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Tuesday, June 16

M5S CIAVATI DA... CHAVEZ

Nel 2019, quando in Venezuela infuriava lo scontro tra Maduro e Guaidó, aveva fatto discutere in Europa la posizione di neutralità assunta dal M5s

Il chavismo nel 2010 finanziò il Movimento 5 stelle che oggi governa l’Italia. L’autore di questo articolo pubblicato sul giornale Abc, è Marcos García Rey, un giornalista freelance spagnolo che da tempo segue le vicende interne al Venezuela. 


Oggi, 15 giugno 2020, la sua inchiesta sta facendo tremare il partito italiano più rappresentato in parlamento: se dovesse essere confermato che a Gianroberto Casaleggio è stata consegnata una valigetta con 3,5 milioni di euro in contanti, potrebbe essere la fine dell’ultimo bastione della diversità dei Cinquestelle.

Mentre Vito Crimi e Davide Casaleggio annunciano azioni legali, il console del Venezuela in Italia, Gian Carlo Di Martino, ha detto a Open che l’inchiesta è una ricostruzione fantasiosa per affossare i 5 stelle e che il documento a suo supporto sarebbe falso. 

«Faccio il giornalista investigativo da molti anni, ho fonti importanti in diversi Paesi – racconta García Rey -. Sono tre anni che porto avanti indagini in Venezuela. Quello che ho scritto è tutto verificato, ho consultato più fonti, sia pubbliche che interne dell’intelligence del Paese sudamericano».

García Rey, sei certo che questi 3,5 milioni di euro sono arrivati al Movimento 5 stelle?

«Sì, e se occorrerà sarò pronto a dimostrarlo in tutte le sedi opportune. Non so se ci siano stati altri flussi di denaro, ma per quanto riguarda i 3,5 milioni di euro più fonti dirette mi hanno confermato che sono arrivati nelle tasche dei 5 stelle».

Sei stupito dalla reazione che ha suscitato il tuo articolo?

«Capisco che in Italia questa notizia stia creando molto scalpore perché riguarda un partito di governo, ma in Spagna e negli altri Paesi no. Anche perché, almeno per quanto mi riguarda, il comportamento del Venezuela in questa vicenda non mi stupisce».

Come mai?

«Negli anni in cui Chavez poté approfittare di ingenti risorse derivanti dalla vendita del petrolio, sappiamo che lui e il suo governo favorirono i movimenti politici affini al socialismo. Non è successo solo in Italia, ma in molti altri Paesi. Per esempio ci sono indagini della polizia sul trasferimento di denaro dal Venezuela a movimenti politici in Argentina».

Davide Casaleggio e Vito Crimi hanno bollato il tuo pezzo come «fake news» e hanno annunciato una querela.

«Sono molto tranquillo, non pubblicherei mai qualcosa del genere senza verifiche. Nella mia vita ho ricevuto diverse azioni legali a mio carico, ma non ho mai perso una causa. Ribadisco, la mia tranquillità è estrema: riceverò attacchi tanto dal Movimento 5 stelle quanto dal governo venezuelano, ma sono abituato a lavorare sotto pressione».

Da dove è partita la tua indagine?

«Mi è arrivato un documento che racconta una storia. Quella storia l’ho interpretata per i lettori, consultando tutte le mie fonti. Non ho dubbi che questa valigetta con i contanti sia arrivata in Italia attraverso il consolato di Milano e che Di Martino, il console, ha fatto da intermediario tra il governo di Hugo Chavez e il Movimento 5 stelle. Ho pubblicato il documento, ma ho altre prove che ciò che è scritto in quel documento sia verità».

Il console Di Martino dice che quel documento è falso.

«Ho le prove, invece, che quel documento sia vero e che Di Martino abbia fatto da intermediario. Il console rientra nella vicenda perché era la voce del governo di Chavez in Italia e lui senz’altro sapeva del dialogo tra Venezuela e 5 stelle. La valigetta con i 3,5 milioni di euro è passata per il suo consolato».

A questo proposito, il console si difende sostenendo che fosse impossibile per lui, arrivato da un paio di mesi in Italia, avere dei legami con i 5 stelle.

«Capisco il suo tentativo di difesa, ma io ho le mie fonti che dicono il contrario. Quello che è sotto gli occhi di tutti, oggi, è che nel tempo ci sono state molte relazioni tra il Movimento 5 stelle e il Venezuela».

Marcos García Rey è un giornalista investigativo freelance. Fa parte dell’International Consortium of Investigative Journalists e coordina il master di giornalismo investigativo co-organizzato dall’Università Rey Juan Carlos e da Unidad Editorial.

Monday, May 25

5G TERREMOTO FINANZIARIO

Un report della Brookings Institution di Washington DC ripercorre i rapporti fra Italia e Cina. Il M5S ha rapporti organici con Pechino, e il suo alleato al governo, il PD, non fa niente per raddrizzare il tiro.  5G e Golden Power? Le leggi non bastano, l'ultima parola è della politica “Giocando con il fuoco”. 

Il titolo del nuovo report della Brookings Institution, prestigioso think tank di Washington DC, sulla politica italiana e le sue scelte internazionali, è già un programma. Il nuovo paper è un riflettore acceso dagli Stati Uniti sulla special relationship fra Italia e Cina. 

O meglio, fra questa politica italiana e la Cina, se è vero che mai come negli ultimi due anni, con i governi Conte 1 e bis, l’Italia si è avvicinata al Dragone. Il Movimento Cinque Stelle è un caso di scuola per il think tank. 

“Con il recente governo Cinque Stelle-Lega, i rapporti fra Italia e Cina sono diventati un punto di discordia fra i partner della coalizione”. “La richiesta dei Cinque Stelle di un approccio alternativo alla politica estera, soprattutto vis-à-vis Paesi come Cina e Russia, si è tinta di un forte euro-scetticismo e di un più lieve anti-americanismo”.

La passione cinese del Movimento, scrive la visiting fellow Giovanna De Maio, è rimasta intatta nel passaggio da un governo all’altro. Ed è stata suggellata da una scelta del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Ovvero “trasferire le competenze per la promozione internazionale degli interessi delle aziende e dei brand italiani al ministero degli Affari Esteri”.

Il trasloco dell’ICE dal MISE alla Farnesina, così come la scelta di nominare capo di Gabinetto l’ex ambasciatore a Pechino Ettore Sequi, scrive Brookings, è “un segno che il M5S vuole un maggiore controllo sull’agenda economica italiana e assicurare continuità nell’apertura dell’Italia alla Cina”.

Se un merito si vuole proprio riconoscere alla posizione del M5S, è quello di essere chiara, inequivocabile. Lo stesso non si può proprio dire per i suoi partners di governo, il PD Nicola Zingaretti, l'IV di Matteo Renzi. 

Sul dossier cinese, al Nazareno, l’ambiguità regna sovrana. “Il PD, che ha sempre avuto una visione transatlantica della politica estera, è rimasto sostanzialmente in silenzio sul tema della Cina”.  “Il silenzio è probabilmente motivato dalla paura di destabilizzare ulteriormente un governo già precario”, sentenzia Brookings.

Un focus a parte è dedicato a una delle questioni più scottati dell’agenda di politica estera: la rete 5G

Quando si discute di 5G si parla di Sicurezza Nazionale, di Politica Estera e Difesa, di Politiche Industriali, di Politica Sanitaria, ecc... 

La rinascita dell'Italia passa anche da politiche tecnologiche lungimiranti capaci di coniugare le libertà politiche e civili con l'economia digitale più avanzata. Nessuno deve sottrarsi a questa sfida. L'analisi convincente di Mayer.

A differenza degli Stati Uniti e di altri Paesi democratici in Italia il processo di interazione tra Agenzie di Intelligence e decisori governativi è raramente oggetto di ricerca accademica e riflessione pubblica. 

Se non vogliamo che le disposizioni previste dalla Legge 124/2007 in materia di cultura della Sicurezza restino sulla carta non basta continuare con i road show lodevolmente promossi dal DIS nelle aule universitarie. 

Senza intaccare di un millimetro la massima segretezza e il massimo riserbo che devono caratterizzare l’intera attività del comparto, la fisiologica dialettica tra organismi di Intelligence e decisori politici è materia da approfondire anche nel nostro Paese come avviene in ogni democrazia matura.

Supponiamo che in sede CISR (Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica) il dossier tecnico sul 5G sia interpretato diversamente da diverse componenti dell’esecutivo

Per esempio la componente A non dà troppo peso alle preoccupazioni espresse in sede tecnica (in merito alla protezione dei dati) perché essa ritiene prioritario attuare integralmente il memorandum per la Via della Seta siglato dal governo Conte 1 (telecomunicazioni incluse). 

La componente B, invece, é più prudente. Essa auspica che il “CISR tecnico” previsto dalla legge 124/2007 svolga un supplemento di istruttoria. Si tratta di capire se i desideri espressi della componente A (Telecom/Via della Seta siano compatibili con quanto previsto in materia di sicurezza cibernetica nazionale e telecomunicazioni) nell’ambito dell’Alleanza atlantica. 

In uno scenario ipotetico come quello che ho appena descritto i profili tecnici e quelli politici sono nitidamente distinti. Gli organismi di Intelligence – giustamente gelosi delle loro prerogative – devono dire come stanno le cose fornendo ai politici il massimo dei supporti informativi; il decisore politicoil Governo – (e ovviamente la sua maggioranza parlamentare) devono decidere.

Il futuro del 5G in Italia non, infatti, è materia che può restare chiusa nelle segrete stanze. Non stiamo parlando di garanzie funzionali, di fondi riservati, di protezioni delle fonti, di classifiche di segretezza, di segreto di Stato, di servizi collegati, di operazioni Humint, Sigint o quant’altro.

Inaugurando la fase due il presidente Conte è stato molto netto: “L’Italia che vogliamo è più verde, digitale e inclusiva”. Bene più digitale, ma come? Il 5G ha implicazioni strategiche di lungo periodo per il sistema Paese come sottolineato più volte anche in sede COPASIR

È decisivo per il futuro del Sistema Italia, per la protezione del suo grande patrimonio scientifico, tecnologico e industriale; è altrettanto determinante per evitare che il totalitarismo digitale promosso dai regimi illiberali eroda i principi democratici del nostro ordinamento costituzionale. 

Se posso permettermi un suggerimento al presidente del Consiglio – più che preoccuparsi di concentrare nelle sue mani le competenze previste dalla Legge 124 – dovrebbe da un lato potenziare il ruolo del CISR, dall’altro “stanare” i leader dei partiti della sua stessa maggioranza.

È davvero strano che Vito Crimi, Nicola Zingaretti, Matteo Renzi, Roberto Speranza non abbiano - tutt'oggi - niente da dire su una materia così importante. 

E il discorso non può peraltro limitarsi alla maggioranza; il presidente ha recentemente dichiarato “con le opposizioni noi abbiamo il dovere di proporre, di confrontarci, di dialogare”. 

Sarebbe interessante sapere cosa Matteo Salvini pensa delle politiche digitali della Russia? 

O cosa Forza Italia pensa del Social Credit System cinese? 

La rinascita dell’Italia passa anche da politiche tecnologiche lungimiranti capaci di coniugare le libertà politiche e civili con l’economia digitale più avanzata. Nessuno deve sottrarsi a questa sfida.

Come è noto gli USA ritengono un rischio l’accesso al 5G di aziende cinesi vicine al PCC (Partito Comunista Cinese). In una parola, Huawei, il campione della telefonia mobile di Shenzen coinvolto in una guerra senza esclusione di colpi con l’amministrazione Trump.

In Italia, l’azienda di Ren Zhengfei ha una presenza solida, e consolidata negli anni. Il governo ha di molto rafforzato la struttura normativa preposta alla protezione della rete con il Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, ma non ha valutato, come invece richiesto dal governo USA, un’esclusione diretta di Huawei.

L’idea, peraltro condivisa da altri Paesi UE, è che i rischi possano essere “mitigati” con interventi ad hoc

Non convince la Brookings, che scrive: “La natura complessa di questa tecnologia rivoluzionaria rende difficile fornire qualsiasi garanzia sulla sicurezza, a causa del rischio di una backdoor, nascosta da Huawei, per aver accesso ai dati”. 

“L’assenza di una strategia di lungo periodo e una strategia cinese espone davvero l’Italia ai rischi di un boomerang economico”, spiega il think tank. 

Dai takeover ventilati delle aziende italiane agli investimenti diretti esteri, il rischio che la Cina approfitti delle maglie aperte dalla crisi economica è tutt’altro che remoto. 

“In assenza di una risposta imponente e coordinata a livello europeo, l’Italia si affiderà sempre più alla Cina per gli investimenti e altra assistenza economica”. È un pericolo, in assenza di condizioni che, per il momento, non esistono.

“Senza una supervisione sostanziale e una strategia previdente del governo per proteggere i settori strategici – ma soprattutto senza stabilità politica e un approccio alla Cina coerente nel tempo – l’Italia rischia di finire sommersa dalla potenza economica e tecnologica cinese”. 

Gli strumenti normativi di screening degli investimenti in Italia ci sono, e sono “robusti”, spiega il report. Ma l’ultima parola spetta comunque alla politica

A differenza degli USA, non esiste un meccanismo di screening indipendente come il CFIUS (Committe on Foreign investments of the USA). “Nonostante l’ampiamento della legge sullo screening, la decisione di applicare il “golden power” è alla fine una decisione politica”.

Wednesday, March 11

PANDEMIA CAPIAMOLA VERAMENTE E SENZA BUGIE!

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in modo specifico per l’influenza, ha individuato una serie di requisiti necessari perché si verifichi una pandemia. In primo luogo deve emergere un virus geneticamente diverso in modo significativo dai virus che circolano nella popolazione umana e per il quale, quindi, la maggior parte della popolazione non ha immunità. 


Da sempre (?) l’OMS tiene sotto controllo l’emergere di epidemie nel mondo: già nel 1947 (un anno dopo la sua fondazione) aveva creato un servizio di informazione epidemiologica via telex. Tuttavia, negli ultimi anni le cose sono cambiate. In particolare, le International health regulations (IHR) del 2005, entrate in vigore nel 2007, hanno radicalmente modificato i requisiti per le notifiche internazionali. 

A questo scopo l’OMS ogni giorno raccoglie informazioni da fonti diverse: servizi sanitari nazionali, uffici regionali, organizzazioni non governative, università, ospedali, ma anche stampa, radio, televisione, Internet. Quindi non solo informazioni ufficiali, ma anche quelli che gli anglosassoni chiamano rumours, ovvero chiacchiere

Mentre in precedenza gli Stati membri avevano l’obbligo di notificare all’OMS in modo automatico i casi di colera, peste e febbre gialla, da quel momento in poi la notifica parte quando nel territorio di uno Stato viene identificato un evento che può costituire un’emergenza per la salute pubblica di rilevanza internazionale, chiamato anche PHEIC (Public Health Emergency of International Concern). 


A questo punto comincia un processo di verifica al termine del quale parte la diffusione dell’informazione e l’organizzazione della risposta: l’OMS offre un sostegno alle autorità sanitarie della nazione colpita attraverso il GOARN (Global Outbreak Alert and Response Network), una rete alla quale aderiscono le maggiori istituzioni scientifiche e sanitarie del mondo. 

Le capacità di intervento del GOARN vanno dall’invio di team per le indagini epidemiologiche e l’assistenza medica alla fornitura di strutture per le diagnosi di laboratorio o la raccolta dei campioni biologici.

Le malattie epidemiche e pandemiche emergenti e riemergenti costituiscono una seria minaccia alla salute, tanto che il 12° programma generale di lavoro dell’OMS (2014-19) pone come uno dei cinque obiettivi strategici la riduzione di mortalità, morbidità e disagi sociali dovuti alle epidemie attraverso la prevenzione, la preparazione, la risposta e le attività di recupero. 

Prendiamo ora in esame alcuni dei principali eventi di questo inizio secolo che costituiscono o potrebbero costituire potenziali emergenze per la salute pubblica mondiale:




L’influenza s. fu causata dal virus a RNA H1N1.
L'influenza spagnola, altrimenti conosciuta come virus dell'influenza H1N1, questa tragica epidemia, fu una pandemia influenzale, insolitamente mortale, deflagrò tra il 1918 e il 1920 uccise un minimo di 50 milioni di persone: Prima delle tre pandemie che coinvolsero la maggior parte del mondo durante l'ultimo secolo.

Questa epidemia fu portata dai soldati che ritornavano dal fronte del 15-18. Molti di essi, scampati alle granate nemiche, morirono di influenza già al fronte, a guerra quasi finita. Oltre cinquanta milioni di morti "dimenticati".

All’inizio l’influenza virale H1N1 non sembrava destare molta preoccupazione: «Cette maladie a fait son apparition aussi chez-nous, mais sous une forme assez bénigne et peu allarmante. Quelques jours de fièvre et voilà tout» scriveva l’11 ottobre Le Pays d’Aoste e si augurava che «les premiers froids en balayeront les derniers vestiges». Invece la epidemia colpiva solo e soprattutto giovani adulti precedentemente sani. 


 Si stima che un terzo della popolazione mondiale fu colpito dall’infezione durante la pandemia del 1918–1919. La malattia fu eccezionalmente severa, con una letalità maggiore del 2,5% e circa 50 milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100 milioni.

Tre focolai di influenza (pandemia) in tutto il mondo si sono verificati nel 20 ° secolo: nel 1918, 1957 e 1968. Questi ultimi 2 erano nell'era della virologia moderna e caratterizzati in modo più completo. Tutti e 3 sono stati identificati in modo informale dai loro presunti siti di origine rispettivamente come influenza spagnola, asiatica e di Hong Kong. Ora sono noti per rappresentare 3 diversi sottotipi antigenici del virus dell'influenza A: H1N1, H2N2 e H3N2, rispettivamente. 

Non classificate come vere pandemie sono 3 notevoli epidemie: una pseudo-pandemia nel 1947 con bassi tassi di mortalità, un'epidemia nel 1977 che fu una pandemia nei bambini e un'epidemia abortiva di influenza suina nel 1976 che si temeva avesse un potenziale pandemico. 

Le principali epidemie di influenza non mostrano periodicità o pattern prevedibili e differiscono tutte l'una dall'altra. Le prove suggeriscono che le vere pandemie con cambiamenti nei sottotipi di emoagglutinina derivano dal riassortimento genetico con i virus dell'influenza A animale.I morti furono più di 200 milioni.Negli anni trenta furono isolati virus influenzali dai maiali e dagli uomini che, attraverso studi siero-epidemiologici furono messi in relazione con il virus della pandemia del 1918. 

Si è visto che i discendenti di questo virus circolano ancora oggi nei maiali.

Forse hanno continuato a circolare anche tra gli esseri umani, causando epidemie stagionali fino agli anni ’50, quando si fece strada il nuovo ceppo pandemico A/H2N2 che diede luogo all’Asiatica del 1957.

Da allora virus simili all’ A/H1N1 continuarono a circolare in modo endemico o epidemico negli uomini e nei maiali, ma senza avere la stessa patogenicità del virus del 1918.

Dal 1995, a partire da materiale autoptico conservato, furono isolati e sequenziati frammenti di RNA virale del virus della pandemia del 1918, fino ad arrivare a descrivere la completa sequenza genomica di un virus e quella parziale di altri 4. Il virus del 1918 è probabilmente l’antenato dei 4 ceppi umani e suini A/H1N1 e A/H3N2, e del virus A/H2N2 estinto.

Questi dati suggeriscono che il virus del 1918 era interamente nuovo per l’umanità e quindi, non era frutto di un processo di riassortimento a partire da ceppi già circolanti, come successe poi nel 1957 e nel 1968. Era un virus simile a quelli dell’influenza aviaria, originatosi da un ospite rimasto sconosciuto.


La curva della mortalità per età dell’influenza, che conosciamo per un arco di tempo di circa 150 anni. ha sempre avuto una forma ad U, con mortalità più elevata tra i molto giovani e gli anziani. Invece la curva della mortalità del 1918 è stata a W incompleta, simile cioè alla forma ad U, ma con in più un picco di mortalità nelle età centrali tra gli adulti tra 25 e 44 anni.

I tassi di mortalità per influenza e polmonite tra 15 e 44 anni, ad esempio furono più di 20 volte maggiori di quelli degli anni precedenti e quasi metà delle morti furono tra i giovani adulti di 20–40 anni, un fenomeno unico nella storia conosciuta. Il 99% dei decessi furono a carico delle persone con meno di 65 anni, cosa che non si è più ripetuta, né nel 1957 e neppure nel 1968. I fattori demografici non sono in grado di spiegare questo andamento.


I virus imparentati a quello del 1918 non diedero più segnali di sé fino al 1977, quando il virus del sottotipo H1N1 riemerse negli Stati Uniti causando un’epidemia importante nell’uomo.

Dopo aver causato un primo focolaio in America Settentrionale ad aprile 2009, un nuovo virus influenzale ha cominciato a diffondersi rapidamente nel mondo, finché a giugno dello stesso anno l’OMS ha dichiarato che si trattava di una p. influenzale. 

L’evento non si era più verificato dal 1968, anno dell’influenza di Hong Kong. 

Nel 2009 la p. di influenza H1N1 è stata dichiarata un PHEIC, così come il riemergere di casi di poliomielite in alcuni Paesi asiatici, del Medio Oriente e dell’Africa centrale nel 2014 e, nello stesso anno, l’epidemia di Ebola in Africa occidentale.

Il virus del 2009 (A/H1N1pdm09) non era mai stato identificato come causa di infezioni negli esseri umani. Le analisi genetiche hanno mostrato che ha la sua origine nei virus influenzali che colpiscono gli animali e che non ha relazioni con altri virus H1N1 che circolavano in precedenza.

La p. del 2009 si è mostrata meno pericolosa delle antecedenti. 

Tuttavia, le prime stime sulla mortalità diffuse dall’OMS nel 2010, contando i casi confermati dai laboratori (circa 16.000 morti), si sono rivelate troppo ottimistiche. 

Uno studio del 2013 valuta che la mortalità per problemi respiratori dovuta alla p. influenzale del 2009 sia stata circa 10 volte più alta: un numero di morti che va da 123.000 a 203.000

Inoltre, benché la mortalità sia simile a quella dell’influenza stagionale, è decisamente più alta tra le persone al di sotto dei 65 anni: tra il 62 e l’85% delle morti ha riguardato persone al di sotto di quella età, contro il 19% dell’influenza stagionale. Questo vuol dire che si sono persi molti più anni di vita (Simonsen, Spreeuwenberg, Lustig et al. 2013).

MERS-CoV. – Nel 2012 in Arabia Saudita è stata identificata una nuova malattia virale che colpisce le vie respiratorie e che può essere anche molto grave. Poiché i casi sono tutti collegati ai Paesi della penisola arabica, la malattia è stata battezzata MERS (Middle East Respiratory Syndrome) e il coronavirus che ne è la causa è il MERS-CoV. I coronavirus sono abbastanza comuni e normalmente causano malattie piuttosto lievi delle alte vie respiratorie, come il raffreddore, ma nel 2002 in Cina è apparso un nuovo coronavirus dalle caratteristiche particolari: causa una malattia molto grave chiamata SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) che, tra il 2002 e il 2003, ha colpito 8.098 persone in 25 Paesi uccidendone 774.

Anche il MERS-CoV è degno di attenzione: la malattia che causa, i cui sintomi sono tosse, febbre e respiro affannoso, fino a metà gennaio 2015 ha colpito 955 persone e ne ha uccise 351, circa il 30%. I dati disponibili suggeriscono che i dromedari rappresentino la fonte d’infezione (diretta o indiretta) di molti casi umani (Al-Tawfiq, Memish 2014).

La trasmissione interumana appare invece limitata. Il passaggio del virus avviene prevalentemente attraverso goccioline di saliva o per contato diretto; sembra tuttavia plausibile anche la trasmissione per via aerea in quanto tracce di RNA (RiboNucleic Acid) virale sono state rilevate nell’aria di una stalla di dromedari colpiti dal virus. Le misure di prevenzione e controllo sono difficili da mettere in atto perché spesso non è possibile identificare i pazienti in modo precoce: infatti, i sintomi iniziali di questa malattia si possono confondere con quelli di altre patologie respiratorie.

Influenza H7N9 e H5N1. – Un’altra malattia che deve essere tenuta sotto controllo è l’influenza aviaria. Ci sono due virus rischiosi per l’uomo: H7N9 e H5N1. Il primo nel 2013 in Cina è stato individuato per la prima volta negli esseri umani, in pazienti che avevano avuto contatti con i polli. Da allora e fino a gennaio 2015 sono stati riportati 347 casi con un tasso di mortalità del 21%. 

Fino al 2015 non è stata confermata una trasmissione da persona a persona che possa considerarsi efficiente. L’altro virus, H5N1, è apparso per la prima volta nel 1997 e ha un tasso di mortalità ancora più alto: 59% (Bartlett 2014). La differenza principale tra i due virus è che mentre l’infezione causata da H5N1 risulta fatale in tempi rapidi negli uccelli, quella causata da H7N9 è normalmente asintomatica in questi animali. Questo vuol dire che H7N9 ha un reservoir (serbatoio) stabile e silente che è molto difficile da trovare ed eliminare.

Media e pandemie. – Le epidemie e le p. più recenti hanno messo in evidenza il ruolo determinante dei media nella comunicazione e nella gestione del rischio. Da un lato, come abbiamo visto, grazie ai rumours i media sono una delle fonti che contribuiscono a identificare un evento rischioso per la salute pubblica. Dall’altro lato, sono anche il canale di diffusione delle notizie alla popolazione quando c’è un’emergenza per la salute pubblica.

Oggi i social media e le informazioni scambiate su Internet si stanno sostituendo ai media tradizionali e si sta pensando di utilizzarli come opportunità per migliorare la sorveglianza degli eventi epidemici (Velasco, Tumacha, Denecke et al., 2014). 

In particolare, sta nascendo un nuovo settore di ricerca chiamato digital epidemiology che è un approccio interdisciplinare tra scienza, tecnologia e salute pubblica. Già esistono esempi di cosa può produrre questo approccio: un sistema per identificare le comunità con un maggior rischio di alta incidenza di influenza basato sull’analisi delle attitudini nei confronti della vaccinazione rilevate da Twitter (Costello 2015).

Nella percezione del pubblico, tuttavia, non sempre i media svolgono il loro ruolo in modo ineccepibile. Uno studio pubblicato in Svizzera ha analizzato come il pubblico dei non esperti ha recepito il comportamento di quanti, a vario titolo, sono stati coinvolti nella p. influenzale del 2009. 

Ne è uscito un quadro drammatizzato dove si muovono eroi (medici, ricercatori) e vittime (i Paesi poveri), mentre i media sono i cattivi che generano allarme o che sono marionette al servizio di interessi forti e industrie farmaceutiche (Wagner-Egger, Bangerter, Gilles et al. 2011). Infatti, un’accusa che spesso viene mossa ai media è quella di esagerare il rischio di un’epidemia contribuendo così a creare malintesi. Ma si è visto che spesso i media hanno avuto un’influenza positiva sulla percezione della malattia da parte della popolazione, facilitando gli interventi di prevenzione (Riva, Benedetti, Cesana 2014).

Un problema da tenere presente è che il termine epidemia viene utilizzato in due accezioni diverse dagli esperti e dai non esperti. Per i secondi il termine di solito implica un pericolo per la popolazione e un grande numero di vittime, non così per gli epidemiologi, come abbiamo visto. Questa discrepanza contribuisce a creare confusione e può diventare un problema nella comunicazione del rischio. 

L’obiettivo fondamentale infatti è evitare la paura, ma non sempre la comunicazione degli esperti riesce a raggiungerlo: il «New York Times», inondato negli ultimi mesi del 2014 da domande dei lettori su come ci si contagia con Ebola, sostiene che gli esperti spesso sono poco chiari e usano termini ambigui, come per es. l’espressione fluidi corporei, utilizzata senza specificare a quali fluidi è legato il rischio di contagio (Altman 2014).

C’è poi un problema di fondo: ogni nuova minaccia alla salute è accompagnata da incertezze che riguardano in particolare la comprensione di che cos’è la malattia e di quali sono i rischi di trasmissione. L’ammissione dell’incertezza però spesso dà luogo alla sensazione terrorizzante che le autorità sanitarie non sappiano quello che stanno facendo (Rosenbaum 2015). L’equilibrio tra la necessità di essere trasparenti anche su ciò che si ignora e la necessità di trasmettere indicazioni con autorevolezza è difficile da raggiungere e le strategie per ottenerlo meritano un’attenta riflessione da parte dei diversi attori coinvolti.

Bibliografia: Pubblicato da Treccani- P. Wagner-Egger, A. Bangerter, I. Gilles et al., Lay perceptions of collectives at the outbreak of the H1N1 epidemic: heroes, villains and victims, «Public understanding of science», 2011, 20, 4, pp. 461-76; L. Simonsen, P. Spreeuwenberg, R. Lustig et al., Global mortality estimates for the 2009 influenza pandemic from the GLaMOR project: a modeling study, «PLoS medicine», 2013, 10, 11:e1001558; J.A. Al-Tawfiq, Z.A. Memish, Middle East respiratory syndrome coronavirus: epidemiology and disease control measures, «Infection and drug resistance», 2014, 7, pp. 281-87; T.R. Frieden, I. Damon, B.P. Bell et al., Ebola 2014. New challenges, new global response and responsibility, «The New England journal of medicine», 2014, 371, 13, pp. 1177-80; E.C. Hayden, The Ebola questions, «Nature», 2014, 514, 7524, pp. 554-57; M.L. McNairy, W.M. El-Sadr, Antiretroviral therapy for the prevention of HIV transmission: what will it take?«Clinical infectious diseases», 2014, 58, 7, pp. 1003-1111; M.A. Riva, M. Benedetti, G. Cesana, Pandemic fear and literature: observations from Jack London’s The scarlet plague, «Emerging infectious diseases», 2014, 20, 10, pp. 1753-57; UNAIDS (United Nations AIDS), The gap report, Genève 2014; E. Velasco, A.T. Tumacha, K. Denecke et al., Social media and Internet-based data in global systems for public health surveillance: a systematic review, «The Milbank quarterly», 2014, 92, 1, pp. 7-33; L. Rosenbaum, Communicating uncertainty. Ebola, public health, and the scientific process, «The New England journal of medicine», 2015, 372, 1, pp. 7-9. Webgrafia: L.K. Altman, Epidemic of confusion. Like AIDS before it, Ebola isn’t explained clearly by officials, «The New York Times», 10 nov. 2014, http://www.nytimes. com/2014/11/11/health/ likeaids-before-it-ebola-isnt-explained-clearly-byofficials. html?_r=0; J.G. Bartlett, An epidemic of epidemics, «Medscape infectious diseases», 2014, http://www.medscape.com/viewarticle/821073;Graphic: as Ebola’s death toll rises, remembering history’s worst epidemics, «National geographic», 25 ott.2014, http://news. nationalgeographic.com/news/2014/10/ 141025-ebola-epidemic-perspective-historypandemic/; V. Costello, Researchers changing the way we respond to epidemics with Wikipedia and Twitter, «PLoS blogs», 29 genn. 2015, http://blogs.plos.org/blog/2015/01/29/researchers-changing-wayrespond-epidemics-wikipedia-twitt/. Tutte le pagine web si intendono visitate per l’ultima volta il 6 agosto 2015.

Saturday, May 27

2018-2020 BALKANS IN FIRE: RETURNING FOREIGN FIGHTERS

Those "Reports" explores the Security challenges posed by foreign fighter returnees. It argues that—contrary to popular belief—most foreign fighters do not die on battlefields or travel from conflict to conflict


This means that Law Enforcement, Intelligence, and other Security Officials should expect unprecedented numbers of returnees from Afghanistan, Indonesia, Africa, Mali, Libya, Syria and Iraq should a ceasefire hold. 

The challenge posed by returnees is threefold: Recidivism rates are uncertain, law enforcement cannot manage the numbers of prospective returnees alone, and returnees from non-Western countries also pose a threat to the United States. 

Findings suggest that a global architecture should be put in place to mitigate the threats from foreign fighter returnees.

Monday, February 27

MONTENEGRO FABRICATE FAKES & RIDICOLOUS LIES

A screenshot of the Telegraph story on the Russian Foreign Ministry's website.
BalkanInsight: "Russia’s Foreign Ministry plan to combat an avalanche of hostile “fake news” about Russia by setting up a new section on its website designed to counter and “expose” foreign media lies".

It comes after Russia accused the Montenegrin government of running an anti-Russian information campaign supported by the West, following the extensive media coverage of an alleged Russian-backed plot last October to overthrow the government in Podgorica. 

Russian media reported the foreign ministry’s response after Moscow denounced reports on the front page of Britain’s Sunday Telegraph newspaper, which claimed the Kremlin had had a direct hand in a plot to kill Montenegro’s former Prime Minister Milo Djukanovic and stop the country from joining NATO.

A screenshot of the Telegraph story on Montenegro stamped with a red “fake” sign can be seen on the ministry’s website, along with several other articles from Western media about Russia’s alleged meddling in the upcoming French presidential election.

The new section on the ministry site is described as containing “examples of publications retranslating false information about Russia”.

The ministry said it would collect such “fake news” from the foreign media, expose them by publishing the original sources and data, and so “prove that the Russian side has already responded to the specific issues in question”.

Ministry spokeswoman Maria Zakharova accused the authorities in Montenegro of being behind the anti-Russian information campaign in that country. 

“This campaign is not new. It is simply going through a new stage of its development,” Zakharova said on Wednesday. 

“Montenegrin PM Dusko Markovic could not help getting involved in the use of a thesis widely spread in the US and the EU countries and has accused Moscow and Russian special services of interfering in the election processes in that country,” she added. 

Zakharova noted that Montenegro’s Special Prosecutor Milivoje Katnic had gone even further by developing the claim that Russia Security Service, FSB, special forces, had been active on the territory of Montenegro. 

In the past few months – with a pick-up in recent days, Russian mainstream media have widely covered the accusations that Moscow supported an opposition-backed coup attempt aimed at overthrowing the elected government in Podgorica.  

The Russian media have called the accusations absolutely unfounded, with some leading outlets ridiculing Podgorica’s claims that its intelligence and security agencies narrowly prevented a Russian plot to install a pro-Moscow government.

State-run media such as Sputnik and Russia Today, but also the Tass news agency, have almost daily published state official and analysts’ reactions after Montenegrin Prosecutor Katnic on Monday accused “the Russian state” of orchestrating the attempted coup. 

According to Katnic, the head of the group plotting the coup was a Russian citizen known as Edward Shirokov but whose real name was Edward Shishmakov - and who was a former deputy military attache at the Russian embassy in Poland, expelled in 2014 for espionage.

In an article called “Keep Calm and Blame Russia” published on Tuesday, Sputnik cited political analyst Vladimir Kireyev as questioning the version from Podgorica and wondering “did this [coup] attempt happen at all?“

“They will most likely prove nothing but will go ahead with their allegations,” he predicted.

Even the more liberal online newspaper Lenta, considered less pro-Kremlin than other mainstream media, in an article published on Tuesday compared the story coming out of Podgorica to “a theater of the absurd”. 

Mainstream media have cited Kremlin spokesman Dmitry Peskov dismissing Katnic's allegations as irresponsible. Montenegro had failed to support those allegations with reliable information, Peskov said. 

Russian Foreign Minister Sergei Lavrov has called Katnic's allegations "unsubstantiated".

Sergey Kozlovsky, BBC correspondent in Russia, said the coverage of Montenegro in the Russian media had been extensive because no allegation of this kind has been made before.

“Modern Russia has never been accused of a coup attempt in a European country.  I guess you can call it one of the major stories in Russia, to say the least,” he told BIRN.

However, Kozlovsky noted that some Russian media outlets were only covering this story in terms of “fake news” - presenting it as another piece of anti-Russia propaganda and as nonsense. 

Many Russian journalists continue to point out that there is no solid proof of Russian involvement in the coup attempt, only media speculation and statements by Montenegrin officials.

The situation changed, he said, when Katnic named Russian intelligence officer Shishmakov as involved in the coup attempt, and when he claimed “Russian state” bodies had also been involved “at a certain level”.

Montenegro and the Balkans remain an important region for Russia, tied to it by historic ethnic, political and religious links, continued Kozlovsky.

“There is a lot of interest in the events happening in Kosovo and Serbia. The issue of the possible accession of Montenegro to NATO is a big deal in Russia, where many people don't appreciate ‘Slavic brothers’ joining a Western military alliance seen by them as hostile to Russia,” he said.

On the other hand, one of the most influential portals in Russia, fontanka.ru, in an article published on Tuesday, noted that Russians remain the most numerous foreign tourists in Montenegro, despite the disputes over the alleged coup and over the tiny Adriatic nation’s aspirations to become a NATO member.

The article said that the “coup” had not only failed to stop the flow of Russian tourists coming for the summer but might even be a kind of advertisement for Russians when choosing their holiday destinations. 

“According to the observations of the Russians living there, Montenegrins know how to count money and do not mix private business with politics.,” it noted.
“However, traces from the scandal, despite the friendship which has lasted since forever, are still there,” the article concluded.

Thursday, February 16

ACCORDING GEORGE SOROS RUSSIA MUST BE DESTROID

Officially, George Soros became engaged in Romanian affairs in the last days of 1989, after the fall of the Ceausescu regime. But some say that the work of the Hungarian-born US magnate of Jewish origin, began long before the fall of the Communist regime.

In the early '80s, George Soros began to finance the resistance groups and people in communist regimes in Eastern Europe promoting the ideas of "Open Society" . 

In 1979 "Open Society" penetrated Central and Eastern Europe (communist states), but also in many other countries in Africa, Asia and Latin America. In 1992, Soros founded - in Budapest - "Central European University", forming frames selected from across Eastern Europe and the former USSR, including Romania.

Romania is one of the European countries which is most oriented towards the Atlanticist geopolitical project. Despite its Orthodox Christian people, its elites always follow a strict pro-EU and pro-American course. The reason is very simple: it is a country where elites and civil society have been completely staffed by the US NGO's, particular by George Soros. The story of Romania deserves attention, because it is exemplary and shows how the methods of establishing Western liberal domination actually work.

Even though he has never recognized his involvement in Romania before 1989, George Soros admitted that he was involved in other communist countries, financially supporting opponents of these regimes. Given that Soros founded the Group for Social Dialogue event on the 31st of December 1989, and the Foundation Open Society in the early days of 1990, it is unlikely that the early members were found randomly off the street. It had been prepared since the time of Ceausescu regime.

According to a journalistic investigation by the Romanian Newspaper Adevarul, the early 90's were a time of ideological subjugation of Romania by the US. Thus the US created the first Romanian private TV Channel SOTI and allocated huge sums of money to the schooling of journalists. The Soros Foundation was the main contributor to this. All structures of political opposition including independent trade unions, student unions and political parties were funded by the US funds: Soros (Open Society), Freedom House, NED, National Republican Institute.

Thus the US funds and George Soros formed the major part of Romanian political class and journalist community. For example, the current Defense Minister Mihnea Motoc was granted at this time a scholarship at the George Washington University and since that time became a US agent of influence. As it was in other post-communist countries, Soros aimed to control the education system. Between 1990 and 1994, the Foundation was busy for the elaboration of "textbooks" - written by members of the Foundation - in collaboration with the Ministry of Education.

Soros’ first organization in Romania was Group for Social Dialogue (GDS) with founding members Silviu Brucan, Andrei Plesu, Gabriel Andreescu and Stelian Tanase. This organizations is strictly connected with Otpor in Serbia.

Officially, Soros founded in Bucharest in 1990, the foundation named after him: "Soros Foundation". Later, the name was changed: "Open Society Foundation" (FSD). It was among the first NGOs established in Romania.

The first direct representative of George Soros in Romania was Sandra Pralong (Sandra Marilyn Andreea Budis) a person who, not coincidentally, emigrated from Romania in the 70's and then returned after Ceausescu was overthrown . Sandra Pralong was an adviser to President Emil Constantinescu and today is an adviser to the current Romanian President Klaus Iohannis.

It is worth mentioning that the current Romanian prime-minister Dacian Ciolos, a former EU commissioner for agriculture, was a member of the “Friends of Europe", an association funded by the Open Society foundation. A fact he forgot to disclose to the Romanian people. However, his government was often referred to as “the Government of Soros” due to the fact that it is entirely formed from former NGO activists, Soros students, managers of multinational corporations and ardent Atlanticists. So, this country today is openly ruled by the American billionaire.

In addition to GDS and the Soros Foundation, the American financier has developed a myriad of NGO's related to his structures. Here are just a few names of them: "Soros Advising and Placement Center", "Soros Educational Advising Center", the "Union for the Reconstruction of Romania", "Centre for Partnership and Equality", "Center for Economic Development", Foundation "Concept "," Human Rights Center - Bucharest "," Association for Human Rights in Romania - Helsinki Committee (APADOR-CH) ". Association "Pro-Democracy", "Romanian Academic Society" etc., which in turn have given birth to other NGO's.

Among the members of these organizations you can easily find former ministers, advisers to Romanian presidents, directors of state institutions, influential journalists. Noteworthy is that three of the four Romanian presidents have had advisers or people form Soros network.

In reality it was a real network, "Soros Open Network Romania . Within this network operates a wide variety of organizations.The best known NGO's in the "Soros Open Network Romania" (SON) are:

APD. Founded in August 1990 by Adrian Mourousis in Brasov. It was funded, first, by the "National Democratic Institute", then entered the pyramid of SON. It has 30 branches across the country and over 1,000 members. Specialization: supervision of elections, a parallel vote count, etc. Organizes every year "Summer University in Balvanyos" (Covasna), along with "Liga Pro-Europa" and "Hungarian Youth Union" and the FIDESZ. 

"Pro-Democracy" is financed besides SON (ie FSD) by the "National Democratic Institute", "Freedom House", "USAID" (United States Agency for International Development) and "Westminster Foudation for Democracy".

"ROMANIAN ACADEMIC SOCIETY" (SAR). It is led by Alina Mungiu. Promoted the merger between Democratic Party and the National Liberal Party - which also realized. Thus National Liberal Party, Romanian historical party, which previously had serious souvereignist wing, was completely hijacked by Soros activists. Alina Mungiu is the anti-Orthodox activist and sister of Cristian Mungiu, Romanian film director, decorated by Oscar for his film justifying abortions.

Funding of Mungiu fund comes from the "Open Society Institute" and the "World Bank", "Freedom House" (James Woolsey), and "Marshall Fund".

"ASSOCIATION FOR HUMAN RIGHTS IN ROMANIA Helsinki Committee" (APADOR-CH). Led at first by Renate Weber, then in 1996 Monica Macovei.

Group for Social Dialogue "(GDS). Founded in 1990. GDS includes the people, described by the media as leading intellectuals of Romania today: Gabriela Adameşteanu Mariana Celac, Andrei Cornea Andrei Oisteanu Adrian Cioroianu etc.

Leading personalities in the network "Soros Open Network Romania" were Renate Weber, Alina Mungiu, Monica Macovei, Cristian Parvulesc, Mihai Razvan Ungureanu , Adrian Cioroianu etc.

One of the best examples of work of Soros network is the career of Mihai Razvan Ungureanu the current head of Romania Foreign Intelligence Service (SIE) and former Prime-minister of the state (2012) and Foreign Minister ( 2004-2007). From 1997 Razvan Ungureanu worked for FSD. This allowed him to benefit from scholarships and internships. Thus, in '90 -'91, Ungureanu received a scholarship to master in the St. Cross College by University of Oxford. This has allowed him to become later member of the prestigious "European Association for Jewish Studies at Oxford". In 1998, Ungureanu became a "Senior Fellow" at "Oxford Centre for Hebrew and Jewish Studies" within its "St. 

Cross College "(Oxford), the most famous center of this kind in the world. Receiving  the "Posen Award", Ungureanu also benefited from a scholarship for two years (1996/1997 and 1997/1998), the renowned " Hebrew University " ​​in Jerusalem. In 2000, Ungureanu claimed courses as "Senior Reader" to "NATO School" in Oberammergau (Germany) and in 2003 Ungureanu is "senior Reader" to "George C. Marshall Center for Security Studies" in Garmisch-Partenkirchen (Germany ). Mihai Razvan Ungureanu is just one example of the opportunities offered by FSD and George Soros to young Romanians. The same can be said of many others of those quoted above.

The list of Soros "connections"

Here is a list of some of the former or current members of the Group for Social Dialogue, the Foundation Open Society and other NGO's affiliated Open Society Romania Network presented by the Romanian media:

  • Dacian Ciolos – Prime-minister of Romania
  • Sandra Pralong - former advisor to President Emil Constantinescu, the current adviser of President Klaus Johannis.
  • Mihai Razvan Ungureanu - a former foreign minister (2004 - 2007), director of SIE (2007 - 2012), prime minister of Romania (February 2012 - May 2012) currently once again director of SIE (Foreign Intelligence Service)
  • Helvig Edward - Head of SRI (Romanian Intelligence Service), another Romanian intelligence agency, former Director General of the Institute of Social Studies, former adviser to the Minister of Interior, C. Dudu Ionescu, former adviser to Mugur Isarescu, head the Bank of Romania, former Member of Bihar, former MEP,former Minister of Regional Development and Tourism
  • Corina Șuteu – current Minister of Culture, former director of Romanian Cultural Institute in New York
  • Raluca Alexandra Prună – current Minister of Justice, founding member of Transparency International – Romania
  • Alexander Lăzescu - former director of TVR (Romanian State Television)
  • Andrei Pippidi - historian, member of the Committee that drafted Tismăneanu Report and Report on Romania's participation in Holocausl
  • Vladimir Tismaneanu - political scientist, chairman of the Presidential Commission for the Analysis of the Communist Dictatorship in Romania, one of the leading neoconservative intellectuals of modern Romania
  • Andrei Plesu - writer, Minister of Culture (December 28, 1989 - October 16, 1991) Foreign Minister (December 29, 1997 - December 22, 1999), adviser to President Traian Basescu (December 2004 - May 2005)
  • Catrinel Pleşu - former director, National Book Centre of the Romanian Cultural Institute (2009 - 2012)
  • Mihai Sora - philosopher, Minister of Education (December 1989 - June 28, 1990)
  • Renate Weber - adviser to President Traian Basescu (2004 - 2005) Liberal MEP.
  • Liviu Antonesei - writer, journalist
  • Alin Teodorescu - sociologist, first president of GDS, adviser to Prime Minister Adrian Nastase
  • Andrei Marga - philosopher, Minister of Education (1997 - 2000), Foreign Minister (May 2012 - August 2012), President of ICR (September 2012 - June 2013)
  • Horia Roman Patapievici - philosopher, member of the CNSAS (National Counsil for the Examination of Securitate Archives) (2000 - 2004), President of Romanian Cultural Institute (ICR) (2005 - 2012)
  •  Mircea Mihaies - literary critic, essayist, former vice-president of ICR (2005-2012)
  • Christian Parvulescu - political scientist, chairman of "Pro Democracy"
  • Victor Rebenciuc - actor
  • Sabina Fati - journalist
  • Andrei Oişteanu - ethnologist, anthropologist, member of the education committee of the National Institute for Studying the Holocaust in Romania "Elie Wiesel"
  • Andreea Pora - journalist
  • Teodor Baconschi - theologian, former Minister of Foreign Affairs, December 2009 - January 2012, Romania's ambassador to the Vatican, Portugal, San Marino. MFA State Secretary (2005-2006), Advisor to the President Traian Basescu (2006 - 2007)
  • Monica Macovei - MEP, former Minister of Justice (2004 -2007), former presidential candidate Romania
  • Alina Mungiu - political scientist, head of News TVR (1997 - 1998) founded the Academic Society of Romania, a teacher at SNSPA
  • Stelian Tanase - writer, president and CEO of TVR, former director of Reality TV
  • Laura Stefan - a member of the NGO "Expert Forum", director in the Ministry of Justice (2005-2007), was declared an expert of corruption by US Embassy
  • Adrian Cioroianu - historian, Dean of the History Faculty of the Bucharest University, was one of the supporters of the introduction of alternative textbooks, an initiative of the Soros Foundation. Former senator, Timis, former MEP, former Foreign Minister (April 2007 - April 2008)
  • Rodica Culcer - journalist, former referent at the US Embassy in Bucharest (1985 - 1991), former director of TVR News
  • Adrian Cioflâncă - researcher and former member of the CNSAS, Coat of Tismăneanu Report and Report Elie Wiesel.
  • Stere Gulea - director, former president of TVR
  • Gabriel Liiceanu - philosopher, director of the Humanitas Publishing House (formerly Publishing Policy)
  • Sorin Ionita - political scientist, consultant of the Council of Europe, the World Bank on Eastern Europe and the Balkans; Romania's representative ȋn European Economic and Social Committee (EESC), sections Transport, Energy and Environment, Agriculture, former member of the Presidential Commission for Analysis of Social and Demographic Risks
  • Smaranda Enache  - President of the NGO Pro Europa League, former ambassador of Romania in Finland (1998 - 2001)
  • Radu Filipescu - nephew's brother of Petru Groza, a founding member of GDS
  • Armand (Armant-Constantin) Goşu - historian, former adviser to the Foreign Minister (2010-2012), was a member of the Presidential Commission for the Analysis of the Communist Dictatorship in Romania, former director of the Romanian Institute for Recent History
  • Dan Perjovschi - cartoonist, illustrator
  • Mircea Toma - activist, ActiveWatch.
  • Michael Bumbes – historian .
  • Claudiu Crăciun - political scientist, lecturer of the Department of Political Science and European Studies from SNSPA, was expert in the Secretariat General of the Government and the Ministry of Education (2004-2009). His work "The Government Learning Research Project: Assessing Policy Making Reform in Romania" was published under the auspices of the Open Society Network and the Center for Political Studies at the Central European University, both founded by George Soros.