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Monday, May 11

TOM DOSHI:"STORIA SEGRETA DI UN PICCOLO GIGANTE".

Il caso Tom Doshi, che tiene tutt’ora in ostaggio  la politica albanese, è l’emblema di come l’asse atlantico Washington-Bruxelles cerchi di influenzare e allineare le decisioni dei Governi balcanici. 

L’Albania, come la Bosnia e il Montenegro, sono oggi soggetti a forti pressioni da parte della Comunità Internazionale, affinché non muovono un solo passo senza il benestare dell’ambasciata americana. 

Quel che è accaduto al deputato socialista e uomo vicino al Primo Ministro Rama ( espulso dal partito socialista perché dissidente rispetto alla linea del leader, per poi denunciare un tentativo di omicidio nei suoi confronti, su mandato del Presidente del Parlamento Ilir Meta ) sembrava una banale cronaca a carattere locale, ma si è trasformato ben presto in un complicato rompicapo, nonché un terreno di scontro che ha fatto cadere le più radicate convinzioni di chi diceva “di capire tutto dei Balcani”.

Ed infatti, quando tutti pensavano di avere in pugno “la pelle dell’orso” e di aver blindato il Governo Rama – che piace così tanto ai Blair, all’ambasciata americana e ai tecnocrati  ‘made from George Soros’ – il piccolo gigante si rialza e comincia la sua rimonta, riscattando la verità. 

A capovolgere la storia già scritta dagli americani è l’Osservatorio Italiano, che entra in gioco per fermare la macchina del fango già pronta per nascondere la cospirazione costruita da “Meta-Rama&Company”. 



L’Osservatorio ricostruisce l’intera vicenda, facendo riflettere gli albanesi sul fatto che il Governo abbia voluto far passare per “de-criminalizzazione” del Parlamento, un’operazione di epurazione politica di un avversario all’interno del partito socialista, ottenendo il pieno sostegno dell’ambasciata americana e della delegazione europea.

Tutti avevano creduto alla versione di Rama, ma qualcosa cambia: analisti, giornalisti e persino la gente nelle strade, cambia il suo modo di parlare, comincia ad usare le stesse parole dell’Osservatorio, mentre gli uomini di Rama impazziscono e non riescono ad arginare l’ondata mediatica che si è creata. 

A questo punto l’Osservatorio dà il colpo di grazia, e interroga la Commissione Europea, a cui chiede il motivo per cui si è pronunciata su un caso di “politica interna” prendendo una posizione a favore del Primo Ministro, violando così l’etica di neutralità dell’Unione Europea. 

L’evidenza dei fatti è tale che la CE, ed in particolare l’Ufficio dell’Alto Rappresentante, fa una dovuta precisazione (vedi sotto), ritrattando in parte “l’interpretazione del comunicato” che era stato trasmesso subito dopo l’espulsione di Doshi

Spiazzati dalla capacità di penetrazione e dalla sua velocità operativa, l’Osservatorio Italiano entra nei monitor come fonte accreditata : un efficace colpo mediatico con un solo articolo.

Corrispondenza intercorsa:

A l'attention de Juri Laas, contact de Presse du Conseil européen ‐ sommets UE‑pays tiers, A l'attention de Maja Kocijancic,   porte‐parole du Haute Représentante Federica Mogherini

On envoie l'article publié de notre portail‐web Observatoire Italien (Osservatorio Italiano), sur le communiqué de presse publié par le bureau de la Délégation Européenne de Tirana, sur le conflit entre le député Tom Doshi et le Premier Ministre Edi Rama (on vois: https://eudelegationalbania.wordpress.com/2015/02/10/statement‐of‐the‐eu‐delegation‐to‐albania/  )
Dans l'article suivant, on pourra lire des points significatifs su les incohérences du
communiqué, avec le déroulement des actualité en Albanie:
http://osservatorioitaliano.org/read/135047/albania‐caso‐doshi‐necessari‐chiarimenti‐sucomunicato‐della‐delegazione‐europea  
1. La Délégation a publié le communiqué après l'annonce d'enlèvement du député Tom Doshi du partit socialiste, à cause de problèmes politiques au sein du parti même, et non pour une question de "de‐criminalisation". C'est à dire, le député a accusé le Premier Ministre Edi Rama de népotisme et corruption, après l'attribution de fonctions de direction (Douane, Administration, Ports, etc.) en faveur de certains personnages, sur la base de liens familières. En réponse, il a été éloigné du parti. De toute façon, le cas suivant constitue un problème de politique intérieure, dont la délégation européenne ne devrait pas se prononcer.
2. Le procès de "de‐criminalisation" est une proposition du Partit Démocratique (PD), contre le Partit socialiste (PS), commencée après l’agression physique d'un député du PD. Celui a dénoncé le PS pour avoir des "criminels" entre ses membres, qui violent les députés sans aucun respect des institutions. Toutefois, il y a été aucune accusation ou dénonce pénale contre le député Tom Doshi, qui pourrai justifier cet enlèvement. Donc, vers lui, il n'y a pas été un procès de decriminalisation, mais une épuration politique.
3. Le député Doshi a été éloigné du groupe parlementaire socialiste, mais il reste un membre du Parlement. Donc, il n'y a pas été un procès de "de‐criminalisation" du Parlement Albanais. Avec cette exposition, nous espérons de contribuer à la transparence des activités de la délégation européenne, dans l'intérêt des citoyens albanais et européens. En tout le cas, nous voudrions connaitre (et publier) la position des hautes Institutions Européennes sur le cas exposé, et sur les prochaines actions de la Délégation Européenne à ce propos.
La Rédaction ‐
Osservatorio Italiano

Dear colleagues,
The EU is aware of the importance of the issue of MPs/public office holders with a criminal record in Albania. EU DEL Tirana   expressed a general line in that context on 2 March. The EU has not expressed itself about a concrete case, but is following developments closely.
Best,

Maja KOCIJANČIČ

Monday, September 23

ITALIA E MONTENEGRO TRA DISINFORMAZIONE E BUSINESS

I contenuti trattati, a nostro parere, rappresentano una lettura di ‘non fatti’ di cui i media locali hanno fatto un’ampia cronaca senza mai fornire elementi  concreti. La strumentalizzazione politica della questione balcanica da parte di alcuni e' evidente, cadendo cosi' nella disinformazione e nel piu' spicciolo complottismo, di cui i Balcani sono pieni.

I rapporti economici tra Italia e Balcani sono sostanzialmente politici, essendo Stati confinanti e rivieraschi, per cui sono spesso dettati da esigenze di equilibrio “euro-atlantico” all’interno del Mediterraneo. Cio' premesso, il problema di fondo non e' la classe politica di turno che siede al potere, bensi' l’approccio del Sistema-Italia che e' volutamente ambiguo e non trasparente, per nascondere le inefficienze della macchina diplomatica e gli sprechi dei "finanziamenti pubblici" devoluti ad una miriade di associazioni per non fare nulla..

Se non esiste un piano industriale, energetico e commerciale e' perche' le istituzioni italiane sono patologicamente disinformate sulla realta' dei Balcani, affidano gli studi di fattibilita' sempre agli stessi personaggi e non controllano l’operato delle ambasciate e delle Camere di commercio.

Quanto scritto da alcuni, non e' qualcosa che ha creato Berlusconi, A2A o Maccaferri, bensi' e' la realta' dell’inadeguatezza dei funzionari diplomatici, dell’ICE e del MAE, che dovrebbero lavorare instancabilmente per difendere gli interessi nazionali. Per oltre 20 anni di caos balcanico non hanno fatto che disinformare, cercando di risolvere il gran pasticcio creando fantomatiche agenzie di stampa auto-celebrative, finanziate da quelle imprese che dovrebbero ricevere i contratti e dalle istituzioni che hanno sottoscritto gli accordi. Se tutti avessero fatto il loro lavoro, il governo italiano sarebbe stato informato che il Montenegro aveva un problema con la societa' elettrica, e dunque con i russi che controllano la KAP (Kombinat Aluminium Podgorica), con le associazioni sindacali e le bollette elettriche mai pagate. 

In primo luogo, abbiamo forti dubbi che la dirigenza A2A sapesse allora dove si trovasse il Montenegro sulla cartina geografica, o che il Primo Ministro Milo Djukanovic (oggi presente a New York alla 68ma assemblea delle Nazioni Unite) avesse una banca e che fosse stato coinvolto in un processo penale (assolto per impunità diplomatica) assieme ad 17 altri imputati (ancora pendenti presso la Procura di Bari).

I tapini, erano convinti che con un semplice avviso di pagamento avrebbero ricevuto il saldo delle bollette, mentre la realta' si e' rivelata ben piu' complessa. Un caso similare – ad onor di cronaca – si e' verificato in Albania, dove la societa' ceca CEZ che ha privatizzato la compagnia di distribuzione, ha tentato di staccare le forniture di corrente ai debitori insolventi (per lo piu' istituzioni, nel dettaglio la societa' degli Acquedotti), ma i dirigenti sono stati arrestati e i tecnici malmenati, mentre il governo albanese ha chiesto la risoluzione del contratto.

L’opera di disinformazione e' stata quindi completata dai giornalisti internazionali, che non hanno studiato questo caso nella sua totalita', e hanno dato prova di essere stati parziali e politicamente motivati nella loro ricerca della verita', con una chirurgica selezione delle fonti. Si sono cosi' fermati al solito racconto - ripreso ormai da tutti i media - dei rappresentanti dei sindacati e dell’opposizione, come il noto Nebojsa Medojevic, foraggiato da gruppi di interesse tedeschi e americani, oppure Miodrag Lekic sostenuto da ambienti lobbistici italiani ma che nella loro battaglia politica non sono riusciti a portare nessuna prova di fatto che dimostri l’esistenza di fantomatici accordi segreti (Servizi), di corruzione o di pratiche illegali nei confronti di Milo 
Djukanovic. 

Non viene invece detto che da oltre 4 anni sulle pagine dei quotidiani montenegrini non si fa che parlare degli ‘italiani’, sino al limite del mobbing e dello stalking, riproponendo, come scoop, il Vijesti, Monitor e Dan gli articoli di giornale, già vecchi, di La Repubblica ed l'Espresso. Dinanzi a queste pressioni, la TERNA ha risposto pubblicando il contratto interstatale per la realizzazione di un elettrodotto tra Tivat e Pescara, e mettendo cosi' a tacere la campagna di diffamazione che era stata montata proprio dalle ONG finanziate da "entita' estere" . 

Sulla questione di Djukanovic e del contrabbando di sigarette, se si vuole speculare su tale argomento bisogna fornire tutti i dettagli: il traffico e l’importazione illegale di sigarette furono alimentati dalle grandi societa' di tabacchi, come la Philip Morris, per mettere fuori mercato il Monopolio di Stato, agevolato anche dalle gravi "omissioni" delle Forze dell’Ordine Pubblico che sorvegliavano i confini marittimi, e questa ormai e' storia vecchia (si veda l’inchiesta della Etleboro: Scacco matto alla cocaina colombiana, la mafia e il gossip).

Per quanto riguarda poi il motivo per cui l’Italia abbia deciso di investire in Montenegro – scegliendo poi A2A – bisogna considerare il fatto che il Montenegro fosse uno Stato giovane, nato solo nel 2006 per volere della Comunita' Internazionale, e anche un Paese molto piccolo, contando solo 600 mila abitanti, di cui solo 278 mila sono montenegrini. Per cui, l’Occidente scelse Milo Djukanovic per sostenere l’equilibrio etnico interno (visto che serbi bosniaci e albanesi, venivano sostenuti rispettivamente da Belgrado, dalla Turchia e dalla diaspora albanese), e anche per evitare che si venisse a creare un bacino di criminalita'.

Si trattava, quindi, di un investimento poco attrattivo per grandi societa' come ENEL, ma necessario, proprio nel tentativo di creare una presenza italiana in un Paese confinante, e mettere in sicurezza i futuri corridoi energetici, perche' non cadessero in mano di speculatori. L’Italia quindi ha fatto una giusta valutazione dal punto di vista strategico, ma nell’attuazione la politica dell’affarismo ha avuto la meglio, e ha creato un clima di mistificazione. 

D’altro canto, quando gli altri competitor hanno capito la possibilita' del business di vendere energia ad Italia ed Europa, hanno cominciato a fare pressioni e a pagare i giornalisti, sollevando la questione delle irregolarita' degli accordi o della mancanza di un tender sul cavo sottomarino.

M.A.