudi decision might actually be motivated by the long-term goal of maximizing oil rents while there still is a market for Saudi oil “because climate change has fueled a global push toward de-carbonization and renewable energy”.[2]

In the short-term, the Saudi leadership is probably seeking to bring Russia back in line with OPEC while at the same time punishing US shale producers which rely on higher oil prices for commercial viability. Yet, Riyadh is also pursuing a longer-term goal, which entails producing as much oil as possible for a world that will be less reliant on petroleum in the medium term.

There is an inherent contradiction between the two goals stated above and the need for Saudi Arabia to preserve a relatively high oil price in order to guarantee fiscal income for the state, thus providing adequate welfare to its citizens.

As a result of the twin supply and demand shocks, the price of US oil (West Texas Intermediate – WTI) has dropped below 20 dollars a barrel followed by wild oscillations. At this price, most US shale companies will not be profitable, (only 3 US shale companies have an average breakeven cost at 30 dollars), while certain qualities of US crude have been sold at negative prices.

The world’s most important crude benchmark (Brent), is below 30 dollars per barrel. With these prices, the political, social and economic turmoil already experienced by OPEC countries such as Venezuela, Libya, Algeria, Nigeria and Iran before the present crisis will become unbearable; while both Saudi Arabia (with a fiscal breakeven at 84 US dollars per barrel) and Russia (with its lower fiscal breakeven price at 48 US dollars) will face tremendous pressures.[3]

The present crisis holds numerous similarities with the oil “counter-shock” of 1985/86 (Figure 2).[4] At the time, global oil demand was declining due to the economic recession of the early 1980s, as well as to the introduction of efficiency measures and the shift to “alternative” energy sources (nuclear and natural gas) put in place by most OECD governments. Similarly to today, there was a problem of over-supply, due to the advent of new oil production, particularly from the British and Norwegian North Sea. Today, a large portion of new supply instead comes from the US shale industry, especially in the Permian Basin, that has increased US production from 5 mbd in 2008 to more than 12 mbd in 2019, giving rise to the so-called “shale revolution”.


Like today, Saudi Arabia was fed up of being forced to continuously cut production to defend the OPEC price and, in the Autumn of 1985, decided to discipline non-OPEC producers by offering discounts and maximizing production. Oil prices fell to nearly 10 dollars a barrel as a result, having a terrible impact on oil producers. US “independent” producers faced bankruptcy, and the cycle of oil industry “mega-mergers” began. OPEC countries entered a phase of political and economic turmoil: Saddam Hussein’s ill-conceived gamble to revive a bankrupted Iraq by invading neighbouring Kuwait in 1990 was only the most evident consequence of the “counter-shock”.


The first novelty is that we might now have reached “peak oil demand” due to a combination of cultural, financial and political shifts in the largest industrialized countries, combined with the ever-increasing pressures for “deglobalization”, heightened by the recent shock from the global pandemic.[5] While the price “counter-shock” of 1985/86 led to a massive expansion of global oil consumption that fuelled the neoliberal globalization of the 1990 and 2000s (global oil consumption increased from 60 mbd in 1985 to 100 mbd in 2019), it is unlikely that the price shock of 2020 will bring global oil demand back beyond the peak of 100 mbd. This will be especially true if state investment plans to counteract the COVID-19 induced recession will be also oriented toward boosting “green” technologies and infrastructures.

The other novelty is that most OPEC countries, and crucially the two countries that played a key role for the creation of OPEC, Venezuela and Saudi Arabia, are for different reasons shifting from a “political approach” to oil production, to a prevailingly “commercial approach”. The Venezuelan government has essentially lost control over its oil industry – which has been effectively privatized and controlled by foreign, mostly Russian, companies. Saudi Arabia has taken the unprecedented step to market 1.5 per cent of its national oil company Saudi Aramco, and as a result now needs to consistently produce dividends for its shareholders, even if at the expense of Saudi state finances.

The spread of this “commercial approach” by OPEC national oil companies will not allow for significant structural production cuts in a competitive environment. Nor will it allow for strong international cooperation with a focus on preserving oil rents for OPEC governments and protecting the availability of the natural resources for future generations. National companies will be struggling to defend their market share, and will thus offer discounts to their customers and demand fiscal incentives from their governments.

The combined pressures from the new “peak demand” scenario, together with the weakening of OPEC due to the commercial orientation of national oil companies, will basically wipe out whatever was left of a “structure” of the oil market that has become increasingly unstable since the 1970s. The race to the bottom of oil prices will wreak economic havoc on most oil-producing countries and regions of the world, including on US states such as Texas (where the oil industry represents 10 per cent of the GDP and directly employs 360,000 workers), and on high-cost OECD oil producers such as Canada.

Since the 1970s, OPEC has been the only international organization that, with moderate success, has attempted to control production and stabilize prices. It cannot, and will not, continue doing so any longer. It will not accept to rein in production while the rest of the world simply strives to pump out as much oil and gas as possible, be this from shale formations, from tar sands or from below the Arctic, with utter lack of environmental concerns. Oil production cuts will either be shared and coordinated with other world producers, or they will simply not happen.

John Maynard Keynes had repeatedly warned about the need for global management to stabilize the price of commodities.[6] The only precedent for global negotiations on energy prices has been the Conference for International Economic Cooperation (CIEC) held in Paris from 1975 to 1977. At the time, a select group of 27 participants from the OECD, OPEC and the “less developed countries” tried to discuss energy prices and development issues in parallel. The danger stemmed from soaring oil prices and the widespread fear of “running out of oil”. The exercise ended in failure because of the unwillingness of OPEC, then at the peak of its power, to discuss prices without relevant concessions by industrialized countries.

This time is different. The risk and instability derive from peak oil demand, low prices and the need for stable prices in order to plan a speedy transition away from fossil fuels, while avoiding the political and economic collapse of oil-producing countries. A new “pro-rationing” effort must be undertaken at a global level, involving the US and other OECD members, OPEC and non-OPEC states such as Russia, Mexico and Brazil. Significantly, the “pro-rationing” conducted by the Texas Railroad Commission in the 1930s already served as the model for the founders of OPEC.

Whatever its format and however difficult it may be to change a “neoliberal” ideology that rules out state-led regulation of production, the time for a global dialogue on production levels and oil prices (and possibly on environments standards) has come. Deregulation of the energy market has to give way to a new era of regulation of the oil industry at both national and international levels.

The alternative will leave commercially-oriented oil companies, both national and international, free to engage in a destructive price war that will maximize environmental degradation and the squandering of natural resources. A destructive price-war will ultimately endanger decarbonization efforts (car-markers are already pressing governments to relax emissions standards), and will increase political and economic instability in OPEC countries, such as Saudi Arabia and Iran, that are key regional actors.

Giuliano Garavini teaches International History at Roma Tre University. He is the author of “The Rise and Fall of OPEC in the Twentieth Century” (Oxford University Press, 2019).

[1] Tsvetana Paraskova, “Goldman Sachs: Prepare for a Massive Oil Demand Shock”, in OilPrice.com, 26 March 2020, https://oilprice.com/Energy/Energy-General/Goldman-Sachs-Prepare-For-A-Massive-Oil-Demand-Shock.html.

[2] Bernard Haykel, “Saudi Arabia’s Radical New Oil Strategy”, in Project Syndicate, 23 March 2020, https://prosyn.org/LmBSCnq.

[3] Jack Farchy and Paul Wallace, “Petrostates Hammered by Oil Price Plunge and Pandemic’s Spread”, in Bloomberg, 28 March 2020, https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-03-28/petrostates-hammered-by-oil-price-plunge-and-pandemic-s-spread.

[4] Duccio Basosi, Giuliano Garavini and Massimiliano Trentin (eds), Counter-Shock. The Oil Counter-Revolution of the 1980s, London/New York, IB Tauris, 2018.

[5] The debate on “peak demand” has been raging since 2018. See Spencer Dale and Bassam Fattouh, “Peak Oil Demand and Long-Run Oil Prices”, in OIES Energy Insights, No. 25 (January 2018), https://www.oxfordenergy.org/?p=30822.

[6] See Robert W. Dimand and Mary Ann Dimand, “J.M. Keynes on Buffer Stocks and Commodity Price Stabilization”, in John Cunningham Wood (ed.), John Maynard Keynes. Critical Assessments, Second Series, Vol. VIII, London/New York, Routledge, 1994, p. 87.

Friday, March 27

2007 SUL CORONA VIRUS GIA' SI SAPEVA LA VIRULENZA

Influenza aviaria e pandemia: arriverà mai un'altra "spagnola"? Se lo domandavano i "cervelloni dell'ISS" nel 2006: leggi a pag 03

Tuesday, March 24

ESM, EC, ECB, OMT, BLA, BLA, BLA, BLA, BLA, BLA...

By Stefan Vlahovich - ESM and the European troika is a term used, especially in the media, to refer to the decision group formed by the European Commission (EC), the European Central Bank (ECB) and the International Monetary Fund (IMF). The usage arose in the context of the "bailouts" of Cyprus, Greece, Ireland and Portugal necessitated by their prospective insolvency caused by the world financial crisis of 2007–2008.

To launch EU bonds with a common guarantee, like the Coronabonds, not even. There are even those who propose a "donation of 20 billion from Germany to Italy, as long as no automatisms are inserted at European level". The ideas of Berlin's economic gotha ​​on how to support the countries most affected by the Coronavirus epidemic are first of all a corollary of the concept of solidarity of a certain German elite, unshakable even at the dawn of a potentially catastrophic global recession.

At the Eurogroup, the economic ministers of the euro area will discuss how to deal with the crisis that is now all coming and with a disastrous impact. In a nutshell, there are two orientations in the field: a debt instrument with some form of common guarantee, such as the Coronabonds (euro area bonds sponsored by southern countries and opposed by Northern Europe contrary to any form of risk sharing) or the use of credit lines in the Mes, where necessary to be accompanied by a Eurobond but in any case linked to "conditionality", more or less stringent constraints for the countries that access financial support instruments. 

The Ministry of Finance of the Netherlands has confirmed it, another country which together with Germany and Finland is part of the so-called "rigorists", reiterating that they will undertake to "guarantee the respect of an adequate form of conditionality for each instrument as required by the current ESM Treaty ". In other words, I'll give you the money as long as I can control how you spend it, perhaps by sending the notorious troika.

Anyone who advises the German Federal Government or has done so in the past is on the Dutch line. The gift of honesty should be recognized for the former president of the prestigious IFO Hans-Werner Sinn. What the ECB is doing with the measures announced last week is to "first and foremost" help the "French and German" banks, he said on DLF radio a few days ago. 

Of course, added Sinn, help is also needed by Italy but it is clear that the interests to be protected are first and foremost German, from his point of view: “I am thinking of the huge Target debt contracted by the Italians of 400 billion euros: if Italy were not to pay, one third would be paid by Germany ". 

For this reason the economist has proposed a donation of 20 billion euros to Italy, because “we must help our Italian friends, but openly and honestly and not pretend that the EU is doing it, but if we do, they are the our money and our free choice. " The border between solidarity and charity here is blurred, what worries us most "are these automatisms that are gradually redistributing large amounts of money through the ECB, which is not authorized to do what it is doing".

A few days ago Italy, through Prime Minister Giuseppe Conte, made official the request by Rome through the Financial Times to resort to the State-Saving Fund but, specifying, without any form of conditionality. The resources should be used exclusively for the health and economic emergency. It would therefore be a new tool, since there is nothing in the ESM "toolkit" that does not provide for more or less stringent forms of conditionality. 
According to the Council of Wise Men of the German Government (today made up of only three out of five members: Isabel Schnabel was also part of it until 2019, today on the ECB Executive Committee), however, there are no alternatives to resorting to the Mes with its constraints.

"The countries currently affected by the crisis should submit a request for assistance to the European stability mechanism" which could grant credit lines to countries that request it "but would be tied to conditionalities," he said a few days ago to the German financial newspaper Handelsblatt Volker Wieland, member of the Expert Council. "This would then allow the European Central Bank to purchase government bonds from individual countries through the OMT." 

An unused program which, as is well known, allows Eurotower to purchase unlimited government bonds from a country that is no longer able to finance itself on the markets. And, as is well known, it is subject to the signature by the State concerned of a Memorandum with the fund led by the German Klaus Regling, the ESM precisely.

Even the President of the Council of Wise Men Lars Feld believes that the Mes is the most appropriate tool: interviewed by the FAZ a week ago, referring to the possibility for Italy to no longer be able to finance itself, said that "there is aid from the ESM and the Frankfurt Omt program. If Italy were to get into trouble, it would have to request a State-Savings Fund program linked to conditions and reforms. "

Berlin, for its part, today approved a "historic" package of measures. Finance Minister Scholz expects "at least 5%" GDP contraction for 2020. According to the Bundesbank, the German Central Bank, there is "unprecedented uncertainty" and it is "inevitable" that Germany will sink into a severe recession. For this reason, Angela Merkel's cabinet has given the go-ahead to the "fund for the stabilization of the economy", consisting of 600 billion euros and with 400 billion credit guarantees. 
Another 100 billion are made available to guarantee liquidity to companies overwhelmed by the coronavirus crisis. A further 100 billion are allocated to the credit fund for reconstruction (KfW). For the first time, the government plan foresees a deficit of 156 billion euros. Thus the "debt brake", anchored to the German Constitution, is suspended: since 2014 the government was able to pass budget laws without debt.

The response to the Coronavirus emergency was considered, and with good reason, "historic" for the size of the intervention. It is clear to everyone that it was possible to prepare it in record time because of a public debt of less than 60% of GDP. For this reason, it is not surprising that the German measures are on a different scale than those announced by Italy, France and Spain. 

EU governments immediately moved to prepare for the arrival of the recession announced in an isolated and uncoordinated manner, postponing talks on a common eurozone response to this week. Because, as never hidden by Eurotower, it is clear that this time the ECB's weapons (among those currently available) are likely not to suffice.

According to the German economic gotha, the existing instruments are already sufficient to face an economic crisis and possibly even sovereign debt, should it move to government bonds: "The SSF can be used," said Clemens Fuest, current IFO president. "It is a tool to be carefully evaluated", but at present "its use can be justified by the situation". 
How it works has already been said: "If a country requests the assistance of the Mes, the ECB can buy government bonds from that country in unlimited quantities". But only under certain conditions. It is admitted and not granted that the ESM can be enough to counteract a crisis of which nobody has understood the real extent.

Wednesday, March 11

PANDEMIA CAPIAMOLA VERAMENTE E SENZA BUGIE!

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in modo specifico per l’influenza, ha individuato una serie di requisiti necessari perché si verifichi una pandemia. In primo luogo deve emergere un virus geneticamente diverso in modo significativo dai virus che circolano nella popolazione umana e per il quale, quindi, la maggior parte della popolazione non ha immunità. 


Da sempre (?) l’OMS tiene sotto controllo l’emergere di epidemie nel mondo: già nel 1947 (un anno dopo la sua fondazione) aveva creato un servizio di informazione epidemiologica via telex. Tuttavia, negli ultimi anni le cose sono cambiate. In particolare, le International health regulations (IHR) del 2005, entrate in vigore nel 2007, hanno radicalmente modificato i requisiti per le notifiche internazionali. 

A questo scopo l’OMS ogni giorno raccoglie informazioni da fonti diverse: servizi sanitari nazionali, uffici regionali, organizzazioni non governative, università, ospedali, ma anche stampa, radio, televisione, Internet. Quindi non solo informazioni ufficiali, ma anche quelli che gli anglosassoni chiamano rumours, ovvero chiacchiere

Mentre in precedenza gli Stati membri avevano l’obbligo di notificare all’OMS in modo automatico i casi di colera, peste e febbre gialla, da quel momento in poi la notifica parte quando nel territorio di uno Stato viene identificato un evento che può costituire un’emergenza per la salute pubblica di rilevanza internazionale, chiamato anche PHEIC (Public Health Emergency of International Concern). 


A questo punto comincia un processo di verifica al termine del quale parte la diffusione dell’informazione e l’organizzazione della risposta: l’OMS offre un sostegno alle autorità sanitarie della nazione colpita attraverso il GOARN (Global Outbreak Alert and Response Network), una rete alla quale aderiscono le maggiori istituzioni scientifiche e sanitarie del mondo. 

Le capacità di intervento del GOARN vanno dall’invio di team per le indagini epidemiologiche e l’assistenza medica alla fornitura di strutture per le diagnosi di laboratorio o la raccolta dei campioni biologici.

Le malattie epidemiche e pandemiche emergenti e riemergenti costituiscono una seria minaccia alla salute, tanto che il 12° programma generale di lavoro dell’OMS (2014-19) pone come uno dei cinque obiettivi strategici la riduzione di mortalità, morbidità e disagi sociali dovuti alle epidemie attraverso la prevenzione, la preparazione, la risposta e le attività di recupero. 

Prendiamo ora in esame alcuni dei principali eventi di questo inizio secolo che costituiscono o potrebbero costituire potenziali emergenze per la salute pubblica mondiale:




L’influenza s. fu causata dal virus a RNA H1N1.
L'influenza spagnola, altrimenti conosciuta come virus dell'influenza H1N1, questa tragica epidemia, fu una pandemia influenzale, insolitamente mortale, deflagrò tra il 1918 e il 1920 uccise un minimo di 50 milioni di persone: Prima delle tre pandemie che coinvolsero la maggior parte del mondo durante l'ultimo secolo.

Questa epidemia fu portata dai soldati che ritornavano dal fronte del 15-18. Molti di essi, scampati alle granate nemiche, morirono di influenza già al fronte, a guerra quasi finita. Oltre cinquanta milioni di morti "dimenticati".

All’inizio l’influenza virale H1N1 non sembrava destare molta preoccupazione: «Cette maladie a fait son apparition aussi chez-nous, mais sous une forme assez bénigne et peu allarmante. Quelques jours de fièvre et voilà tout» scriveva l’11 ottobre Le Pays d’Aoste e si augurava che «les premiers froids en balayeront les derniers vestiges». Invece la epidemia colpiva solo e soprattutto giovani adulti precedentemente sani. 


 Si stima che un terzo della popolazione mondiale fu colpito dall’infezione durante la pandemia del 1918–1919. La malattia fu eccezionalmente severa, con una letalità maggiore del 2,5% e circa 50 milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100 milioni.

Tre focolai di influenza (pandemia) in tutto il mondo si sono verificati nel 20 ° secolo: nel 1918, 1957 e 1968. Questi ultimi 2 erano nell'era della virologia moderna e caratterizzati in modo più completo. Tutti e 3 sono stati identificati in modo informale dai loro presunti siti di origine rispettivamente come influenza spagnola, asiatica e di Hong Kong. Ora sono noti per rappresentare 3 diversi sottotipi antigenici del virus dell'influenza A: H1N1, H2N2 e H3N2, rispettivamente. 

Non classificate come vere pandemie sono 3 notevoli epidemie: una pseudo-pandemia nel 1947 con bassi tassi di mortalità, un'epidemia nel 1977 che fu una pandemia nei bambini e un'epidemia abortiva di influenza suina nel 1976 che si temeva avesse un potenziale pandemico. 

Le principali epidemie di influenza non mostrano periodicità o pattern prevedibili e differiscono tutte l'una dall'altra. Le prove suggeriscono che le vere pandemie con cambiamenti nei sottotipi di emoagglutinina derivano dal riassortimento genetico con i virus dell'influenza A animale.I morti furono più di 200 milioni.Negli anni trenta furono isolati virus influenzali dai maiali e dagli uomini che, attraverso studi siero-epidemiologici furono messi in relazione con il virus della pandemia del 1918. 

Si è visto che i discendenti di questo virus circolano ancora oggi nei maiali.

Forse hanno continuato a circolare anche tra gli esseri umani, causando epidemie stagionali fino agli anni ’50, quando si fece strada il nuovo ceppo pandemico A/H2N2 che diede luogo all’Asiatica del 1957.

Da allora virus simili all’ A/H1N1 continuarono a circolare in modo endemico o epidemico negli uomini e nei maiali, ma senza avere la stessa patogenicità del virus del 1918.

Dal 1995, a partire da materiale autoptico conservato, furono isolati e sequenziati frammenti di RNA virale del virus della pandemia del 1918, fino ad arrivare a descrivere la completa sequenza genomica di un virus e quella parziale di altri 4. Il virus del 1918 è probabilmente l’antenato dei 4 ceppi umani e suini A/H1N1 e A/H3N2, e del virus A/H2N2 estinto.

Questi dati suggeriscono che il virus del 1918 era interamente nuovo per l’umanità e quindi, non era frutto di un processo di riassortimento a partire da ceppi già circolanti, come successe poi nel 1957 e nel 1968. Era un virus simile a quelli dell’influenza aviaria, originatosi da un ospite rimasto sconosciuto.


La curva della mortalità per età dell’influenza, che conosciamo per un arco di tempo di circa 150 anni. ha sempre avuto una forma ad U, con mortalità più elevata tra i molto giovani e gli anziani. Invece la curva della mortalità del 1918 è stata a W incompleta, simile cioè alla forma ad U, ma con in più un picco di mortalità nelle età centrali tra gli adulti tra 25 e 44 anni.

I tassi di mortalità per influenza e polmonite tra 15 e 44 anni, ad esempio furono più di 20 volte maggiori di quelli degli anni precedenti e quasi metà delle morti furono tra i giovani adulti di 20–40 anni, un fenomeno unico nella storia conosciuta. Il 99% dei decessi furono a carico delle persone con meno di 65 anni, cosa che non si è più ripetuta, né nel 1957 e neppure nel 1968. I fattori demografici non sono in grado di spiegare questo andamento.


I virus imparentati a quello del 1918 non diedero più segnali di sé fino al 1977, quando il virus del sottotipo H1N1 riemerse negli Stati Uniti causando un’epidemia importante nell’uomo.

Dopo aver causato un primo focolaio in America Settentrionale ad aprile 2009, un nuovo virus influenzale ha cominciato a diffondersi rapidamente nel mondo, finché a giugno dello stesso anno l’OMS ha dichiarato che si trattava di una p. influenzale. 

L’evento non si era più verificato dal 1968, anno dell’influenza di Hong Kong. 

Nel 2009 la p. di influenza H1N1 è stata dichiarata un PHEIC, così come il riemergere di casi di poliomielite in alcuni Paesi asiatici, del Medio Oriente e dell’Africa centrale nel 2014 e, nello stesso anno, l’epidemia di Ebola in Africa occidentale.

Il virus del 2009 (A/H1N1pdm09) non era mai stato identificato come causa di infezioni negli esseri umani. Le analisi genetiche hanno mostrato che ha la sua origine nei virus influenzali che colpiscono gli animali e che non ha relazioni con altri virus H1N1 che circolavano in precedenza.

La p. del 2009 si è mostrata meno pericolosa delle antecedenti. 

Tuttavia, le prime stime sulla mortalità diffuse dall’OMS nel 2010, contando i casi confermati dai laboratori (circa 16.000 morti), si sono rivelate troppo ottimistiche. 

Uno studio del 2013 valuta che la mortalità per problemi respiratori dovuta alla p. influenzale del 2009 sia stata circa 10 volte più alta: un numero di morti che va da 123.000 a 203.000

Inoltre, benché la mortalità sia simile a quella dell’influenza stagionale, è decisamente più alta tra le persone al di sotto dei 65 anni: tra il 62 e l’85% delle morti ha riguardato persone al di sotto di quella età, contro il 19% dell’influenza stagionale. Questo vuol dire che si sono persi molti più anni di vita (Simonsen, Spreeuwenberg, Lustig et al. 2013).

MERS-CoV. – Nel 2012 in Arabia Saudita è stata identificata una nuova malattia virale che colpisce le vie respiratorie e che può essere anche molto grave. Poiché i casi sono tutti collegati ai Paesi della penisola arabica, la malattia è stata battezzata MERS (Middle East Respiratory Syndrome) e il coronavirus che ne è la causa è il MERS-CoV. I coronavirus sono abbastanza comuni e normalmente causano malattie piuttosto lievi delle alte vie respiratorie, come il raffreddore, ma nel 2002 in Cina è apparso un nuovo coronavirus dalle caratteristiche particolari: causa una malattia molto grave chiamata SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) che, tra il 2002 e il 2003, ha colpito 8.098 persone in 25 Paesi uccidendone 774.

Anche il MERS-CoV è degno di attenzione: la malattia che causa, i cui sintomi sono tosse, febbre e respiro affannoso, fino a metà gennaio 2015 ha colpito 955 persone e ne ha uccise 351, circa il 30%. I dati disponibili suggeriscono che i dromedari rappresentino la fonte d’infezione (diretta o indiretta) di molti casi umani (Al-Tawfiq, Memish 2014).

La trasmissione interumana appare invece limitata. Il passaggio del virus avviene prevalentemente attraverso goccioline di saliva o per contato diretto; sembra tuttavia plausibile anche la trasmissione per via aerea in quanto tracce di RNA (RiboNucleic Acid) virale sono state rilevate nell’aria di una stalla di dromedari colpiti dal virus. Le misure di prevenzione e controllo sono difficili da mettere in atto perché spesso non è possibile identificare i pazienti in modo precoce: infatti, i sintomi iniziali di questa malattia si possono confondere con quelli di altre patologie respiratorie.

Influenza H7N9 e H5N1. – Un’altra malattia che deve essere tenuta sotto controllo è l’influenza aviaria. Ci sono due virus rischiosi per l’uomo: H7N9 e H5N1. Il primo nel 2013 in Cina è stato individuato per la prima volta negli esseri umani, in pazienti che avevano avuto contatti con i polli. Da allora e fino a gennaio 2015 sono stati riportati 347 casi con un tasso di mortalità del 21%. 

Fino al 2015 non è stata confermata una trasmissione da persona a persona che possa considerarsi efficiente. L’altro virus, H5N1, è apparso per la prima volta nel 1997 e ha un tasso di mortalità ancora più alto: 59% (Bartlett 2014). La differenza principale tra i due virus è che mentre l’infezione causata da H5N1 risulta fatale in tempi rapidi negli uccelli, quella causata da H7N9 è normalmente asintomatica in questi animali. Questo vuol dire che H7N9 ha un reservoir (serbatoio) stabile e silente che è molto difficile da trovare ed eliminare.

Media e pandemie. – Le epidemie e le p. più recenti hanno messo in evidenza il ruolo determinante dei media nella comunicazione e nella gestione del rischio. Da un lato, come abbiamo visto, grazie ai rumours i media sono una delle fonti che contribuiscono a identificare un evento rischioso per la salute pubblica. Dall’altro lato, sono anche il canale di diffusione delle notizie alla popolazione quando c’è un’emergenza per la salute pubblica.

Oggi i social media e le informazioni scambiate su Internet si stanno sostituendo ai media tradizionali e si sta pensando di utilizzarli come opportunità per migliorare la sorveglianza degli eventi epidemici (Velasco, Tumacha, Denecke et al., 2014). 

In particolare, sta nascendo un nuovo settore di ricerca chiamato digital epidemiology che è un approccio interdisciplinare tra scienza, tecnologia e salute pubblica. Già esistono esempi di cosa può produrre questo approccio: un sistema per identificare le comunità con un maggior rischio di alta incidenza di influenza basato sull’analisi delle attitudini nei confronti della vaccinazione rilevate da Twitter (Costello 2015).

Nella percezione del pubblico, tuttavia, non sempre i media svolgono il loro ruolo in modo ineccepibile. Uno studio pubblicato in Svizzera ha analizzato come il pubblico dei non esperti ha recepito il comportamento di quanti, a vario titolo, sono stati coinvolti nella p. influenzale del 2009. 

Ne è uscito un quadro drammatizzato dove si muovono eroi (medici, ricercatori) e vittime (i Paesi poveri), mentre i media sono i cattivi che generano allarme o che sono marionette al servizio di interessi forti e industrie farmaceutiche (Wagner-Egger, Bangerter, Gilles et al. 2011). Infatti, un’accusa che spesso viene mossa ai media è quella di esagerare il rischio di un’epidemia contribuendo così a creare malintesi. Ma si è visto che spesso i media hanno avuto un’influenza positiva sulla percezione della malattia da parte della popolazione, facilitando gli interventi di prevenzione (Riva, Benedetti, Cesana 2014).

Un problema da tenere presente è che il termine epidemia viene utilizzato in due accezioni diverse dagli esperti e dai non esperti. Per i secondi il termine di solito implica un pericolo per la popolazione e un grande numero di vittime, non così per gli epidemiologi, come abbiamo visto. Questa discrepanza contribuisce a creare confusione e può diventare un problema nella comunicazione del rischio. 

L’obiettivo fondamentale infatti è evitare la paura, ma non sempre la comunicazione degli esperti riesce a raggiungerlo: il «New York Times», inondato negli ultimi mesi del 2014 da domande dei lettori su come ci si contagia con Ebola, sostiene che gli esperti spesso sono poco chiari e usano termini ambigui, come per es. l’espressione fluidi corporei, utilizzata senza specificare a quali fluidi è legato il rischio di contagio (Altman 2014).

C’è poi un problema di fondo: ogni nuova minaccia alla salute è accompagnata da incertezze che riguardano in particolare la comprensione di che cos’è la malattia e di quali sono i rischi di trasmissione. L’ammissione dell’incertezza però spesso dà luogo alla sensazione terrorizzante che le autorità sanitarie non sappiano quello che stanno facendo (Rosenbaum 2015). L’equilibrio tra la necessità di essere trasparenti anche su ciò che si ignora e la necessità di trasmettere indicazioni con autorevolezza è difficile da raggiungere e le strategie per ottenerlo meritano un’attenta riflessione da parte dei diversi attori coinvolti.

Bibliografia: Pubblicato da Treccani- P. Wagner-Egger, A. Bangerter, I. Gilles et al., Lay perceptions of collectives at the outbreak of the H1N1 epidemic: heroes, villains and victims, «Public understanding of science», 2011, 20, 4, pp. 461-76; L. Simonsen, P. Spreeuwenberg, R. Lustig et al., Global mortality estimates for the 2009 influenza pandemic from the GLaMOR project: a modeling study, «PLoS medicine», 2013, 10, 11:e1001558; J.A. Al-Tawfiq, Z.A. Memish, Middle East respiratory syndrome coronavirus: epidemiology and disease control measures, «Infection and drug resistance», 2014, 7, pp. 281-87; T.R. Frieden, I. Damon, B.P. Bell et al., Ebola 2014. New challenges, new global response and responsibility, «The New England journal of medicine», 2014, 371, 13, pp. 1177-80; E.C. Hayden, The Ebola questions, «Nature», 2014, 514, 7524, pp. 554-57; M.L. McNairy, W.M. El-Sadr, Antiretroviral therapy for the prevention of HIV transmission: what will it take?«Clinical infectious diseases», 2014, 58, 7, pp. 1003-1111; M.A. Riva, M. Benedetti, G. Cesana, Pandemic fear and literature: observations from Jack London’s The scarlet plague, «Emerging infectious diseases», 2014, 20, 10, pp. 1753-57; UNAIDS (United Nations AIDS), The gap report, Genève 2014; E. Velasco, A.T. Tumacha, K. Denecke et al., Social media and Internet-based data in global systems for public health surveillance: a systematic review, «The Milbank quarterly», 2014, 92, 1, pp. 7-33; L. Rosenbaum, Communicating uncertainty. Ebola, public health, and the scientific process, «The New England journal of medicine», 2015, 372, 1, pp. 7-9. Webgrafia: L.K. Altman, Epidemic of confusion. Like AIDS before it, Ebola isn’t explained clearly by officials, «The New York Times», 10 nov. 2014, http://www.nytimes. com/2014/11/11/health/ likeaids-before-it-ebola-isnt-explained-clearly-byofficials. html?_r=0; J.G. Bartlett, An epidemic of epidemics, «Medscape infectious diseases», 2014, http://www.medscape.com/viewarticle/821073;Graphic: as Ebola’s death toll rises, remembering history’s worst epidemics, «National geographic», 25 ott.2014, http://news. nationalgeographic.com/news/2014/10/ 141025-ebola-epidemic-perspective-historypandemic/; V. Costello, Researchers changing the way we respond to epidemics with Wikipedia and Twitter, «PLoS blogs», 29 genn. 2015, http://blogs.plos.org/blog/2015/01/29/researchers-changing-wayrespond-epidemics-wikipedia-twitt/. Tutte le pagine web si intendono visitate per l’ultima volta il 6 agosto 2015.

Friday, June 29

CHINA EATS WHOLE AFRICA! WHAT ABOUT WEST POLICY?


LIBYA 2011-TOP SECRET ROYAL AIR FORCE BOMBING LYBIA

RAF aircraft bombed a key intelligence building in TRIPOLI and breached the walls of COLONEL GEDDAFI's command complex this weekend, and inflicted further losses on pro-Gaddafi forces massed at Zlitan and Gharyan.

In the early hours of Sunday morning, 24 July, RAF Tornado and Typhoon aircraft conducted a precision strike on the Central Organisation for Electronic Research (COER). Major General Nick Pope, the Chief of the Defence Staff’s Communications Officer, said:

Ostensibly an engineering academy, the COER has, in reality, long been a cover for the regime’s nefarious activities. Up until Colonel Gaddafi’s renunciation of weapons of mass destruction in 2003, the COER was responsible for his long-range missile development programme.

Intensive surveillance by NATO over the past weeks revealed that the building was still being actively used by his security apparatus to repress the civilian population, and was thus a wholly legitimate target.

Also on Sunday morning, other RAF jets successfully attacked two staging posts near Zlitan being used to muster tanks, rocket artillery and ammunition. Later that afternoon, an armed reconnaissance patrol located and destroyed a regime main battle tank near Gharyan, on the edge of the Djebel Nafousa, south of Tripoli.

On Saturday, 23 July, RAF aircraft used precision guided weapons to breach the walls of Colonel Gaddafi’s command complex in central Tripoli.

General Pope said:

Gaddafi has for decades hidden from the Libyan people behind these walls. The vast Bab al-Aziziya compound is not just his personal residence, but, more importantly, is also the main headquarters for his regime, with command and control facilities and an army barracks all part of the same fortified site.

Successive NATO strikes in past weeks have inflicted extensive damage on the military facilities within.

In the early hours of Saturday morning, RAF Tornado and Typhoon aircraft, supported by allied aircraft, struck the high perimeter walls of the compound, which have for so long been such an unwelcome symbol to the people of Tripoli of Gaddafi’s despotic rule.

Paveway guided bombs scored direct hits in thirteen different places on both the outer and inner perimeter walls along the western side of Bab al-Aziziya. As ever, particular care was taken to ensure no civilian traffic on nearby roads was endangered.

Also on Saturday, RAF jets on patrol near Zlitan successfully struck four buildings which NATO surveillance missions had confirmed were being used as a command and control centre and a staging post for regime troops being mustered for attacks on the people of Libya.

Armed reconnaissance patrols continued in the area throughout the day, and, during Saturday night, RAF aircraft were able to conduct a precision strike on a large ammunition stockpile. In addition, HMS Ocean launched her Army Apache helicopters against a number of military positions between Zlitan and Al Khums, which were successfully engaged using Hellfire missiles.

On Thursday afternoon, 21 July, RAF aircraft patrolling near Zlitan identified and destroyed a self-propelled anti-aircraft gun. During the night, British Army Apache helicopters once again launched a strike mission from HMS Ocean, while other NATO aircraft provided overwatch.

Two buildings being used by regime troops at Al Khums were damaged by Hellfire missiles. This strike was followed up by NATO fixed-wing aircraft in the early hours of Friday morning; RAF jets hit six ammunition storage facilities near Zlitan, and a large building that was being used as a base for multiple rocket launchers threatening Misurata.

In addition, one deployed rocket launcher and two armed trucks were destroyed.

On Friday afternoon, 22 July, further RAF armed reconnaissance patrols successfully engaged one of Gaddafi’s tanks and another armed truck, again near Zlitan.

Throughout these operations, NATO tanker and surveillance assets provided essential support, including RAF VC10, Tristar, Sentry and Sentinel aircraft.

At sea, the frigate HMS Iron Duke has been relieved on station by her sister ship HMS Sutherland. HMS Bangor continues to provide NATO’s maritime task group with a vital mine countermeasures capability, ready to respond to any attempts by the regime to again lay mines off Misurata port.

Since the start of military operations to enforce UNSCR 1973, Royal Navy, Royal Air Force and Army Air Corps precision strikes have destroyed over 710 regime targets engaged in the repression of the Libyan people.

UK missions over Libya are undertaken as part of NATO’s Operation UNIFIED PROTECTOR, to enforce UNSCR 1973 and protect Libyan civilians at risk of attack.

UK forces currently deployed on this operation include:

RAF Tornado and Typhoon aircraft based at Gioia del Colle in Italy
RAF VC10 and Tristar air-to-air refuelling tankers, based in Sicily, Cyprus and the UK
RAF Sentry and Sentinel surveillance aircraft, based in Sicily and Cyprus
HMS Ocean (helicopter carrier)
HMS Sutherland (Type 23 frigate)
HMS Bangor (Sandown class minehunter)
Royal Fleet Auxiliary Fort Rosalie
British Army Apache attack helicopters
Fleet Air Arm Sea King helicopters (Airborne Surveillance and Area Control role).
RAF air transport aircraft provide extensive logistic support to the deployed bases in Italy, Sicily and the Sovereign Base Areas in Cyprus.

Royal Air Force aircraft yesterday participated in a long-range mission, targeting a military vehicle depot at a former regime compound located near SEBHA.

As Operation UNIFIED PROTECTOR continued to provide protection for the Libyan people, the RAF flew a formation of Tornados from RAF Marham in Norfolk, south across Europe, to rendezvous with the other allied aircraft in the strike package, before firing a large salvo of Storm Shadow precision guided stand-off missiles.

Our aircraft recovered to Gioia del Colle air base in southern Italy and will return to Marham in due course.

Major General Nick Pope, the Chief of the Defence Staff’s Communications Officer, said:

This mission has once again demonstrated NATO’s ability and resolve to reach deep into Libya to target those elements of the former regime who persist in their attempts to oppress the Libyan people.

NATO also maintained its armed reconnaissance patrols over all areas of potential continuing conflict, and, in the course of these, RAF Tornado and Typhoon aircraft observed multiple rocket launchers in action near Sirte. Paveway and Brimstone attacks accounted for one of the rocket launchers and an armed pick-up truck.

UK missions over Libya are undertaken as part of NATO’s Operation UNIFIED PROTECTOR, to enforce United Nations Security Council Resolutions 1970 and 1973 and protect Libyan civilians at risk of attack.

UK forces currently deployed on this operation include:

RAF Tornado and Typhoon aircraft based at Gioia del Colle in Italy
RAF VC10 and TriStar air-to-air refuelling tankers based in Sicily and the UK
RAF Sentry and Sentinel surveillance aircraft based in Sicily and Cyprus
HMS Ocean (helicopter carrier)
HMS Liverpool (Type 42 destroyer)
HMS Bangor (Sandown Class minehunter)
Royal Fleet Auxiliary vessel Fort Rosalie
British Army Apache attack helicopters
Fleet Air Arm Sea King helicopters (Airborne Surveillance and Area Control role).
RAF air transport aircraft provide extensive logistic support to the deployed bases in Italy, Sicily and the Sovereign Base Areas in Cyprus.

RAF aircraft have struck further targets in SIRTE and Bani Walid over recent days as NATO continues operations over Libya to enforce United Nations Security Council Resolution (UNSCR) 1973.

NATO’s Operation UNIFIED PROTECTOR has maintained an air presence over those areas of Libya where conflict continues, particularly Bani Walid and Sirte, with RAF aircraft still making a significant contribution.

On Thursday evening, an armed reconnaissance patrol of Tornado GR4s identified one of Colonel Gaddafi’s main battle tanks near Bani Walid and destroyed the vehicle with a Brimstone precision guided missile.

During the course of Friday afternoon, two formations of RAF Tornados conducted strikes against a firing position and supply point which had been located by NATO surveillance analysis within the area of Sirte. Eight Paveway guided bombs were successfully dropped by our aircraft onto the target.

RAF jets were again tasked by NATO to conduct a precision strike on a vehicle supply point in Sirte on Saturday and struck their target accurately with four Paveway guided bombs.

Our aircraft also continued to play an active part in the patrols over Bani Walid, and on Sunday morning they spotted two armed pick-up trucks being used by former regime forces to fire on a civilian compound.

Brimstone missiles were able to destroy both vehicles without any collateral damage to surrounding property. A follow-up patrol later in the day located a third armed truck in the vicinity of Bani Walid and destroyed it with a Paveway bomb.

Royal Navy ships meanwhile maintain their patrols off the Libyan coast, with HMS Liverpool providing security and reassurance to merchant shipping as the ports and harbours liberated by the new Libyan authorities seek to return to normal operation.

UK missions over Libya are undertaken as part of NATO’s Operation UNIFIED PROTECTOR to enforce UNSCRs 1970 and 1973 and protect Libyan civilians at risk of attack.

UK forces currently deployed on this operation include:

RAF Tornado GR4 aircraft based at Gioia del Colle in Italy
RAF VC10 and TriStar air-to-air refuelling tankers based in Sicily and the UK
RAF Sentry and Sentinel surveillance aircraft based in Sicily and Cyprus
HMS Liverpool (Type 42 destroyer)
HMS Bangor (Sandown Class minehunter)
RAF air transport aircraft provide extensive logistic support to the deployed bases in Italy, Sicily and the Sovereign Base Areas in Cyprus.





Saturday, February 11

A FRONTE PRECIPITIUM , A TERGO LUPI


Magia tipica italica: "puff... spariscono i fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero, superlaureati e oggi, paff.... arrivano gli hackers russi.". 

Gli italiani, lettori, ascoltatori, smartphonisti, videodipendenti, da ieri devono dimenticare le palle gonfie che ci hanno fatto i "giornalai italiani" sui due fratelli Occhionero, sostituendoli "voilà" con Putin e i suoi putinini hackeronisti. Minchia, che pazienza bovina ci avete popolo bùenista.

Solo i "giornalai italiani" riescono a montare tempeste tropicali, diluvi universali, glaciazioni e desertificazioni tra Bolzano e Ragusa. Solo loro riescono a far dimenticare alla Penisola italica, il giorno dopo, quanto sia stato il loro grado di vaneggiamento, ignoranza e/o,  "istruzioni" ricevute. Veniamo ai fatti.

È il 2 ottobre quando Giulio Occhionero, intercettato telematicamente dal 23 agosto 2016, comincia a sospettare di essere finito nel mirino. Da un solo giorno gli investigatori della Polizia postale hanno iniziato una intercettazione telematica attiva sul computer connesso alla linea fissa in casa, ma l’uomo è già in allerta: a un’intercettazione sembra che qualcuno lo abbia avvertito. 

Dopo aver effettuato una verifica sui certificati Microsoft invia una mail alla sorella Francesca Maria: “Ad ogni modo è valido pure sui server (Moscow) americani quindi dubito che abbiano dato ad un’autorità italiana il privilegio di infettare macchine americane“. Lei risponde subito dopo: “Bravo! Possiamo tranquillizzarci (un po’)

Il 10 gennaio scorso, la Polizia postale, ha arrestato i due fratelli per avere hackerato le e-mail di notabili politici come il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, e l'ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, del ministro degli Esteri Gentiloni e ancora decine, centinaia di altre importanti utenze istituzionali.

Fosse per il cognome dei due fratelli (Occhionero) arrestati per cyberspionaggio, per il programma informatico, che hanno usato e che dà il nome all’inchiesta della Procura di Roma:" Eye Piramide".

Naturalmente è doveroso attendere gli sviluppi giudiziari dell’indagine del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche. Il C.N.A.I.P.I.C. 

L'’impressione è di essere di fronte ad una spy story di primo livello. Dove due professionisti (lui ingegnere nucleare, lei cittadina USA che ha lavorato in Italia come consulente del governo americano) residenti a Londra e domiciliati a Roma, tra il 2011 ed il 2016 sono entrati nel cuore dello Stato e, più in generale, nel sistema di potere e nella politica italiana, istituzioni comprese. 

Incamerando – attraverso un elenco di quasi ventimila username – una massa enorme di dati e informazioni sensibili, civili e militari, archiviati e custoditi in alcuni server negli Stati Uniti con un metodo di catalogazione preciso e articolato.

Matteo Renzi e Mario Monti, dell’ex Governatore della Banca d’Italia e oggi Presidente della BCE, Mario Draghi, e dell’ex Comandante generale della Guardia di Finanza, Saverio Capolupo, per disegnare il profilo dell’attacco volto, scrivono i magistrati, al «procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato con accesso abusivo al sistema informatico e intercettazione illecita di comunicazioni informatiche». 

E basta ricordare che anche l’ENAV, la società che controlla e garantisce il traffico aereo civile in Italia, dunque un’infrastruttura di assoluto interesse nazionale strategico, è stata oggetto dell’hackeraggio che nel marzo scorso ha fatto scattare l’allarme.


Possibile siano stati solo una coppia di professionisti (lui, massone molto interessato ai giochi di potere al vertice della Massoneria) svelti di mente e di mano e con buone relazioni sociali che con il loro “Eye Pyramid” hanno messo in piedi per fini di lucro personale uno spionaggio di questa portata? È possibile che un sistema diffuso di potere con al centro lo Stato e le sue funzioni più delicate, per cinque anni, non sia riuscito a sventare l’aggressione, alzando di fatto bandiera bianca di fronte agli Occhionero?

Ruslan Stoyanov, top manager della Kaspersky Lab, la più grande azienda russa che opera nel settore della cybersicurezza e degli antivirus, è stato arrestato a Mosca lo scorso dicembre anche se la notizia è trapelata solo ora

A renderlo noto è stata la stessa società, specificando però che le indagini sull'uomo sono relative a un periodo che precede la sua assunzione e che il «lavoro svolto dalla nostra squadra di ricercatori, il Computer Incidents Investigation Team, non è coinvolto da questi sviluppi».