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Sunday, May 5

IPSE DIXIT DI BARBABLU'

Be’, l’avrete notato. Ha nominato Lehman Brothers, Paul Krugman, Beppe Grillo, l’Europa, il Giappone, gli Stati Uniti, l’Africa, il vicino oriente, la Costituzione, Mario Monti, Giorgio Napolitano, Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Palmiro Togliatti, la linea gotica, Salvatore Cacciapuoti, Pietro Badoglio, Benedetto Croce, Giulio Andreotti, Carlo Azeglio Ciampi ed Enrico Letta ma, nella sua tradizionale articolessa domenicale, intitolata questa volta: “Un medico per l’Italia malata” (vale a dire un argomento che si prestava), Eugenio Scalfari nemmeno una volta ha nominato Berlusconi. E nonostante ciò pare stia un fiore.

Monday, May 28

Illuminato sulla via di Damasco.

autore: da la repubblica

- "Inqualificabili violenze" sono state compiute sugli occupanti della scuola Diaz/Pertini di Genova, durante il G8 del 2001. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza con cui ha annullato senza rinvio la condanna inflitta in appello all'ex capo della polizia, Gianni De Gennaro, per istigazione alla falsa testimonianza. Per la Cassazione l'intervento della polizia giudiziaria per verificare la situazione all'interno della scuola la sera tra il 21 e il 22 luglio 2001 è stato eseguito "con inusitata violenza, pur in assenza di reali gesti di resistenza nei confronti delle persone, molte straniere, presenti per trascorrervi la notte".

Dell'irruzione violenta alla Diaz la suprema corte parla nelle motivazioni del proscioglimento dell'ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro, dall'accusa di concorso in falsa testimonianza. La sentenza di secondo grado, scrivono i giudici di piazza Cavour, "pone confusamente in relazione la vicenda" della falsa testimonianza "ad una questione di immagine compromessa della polizia, che, essendosi tradotta in un grave insuccesso (per le inqualificabili violenze compiute sugli occupanti della scuola Pertini), avrebbe indotto l'allora capo della polizia De Gennaro a prendere ogni distanza possibile dall'operazione e altresì a persuadere o esortare il Colucci a modificare le anteriori sue dichiarazioni sulla vicenda".

Il processo principale sui fatti della Diaz, che vede imputate 25 persone tra funzionari e agenti di polizia, inizierà in Cassazione l'11 Giugno. Nessuna prova contro ex capo polizia. Nei confronti dell'ex capo della polizia, Gianni De Gennaro, "non si è acquisita alcuna prova o indizio di un 'coinvolgimento' decisionale di qualsiasi sorta nell'operazione Diaz", sottolinea la Cassazione nelle motivazioni appena depositate di proscioglimento di De Gennaro dall'accusa di concorso in falsa testimonianza. Ad avviso della suprema corte, la sentenza di appello con la quale De Gennaro, il 17 giugno 2010, era stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione dopo il proscioglimento di primo grado, prendeva le mosse dalla "illogicità dell'assunto del pubblico ministero nel malcelato tentativo di riportare nella vicenda dei fatti accaduti alle scuole Diaz un quadro di parallela responsabilità metagiuridica del capo della polizia, nei cui confronti non si è acquisita alcuna prova".

 I supremi giudici criticano anche la "farraginosa tesi della decisività dei dati relativi all'invio del dottor Sgalla presso la Diaz". Il procedimento che riguarda De Gennaro è stata la prima vicenda dei vari filoni processuali nati dai sanguinosi fatti accaduti durante il G8 svoltosi a Genova dal 19 al 22 luglio 2001, culminati nella tragica morte del giovane manifestante Carlo Giuliani, nelle devastazioni e saccheggi nel capoluogo ligure, con la violenta irruzione delle forze dell'ordine nelle scuole Diaz. Insieme a De Gennaro è stato prosciolto anche Spartaco Mortola, ex capo della Digos di Genova, per "l'assenza di seri elementi di prova a suo carico". L'udienza si era svolta in Cassazione lo scorso 22 novembre. Palesi errori di diritto. Una sentenza "scandita da sommarietà valutativa e da palesi lacune della motivazione", sostiene la Cassazione quella di condanna emessa dalla Corte d'appello di Genova nei confronti dell'ex capo della polizia, Gianni De Gennaro. La Suprema Corte, che ha annullato la sentenza "perché i fatti non sussistono", parla di "palesi errori di diritto".

Friday, May 18

DUSKO MARKOVIC:mafia don't control Montenegro

“Mafia has no influence on the Montenegrin judiciary because it would be disastrous for the state and this is why we in the government have launched a series of policies that should result in an efficient and responsible judiciary,” he told MPs. He admitted that the country had problems with organized crime but added that it had achieved good results in combat against it.

Movement for Changes (PZP) MP Koča Pavlović asked the minister “whether verdicts of the Appellate Court in the cases of Vjekoslav Lambulić and Mehmed Bela Đoković indicate that the judges were corrupted by the mafia”. “When you sentence someone to three years in prison for smuggling three kilograms of cocaine, there is a reasonable doubt that the judge is corrupt.

There is no combat against organized crime when the corruption has made holes in the judiciary like Swiss cheese,” he stressed. Marković said that the Constitution guaranteed independence of the judicial system and pointed out once again that it was not under mafia’s influence.

Thursday, May 17

D'ALEMA A PROPOSITO DI DE GENNARO

Ho preso atto della positiva decisione del Presidente del Consiglio di nominare il Prefetto Gianni De Gennaro Autorità delegata per la Sicurezza della Repubblica e della sua sostituzione, nel ruolo di direttore generale del DIS, con l'ambasciatore Giampiero Massolo, la cui designazione mi è stata preventivamente comunicata ai sensi della legge 124 del 2007''. E' quanto dichiara il presidente del COPASIR, Massimo D'Alema.

Auspico -sottolinea D'Alema- che le scelte compiute consentano la prosecuzione di quella collaborazione che ha caratterizzato in questa legislatura i rapporti tra Parlamento e Governo nella delicata materia della Sicurezza Nazionale e dell'Intelligence. Sono certo -prosegue il presidente del COPASIR- che il Prefetto De Gennaro, nel nuovo incarico istituzionale, potrà efficacemente portare avanti il suo impegno nell'attuazione della riforma delineata dalla legge 124.

La nomina alla guida del DIS dell'ambasciatore Massolo, che ha dato prova di grande professionalità nel corso del suo lavoro al servizio delle Istituzioni -conclude D'Alema- potrà anche contribuire alla sempre più necessaria "apertura internazionale" dei nostri Servizi.

Friday, April 13

BEWARE

We believe to died for our Country, but we die for the Lobbies Banks! There are unsung heroes who gave their lives and are remembered in the hearts of a very few people. Then there are Heroes who are remembered for just one month, because the wars who have'd fought  were wrong VS wrong enemies. These are the murderers of our true heroes. 
(Michael Altamura)

Crediamo di morire per la Patria, ma moriamo per le Banche! Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuori di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perche hanno combattuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. 
(Michele Altamura)

Wednesday, December 14

Il Generale Leonardo Tricarico ci parla del rinnovamento della flotta aerea italiana.


All’indomani della presentazione agli italiani della manovra economica a firma Monti, l’Italia dei Valori ha presentato una mozione per chiedere il blocco definitivo della produzione di 131 cacciabombardieri per un valore di 18 miliardi di euro, una spesa che la forza di opposizione chiede di ’dirottare’ per fronteggiare la crisi finanziaria ed intervenire soprattutto in materia di pensioni. “A che servono 131 cacciabombardieri inutili per le missioni di pace? - tuona Massimo Donadi, capogruppo IdV alla Camera - Si tratta di aerei da guerra e noi in questo momento non abbiamo intenzione di dichiarare guerra a nessuno”.

Un argomento di cui si sente periodicamente parlare, ma con molta poca chiarezza, e che finisce spesso per risolversi in polemiche ’muro contro muro’ dagli esiti improduttivi. Cerchiamo di capire meglio quali ragioni e quali meccanismi muovono le fila di questa situazione apparentemente intricata con l’aiuto del Generale Leonardo Tricarico, ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e socio fondatore della Fondazione ICSA -Intelligence Culture and Strategic Analysis.

Innanzitutto, da chi ed in quanto tempo dovremmo acquistare questi velivoli?
Intanto non si tratta di un semplice acquisto, ma di un investimento che il Governo italiano ha fatto in questo programma lanciato dagli Stati Uniti, che è senz’altro considerato il programma più dimensionalmente significativo di velivoli da caccia a livello mondiale. L’Italia ha inizialmente investito, se non ricordo male, un miliardo di dollari, rientrati in pochi mesi in termini di contratti siglati dalle industrie italiane del settore. Successivamente, con l’instaurazione a Novara di una struttura che si chiama FACO, Final Assembly and Check Out, in collaborazione con altre nazioni europee che si dotano di questo velivolo, ci sarà un centro di assemblaggio finale e di prova di questi velivoli, che si chiamano F-35, e questo darà vita ad un indotto notevole sull’industria italiana, con migliaia di posti di lavoro per tecnici. Naturalmente non è soltanto localizzato a Novara, perché più industrie dell’indotto sono collocate a Torino ed alcune, se non ricordo male, anche al Sud. Questa è la partecipazione italiana, che naturalmente contempla anche l’acquisizione di 131 velivoli per la Marina e per l’Aeronautica Militare.


In che modo saranno utilizzati sul campo questi apparecchi?
L’aeronautica italiana ha due tipi di velivoli che sono ormai obsoleti, o quasi. Naturalmente sono ancora pienamente efficienti, perché le attività di manutenzione ed upgrade del sistema fanno in modo che abbiano ancora oggi un significato operativo di livello standard. Ciò è testimoniato dall’impiego che hanno avuto nelle operazioni in Libia, e che li ha portati ad avere un rateo di efficacia nelle operazioni belliche - è bene sottolinearlo - al pari della Gran Bretagna, e superiore a quello francese. Questi velivoli sono il Tornado e gli AMX, questi ultimi non impiegati in Libia ma attivi in Afghanistan, e sono obsoleti nel senso che stato terminando la loro vita operativa. Devono essere sostituiti, e naturalmente il sostituto è questo F-35. Un avvicendamento della guardia che l’Aeronautica sta preparando da una decina d’anni: sono programmazioni che partono con l’anticipo dovuto. Mi pare che il primo atto formale di ingresso italiano nel programma F-35 fu del Presidente D’Alema. Un altro punto va evidenziato: una volta che si avvia un programma di collaborazione internazionale, i meccanismi sono tali per cui ci si impegna per tutto lo sviluppo del programma di acquisizione, per cui se uno si ritira in qualunque fase paga delle penali che sono sicuramente superiori ai benefici che ricava dal ritiro.

Certi capitoli di spesa sono dunque in qualche modo vincolati anche dagli accordi internazionali presi in campo bellico?
Assolutamente si. Altrimenti si possono anche stracciare gli accordi, però si pagano le penali che sono superiori alle spese che si vogliono evitare. Le forniture di materiali per la difesa comportano tutte degli impegni pluriennali: se si vuole risparmiare si può solo farlo nei programmi annuali, che non riguardano la struttura portante delle forze armate. Nei sistemi d’arma non c’è maniera di risparmiare: l’unica è forse limitando il numero dei veicoli, su questo si può lavorare senz’altro, ma non sull’ entrare o uscire da un programma in cui, una volta entrati, si è vincolati.

Ultima battuta. Abbiamo visto in apertura che l’onorevole Donadi ha affermato di ritenere ingiustificata questa spesa perché “in questo momento non abbiamo intenzione di dichiarare guerra a nessuno”. E’ un’ affermazione corretta o pecca un po’ di ingenuità?
Io non direi ingenua, significa essere troppo buoni. La dichiarazione di Donadi è il segno della pochezza culturale che certi politici hanno rispetto ai problemi della Difesa. La Difesa è un illustre sconosciuto alla classe politica, ed è un fatto molto grave perché si tratta di un’attività fondamentale per nostro Paese, un’attività molto costosa che quindi dovrebbe essere un ’sorvegliato speciale’ dei politici, che invece sguazzano nella totale ignoranza e naturalmente possono fare guai grossi se danno concretezza alle loro dichiarazioni. I militari vorrebbero che i politici si interessassero, ma seriamente, delle loro questioni. Ed invece i risultati sono dichiarazioni come quella di Donadi.

Prendo spunto da quest’ultima affermazione chiederle cosa si aspetta, a questo punto, dal nuovo Ministro della Difesa.
Alla Difesa è stato nominato il migliore soggetto in circolazione: in quanto a conoscenza, capacità e rettitudine non ci poteva essere niente di meglio. Mi aspetto che l’ammiraglio Di Paola dica, prima di tutto, cosa il Paese si aspetta dalla Difesa. Questo è il primo nodo da sciogliere, cosa deve fare lo strumento militare italiano: deve partecipare a queste missioni, deve avere queste capacità o non le deve avere? Altrimenti tutto perde significato. Se deve avere una capacità come quella dimostrata e messa in campo in Libia, si deve dotare di un nuovo velivolo, ed il Paese deve disporre delle risorse corrispondenti affinché se ne doti. Da questa impasse, da questa ipocrisia permanente che dura da oltre dieci anni io spero, anzi sono certo, si possa uscire portando finalmente all’attenzione un modello di Difesa condiviso, che naturalmente possa affrontare il vaglio parlamentare e dell’opinione pubblica, e che finalmente il mondo militare possa sapere cosa il Paese si aspetta da lui. Li l’onorevole Donadi dirà quello che pensa. E’ da rispettare la tesi dell’ ’l’Italia non si doti di componenti d’attacco’: se il Paese questo vorrà usciremo da tutti i programmi relativi. Ma non prima: sarebbe un gesto scellerato ed irresponsabile.

Monday, November 23

IRAQ: SONDAGGIO AVVERTE, EUROPEI MAI STATI COSI' CONTRO USA

DIFFUSO SENTIMENTO ANTIAMERICANO, DIFFIDENZA VERSO USO POTERE BUSH Los Angeles, 19 mar. - (Adnkronos/Los Angeles Times) - La campagna verso la guerra in IRAQ ha seriamente appannato l'immagine dell'America all'estero, anche in quei Paesi dove i governi hanno aderito alla coalizione messa a punto da Bush. Lo rileva un'indagine del Pew Global Attitudes Project, secondo la quale l'opinione pubblica di Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia, Spagna, Italia, Polonia e Turchia continua in grande maggioranza ad opporsi ad un'invasione dell'Iraq che appare imminente. Il sondaggio ha scoperto che la simpatia verso gli Stati Uniti e' precipitata in tutti gli Stati, mentre la disapprovazione verso l'attitudine di Bush in politica estera e' salita alle stelle. ''E' l'opinione pubblica piu' negativa verso l'America e il presidente americano che abbia mai visto'' ha dichiarato il direttore del progetto, Andrew Kohut. Un successo rapido nella guerra contro l'Iraq puo' ammorbidire queste posizioni, ha aggiunto. Ma lui e' convinto che sia improbabile che una vittoria militare elimini queste avversioni poiche' sono radicate in ansie molto piu' profonde sul modo in cui l'America sta esercitando la sua forza come l'unica superpotenza del pianeta. ''Mi sembra sia molto significativo -ha detto- la differenza fra il modo in cui l'America guarda e si confronta con i problemi del mondo ed il modo in cui lo fanno i nostri alleati e penso che questo rimarra'''. ''La gente e' diffidente e piena di risentimento verso il nostro potere e noi sembriamo vantarcene''. (segue) (Mbr/Zn/Adnkronos) 19-MAR-03 03:38

IRAQ: SVIZZERA PRONTA A NEUTRALITA' E A DIVIETO SORVOLI

COSI' LA CONFEDERAZIONE SI PREPARA AL CONFLITTO Berna, 19 mar. - (Adnkronos/ats) - La Svizzera, che per bocca del responsabile degli Esteri Micheline Calmy Rey ha condannato oggi un probabile intervento americano in IRAQ senza avallo dell'Onu, si prepara al conflitto. Berna ha fatto evacuare gli ultimi diplomatici da Baghdad, ha bloccato i rimpatri di richiedenti l'asilo della regione e attivato i servizi di ''intelligence''. Anche le organizzazioni assistenziali e la compagnia aerea Swiss accelerano i preparativi in previsione della guerra. Da Ginevra, dove partecipa alla Commissione dei diritti umani dell'ONU, il ministro degli Esteri Micheline Calmy Rey ha espresso la sua ''profonda delusione'' per l'insuccesso di una soluzione pacifica del conflitto. ''La Svizzera non e' mai stata favorevole a una soluzione della crisi attraverso mezzi unilaterali e l'intervento di un paese con la forza. In tal senso potete considerare questa posizione come una condanna'', ha dichiarato la responsabile del Dipartimento federale elvetico degli affari esteri (DFAE) in una conferenza stampa. (segue) (Aka/Zn/Adnkronos) 19-MAR-03 01:20

USA: LUTTWACK, TROPPE ''DISTRAZIONI'' DEGLI ALLEATI EUROPEI

L'ESPERTO ACCUSA ANCHE I ''RICCHI SAUDITI'' Roma, 11 set. - (Adnkronos) - ''E' altamente probabile che chi ha fatto queste cose sia passato per l'Europa, forse per l'Italia''. Edward Luttwack, membro del Centro Strategico Internazionale di Washington e noto esperto di politica internazionale, commenta gli attentati in Usa ed evidenzia l'importanza del nostro Paese nella prevenzione del terrorismo. ''L'Italia, da sempre alleata degli Stati Uniti -dice Luttwack all'Adnkronos- e' un ponte, perche' geograficamente tra l'Europa e il Medioriente. Il suo ruolo deve essere quello di coprire il territorio, il perimetro, con approfonditi controlli di frontiera''. ''Non e' che i nostri alleati europei abbiano collaborato con il terrorismo -prosegue ancora Luttwack- ma chi arriva in un aeroporto europeo passa liberamente, anche se e' un cittadino di Paesi dove operano terroristi. Non e' piu' ammissibile che un turista che arriva dal Venezuela o dagli Stati Uniti, debba fare la stessa trafila di un cittadino che proviene da Teheran''. ''Un'operazione di questo tipo -dice Luttwack commentando le azioni terroristiche- non si fa senza molta gente e molti soldi. Questi soldi vengono da ricchi sauditi che vogliono appoggiare il terrorismo. Il Governo saudita non ha voluto controllare questi gesti, questi atti privati e naturalmente ci saranno ritorsioni in profondita'. Non contro il Governo saudita, ma contro i singoli elementi''. Ma era prevedibile un simile ATTACCO terroristico? ''Erano cinque anni -risponde Luttwack- che il presidente Clinton diceva: dobbiamo occuparci di terrorismo. E la risposta internazionale era che il terrorismo non contava piu' di tanto. In un certo senso e' vero -prosegue- ma gli americani hanno tentato di mobilizzare i paesi civili e i paesi alleati, perche' abbiamo terrorismo islamico nelle Filippine, in Indonesia, scontri in Nigeria. Si tratta di controllare questo fenomeno, non con la violenza indiscriminata, ma con precauzioni. E poi -conclude- non sorridere ai Paesi che sorridono al terrorismo. Ci sono governi che hanno fatto dichiarazioni esplicite a favore del terrorismo, che continuano, ad esempio ad avere ambasciate a Roma come in altre capitali europee''. (Alt/Rs/Adnkronos) 11-SET-01 20:14

USA: WTC, MINACCE TELEFONICHE NELLE ULTIME SETTIMANE

New York, 12 set. - (Adnkronos/Newsday) - Nelle ultime due settimane erano stati rafforzate le misure di sicurezza al World Trade Center, in seguito ad una serie di telefonate di minaccia. Ma proprio ieri erano state abolite le misure extra di sicurezza, mentre i cani addestrati a fiutare l'esplosivo non erano piu' in servizio da giovedi. Lo ha riferito Daria Coard, 37 anni, di guardia alla Torre Uno. Ha pero' aggiunto che le misure di sicurezza puntavano ad impedire un ATTACCO a livello dell'ingresso. ''Non ci immaginavamo che l'avrebbero fatto con gli aerei'' -ha detto. (Civ/Zn/Adnkronos) 12-SET-01 12:13

KISSINGER, C'E' DIETRO UN ORGANIZZAZIONE MASSICCIA

New York, 11 set. - (Adnkronos) - ''Non e' un ATTACCO isolato, un ATTACCO da un'ambasciata, ma un ATTACCO integrato: qualsiasi organizzazione che sia dietro a questo deve avere grandi risorse, non e' un ATTACCO che si prepara in un retrobottega''. Cosi' l'ex segretario di Stato americano, Henry Kissinger, intervistato dalla Cnn in Germania (''stavo pronunciando un discorso, mi hanno interrotto per darmi la notizia, non ci volevo credere, nessuno ci voleva credere nella sala''), esprime la convinzione che gli Stati Uniti si trovano di fronte al peggior ATTACCO contro il proprio territorio della storia. ''Sono d'accordo con i senatori che hanno detto che e' peggio di Pearl Harbour'' ha aggiunto. Per questo ora gli Stati Uniti dovranno formulare un piano ''per sdradicare la fonte di questo attacco'' e per mettere sotto pressione i paesi che danno ospitalita' e rifugio a queste organizzazioni. (Ses/Rs/Adnkronos) 11-SET-01 20:12

JANE'S PUNTA IL DITO CONTRO OSAMA BIN LADEN

TRA I SOSPETTABILI ANCHE IL FPLP E L'IRAQ Londra, 12 set. (Adnkronos/Dpa) - Anche i sospetti della prestigiosa rivista di Difesa britannica 'Jane's' si concentrano principalmente su Osama Bin Laden e sulla rete terroristica che il miliardario che guida la lista dei ricercati dalle autorita' americane gestisce nel mondo, 'Al Qa'eda'. Bin Laden, ricorda infatti 'Jane's', ha dimostrato di avere la capacita' di gestire con implacabile efficacia le operazioni che intraprende: a lui e' attribuita tra l'altro la paternita' del duplice attentato dinamitardo compiuto contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania nel 1998. ''L'ideologia estremista che guida Bin Laden - prosegue la rivista - e' tale da includere molto probabilmente tra i 'modus operandi' suoi e dei suoi seguaci la formula dell'attentato suicida''. Senza dimenticare infine - come riportato dalla Bbc - che tre settimane fa Bin Laden aveva avvertito che ci sarebbe stato un ATTACCO contro New York come rappresaglia per l'appoggio americano a Israele. Tra gli altri sospetti, 'Jane's' indica il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, che avrebbe sia un possibile ''movente'' per compiere un ATTACCO contro gli Stati Uniti, visti come principali alleati di Israele, in seguito all'assassinio del suo segretario generale Abu Ali Mustafa, sia una lunga esperienza di atti terroristici alle spalle, dai dirottamenti agli attentati dinamitardi. Ma al FPLP mancherebbe la rete organizzativa necessaria per realizzare un ATTACCO delle proporzioni di quello di ieri. Infine Saddam Hussein: secondo la rivista britannica il rais iracheno potrebbe essere un plausibile candidato al coinvolgimento in azioni di questo tipo: finanziamenti e appoggio logistico da parte di Baghdad non possono essere esclusi, scrive, anche se l'Iraq non ha alle spalle una lunga lista di attacchi lanciati al di fuori della regione mediorientale. (Nic/Pe/Adnkronos) 12-SET-01 16:34

IRAQ: LUTTWAK, SARA' LA GUERRA DEI SETTE GIORNI

Washington, 19 mar. (Adnkronos) - ''Le truppe angloamericane entreranno in IRAQ dal Kuwait, mentre gli aerei bombarderanno senza pausa. Bassora cadra' dopo 24 ore, Baghdad dopo 96. La capitale non diventera' una nuova Stalingrado. E Saddam non usera' armi chimiche. Entro una settimana il paese sara' liberato. Il difficile viene dopo''. Queste le previsioni della vigilia del consulente del Pentagono, Edward Luttwak, che in un'intervista al 'Quotidiano Nazionale mentre e' in partenza per il Kuwait, afferma che la guerra durera' ''una settimana al massimo''. (Rre-Pag/Gs/Adnkronos) 19-MAR-03 09:52