Showing posts with label VATICANO. Show all posts
Showing posts with label VATICANO. Show all posts

Friday, May 17

TE LO DO' IO IL MPS

A ricordare il peso dell'influenza dell'Opus Dei nelle scelte che riguardano l'attività e gli assetti del MPS era stato tra gli altri il tesoriere del PD Ugo Sposetti, intervistato da Repubblica. Alla domanda "a Siena c'è la massoneria?", Sposetti nel difendere la correttezza e l'estraneità dei democratici, risponde infatti lapidario: "Non solo, c'è pure l'Opus Dei".

Come spiega lo stesso Wall Street Journal la Banca d'Italia concesse a MPS il prestito nell'ottobre del 2011 perché "la banca stava ormai esaurendo tutta la liquidità e non aveva più gli strumenti per continuare a chiedere fondi alla Banca Centrale Europea". Tuttavia "per timori che si potesse creare panico sui mercati né MPS né la Banca d’Italia resero pubblico quel prestito". Secondo la normativa vigente infatti non vi è l’obbligo di comunicare tali operazioni, previste per tutte le banche dell’Euro-sistema, al mercato. 

In una "conference-call" con analisti ed investitori, subito dopo aver ricevuto il prestito, i dirigenti di MPS affermavano che la posizione finanziaria della banca era solida e che le necessità di raccolta per il 2012 erano state coperte. Da Francoforte, però, il presidente della BCE Mario Draghi ha difeso l'Istituto di via Nazionale spiegando che c'è "un rapporto dettagliato" che dimostra come sia stato fatto tutto quello che si doveva e si sia agito velocemente.

Secondo l'ex numero uno Mario Draghi, anche il Fondo Monetario Internazionale avrebbe riconosciuto l’azione corretta della Banca d’Italia. "Spetterà ora alla banca senese portare avanti il programma di ristrutturazione ritornando in salute e in grado di generare profitti", ha aggiunto Draghi ricordando di aver firmato "entrambe le ispezioni su MPS" quando era presidente di Bankitalia, organismo che "non ha poteri di intervento politico o giudiziari". 

Ogni giorno emergono nuovi particolari ad allargare lo scandalo che sta travolgendo il MPS. 

In giornate particolarmente concitate per la vicenda MPS, cominciarono a filtrare alcune notizie in ordine ai reati contestati a carico dei vertici dell’istituto di credito. Le vicende sotto esame sono l’acquisizione di Antonveneta, l’“affaire Lutfin” e le operazioni in derivati denominate “Alexandria” e “Santorini”. Relativamente ad Antonveneta, sono stati ipotizzati i reati di aggiotaggio, manipolazione di mercato ed ostacolo all’attività di vigilanza.

L’aggiotaggio è attualmente disciplinato dall’art. 2637 c.c. mentre la manipolazione del mercato è un reato previsto dall’art. 185 del D. Lgs. n. 58/1998 (Testo Unico delle disposizioni in materia finanziaria). La disposizione contenuta nel codice civile, nella formulazione novellata dalla L. n. 62/2005, sanziona con la reclusione da uno a cinque anni chiunque diffonda notizie false, ovvero ponga in essere operazioni simulate o altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati o per i quali non è stata presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in un mercato regolamentato, ovvero ad incidere in modo significativo sull’affidamento che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche o di gruppi bancari (c.d. aggiotaggio bancario). 

L’art. 185 TUF contempla un fatto tipico pressoché analogo, ma una pena molto più severa (da due a dodici anni di reclusione e da 20 mila euro a cinque milioni di euro di multa) nel caso in cui l’oggetto materiale della condotta siano strumenti finanziari quotati. La norma prevede poi un’aggravante speciale che permette al giudice di aumentare la multa fino al triplo o fino a dieci volte il valore del prodotto o del profitto conseguito dal reato quando, per la rilevante offensività del fatto o per le qualità personali del colpevole, essa appaia inadeguata anche se applicata nel massimo.

Tali illeciti sono stati contestati anche nel caso Parmalat (v. Corte d’Appello di Milano, sent. n. 1728/2010 del 26 maggio 2010 - 14 luglio 2010) e nelle vicende giudiziarie che sono seguite alle scalate ad Antonveneta e BNL tentate nel 2005 rispettivamente dalla Banca Popolare di Lodi (v. Corte d’Appello di Milano, sent. n. 227/2012 del 13 marzo 2012 - 11 giugno 2012) e da Unipol (v. Cass. pen., Sez. V, sent. n. 49362/2012 del 7 dicembre 2012 - 19 dicembre 2012). La giurisprudenza recente ha quindi avuto modo di interrogarsi sulla struttura delle due fattispecie, sul momento consumativo del reato, sulla competenza territoriale nonché sulla responsabilità degli enti, considerato che i reati di aggiotaggio e manipolazione del mercato sono contemplati dagli artt. 25 ter, comma 1, lett. r) e 25 sexies, comma 1 del D. Lgs. n. 231/2001 e che una speciale forma di responsabilità sussidiaria dell’ente è prevista anche dall’art. 187 quinquies del TUF.

Con riguardo alla “questione Lutfin”, si tratta di una società svizzera che sarebbe stata utilizzata quale veicolo per effettuare pagamenti riservati nei confronti di alti dirigenti del MPS in cambio dell’acquisto di un pacchetto titoli all’interno dei quali ve ne erano alcuni (cosiddetti derivati) che presentavano forti perdite per Dresdner Bank. In sostanza MPS avrebbe acquistato da Dresdner Bank titoli in sofferenza e le avrebbe poi rivenduto titoli “in salute”. In questo modo Dresdner Bank avrebbe neutralizzato le perdite, mentre MPS se ne sarebbe fatta carico. 

In tesi d’accusa i promotori dell’operazione sarebbero stati i veri beneficiari del compenso corrisposto da MPS a Lutfin (600 mila euro) a titolo di provvigioni. La vicenda ha acquistato immediata notorietà in ragione della pubblicazione, ad opera di alcuni siti, di una nota della Guardia di Finanza – Nucleo di Polizia Tributaria di Milano, relativa ad un altro filone d’indagine già in fase avanzata. In relazione a tale “affare” non è dato sapere quali siano i reati ipotizzati. Tale condotta pare comunque riconducibile, tra l’altro, all’art. 2635 c.c., recentemente novellato dalla L. n. 190/2012 in materia di corruzione, che ne ha anche modificato la rubrica da “Infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità” a “Corruzione tra privati”.

Relativamente ai derivati, infine, è emerso che non sarebbero state iscritte a bilancio perdite potenziali per 500 milioni di euro. Il che potrebbe configurare il reato di false comunicazioni sociali. Tuttavia, come noto, la repressione di tale illecito societario è ostacolata dalla formulazione delle due norme che lo prevedono. L’art. 2621 del codice civile, infatti, contempla un reato di condotta perseguibile d’ufficio, ma fa «salvo quanto previsto dall’articolo 2622». Tale seconda disposizione sanziona le false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori, ma subordina la punibilità alla presentazione della querela di parte. 

Cosicché se – come pare essere nel caso di MPS – l’“esposizione di fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni”, ovvero l’“omissione di informazioni la cui comunicazione sia imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene” sia tale da “cagionare un danno patrimoniale alla società, ai soci o ai creditori”, il reato sarà punibile solo nel caso in cui sia presentata apposita querela di parte.

A contorno di tutta questa complessa vicenda, è stato ipotizzato il reato di ostacolo alle attività di vigilanza (nella fattispecie: Bankitalia e Consob), anche questo previsto sia dall’art. 2638 del codice civile che, in forma sussidiaria, dall’art. 170 bis del D. Lgs. n. 58/1998. Tali disposizioni, poste a tutela della c.d. trasparenza societaria esterna, sanzionano coloro i quali, nelle comunicazioni alle autorità pubbliche di vigilanza, espongono fatti materiali non rispondenti al vero sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria dell’ente ovvero occultano con altri mezzi fraudolenti fatti che avrebbero dovuto comunicare. 

La problematicità di tale fattispecie è essenzialmente legata alla carenza di offensività della previsione di cui al secondo comma dell’art. 2638 c.c., in virtù del quale rispondono del medesimo reato coloro che, “in qualsiasi forma” consapevolmente ostacolano le attività pubbliche di vigilanza.

Fino a questo momento, invece, non si ha notizia di indagini a carico delle società di revisione, anche se è legittimo attendersi un loro coinvolgimento diretto (i reati dei revisori sono oggi previsti agli artt. 27 e segg. del D. Lgs. n. 39/2010) o quanto meno concorsuale (sindaci e revisori possono, infatti, essere chiamati a rispondere del mancato impedimento dei reati da parte degli amministratori ai sensi dell’art. 40, comma 2 del codice penale).

Ecco le tre domande che andrebbero poste, unicamente, all’on. Silvio Berlusconi, presidente del PdL.

1) “ Ci risulta, come confermato dagli atti ufficiali, che la Goldman Sachs affidò all'on. Gianni Letta, ai tempi deputato eletto nelle sue liste, la mansione di gestire, sovrintendere e chiudere la compravendita tra MPS e Banca Antonveneta. Come mai, non essendo l’on. Gianni Letta né un esperto di sistemi bancari, né un esperto in tecnica bancaria, né un banchiere, né ufficialmente parte in causa, è stato scelto per tale delicato lavoro che presuppone una corposa e specifica competenza tecnica?”
2) “ Ci risulta, come provato da atti ufficiali, che, strada facendo, sia stata accorpata anche la società J. P. Morgan, attraverso, pare, la partecipazione attiva e personale del direttore responsabile marketing per le operazioni europee: Giovanni Monti (39 anni, figlio del premier Mario Monti). Come mai? Perché sarebbero state scelte queste due società straniere essendo l’Italia piena di eccellenti società di intermediazione finanziaria ad alti livelli sia di merito che di competenza tecnica garantita?”
3) “ Come mai, essendo il MPS una banca di interesse nazionale, considerata “strategica” all’interno del mondo finanziario-economico italiano, l’on. Gianni Letta, venendo meno ai suoi obblighi di Legge, non ha riferito, punto per punto, l’intero percorso operativo al presidente della CONSOB, all'ABI a Bankitalia e al Ministero del Tesoro?”.

Non posso fare a meno di ricordare quel 26 gennaio u.s. quando un "carneade" sbraitò, con la bava alla bocca: "se c’è qualcuno che osa sostenere che il PD c’entra in un qualunque modo in questa vicenda, ebbene, noi lo sbraniamo vivo” . Si è preferito -tra di loro, alla fine di una miservole e lunga sceneggiata- fare un "governicchio d'insabbiamento artigianale". In breve, la vicenda MPS, come altri "scandali" di questi ultimi anni, appare di particolare interesse per i profili inerenti il diritto penale economico e merita, quindi, di essere perseguita con estrema attenzione, onestà, imparzialità e, sopratutto, molto coraggio da parte di una vera magistratura.

Wednesday, June 13

IOR : una banca che non rientra della "white list".

Indagini a tappeto, dunque, dell’intelligence di via Nazionale sui rapporti tra lo IOR e tutte le banche italiane. A inizio giugno trapela che sono una decina le banche su cui si sono accesi i riflettori: “le principali” dicono le autorità. Ne è emerso un quadro allarmante: “Nella prassi lo Ior si comportava come una fiduciaria più che come una banca” racconta una fonte.

“Schermava regolarmente i nomi dei titolari delle operazioni e le loro finalità. Non si atteneva, cioè, ai principi fissati dal cosiddetto questionario Wolfberg”, lo strumento utilizzato dagli istituti di credito per valutare il rischio-paese e il rischio-cliente nelle attività di contrasto al riciclaggio di denaro”. E di fronte alle richieste di informazioni su operazioni anomale intercettate dal sistema Gianos, la risposta consueta alle banche italiane (come nel caso del Credito Artigiano) era di questo tenore:


"sono movimentazioni di denaro normali nella nostra attività di sostegno alle opere di religione nei diversi continenti. Stop".
Non un nome, un progetto, una parrocchia o una missione.

Questa risposta veniva però tollerata dalle banche, nonostante il decreto legislativo 231 del 2007 che ha recepito nell’ordinamento italiano la direttiva europea 60 del 2005. Il motivo? L’incertezza sulla natura giurica dello IOR: è un soggetto privato, dice la Santa sede; no, è una banca, dicono le autorità italiane. E così si è andati avanti fino all’autunno 2009.

L’inchiesta della Procura di Roma e l’avvio degli accertamenti da parte dell’UIF hanno imposto una svolta che è arrivata con le istruzioni di Banca d’Italia a gennaio scorso ad un gruppo di banche e poi girate a tutti il 9 settembre: lo IOR è una banca di un Paese che non rientra della "white list" e come tale deve impegnarsi a:
1) a verificare chi sono i titolari dei conti correnti;
2) verificare chi siano i reali beneficiari delle operazioni;
3) acquisire informazioni sulle finalità delle operazioni;
4) fornire all’intermediario italiano tali informazioni nel caso in cui questi le richieda.

“Stiamo parlando di operazioni per milioni di euro alla settimana. Transazioni in parte in bonifici, in parte in assegni ma soprattutto in contanti”. Operazioni “spesso senza tracciabilità, anche nel caso degli assegni, spesso con girate incomplete, e dei bonifici, su conti correnti numerati.

Ma ciò che è impressionante è la quantità di contanti che ogni settimana con valigette di tutti i tipi entra ed esce dalle banche che lavorano con lo IOR”. Tanto che diversi istituti sono corsi ai ripari e hanno rinegoziato i modelli contrattuali con l'Istituto vaticano, adottando procedure più rigide.

In alcuni casi talmente rigide da spingere la banca del torrione di Niccolò V a dirottare gran parte delle operazioni su qualche istituto più compiacente o, semplicemente, più sprovveduto. C’è chi la chiama opacità, c’è chi la chiama riservatezza. In ogni caso, sembra uno stile consolidato nell’operatività quotidiana dello IOR.

Saturday, June 2

"Medice, curat te ipsum". Lo dice Gesù nel Vangelo di Luca.

E mai come adesso nel nostro paese la frase si carica di un significato politico preciso. È in queste ore, infatti, che dopo l'arresto del maggiordomo del Papa esplode in tutta evidenza il caso di un Vaticano dilaniato da lotte interne furibonde. La Chiesa, che non si è ancora ripresa dallo scandalo mondiale della pedofilia, è finita in una bufera in cui ruotano in maniera incontrollabile ed impazzita pezzi di Curia, brandelli di burocrazie vaticane, cardinali conservatori, prelati progressisti e, soprattutto, l'intera categoria dei vescovi e delle gerarchie ecclesiastiche italiane.

Sempre in queste ore, in cui la Cattedra di San Pietro è investita da un turbine che rischia di spiantarla o, quanto meno, di sporcarla ed offuscarla nei modi più sconci, viene presentato il manifesto in cui alcuni rispettabili e qualificati esponenti del mondo della politica, del lavoro e della produzione si presentano al paese come portatori di «una buona politica per tornare a crescere» in nome della comune matrice cattolica. Ha un senso collegare lo sconquasso morale prima ancora che organizzativo del Vaticano e la lotta fratricida che si consuma all'interno del clero italiano con il manifesto di "Todi 2" in cui i cattolici di spicco del nostro paese si pongono come unica classe dirigente in grado di portare la società italiana fuori della crisi? Purtroppo il senso c'è.

Ed è quello, netto ed inesorabile, che nega la possibilità a chi poggia la propria legittimità politica e morale in una istituzione in profonda crisi morale e politica di presentarsi come l'unica classe dirigente in grado di far uscire l'Italia dal vortice di un degrado che è anch'esso di natura politica e morale. "Todi 2", in sostanza, prima ancora di candidarsi in nome dei propri valori religiosi di riferimento ad unica ancora di salvezza del paese, dovrebbe preoccuparsi di mettere in opera l'insegnamento evangelico e promuovere una azione di risanamento politico e morale dell'istituzione che da duemila anni rappresenta e simbolizza quei valori. Insomma, «Cattolici , curate voi stessi!».

Perché solo dopo aver dimostrato di poter esercitare una qualche funzione salvifica all'interno della Chiesa italiana che incide sugli equilibri interni della Santa Sede, i cattolici possono rivendicare il diritto di presentarsi come l'unica classe dirigente in grado di indicare una via di salvezza alla società italiana.

Questa considerazione non vuole significare una bocciatura preventiva all'insegna del laicismo fondamentalista dell'iniziativa portata avanti dai ministri Passera, Riccardi ed Ornaghi, dal segretario della Cisl Bonanni e dai rappresentanti delle Acli, della Coldiretti, della Confartigianato, della Compagnia delle Opere e della Confcooperative. C'è poco da bocciare. E non c'è nulla su cui laicisticamente esultare per la partenza in salita di "Todi 2".

C'è, semmai, da rilevare che nel nostro paese diventa sempre più drammatico il problema del ricambio dell'attuale classe dirigente. Chi pensava che il ricambio potette essere assicurato dai tecnici, dai sindacalisti e dall'associazionismo di matrice cattolica deve prendere atto che la sua era una tragica illusione.

Se il Vaticano va a fuoco per l'autocombustione della Chiesa italiana non possono essere di certo i cattolici nostrani a presentarsi come i pompieri della crisi nazionale. E se, dopo aver registrato il fallimento della classe dirigente di destra e di sinistra, si deve anche scoprire che l'alternativa del mondo cattolico diventa impraticabile, il futuro diventa definitivamente oscuro. Se vengono meno anche gli ultimi "santi a cui votarsi", siamo definitivamente rovinati.

Friday, May 25

Vatican Bank chief fired in corruption row

The Vatican Bank chief has been dismissed for reportedly leaking documents amid accusations of money laundering. The move comes as the Holy See, embroiled in a chain of financial scandals, is trying to deal with claims of corruption and fraud. 

The president of the Vatican Bank Ettore Gotti Tedeschi has been ousted after receiving a unanimous vote of no-confidence from bank overseers. The economist, who presided over the institution since 2009, is under investigation by Italian magistrates for alleged money laundering.

Gotti Tedeschi is seen as having failed to clean up the image of the bank, perceived as a symbol of the opacity and corruption scandal gripping the Pope’s kingdom. “The board passed a unanimous no-confidence vote against the president… and believes the action is important to maintain the vitality" of the bank, the Vatican said.

The ex-chief declined to comment on his dismissal. He told journalists: "I'd rather say nothing, otherwise I'd say ugly things." However in remarks to Reuters, he said: "I have paid for my transparency."
In 2010 Italian police launched an investigation against Tedeschi as part of a money-laundering inquiry, and the Vatican said then it was "perplexed and astonished", expressing full confidence in him.

Now, the Huffington Post says the Vatican has been shaken by a row over leaked documents and has begun a criminal probe into the source of the leaks, besides setting up a commission of cardinals to look into the matter.

Quoting an anonymoussource familiar with the Vatican's investigation, the Huffington Post says the banker leaked confidential documents to serve his personal and political interests. Gotti Tedeschi, 62, was named president of the bank, known as the Institute for Religious Works, or IOR, in an effort by the Vatican to clear the institution’s name.

The Vatican has been in the midst of a scandal over tax fraud and money laundering for several years.
In 2010, Pope Benedict XVI created a new financial authority to "prevent and oppose illegal financial activity," after an Italian court temporarily seized $33 million from the Vatican Bank as part of the inquiry into Tedesci’s activities.

The Pope has launched desperate attempts to wash off the corruption claims after the Moneyval, the Council of Europe's experts on anti-money laundering, set a deadline for the Vatican to prove it can be put on to the "white list" of financially virtuous countries.

The body prepares to rule at the beginning of July on whether the Holy See has managed to clean up its act and meet international monetary standards on financial transactions.

The Vatican Bank was created during World War II to manage assets destined for religious or charitable works and has seen several financial scandals in the past decades.

Thursday, May 24

Vatican slams new book of documents as ‘criminal’

The Vatican is threatening to take legal action against those responsible for publishing a new book of leaked internal documents. The book sheds light on power struggles and corruption inside the Holy See and the thinking of its embattled top banker.

Pope Benedict XVI has already appointed a commission of cardinals to investigate the “Vatileaks” scandal. It erupted earlier this year with the publication of leaked memos alleging corruption and mismanagement in Holy See affairs and internal squabbles over its efforts to comply with international anti-money-laundering norms.

The publication Saturday of “His Holiness” by Italian journalist Gianluigi Nuzzi, added fuel to the fire, reproducing confidential letters and memos to and from Pope Benedict and his personal secretary which, according to the Vatican, violated the pope's right to privacy.

Vatican spokesman Rev. Federico Lombardi said in a statement Saturday the book was an “objectively defamatory” work that “clearly assumes characters of a criminal act.” He warned the Holy See would get to the bottom of who “stole” the documents, who received them and who published them. He warned the Holy See would seek international cooperation in its quest for justice, presumably with Italian magistrates.

The Vatican had already warned of legal action against Nuzzi after he published letters in January from the former second-highest Vatican administrator to the pope. In those letters the administrator begged not to be transferred for having exposed alleged corruption that cost the Holy See millions of euros in higher contract prices. The prelate, Monsignor Carlo Maria Vigano, is now the Vatican's US ambassador.

Nuzzi, author of Vatican SpA, a 2009 volume laying out shady dealings of the Vatican Bank based on leaked documents, said he was approached by sources inside the Vatican with the trove of new documents. Most of them are of fairly recent vintage and many of them painting the Secretary of State, Cardinal Tarcisio Bertone, in a negative light.

Much of the documentation is fairly Italy-centric: about a 2009 scandal over the ex-editor of the newspaper of the Italian bishops' conference, a previously-unknown dinner between Benedict and Italy's president, and even a 2011 letter from Italy's pre-eminent talk show host Bruno Vespa to the pope enclosing a check for 10,000 euro for his charity work and asking for a private audience in exchange.

But there are international leaks as well, including diplomatic cables from Vatican embassies from Jerusalem to Cameroon. Some concern the conclusions of the pope's delegate to the disgraced Legion of Christ religious order. In a memo sent to the pope last autumn he warned that the financial situation of the order, beset by a scandal over its pedophile founder, “while not grave, is serious and pressing.”

Ettore Gotti Tedeschi, the head of the Institute for Religious Works, otherwise known as the Vatican Bank, gets significant ink. His private memos to the pope with his take on the Vatican's response to the global financial crisis and how to handle the church's tax exempt status amid Italian government efforts to crack down on tax evasion have also been published.
The bank has been trying for some two years to remedy its reputation as a shady tax haven beset by scandals. One of them is the collapse of Italy's Banco Ambrosiano and the death of its head, Roberto Calvi, who also helped manage Vatican investments and was found hanging from London's Blackfriars Bridge in 1982.
In a bid to show it has mended its ways, the Institute for Religious Works this week invited ambassadors from 35 countries in for a tour and a chat with its managing director as part of a new transparency campaign. The tour came on the same day Holy See representatives were in Strasbourg discussing the first draft of a report from a Council of Europe committee on the Vatican's compliance with international norms to fight money laundering and terrorism financing.

British Ambassador Nigel Baker, who went on the Institute for Religious Works tour, later blogged that the Vatican's reputation depends on showing that its institutions are transparent. “Plenty still needs to be done. But the Holy See needs to stick to its guns. It is in their interest, and ours,” Baker wrote.

Friday, April 13

Nuovo appello del World Council of Churches. Minacce a pace e sviluppo dal commercio delle armi.

«Una legislazione vincolante sul commercio delle armi»: a chiederla sono le comunità religiose aderenti al World Council of Churches (Wcc-Consiglio ecumenico delle Chiese) in un appello per la pace e la tutela dei diritti umani pubblicato a cura dell'ufficio del Programme Executive for Peace Buiding and Disarmament.

L'intervento accompagna una campagna di sensibilizzazione ecumenica avviata da tempo in vista della Conferenza delle Nazioni Unite del prossimo luglio, in occasione della quale rappresentanti diplomatici di circa 2oo Paesi cercheranno di negoziare un trattato in materia di commercio delle armi convenzionali.

Il WCC, si ribadisce, «è impegnato affinché sia assicurato che il trattato protegga le popolazioni messe a rischio dalle correnti pratiche del commercio delle armi». Comunità religiose di oltre trenta Paesi sono coinvolte.

I partecipanti alla campagna provengono sia da Paesi che traggono profitto da questo commercio che da quelli che ne soffrono le conseguenze. Milioni di vite umane, si ricorda, vengono ogni anno spezzate dalle violenze e «la mal regolamentazione dell'esportazione, dell'importazione e del trasferimento delle armi reca con sé parte della responsabilità».

Un utilizzo delle armi, è aggiunto, «illegale e illegittimo favorisce molte forme di violenza e alimenta i conflitti, ponendo sotto minaccia lo sviluppo sociale ed eco-nomico». Già nel 2006, il WCC aveva accolto favorevolmente il progetto di risoluzione delle Nazioni Unite relativo al controllo delle armi.

L'allora segretario generale, Samuel Kobia, aveva sottolineato la necessità di creare un controllo giuridicamente stringente, a livello internazionale, perché «ogni settimana, in ogni luogo, la proliferazione delle armi porta con sé morti violente, sofferenze profonde e il distoglimento inaccettabile di quelle risorse, che invece potrebbero dare slancio per incoraggiare la pace».

Nel 2006, alle Nazioni Unite era stato deciso di co-sponsorizzare una risoluzione per avviare i lavori per un Trattato internazionale sul commercio di armi, che, stabilendo standard globali omogenei, impedisca i trasferimenti di queste a Paesi che alimentano conflitti e gravi violazioni dei diritti umani, rendendo più rigidi gli embarghi.

Alla fine del 2009, l'Assemblea Generale ha deciso di convocare per il 2012 una Conferenza sul Trattato sul Commercio delle Armi, al fine di «elaborare uno strumento legalmente vincolante, sugli standard comuni internazionali più alti, per il trasferimento delle armi convenzionali». Anche la Santa Sede da tempo sostiene l'iniziativa.

L'osservatore permanente presso le Nazioni Unite, arcivescovo Francis Assisi Chullikatt, in un intervento — svoltosi in occasione della IV sessione del Comitato preparatorio per la Conferenza sul Trattato, svoltasi a New York tra il 13 e il 17 febbraio 2012 — ha sottolineato che «un commercio delle armi non regolamentato e trasparente a causa dell'assenza a livello internazionale di sistemi efficaci di monitoraggio causa una serie di conseguenze umanitarie: lo sviluppo umano integrale viene rallentato, il rischio di conflitti e di instabilità aumenta, i processi di pace sono messi in pericolo e il diffondersi di una cultura di violenza e di criminalità viene facilitata».

Pertanto, ha aggiunto il presule, «un'azione responsabile, condivisa da tutti i membri della comunità internazionale, è necessaria per risolvere queste problematiche realtà. Essa chiama in causa Stati, Organizzazioni internazionali, Organismi non governativi e settore privato». Questa azione responsabile, ha concluso, è diventata sempre più stringente «al fine di promuovere lo stabilimento e il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale con il minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti».

La campagna di sensibilizzazione del WCC si inserisce in un quadro di varie iniziative condotte da organizzazioni della società civile, alleate in organismi di pressione internazionale. Particolare impulso è stato dato all'iniziativa dopo lo svolgimento dell'International Ecumenical Peace Convocation svoltasi nel maggio 2011, a Kingston, in Giamaica.

In un incontro dell'ottobre 2011, a New York, il segretario generale Olav Fykse Tveit, aveva affermato che le comunità religiose intendono promuovere un accordo internazionale «in grado di controllare efficacemente il commercio delle armi, a tutela della pace e della vita quotidiana delle persone e delle comunità».

Oltre un centinaio di leader di comunità di varie confessioni e religioni e rappresentanti di organizzazioni base di fede hanno finora aderito a un appello promosso nel settembre 2011 dall'Interfaith Working Group of the Control Arms Coalition, in vista dell'appuntamento di luglio all'ONU.

Thursday, February 23

B-XVI inizia le pulizie del Vaticano

La strada da percorrere per uscire dal pantano provocato da "Vatileaks" — l'incontrollata uscita di notizie, lettere, documenti riservati che mostrano una certa carenza di governance all'interno della Santa Sede — il Papa sta cercando di indicarla in questi giorni. Non solo ha chiamato ad aprire il summit che ha preceduto il concistoro dello scorso fine settimana un presule che ha fatto dell"ortodossia positiva" il senso del proprio ministero, Timothy Dolan, arcivescovo di New York — "Incarna l'interpretazione aperta e positiva dello spirito conservatore del cattolicesimo, che io stesso definisco ortodossia affermativa', ha scritto recentemente il vaticanista americano John Allen — ma ha anche voluto che a tenere il ritiro spirituale di Quaresima che si apre settimana prossima alla presenza di tutti i capi dicastero vi fosse un'altra figura aliena dal tramestio che agita la Santa Sede: un cardinale fatto venire opportunamente da lontano, dal Congo, e cioè l'arcivescovo di Kinshasa Laurent Monsengwo Pasinya. Figura molto conosciuta anche dai media, per molti è lui il vero candidato africano per il prossimo Conclave. L'intento di Benedetto XVI è chiaro: mostrare anzitutto alla chiesa e ai suoi vescovi che si possono superare le diatribe interne guardando oltre, a quelle personalità che nel mondo rappresentano l'eccellenza del cattolicesimo, le punte di diamante di quella nuova evangelizzazione a cui egli per primo tiene molto. Beninteso: ciò non significa che egli non stia studiando, principalmente assieme al suo segretario particolare Georg Gànswein, strategie di governance diverse per l'immediato futuro, con cambiamenti importanti probabilmente anche tra i suoi principali collaboratori all'interno della curia romana, ma in generale la sua prima preoccupazione è quella di non rovistare nel torbido, quanto di alzare lo sguardo. Monsengwo Pasinya viene chiamato a predicare gli esercizi dopo i cardinali in pensione Marco Cé, Giacomo Biffi, Albert Vanhoye e Francis Arinze, e dopo i religiosi Enrico dal Covolo e Francois-Marie Léthel. Il suo arrivo a Roma è significativo soprattutto alla luce del fatto che nel recente concistoro non è stato creato nessun nuovo cardinale africano. La cosa, unita all'assenza di nuove berrette rosse provenienti da sedi residenziali del sud America, è stata accolta non senza qualche malumore: "Come si fa a dire che l'Africa e il sud America sono il futuro della chiesa se poi a ogni concistoro veniamo sistematicamente ignorati?", ha detto durante il recente tradizionale ricevimento a Palazzo Borromeo, sede dell'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, per l'anniversario della firma dei Patti Lateranensi un importante diplomatico vaticano. L'arcivescovo di Kinshasa è personalità con grandi capacità diplomatiche. S'impegnò con successo per il dialogo e la riconciliazione durante il regime dittatoriale di Mobutu Sese Seko, poi anche con LaurentDésiré Kabila. E anche ora è molto ascoltato dal figlio di Laurent-Désiré, Joseph, presidente della Repubblica democratica del Congo dal 2001. Nominato vescovo nel 1980 da Giovanni Paolo II, fu consacrato vescovo nel maggio 1980, a Kinshasa, durante il primo viaggio in Africa di Karol Wojtyla. Laureato in Teologia e dottore in Scienze bibliche, ha con Papa Benedetto un rapporto particolare. E' stato Ratzinger, infatti, a chiamarlo alla guida dell'arcidiocesi di Kinshasa nel dicembre 2007, e poi a fare di lui, nel 2008, il primo africano segretario speciale di un Sinodo dei vescovi, in occasione del Sinodo sulla Parola di Dio. Nel concistoro del novembre del 2010, Benedetto XVI l'ha creato cardinale. Per molti osservatori è figura trasversale. Stimato dal Pontefice, è tenuto in considerazione dal cardinale arcivescovo emerito di Milano Carlo Maria Martini che disse di lui: è "amabile, come solo chi testimonia la fede è".

Tuesday, October 26

Santa Sede nella «white list»

La lettera è arrivata da Parigi alla Segreteria di Stato vaticana alla fine della settimana scorsa e segna l`inizio della procedura di ingresso della Santa Sede nella «white list», l`elenco di Paesi che assicurano scambi di informazione e aderiscono alle normative antiriciclaggio. Le tre pagine spedite dal «Gruppo di azione finanziaria internazionale» dell`Ocse sono la risposta alla «manifestazione di volontà di aderire alle raccomandazioni del Gafi» firmata dal cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e mandata a Parigi a metà settembre. «Un atto irreversibile», spiegano Oltretevere. Ora Parigi ha accettato la «volontà» della San ta Sede e la procedura può iniziare. Non che sia una cosa semplice, peraltro. Entro un mese, si fa sapere in Vaticano, il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi ed il direttore generale Paolo Cipriani torneranno nella sede parigina del Gafi - dov`erano già andati in primavera ad impostare l`operazione - per ricevere e discutere il «questionario» al quale la Santa Sede dovrà rispondere. La procedura è molto complessa e ci vorranno settimane, si tratta ad esempio di chiarire quali sono gli organi vaticani che operano movimentazioni, di che tipo, in quali Paesi, con quali altre istituzioni o banche e così via. Un passo decisivo del «nuovo corso» voluto dal Papa e dal suo Segretario di Stato, la «linea di trasparenza» per la quale alla fine del 2009 venne chiamato Gotti Tedeschi. Davanti alle indagini della Procura di Roma sullo lor, del resto, Oltretevere hanno assicurato che «tutto verrà chiarito» ma insieme spiegato che «in dieci mesi è stato fatto più che in vent`anni» e «ci sono decenni di abitudini da cambiare». Proprio per rispondere al «questionario» e completare le procedure è stata istituita una commissione presieduta dal cardinale Attilio Nicora, presidente dell`Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Ma non basta: lo stesso Nicora è stato designato alla guida dell`Autorità di Vigilanza che potrà partire dopo l`ingresso nella «white list» e avrà, cosa mai accaduta, il compito di controllare tutte le attività finanziare della Santa Sede - dall`Amministrazione allo lor a Propaganda Fide. Il cardinale, a ulteriore garanzia di trasparenza, diventerà una sorta di banchiere centrale del Vaticano.

Thursday, September 23

RICORDIAMOCI DI UNA GRANDE VERGOGNA

E’ l’organismo del Vaticano che ha sempre creato il maggior numero di problemi a quella che è stata definita una multinazionale dello spirito; proprio perché di spirituale sembra abbia ben poco. La sua nascita risale all’11 febbraio 1887, quando papa Pecci, Leone XIII, costituì la Commissione delle Opere Pie. Roma è capitale d’Italia da neanche vent’anni, le cicatrici della Breccia sono ancora aperte, la Santa Sede non si fida di amministrazioni finanziarie esterne… Pio X nel 1908 confermò bisogno ed esistenza della gestione autonoma dei soldi vaticani, sotto un nuovo nome: Commissione amministratrice delle Opere di Religione.

E’ l’epoca del «prigioniero del Vaticano»; il Pontefice non varca le Mura Leonine, e l’attività della Santa Sede è limitata. Ci vogliono i Patti Lateranensi firmati un altro 11 febbraio – 1929 – per riconoscere la Santa Sede come Stato indipendente. L’accordo riconobbe l’extraterritorialità del minuscolo stato e dei suoi organismi; e per rifondere la Chiesa di una serie di espropri iniziati in era napoleonica e terminati con la presa di Roma le versava 750 milioni di lire; inoltre la Santa Sede riceveva titoli di debito pubblico per un miliardo. Con questa «dote» ha inizio la storia moderna della finanza di Oltretevere.

Il banchiere laico Bernardino Nogara fu scelto da papa Ratti, Pio XI, come capo della neo-costituita Amministrazione speciale per le Opere di Religione, l’antenato più recente dello Ior. Nogara accettò, a due condizioni: gli investimenti dovevano essere slegati da considerazioni religiose o dottrinali e doveva poter operare in ogni parte del mondo. Nel periodo – poco più di dieci anni – che separò l’accordo Stato-Chiesa dall’inizio della Seconda Guerra mondiale Nogara investì i capitali vaticani nell’economia italiana: energia elettrica, comunicazioni telefoniche, credito bancario, ferrovie locali, produzione di macchine agricole, cemento, acqua e fibre tessili sintetiche.

Il 27 giugno 1942 un documento autografo di papa Pio XII segna la nascita dell’Istituto per le Opere di Religione; una banca vera e propria con lo scopo di far fruttare i capitali a disposizione. Siamo giunti al periodo di tormentato e discusso della Banca vaticana. Se la sua esistenza trova una giustificazione – almeno agli occhi del mondo ecclesiale – nella necessità di porre al riparo da speculazioni, partecipazioni finanziarie problematiche da un punto di vista etico e indiscrezioni sempre temute, d’altro canto la gestione dello Ior egli ultimi sessanta anni è stata marcata da scandali e infortuni clamorosi.

Il primo grande scandalo risale agli anni ’60. Nel 1962 lo Ior deteneva il 24,5% della Banca privata finanziaria di Michele Sindona, al quale, nel 1969, papa Paolo VI affidò una consulenza per la modernizzazione dello Ior. A Sindona fu venduta la Società Generale Immobiliare, della quale lo Ior mantenne una quota del 3%. Successivamente, furono numerosissime le partecipazioni comuni, comprese le movimentazioni di capitali in paradisi fiscali, fra Ior e Sindona. Le disavventure giudiziarie del finanziere siciliano, e la sua morte per avvelenamento gettarono un’ombra pesante anche sulla banca vaticana.

Ma il peggio doveva ancora venire. Nel 1971 l’arcivescovo statunitense Paul Marcinkus, che si era guadagnata la fiducia di papa Montini, Paolo VI, per l’energia e l’efficienza con cui organizzava i viaggi papali, fu nominato presidente dello Ior, dopo un breve corso di formazione bancaria negli Usa, il suo unico (e scarso) bagaglio professionale.

Nel 1972 lo Ior possedeva circa il 51% della Banca Cattolica del Veneto. Per volontà di Marcinkus, il 37% delle azioni vennero cedute al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, provocando la reazione dei vescovi veneti e dell’allora vescovo Albino Luciani (futuro papa Giovanni Paolo I) che, non essendone stati informati, chiusero per protesta i loro conti presso la Cattolica del Veneto.

Dieci anni più tardi, nel giugno del 1982 esplose il caso del Banco Ambrosiano. Il crac della banca di Roberto Calvi vide il coinvolgimento diretto dei vertici dello Ior, che si salvarono dall’arresto solo grazie all’extraterritorialità della Città del Vaticano. Lo Ior fu, tra il 1946 e il 1971, il maggior azionista del Banco Ambrosiano; ma i problemi diventarono gravissimi con l’arrivo di Calvi. Marcinkus firmò lettere di «patronage» – una sostanziale copertura – per le operazioni eseguite all’estero, su società fittizie o di comodo. Tutte società fantasma con sede in paradisi fiscali, la cui funzione era fare da schermo alla scomparsa di circa duemila miliardi di lire dalle casse dell’Ambrosiano.

Beniamino Andreatta, allora ministro del Tesoro, impose la liquidazione dell’Ambrosiano. Marcinkus fu indagato in Italia nel 1987 per concorso in bancarotta fraudolenta. La Banca Vaticana non ammise alcuna responsabilità per il fallimento del Banco Ambrosiano, una commissione mista (Agostino Gambino, Pellegrino Capaldo e Renato Dardozzi per il Vaticano, Filippo Chiomenti, Mario Cattaneo e Alberto Santa Maria per lo Stato Italiano) giunse – non all’unanimità – ad ammettere una responsabilità morale dello Ior nel crac. Il 25 maggio 1984, a Ginevra, lo Ior siglò un accordo con le banche creditrici dell’Ambrosiano, versando 406 milioni di dollari a titolo di «contributo volontario». E gli affari ricominciarono…

IOR : bankers in laundering probe

Italy’s finance police have seized €23m held by the Vatican in an Italian bank while the pope’s top two bankers have been placed under investigation for suspected money laundering. Police confirmed Italian media reports that they had confiscated the funds held by the Institute for Religious Works (IOR)  - the Vatican’s bank – in an account at Credito Artigiano, an Italian bank, following suspicions raised by the Bank of Italy over two attempted transfers.Ettore Gotti Tedeschi, formerly Bank Santander’s head of operations in Italy and a professor of ethical finance, was appointed head of IOR a year ago. According to sources close to the Vatican, one of his main mandates was to bring the bank in line with international norms and regulations on tax havens and money laundering.The second official being investigated is Paolo Cipriani, the bank’s director-general. The Vatican expressed its full confidence in Mr Gotti Tedeschi. In a statement it expressed surprise at the investigation and said it remained committed to financial transparency. The Credito Valtellinese group, which owns Credito Artigiano, said it had no comment. According to the Italian media reports, the central bank raised concerns last Wednesday over two attempted transfers of Vatican funds, totalling €23m, from its account at Credito Artigiano to unnamed beneficiaries at JP Morgan Frankfurt and Banca del Fucino. The investigation is being led by magistrates in Rome. Originally founded in 1887 and housed within a medieval bastion within the Vatican, IOR was thrown into crisis following the suspected murder of Roberto Calvi, director of Banco Ambrosiano who was found hanging from London’s Blackfriars bridge in June 1982. The Vatican was a major shareholder in Banco Ambrosiano and invoked a treaty that gave it immunity from Italian investigations. In 1984 the Vatican denied all wrongdoing but IOR paid $244m to creditors of the collapsed bank in exchange for the dropping of further claims against the Vatican. Angelo Caloia, Mr Gotti Tedeschi’s predecessor, was appointed in 1989 in an attempt to restore IOR’s health and credibility, but in the early 1990s its activities once again came under scrutiny during the so-called Enimont corruption trial involving Italian officials. IOR co-operated with the investigation and was not prosecuted. IOR, which does not publish its accounts, is believed by bankers to hold assets of some $5bn. It is overseen by five key cardinals, has no shareholders and its profits are used for charitable purposes. Mr Caloia said two years ago the bank had not invested in derivatives and had survived the global crisis through prudent management.

I segreti della banca di Dio

da La Repubblica articolo di: A. Statera

Spesse nove metri, le mura del Torrione di Niccolò V, eretto nel 1453, rappresentarono il potente baluardo della cristianità contro i turchi. Nel terzo millennio, quel bunker protetto dalle guardie svizzere che svetta oltre la porta vaticana di Sant'Anna, sede dell'Istituto per le Opere di Religione denominato all'origine "Ad pias causas", è giudicato se non proprio il paradiso, il purgatorio dell'offshore, dei misteriosi conti cifrati, del riciclaggio di denaro di origine opaca, di operazioni bancarie che virano sul grigio, quando non sul nero dell'inferno. Di quelle che insomma odorano da lontano di sterco del diavolo.

Il paradosso è che dopo secoli di diaboliche e impunite frequentazioni col maligno, sembra che il divino redde rationem giudiziario giunga proprio nel momento in cui decolla un tentativo di cristiana purificazione della finanza vaticana. Con papa Ratzinger, di cui gode la stima, e con gli altri plenipotenziari in tonaca, pare che il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, il moralizzatore, fosse proprio sul punto di lanciare il suo progetto-trasparenza per restituire prestigio alle istituzioni pontificie travolte continuamente dagli scandali, quando i magistrati di Roma l'hanno indagato con l'ipotesi di riciclaggio.

Niente più conti correnti anonimi intitolati a beati e santi, niente più pseudonimi, schermi e triangolazioni occulte, come quelle che per decenni hanno visto transitare nel Torrione miliardi e miliardi di denari talvolta d'ignobile provenienza. Queste le promesse del banchiere che da un anno si trova a maneggiare i segreti più imbarazzanti d'Oltretevere e non solo dell'ultimo mezzo secolo. Il tutto preceduto da un'inchiesta interna, segretissima, che deve aver affrontato momenti drammatici. Quando, per esempio, ha cercato di chiarire i movimenti di denaro sul conto di un ben noto cardinale, che ha dato in escandescenze. O quando si è imbattuta nei conti di Giulio Andreotti e del gentiluomo di Sua Santità Angelo Balducci, protagonista dello scandalo G8 e referente della cricca della Protezione Civile, che dimora a palazzo Chigi negli uffici di Gianni Letta e del suo factotum Luigi Bisignani, che lo fu anche del capo della Loggia P2 di Licio Gelli. Quello stesso Bisignani che, ancora giovanetto quasi imberbe, recava decine di miliardi della madre di tutte le tangenti (di allora) targata Enimont oltre la porta di Sant'Anna. Ben altro rispetto al miliardo e mezzo di lire attinto da Letta stesso anni prima dai fondi neri dell'Iri.

Aveva uno speciale pass Bisignani. E probabilmente lo conserva ancora, perché chi accede allo Ior, spesso con pesanti borse foderate di banconote, deve essere conosciuto per passare il vaglio della guardia svizzera. Valicata una barriera vetrata a comando elettronico  -  come ha raccontato in un suo libro Giancarlo Galli, che dal precedente presidente dello Ior Angelo Caloia fu condotto in visita nel Torrione blindato  -  si spalanca un salone moderno, un ottagono con pareti altissime, che sembrano quasi il paradiso. Il paradiso dell'offshore. In questa banca non esistono assegni con la stampigliatura Ior, solo contanti, lingotti d'oro e transazioni estero su estero via bonifico, con un clic elettronico. Niente ricevute, niente carte inutili. Chi è adeguatamente presentato può entrare portando una valigia piena di dollari di qualunque provenienza e uscirne senza ricevuta, ma con la certezza che il suo denaro andrà dove deve andare senza lasciare tracce.

L'ingresso del paradiso vero è più riservata, come si conviene. Solo gli intimi degli intimi possono attraversare il cortile di San Damaso, il cortile del Maggiordomo, e guadagnare il ballatoio dove giunge l'ascensore che cala dall'appartamento pontificio, dove, dietro a una porticina, c'è lo studio del presidente dello Ior. Gotti Tedeschi, che Sua Santità reputa degno del premio Nobel per l'economia, non ha che da salire in ascensore per spiegargli cos'è quest'ennesimo scandalo.

Se ieri sia salito su quell'ascensore verso il cielo Gotti ovviamente non lo dice neanche a sé stesso, ma l'alta gerarchia della Curia non ignora certo che da molto tempo la procura di Roma indaga su banche e banchette, come quella del Fucino fondata dai principi Torlonia, che ogni giorno scambiano operazioni per centinaia di milioni con lo Ior, considerato uno schermo dietro il quale quasi mai c'è una persona fisica o giuridica. E soprattutto c'è la filiale 204 dell'ex Banca di Roma, oggi Unicredit, allocata in via della Conciliazione al confine con le Mura Leonine, meno di duecento metri da piazza San Pietro, dove in due anni sono transitati su un conto Ior quasi 200 milioni di euro. Conti sconosciuti, protetti e sospetti. Di cui sicuramente, a suo tempo, non ignorava l'esistenza Cesare Geronzi. Ammesso che ne fosse all'oscuro, di certo ne fu informato il suo uomo per i rapporti con il Vaticano Marco Simeon. Ma l'ispezione interna si arenò misteriosamente.

L'Istituto per le Opere di Religione, nato una prima volta nel 1887 sulla base di quanto stabilito dalla Commissione "Ad pias causas" costituita da Leone XIII, divenne una vera banca il 27 giugno 1942 con chirografo di Pio XII, prevedendo che a usufruirne fossero dicasteri del Vaticano, conferenze episcopali, arcidiocesi e diocesi, parrocchie, nunziature, ordini religiosi, preti e monache. Non andò proprio così, quando si scoprì che sulla riva del Tevere albergava per gli amici e gli amici degli amici una banca onshore e al tempo stesso offshore, dove tutto si poteva nel maneggiare tanto denaro in dispregio delle regole. Nel mezzo secolo successivo e se non fino ad oggi fino a ieri, stando almeno al senso di umiliazione sincera manifestato dal presidente Gotti Tedeschi per l'inchiesta che lo coinvolge, è stata una teoria ininterrotta di scandali.

Sindona, l'omicidio Calvi, la stagione di Tangentopoli, con il giovane Bisignani che versò sul suo conto proteso verso il cielo 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro, Gelli, il denaro riciclato dei corleonesi di Totò Riina, l'ex governatore Fazio, che scambiava i ratios patrimoniali con le massime morali di San Tommaso d'Aquino, Fiorani e le scalate dei furbetti del quartierino, persino lo scandalo del calcio, con Moggi che dello Ior sarebbe uno straricco correntista. E, per finire, la cricca dei gentiluomini di Sua Santità, gonfi di ricchezze da nascondere perché ingiustificabili.

Il tutto tra guerre interne che oltre il portone di bronzo raramente filtrarono nella loro tragica povertà terrena.
"Santità  -  scrisse Roberto Calvi a papa Wojtyla poco prima di essere ucciso sotto il ponte dei Frati neri a Londra  -  sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello Ior; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti paesi e associazioni politico-religiose dell'Est e dell'Ovest; sono stato io in tutto il Centro-Sudamerica che ho coordinato la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l'espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato".

Il cardinale Paul Marcinkus, ex capo dello Ior oggi defunto, che fu uno degli autori del disastro etico e d'immagine che ha segnato tutta la storia dell'oro del Vaticano maneggiando nel modo più indegno lo sterco del diavolo, paradossalmente mai si deve essere sentito il Maligno in clergyman, visto che quasi come un epitaffio sulla sua tomba disse: "Il denaro? No, non si può dirigere la chiesa con le Avemaria". Ecco, è proprio questo il tragico paradosso con cui deve confrontarsi con la sua coscienza nel Torrione il nuovo banchiere papale iperliberista che dice di vagheggiare la trasparenza.

Wednesday, September 22

Pope’s top bankers in laundering probe

By Guy Dinmore in Rome
Published: September 21 2010 15:25 | Last updated: September 21 2010 15:25
Italy’s finance police have seized €23m held by the Vatican in an Italian bank while the pope’s top two bankers have been placed under investigation for suspected money laundering.
Police confirmed Italian media reports that they had confiscated the funds held by the Institute for Religious Works (IOR) – the Vatican’s bank – in an account at Credito Artigiano, an Italian bank, following suspicions raised by the Bank of Italy over two attempted transfers.
Ettore Gotti Tedeschi, formerly Bank Santander’s head of operations in Italy and a professor of ethical finance, was appointed head of IOR a year ago. According to sources close to the Vatican, one of his main mandates was to bring the bank in line with international norms and regulations on tax havens and money laundering.
The second official being investigated is Paolo Cipriani, the bank’s director-general.
The Vatican expressed its full confidence in Mr Gotti Tedeschi. In a statement it expressed surprise at the investigation and said it remained committed to financial transparency.
The Credito Valtellinese group, which owns Credito Artigiano, said it had no comment.
According to the Italian media reports, the central bank raised concerns last Wednesday over two attempted transfers of Vatican funds, totalling €23m, from its account at Credito Artigiano to unnamed beneficiaries at JP Morgan Frankfurt and Banca del Fucino.
The investigation is being led by magistrates in Rome.
Originally founded in 1887 and housed within a medieval bastion within the Vatican, IOR was thrown into crisis following the suspected murder of Roberto Calvi, director of Banco Ambrosiano who was found hanging from London’s Blackfriars bridge in June 1982.
The Vatican was a major shareholder in Banco Ambrosiano and invoked a treaty that gave it immunity from Italian investigations. In 1984 the Vatican denied all wrongdoing but IOR paid $244m to creditors of the collapsed bank in exchange for the dropping of further claims against the Vatican.
Angelo Caloia, Mr Gotti Tedeschi’s predecessor, was appointed in 1989 in an attempt to restore IOR’s health and credibility, but in the early 1990s its activities once again came under scrutiny during the so-called Enimont corruption trial involving Italian officials. IOR co-operated with the investigation and was not prosecuted.
IOR, which does not publish its accounts, is believed by bankers to hold assets of some $5bn. It is overseen by five key cardinals, has no shareholders and its profits are used for charitable purposes. Mr Caloia said two years ago the bank had not invested in derivatives and had survived the global crisis through prudent management.

Money-Laundering Inquiry Touches Vatican Bank

ROME — Italian monetary authorities said Tuesday that they had impounded $30 million from the Vatican bank and placed its top two officers under investigation in connection with a money-laundering inquiry. The announcement amounted to another potential storm confronting the papacy of Benedict XVI, who is struggling with the effects of a priestly abuse scandal.  
Italian financial police officers in front of St. Peter's Square in Rome. The Vatican bank's top two officials face a money-laundering investigation.
In a statement, the Vatican expressed “perplexity and surprise” that the bank’s chairman, Ettore Gotti Tedeschi, and its director general, Paolo Cipriani, had been placed under investigation. It added that it had the “greatest trust” in the two men and that it had been working for greater transparency in its finances.
The investigation is the first into the Vatican bank since the early 1980s, when it was implicated in the collapse of an Italian bank whose chairman, nicknamed “God’s banker,” was mysteriously found dead, hanging from Blackfriars Bridge in London.
Italian authorities have historically shied away from investigating the Vatican’s finances — owing as much to a sense of deference to the church as to the complex relationship between Italy and the Holy See, a sovereign state.
“The era of omertà is over,” said Gianluigi Nuzzi, the author of the 2009 best seller “Vaticano S.p.A.,” using the Italian term for the code of silence. S.p.A. stands for joint-stock company in Italian.
The investigation was undertaken because of a new practice by the Bank of Italy. Aimed at preventing the financing of terrorist groups and money laundering, it requires all foreign banks operating in Italy, including the Vatican bank, to provide detailed information about the origins of the money they transfer.
Officials said Mr. Gotti Tedeschi and Mr. Cipriani were under investigation for having failed to adequately explain the origins of funds transferred from one account held by the Vatican bank to two others it holds. They said that the seizure of money was preventive and that neither man had been formally charged or placed under arrest. In the coming months, a judge is expected to rule on whether to proceed with the investigation.
The investigation could potentially blight the record of Mr. Gotti Tedeschi, a well-respected banker and a former head of operations in Italy for Banco Santander in Spain. He was brought in by the pope last year to help make the finances of the Vatican bank more open. The private bank, formally known as the Institute for Religious Works, manages funds aimed at charitable activities.
The new investigation appeared more mundane than the 1980s inquiry, but it appeared to be potentially no less explosive.
Officials said they had opened the investigation on Monday after the Bank of Italy, adhering to anti-money-laundering directives issued by the European Union, alerted them to two suspicious transfers on Sept. 6 from an account held by the Vatican bank at a Rome branch of Credito Artigiano S.p.A., a bank based in Northern Italy.
One transfer of $26 million was directed to an account held by the Vatican bank at a Frankfurt branch of the American bank J. P. Morgan, and a transfer of $4 million was directed to an account it held at a Rome branch of Banca del Fucino.
Magistrates in Rome opened the investigation because the account from which the funds were sent was in Rome.
Last year, the same magistrates opened up a broader investigation into Italian bank accounts thought to be receiving transfers from the Vatican bank.
In both cases, investigators bypassed the sovereignty of the Holy See by looking into Italian accounts that had received funds from the Vatican Bank.
In its statement, the Holy See expressed “perplexity and surprise at the initiative taken by the Rome court, considering that all the necessary data were already made available to the competent office at the Bank of Italy and similar operations are ongoing with other Italian credit institutions.”
It added that the funds were transfers originating within the Vatican bank itself, and that the bank was working to join the “white list” of the Organization for Economic Cooperation and Development, the highest ranking on its transparency charts.
In the early 1980s, the Vatican bank was involved in a scandal at an Italian bank, Banco Ambrosiano, which collapsed after the disappearance of $1.3 billion in loans to companies in Latin America. The Vatican bank denied wrongdoing but paid $250 million to Banco Ambrosiano’s creditors.
The new investigation appeared to show a more aggressive stance by the Bank of Italy, a player in the complex power dynamics of contemporary Italy. “It has a central role, whereas before it had a subaltern role,” said Mr. Nuzzi, the author.

Tuesday, September 21

IOR: indagato il presidente sulle norme anti-riciclaggio

Il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi e un altro dirigente della banca del Vaticano sono indagati dalla Procura di Roma per la violazione di un decreto del 2007 sulla prevenzione del riciclaggio, mentre il nucleo valutario della Guardia di Finanza ha sequestrato 23 milioni di euro sul conto dell'istituto depositato in un'agenzia romana. Lo riferiscono oggi fonti giudiziarie.
L'inchiesta della Procura riguarda due distinte operazioni avvenute nei giorni scorsi, una per 20 milioni di euro destinati alla JP Morgan Frankfurt, e un'altra di 3 milioni di euro per la Banca del Fucino.
Il 15 settembre scorso, dice una fonte, l'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia ha segnalato le transazioni - considerate sospette, anche perché prive dell'indicazione dei beneficiari - alla Guardia di Finanza, bloccandole per cinque giorni.
L'ufficio di Gotti Tedeschi non ha voluto commentare la notizia, come anche il portavoce del Vaticano.
Sul conto Ior presso il Credito Artigiano di Roma c'erano in tutto 28 milioni di euro, 23 dei quali sono stati oggetto di sequestro preventivo da parte dei finanzieri.
Il decreto numero 231 del 2007 recepisce nel diritto italiano la normativa comunitaria sulla prevenzione del riclaggio, e la sua violazione comporta la reclusione da sei mesi a un anno e ammenda da 5mila a 50mila euro, dicono le fonti.
L'iscrizione sul registro degli indagati di Gotti Tedeschi e il sequestro della somma sono stati richiesti dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Stefano Fava e autorizzati dalla gip Maria Teresa Covatta.
Gotti Tedeschi, già presidente di Santander Consumer Bank, è a capo dell'Istituto per le Opere Religiose dal 23 settembre del 2009, dopo la nomina da parte della Commissione cardinalizia di vigilanza dell'istituto.
Nel 1982 la banca vaticana balzò all'onore delle cronache nello scandalo scoppiato per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, all'epoca la più grande banca privata italiana, a cui era legata.

Monday, July 5

Ispezione nella tomba di Enrico De Pedis

Il magistrato nell'ambito dell'inchiesta dopo il lavoro svolto nei mesi scorsi ha in programma altri accertamenti e interrogatori. Nei mesi scorsi proprio nell'ipotesi che un giorno e' l'altro si dovesse provvedere a verificare il contenuto della tomba che si trova nella chiesa di Sant'Apollinare ha gia' acquisito il Dna dei fratelli di De Pedis per una comparazione. Da parte della famiglia di Enrico De Pedis non ci sara' opposizione agli accertamenti da compiere sui resti mortali di 'Renatino' conservati fin dal 1990 nella chiesa di Sant'Apollinare. Lo hanno confermato gli avvocati Maurilio Prioreschi e Lorenzo Radogna, legali della moglie e dei fratelli di De Pedis i quali "auspicano che finalmente si giunga a porre fine ad una continua speculazione sulla vicenda". Secondo i due avvocati non si comprende che cosa "si pensa di trovare nella tomba". I penalisti aggiungono: "Nella tomba c'e' il corpo di un uomo ucciso con 6 colpi di pistola in viso. Non ci sono misteri e non appare neppure necessario fare il dna. Sarà sufficiente esaminare i resti". Secondo l'avv. Prioreschi e' giunto il momento di porre fine a questa vicenda. "De Pedis -ha detto- nel rapimento della Orlandi non c'entra. Il legame tra lui e la rapita e' labile e pieno di incertezze". Quanto agli esami che dovrebbero essere fatti dalla Procura, secondo il penalista vengano pure svolti e poi, conclusi gli accertamenti, sia concesso alla famiglia di riavere i resti del congiunto. ''I familiari di Manuela sono soddisfatti che l'inchiesta si muova. Ma ormai sono tali e tanti i fatti nuovi che emergono ogni giorno che non reagisce piu' ne' fa previsioni''. Cosi' l'avvocato Massimo Krogh, legale della famiglia di Manuela Orlandi, ha commentato all'ADNKRONOS l'autorizzazione della Chiesa e della famiglia De Pedis all'ispezione della tomba di 'Renatino' De Pedis in Sant'Apollinare. ''Non posso dire se siamo vicini a una svolta - ha proseguito l'avvocato - troppe volte ci sono state novita' che si sono rivelate prive di significato effettivo. Aspettiamo che gli accertamenti della magistratura vadano avanti''. ''La Chiesa non si e' mai formalmente opposta alle indagini della magistratura - ha poi aggiunto Krogh - ha solo avuto un atteggiamento un po' neutro laddove ci si aspettava forse maggiore partecipazione, ma non ha mai ostacolato l'attivita' di indagine''. Intanto però, la Procura della Repubblica di Roma pur avendo accolto in maniera positiva la decisione del Vicariato di consentire l'ispezione della tomba di Enrico De Pedis collocata nella chiesa di Sant'Apollinare, non avrebbe intenzione di procedere in tempi brevi agli accertamenti. Negli ambienti giudiziari si sottolinea che in proposito il magistrato non ha mai presentato istanza al Vaticano e tuttavia e' stato preso atto che dopo tanti anni finalmente c'é disponibilita' da parte della Chiesa per cercare di stabilire quale sia la verità sulla complessa vicende cominciata il 28 giugno 1983 quando Emanuela Orlandi scomparve.