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Wednesday, March 11

PANDEMIA CAPIAMOLA VERAMENTE E SENZA BUGIE!

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in modo specifico per l’influenza, ha individuato una serie di requisiti necessari perché si verifichi una pandemia. In primo luogo deve emergere un virus geneticamente diverso in modo significativo dai virus che circolano nella popolazione umana e per il quale, quindi, la maggior parte della popolazione non ha immunità. 


Da sempre (?) l’OMS tiene sotto controllo l’emergere di epidemie nel mondo: già nel 1947 (un anno dopo la sua fondazione) aveva creato un servizio di informazione epidemiologica via telex. Tuttavia, negli ultimi anni le cose sono cambiate. In particolare, le International health regulations (IHR) del 2005, entrate in vigore nel 2007, hanno radicalmente modificato i requisiti per le notifiche internazionali. 

A questo scopo l’OMS ogni giorno raccoglie informazioni da fonti diverse: servizi sanitari nazionali, uffici regionali, organizzazioni non governative, università, ospedali, ma anche stampa, radio, televisione, Internet. Quindi non solo informazioni ufficiali, ma anche quelli che gli anglosassoni chiamano rumours, ovvero chiacchiere

Mentre in precedenza gli Stati membri avevano l’obbligo di notificare all’OMS in modo automatico i casi di colera, peste e febbre gialla, da quel momento in poi la notifica parte quando nel territorio di uno Stato viene identificato un evento che può costituire un’emergenza per la salute pubblica di rilevanza internazionale, chiamato anche PHEIC (Public Health Emergency of International Concern). 


A questo punto comincia un processo di verifica al termine del quale parte la diffusione dell’informazione e l’organizzazione della risposta: l’OMS offre un sostegno alle autorità sanitarie della nazione colpita attraverso il GOARN (Global Outbreak Alert and Response Network), una rete alla quale aderiscono le maggiori istituzioni scientifiche e sanitarie del mondo. 

Le capacità di intervento del GOARN vanno dall’invio di team per le indagini epidemiologiche e l’assistenza medica alla fornitura di strutture per le diagnosi di laboratorio o la raccolta dei campioni biologici.

Le malattie epidemiche e pandemiche emergenti e riemergenti costituiscono una seria minaccia alla salute, tanto che il 12° programma generale di lavoro dell’OMS (2014-19) pone come uno dei cinque obiettivi strategici la riduzione di mortalità, morbidità e disagi sociali dovuti alle epidemie attraverso la prevenzione, la preparazione, la risposta e le attività di recupero. 

Prendiamo ora in esame alcuni dei principali eventi di questo inizio secolo che costituiscono o potrebbero costituire potenziali emergenze per la salute pubblica mondiale:




L’influenza s. fu causata dal virus a RNA H1N1.
L'influenza spagnola, altrimenti conosciuta come virus dell'influenza H1N1, questa tragica epidemia, fu una pandemia influenzale, insolitamente mortale, deflagrò tra il 1918 e il 1920 uccise un minimo di 50 milioni di persone: Prima delle tre pandemie che coinvolsero la maggior parte del mondo durante l'ultimo secolo.

Questa epidemia fu portata dai soldati che ritornavano dal fronte del 15-18. Molti di essi, scampati alle granate nemiche, morirono di influenza già al fronte, a guerra quasi finita. Oltre cinquanta milioni di morti "dimenticati".

All’inizio l’influenza virale H1N1 non sembrava destare molta preoccupazione: «Cette maladie a fait son apparition aussi chez-nous, mais sous une forme assez bénigne et peu allarmante. Quelques jours de fièvre et voilà tout» scriveva l’11 ottobre Le Pays d’Aoste e si augurava che «les premiers froids en balayeront les derniers vestiges». Invece la epidemia colpiva solo e soprattutto giovani adulti precedentemente sani. 


 Si stima che un terzo della popolazione mondiale fu colpito dall’infezione durante la pandemia del 1918–1919. La malattia fu eccezionalmente severa, con una letalità maggiore del 2,5% e circa 50 milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100 milioni.

Tre focolai di influenza (pandemia) in tutto il mondo si sono verificati nel 20 ° secolo: nel 1918, 1957 e 1968. Questi ultimi 2 erano nell'era della virologia moderna e caratterizzati in modo più completo. Tutti e 3 sono stati identificati in modo informale dai loro presunti siti di origine rispettivamente come influenza spagnola, asiatica e di Hong Kong. Ora sono noti per rappresentare 3 diversi sottotipi antigenici del virus dell'influenza A: H1N1, H2N2 e H3N2, rispettivamente. 

Non classificate come vere pandemie sono 3 notevoli epidemie: una pseudo-pandemia nel 1947 con bassi tassi di mortalità, un'epidemia nel 1977 che fu una pandemia nei bambini e un'epidemia abortiva di influenza suina nel 1976 che si temeva avesse un potenziale pandemico. 

Le principali epidemie di influenza non mostrano periodicità o pattern prevedibili e differiscono tutte l'una dall'altra. Le prove suggeriscono che le vere pandemie con cambiamenti nei sottotipi di emoagglutinina derivano dal riassortimento genetico con i virus dell'influenza A animale.I morti furono più di 200 milioni.Negli anni trenta furono isolati virus influenzali dai maiali e dagli uomini che, attraverso studi siero-epidemiologici furono messi in relazione con il virus della pandemia del 1918. 

Si è visto che i discendenti di questo virus circolano ancora oggi nei maiali.

Forse hanno continuato a circolare anche tra gli esseri umani, causando epidemie stagionali fino agli anni ’50, quando si fece strada il nuovo ceppo pandemico A/H2N2 che diede luogo all’Asiatica del 1957.

Da allora virus simili all’ A/H1N1 continuarono a circolare in modo endemico o epidemico negli uomini e nei maiali, ma senza avere la stessa patogenicità del virus del 1918.

Dal 1995, a partire da materiale autoptico conservato, furono isolati e sequenziati frammenti di RNA virale del virus della pandemia del 1918, fino ad arrivare a descrivere la completa sequenza genomica di un virus e quella parziale di altri 4. Il virus del 1918 è probabilmente l’antenato dei 4 ceppi umani e suini A/H1N1 e A/H3N2, e del virus A/H2N2 estinto.

Questi dati suggeriscono che il virus del 1918 era interamente nuovo per l’umanità e quindi, non era frutto di un processo di riassortimento a partire da ceppi già circolanti, come successe poi nel 1957 e nel 1968. Era un virus simile a quelli dell’influenza aviaria, originatosi da un ospite rimasto sconosciuto.


La curva della mortalità per età dell’influenza, che conosciamo per un arco di tempo di circa 150 anni. ha sempre avuto una forma ad U, con mortalità più elevata tra i molto giovani e gli anziani. Invece la curva della mortalità del 1918 è stata a W incompleta, simile cioè alla forma ad U, ma con in più un picco di mortalità nelle età centrali tra gli adulti tra 25 e 44 anni.

I tassi di mortalità per influenza e polmonite tra 15 e 44 anni, ad esempio furono più di 20 volte maggiori di quelli degli anni precedenti e quasi metà delle morti furono tra i giovani adulti di 20–40 anni, un fenomeno unico nella storia conosciuta. Il 99% dei decessi furono a carico delle persone con meno di 65 anni, cosa che non si è più ripetuta, né nel 1957 e neppure nel 1968. I fattori demografici non sono in grado di spiegare questo andamento.


I virus imparentati a quello del 1918 non diedero più segnali di sé fino al 1977, quando il virus del sottotipo H1N1 riemerse negli Stati Uniti causando un’epidemia importante nell’uomo.

Dopo aver causato un primo focolaio in America Settentrionale ad aprile 2009, un nuovo virus influenzale ha cominciato a diffondersi rapidamente nel mondo, finché a giugno dello stesso anno l’OMS ha dichiarato che si trattava di una p. influenzale. 

L’evento non si era più verificato dal 1968, anno dell’influenza di Hong Kong. 

Nel 2009 la p. di influenza H1N1 è stata dichiarata un PHEIC, così come il riemergere di casi di poliomielite in alcuni Paesi asiatici, del Medio Oriente e dell’Africa centrale nel 2014 e, nello stesso anno, l’epidemia di Ebola in Africa occidentale.

Il virus del 2009 (A/H1N1pdm09) non era mai stato identificato come causa di infezioni negli esseri umani. Le analisi genetiche hanno mostrato che ha la sua origine nei virus influenzali che colpiscono gli animali e che non ha relazioni con altri virus H1N1 che circolavano in precedenza.

La p. del 2009 si è mostrata meno pericolosa delle antecedenti. 

Tuttavia, le prime stime sulla mortalità diffuse dall’OMS nel 2010, contando i casi confermati dai laboratori (circa 16.000 morti), si sono rivelate troppo ottimistiche. 

Uno studio del 2013 valuta che la mortalità per problemi respiratori dovuta alla p. influenzale del 2009 sia stata circa 10 volte più alta: un numero di morti che va da 123.000 a 203.000

Inoltre, benché la mortalità sia simile a quella dell’influenza stagionale, è decisamente più alta tra le persone al di sotto dei 65 anni: tra il 62 e l’85% delle morti ha riguardato persone al di sotto di quella età, contro il 19% dell’influenza stagionale. Questo vuol dire che si sono persi molti più anni di vita (Simonsen, Spreeuwenberg, Lustig et al. 2013).

MERS-CoV. – Nel 2012 in Arabia Saudita è stata identificata una nuova malattia virale che colpisce le vie respiratorie e che può essere anche molto grave. Poiché i casi sono tutti collegati ai Paesi della penisola arabica, la malattia è stata battezzata MERS (Middle East Respiratory Syndrome) e il coronavirus che ne è la causa è il MERS-CoV. I coronavirus sono abbastanza comuni e normalmente causano malattie piuttosto lievi delle alte vie respiratorie, come il raffreddore, ma nel 2002 in Cina è apparso un nuovo coronavirus dalle caratteristiche particolari: causa una malattia molto grave chiamata SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) che, tra il 2002 e il 2003, ha colpito 8.098 persone in 25 Paesi uccidendone 774.

Anche il MERS-CoV è degno di attenzione: la malattia che causa, i cui sintomi sono tosse, febbre e respiro affannoso, fino a metà gennaio 2015 ha colpito 955 persone e ne ha uccise 351, circa il 30%. I dati disponibili suggeriscono che i dromedari rappresentino la fonte d’infezione (diretta o indiretta) di molti casi umani (Al-Tawfiq, Memish 2014).

La trasmissione interumana appare invece limitata. Il passaggio del virus avviene prevalentemente attraverso goccioline di saliva o per contato diretto; sembra tuttavia plausibile anche la trasmissione per via aerea in quanto tracce di RNA (RiboNucleic Acid) virale sono state rilevate nell’aria di una stalla di dromedari colpiti dal virus. Le misure di prevenzione e controllo sono difficili da mettere in atto perché spesso non è possibile identificare i pazienti in modo precoce: infatti, i sintomi iniziali di questa malattia si possono confondere con quelli di altre patologie respiratorie.

Influenza H7N9 e H5N1. – Un’altra malattia che deve essere tenuta sotto controllo è l’influenza aviaria. Ci sono due virus rischiosi per l’uomo: H7N9 e H5N1. Il primo nel 2013 in Cina è stato individuato per la prima volta negli esseri umani, in pazienti che avevano avuto contatti con i polli. Da allora e fino a gennaio 2015 sono stati riportati 347 casi con un tasso di mortalità del 21%. 

Fino al 2015 non è stata confermata una trasmissione da persona a persona che possa considerarsi efficiente. L’altro virus, H5N1, è apparso per la prima volta nel 1997 e ha un tasso di mortalità ancora più alto: 59% (Bartlett 2014). La differenza principale tra i due virus è che mentre l’infezione causata da H5N1 risulta fatale in tempi rapidi negli uccelli, quella causata da H7N9 è normalmente asintomatica in questi animali. Questo vuol dire che H7N9 ha un reservoir (serbatoio) stabile e silente che è molto difficile da trovare ed eliminare.

Media e pandemie. – Le epidemie e le p. più recenti hanno messo in evidenza il ruolo determinante dei media nella comunicazione e nella gestione del rischio. Da un lato, come abbiamo visto, grazie ai rumours i media sono una delle fonti che contribuiscono a identificare un evento rischioso per la salute pubblica. Dall’altro lato, sono anche il canale di diffusione delle notizie alla popolazione quando c’è un’emergenza per la salute pubblica.

Oggi i social media e le informazioni scambiate su Internet si stanno sostituendo ai media tradizionali e si sta pensando di utilizzarli come opportunità per migliorare la sorveglianza degli eventi epidemici (Velasco, Tumacha, Denecke et al., 2014). 

In particolare, sta nascendo un nuovo settore di ricerca chiamato digital epidemiology che è un approccio interdisciplinare tra scienza, tecnologia e salute pubblica. Già esistono esempi di cosa può produrre questo approccio: un sistema per identificare le comunità con un maggior rischio di alta incidenza di influenza basato sull’analisi delle attitudini nei confronti della vaccinazione rilevate da Twitter (Costello 2015).

Nella percezione del pubblico, tuttavia, non sempre i media svolgono il loro ruolo in modo ineccepibile. Uno studio pubblicato in Svizzera ha analizzato come il pubblico dei non esperti ha recepito il comportamento di quanti, a vario titolo, sono stati coinvolti nella p. influenzale del 2009. 

Ne è uscito un quadro drammatizzato dove si muovono eroi (medici, ricercatori) e vittime (i Paesi poveri), mentre i media sono i cattivi che generano allarme o che sono marionette al servizio di interessi forti e industrie farmaceutiche (Wagner-Egger, Bangerter, Gilles et al. 2011). Infatti, un’accusa che spesso viene mossa ai media è quella di esagerare il rischio di un’epidemia contribuendo così a creare malintesi. Ma si è visto che spesso i media hanno avuto un’influenza positiva sulla percezione della malattia da parte della popolazione, facilitando gli interventi di prevenzione (Riva, Benedetti, Cesana 2014).

Un problema da tenere presente è che il termine epidemia viene utilizzato in due accezioni diverse dagli esperti e dai non esperti. Per i secondi il termine di solito implica un pericolo per la popolazione e un grande numero di vittime, non così per gli epidemiologi, come abbiamo visto. Questa discrepanza contribuisce a creare confusione e può diventare un problema nella comunicazione del rischio. 

L’obiettivo fondamentale infatti è evitare la paura, ma non sempre la comunicazione degli esperti riesce a raggiungerlo: il «New York Times», inondato negli ultimi mesi del 2014 da domande dei lettori su come ci si contagia con Ebola, sostiene che gli esperti spesso sono poco chiari e usano termini ambigui, come per es. l’espressione fluidi corporei, utilizzata senza specificare a quali fluidi è legato il rischio di contagio (Altman 2014).

C’è poi un problema di fondo: ogni nuova minaccia alla salute è accompagnata da incertezze che riguardano in particolare la comprensione di che cos’è la malattia e di quali sono i rischi di trasmissione. L’ammissione dell’incertezza però spesso dà luogo alla sensazione terrorizzante che le autorità sanitarie non sappiano quello che stanno facendo (Rosenbaum 2015). L’equilibrio tra la necessità di essere trasparenti anche su ciò che si ignora e la necessità di trasmettere indicazioni con autorevolezza è difficile da raggiungere e le strategie per ottenerlo meritano un’attenta riflessione da parte dei diversi attori coinvolti.

Bibliografia: Pubblicato da Treccani- P. Wagner-Egger, A. Bangerter, I. Gilles et al., Lay perceptions of collectives at the outbreak of the H1N1 epidemic: heroes, villains and victims, «Public understanding of science», 2011, 20, 4, pp. 461-76; L. Simonsen, P. Spreeuwenberg, R. Lustig et al., Global mortality estimates for the 2009 influenza pandemic from the GLaMOR project: a modeling study, «PLoS medicine», 2013, 10, 11:e1001558; J.A. Al-Tawfiq, Z.A. Memish, Middle East respiratory syndrome coronavirus: epidemiology and disease control measures, «Infection and drug resistance», 2014, 7, pp. 281-87; T.R. Frieden, I. Damon, B.P. Bell et al., Ebola 2014. New challenges, new global response and responsibility, «The New England journal of medicine», 2014, 371, 13, pp. 1177-80; E.C. Hayden, The Ebola questions, «Nature», 2014, 514, 7524, pp. 554-57; M.L. McNairy, W.M. El-Sadr, Antiretroviral therapy for the prevention of HIV transmission: what will it take?«Clinical infectious diseases», 2014, 58, 7, pp. 1003-1111; M.A. Riva, M. Benedetti, G. Cesana, Pandemic fear and literature: observations from Jack London’s The scarlet plague, «Emerging infectious diseases», 2014, 20, 10, pp. 1753-57; UNAIDS (United Nations AIDS), The gap report, Genève 2014; E. Velasco, A.T. Tumacha, K. Denecke et al., Social media and Internet-based data in global systems for public health surveillance: a systematic review, «The Milbank quarterly», 2014, 92, 1, pp. 7-33; L. Rosenbaum, Communicating uncertainty. Ebola, public health, and the scientific process, «The New England journal of medicine», 2015, 372, 1, pp. 7-9. Webgrafia: L.K. Altman, Epidemic of confusion. Like AIDS before it, Ebola isn’t explained clearly by officials, «The New York Times», 10 nov. 2014, http://www.nytimes. com/2014/11/11/health/ likeaids-before-it-ebola-isnt-explained-clearly-byofficials. html?_r=0; J.G. Bartlett, An epidemic of epidemics, «Medscape infectious diseases», 2014, http://www.medscape.com/viewarticle/821073;Graphic: as Ebola’s death toll rises, remembering history’s worst epidemics, «National geographic», 25 ott.2014, http://news. nationalgeographic.com/news/2014/10/ 141025-ebola-epidemic-perspective-historypandemic/; V. Costello, Researchers changing the way we respond to epidemics with Wikipedia and Twitter, «PLoS blogs», 29 genn. 2015, http://blogs.plos.org/blog/2015/01/29/researchers-changing-wayrespond-epidemics-wikipedia-twitt/. Tutte le pagine web si intendono visitate per l’ultima volta il 6 agosto 2015.

Saturday, May 27

2018-2020 BALKANS IN FIRE: RETURNING FOREIGN FIGHTERS

Those "Reports" explores the Security challenges posed by foreign fighter returnees. It argues that—contrary to popular belief—most foreign fighters do not die on battlefields or travel from conflict to conflict


This means that Law Enforcement, Intelligence, and other Security Officials should expect unprecedented numbers of returnees from Afghanistan, Indonesia, Africa, Mali, Libya, Syria and Iraq should a ceasefire hold. 

The challenge posed by returnees is threefold: Recidivism rates are uncertain, law enforcement cannot manage the numbers of prospective returnees alone, and returnees from non-Western countries also pose a threat to the United States. 

Findings suggest that a global architecture should be put in place to mitigate the threats from foreign fighter returnees.

Monday, February 27

MONTENEGRO FABRICATE FAKES & RIDICOLOUS LIES

A screenshot of the Telegraph story on the Russian Foreign Ministry's website.
BalkanInsight: "Russia’s Foreign Ministry plan to combat an avalanche of hostile “fake news” about Russia by setting up a new section on its website designed to counter and “expose” foreign media lies".

It comes after Russia accused the Montenegrin government of running an anti-Russian information campaign supported by the West, following the extensive media coverage of an alleged Russian-backed plot last October to overthrow the government in Podgorica. 

Russian media reported the foreign ministry’s response after Moscow denounced reports on the front page of Britain’s Sunday Telegraph newspaper, which claimed the Kremlin had had a direct hand in a plot to kill Montenegro’s former Prime Minister Milo Djukanovic and stop the country from joining NATO.

A screenshot of the Telegraph story on Montenegro stamped with a red “fake” sign can be seen on the ministry’s website, along with several other articles from Western media about Russia’s alleged meddling in the upcoming French presidential election.

The new section on the ministry site is described as containing “examples of publications retranslating false information about Russia”.

The ministry said it would collect such “fake news” from the foreign media, expose them by publishing the original sources and data, and so “prove that the Russian side has already responded to the specific issues in question”.

Ministry spokeswoman Maria Zakharova accused the authorities in Montenegro of being behind the anti-Russian information campaign in that country. 

“This campaign is not new. It is simply going through a new stage of its development,” Zakharova said on Wednesday. 

“Montenegrin PM Dusko Markovic could not help getting involved in the use of a thesis widely spread in the US and the EU countries and has accused Moscow and Russian special services of interfering in the election processes in that country,” she added. 

Zakharova noted that Montenegro’s Special Prosecutor Milivoje Katnic had gone even further by developing the claim that Russia Security Service, FSB, special forces, had been active on the territory of Montenegro. 

In the past few months – with a pick-up in recent days, Russian mainstream media have widely covered the accusations that Moscow supported an opposition-backed coup attempt aimed at overthrowing the elected government in Podgorica.  

The Russian media have called the accusations absolutely unfounded, with some leading outlets ridiculing Podgorica’s claims that its intelligence and security agencies narrowly prevented a Russian plot to install a pro-Moscow government.

State-run media such as Sputnik and Russia Today, but also the Tass news agency, have almost daily published state official and analysts’ reactions after Montenegrin Prosecutor Katnic on Monday accused “the Russian state” of orchestrating the attempted coup. 

According to Katnic, the head of the group plotting the coup was a Russian citizen known as Edward Shirokov but whose real name was Edward Shishmakov - and who was a former deputy military attache at the Russian embassy in Poland, expelled in 2014 for espionage.

In an article called “Keep Calm and Blame Russia” published on Tuesday, Sputnik cited political analyst Vladimir Kireyev as questioning the version from Podgorica and wondering “did this [coup] attempt happen at all?“

“They will most likely prove nothing but will go ahead with their allegations,” he predicted.

Even the more liberal online newspaper Lenta, considered less pro-Kremlin than other mainstream media, in an article published on Tuesday compared the story coming out of Podgorica to “a theater of the absurd”. 

Mainstream media have cited Kremlin spokesman Dmitry Peskov dismissing Katnic's allegations as irresponsible. Montenegro had failed to support those allegations with reliable information, Peskov said. 

Russian Foreign Minister Sergei Lavrov has called Katnic's allegations "unsubstantiated".

Sergey Kozlovsky, BBC correspondent in Russia, said the coverage of Montenegro in the Russian media had been extensive because no allegation of this kind has been made before.

“Modern Russia has never been accused of a coup attempt in a European country.  I guess you can call it one of the major stories in Russia, to say the least,” he told BIRN.

However, Kozlovsky noted that some Russian media outlets were only covering this story in terms of “fake news” - presenting it as another piece of anti-Russia propaganda and as nonsense. 

Many Russian journalists continue to point out that there is no solid proof of Russian involvement in the coup attempt, only media speculation and statements by Montenegrin officials.

The situation changed, he said, when Katnic named Russian intelligence officer Shishmakov as involved in the coup attempt, and when he claimed “Russian state” bodies had also been involved “at a certain level”.

Montenegro and the Balkans remain an important region for Russia, tied to it by historic ethnic, political and religious links, continued Kozlovsky.

“There is a lot of interest in the events happening in Kosovo and Serbia. The issue of the possible accession of Montenegro to NATO is a big deal in Russia, where many people don't appreciate ‘Slavic brothers’ joining a Western military alliance seen by them as hostile to Russia,” he said.

On the other hand, one of the most influential portals in Russia, fontanka.ru, in an article published on Tuesday, noted that Russians remain the most numerous foreign tourists in Montenegro, despite the disputes over the alleged coup and over the tiny Adriatic nation’s aspirations to become a NATO member.

The article said that the “coup” had not only failed to stop the flow of Russian tourists coming for the summer but might even be a kind of advertisement for Russians when choosing their holiday destinations. 

“According to the observations of the Russians living there, Montenegrins know how to count money and do not mix private business with politics.,” it noted.
“However, traces from the scandal, despite the friendship which has lasted since forever, are still there,” the article concluded.

Thursday, February 16

ACCORDING GEORGE SOROS RUSSIA MUST BE DESTROID

Officially, George Soros became engaged in Romanian affairs in the last days of 1989, after the fall of the Ceausescu regime. But some say that the work of the Hungarian-born US magnate of Jewish origin, began long before the fall of the Communist regime.

In the early '80s, George Soros began to finance the resistance groups and people in communist regimes in Eastern Europe promoting the ideas of "Open Society" . 

In 1979 "Open Society" penetrated Central and Eastern Europe (communist states), but also in many other countries in Africa, Asia and Latin America. In 1992, Soros founded - in Budapest - "Central European University", forming frames selected from across Eastern Europe and the former USSR, including Romania.

Romania is one of the European countries which is most oriented towards the Atlanticist geopolitical project. Despite its Orthodox Christian people, its elites always follow a strict pro-EU and pro-American course. The reason is very simple: it is a country where elites and civil society have been completely staffed by the US NGO's, particular by George Soros. The story of Romania deserves attention, because it is exemplary and shows how the methods of establishing Western liberal domination actually work.

Even though he has never recognized his involvement in Romania before 1989, George Soros admitted that he was involved in other communist countries, financially supporting opponents of these regimes. Given that Soros founded the Group for Social Dialogue event on the 31st of December 1989, and the Foundation Open Society in the early days of 1990, it is unlikely that the early members were found randomly off the street. It had been prepared since the time of Ceausescu regime.

According to a journalistic investigation by the Romanian Newspaper Adevarul, the early 90's were a time of ideological subjugation of Romania by the US. Thus the US created the first Romanian private TV Channel SOTI and allocated huge sums of money to the schooling of journalists. The Soros Foundation was the main contributor to this. All structures of political opposition including independent trade unions, student unions and political parties were funded by the US funds: Soros (Open Society), Freedom House, NED, National Republican Institute.

Thus the US funds and George Soros formed the major part of Romanian political class and journalist community. For example, the current Defense Minister Mihnea Motoc was granted at this time a scholarship at the George Washington University and since that time became a US agent of influence. As it was in other post-communist countries, Soros aimed to control the education system. Between 1990 and 1994, the Foundation was busy for the elaboration of "textbooks" - written by members of the Foundation - in collaboration with the Ministry of Education.

Soros’ first organization in Romania was Group for Social Dialogue (GDS) with founding members Silviu Brucan, Andrei Plesu, Gabriel Andreescu and Stelian Tanase. This organizations is strictly connected with Otpor in Serbia.

Officially, Soros founded in Bucharest in 1990, the foundation named after him: "Soros Foundation". Later, the name was changed: "Open Society Foundation" (FSD). It was among the first NGOs established in Romania.

The first direct representative of George Soros in Romania was Sandra Pralong (Sandra Marilyn Andreea Budis) a person who, not coincidentally, emigrated from Romania in the 70's and then returned after Ceausescu was overthrown . Sandra Pralong was an adviser to President Emil Constantinescu and today is an adviser to the current Romanian President Klaus Iohannis.

It is worth mentioning that the current Romanian prime-minister Dacian Ciolos, a former EU commissioner for agriculture, was a member of the “Friends of Europe", an association funded by the Open Society foundation. A fact he forgot to disclose to the Romanian people. However, his government was often referred to as “the Government of Soros” due to the fact that it is entirely formed from former NGO activists, Soros students, managers of multinational corporations and ardent Atlanticists. So, this country today is openly ruled by the American billionaire.

In addition to GDS and the Soros Foundation, the American financier has developed a myriad of NGO's related to his structures. Here are just a few names of them: "Soros Advising and Placement Center", "Soros Educational Advising Center", the "Union for the Reconstruction of Romania", "Centre for Partnership and Equality", "Center for Economic Development", Foundation "Concept "," Human Rights Center - Bucharest "," Association for Human Rights in Romania - Helsinki Committee (APADOR-CH) ". Association "Pro-Democracy", "Romanian Academic Society" etc., which in turn have given birth to other NGO's.

Among the members of these organizations you can easily find former ministers, advisers to Romanian presidents, directors of state institutions, influential journalists. Noteworthy is that three of the four Romanian presidents have had advisers or people form Soros network.

In reality it was a real network, "Soros Open Network Romania . Within this network operates a wide variety of organizations.The best known NGO's in the "Soros Open Network Romania" (SON) are:

APD. Founded in August 1990 by Adrian Mourousis in Brasov. It was funded, first, by the "National Democratic Institute", then entered the pyramid of SON. It has 30 branches across the country and over 1,000 members. Specialization: supervision of elections, a parallel vote count, etc. Organizes every year "Summer University in Balvanyos" (Covasna), along with "Liga Pro-Europa" and "Hungarian Youth Union" and the FIDESZ. 

"Pro-Democracy" is financed besides SON (ie FSD) by the "National Democratic Institute", "Freedom House", "USAID" (United States Agency for International Development) and "Westminster Foudation for Democracy".

"ROMANIAN ACADEMIC SOCIETY" (SAR). It is led by Alina Mungiu. Promoted the merger between Democratic Party and the National Liberal Party - which also realized. Thus National Liberal Party, Romanian historical party, which previously had serious souvereignist wing, was completely hijacked by Soros activists. Alina Mungiu is the anti-Orthodox activist and sister of Cristian Mungiu, Romanian film director, decorated by Oscar for his film justifying abortions.

Funding of Mungiu fund comes from the "Open Society Institute" and the "World Bank", "Freedom House" (James Woolsey), and "Marshall Fund".

"ASSOCIATION FOR HUMAN RIGHTS IN ROMANIA Helsinki Committee" (APADOR-CH). Led at first by Renate Weber, then in 1996 Monica Macovei.

Group for Social Dialogue "(GDS). Founded in 1990. GDS includes the people, described by the media as leading intellectuals of Romania today: Gabriela Adameşteanu Mariana Celac, Andrei Cornea Andrei Oisteanu Adrian Cioroianu etc.

Leading personalities in the network "Soros Open Network Romania" were Renate Weber, Alina Mungiu, Monica Macovei, Cristian Parvulesc, Mihai Razvan Ungureanu , Adrian Cioroianu etc.

One of the best examples of work of Soros network is the career of Mihai Razvan Ungureanu the current head of Romania Foreign Intelligence Service (SIE) and former Prime-minister of the state (2012) and Foreign Minister ( 2004-2007). From 1997 Razvan Ungureanu worked for FSD. This allowed him to benefit from scholarships and internships. Thus, in '90 -'91, Ungureanu received a scholarship to master in the St. Cross College by University of Oxford. This has allowed him to become later member of the prestigious "European Association for Jewish Studies at Oxford". In 1998, Ungureanu became a "Senior Fellow" at "Oxford Centre for Hebrew and Jewish Studies" within its "St. 

Cross College "(Oxford), the most famous center of this kind in the world. Receiving  the "Posen Award", Ungureanu also benefited from a scholarship for two years (1996/1997 and 1997/1998), the renowned " Hebrew University " ​​in Jerusalem. In 2000, Ungureanu claimed courses as "Senior Reader" to "NATO School" in Oberammergau (Germany) and in 2003 Ungureanu is "senior Reader" to "George C. Marshall Center for Security Studies" in Garmisch-Partenkirchen (Germany ). Mihai Razvan Ungureanu is just one example of the opportunities offered by FSD and George Soros to young Romanians. The same can be said of many others of those quoted above.

The list of Soros "connections"

Here is a list of some of the former or current members of the Group for Social Dialogue, the Foundation Open Society and other NGO's affiliated Open Society Romania Network presented by the Romanian media:

  • Dacian Ciolos – Prime-minister of Romania
  • Sandra Pralong - former advisor to President Emil Constantinescu, the current adviser of President Klaus Johannis.
  • Mihai Razvan Ungureanu - a former foreign minister (2004 - 2007), director of SIE (2007 - 2012), prime minister of Romania (February 2012 - May 2012) currently once again director of SIE (Foreign Intelligence Service)
  • Helvig Edward - Head of SRI (Romanian Intelligence Service), another Romanian intelligence agency, former Director General of the Institute of Social Studies, former adviser to the Minister of Interior, C. Dudu Ionescu, former adviser to Mugur Isarescu, head the Bank of Romania, former Member of Bihar, former MEP,former Minister of Regional Development and Tourism
  • Corina Șuteu – current Minister of Culture, former director of Romanian Cultural Institute in New York
  • Raluca Alexandra Prună – current Minister of Justice, founding member of Transparency International – Romania
  • Alexander Lăzescu - former director of TVR (Romanian State Television)
  • Andrei Pippidi - historian, member of the Committee that drafted Tismăneanu Report and Report on Romania's participation in Holocausl
  • Vladimir Tismaneanu - political scientist, chairman of the Presidential Commission for the Analysis of the Communist Dictatorship in Romania, one of the leading neoconservative intellectuals of modern Romania
  • Andrei Plesu - writer, Minister of Culture (December 28, 1989 - October 16, 1991) Foreign Minister (December 29, 1997 - December 22, 1999), adviser to President Traian Basescu (December 2004 - May 2005)
  • Catrinel Pleşu - former director, National Book Centre of the Romanian Cultural Institute (2009 - 2012)
  • Mihai Sora - philosopher, Minister of Education (December 1989 - June 28, 1990)
  • Renate Weber - adviser to President Traian Basescu (2004 - 2005) Liberal MEP.
  • Liviu Antonesei - writer, journalist
  • Alin Teodorescu - sociologist, first president of GDS, adviser to Prime Minister Adrian Nastase
  • Andrei Marga - philosopher, Minister of Education (1997 - 2000), Foreign Minister (May 2012 - August 2012), President of ICR (September 2012 - June 2013)
  • Horia Roman Patapievici - philosopher, member of the CNSAS (National Counsil for the Examination of Securitate Archives) (2000 - 2004), President of Romanian Cultural Institute (ICR) (2005 - 2012)
  •  Mircea Mihaies - literary critic, essayist, former vice-president of ICR (2005-2012)
  • Christian Parvulescu - political scientist, chairman of "Pro Democracy"
  • Victor Rebenciuc - actor
  • Sabina Fati - journalist
  • Andrei Oişteanu - ethnologist, anthropologist, member of the education committee of the National Institute for Studying the Holocaust in Romania "Elie Wiesel"
  • Andreea Pora - journalist
  • Teodor Baconschi - theologian, former Minister of Foreign Affairs, December 2009 - January 2012, Romania's ambassador to the Vatican, Portugal, San Marino. MFA State Secretary (2005-2006), Advisor to the President Traian Basescu (2006 - 2007)
  • Monica Macovei - MEP, former Minister of Justice (2004 -2007), former presidential candidate Romania
  • Alina Mungiu - political scientist, head of News TVR (1997 - 1998) founded the Academic Society of Romania, a teacher at SNSPA
  • Stelian Tanase - writer, president and CEO of TVR, former director of Reality TV
  • Laura Stefan - a member of the NGO "Expert Forum", director in the Ministry of Justice (2005-2007), was declared an expert of corruption by US Embassy
  • Adrian Cioroianu - historian, Dean of the History Faculty of the Bucharest University, was one of the supporters of the introduction of alternative textbooks, an initiative of the Soros Foundation. Former senator, Timis, former MEP, former Foreign Minister (April 2007 - April 2008)
  • Rodica Culcer - journalist, former referent at the US Embassy in Bucharest (1985 - 1991), former director of TVR News
  • Adrian Cioflâncă - researcher and former member of the CNSAS, Coat of Tismăneanu Report and Report Elie Wiesel.
  • Stere Gulea - director, former president of TVR
  • Gabriel Liiceanu - philosopher, director of the Humanitas Publishing House (formerly Publishing Policy)
  • Sorin Ionita - political scientist, consultant of the Council of Europe, the World Bank on Eastern Europe and the Balkans; Romania's representative ȋn European Economic and Social Committee (EESC), sections Transport, Energy and Environment, Agriculture, former member of the Presidential Commission for Analysis of Social and Demographic Risks
  • Smaranda Enache  - President of the NGO Pro Europa League, former ambassador of Romania in Finland (1998 - 2001)
  • Radu Filipescu - nephew's brother of Petru Groza, a founding member of GDS
  • Armand (Armant-Constantin) Goşu - historian, former adviser to the Foreign Minister (2010-2012), was a member of the Presidential Commission for the Analysis of the Communist Dictatorship in Romania, former director of the Romanian Institute for Recent History
  • Dan Perjovschi - cartoonist, illustrator
  • Mircea Toma - activist, ActiveWatch.
  • Michael Bumbes – historian .
  • Claudiu Crăciun - political scientist, lecturer of the Department of Political Science and European Studies from SNSPA, was expert in the Secretariat General of the Government and the Ministry of Education (2004-2009). His work "The Government Learning Research Project: Assessing Policy Making Reform in Romania" was published under the auspices of the Open Society Network and the Center for Political Studies at the Central European University, both founded by George Soros.

Friday, February 3

JOHN MAcCAINE PLAN UPENDS PENTAGON RULES

In a sharp rebuke to defense contractors, Pentagon bureaucrats and his House counterpart, Senate Armed Services Committee Chairman John McCain is moving to strip substantial authority for acquiring new weapons from Pentagon leaders and empower the military branches to oversee their own programs.

John McCaine 
McCain’s proposal — details of which were shared with POLITICO by Armed Services staff members on the condition of anonymity — would upend the oversight regime for new weapons that has been in place for nearly 30 years.

The reform plan, already rolled into the National Defense Authorization Act that was approved in a closed committee session last week, would set up a streamlined acquisition process geared toward fielding new weapons in just two to five years. Committee aides said that provision is in part a response to turbulent development programs like the F-35 fighter jet that have taken decades to materialize and cost far more than predicted.

The proposal would also give preference to contracts that place the burden of cost increases on the contractor.

The moves are likely to send shock waves through the halls of the Pentagon and its sprawling network of Beltway contractors.

“Any time you kind of start to rejigger the Pentagon’s internal processes, that causes a lot of controversy inside the Pentagon,” said acquisition expert Andrew Hunter of the Center for Strategic and International Studies. “The provisions they talk about — decentralizing, devolving more to the services — I think are likely to be very controversial.”

The proposal by the Arizona Republican is also likely to overshadow competing acquisition reforms by McCain’s Republican House counterpart, Rep. Mac Thornberry of Texas, a proposal seen as more modest and industry-friendly.

Under the current system, which Thornberry’s plan would only modify, a central Pentagon acquisition official — the undersecretary of defense for acquisition, technology and logistics — has been in charge of overseeing new weapons. McCain’s plan would restore the power of the Army, Navy and Air Force to manage their own acquisition programs — a role that was taken away by the Goldwater-Nichols Act of 1986, which centralized authority over military acquisition programs.

“Decision authority for acquisition would reside in the service acquisition executive, who reports to the service secretary,” one Armed Services committee aide said of the proposal.

Defense Secretary Ash Carter endorsed bringing the service chiefs back into the acquisition process during his Senate confirmation process, and top officials from the various services have advocated a larger acquisition role.

“Time is money,” Carter said in a questionnaire he submitted to the Armed Services Committee in February. “Those responsible for budgeting, particularly the service chiefs, need to be engaged in all three processes” — requirements, acquisition and budgeting.

But the new responsibilities in the proposal would also come with significant accountability measures.

If programs managed by the services experience cost overruns, the services would have to pay a fee worth 3 percent of the overrun that would go into a fund managed by the Pentagon’s centralized acquisition office for the development of prototypes for new weapons.

For instance, if an Army program went over its planned budget by $100 million, the service would owe $3 million — and that money could be spent by Pentagon leaders to advance any prototype development program, including, possibly, ones overseen by the Navy or the Air Force.

If a program went over budget by 15 percent, according to McCain’s proposal, the services would have to forfeit control of the project to the undersecretary of defense for acquisition.

The law would apply only to programs launched after the enactment of the Weapon Systems Acquisition Reform Act of 2009, which put in place more stringent methods for projecting program costs.

“The incentive is for the services not to overrun,” an Armed Services aide said of the new plan, noting that, under the existing rules, cost overruns often just result in more money being appropriated. “The incentive is for them to do things [to avoid cost increases] in the front end.”

The proposal also seeks to tackle what’s become a much-maligned norm in Pentagon acquisitions: big-ticket weapons programs that can take 15 years or more to go from concept to the field.

It sets up a “streamlined acquisition and requirements approach” designed to field weapons in just two to five years — rapidly developing prototypes, testing them, getting them into the field and then upgrading them.

“They do prototyping, they bring out Phase One and they test it, they use it, and then they go on to the next level,” said a committee aide. “It’s a spiral type of development.”

Another aide said McCain views such changes as “an urgent national security issue because if we don’t do something to address the broken acquisition system, that system in and of itself could become the biggest threat to our military technological advantage.”

These and other provisions in McCain’s plan stand in stark contrast to Thornberry’s. The Texas lawmaker, whose acquisition proposal is based on a fact-finding effort launched in 2013, advocates a much more incremental approach that he says will result in new acquisition reform legislation each year for his envisioned six-year tenure holding the gavel.

McCain, who might have just two years at the helm of Armed Services if Republicans lose their Senate majority in 2016, is seeking to put in place significant reforms on a much faster time scale than Thornberry, aides said.

Thornberry’s initial proposal, unveiled in March and tucked into the defense authorization measure passed last week by the House, drew heavily on recommendations put forward by the Pentagon and the defense industry. And some of the Texas Republican’s provisions have been criticized as too industry-friendly, possibly at the expense of taxpayers.

Thornberry’s plan, for example, would weaken the power of the Pentagon’s chief weapons tester, an independent watchdog who answers directly to the defense secretary. It would also give Pentagon program managers more leeway to award contracts that put the government on the hook for cost overruns, as opposed to fixed-price contracts under which contractors pick up the tab for unexpected cost increases.

McCain’s plan, on the other hand, does nothing to weaken the Pentagon’s testing office, which can be a thorn in the side of contractors because it often uncovers flaws in their products. And McCain’s proposal would establish a preference for fixed-price contracts.

But like Thornberry’s plan, McCain’s proposal seeks to remove some of the barriers to entry for agile, Silicon-Valley type firms that haven’t traditionally done business with the Pentagon.

The existing system is “a centralized, bureaucratic, risk-averse system, and the committee is trying to move this to a more dynamic, commercial-based approach that’s competitive,” a committee aide said.

The two Armed Services chairmen will have to hash out the differences between their proposals during House-Senate conference negotiations later this year to craft a final version of the fiscal 2016 defense authorization bill.

Hunter, who is the former head of the Pentagon’s Joint Rapid Acquisition Cell, said he’s not surprised that McCain’s proposal is more aggressive than Thornberry’s, saying the senator’s prescriptions “would have pretty profound effects on the system if they were put into place.”

“Whoever is wedded to the status quo will not necessarily like change,” added one of the Senate aides. “Traditional contractors who are used to the rules the way they are may not like change. Traditional oversight officials who manage acquisition programs may have difficulty reacting to a different incentive structure.”

Wednesday, April 15

GEORGE SOROS "ZOMPETTA" IN GRECIA E UKRAINA.

Il parere ben informato di George Soros, finanziere e intrallazzatore "geo-politico" di origini ebreo-ungheresi ha detto: “La situazione greca è avvelenata, poisoned, questo il termine usato l’altra sera durante una cena a porte chiuse nella suggestiva cornice dell’Opera di Parigi, rivolgendosi a una settantina di invitati selezionati fra economisti, filosofi e imprenditori, sono a oggi “le due crisi esistenziali con cui si confronta l’Europa”.  

Mentre la prima appare decisamente “avvelenata” per gli eccessi di entrambe le parti, la seconda è ancora aperta. 

Al punto che Soros, finora mai tenero con la leadership tedesca per l’eccessiva enfasi sul rigore fiscale da intendersi come cura di tutti i mali delle nostre economie, ha voluto spezzare una lancia a favore di Angela Merkel: “forse per il suo background, per il fatto cioè di essere nata e cresciuta in Germania dell’est, sulla crisi ucraina e nel confrontare la Russia si è mostrata un vero leader dell’Europa”, ha detto. 

E mentre i ministri degli Esteri di Ucraina, Russia, Germania e Francia sono ri-tornati a incontrarsi per rafforzare il cessate-il-fuoco siglato tra Kiev e Mosca, Soros in queste ore aveva rincarato la dose: “L’attuale regime putiniano è fondato su nazionalismo etnico e ideale della Sacra Russia. Un mix efficace che somiglia molto a quello che puntellava il regime nazista”. 

Se l’esito della battaglia dei rutilanti Tsipras & Varoufakis pare segnato, Soros ora punta più di una fiche sul grimaldello ucraino. 

Sempre sabato il finanziere ha ricordato di essere presente in Ucraina, con le sue organizzazioni non governative, fin dal 1990, ancor prima dell’indipendenza di Kiev dall’Unione sovietica. Oggi, parlando con i suoi collaboratori, non nega che nel nuovo governo di Kiev – quello nato lo scorso anno in contrapposizione con Mosca – non c’è praticamente esponente che non abbia avuto a che fare direttamente o indirettamente con la galassia della sua Open Society Foundation

L’Europa, secondo Soros, deve sostenere “la nuova Ucraina”, quella della “società civile che vuole sbarazzarsi degli oligarchi e di una burocrazia non funzionante”.

Autodefinendosi “un filantropo politico”, Soros ha ribadito di essere pronto a investire “1 miliardo di dollari sull’economia ucraina”, se ciò tornerà utile a tenere lontane le mire del presidente russo Putin (Morton Abramowitz, suo storico collaboratore, una volta disse che “Soros è l’unico privato cittadino con una propria politica estera”). Basterà 1 miliardo?

Difficile, a giudicare dai dati messi assieme in queste ore da Erik Berglöf, capoeconomista della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers). Dopo 7 punti di PIL persi nel 2014 e altri 5 nel 2015, sommando gli effetti della contrazione della domanda domestica, delle restrizioni protezionistiche di Mosca e della perdita di capacità produttiva nel Donbass e in Crimea, “l’Ucraina alla fine dell’anno sarà il paese più povero dell’Europa”, con un reddito pro capite di circa 2.000 dollari americani. 

L’inflazione galoppa a oltre il 30 per cento sulle spalle della svalutazione della moneta locale. In questo anno e mezzo già 45 banche hanno chiuso battenti, con annessa fuga di capitali. Il rapporto debito pubblico/pil è cresciuto di 20 punti percentuali in un anno e mezzo, dal 73 al 95 per cento del pil. Senza i fondi del Fmi le casse pubbliche sarebbero già vuote. Cercare solo lo scontro frontale con Putin non aiuterà, dice Berglöf: “Occorre cercare soluzioni che siano ‘giochi a somma positiva accordi con un profitto per entrambe le parti”. 

Esempi? “Una ritrovata stabilità nelle banche ucraine aiuterebbe anche gli istituti russi che sono altamente esposti. Stesso discorso per il settore del gas e per il commercio”, conclude Berglöf. Altrimenti il bivio per l’Europa inizierà davvero ad apparire insuperabile, sia sul fronte greco sia su quello ucraino.

Sosteneva Agatha Christie che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Oggi, a voler giudicare gli sviluppi della crisi greca prestando ascolto a tre voci autorevoli della finanza internazionale, si può dire che le prove disponibili non depongono a favore di Atene. 

Il quotidiano greco Kathimerini ha scritto che uno dei campanelli d’allarme più sinistri a proposito delle trattative in corso tra il governo del paese dell’Eurozona e i suoi creditori internazionali va rintracciato nelle inattese dichiarazioni di un businessman americano, Warren Buffett. 

Il miliardario di Omaha ha detto che non è scritto da nessuna parte che l’Eurozona resti con tutti i membri attuali, ha aggiunto che l’uscita di un paese non sarebbe un dramma e che “i tedeschi non finanzieranno per sempre la Grecia”. Nello scorso fine settimana altri due indizi. 

Prima Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, primario istituto di credito americano, che ha detto: “Dobbiamo essere preparati a una possibile fuoriuscita di un paese membro della moneta unica”. 

Entrambe le parti  sembrano ormai decise a danneggiare l’interlocutore, anche se ciò dovesse danneggiare loro stesse. Ieri una conferma indiretta; una fonte anonima del governo greco annuncia: siamo agli sgoccioli, in mancanza di concessioni “non ci sarà alternativa al default”. Ecco il clima del vertice primaverile del Fondo monetario internazionale che inizia oggi a Washington.

Il governo greco guidato da Alexis Tsipras, ufficialmente, ha tempo fino al prossimo Eurogruppo del 24 aprile per presentare una lista dettagliata di riforme che convinca i creditori a sbloccare ulteriori pagamenti del programma di aiuti, così che le casse pubbliche non restino a secco. 

A Tsipras e alla sua radicale piattaforma anti austerity, finora, non erano mancate forme di sostegno piuttosto inattese, incluse quelle arrivate da parte dell’establishment finanziario anglosassone. 

Le trattative con il nuovo governo greco, secondo molti, potevano offrire l’occasione per imporre un qualche ripensamento alla leadership tedesca, soprattutto nel momento in cui l’Eurozona è bollata da varie organizzazioni internazionali come la zavorra della crescita globale

Tuttavia adesso anche il pirotecnico ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, secondo  indiscrezioni sembra riuscito in una mission impossible: coalizzare contro di lui tutti i colleghi ministri delle Finanze dell’Eurozona. Non a caso si inseguono le voci di sue prossime dimissioni

Lo stesso Varoufakis, la scorsa settimana, era stato accolto ancora come una star a un seminario a porte chiuse tenutosi nella sede parigina dell’OCSE e organizzato assieme all’Institute for New Economic Thinking (INET), think tank fondato da George Soros

Poi però, sabato sera, lo stesso finanziere (che nel 1992 puntò parecchi miliardi per costringere Regno Unito e Italia a uscire dal Sistema monetario europeo SME) è parso raffreddare gli entusiasmi sulle chance di una rivoluzione europea targata Atene.